Fortezza

La Fortezza Est, un presidio d’arte e cultura nel quartiere romano di Torpignattara

Riprendendo il cammino decennale percorso con Teatro Studio Uno e La Rocca Fortezza Culturale, i co-fondatori e co-direttori artistici, Eleonora Turco e Alessandro Di Somma, hanno intrapreso una nuova e coraggiosa sfida: aprire uno spazio culturale in piena pandemia. La Fortezza Est, che già nel nome porta con sé l’immagine di un presidio d’arte e cultura, nasce con l’intento di rinsaldare una comunità indebolita dai mutamenti relazionali imposti dalla pandemia. 

Teatro, libreria, biblioteca, luogo di condivisione e sperimentazione, a pochi giorni dalla sua inaugurazione, La Fortezza Est si prepara a diventare un punto di riferimento per il quartiere romano di Torpignattara.
Alla volontà di sostenere la ricerca di giovani artisti della scena off, si aggiunge, in questo progetto, la necessità di ricostruire il tessuto sociale attraverso un’azione culturale che sospinga nuovi criteri di aggregazione e che inneschi, negli artisti e nei cittadini che abiteranno La Fortezza Est, un atteggiamento riflessivo e partecipativo nei confronti della vita comunitaria. 

In questo tempo incerto, investire sulla cultura è un atto coraggioso che diventa politico quando l’arte si fa elemento propulsore di inclusività e condivisione.
Alessandro di Somma ed Eleonora Turco raccontano nascita e obiettivi di La Fortezza Est, riflettendo sul futuro del settore culturale. 

Già con Teatro Studio Uno e La Rocca Fortezza Culturale, avete avviato un lavoro volto non solo a sostenere l’arte, in particolare la sperimentazione e la ricerca di giovani artisti e artiste, ma anche a intessere un rapporto profondo con il quartiere a cui, con l’apertura de La Fortezza Est state riservando una casa, uno spazio di condivisione e cultura. Quali necessità della comunità locale e di quella artistica confluiscono nel progetto di questo spazio?

Eleonora Turco: In questi anni il nostro obiettivo è stato quello di creare una comunità unica, mettendo in rapporto gli artisti con il territorio e quindi le persone che lo abitano. Il nostro progetto ha come punto di partenza la necessità di connettere e creare relazioni tra persone, essere uno spazio dell’incontro dove l’arte diventa il mezzo essenziale per dialogare. 

Alessandro Di Somma: Credo che la cultura debba creare la necessità, non soddisfarla. Nel nostro ideale, immaginiamo di creare nelle persone la necessità dell’arte, più che soddisfarne il bisogno.

In un tempo in cui la pandemia ha inciso sulla relazione modificandola profondamente, cosa vuol dire oggi riunire una comunità?

ADS: Significa ritrovarsi, tessere insieme le corde che la tengono unita, stretta, solidale, riunirsi per riconoscersi e tornare a conoscersi, diversi, cambiati, ma stretti in un’idea condivisa.

ET: In un periodo come questo non è un’impresa facile. Stiamo vivendo tutti un momento di grande incertezza e confusione. Il web ci ha dato la possibilità di rimanere in relazione e mantenere vivi i rapporti, ma la comunità non può vivere tramite internet. Incontrarsi fisicamente è necessario per instaurare dei rapporti umani profondi.

Personalmente sento la mancanza del contatto con le persone, della spazialità dei corpi, anche la stessa impossibilità di abbracciarsi quando ci si rivede è qualcosa che mi crea uno strano senso di distanza. Credo che quello che ci riunisca come comunità sia proprio la voglia di tornare ad avere un contatto e un legame concreto, uno scambio reale di idee, progetti e visioni in presenza, faccia a faccia e senza timori. 

Nonostante il momento di grande spaesamento vissuto dal settore e di mutamento del concetto di condivisione, avete deciso di aprire uno spazio dedicato all’arte. Quali scenari futuri prefigura l’investimento odierno sulla cultura e sulla formazione?

ET: L’idea di Fortezza Est nasce da prima della pandemia, è un progetto che si porta dietro tutto il lavoro fatto in questi anni che da tempo avevamo in mente di sviluppare. Eravamo alla ricerca dello spazio giusto e per una  fortunata o sfortunata coincidenza (dipende dal punto di vista) lo abbiamo trovato poco prima della chiusura totale del marzo scorso. L’obiettivo di Fortezza est è quello di amplificare il lavoro fatto con il Teatro Studio Uno e LaRocca, unirli in un unico spazio dove si parli a 360 gradi di arte.

Siamo convinti che per ricostruire il tessuto sociale la strada da percorrere sia quella dell’arte e della cultura, e investire in questo campo per noi vuol dire creare le basi per una società più cosciente e partecipativa. Siamo profondamente innamorati di questo lavoro e oggi più che mai siamo consapevoli del suo valore.  

ADS: Crediamo che la cultura rappresenti un asset essenziale, una particella indispensabile dell’essere umano, crediamo nella cultura come motore aggregativo e come bene essenziale dal quale non ci si può esimere di partecipare, un investimento destinato a produrre benefici.

In quanto direttori artistici di spazi teatrali e promotori da dieci anni di progetti culturali, come sta vivendo la crisi del settore il circuito off e qual è la posizione condivisa circa gli interventi statali messi in campo a sostegno di realtà come la vostra? 

ADS: Viviamo alla giornata. Il sistema Italia sta cercando di dialogare con un mondo che fondamentalmente non conosce, di cui a malapena ne percepiva l’esistenza. Le misure messe in campo per sostenere le realtà off sono state utili, ma senza un cambio di prospettiva risultano un placebo destinato a far sopravvivere le realtà marginali come un paziente in coma irreversibile.

ET: L’emergenza sanitaria e le difficoltà economiche da essa prodotte hanno acutizzato una crisi profonda già in atto nel nostro settore. Le stesse misure messe in campo denotano una conoscenza sommaria e superficiale del sistema produttivo dello spettacolo dal vivo, non se ne conoscono i bisogni e non si sanno individuare le criticità.

