di César Ernesto Arenas Ulloa
«Un frammento deve essere, come una piccola opera d’arte,
interamente separato dal mondo circostante
e compiuto in se stesso come un riccio».
(Friedrich Schlegel, Athenaeum, fr. 206, 1798)
«La decolonizzazione,
che mira a cambiare l’ordine del mondo,
è un programma di disordine assoluto».
(Frantz Fanon, I dannati della terra, 1961)
1. Luogo di enunciazione
Esistono molti modi di tornare. Si può tornare fisicamente in un luogo, ma anche con lo spirito.
Per esempio, si può fare ritorno all’Europa di un secolo fa, quella in cui apparvero La mia battaglia (1925-1926) di Adolf Hitler, Imperialismo pagano (1928) di Julius Evola, Origini e dottrina del fascismo (1929) di Giovanni Gentile, Il mito del XX secolo (1930) di Alfred Rosenberg, Genio della Spagna (1932) di Ernesto Giménez, Il secolo del corporativismo (1934) di Mihail Manoilescu o Le macerie (1942) di Lucien Rebatet; tutti testi fondamentali del fascismo.
Un’altra possibilità, invece, è rivolgersi all’Abya Yala (il continente “americano”) degli stessi anni, quando vennero pubblicati Indologia. Un’interpretazione della cultura iberoamericana (1927) di José Vasconcelos, Sette saggi d’interpretazione della realtà peruviana (1928) di José Carlos Mariátegui, Casa-grande e senzala (1933) di Gilberto Freyre, Radiografia della Pampa (1933) di Ezequiel Martínez, Insularismo. Saggi d’interpretazione portoricana (1934) di Antonio Pedreira, L’anti-imperialismo e l’APRA (1936) di Víctor Raúl Haya e Contrappunto cubano del tabacco e dello zucchero (1940) di Fernando Ortiz; opere che mettono in discussione la supremazia della cultura occidentale, rivendicano le radici indigene e africane del continente e denunciano il sistema coloniale-capitalista.
2. Tesi
«Articolare storicamente il passato non significa conoscerlo “come propriamente è stato”. Significa impadronirsi di un ricordo come esso balena nell’istante di un pericolo» (Walter Benjamin, Sul concetto di storia, 1942).
3. Automatismi
Darti del tu senza avertelo chiesto. Non pronunciare correttamente il tuo nome, dopo averlo sentito più volte. Farti i complimenti per come parli italiano, anche se sei nato qui. Chiederti da dove vieni “davvero”. Presumere che tu non capisca, che tu non sappia. Formare gruppi senza includerti. Fissarti quando ti passano accanto. Cambiare marciapiede o stringere le proprie cose quando ti avvicini. Non sedersi accanto a te sui mezzi pubblici. Non cederti il passo quando spingi una carrozzina. Rivolgerti la parola con arroganza quando devi svolgere una pratica presso un’istituzione pubblica o privata. Chiamarti zingaro, vu cumprà o maranza. Chiederti i documenti per il colore della tua pelle. Negarti una casa in affitto, un lavoro o cure mediche. Accusarti di essere uno stupratore o una prostituta. Non fermarsi all’attraversamento pedonale mentre stai passando. Ucciderti con un colpo d’arma da fuoco in mezzo alla strada quando non hai fatto nulla.
4. Xenia
«Si fa di tutto per impedire a queste persone di ancorarsi in questa terra europea e condannarle all’erranza» (Fatima Ouassak, Per un’ecologia pirata, 2023).
5. Cocito
“Non mi interessa” è una lapide. Quando qualcuno pronuncia questa frase, muore dentro.
In questo paese l’ho sentita troppe volte. Qui la chiamano menefreghismo; io la chiamo “abisso”. E ogni volta che lo vedo aprirsi, temo di precipitarvi dentro.
Il plurale corporativo è un altro sintomo contagioso. Non dire “noi” quando, in realtà, non hai nessun potere decisionale nell’organizzazione per cui lavori. Nemmeno se, per restarci, paghi il prezzo dell’autocensura.
Nulla ti appartiene meno di ciò che hai tradito.
“A noi la politica non interessa, noi siamo un’organizzazione culturale/artistica”, ripete Lucifero, prigioniero in un lago di ghiaccio.
6. Teatro d’Arte
«Pirandello fa in sostanza, senza volerlo, del teatro fascista: il mondo è come vogliamo che sia, è la nostra creazione» (Emil Ludwig, Colloqui con Mussolini, 1932).
7. Purezza e bastardaggine
La purezza è un mito. Una bugia pietosa per adulti che ancora si fanno la pipì a letto.
La tradizione è una costruzione; l’identità nazionale una “fiction fondazionale”, come sostiene Doris Sommer.
