#THEATRONCONSIGLIA: TRAMAEDRAMA workshop di scrittura e recitazione diretto da Sergio Basile

Mag 2, 2017

Dal 1° all’ 8 Agosto 2017 a Roma (Via Appia Antica, 18) si terrà il workshop TRAMAEDRAMA diretto da Sergio Basile ed organizzato da Imprenditori di Sogni in collaborazione con Il Gruppo Storico Romano (maggiori info sul workshop).  Il progetto è patrocinato dalla Regione Lazio. In un precedente articolo abbiamo scoperto il lavoro che da anni svolge l’associazione culturale Imprenditori di Sogni ( leggi il #FocusOn ).

Per approfondire le peculiarità della proposta formativa, la redazione di Theatron 2.0 ha intervistato il conduttore del workshop Sergio Basile:

Sergio Basile, attore, regista e drammaturgo. Quali sono stati gli incontri fondamentali della tua carriera artistica?

Se guardo al mio passato artistico (cosa che non faccio molto spesso perché mi provoca nostalgia, un sentimento per me paralizzante…), al mio “magnifico avvenire dietro le spalle”, per citare ironicamente il titolo della autobiografia di Vittorio Gassman, e per rispondere alla domanda circa gli incontri fondamentali della mia carriera artistica, penso soprattutto ad un luogo, dove molti di quegli incontri avvennero: la Bottega Teatrale di Firenze. Ero poco più che ventenne, ci entrai dopo due memorabili audizioni  (eravamo in più di settecento a parteciparvi), una  con Giorgio Albertazzi e l’altra con Vittorio Gassman, nel 1981. Lì, alla Bottega,  ho fatto alcuni di quegli incontri “stellari” – come dice Stepan Zweig – che hanno cambiato totalmente la mia vita: Gassman, appunto, che dopo l’esperienza didattica fiorentina, mi volle poi nella sua Compagnia, e Giorgio Albertazzi, di cui parlerò più diffusamente dopo. Ma oltre a loro, a Firenze, ho avuto come Maestri, Orazio Costa che mi fece apprendere  il suo “sistema mimico”, e poi il  divo hollywoodiano  Antony Quinn (venuto ad insegnare  “il Metodo” appreso da Lee Stasberg e Michel Cecov’) e tanti altri; voglio ricordare Gigi Proietti, Luciano Salce  e soprattutto Adolfo Celi, un Maestro e un uomo eccezionale. Fondamentale, per la mia crescita artistica, è stato anche l’incontro con i grandi registi come Luigi Squarzina, Mario Missiroli, Franco Zeffirelli  ed Egisto Marcucci; e anche i poeti-registi come Giovanni Testori.  L’avanguardia romana, quel teatro fatto di immagini e luci, di sintesi pittoriche, di invenzioni spiazzanti  l’ho conosciuta attraverso Memè Perlini, recentemente e tragicamente scomparso,  con il quale ho collaborato lungamente e al quale rivolgo un pensiero affettuoso. Importantissimo poi per  me l’incontro con Enrico Maria Salerno che mi volle nel ruolo del Capocomico nei Sei personaggi di Pirandello; un attore eccezionale, superbo. Recitare ogni sera con lui era un’esperienza unica,  come fare in tre ore di spettacolo un seminario di recitazione di un mese… Altro incontro importante è stato quello con Pietro Carriglio, che mi ha voluto  nella Compagnia Stabile del Teatro Biondo da lui diretta  per circa 8 anni. Recentemente sono stato diretto da Peter Stein: da lui, benché io non sia più giovanissimo… e sia ormai un attore, come dire… formato, ho imparato moltissimo. Credo e spero comunque che di incontri  fondamentali ne verranno altri…

Che rilevanza ha avuto il tuo incontro con Giorgio Albertazzi?

La collaborazione e l’amicizia con Giorgio Albertazzi è durata più di trent’anni: è iniziata alla Bottega Teatrale di Firenze ed è finita l’anno scorso quando Giorgio ci ha salutato. Che cosa posso dire… Giorgio è stato un costante punto di riferimento nel mio itinerario artistico, nella mia vita (anche privata) una voce con cui confrontarmi e dibattere sul teatro, sulla politica a volte anche aspramente, sempre appassionatamente. La sua capacità di analizzare una scena, le relazioni tra personaggi era impressionante, come la sua vorace curiosità. Fare un elenco di tutte gli insegnamenti (mai fatti ex cathedra)  per cui gli sono grato e debitore sarebbe lunghissimo ma uno almeno voglio ricordarlo: mi ha trasmesso  (come anche Gassman) l’amore per la poesia, l’amore di “dire” la poesia. Mi ha insegnato a privilegiare l’aspetto metrico a quello sintattico e a lavorare sulle sonorità, sugli aspetti ritmici,  individuando il “sound” particolare che ha ogni poeta…Il “sound” di Dante non è quello di Cardarelli, per esempio.    Mi manca molto la sua straordinaria passione teatrale e la sua amicizia, mi mancano le sue lunghe telefonate. Mi sono congedato da lui in un bruttissimo Mercante di Venezia, dove io recitavo Antonio, diretto da un povero sciagurato: vedere Giorgio eseguire le indicazioni più strampalate e demenziali di un vero e proprio debuttante allo sbaraglio  mi faceva tristezza. Perché Giorgio aveva accettato quella regia? Ma lui era fatto così: generoso e pronto a dare fiducia a tutti…salvo pentirsene amaramente quando era troppo tardi. Una costante del suo carattere portato allo sperpero… Comunque, nonostante l’età e gli acciacchi, aveva momenti grandiosi; faceva uno Shylock da brividi…Recitare insieme la scena della “libbra di carne” era sconvolgente…E’ stata l’ultima volta che ho calcato il palcoscenico insieme al mio Maestro.  Ma c’è un aspetto, molto importante per me,  che voglio assolutamente ricordare: quando lavorammo con Giorgio in Bottega, preparammo il saggio di fine corso su Amleto (che lui, forse il più grande Amleto italiano, conosceva bene). Ci divise in vari gruppi di lavoro e  ci fornì tutta una serie di materiali (scritti critici, drammaturgie)  “intorno” ad Amleto; poi ci invitò a ri-scrivere delle singole scene, ad elaborare dei  trattamenti autonomi (cioè non legati completamente alla scrittura scespiriana), a focalizzare e verbalizzare le emozioni che avevamo provato leggendo l’originale di Shakespeare. Insomma, riscrivemmo e recitammo alcune sequenze dell’Amleto di Shakespeare, con risultati estremamente interessanti. Giorgio voleva formare un attore-autore moderno(come lui è sempre stato), colto, preparato un attore “libero” di fronte al testo, capace anche di riscriverlo, di aggiornarlo criticamente…Una lezione grandiosa di cui ho fatto tesoro.   

