Danza contemporanea internazionale a Roma: il “Fuori Programma” del teatro Vascello

Vertigo Dance Company. In One, One & One
Vertigo Dance Company. In One, One & One

C’è un tempo per vivere le emozioni, nel breve attimo fugace in cui si manifestano con il loro vigore, e c’è un tempo per raccontarle. Solo quando l’eco dell’ultimo caloroso applauso del pubblico si è dissolto nell’aria, dopo che gli artisti hanno lasciato il palcoscenico, può iniziare una narrazione che ha come finalità quella di raccogliere i ricordi uno ad uno, come fossero conchiglie. La memoria è come il mare che restituisce sempre tutto ciò che ingloba nelle sue profondità, dopo averlo trasformato. Nei suoi flashback ci sono le suggestioni offerte al pubblico dagli artisti coreografi e danzatori, protagonisti di un Festival internazionale di Danza Contemporanea dal nome persuasivo ed efficace come una dichiarazione di intenti: Fuori Programma.

Personalità eclettiche e poliedriche come Hillel Kogan che è anche attore e drammaturgo. Dunja Jocic, la coreografa di origine serba, campionessa di ginnastica ritmica che ha collaborato con artisti, compositori e designer di fama internazionale. Come regista ha diretto due film: Mirroring e Bird che hanno ricevuto diversi riconoscimenti. Alcuni di questi nomi alla creazione artistica uniscono l’impegno in attività di formazione. È il caso del già citato Kogan, ma sono coinvolti in progetti didattici anche Michele Abbondanza che insieme con Antonella Bertoni forma la compagnia omonima e, infine, Mauro Astolfi, fondatore della Spellbound Contemporary ballet, nonché guest teacher presso importanti centri di danza e direttore artistico del D.A.F. dal 2009. Noa Wertheim e Roberto Zappalà, infine, sono autrorevoli maître à penser, punti di riferimento significativi per gli addetti ai lavori e non.

Compagnia Abbondanza/Bertoni
Compagnia Abbondanza/Bertoni

Tutte le emozioni vissute, in un lungo abbraccio simbolico tra gli interpreti e gli spettatori durato diciotto giorni, sono riaffiorate successivamente con la precisione dei particolari registrati a livello inconscio. Sono tracce di memoria fissate negli istanti di un passo a due, di un ensemble danzante di ballerini o di un solo act. Nell’iconografia di ogni frame il corpo è stato il protagonista di questa rassegna: esibito o analizzato, vestito e denudato. Ogni corpo parla, racconta una storia. In ogni corpo nasce e muore il sogno. Il corpo è un tempio del mistero e del trascendentale, in esso risiedono i bisogni umani razionali e quelli irrazionali, le speranze e le incertezze. Il corpo è il baricentro dell’accettazione e dell’inclusione contro ogni discriminazione per razza, religione, condizioni economiche e orientamento sessuale. Tutto ciò viene declinato con un altissimo livello dai corpi di ballo del panorama nazionale e internazionale; interpreti ricchi di espressività e potenza fisica come Luca Cacitti, Shai Partush, Gaetano Montecasino e Fernando Roldan Ferrer, solo per citarne alcuni.

Compagnia Zappalà Danza

La compagna inseparabile della danza è la musica che mette in accordo e rende omogenei i suoni con i movimenti del corpo. Anche in questo caso è facile rivivere le sensazioni riascoltando i pezzi usati come colonna sonora di quei quadri. Dai temi classici di Mozart a Schubert usati per We Love Arabs e La Morte E La Fanciulla, alla musica di Avi Belleli, musicista e cantante israeliano, che con le sue creazioni è stato coinvolto nello spettacolo One, One & One di Vertigo Dance Company. C’era della poesia e tanto trasporto emotivo nelle danze a due; atipico e straordinario l’abbraccio volteggiante tra Andy Warhol e sua madre Julia sulle note di On Ne Change Pas di Cèline Dion. Di straordinaria opacità la stretta maschile, il “Corpo A Corpo” tra Gaetano Montecasino e Fernando Roldan Ferrer, diretti dalle intuizioni di Roberto Zappalà sulla musica di Into My Arms di Nick Cave.