La patria, la terra dei padri, non sempre è la nostra.
“Dio è la natura”, dice Spinoza.
E se c’è qualcosa che i tragici greci ci hanno insegnato è che la famiglia è il luogo in cui vengono commessi tutti i crimini.
Vivere è invece un’altra cosa. È essere ibridi, cannibali, pirati. Vivere è essere bastardi.
Ma coloro che amano la purezza non accettano la bastardaggine. Non accettano che essi stessi siano il prodotto della violenza.
Essi non possono fare teatro. O meglio: ciò che chiamano “teatro” non è altro che una versione sofisticata di una bugia pietosa.
8. Sputiamo su Hegel
«L’ideologia è un processo che il cosiddetto pensatore compie bensì con coscienza, ma con una falsa coscienza. Le vere forze motrici che lo spingono gli restano sconosciute, altrimenti non si tratterebbe più di un processo ideologico. Perciò egli si immagina delle forze motrici apparenti o false» (Friedrich Engels, Lettera a Franz Mehring, 14 luglio 1893).
9. Fenomeni emergenti
La remigrazione è un dramma classico. Il suo nucleo narrativo-dottrinale è organizzato in cinque atti:
- esistenza di un popolo originario e puro;
- irruzione di una minaccia esterna e barbarica;
- tradimento delle élite e dello Stato;
- degradazione dell’ordine sociale e contaminazione;
- restaurazione attraverso l’espulsione o la purificazione.
Questa favola istituisce una temporalità escatologica: qualcosa sta per andare perduto definitivamente e deve essere salvato.
E se qualcuno non applaude il finale dell’opera, non merita quella salvezza.
10. Manifesto per l’Occidente
«Ma c’è un comportamento peculiare nella maggior parte dei caucasici. Non appena divento critico nei confronti dell’Europa e del suo impatto su altre culture, si mettono sulla difensiva. Cominciano a difendere sé stessi. Ma io non sto attaccando loro personalmente; sto attaccando l’Europa. Personalizzando le mie osservazioni sull’Europa, identificano sé stessi con la cultura europea. E difendendo sé stessi in questo contesto, finiscono per difendere una cultura della morte» (Wanbli Ohitika, Affinché l’America viva, l’Europa deve morire, 1980).
11. Suprematismo bianco
Come tutti i miti, la remigrazione non è nata per generazione spontanea.
L’Europa l’ha costruita per secoli attraverso le proprie tassonomie razziali e civilizzatrici. Le crociate, la reconquista, l’espulsione di ebrei e musulmani, il genocidio in Abya Yala, la tratta transatlantica degli africani, l’orientalismo, le deportazioni di massa: questi sono stati i pilastri della bella modernità occidentale.
La remigrazione riattiva quella memoria coloniale, benché spostata all’interno dello stesso continente.
La nazione viene presentata come un corpo minacciato e la teoria della “grande sostituzione” offre a un pubblico ampio una spiegazione semplice di dinamiche complesse che la maggior parte delle persone non possiede né il desiderio né gli strumenti per elaborare.
12. Ritualizzazione
«Lo sviluppo e l’organizzazione dei congressi dei partiti politici mirano, attraverso emozioni ed esperienze condivise, non solo alla nascita di un sentimento collettivo, ma alla creazione di una comunità politica dotata di una volontà di vittoria» (Erika Fischer-Lichte, Estetica del performativo, 2004).
13. Effetti di presenza
La remigrazione non vive più soltanto in testi dottrinali come Remigrazione. Una proposta (2024) di Martin Sellner, ma si manifesta attraverso eventi performativi.
Il mito deve essere continuamente messo in scena per mantenere la sua vigenza.
Se la sfera digitale ha funzionato come uno spazio di pre-ritualizzazione (diffusione, riconoscimento reciproco e costruzione di un codice comune), la fase attuale implica l’occupazione dello spazio fisico:
- Potsdam (Germania, novembre 2023) costituì un incontro privato che segnò il passaggio da una sottocultura identitaria a un programma politico nazionale.
- Tegerfelden (Svizzera, marzo 2024) fu il primo tentativo di organizzare un evento pubblico, bloccato dalla polizia.
- Gallarate (Italia, maggio 2025) significò attraversare la soglia tra clandestinità e normalizzazione, poiché la remigrazione salì sul proscenio di un teatro comunale.
- Lione (Francia, febbraio 2026) rappresentò il funerale del primo martire e il consolidamento di un’estetica militante.
- Milano (Italia, aprile 2026) sancì l’abbandono definitivo dello spazio chiuso per occupare il cuore monumentale di una metropoli europea. La piazza funzionò come dispositivo di legittimazione pubblica.
- Porto (Portogallo, maggio 2026) è stata semplicemente la consacrazione di una macchina congressuale neoliberale al servizio dell’etnonazionalismo.