Ci auguriamo che questa situazione produca una presa di coscienza della complessità del lavoro culturale e delle strutture grandi e piccole che lo sostengono, comprese realtà come la nostra che rappresentano dei presidi importanti ed essenza li di aggregazione sociale e culturale per il territorio.

L’apertura de La Fortezza Est avrebbe dovuto coincidere con la Stagione imPossibile 20/21, attraverso cui, tenendo fede alla vostra storia professionale, avete delineato una programmazione dedicata alla nuova drammaturgia, alla ricerca di linguaggi innovativi e al sostegno delle nuove generazioni di artisti. Il blocco dello spettacolo dal vivo ha coinvolto anche la vostra programmazione. Quali ulteriori attività avete previsto per La Fortezza Est?

ADS: L’apertura di uno spazio così diverso dai nostri precedenti ci ha aperto possibilità che vogliamo raggiungere e superare, crediamo che la nostra forza sia nelle idee, e quelle vogliamo rendere realtà, crediamo che aprire uno spazio culturale sia innanzitutto una grande responsabilità, verso gli artisti, gli spettatori, e le persone comuni che vogliano vivere nuove esperienze, che si vogliano mettere in discussione e credere che il futuro possa rivelarsi più limpido di quello che ci aspettiamo.

ET: Nell’attesa di poter accendere i riflettori sulla stagione teatrale il nostro lavoro continua sul territorio come spazio culturale di formazione ed incontro, nel rispetto di tutte le norme anticontagio e di prevenzione perché la situazione è ancora molto delicata e complessa. Abbiamo una grande responsabilità, è importante resistere e continuare ad esserci.  Nel quartiere c’è grandissima attesa per la riapertura della nostra libreria all’interno di Fortezza est, questo  affetto ci riempie di speranza per il futuro.

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Emergenza Covid-19: il teatro che resiste

Con i teatri chiusi, le precarie tutele lavorative per i professionisti delle arti sceniche, gli spettacoli e i festival annullati in tutta Italia fino al 3 aprile in ottemperanza alle nuove disposizioni di contrasto alla diffusione del “Coronavirus” del DPCM del 4 marzo 2020, risulta difficile non parlare dei problemi che stanno mettendo in ginocchio il settore.

Eppure, a fronte di un momento di crisi senza precedenti per il sistema teatrale c’è chi, con lucidità di pensiero e spirito d’iniziativa, tenta soluzioni sperimentali per far fronte all’impossibilità delle rappresentazioni pubbliche.

È il caso del Teatro Piccolo Orologio, spazio comunale di Reggio Emilia gestito dal Centro Teatrale MaMiMò, che ha lanciato l’iniziativa MaMiMò On Demand, pubblicando sul proprio sito web i video integrali di tutte le produzioni, visibili gratuitamente fino a quando resterà in vigore il DPCM del 4 marzo 2020.

Un esperimento radiofonico è stato proposto dal Festival Vie, organizzato da Emilia Romagna Teatro Fondazione, alla luce dell’annullamento della XV edizione. Su Radio Città del Capo è stata proposta la performance radiofonica Daily Kepler della compagnia Kepler-452. Daily Kepler si svolge nell’ambito di Così sarà La città che vogliamo, il progetto di teatro partecipato dedicato ai ragazzi tra gli 11 e i 25 anni. ERT tenta inoltre, attraverso il progetto iBliz, di non perdere il legame con la scuola. Con questa iniziativa il teatro si mette a disposizione degli insegnanti per sostenere la didattica a distanza.

Il Teatro Regio di Torino è stato costretto ad annullare il debutto dell’opera Violata, capolavoro di Korngold nell’allestimento firmato da Pier Luigi Pizzi e diretto da Pinchas Steinberg con il Coro del Regio di Torino. In accordo con OperaVision, piattaforma video europea interamente dedicata all’opera lirica, lo spettacolo sarà trasmesso gratuitamente in streaming e on demand dal 28 febbraio al 28 agosto 2020.

Il Teatro Biondo di Palermo decide di far fronte alla chiusura con tre proiezioni streaming sul suo canale Youtube (@TeatroBiondo): fino a domenica 8 marzo, dalle 17 alle 22sarà possibile assistere gratuitamente allo spettacolo Viva la vida di Gigi Di Luca, con Pamela Villoresi e con Lavinia Mancusi (musiche) e Veronica Bottigliero (body painter). Mezz’ora prima di ogni proiezione, sulla pagina Facebook del Teatro Biondo, saranno pubblicate le interviste live dietro le quinte insieme a ospiti speciali, uno per ogni giornata.

Teatro a porte chiuse è la risposta del Teatro Studio Uno, casa romana del teatro indipendente, all’emergenziale chiusura delle attività. In comune accordo con le compagnie in scena, si è scelto di offrire la visione degli spettacoli trasmettendoli in diretta sulla pagina Faceboook di Teatro Studio Uno. A sostegno dello spazio e degli artisti, è stato aperto un conto paypal tramite il quale poter effettuare una donazione per la diretta dello spettacolo, oltre a prevedere la possibilità di acquistare dei biglietti virtuali dal sito eventribe.

Il contagio dilagante può destare meno paura se il virus che si diffonde è quello dell’arte. È quanto cercano di fare alcuni artisti che, attraverso la neonata pagina Facebook Il bel contagio, condividono dei brevi video in cui declamano stralci di opere per riaffermare che la cultura, lo spettacolo e la bellezza sono indispensabili (e devono essere virali).

In apertura del programma radiofonico Radio3 Suite, la giornalista Laura Palmieri insieme al team di Radio3, ha avviato un’iniziativa di sostegno agli artisti che consiste nella possibilità di usufruire di un palcoscenico sonoro della durata di 15 minuti. Dal lunedì al venerdì, dalle 20:10 alle 20:30, andranno in onda pillole teatrali in cui gli artisti potranno condensare creativamente gli spettacoli sospesi o annullati.