Fuori Programma è iniziato l’11 luglio con la compagnia Vertigo Dance Company: in One, One & One veniva utilizzato un elemento semplice e primordiale, una grande quantità di terra scura e marrone. Semplici linee rette all’inizio, disegnate con precisione svuotando dei secchi. Quelli che sembravano i confini di un territorio, i margini di uno spazio fisico, ben presto sarebbero stati sbriciolati, fino a riempire tutto il palcoscenico invadendolo, contaminando i corpi e i costumi dei danzatori. Era l’Alfa, l’inizio del Festival è stato così. Per la fine, l’Omega, Roberto Zappalà invece ha scelto di utilizzare del materiale simile al sale, bianco, per delimitare il bordo di un ipotetico ring e per svuotare, a sorpresa, il sacco dei pugili reso quasi somigliante a una clessidra, nell’atto di perdere la sabbia in essa contenuta, the end of the game. Terra o sale, insomma, la materia prima dice molto da dove veniamo, verso dove stiamo andando e anche chi siamo. Come in una sorta di mappa concettuale, alle prospettive, alle metafore e alle relazioni di One, One & One (vicino/lontano, dentro/fuori, il sé e l’altro) combaciano con gli opposti e le parole chiave di Corpo a Corpo (bene/male, luce/buio, nomade/stanziale) in una sorta di continuum che diventa il diario di bordo di uno spettatore che è anche viaggiatore e testimone di una esperienza storica.

Roberto Zappalà ha anche curato un workshop tenutosi il 26 luglio presso il teatro Vascello con il contributo di Fernando Roldan Ferrer. Undici giovani aspiranti ballerini professionisti hanno sperimentato un po’ di quella che è la sua impronta artistica. Paziente e deciso, con la sua voce calma e una t-shirt rossa con la parola “devoto” stampata al centro, dopo una breve introduzione che serviva a ricordare che in quei 120 minuti i partecipanti avrebbero utilizzato tutte le parti del corpo per scoprire un nuovo linguaggio. In quelle fasi di “esegesi” ognuno di loro avrebbe ascoltato il proprio corpo in modo differente, cercando nuove direzioni; diversamente si sarebbe fatto “ginnastica” e non era lo scopo per cui si trovavano lì. È stato molto interessante vedere Zappalà comunicare con i ragazzi. Ognuno di loro non sfuggiva al suo sguardo e alle sue correzioni. Quando erano collettive potevano implicare trenta secondi di immobilità perché non avevano fatto un buon lavoro o non avevano seguito le sue indicazioni. Quando erano individuali si trattava di indicazioni e suggerimenti riservati e silenziosi. Parlava a voce alta quando voleva farsi sentire dal gruppo, usando metafore precise e curiose.

Il dialogo era impercettibile e a due quando era personale. Con la sua barba bianca, vagamente hipster, il coreografo italiano camminava tra le ballerine e l’unico uomo presente. In determinati momenti si inseriva nei movimenti perfettamente in tempo, con ritmo e precisione. Ballava con loro entrando e uscendo dal gruppo, senza mai perdere di vista undici rielaborazioni personali, ricordandosi i pregi e i difetti. Quegli undici corpi erano perfetti fisicamente, con linee e giuste proporzioni, trasudavano tecnica, allenamenti e dedizione al sacrificio. Eppure, come muoveva la mani Roberto Zappalà, facendole fluttuare ora come ali di farfalla, ora di gabbiano, nessuno all’inizio sapeva farlo. Bastava che all’improvviso piegasse il busto in avanti e creava un perfetto asse di simmetria con quelle mani che si muovevano leggiadre e in armonia. Congiungendo e tenendo in linea i polsi, le braccia e le spalle. Un dettaglio che vibrava, senza bisogno di esplosione fisica. Con una naturalezza che è difficile almeno quanto un grand jeté o forse di più perché quella era l’armonia trovata nell’imperfezione. La bellezza non riproducibile mediante i formalismi della tecnica. Ripeteva sempre: “Elaborate, lasciatevi andare, no flex”. Si impara tanto da maestri del calibro di Zappalà, anche solo guardando.

