Oceano Indiano, un progetto produttivo e abitativo per il Teatro India

Oceano Indiano, un progetto produttivo e abitativo per il Teatro India

Al via dal 23 febbraio il progetto produttivo e abitativo per il Teatro India, Oceano Indiano, un unicum nel panorama nazionale che rivoluziona il senso e la funzione pubblica del teatro attraverso inedite modalità performative e nuovi formati produttivi, in dialogo con il tessuto cittadino e il paesaggio artistico.

Un teatro-oceano dal respiro triennale, che nasce con cinque compagini artistiche in residenza: Fabio Condemi, DOM- (Leonardo Delogu e Valerio Sirna), Industria Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri), mk e Muta Imago (Riccardo Fazi e Claudia Sorace), una pluralità di visioni e creatività, provenienti da generazioni e discipline diverse, insieme per offrire non solo spettacoli, ma ibridazioni ed esperienze non convenzionali. Oltre a produrre i propri lavori e sviluppare la loro ricerca, il quintetto di compagnie romane abiterà e co-immaginerà il Teatro India, e le diverse possibilità di incontro e conversazione con il pubblico, attraverso un programma di attività e aperture pubbliche (in questa prima parte calendarizzate fino al 31 maggio). Una trama di opere site-specific, performance, laboratori, concerti, camminate, trasmissioni radiofoniche clandestine, giardini, camere delle meraviglie, conversazioni, letture e proiezioni: dispositivi ibridi e formati innovativi che saranno una sponda alla Stagione del Teatro di Roma, facendone risuonare i temi della programmazione attraverso gli universi poetici e le opere performative degli artisti residenti.

In autunno approderanno al Teatro India le creazioni compiute di alcuni degli artisti di Oceano Indiano, tutte produzioni o coproduzioni del Teatro di Roma che arrivano in cartellone dopo importanti debutti estivi. Inoltre, inaugura la Sala Oceano Indiano, terzo spazio di cui si dota il Teatro India (ex foyer della Sala A): una vera e propria sala teatrale duttile, polifunzionale, trasformabile e adatta alle forme più anomale di rappresentazione.

Con Oceano Indiano il Teatro di Roma modifica la rotta dell’istituzione pubblica e immagina un teatro del futuro insieme agli artisti – inventando altri modi di accompagnamento e di produzione artistica – e con gli spettatori – moltiplicando le possibilità di incontro con il pubblico – tenendo sempre viva la relazione con le varie temperature della stagione del teatro e della città.

Oceano Indiano apre il 23 febbraio (ore 21) con il giovane Fabio Condemi, menzione speciale alla Biennale di Venezia 2017, che porta in scena Oratorio virtuale, un concerto elettroacustico per un’esperienza immersiva sinestetica, che fonde musica elettronica, voce lirica e visione, un rework A/V dell’oratorio San Giovanni Battista (opera musicale sacra composta nel 1675 da Alessandro Stradella). Due musicisti, un tavolo console e un video 3D proiettato alle loro spalle: Elena Rivoltini canta le arie dal vivo, in stile lirico barocco; la sua voce viene integrata da Alberto Barberis in un universo sonoro elettroacustico e noise. Fabio Condemi lavorerà sullo spettacolo La filosofia nel boudoir di De Sade, sua nuova creazione che nasce dal laboratorio Dobbiamo bruciare Sade? (a partire dal 25 aprile) per una riflessione sul rapporto tra letteratura, teatro e rappresentazione.

I DOM- (Leonardo Delogu e Valerio Sirna) abiteranno letteralmente gli spazi di India proponendo un progetto di studio e ricerca dal titolo CAMP / FARE CAMPO: il dispositivo sarà quello di un accampamento (tra dimensione abitativa e di condivisione) per una riflessione sullo spazio pubblico, sul fare cittadinanza, sull’esperienza di un teatro di paesaggio. Tre le tappe di questo percorso che avrà una durata biennale: Nascita di un giardino, un laboratorio di co-progettazione aperto al quartiere e alla città per la creazione di un giardino in un campo incolto adiacente all’India (dal 15 marzo al 30 maggio con festa di apertura e inaugurazione del giardino); Metamorfosi di specie, un ciclo di incontri, conversazioni, camminate pubbliche con studiosi, artisti, scrittori, architetti e paesaggisti per discutere di fossili e post-umano, teatro e botanica, arti figurative, spazio pubblico e illegalità, pratiche femministe, città e divinazione (tutti gli incontri comporranno un archivio audio consultabile online e dal vivo); Wild Facts/Fatti feroci, laboratorio di sperimentazione dedicato ad artisti e artiste della scena che vogliano entrare in dialogo con il lavoro del collettivo e approfondire il tema di un teatro di paesaggio (dal 25 febbraio al 23 maggio).

