Teste Inedite: intervista ai registi Fiammetta Perugi e Lorenzo Ponte

Giu 12, 2018

Ritorna Teste Inedite la rassegna teatrale organizzata dalla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi in collaborazione con Teatro Franco ParentiNel corso delle serate del 14 e 15 giugno e del 28 e 29 giugno gli spazi del teatro ospiteranno quattro spettacoli inediti scritti e diretti dagli Autori e dai Registi del Terzo Corso.  Ad aprire la rassegna il 14 e 15 giugno saranno gli spettacoli: Confabulazioni di Eleonora Paris con la regia di Lorenzo Ponte e Vortice di Mattia Michele De Rinaldis con la regia di Fiammetta Perugi.

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Per l’occasione abbiamo intervistato i due registi Fiammetta Perugi e Lorenzo Ponte.

Parlaci in breve del tuo percorso artistico.  C’è un regista che ha segnato fortemente la tua poetica?

F: Ricordo che quando avevo 18 anni facevo teatro a livello amatoriale e da li ho dato vita a due compagnie, poi il mio insegnante in università mi ha consigliato di provare questo corso di regia e così è iniziata la mia avventura in Paolo Grassi. Non saprei dire qual è la mia poetica però so che tipo di teatro voglio fare: un teatro che parli delle persone e alle persone, un teatro in cui gli spettatori vengono e stanno per due ore in comunione tra loro, tutti allo stesso livello. Per me il teatro è come un regalo che facciamo al pubblico. Se devo scegliere un regista che mi ha segnato in questo mio percorso è sicuramente Strehler!

Vortice (Giovanni Battaglia, Massimo Di Michele, Marco Rizzo) – Foto di Marina Alessi

L: Ho scoperto il teatro all’università mentre studiavo lettere antiche. È stata la scoperta della possibilità di vivere la parola e il pensiero con tutto il corpo. Forse per questo per me fare teatro e regia significa stare in questa tensione tra i corpi della scena e le idee. Registi, pedagoghi e spettacoli importanti ci sono, ma alla fine di questi 3 anni di accademia penso che lo studio, l’osservazione e gli incontri ci aiutino a capire ciò di cui abbiamo bisogno e capire come raccontarlo e come farlo.

Teste Inedite: un progetto della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi in collaborazione con il Teatro Franco Parenti che vede il coinvolgimento di giovani scenografi, compositori, drammaturghi ed organizzatori. Cosa ha significato per te questa esperienza?

F: Per me il valore di questo progetto didattico è il gruppo di lavoro, tutte le persone che ho incontrato e con cui ho collaborato sono state importanti allo stesso modo. Mi sono trovata molto bene e ognuno a modo suo ha dato il suo importante contributo. Tutti hanno lavorato con sincerità al bene dello spettacolo.

L: È stato bello trovarsi di fronte a persone molto diverse tra loro, spesso sconosciute ed essere chiamato a guidare tutti verso l’obiettivo comune dello spettacolo. Ho cercato di instaurare con tutti un rapporto reciproco di rispetto e fiducia dove ognuno fosse responsabile del proprio pezzettino. Sono esperienze che in un momento storico in cui ognuno cerca di arrangiarsi come può insegnano che il teatro è per forza di cose un’esperienza collettiva. 

Qual è stato il tuo approccio al testo e che linea registica hai adottato?

F: La linea registica che ho adottato, avendo a che fare con una drammaturgia di parola, è stata quella di mettermi al servizio del testo in modo che tutti i temi, la dimensione del vortice e le dinamiche tra i personaggi risaltassero. Luce, suoni e scene sono stati ideati tutti in funzione della creazione di questo luogo, il vortice del tempo da cui tutto parte e dove tutto accade.

L: Essendo un testo esordiente, abbiamo lavorato molto spalla a spalla con Eleonora, l’ autrice del testo, fino all’ultimo giorno di prove. Con la regia ho cercato di creare un dispositivo scenico che rappresentasse la dinamica psicologica di questo testo.

Un giovane regista che dirige degli attori professionisti: che relazione si è instaurata tra di voi e quali insegnamenti conserverai di questo incontro?

Confabulazioni (Elena Callegari, Alice Conti, Marco Vergani) – Foto di Marina Alessi

F: La relazione che si è creata è autentica! Ci siamo trovati a nostro agio fin da subito e come dicevo prima ogni elemento del gruppo ha dato il suo apporto alla nascita dello spettacolo. Abbiamo lavorato a partire dalla parola facendo molte prove a tavolino e andando a scavare nel testo per coglierne insieme ogni sfumatura. Per me questo è stato molto istruttivo perché lavorando con attori del loro calibro ho imparato tanto. Ho avuto ancora una volta la conferma che il gruppo di lavoro é fondamentale, importantissimo.

L: Non è la prima volta che lavoro con dei professionisti, ma la seconda. Ognuno è un suo mondo e ci vuole tanta sensibilità e maturità per sapere ogni volta come portarne tutta la forza e la complessità sulla scena. C’è ancora tanto da studiare…

Un buon motivo per venire a vedere il tuo spettacolo?

F: Il mio spettacolo affronta temi molto privati e intimi ma allo stesso tempo universali, in cui ogni spettatore può riconoscersi. Al centro del testo ci sono i non detti, le parole che la gente, per ragioni diverse, non si dice. Spero che vedendo questo spettacolo le persone riflettano su questo.

L: Perché ha l’ambizione di voler riflettere su come leghiamo la nostra idea di felicità alla nostra paura di rimanere soli. Prova a fare luce su queste dinamiche che sottendono alle nostre relazioni per provare ad accettarci un po’ di più.

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