Workshop condotto da Roberto Zappalà
Workshop condotto da Roberto Zappalà

Siamo tutti un po’ viaggiatori erranti e Fuori Programma è stata anche una collezione di tracce, di visioni, di rappresentazioni, di geografie e culture che si incontrano mettendo in dialogo il vecchio con il nuovo Continente, il Mar Mediterraneo e il deserto del Sinai, Israele e gli Arabi. È la misura di quanto lo spazio influenza gli individui e i loro movimenti; di come noi siamo pronti ad accogliere e accettare il lembo di Terra dove viviamo e, contemporaneamente veniamo accettati e accolti, in una relazione di scambio reciproco. Talvolta veniamo rifiutati o rifiutiamo quello stesso territorio con tutte le sue convenzioni e contraddizioni. Questo è stato messo in evidenza da Hillel Kogan in We Love Arabs e da Noa Wertheim in One, One & One.

Nella data dell’11 luglio, in preparazione alla visione dello spettacolo della compagnia Vertigo Dance Company, al debutto ufficiale di Fuori Programma, Sara Ferrari ha curato un incontro per l’associazione Casa dello Spettatore. L’associazione è impegnata nel campo dell’educazione al teatro del pubblico di tutte le età, rivolgendo una speciale attenzione al mondo della scuola. Tra le tante interessanti ipotesi, è emersa una riflessione, tratta da Il Corpo di Umberto Galimberti, che è servita come approfondimento e spunto di discussione: “Non si accede al mondo se non percorrendo quello spazio che il corpo dispiega intorno a sé nella forma della prossimità o della distanza delle cose. È uno spazio che sfugge a ogni sistema astratto di coordinate, perché risponde solo a quella serie indivisibile di atti che consentono al nostro corpo di dis-locare le cose sopra o sotto,a destra o a sinistra, vicino o lontano, ottenendo così un orientamento e una direzione”. […]

Il pubblico che ha frequentato la kermesse è stato un altro elemento caratteristico di Fuori Programma. Vivace e attento, composto da esperti, tecnici e giovani aspiranti ballerini, ma anche semplici curiosi o appassionati, persone dal gusto raffinato o eccentrico, dotati di estro più o meno artistico, giornalisti redattori con i loro tablet e taccuini. L’idea di base è stata quella di aprire uno spazio e mettere in relazione i residenti romani, i turisti di diverse nazionalità, gli intenditori di un vasto pubblico italiano, gli operatori esperti e gli artisti. In un mese caldo come luglio e in piena estate, contro ogni convenzione e “logica da cartellone”. Vista l’affluenza e l’alto gradimento, la sfida è stata vinta non perché si è trattato di una coincidenza fortunata o di un azzardo fatto a cuor leggero, ma perché alla base c’è stato un lavoro che ha messo insieme buone idee, sviluppate da professionisti sensibili che riescono e sanno organizzare con impegno e sacrificio una proposta artistica come Fuori Programma, selezionando e presentando nuove creazioni, con prime nazionali e internazionali, curando significative collaborazioni come quelle con Bolzano Danza e Civitanova Danza.

