#THEATRONCONSIGLIA: “Requiem For Medea” della C.T. Genesi Poetiche al Teatro Tordinona

Mag 7, 2017

Il 19 Maggio 2017 al Teatro Tordinona di Roma andrà in scena Requiem for Medea con Daria Contento – regia Gianluca Paolisso – Produzione C.T.  Genesi Poetiche.

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Abbiamo incontrato Gianluca Paolisso, direttore artistico della C.T. Genesi Poetiche:

Ciao Gianluca parlaci in breve della tua formazione artistica?

Ho conseguito il Diploma in Recitazione presso l’Accademia Internazionale D’Arte Drammatica del Teatro Quirino – Vittorio Gassman, diretta da Alvaro Piccardi; nel frattempo accrescevo l’esperienza da Attore in una compagnia del mio territorio, grazie alla quale ho avuto la fortuna e il privilegio di recitare in numerosi contesti italiani e in ben dieci Festival Internazionali.
In seguito ho frequentato vari laboratori di perfezionamento con Giancarlo Sepe, Pierpaolo Sepe, Daniele Salvo, Melania Giglio, Andreas Rallis e tanti altri.
La formazione prettamente attoriale si è sempre affiancata ad un estremo interesse per la Drammaturgia e Regia: in questo modo cerco tutt’ora di costruirmi una formazione accurata ma allo stesso tempo estremamente versatile.

Requiem for Medea. Quali sono le scelte registiche e drammaturgiche del prossimo lavoro portato in scena da C.T. Genesi Poetiche?

In Requiem for Medea ho esplorato il concetto di scenografia dinamica, ovvero il movimento degli oggetti di scena atti a generare forme o ambienti.
Il Personaggio modifica il suo mondo fatto di frammenti, come scavasse tra le macerie alla ricerca di un’utopica armonia; il suo stesso corpo è un continuo spezzarsi, decomporsi e ricostruirsi. Il tutto in un disegno luci geometrico, in costante dialogo con la Drammaturgia Testuale e Musicale.
Dal punto di vista narrativo mi è sembrato interessante partire da un “già accaduto”: l’anima di Medea è sospesa in una sorta di limbo, scacciata dai Campi Elisi e dall’Ade per i misfatti commessi in vita. Eppure, ad un tratto, un respiro improvviso torna a animarla.
Il solo modo per salvarsi dal nulla e trovare finalmente un luogo di riposo è raccontare un’ultima volta la sua storia di donna, madre e assassina. Un’espiazione di colpe che somiglia ad una preghiera, nella quale interviene l’amara consapevolezza di non poter tornare indietro e cambiare il corso degli eventi.
A tutto questo si affianca un processo che è base fondante del nostro operato, ovvero l’amplificazione di una contemporaneità già fortemente insita nel Mito: il sentirsi straniero in terra d’altri, il sospetto e il pregiudizio derivante da una cultura diversa, la sete di potere ma soprattutto il mercato di esseri umani, espresso nell’ultima invettiva di Medea a Giasone, non più eroe del Vello D’Oro ma brutale scafista di immigrati.
Requiem for Medea esprime quindi possibilità interrogativi nei confronti del passato: il tempo della Tragedia è così lontano, o noi stessi ne siamo lontani bagliori?

Dal punto di vista del linguaggio, come hai trasposto il testo nel lavoro scenico?

Nei nostri spettacoli non amiamo utilizzare linguaggi realistici o descrittivi, ma piuttosto allusivi, a tratti simbolici: il Corpo dell’Attore entra in questo meccanismo onirico non come esecutore, ma al pari di un Autore in perenne dialogo con la Regia.
La Danza, così come la Musica, non sono accessori della rappresentazione ma interpreti aggiunti, che alle volte influenzano il gioco recitativo, limitandolo positivamente o accrescendone il valore.
In Requiem for Medea questi elementi costituiscono il punto di partenza e la costante del viaggio.

Quale metodologia di lavoro hai seguito con la tua attrice per la creazione e lo sviluppo del personaggio di Medea?

Con Daria Contento siamo partiti da diverse improvvisazioni a stretto contatto con la Musica, nelle quali poter individuare il respiro del Personaggio, le sue peculiarità e caratteristiche, per poi arrivare ad uno studio chirurgico sui ritmi del Testo nelle varie scene.
E’ stato bello lasciarsi sorprendere dalle proposte di Daria, che quasi sempre andavano a cambiare radicalmente le mie idee iniziali su quella che doveva essere Medea. Meglio così, mi dico! Credo che la bellezza del nostro lavoro risieda proprio nell’ascolto e nell’elasticità reciproche.

Perché vedere Requiem for Medea?

Perché Medea ha ancora molto da raccontare, così come il Mito ha ancora molto da raccontare.
Perché ascoltare e divenire consapevoli di certi temi rappresenta l’unica rivoluzione possibile.

Quali progetti futuri ci riserva C.T. Genesi Poetiche?

La C.T. Genesi Poetiche continuerà ad occuparsi di temi strettamente attuali, come per esempio la sistematica chiusura dei Teatri nel nostro Paese, ma allo stesso tempo non cesserà lo studio e la riproposizione dei Grandi Classici della Letteratura Teatrale e non. Requiem for Medea e HamleTown sono solo i primi passi di una storia che ci auguriamo durevole e qualitativa.

TRAILER REQUIEM FOR MEDEA

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