Teatro Tedacà

C’è chi ha scelto di non interrompere la propria proposta culturale seguendo la disposizione ministeriale di garantire un metro di distanza tra gli spettatori. È il caso del Teatro Trastevere e del Teatro Furio Camillo di Roma, del Teatro Faraggiana di Novara e del Teatro Tedacà di Torino.

Anche il Teatro dell’Opera di Roma non si ferma. Per il prossimo fine settimana, che va dal 13 al 15 marzo, in programma tre appuntamenti musicali dall’emblematico titolo R/Esistere aperti al pubblico nella sala del Costanzi.

Questa parziale mappatura delle iniziative di contrasto a un’emergenza che piega un settore fragile quale quello dello spettacolo, è un chiaro segnale lanciato da un sistema a rischio che, sul filo della precarietà, cerca di restare in equilibrio senza arrendersi. Richiamando artisti e operatori a unirsi, nella difficile condizione sanitaria che attanaglia la nazione, il teatro italiano si spoglia delle vesti ufficiali, portando avanti la necessità di fare cultura e condividere bellezza.

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FESTIVAL LABIRINTO, progetto del Gruppo della Creta

Pubblichiamo la raccolta completa delle diverse uscite dello storytelling dedicato alla seconda edizione del Festival Labirinto che si è svolto presso il Teatro Studio Uno di Torpignattara (Roma) dal 15 al 28 maggio 2017. La kermesse, nata nel 2016 per volontà degli attori del Gruppo della Creta, è concepita come un’intersezione culturale dove poter incontrare artisti provenienti dalle discipline e dai contesti più vari.

#FocusOn: Il Festival Labirinto secondo il Gruppo della Creta

Abbiamo concepito Labirinto nel 2016 , spinti dal desiderio di trovare un luogo dove cultura e creatività possano esistere senza giudizio. Per questo, il Festival è un’intersezione culturale dove poter incontrare artisti provenienti dalle discipline e dai contesti più vari, un porto franco dove esibire e condividere le proprie creazioni. Questa idea si concretizza nell’immagine di un..(CONTINUA A LEGGERE)

#AnticipAzione: Programma e percorsi del Festival Labirinto

Dopo l’importante successo della prima edizione del festival Labirinto, il Gruppo della Creta ha deciso di imbarcarsi nell’organizzazione della seconda edizione. Le novità saranno tantissime. Come nella prima edizione lo spettatore potrà orientarsi tra diverse forme artistiche: dal teatro alla video arte. Le novità di quest’anno saranno la drammaturgia, la musica, i workshop ed una performance che..(CONTINUA A LEGGERE)

#FocusOn: Festival Labirinto e il Gruppo della Creta

Intervista ad Alessandro Di Murro del Gruppo della Creta per scoprire il concept del progetto..(CONTINUA A LEGGERE)

#TheatronConsiglia: Festival Labirinto, workshop di Drammaturgia e di Recitazione

l Festival, come un labirinto, presenta diversi ingressi e strade di esplorazione. Tra queste spiccano i workshop, che consentono di scegliere tra due sentieri diversi, accompagnati da due guide: il percorso di drammaturgia con Giampiero Rappa e quello di recitazione con Max Mazzotta. Grazie al pretesto offerto dal tema di Labirinto II, “Noi giovani del futuro”, servendosi della loro..(CONTINUA A LEGGERE)

#FocusOn: Orientheatre, teatro urbano a Torpignattara

In programmazione all’interno del Festival Labirinto II presso il Teatro Studio Uno il 21 e 28 maggio 2017 abbiamo partecipato alla prima assoluta di Orientheatre: giro di vite, ispirato al romanzo “Il giro di vite” di Henry James. Prendendo spunto dalla disciplina dell’orienteering, o orientamento, che consiste nell’effettuare un percorso caratterizzato da punti di controllo chiamati “lanterne” e con l’aiuto esclusivo di una cartina topografica, gli attori del..(CONTINUA A LEGGERE)

#AnticipAzione: ‘o Princepino al Teatro Studio Uno dal 25 al 27 maggio

Prima che venisse pensato come testo, ‘o Princepino è stato concepito come uno spartito musicale. Una composizione teatrale che considera ogni parola, ogni sillaba, come una nota da vibrare. Il lavoro del drammaturgo, durante la stesura finale del copione, è stato concertato insieme agli altri componenti del progetto, regista, attori e musicisti, come se questi fossero, insieme all’autore, elementi di..(CONTINUA A LEGGERE)

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#AnticipAzione: ‘o Princepino al Teatro Studio Uno dal 25 al 27 maggio

Debutta il 25 maggio al Teatro Studio Uno (Roma) , nell’ambito del festival delle arti Labirinto II, ‘o Princepino di Aniello Nigro, regia di Cristiano Demurtas.

“Esitò ancora un poco, poi si alzò. Fece un passo. Io non riuscivo a muovermi. Ci fu solo un lampo giallo intorno alla sua caviglia. Lui rimase un istante immobile. Non gridò. Cadde dolcemente, come cade un albero. Non fece nemmeno rumore, per via della sabbia”.

Saint-Exupery fa terminare così l’incredibile racconto del “Piccolo Principe”. In molti pensano che il Piccolo Principe muoia alla fine del romanzo; altri pensano che abbia semplicemente lasciato il suo corpo terreno per tornare sulla propria stella. In pochi pensano invece che abbia continuato il suo viaggio, finendo vecchio e stanco in un ospizio sul pianeta della dimenticanza. Inizia così il viaggio a ritroso di questo vecchio principe. I pochi elementi rimasti della sua esistenza faranno scaturire in lui una serie di pensieri, che lo porteranno a ricordarsi di essere stato bambino.