Dietro tutto questo c’è la tenacia, la follia lucida e creatrice, il sorriso lungimirante di Valentina Marini ( qui l’intervista) che ha curato la direzione artistica e si aggirava costantemente in tutti gli ambienti del Teatro Vascello, accogliendo gli ospiti e tenendo tutto sotto controllo. Tania Mastrangioli è il corpo, la mente e tutto quello che comporta la produzione di un simile evento. Antonino Pirillo si è occupato dell’ufficio stampa e della comunicazione a 360 gradi, dentro e fuori il botteghino. Il lavoro è stato supportato dai preziosi contributi di Giorgio Andriani, Dalila D’amico, Marco Policastro, Letizia Coppottelli, Noemi Massari e tanti altri ancora ricordando sempre che Fuori Programma è stato possibile grazie al lavoro, al cuore, alla professionalità di uno staff di persone ma anche grazie al contributo economico di tanti “piccoli mecenati”, attraverso la piattaforma di crowfunding Indiegogo, e di tutti quelli che hanno partecipato e sostenuto questo progetto, messi a dura prova dal caldo e dall’afa, mai arresi o vinti perché le sfide affrontate con il coraggio portano sempre verso la felicità.

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AS-SAGGI DI DANZA #20 – Compagnia Abbondanza Bertoni, danzare il presagio

“Quando immaginavo il suo corpo libero dai vestiti, ai miei occhi apparivano immediatamente movimenti contorti, irrequieti, una torsione delle membra e una deformazione della spina dorsale, quali si potevano vedere nelle raffigurazioni dei martiri, e nei grotteschi spettacoli degli artisti di fiera”.

Robert Musil, ne I turbamenti del giovane Törless, descrive una corporeità scomposta, frammentata, deformata. Questi corpi, privi di ogni indumento, sono la materia su cui è stata scritta La Morte e la Fanciulla della storica compagnia Abbondanza Bertoni, spettacolo andato in scena al festival Fuori Programma al teatro Vascello sotto la direzione di Valentina Marini (Leggi l’intervista a Valentina Marini).

In questo lavoro i due coreografi ritraggono le rotture, le emotività graffianti e le asperità evocate da Egon Schiele in Morte e ragazza: la morte segna l’esistenza, è repulsione e attrazione, divide gli uomini fra un prima e un dopo ma al contempo li unisce. Le tre performer in scena (Eleonora Ciocchini, Valentina Dal Mas, Claudia Rossi Valli) colpiscono immediatamente il pubblico in un dialogo senza compromessi e senza esitazioni, forti di un senso di presenza fisica ormai difficile da riscontrare nei danzatori di ultima generazione. Il rapporto a tre è costruito in perfetta sintonia con la partitura musicale del quartetto di Schubert, in cui il Lied iniziale porta l’immagine della Morte come un’amica onnipresente. Si direbbe quasi che Michele Abbondanza e Antonella Bertoni abbiano costruito con concerto di corpi con la partitura in mano.

La nudità, insieme alla musica, è il tratto fondamentale dello spettacolo: è una nudità a cui lo spettatore viene introdotto, tramite una svestizione dichiarata ma eseguita dietro le quinte e testimoniata dal video, creando una continuità fra il palcoscenico e il mondo che vi è dietro. Lo spettatore si abitua a questi corpi, resi immateriali da un disegno luci tagliente e cromaticamente minimale, tanto che la nudità è essa stessa il tessuto su cui si racconta del turbamento e dell’angoscia provata. Oltre al palco orizzontale, vi è quello “verticale”, su cui vengono proiettati dei video ripresi con camera a mano, invadendo lo spazio fisico delle protagoniste. L’occhio digitale le disturba e le coglie di sorpresa e, nell’ultima parte dello spettacolo, si sovrappone in maniera perfettamente coordinata a quello che avviene live.

Sul libretto di sala – curato anch’esso sia nel formato che nella veste grafica – la danza viene definita dagli autori come “crepuscolare, colta, nelle nostre intenzioni, proprio nel suo attimo impermanente e transitorio”, richiamando immediatamente il “Perpetual vanishing point”, con cui Marcia B. Siegel, nel 1972, definisce questo linguaggio.

