The Dead Dogs. Intervista alla compagnia DELLAVALLE/PETRIS

Mar 30, 2019

La compagnia DELLAVALLE/PETRIS ha portato  in scena al Teatro Argot Studio, dal 26 al 31 Marzo, The dead dogs, il capolavoro del drammaturgo norvegese Jon Fosse.

Un giovane uomo uccide il suo vicino di casa perché il vicino di casa ha ucciso il suo cane, violenza cieca che esplode nel quotidiano. Risuona l’eco di molteplici fatti di cronaca, di come vengono raccontati e sezionati dai media. Eppure istintivamente viene voglia di schierarsi con il giovane uomo, l’assassino. Perché? 

Lo spettacolo è vincitore di Forever Young 2017/2018La Corte Ospitale.

[…] un testo scelto con coerenza rispetto alle linee guida del bando, che affronta il tema delle relazioni irrisolte all’interno della famiglia e della violenza latente che in generale serpeggia nella società contemporanea. Lo spettacolo […] già mette in evidenza una regia nitida e compiuta e ha come punto di forza un gruppo di attori e attrici di talento, soprattutto nella capacità di sostenere i ritmi e i “non detti” tipici della scrittura di Fosse.

 

Dalla motivazione della giuria

the dead dogs della compagnia DELLAVALLE/PETRIS

the dead dogs della compagnia DELLAVALLE/PETRIS

Intervista a Thea Dellavalle e Irene Petris

 

Storia della compagnia e genesi dello spettacolo

Ci siamo incontrate quindici anni fa in una produzione con la regia di Massimo Castri in cui Irene era interprete appena diplomata alla Paolo Grassi e io ero assistente alla regia. I nostri percorsi di lavoro e formazione si sono incrociati più volte finchè abbiamo deciso di affrontare la produzione di un primo spettacolo Un Ballo tratto da un romanzo breve di Irène Némirowsky nel 2013. Siamo diverse, e per fortuna, ma condividiamo interessi e opinioni rispetto al teatro che ci piace.

Nel 2014 abbiamo avuto l’opportunità di essere prodotte da ATCL Lazio per un focus di spettacoli di giovani registi dedicato a Jon Fosse ed è nato il secondo spettacolo Suzannah,un testo fino ad allora mai rappresentato in Italia. Ed è nata anche la nostra fascinazione per l’autore che ci ha portate adesso a mettere in scena The Dead Dogs, un altro inedito. Per quello che riguarda il futuro, oltre ai kolossal che lievitano nel cassetto, il prossimo progetto che vogliamo realizzare si lega tematicamente a The dead dogs, parla di un improvviso gesto di violenza, e in un certo senso anche a Suzannah per la scelta di declinare lo spettacolo tutto al femminile.

the dead dogs della compagnia DELLAVALLE/PETRIS

the dead dogs della compagnia DELLAVALLE/PETRIS

Il rapporto artistico con la drammaturgia di Jon Fosse

La drammaturgia di Jan Fosse non è facile, ma ha la bellezza dei classici nella sua essenzialità e ripetitività di temi e figure che si richiamano tra un’opera e un’altra, ciò che più ci affascina è la tridimensionalità e la profondità che quelle parole semplici e quotidiane assumono quando dalla pagina si spostano in palcoscenico e come si scopra che nella scrittura stessa è contenuta la quarta dimensione, il senso del tempo e della durata che è un elemento fondamentale della percezione in teatro.

Ci siamo accorte che nonostante l’apparenza di mistero e sospensione c’è molta concretezza nella sua scrittura una profonda conoscenza dell’uomo semplificato matematicamente, ai minimi termini nella sua natura tragicomica.

the dead dogs della compagnia DELLAVALLE/PETRIS

the dead dogs della compagnia DELLAVALLE/PETRIS

Violenza sociale e speculazione mediatica

Il tema è certamente molto attuale, ci interessa molto; proprio attorno al rapporto tra violenza e media ruoterà il prossimo progetto per cui stiamo cercando ora di trovare le condizioni produttive adatte. In The Dead Dogs, il teatro ci ha offerto la possibilità di trovare alternative di linguaggio, di trattare un possibile caso di cronaca come i media non lo tratterebbero mai, dando risalto alla componente umana nei dettagli, nei silenzi, in ciò che nei veri casi di cronaca viene ignorato perché non fa spettacolo.

Nel prossimo progetto, ci confronteremo più direttamente con le forme e il linguaggio dei media e su quei dettagli che vengono manipolati, evidenziati e trasformati in notizia per ottenere visualizzazioni. Questa logica di esasperazione e strumentalizzazione dei fatti per costruire il caso, per sfruttare “la notizia” in ogni possibile sfumatura, enfatizzando il tragico e snaturandolo nel suo senso più profondo, dal piano della narrazione si sposta alla realtà, creando un cortocircuito tra i due piani, e conseguenze molto concrete.

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