Teste Inedite: intervista ai registi Chiara Callegari e Clio Scira Saccà

Giu 25, 2018

Teste Inedite è la rassegna teatrale organizzata dalla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi in collaborazione con Teatro Franco Parenti

Il 28 e 29 giugno gli spazi del teatro ospiteranno gli ultimi due spettacoli inediti scritti e diretti dagli Autori e dai Registi del Terzo Corso. In scena OVEꓷEVO di Bruna Bonanno con la regia di Clio Scira Saccà e MoncrHomo – Composizione su Bianco di Francesca Mignemi con la regia Chiara Callegari.

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Per l’occasione abbiamo intervistato i due registi Clio Scira Saccà e Chiara Callegari:

Parlaci in breve del tuo percorso artistico.  C’è un regista che ha segnato fortemente la tua poetica?

Clio: Mi sono diplomata come attrice alla scuola del Teatro Stabile di Catania e ho lavorato in diversi spettacoli. Ho deciso di proseguire i miei studi alla Scuola di Teatro Paolo Grassi per scoprire cosa significa stare dall’altra parte, ovvero dalla parte del regista. Non c’è un regista che mi ha influenzato particolarmente, mi interessano gli spettacoli di registi/attori come Fausto Russo Alesi e Tony Servillo, ma anche di compagnie, come la Compagnia del Carretto, e tra i registi, primo fra tutti, Ostermeier.

Chiara:  Mi sono avvicinata al teatro a dodici anni. Ero una bambina timida e i miei genitori hanno pensato che un corso di teatro potesse aiutarmi. Da quel momento non me ne sono più separata. Ho iniziato, come molti, a recitare in una compagnia teatrale amatoriale, poi grazie al mio primo insegnante, Stefano Capovilla, mi sono avvicinata al teatro ragazzi occupandomi di spettacoli e laboratori teatrali per bambini. Avevo diciotto anni e tanta voglia di imparare così, accanto al corso di laurea in Storia dell’Arte, ho frequentato corsi e laboratori teatrali in Italia e in Francia (approfittando dell’Erasmus) e mi sono diplomata a Bologna al corso di alta formazione “Il Teatro per le professionalità educative”.
Il mio interesse per il teatro sociale mi ha portata ad incontrare artisti quali Gigi Gherzi e Giuliana Musso da cui lasciarmi ispirare, ma è stato di fronte a “La Vita Cronica” di Eugenio Barba che ho avuto la folgorazione.  

Teste Inedite: un progetto della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi in collaborazione con il Teatro Franco Parenti che vede il coinvolgimento di giovani scenografi, compositori, drammaturghi ed organizzatori. Cosa ha significato per te questa esperienza?

Clio: Teste inedite è stata l’occasione per seguire l’intero percorso di uno spettacolo, dall’ideazione alla realizzazione concreta e per unire il teorico con la realtà, l’arte con l’artigianalità del mestiere. Inoltre Teste Inedite mi ha permesso di proseguire il mio studio sia da attrice che da regista, dal momento che anch’io sarò in scena.

Chiara: Il progetto Teste Inedite è una grande occasione di incontro e di crescita. Accanto a drammaturghi e registi è stato formato un team di giovani studenti o ex studenti delle Scuole Civiche di Milano, ognuno con una propria specializzazione. La forza del progetto sta proprio nella contaminazione di linguaggi e nello scambio di punti di vista, magari non sempre facili, ma sicuramente arricchenti. Nessuno dei quattro spettacoli che avete visto o che presto vedrete al Teatro Franco Parenti sarebbe nato senza questi incontri.

Qual è stato il tuo approccio al testo e che linea registica hai adottato?

Clio: Il mio approccio al testo all’inizio è stato molto istintivo e viscerale, emotivo e caldo. Poi ho rintracciato al suo interno alcuni elementi che mi piace molto vedere a teatro: il testo può essere considerato una fiaba, che porta uno sguardo, non necessariamente politicamente corretto, sulla realtà. Nel testo si intrecciano inoltre molti linguaggi: la musica, la danza, il canto e la performance. La sfida più interessante è stata “mettere in piedi” da zero un’opera prima, mai pubblicata né messa in scena, cercando di rispettarne la freschezza e la novità.

Chiara: “MonocrHomo. Composizione su bianco”, il testo scritto da Francesca Mignemi intreccia tematiche profonde quali la creazione artistica, la dipendenza affettiva, il recupero di un ricordo rimosso… il tutto attraverso un linguaggio poetico ed evocativo. Per questo motivo ho scelto di lavorare sulla concretezza per rendere visibile ciò che altrimenti rimane impalpabile.In questo, la tecnologia mi è venuta in supporto. Attraverso immagini video e suoni spazializzati ho cercato di rendere manifesto ciò che si affastaglia nella mente di un’artista alla ricerca di un’ idea.

Un giovane regista che dirige degli attori professionisti: che relazione si è instaurata tra di voi e quali insegnamenti conserverai di questo incontro?

Clio: Credo che la relazione tra regista e attore, insieme alla bellezza del testo, sia una componente fondamentale. Ho scelto gli attori, Marta Allegra e Marcello Montalto, perché sapevo che i personaggi, molto diversi fra loro, potevano essere nelle loro corde e mi sono confrontata con le loro esigenze e qualità specifiche. Trattandosi di attori professionisti, inoltre, mi sono affidata ai loro suggerimenti, perché l’attore in scena riesce a mostrare cose che il regista da solo non potrebbe neanche immaginare. Infine un altro mio compito è stato quello di presentare il testo agli attori e fare in modo che questo incontro avvenisse nel modo più dialettico e fruttuoso possibile.

Chiara: Lavorare con Lucia Cammalleri e Angelo Campolo è una bellissima esperienza. Oltre ad essere due attori molto bravi, sono due professionisti estremamente generosi: hanno preso a cuore il testo e si sono messi totalmente a disposizione del lavoro. Il mio progetto iniziale si è modificato e arricchito grazie al dialogo con loro e alle loro proposte, ma allo stesso tempo si sono fidati e lasciati condurre lungo strade che a prima vista potevano apparire folli.
In poco tempo, io, Lucia, Angelo e Francesca siamo riusciti ad instaurare una relazione di stima e fiducia reciproca, creando un clima di lavoro disteso e stimolante. Credo che uno degli insegnamenti più grandi che porterò con me sia proprio questo: se è vero che il teatro si fa insieme, allora è davvero importante creare e conservare relazioni positive all’interno del team.

Un buon motivo per venire a vedere il tuo spettacolo?

Clio: Perché abbiamo bisogno di fiabe e perché passare un’ora a teatro a sentire una fiaba permette di staccarsi da se stessi e dal mondo per poi riconnettercisi in modo diverso.

Chiara: Ve ne darò 6.
1.Perché il testo è inedito e… se siete curiosi di sapere cosa frulla nella testa di Francesca Mignemi, non potete perdervelo.
2.Perché Angelo Campolo e Lucia Cammalleri sono strabilianti.
3.Perché i nostri scenografi sono riusciti a rendere bianca la sala Cafè Rouge del teatro Franco Parenti (vedere per credere!)
4. Perché è uno spettacolo emozionante.
5.Perché ho provato a far dialogare attori e tecnologia… e ho bisogno di qualcuno che mi dica se questa cosa ha funzionato.
6. Perché dura solo un’ora e poi avete tutto il tempo di andare a vedervi Ovedevo di Clio Saccà, scritto da Bruna Bonanno!

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