Le varie parti del quartetto, fra Lied e Allegro, Scherzo molto allegro e Presto, corrono parallele attraverso un alternarsi di caos, tranquillità e continui “sismi” dinamici che tengono la tensione sempre a un livello decisamente elevato. La danza evoca dimensioni simboliche e i corpi sono tratteggiati come furie che balzano tra la dimensione del reale e quella onirica, come nelle atmosfere simboliste di Böcklin. La forma pura del corpo si configura in perfetta sintonia con la musica, in un rapporto di astrazione della danza nell’idea classica di una rispondenza suono-movimento: gli autori non abbandonano il vocabolario grafico e tagliente di una certa danza d’antan, ma lo lasciano contaminare dalle personalità delle danzatrici. Cura del dettaglio periferico – dalle imposizioni delle mani all’uso delle chiome lunghissime – e sintonia negli insiemi indicano un cesello nel lavoro di prova e di costruzione drammaturgica difficilmente riscontrabile in altri spettacoli.

Lo spettacolo costruisce un dialogo progressivo con l’umanità, eredità di quel modo di fare coreografia difficile da attuare per una compagnia odierna: ovvero la creazione come esito di un processo di elaborazione lungo e paziente, continuamente messo in discussione e rivisitato, ma con la sicurezza di poter maneggiare una grande opera per raccontare il vivere odierno.

 

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Intervista a Valentina Marini, direttrice artistica di “Fuori Programma” Festival Internazionale di Danza Contemporanea

Vertigo Dance Company
Vertigo Dance Company

Dall’11 al 27 luglio 2018 al Teatro Vascello di Roma torna Fuori Programma, il Festival Internazionale di Danza Contemporanea, con la direzione artistica di Valentina Marini, prodotto da European Dance Alliance/Valentina Marini Management in collaborazione con Teatro Vascello. L’edizione 2018 punta all’eccellenza con due  prime nazionali, due prime regionali, una prima romana e un debutto assoluto.

In occasione dell’inizio della kermesse abbiamo intervistato la direttrice artistica Valentina Marini:

Come e sotto quali auspici nasce la rassegna “FUORI PROGRAMMA Festival Internazionale di Danza Contemporanea”?

La Rassegna Fuori Programma è nata tre anni fa da una iniziativa del Teatro Vascello che ha deciso di prolungare la programmazione danza scavallando la consueta stagione invernale per ospitare in estiva alcuni spettacoli in uno spazio dedicato, un contenitore che il Teatro ha prodotto per due stagioni consecutive senza sostegni esterni. Dal 2018 ho rilevato la manifestazione che è prodotta e organizzata quindi in esterno, ma mantiene lo spirito e anzi ne amplia gli intenti con l’obiettivo di potenziare un periodo di programmazione troppo spesso lasciato in coda ma che dovrebbe-potrebbe contare su un pubblico ampio, quello dei turisti, a cui è dovuta una offerta culturale multiforme e non per forza legata ad alcuni formati predefiniti.

Programmazione artistica all’insegna dell’innovazione: quali sono stati i parametri qualitativi e gli obiettivi che la direzione artistica ha perseguito per questa edizione 2018?

La parola innovazione mi fa paura, non ho la presunzione di innovare, se ne parla troppo oggi e spesso a sproposito. Ho invece l’ambizione di non sedermi sul sicuro e avere uno sguardo nella programmazione che allarghi il compasso dalla comfort zone degli spettacoli tradizionalmente associati alle placide serate estive per dare spazio a una rosa di autori il cui segno ci porti a una riflessione forte cosi come forte è il gesto fisico dei corpi che mettono in scena. Sono corpi parlanti, nel senso che sono portatori di messaggi che vanno oltre la natura puramente decorativa dello spettacolo ma scavano verso zone piu’ profonde di riflessione ognuno con un messaggio preciso, oltre che un alto profilo qualitativo. Ogni creazione proposta ha un suo piccolo mondo, un immaginario che a modo suo indaga, e risponde a una diversa angolatura per fare da specchio al pubblico nella gamma delle suggestioni possibili. L’obiettivo è proporre un ventaglio di creazioni vive, attuali, voci di artisti diversi ma accomunati dal desiderio di usare il corpo come strumento di dialogo profondo, di investigazione dei temi che oggi giorno sempre più solcano le nostre vite. Allora il teatro diventa urgente luogo di confronto perchè impone lo stadio della riflessione, della condivisione delle esperienze, della bellezza come risposta alle chiusure che l’oggi ci pone davanti con sempre maggiore durezza.