Prima che venisse pensato come testo, ‘o Princepino è stato concepito come uno spartito musicale. Una composizione teatrale che considera ogni parola, ogni sillaba, come una nota da vibrare. Il lavoro del drammaturgo, durante la stesura finale del copione, è stato concertato insieme agli altri componenti del progetto, regista, attori e musicisti, come se questi fossero, insieme all’autore, elementi di un’orchestra. Il lavoro è stato svolto sui significanti, prima ancora che sui significati, cercando di lasciare la ricerca di questi ultimi direttamente al pubblico dell’esibizione. L’opera è resa come una scena universale, davanti alla quale ognuno può riconoscersi con la propria esperienza, scavando e ricercando il senso a diversi livelli di profondità, facendosi guidare dalle proprie sensazioni.

In questo senso, lo spettacolo è didattico, perché mette lo spettatore davanti ad uno specchio esistenziale, che riflette sì l’esperienza dell’osservatore, ma nello stesso tempo scuote dal punto di vista sensoriale la coscienza di chi guarda, accompagnando lo spettatore verso una disposizione di ascolto vicina all’auto-analisi. Non c’è soluzione, non ci sono risposte, nel contempo, però, ci sono molte domande, che chi assiste alla messinscena può portare in dote ai suoi più intimi ragionamenti. Questi interrogativi chiederanno a Ninno, il nostro protagonista, di trovare risposta.

È forse una delle cose più difficili quella di saper leggere la libreria del nostro essere, nonostante si possa dire che i punti in comune tra le varie esistenze possano sembrare molti. La difficoltà insita in questo compito è data forse da una implicita tendenza alla solitudine, dal fatto che il nostro è il mondo della dimenticanza, della fugacità, delle monadi in cui siamo isolati. È da questo pensiero che nasce la necessità di cercare costantemente la semplicità e l’essenzialità dell’essere bambino, per trovare quei punti che ci aiutano nella comprensione di noi stessi, nella ricerca verso la condivisione.

ASCOLTA L’ITERVISTA RADIOFONICA AL REGISTA CRISTIANO DEMURTAS E ALL’ATTORE ALESSIO ESPOSITO

 

NOTE DI REGIA

“Un vecchio che muore è una libreria che brucia”, recita un vecchio detto africano. Saper leggere i libri che compongono la nostra “biblioteca personale” è la chiave di volta per poter raggiungere la condizione di essere umano pensante. Siamo tutti degli esseri da esplorare, il nostro corpo e ciò che vi è contenuto sono costantemente in trasformazione: chi siamo stati e cosa saremo sono componenti che accompagnano costantemente la nostra persona. Immersi però nelle convenzioni, nel sistema politico-sociale, riusciamo a distinguere noi stessi? Riusciamo a distinguerci dalla massa?

(Cristiano Demurtas)

 

GRUPPO DELLA CRETA

Il Gruppo della Creta è composto da giovani attori uniti per costruire un teatro collaborativo dove le abilità di ognuno possano sostenere il lavoro di tutti.
Fuori dagli schemi del teatro ufficiale, più vicini alla cooperativa e al teatro indipendente, i membri del Gruppo credono in un teatro di ricerca che si basa sul lavoro di palcoscenico e sulla ricerca di nuovi format e modalità per creare un dialogo diretto con il pubblico.

Componenti: Jacopo Cinque, Cristiano Demurtas, Alessandro Di Murro, Alessio Esposito, Pamela Massi, Giulia Modica, Laura Pannia, Lida Ricci, Bruna Sdao.

CRISTIANO DEMURTAS

Cristiano Demurtas nasce a Orbetello (Gr), il 30/11/1993. Finiti gli studi, si trasferisce a Roma, dove si diploma presso l’Accademia Internazionale di Arte Drammatica del Teatro Quirino. Si avvicina alla regia assistendo registi come Alvaro Piccardi, Alessandro Fabrizi, Daniele Nuccetelli, Lorenzo De Liberato, Stefano Patti ed altri. Dal 2016 è co-organizzatore del Festival di Teatro Ecologico di Stromboli.

ALESSIO ESPOSITO

Alessio Esposito nasce a Isernia, il 07/09/1990. Inizia il suo percorso teatrale, partecipando ad un laboratorio per gioco, entrando poi nel Centro Artistico di Sperimentazione Teatrale diretto da Salvatore Mincione Guarino. Nel 2008 diventa socio della compagnia C.A.S.T. e nel 2010 apre il Piccolo Spazio Libero “Il Proscenio”. Nel 2012 si trasferisce a Roma e nel 2015 si diploma presso l’Accademia Internazionale di Arte Drammatica del Teatro Quirino di Roma diretta da Alvaro Piccardi.

AMEDEO MONDA

Amedeo Monda nasce a Gallarate (VA), il 02/02/1990. Nel 2005 inizia i suoi studi di chitarra classica presso l’Istituto comunale “Palmiero Giannetti” di Grosseto, conseguendo il diploma di teoria musicale, solfeggio, armonia e storia della musica. Si laurea nel 2017 presso l’ ISSM Rinaldo Franci di Siena. Collaboratore del Gruppo della Creta dal 2015, artista di strada e attualmente chitarrista dell’Orchestra Mattarella e del duo Trieste meolo roncade.

ANIELLO NIGRO

Laureato alla Sapienza di Roma in Scienze Umanistiche, con indirizzo Teatro e Arti Performative, specializzato in drammaturgia, Aniello Nigro nasce come attore, recitando in varie compagnie professionistiche per poi passare esclusivamente alla scrittura per il teatro. È autore di trentaquattro testi teatrali tra cui si ricordano: T: Tralasciando Godo; Logiche Kamikaze; Le signore Cannavaccio; Le Mani nel fuoco; Madre Teresa di via Margutta; I gabbiani di Napoli; Il soldato Woyzeck; MacBeth – La poltrona; Racconto; Prigionia: femminile singolare.