14. Legge 24 aprile 2026, n. 54
«Il peggio è che dico quello che penso / in un momento dove è meglio stare attento» (Adriana Iè, Non é poesia, 2026).
15. Teatralità salvifica
Se il mito politico della remigrazione produce nemici, vittime, eroi, traditori, frontiere, temporalità e destini, i suoi rituali articolano una serie di assemblaggi umani e non umani: partiti politici, movimenti identitari, influencer, media, piattaforme digitali, simboli, intellettuali, imprese transnazionali, apparati di polizia, fedeli e paesaggi.
Questa costellazione è tanto un effetto dell’esperienza condivisa quanto dell’affiliazione dottrinale. La sua forza è liturgica e performativa.
Lo dimostra una recente manifestazione a Londra (Regno Unito, maggio 2026), durante la quale l’influencer islamofobo Ryan Williams ha suonato il violoncello con pezzi di pancetta appoggiati sulle spalle.
Immagina cosa accadrebbe in questo paese se un performer bruciasse la bandiera italiana durante uno spettacolo?
16. Delocalizzazione
«Le nuove norme comuni comprendono […] la possibilità di istituire centri di rimpatrio nei paesi terzi, in cui possano essere rinviate le persone che non hanno il diritto di soggiornare nell’UE e che sono oggetto di una decisione di rimpatrio. A tal fine possono essere conclusi accordi o intese con un paese terzo che rispetti le norme e i principi internazionali in materia di diritti umani conformemente al diritto internazionale, compreso il principio di non respingimento» (Commissione europea, La Commissione accoglie con favore l’accordo politico relativo al regolamento sui rimpatri, 1 giugno 2026).
17. Xochiyaoyotl
“Migrante” è soltanto un’altra metafora disumanizzante del repertorio occidentale, utilizzata per rendere possibile la sua caccia rituale.
Atti simili si sono già verificati nell’Europa contemporanea. La Procura di Milano indaga sui cosiddetti “safari umani” durante l’assedio di Sarajevo (nel 1991, metà della popolazione era musulmana bosniaca): italiani benestanti avrebbero pagato milizie locali per sparare ai civili dalle colline che circondavano la città.
Anche in Italia è arrivata questa forma di intrattenimento:
- A Fermo (luglio 2016), Amedeo Mancini spacca il cranio di Emmanuel Chidi Nnamdi con un pugno.
- A Macerata (febbraio 2018), Luca Traini spara contro persone della diaspora africana, ferendone sei.
- A Colleferro (settembre 2020), Marco e Gabriele Bianchi uccidono a calci e pugni Willy Monteiro Duarte.
- A Civitanova Marche (luglio 2022), Filippo Ferlazzo assassina Alika Ogorchukwu utilizzando la stessa stampella della vittima.
- A Taranto (maggio 2026), Bakary Sako muore accoltellato per mano di un gruppo di minorenni.
Nessuno di questi assassini apparteneva alle forze dell’ordine; altrimenti la lista sarebbe più lunga.
E questo è soltanto l’inizio.
L’entità sionista chiamata “Israele” è il futuro. Il suo parlamento ha approvato una legge (maggio 2026) che introduce la pena di morte mediante impiccagione per i palestinesi nei territori occupati, condannati per terrorismo o per aver negato l’esistenza dello Stato, giudicati esclusivamente da tribunali militari, i cui tassi di condanna superano il 96%.
La “soluzione finale” è tornata.
18. Profezia
«La motivazione con cui dobbiamo affrontare queste questioni è: ce l’abbiamo fatta una volta, possiamo farcela ancora! Possiamo farcela, e se qualcosa si frappone sul nostro cammino, dobbiamo superarla, dobbiamo lavorare per risolverla» (Angela Merkel, Conferenza stampa estiva, 31 agosto 2015).
19. Yekatit 12
Uno spettro si aggira per l’Occidente: lo spettro delle guerre razziali.
20. Rimozione freudiana
«Appena arrivato a Palermo, rimane meravigliato: sì, tutto ciò che si dice di Federico è vero! Parla e scrive perfettamente l’arabo, non nasconde la sua ammirazione per la civiltà musulmana, disprezza l’Occidente barbaro e, soprattutto, il papa di Roma la Grande. I suoi collaboratori più vicini sono arabi, così come i soldati della sua guardia che, nelle ore della preghiera, si prosternano rivolti verso La Mecca» (Amin Maalouf, Le crociate viste dagli arabi, 1983).
21. Fondo unico per lo spettacolo
Il passo che precede il rogo dei libri è la censura.
Negli Stati Uniti d’America sono stati ritirati circa cinquemila libri dalle biblioteche e settemila dalle scuole pubbliche. Gran parte di essi affronta temi come la diversità sessuale, lo sterminio delle popolazioni originarie e il razzismo.