Le sei proposte sono tutte delle novità esclusive per la città di Roma: Vertigo Dance Company porta in scena l’ultima creazione per dieci danzatori della coreografa Noa Wertheim, un lavoro che ben rappresenta la relazione arte-uomo-natura che è alla base della poetica dell’autrice, “We love arabs” di Hillel Kogan, è una ironica e dissacrante creazione sul tema della convivenza tra arabi ed ebrei  un lavoro pluripremiato a livello internazionale che mai avrei immaginato avrebbe portato un tema cosi attuale anche da noi, purtroppo. “Don’t Talk to me in my sleep” presenta per la prima volta in Italia in veste di autrice una creazione di Dunja Jocic, artista dallo sguardo cinematografico e graffiante, di origine serba ma olandese di adozione. “La Morte e la Fanciulla“ di Abbondanza-Bertoni è l’ultimo imperdibile capolavoro di due artisti che stimo particolarmente, recentemente insignito del premio Danza&Danza: una piece struggente che raggiunge profondità come pochi autori sanno fare. Spellbound Contemporary Ballet è in scena con un debutto assoluto, l’ultima creazione di Mauro Astolfi “Full Moon”, un progetto creativo elegante e intimista affidato un rinnovato organico di nove interpreti davvero speciali. Chiude il programma Roberto Zappalà, un altro artista che ho programmato in diverse occasioni nell’ultimo anno qui a Roma nella speranza di costruire un pubblico che segua gli autori nei diversi luoghi. Il progetto di Zappalà è infatti legato alla creazione che ha presentato a maggio al Teatro Biblioteca Quarticciolo, come parte di una unica opera frutto della “meditazione su Caino e Abele”.

La Morte e la Fanciulla“ di Abbondanza-Bertoni
La Morte e la Fanciulla“ di Abbondanza-Bertoni

Audience Development: quali sono le motivazioni che hanno portato Fuori Programma ad aprirsi a una nuova collaborazione con Casa dello Spettatore che curerà INCONTRO ALLA DANZA_fuori programma?

La relazione con il pubblico è fondamentale oggi più che mai. Non solo perchè uno dei grossi nodi della programmazione è l’ansia di riempire le sale e di portare il pubblico a interessarsi, laddove nuovo, a certe proposte, ma soprattutto per renderlo partecipe, coinvolgerlo emotivamente nella riflessione che ogni spettacolo ci pone davanti. La scena dovrebbe fare da specchio ad una dimensione critica dell’oggi, dovrebbe fare da cassa di risonanza rispetto a un dialogo complessivo, politico, umano, esistenziale: un corto circuito ha allontanato artisti e pubblico e ha spento in gran parte una relazione vitale e necessaria che va assolutamente rimessa in vita per risvegliare nella gente l’urgenza di ricorrere al Teatro come luogo privilegiato per una crescita collettiva costruttiva rispetto alla pochezza che, ahimè, senza retorica davvero oggi ci circonda. Gli incontri a cura de “La casa dello spettatore” nascono proprio con lo scopo di guidare una platea curiosa ad una visione consapevole attraverso una preparazione antecedente lo spettacolo nello stesso ridotto del Vascello.

Percorsi di Formazione: sono previsti due workshop tenuti dalla Vertigo Dance Company presso la Scuola di Danza Mimma testa a Trastevere e il 26 luglio dalla Compagnia Zappalà Danza (120 min di lezione) presso il Teatro Vascello.