 

GIOVEDÌ 25 | VENERDÌ 26 | SABATO 27

SALA TEATRO | 21.00 | durata 70’ | teatro

Gruppo della Creta

o’ Princepino – primo studio (2017)

prima assoluta

drammaturgia Aniello Nigro

regia Cristiano Demurtas

con Alessio Esposito, Amedeo Monda

musiche Enea Chisci, costumi Giulia Barcaroli, scene Bruna Sdao, aiuto regia Gabriele Merlini, organizzazione Sara Papini, progetto fotografico Selena Franceschi, si ringraziano Cesare D’Arco, Stefania Minciullo, Marco Quaglia, Vittorio Stasi, MaTeMù, Accademia Popolare dell’Antimafia

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#AnticipAzione: Programma e percorsi del Festival Labirinto

Dopo l’importante successo della prima edizione del festival Labirinto, il Gruppo della Creta ha deciso di imbarcarsi nell’organizzazione della seconda edizione. Le novità saranno tantissime. Come nella prima edizione lo spettatore potrà orientarsi tra diverse forme artistiche: dal teatro alla video arte. Le novità di quest’anno saranno la drammaturgia, la musica, i workshop ed una performance che sfrutti l’ambiente urbano circostante al teatro.

Inoltre, quest’anno Labirinto è sostenuto da SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, patrocinato dal Municipio V del Comune di Roma e partecipa al calendario di eventi per celebrare i 90 anni di Torpignattara, grazie al Comitato di quartiere di Torpignattara. La seconda edizione del festival Labirinto si svolgerà presso il Teatro Studio Uno di Roma, in via Carlo della Rocca 6, dal 15 al 28 maggio 2017.

PERCORSI

 > ICARO – Bando di teatro:

Il rito teatrale è inteso come quel luogo fisico in cui può avvenire la commistione artistica perfetta: ecco il perché della creazione del bando Icaro, il cui intento è quello di trovare spettacoli affini alla tematica del festival. Icaro è figlio di Dedalo, l’architetto che ha costruito il celebre labirinto di Creta per ordine del re Minosse, il quale li rinchiuse insieme nello stesso. Dedalo per salvare se stesso e il figlio costruisce delle ali di cera. Mentre i due fuggono verso la libertà, Icaro, per bramosia di arrivare al sole, cade in mare a causa del calore che scioglie la cera delle ali. Il bando è finalizzato alla ricerca di spettacoli “che mirino al sole”, ma che abbiano l’intelligenza di non far sciogliere le proprie ali. Nella programmazione generale del festival saranno presentati quattro spettacoli: Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti – regia di Tiziano Caputo (vincitore Bando MID 2017 – sezione Icaro); Tre once di lana nera – regia di Giacomo Troianiello (vincitore Bando MID 2017 – sezione Icaro); Icaro – regia di Massimiliano Aceti (vincitore Bando MID 2017 – sezione Icaro); o’ Princepino – regia di Cristiano Demurtas (nuova produzione del Gruppo della Creta).

La giuria del concorso è composta dagli attori del Gruppo della Creta: Jacopo Cinque, Cristiano Demurtas, Alessandro Di Murro, Alessio Esposito, Pamela Massi, Giulia Modica, Laura Pannia, Lida Ricci, Bruna Sdao.

> DEDALO – Bando drammaturgia: 

Una delle novità della seconda edizione è il bando di drammaturgia Dedalo. Dedalo è l’architetto che ha costruito il celebre labirinto di Creta per ordine del re Minosse, che lo rinchiuse all’interno con il figlio Icaro. Ci affascina pensare al drammaturgo come colui che costruisce un labirinto, ci si perde, riesce a fuggire e vede davanti ai suoi occhi la caduta del figlio. Il bando Dedalo, finalizzato alla ricerca di drammaturghi che possano proporre la loro visione della realtà attraverso la scrittura scenica, ha premiato il testo Achemenide – È Soltanto Un poema Epico Minore di LiberaImago con una residenza creativa nello stesso Teatro Studio Uno nella stagione 2017/2018 ed una pubblicazione del testo nella collana Scena Muta, grazie alla collaborazione con Editori Progetto Cultura. La giuria del concorso è composta da: Silvio Bambagiotti, Arnaldo Colasanti, Brunilde Di Giovanni, Alessandro Di Somma.

> VIDEO ARTE:

Nella prima edizione di Labirinto, il videomaker Mattia Mura (Fabrica) ha esposto tre video installazioni, indagando il tema del festival. Quest’anno, grazie alla collaborazione con Nicolas Vamvouklis (Fabrica) e K-Gold Temporary Gallery, presenteremo una selezione di opere di giovani videoartisti internazionali. Il progetto Brave New World, tratto dal romanzo dello scrittore inglese Aldous Huxley Il Mondo Nuovo, è curato da Nicolas Vamvouklis ed è stato presentato da K-Gold Temporary Gallery dall’8 al 28 agosto 2016 nell’isola di Lesbo, in Grecia, con il supporto di NEON – Organization for Culture and Development.

“Diversi eppure così simili, gli individui vivono in un circolo vizioso in cui nuove necessità e nuovi desideri sono sempre in attesa di essere esauditi”.

Il programma di screening include un nucleo estremamente eterogeneo di lavori che mettono in questione la relazione tra corpo umano e natura, evoluzione ed ambiente, città e circolazione dell’informazione, memoria e storia, identità e sviluppo tecnologico, religione ed ambiente domestico.