TRAMAEDRAMA, a cura di Imprenditori di Sogni, sarà il prossimo workshop di scrittura e recitazione da te diretto insieme ad Auretta Sterrantino. Quali saranno le linee guida e gli obiettivi perseguiti? 

In un certo senso, credo di aver già risposto a questa domanda, precedentemente. Vorrei trasmettere a chi parteciperà a questo workshop quella stessa esperienza vissuta da me a Firenze tanti anni fa con Albertazzi. Vorrei contribuire alla crescita e alla formazione di attori con la capacità di scrittura, capaci di leggere approfonditamente un testo, confrontarne le traduzioni (se necessario), formarsi un punto di vista critico sull’argomento, ri-scrivere una scena, concepire una drammaturgia (magari derivata da romanzi, fonti storiche, articoli giornalistici, saggi);  attori “autonomi”, non “etero- diretti”  (nell’assoluta mancanza sulla scena italiana contemporanea di figure registiche di alto spessore culturale nemmeno lontanamente paragonabili ai maggiori  esponenti italiani del cosiddetto “teatro di regia” come Streheler, Squarzina, Missiroli, Ronconi, Castri) attori cioè in grado di elaborare, ribadisco, autonomamente,  un “progetto” interpretativo complesso. Questo l’obiettivo del workshop che terrò con Auretta Sterrantino, una giovane regista e drammaturga di grande valore.

I partecipanti più meritevoli avranno poi anche la possibilità di poter essere coinvolti nelle prossime produzioni di Imprenditori di Sogni, tra cui la realizzazione di uno spettacolo da te scritto e diretto, che andrà in scena al Teatro antico di Tuscolo, prodotto da Imprenditori di Sogni. Quali maggiori info puoi rilasciarci in merito a questo progetto?

Nel 2004, Albertazzi, allora Direttore del Teatro Stabile di Roma, mi affidò un progetto un po’ folle… Scrivere e rappresentare una drammaturgia originale  su una controversa e importante figura storica, legata a Tuscolo (dove aveva una bella villa…),  quel Marco Tullio Cicerone, mai assurto alle glorie del teatro come i suoi grandi avversari Giulio Cesare e Marco Antonio…:nel  Giulio Cesare, per esempio, Shakespeare, gli assegna solo due o tre battute, brevi e di servizio. Individuammo (attraverso provini pubblici) una dozzina di attori che sapessero anche elaborare un testo scritto e ci immergemmo in una full immersion nelle  opere ciceroniane, da quelle retoriche a quelle filosofiche; leggemmo biografie romanzate e saggi filologici, Plutarco e Appiano…Insomma ci facemmo un’idea della immensa produzione dell’Arpinate e della sua controversa personalità. Poi individuati alcuni temi (giudicati interessanti) e divisi i partecipanti in piccoli gruppi di lavoro, li incoraggiai a scrivere su quei temi e ad inventare o re-inventare (quando si trattava di figure  storiche) alcuni personaggi. Ne venne fuori una imponente produzione letteraria da cui poi selezionai gli scritti più interessanti; come un buon artigiano falegname… li “incastrai” tra di loro, ne sviluppai qualche aspetto, e scrissi finalmente una drammaturgia definitiva, quella Lingua Pugnalata che andò in scena al teatro romano di Tuscolo e poi in tournee nel 2004… A distanza di più di dieci anni, vorrei ripetere quell’esperienza, con i meravigliosi ragazzi selezionati nelle scuole del territorio della Comunità Montana (Frascati, Grottaferrata…) ed alcuni attori professionisti. Vorrei approfondire alcuni aspetti drammaturgici che allora tralasciai, soprattutto ispirati dalla lettura delle  Tusculane Disputationes, composte da Cicerone proprio nella sua villa di Tuscolo, lettura che ho trovato  molto stimolante (contrariamente a quanto si pensa), piena di ironia,  e capace, a mio giudizio, di costituire materiale per il teatro: in fondo si parla della felicità.

Che consiglio puoi dare a Imprenditori di Sogni e a tutte le realtà giovani che, oggi, investono nella cultura?

Solo la cultura può salvare questo paese da un inesorabile declino e imbarbarimento. E’un’ovvietà. Perciò investite nella cultura per il bene di tutti.

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Imprenditori di Sogni – Appuntamento a Tusculum (Progetto di Sergio Basile)

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