Con ogni probabilità, presto verranno proibiti anche spettacoli teatrali.
In Italia, alleata incondizionata dell’impero e pioniera nell’esternalizzazione dell’internamento delle persone in diaspora, si è iniziato a criminalizzare il soccorso nel Mediterraneo e a smantellare il sistema dell’accoglienza, destinando le sue risorse alla nuova politica della remigrazione.
Nel frattempo, nelle sue grandi aree urbane, migliaia di persone trascorrono giorni interi in coda davanti agli Uffici Immigrazione oppure vengono espulse dai quartieri periferici a causa di processi di gentrificazione (una forma di colonialismo urbano) di cui, non di rado, sono complici operatori e operatrici legati alle arti performative.
22. Extracomunitario
«L’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny è stato condannato a 12 anni di reclusione per omicidio colposo aggravato in violazione delle norme per la prevenzione sul lavoro. […] Nel processo Eternit bis, Schmidheiny era accusato di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di 392 persone decedute a causa dell’amianto a Casale Monferrato e nelle zone limitrofe. L’imprenditore aveva gestito lo stabilimento Eternit di Casale dal 1976 al 1986, anno in cui l’impianto venne chiuso» (RaiNews, Processo Eternit bis, Schmidheiny condannato a 12 anni per omicidio colposo aggravato, 7 giugno 2023).
23. Luogo di inalienabilità
Le mappe mentono, la storia mente, le istituzioni mentono.
L’unica cosa che resterà, l’unica che testimonierà contro i crimini commessi, saranno i fossili sul fondo del mare.
24. La nascita della tragedia
«Filosofi, storici, scienziati, navigatori, pittori, fisici, inventori, religiosi, comandanti, intellettuali, matematici. Ci avevate dettato dei nomi. Spesso erano uomini, spesso non ci assomigliavano. Nelle origine, negli intenti e nelle credenze. Non parlavano mai di noi, non parlavano dei posti in cui siamo nati, da cui proveniamo. E se lo facevano in mezzo c’era il colonialismo, l’oppressione, la prevaricazione e troppo spesso la morte. E per questo non ci sono piaciuti, non ci hanno convinto, ci hanno tolto la voglia e fatto arrabbiare. Ci hanno messo in difficoltà e quando abbiamo portato la discussione in classe a volte voi avete detto: “Non è il momento”, “Non ora”, “É fuori luogo”, “Non c’entra con l’argomento”. E abbiamo capito che non era il momento per noi, che non era l’ora per noi, che eravamo noi a essere fuori luogo, e che quella materia non ci riguardava» (Espérance Hakuzwimana, Trai i bianchi di scuola, 2024).
25. Ammutinamento e secessione
Essere radicali non significa essere fanatici. Significa andare alla radice.
L’Europa non è il luogo del progresso e della civiltà, ma il territorio in cui vive la più alta percentuale della popolazione mondiale che non desidera cambiare il sistema coloniale-capitalista e che nasce con il privilegio della libera mobilità.
Per questo, per i discendenti della diaspora postcoloniale, restare dove i discorsi d’odio non vogliono che stiamo è l’atto performativo più rischioso della nostra epoca. Mille volte più potente del vetusto e rancido teatro occidentale.
“Ancoraggio” è il nome di questo contro-rituale dell’impurità.
Se vuoi partecipare e sei un teatrante bianco: rinuncia alla tua identità nazionale, contesta ogni estetizzazione dell’omogeneo, lotta per lo spazio pubblico, ama il popolare e produci comunità senza sacrificare i corpi.
Se, invece, sei un teatrante razzializzato: non dimostrare la tua utilità, non provare la tua integrità, rivendica, disturba, incarna altre memorie e altri saperi, produci nuove cartografie, costruisci alleanze non identitarie, trasforma il trauma in atto di resistenza, non farti uccidere.
26. “Razzismo inverso”
«signori miei / vi prego / cercate di capire / dietro quel muro così bianco / non c’è nulla / ma proprio nulla» (Jorge Eduardo Eielson, Di stanza a Roma, 1976).
27. Correlazione non è causalità
Ci vediamo in Albania.
César Ernesto Arenas Ulloa (Perù, 1988) è dramaturg, performer e mediatore interculturale. Laureato in Letteratura presso l’Universidad Nacional Mayor de San Marcos e magistrale in Discipline della Musica e del Teatro presso l’Università di Bologna, lavora a Milano. La sua ricerca artistica si concentra sulla memoria storica, le diaspore razzializzate e le relazioni tra colonialismo urbano e pratiche sceniche.
Leggi tutti gli articoli del 5° numero – Corpi razzializzati e scena. Politiche della presenza

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