> WORKSHOP:

Due workshop, uno di recitazione, condotto da Max Mazzotta (dal 15 al 19 maggio), ed uno di drammaturgia, condotto da Giampiero Rappa (dal 22 al 25 maggio), caratterizzano l’aspetto pedagogico del festival. Grazie al pretesto offerto dal tema di Labirinto II, “Noi giovani del futuro”, servendosi della loro sensibilità artistica e del loro metodo di lavoro, i due artisti accompagnano i partecipanti in una full immersion altamente stimolante. ( LEGGI L’APPROFONDIMENTO DI THEATRON SUI WORKSHOP )

> MUSICA:

Non manca la musica a comporre una suggestiva colonna sonora per chiunque voglia addentrarsi nel Labirinto. Gli ospiti di questa edizione sono Sten & the Groovemates Duo (chitarra: Stefano Gaspei, basso: Andrea Sabatino), The Goodfellas Duo (voce e chitarra: Claudio Cirillo, percussioni e tromba: Domenico Rizzuto) e Trieste meolo roncade (chitarra: Amedeo Monda, batteria: Marco Ronconi).

> ORIENTHEATRE:

Prendendo spunto dalla disciplina dell’orienteering, o orientamento, che consiste nell’effettuare un percorso caratterizzato da punti di controllo chiamati “lanterne” e con l’aiuto esclusivo di una cartina topografica, gli attori del Gruppo della Creta hanno ideato l’evento urbano Orientheatre. Sostituendo le “lanterne” con attori, gli spettatori sono invitati ad orientarsi nel quartiere di Torpignattara, come dentro ad una drammaturgia spaziale.

Seguendo le più moderne correnti di “riappropriazione territoriale”, che consistono nella valorizzazione delle zone depresse urbane ed extraurbane, messe in moto in più parti del mondo dai più svariati gruppi di ricerca teatrale e artistica, il Gruppo propone una possibilità esperienziale di spettacolarizzazione dell’impianto urbanistico, che diventa scenografia e set delle narrazioni degli attori disseminati nella zona.

 

PROGRAMMAZIONE

 

Mercoledì 10 maggio 2017

  • Ore 11,30 à Conferenza Stampa presso il Teatro Studio Uno

Lunedì 15 maggio 2017

  • Ore 10 – 16 à workshop di recitazione condotto da Max Mazzotta presso Artem Dance, via Natale Palli 11/13
  • Ore 19 à inaugurazione festival con Sten & the Groovemates Duo (chitarra: Stefano Gasperi, basso: Andrea Sabatino) ed installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno

 Martedì 16 e mercoledì 17 maggio 2017

  • Ore 10 – 16 à workshop di recitazione condotto da Max Mazzotta presso Artem Dance, via Natale Palli 11/13

Giovedì 18 e venerdì 19 maggio 2017

  • Ore 10 – 16 à workshop di recitazione condotto da Max Mazzotta presso ArtemDance, via Natale Palli 11/13
  • Ore 19 à installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 à spettacolo Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti – regia di Tiziano Caputo (Sala Teatro)
  • Ore 21 à spettacolo Tre once di lana nera – regia di Giacomo Troianiello (Sala Specchi)

Sabato 20 maggio 2017

  • Ore 19 à aperitivo musicale con The Goodfellas Duo (voce e chitarra: Claudio Cirillo, percussioni e tromba: Domenico Rizzuto) ed installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 à spettacolo Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti – regia di Tiziano Caputo (Sala Teatro)
  • Ore 21 à spettacolo Tre once di lana nera – regia di Giacomo Troianiello (Sala Specchi)
  • Ore 23 à concerto di The Goodfellas Duo (voce e chitarra: Claudio Cirillo, percussioni e tromba: Domenico Rizzuto)

Domenica 21 maggio 2017

  • Ore 17 à performance urbana Orientheatre – regia di Alessandro Di Murro, con punto di ritrovo iniziale presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 17 à installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno

Lunedì 22, martedì 23 e mercoledì 24 maggio 2017

  • Ore 11 – 16 à workshop di drammaturgia condotto da Giampiero Rappa presso il Teatro Studio Uno

Giovedì 25 maggio 2017

  • Ore 11 – 16 à workshop di drammaturgia condotto da Giampiero Rappa presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 19 à installazione di video-arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 à spettacolo ’o Princepino – regia di Cristiano Demurtas [Gruppo della Creta] (Sala Teatro)
  • Ore 21 à spettacolo Icaro – regia di Massimiliano Aceti (Sala Specchi)

Venerdì 26 maggio 2017

  • Ore 19 à installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 à spettacolo ’o Princepino – regia di Cristiano Demurtas [Gruppo della Creta] (Sala Teatro)
  • Ore 21 à spettacolo Icaro – regia di Massimiliano Aceti (Sala Specchi)

Sabato 27 maggio 2017

  • Ore 19 à aperitivo musicale con Trieste meolo roncade (chitarra: Amedeo Monda, batteria: Marco Ronconi) ed installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 à spettacolo ’o Princepino – regia di Cristiano Demurtas [Gruppo della Creta](Sala Teatro)
  • Ore 21 à spettacolo Icaro – regia di Massimiliano Aceti (Sala Specchi)
  • Ore 23 à concerto di Trieste meolo roncade (chitarra: Amedeo Monda, batteria: Marco Ronconi)

Domenica 28 maggio 2017

  • Ore 17 à performance urbana Orientheatre – regia di Alessandro Di Murro, con punto di ritrovo iniziale presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 17 à installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno

 

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#FocusOn: Festival Labirinto e il Gruppo della Creta

Il Festival Labirinto nasce nel 2016 per volontà degli attori del Gruppo della Creta. Concepito come un’intersezione culturale dove poter incontrare artisti provenienti dalle discipline e dai contesti più vari, il Festival è all’alba della sua seconda edizione che si svolgerà dal 15 al 28 maggio presso il Teatro Studio Uno (Torpignattara – Roma).

Abbiamo intervistato Alessandro Di Murro del Gruppo della Creta per scoprire il concept del progetto:

• Ciao Alessandro, cosa cela il nome Labirinto?