La pratica attiva della danza è sempre un veicolo privilegiato per dare possibilità agli studenti e danzatori di conoscere sia in sala che in scena gli autori presentati. Spero negli anni che questo possa diventare davvero un bacino ampio accanto al cartellone degli spettacoli in rassegna come appuntamento combinato con una rosa di autori tra coloro che presentano le proprie creazioni. La formazione se potesse sempre abbracciare sia lo studio che la visione darebbe sicuramente una educazione artistica piu’ completa.

Qual è stata la risposta in questi anni del pubblico che ha partecipato agli eventi di “FUORI PROGRAMMA Festival Internazionale di Danza Contemporanea”?

Inutile negare che il pubblico in estiva in una città come Roma stenta a immaginare di chiudersi in teatro anche se solo per un’ora di spettacolo e di sicuro la fatica maggiore è stata questa sul piano organizzativo. Competere con i grandi palchi nei parchi romani o le opere allestite tra le rovine antiche è difficile ma è anche vero che il costo del biglietto e la durata-tipologia degli spettacoli sono profondamente differenti. Questo Festival è una scommessa nelle scommesse ma credo che in una capitale da sei milioni di abitanti e un numero incalcolabile di turisti non possa e non debba essere un limite riempire una sala da 300 posti. Ci vorrà tempo ma spero che un giorno tra le alternative al tempo libero nel mese di luglio ci sia quella di organizzare una bella serata in teatro cui segue un dopo spettacolo nella meravigliosa Trastevere li a due passi. Considerando il tasso di pioggia delle ultime estati credo che alla fine, anche il più cinico degli abbonati, arriverà a questa conclusione, ammaliato non solo dal programma ma anche dalla certezza di una sala climatizzata.

INFO E BIGLIETTI > https://www.teatrovascello.it/2017-2018/schede/fuori-programma.htm

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FUORI PROGRAMMA, Festival Internazionale di Danza Contemporanea al Teatro Vascello Dall’11 al 27 luglio 2018 al Teatro Vascello di Roma torna Fuori Programma, il Festival Internazionale di Danza, con la direzione artistica di Valentina Marini, prodotto da European Dance Alliance/Valentina Marini Management in collaborazione con Teatro Vascello, giunge alla sua terza edizione

 


L’edizione 2018 punta all’eccellenza con dueprime nazionali, due prime regionali, una prima romana e un debutto assoluto. Mai esibitasi a Roma, Vertigo Dance Company (Israele) presenta, l’11 luglio alle ore 21.00 in partnership con Civitanova Danza Festival, la recente creazione per dieci interpreti One. One & Onea firma di Noa Wertheim, nuovo e originale capolavoro dell’autrice che simbolizza l’essenza dell’espressione artistica della Compagnia e della sua filosofia a cavallo tra arte, natura e umanità. One, One & One riflette sia mondi interni che esterni ponendo l’attenzione alle eco che derivano dalle diverse prospettive e sviluppa relazioni metaforiche tra il lontano e il vicino, tra il sé e l’altro; segue il 15 luglio alle ore 21.00 un altro progetto israeliano, l’acclamato We love arabs di Hillel Kogan, insignito dell’Oustanding Creator nel 2013: una performance, ironica e intelligente, in cui si porta in scena la storia di un coreografo isreaeliano che sceglie un ballerino arabo per affrontare il tema della convivenza tra ebrei ed arabi in Israele. Uno spettacolo politico portatore di un messaggio di pace e coesistenza, che si interroga sull’identità, e, nel mettere in scena le differenze, si arrende all’uguaglianza tra gli uomini; per poi arrivare il 18 luglio alle ore 21.00, in partnership con Bolzano Danza Festival, all’ironico e visionario, premiato al Noorderzon Festival 2015,  Don’t Talk to me in my sleep della coreografa serba Dunja Jocic, prodotto da Korzo Foundation: un duetto che mette in scena la relazione claustrofobica di un uomo con la madre, liberamente ispirato al rapporto tra Andy Warhol e Julia Warhol; il 21 luglio alle ore 21.00 La morte e la fanciulla, l’ultimo struggente lavoro di Abbondanza-Bertoni, già premio Danza&Danza 2017 e candidato ai premi UBU e Hystrio, in scena tre differenti “capolavori”, uno musicale: il quartetto in re minore La morte e la fanciulla di Franz Schubert, uno fisico: l’essere umano nell’eccellenza delle sue dinamiche, uno spiritual-filosofico: il mistero della fine e il suo continuo sguardo su di noi; il 25 luglio alle ore 21.00 l’attesa nuova creazione di Mauro Astolfi per Spellbound, Full Moon, qui in prima assoluta, un lavoro intimista e riflessivo, che racconta il percorso per cercare di decifrare la realtà individuale, una breve storia che pone lo sguardo sul fenomeno che influenza tutto quello che c’è intorno a noi, che smuove e disordina, e che ritrova nella luna piena una sorta di “risveglio” del nostro lato istintivo, chiara luce di una maggiore consapevolezza; chiude il festival il 27 luglio alle ore 21.00  Corpo a corpo (1^ meditazione su Caino e Abele), il nuovo lavoro di Roberto Zappalà che indaga la violenza che i corpi subiscono ed esprimono sin dall’inizio della vita. L’intenzione è quella di meditare sul tempo della violenza, sul bene e sul male, sulle lotte dell’umanità partendo dalle figure di Caino e Abele.

