TEATRALMENTE #7 – Facciamofintaungioco?

Nov 22, 2017

Il Teatro è un gioco.
Mi sentirete battere spesso su questo tema.
Che tu, caro lettore, sia un attore professionista o un appassionato, un amatore o un semplicissimo curioso, devi ricordare che non si può “fare teatro” dimenticando la principale funzione che esso ha per l’uomo: dar corpo e voce all’immaginazione, che sia dell’autore, dell’attore o dello spettatore.
Un imbroglio, il teatro è un imbroglio. Un patto non scritto tra attore e spettatore in cui il secondo si accomoda su una sedia (una morbida poltrona, nella più fortunata delle ipotesi) col preciso intento di “farsi imbrogliare”, di fingere di credere che quel signore sulla scena (magari il figlio o il vicino di casa) sia Amleto. Un gioco di condivisa immaginazione tra le parti.

Un signore di nome Ulric Neisser, arguto psicologo statunitense di origine tedesca, ci aiuterà a definire questa capacità umana che è l’immaginazione.
Il suo primo volume, Cognitive psychology, pietra miliare nella storia del cognitivismo moderno, fornisce la prima ipotesi esplicita di come nei processi attenzionali siano implicati quelli di riconoscimento figurale. Più in generale, l’idea che vi sia coerenza tra i vari processi cognitivi che avvengono nelle diverse fasi di elaborazione delle informazioni permette a Neisser di sottolineare la presenza di un continuum tra processi quali la percezione, l’immaginazione e i processi mnestici.

Neisser si soffermò su un fenomeno che sarà sicuramente capitato ad ognuno di noi.
Se io immagino che la persona che ho di fronte sia, per esempio, un ladro o uno scippatore, sulla base di questa mia rappresentazione mentale la mia attenzione si focalizzerà sui segnali da lui prodotti che potrebbero confermare la mia ipotesi.
Incaponitosi su questo argomento tirò furi la sua tesi: ogni uomo possiede schemi mentali che usa come modulatori dei processi cognitivi (percezione, immaginazione, simbolizzazione, formazione di concetti, soluzione di problemi) grazie ai quali l’uomo acquisisce informazioni sull’ambiente e le elabora in funzione del proprio comportamento.
Tornando al nostro esempio si traduce nel fatto che la mia percezione (c’è un uomo di fronte a me) crea un’ipotesi immaginativa (quest’uomo è un ladro) la quale inevitabilmente modula e influenza le mie risposte (dunque vuole derubarmi) e quindi il mio comportamento (scappo).
Dunque l’attività reale è assolutamente modulata dall’immaginazione.
Ed ecco la realtà.

Quando Amleto ha affondato la spada nell’arazzo urlando “un topo, un topo” ha solo immaginato che lì dietro si nascondesse il Re, l’uomo che voleva realmente ammazzare, eppure la sua immaginazione ha guidato la sua azione. Non è andata molto bene per il caro Polonio, ma l’esempio rende bene l’idea di Neisser.
Ed ecco il teatro.

Ognuno individuo possiede questa fantastica capacità di creare rappresentazioni mentali interne. Immaginiamo sempre, continuamente, per fortuna!
Immaginate se non fosse così.

Ma perchè è così importante? Perché è così importante persino per un attore?
Perché alle rappresentazioni immaginative interne sono strettamente collegati gli schemi espressivi di cui ogni individuo è portatore. Se voglio esprimere qualcosa che non mi è ben chiara in testa non posso rappresentarla. Se non posso rappresentare qualcosa non posso farla comprendere a chi ho di fronte.
L’attore in questo senso è il mezzo di cui un autore si serve per rendere vivo, reale e visibile al pubblico il personaggio e tutto quello che quest’ultimo pensa e immagina. Ed ecco che le piccole cose invisibili rendono reali quelle visibili come la postura, la mimica e i movimenti di quel personaggio, l’atteggiamento corporeo, la voce.

L’attore sa che dietro l’arazzo non c’è il Re, bensì Polonio, ma Amleto non lo sa.
L’attore che interpreta Amleto deve immaginare come Amleto, deve convincersi che sta per uccidere lo zio e che vendetta sarà fatta. Deve crederci, con gli occhi di Amleto.

 

L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione. [Albert Einstein]

 

Riferimenti bibliografici:

NEISSER U., Conoscenza e realtà, Bologna, Il Mulino, 1981.

RUGGIERI V., On the hypothesized correspondence between perceptual and imagery processes, Perceptual and Motor skills, 73, 827-830, 1991.

RUGGIERI V., Immaginazione e Percezione si incontrano nello sguardo, Realtà e Prospettive in

Psicofisiologia, n. 5-6, 119-131, 1993.

http://www.filosofico.net/
http://www.treccani.it/

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