Il Labirinto è un luogo dove perdersi, di cui non si conosce né l’entrata né l’uscita e in cui si cerca disperatamente il centro, luogo probabilmente irraggiungibile se non addirittura inesistente. Nel binomio tra cercare l’uscita e raggiungere il centro si sono delineate la nostra poetica e le nostre scelte artistiche. Infatti, se da una parte le diverse arti o i diversi stili artistici rappresentano gli infiniti percorsi che si possono intraprendere all’interno del labirinto, dall’altra il tema del festival, ogni anno diverso, rappresenta quel centro cercato invano. La consapevolezza dell’impossibilità di raggiungere il centro è fulcro del progetto: questa consapevolezza permette di fuggire dal giudizio e dall’illusione di dover trovare una risposta definitiva.

• Dunque perdersi nella RICERCA.

Esattamente! Siamo convinti che la perdita dell’orientamento sia fondante e fondamento della nostra contemporaneità. Non combattiamo lo straniamento con risposte e grandi verità, ma lo affrontiamo nella ricerca: non ricerca fine a se stessa e alienante, ma ricerca vera perché concreta e tangibile per lo spettatore, formata da spettacoli, installazioni e performance che lo accompagnano nella sua perdita di senso. In poche parole, il filo d’Arianna a noi non interessa. Questo elemento instabile, non fissato, la voglia di fuggire da verità rivelate e incontestabili è parte fondante della poetica del Gruppo, che ha fatto della caratteristica malleabilità e mutevolezza della creta la reificazione della sua espressione artistica, sia nella recitazione che nella regia, sia nelle scelte organizzative che di produzione.

• Come nasce il vostro progetto?

Labirinto è nato come una casualità. Prima di tutto da un punto logistico fu una circostanza economica che ci fece avere tra le mani un teatro per tre settimane. Non è una vergogna raccontarlo: il teatro è legato ad aspetti economici, sociali e politici in egual misura. Per questo può parlare del reale. Dover gestire un teatro per un periodo così lungo ci ha portato alla creazione del Festival. Ogni festival che si rispetti ha un nome che si ricordi. Abbiamo impiegato un sacco di tempo per trovare il nostro e l’unica chiave di volta che ci ha permesso di definirlo è aver preso coscienza della nostra condizione. Il nome del nostro collettivo, Gruppo della Creta, da sempre ci riporta a mondi classici e a mitologie greche. Già con uno dei nostri spettacoli, Cassandra, eravamo stati rapiti dal fascino di quel periodo. D’altra parte, la sensazione di trovarsi sempre in un luogo ostile, dove le pareti che ti proteggono sono le stesse che ti ingabbiano, era nota. L’immagine di un Labirinto fatto di paure, provini, ansie e incertezze ci stava indebolendo. Finché, dato il carattere solidale della nostra compagnia, ci siamo domandati se non fosse stato più utile popolare questo labirinto: “Se non riesci ad uscire dal tunnel, arredalo”.

Abbiamo deciso di raccontare la nostra condizione con il nostro teatro, non solo sulle tavole del palcoscenico, ma attraverso una struttura a tutto tondo. Ecco che nasce Labirinto: un luogo non di esibizione, ma di condivisione. Condivisione con il pubblico. Condivisione con altri artisti. Condivisione con il territorio che lo ospita. Perché anche se è vero che ci troviamo dentro un Labirinto dove l’ingresso è introvabile e il centro irraggiungibile, i percorsi per viverlo sono infiniti e tutti ricchi di una bellezza da scoprire.

• Quale riscontro c’è stato dalla prima edizione del Festival?

A 10 giorni dall’inizio della prima edizione del Festival (febbraio 2016) non eravamo pronti ma, come lui non aveva aspettato a nascere, non aspettò neanche a cominciare. Tutto funzionò, ovviamente con mille riserve! Per tre settimane abbiamo avuto la fortuna di avere tanti ospiti come Luigi Mezzanotte, attore di Orgia con la regia di Pasolini nel 1968, Giancarlo Sammartano, Federico Vigorito e Ninetto Davoli, che gentilmente ha recitato per noi il prologo del Vantone.

Tanti registi hanno portato il proprio lavoro nei meandri del nostro festival: Sergio Basile ha messo in scena un testo di Elena Fanucci, Lorenzo De Liberato ha diretto Chiara Poletti e Massimo Cinque, con Senza Confini, uno spettacolo sulla prima guerra mondiale. Senza ancora sapere cosa fosse esattamente Labirinto, avevamo un festival delle arti al cui interno convivevano video arte (grazie ai lavori del regista Mattia Mura), teatro ragazzi (Il magico mondo di Maka è stato il fiore all’occhiello della nostra creazione), un concorso di pittura, che abbiamo chiamato Minotauro, curato da Enea Chisci e sponsorizzato da Artemisia Lab. Sintesi di questa grande commistione di arti è stato il nostro primo spettacolo completamente auto prodotto dal Gruppo della Creta: Per sei dollari l’ora.

• Cosa bolle in pentola in vista della seconda edizione ?

Nel 2016 abbiamo partecipato al bando indetto dalla SIAE per finanziare progetti, vincendolo. Grazie al loro sostegno abbiamo deciso di ripetere l’avventura, producendo la seconda edizione di Labirinto. Questa volta siamo cresciuti e abbiamo scoperto nuovi percorsi in cui perdersi. Per ora mi fermo qui, non svelando nulla sulla programmazione, ma vi invito alla conferenza stampa del 10 maggio (ore 11.30 Teatro Studio Uno).

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#FocusOn: Il Festival Labirinto secondo il Gruppo della Creta

Dopo il successo della prima edizione il Gruppo della Creta presenta il secondo capitolo del Festival Labirinto. La kermesse si svolgera dal 15 al 28 maggio al Teatro Studio Uno di Torpignattara (Roma). Come nella prima edizione lo spettatore potrà orientarsi tra diverse forme artistiche: il teatro, la video arte e l’arte visiva. Le novità di quest’anno saranno l’inserimento della drammaturgia, di eventi musicali, di una serie di incontri culturali, cinematografici e una performance che sfrutti l’ambiente urbano circostante al teatro.