Fuori programmapropone dunque uno sguardo sul vasto paesaggio della scena internazionale, raccogliendo una gamma di creazioni espressione di linguaggi differenti, legate a una geografia altrettanto variegata per portare in scena in sei appuntamenti, durante i diciotto giorni di Festival, una sintesi delle più interessanti e recenti produzioni coreografiche. L’approccio alla danza contemporanea diventa quindi un atto di fiducia per rinnovare i propri interessi, per ridisegnare la poetica e il senso estetico che appartiene alla nostra civiltà, e si pone come dispositivo per riscoprire, attraverso l’uso del corpo e la musica, una sensibilità volta alla pluralità e alle differenze.”

Il festival è nato due anni fa come espressione naturale di quella che da diverso tempo è la vocazione di uno dei pochi spazi della Capitale attenti alla scena contemporanea, un luogo che è diventato negli anni casa per la produzione indipendente e che ha saputo raccogliere e accogliere creazioni su scala europea che rendessero il teatro e la danza di ricerca uno sguardo necessario e fondamentale per tutti, pubblico, operatori, artisti.

La scelta, non facile, di collocare la programmazione durante il periodo estivo, nasce dalla volontà di creare una continuità nell’offerta culturale cittadina e non condizionare l’immaginario dei mesi estivi alle sole proposte pop en plen air ma permettere ai tantissimi romani che ancora a luglio risiedono in città, così come ai turisti che affollano la nostra meravigliosa Roma, di usufruire di una proposta artistica estiva che si allinei con le altre capitali, che guardi all’Europa riuscendo a fare da ponte tra questa e i grandi Festival estivi nazionali di danza contemporanea con cui infatti già da quest’anno sono in essere delle collaborazioni a favore di alcune produzioni in cartellone.

Fuori Programma apre quest’anno una nuova collaborazione con Casa dello Spettatore che curerà INCONTRO ALLA DANZA_fuori programma. Due appuntamenti con il pubblico l’11 e il 21 luglio, per percorrere insieme un cammino condiviso dentro gli angoli di un’arte antica, costantemente elaborata e ripensata.

Gli incontri si terranno a partire dalle ore 19.00 al Teatro Vascello e sono ad ingresso gratuito. Per partecipare e richiedere informazioni è possibile scrivere a info@casadellospettatore.it.

Sono previsti due workshop: il 10 luglio alle ore 17,30 tenuto dalla Vertigo Dance Company presso la Scuola di Danza Mimma Testa a Trastevere e il 26 luglio alle ore 15.00 dalla Compagnia Zappalà Danza (120 min di lezione) presso il Teatro Vascello.

MAGGIORI INFO > http://teatrovascello.it/2017-2018/schede/fuori-programma.htm

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