IL FESTIVAL SECONDO IL GRUPPO DELLA CRETA:

Abbiamo concepito Labirinto nel 2016 , spinti dal desiderio di trovare un luogo dove cultura e creatività possano esistere senza giudizio. Per questo, il Festival è un’intersezione culturale dove poter incontrare artisti provenienti dalle discipline e dai contesti più vari, un porto franco dove esibire e condividere le proprie creazioni. Questa idea si concretizza nell’immagine di un labirinto:  un luogo dove perdersi, di cui non si conosce né l’entrata né l’uscita e in cui si cerca disperatamente il centro, luogo probabilmente irraggiungibile se non addirittura inesistente. Nel binomio tra cercare l’uscita e raggiungere il centro si sono delineate la nostra poetica e le nostre scelte artistiche. Infatti, se da una parte le diverse arti o i diversi stili artistici rappresentano gli infiniti percorsi che si possono intraprendere all’interno del labirinto, dall’altra il tema del festival, ogni anno diverso, rappresenta quel centro cercato invano. La consapevolezza dell’impossibilità di raggiungere il centro è fulcro del nostro progetto. Tale consapevolezza ci permette di fuggire dal giudizio e dall’illusione di trovare una risposta definitiva. Siamo convinti che la perdita dell’orientamento sia fondante e fondamento della nostra contemporaneità. Non combattiamo lo straniamento con risposte e grandi verità, ma lo affrontiamo nella ricerca: non ricerca fine a se stessa e alienante, ma ricerca vera perché concreta e tangibile per lo spettatore, formata da spettacoli, installazioni e performance che lo accompagnano nella sua perdita di senso.
In poche parole, il filo d’Arianna a noi non interessa! Questo elemento instabile, non fissato, la voglia di fuggire da verità rivelate e incontestabili è parte fondante della poetica del Gruppo, che ha fatto della caratteristica malleabilità e mutevolezza della creta la reificazione della sua espressione artistica, sia nella recitazione che nella regia, sia nelle scelte organizzative che di produzione. ( È possibile supportare il progetto contribuendo alla CAMPAGNA CROWDFUNDING)

NOI GIOVANI DEL FUTURO:

Per la seconda edizione del festival, abbiamo scelto un tema, una chiave di innesco, un polo magnetico verso il quale orientare la nostra ricerca. Noi giovani del futuro è una condizione, la presa di coscienza di un dato di fatto, il contesto in cui si ergono le mura del nostro labirinto.

Sono doverose due precisazioni. La prima: “giovani” non è una condizione anagrafica. Con il termine “giovani” indichiamo tutti gli individui che stanno vivendo questo determinato momento storico. Le prove evidenti si celano, ben in mostra, nella realtà del quotidiano: i dispositivi elettronici sono sempre più piccoli ed accurati, le soluzioni tascabili e a portata di clic, ogni apparecchio è raramente monofunzionale. La “giovinezza” di cui parliamo è di tipo esperienziale. Noi tutti vediamo continuamente il presente raggiungere la propria idea di futuro, di innovazione in innovazione. In questo continuo slancio da una stabilità provvisoria verso la prossima, la giovinezza di cui parliamo diventa condizione storica. Una sorta di basso medioevo, un primo romanticismo, una sorta di post modernismo in nuce. Più semplicemente: giovani del futuro. Seconda precisazione: la nostra idea di futuro.
Il futuro è ciò che sta davanti a noi, ciò che non è ancora accaduto. Oggi la realtà sembra soffocarci di accadimenti: viviamo rincorrendoci su un piano inclinato dove non è possibile trovare stabilità economica, sociale o affettiva, perché erosi da un
insaziabile consumo del nuovo che costringe il soggetto alla consapevolezza di non “essere in tempo”. L’ambito socio-economico condiziona quello esistenziale. Questa non vuole essere una critica, ma una constatazione. Viviamo in una realtà fantascientifica, eternamente inappagata dal presente che continua a superarsi. Noi giovani del futuro vuole essere la bussola che aiuta artisti e spettatori a orientarsi nel labirinto. Non tematica castrante, ma terreno fertile dove coltivare. Le opere che
saranno presentate sono dunque create da quegli stessi giovani del futuro e di loro dovranno parlare.
È come dire: vediamo che sanno fare questi ragazzi fantascientifici?
Troppo facile concludere così. Ci deve essere dell’altro. Questo “altro” potrebbe essere il desiderio di smuovere la nostra generazione ad accettare che il futuro non deve arrivare, ma è già qui. Non aspettiamo la scoperta di una nuova America che cambi la nostra realtà. Internet è già stato inventato da un pezzo.

IL GRUPPO DELLA CRETA:

Il Gruppo della Creta è composto da giovani attori uniti per costruire un teatro collaborativo dove le abilità di ognuno possano sostenere il lavoro di tutti. Fuori dagli schemi del teatro ufficiale, più vicini alla cooperativa e al teatro indipendente, i membri del Gruppo credono in un teatro di ricerca che si basa sul lavoro di palcoscenico e sulla ricerca di nuovi format e modalità per creare un dialogo diretto con il pubblico. Il nome del gruppo si ispira ad un esercizio che Vittorio Gassman faceva fare ai suoi
allievi con la creta e alle doti di questo materiale malleabile che, se bagnato, può cambiare forma, trasformandosi e trasformandosi ancora, finché, cotto, non manterrà la sua forma immutabile. Così i giovani attori si rifanno a questa immagine per l’idea del proprio teatro, ancora da scoprire, da modellare e da fare e disfare senza mai cristallizzarsi in una forma convenzionale. Componenti: Jacopo Cinque, Cristiano Demurtas, Alessandro Di Murro, Alessio Esposito, Pamela Massi, Giulia Modica, Laura Pannia, Lida Ricci, Bruna Sdao.

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