Industria Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri) lavora sul nuovo spettacolo Klub Taiga, nutrendo la creazione con il progetto Kamera speculativa, un evento-perfomance abitativo (8 marzo, 11 aprile e 22 maggio). Uno spazio pensato per India come ambiente performativo aperto e mutevole dove diversi performer indagano un tema insieme ad altri artisti, studiosi e figure di diversa tipologia, aprendo la “kamera” al pubblico per condividere riflessioni, pensieri, relazioni, significati, attraverso l’utilizzo di diverse forme di espressione e pratiche artistiche. Tra i residenti: Federica Santoro, Annamaria Ajmone, Iva Stanisic, Jonida Prifti, Maziar Firouzi, Lorenza Accardo, Luca Brinchi, Paola Granato.

Mk con Michele Di Stefano propone una serie di aperture coreografiche con Pezzi anatomici (dal 26 al 29 marzo), una performance che è al tempo stesso anche luogo di incontro/sala prove tra spettacolo e creazione in diretta, dove pubblico e performer condividono la scena su modello del “gabinetto anatomico” rinascimentale, in cui le informazioni scientifiche venivano corroborate dall’esposizione dei corpi. Così in questa performance la forza visionaria della coreografia è accompagnata da esperimenti in tempo reale, dissertazioni e inviti al pubblico a testare in diretta i processi lavorativi e di ricerca coreografica. Inoltre, Michele di Stefano insieme alla coreografa Silvia Rampelli propongono Prima_Piscina mirabilis (tutti i lunedì di marzo e aprile), uno spazio aperto di ricerca per performer, dove sperimentare il proprio corpo in un ambiente immersivo, ogni volta temperato da selezioni musicali d’artista.

I Muta Imago lavorano sul loro nuovo spettacolo, Sonora Desert, declinano il loro progetto sul tema guida del “tempo” e delle sue possibilità esperienziali, proponendo quattro percorsi: le serate domenicali Zarathustra! ovvero: tutti i libri che hai sempre voluto leggere e non hai mai letto insieme al collettivo Jennifer Beals, dedicate alla lettura collettiva per riscoprire le parole dei classici su cui si fonda il pensiero contemporaneo (29 marzo e 3 maggio); gli ascolti radiofonici e happening istantanei di The Indian Transmissions. Un progetto radiofonico e di happening istantanei con Chiara Colli, stazione radiofonica e ospiti musicali per microset live accompagnati da talk, concerti e incontri (29 marzo con Alessandra Novaga, 3 maggio con Salò); Verso le Cliniques Dramaturgiques, insieme a a Jessie Mill e Elise Simonet, progetto di “sharing drammaturgico” a cui professionisti del settore saranno invitati a partecipare (20 aprile e 18 maggio).

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Fuori Programma, festival internazionale di danza contemporanea. Focus sulla quarta edizione

Fuori Programma, festival internazionale di danza contemporanea. Focus sulla quarta edizione

È l’evento estivo che ha celebrato la danza contemporanea a Roma, valorizzando le produzioni più interessanti. Giunto alla sua quarta edizione, anche quest’anno è arrivato puntuale come una brezza di innovazione e di cambiamento. Stiamo parlando di Fuori Programma, il Festival Internazionale con la lungimirante direzione artistica di Valentina Marini, alla quale è stata conferita la carica sociale di presidente dell’AIDAP (Associazione Italiana Danza Attività di Produzione) per il triennio 2019-2021.

Alcuni dati numerici descrivono meglio la dimensione delle novità della programmazione. Due sono i teatri di Roma che si alterneranno, dal 27 giugno al 7 settembre, in una staffetta simbolica. Il Teatro Biblioteca Quarticciolo ha dato l’avvio e concluderà il 6 e il 7 settembre la kermesse. Un punto di riferimento di aggregazione sociale, non solo logistico, per gli spettatori e gli artisti che si sono esibiti fino all’8 luglio. Il Teatro India, invece, ha ospitato nella sua sede i quattro spettacoli in calendario dal 10 al 27 luglio. Tre sono state le performance in site specific; le peculiarità dei luoghi open space hanno fornito uno scenario unico alle emozioni condivise. Piazza del Quarticciolo e Parco Alessandrino sono gli spazi urbani dove sono stati realizzati e presentati al pubblico Derivazione n.5 di Salvo Lombardo, il 27 giugno, e Variation n.1 di e con Camilla Monga, Pieradolfo Ciulli e Filippo Vignato,l’8 luglio. In un contesto più intimo e circoscritto, quello dei moduli abitativi dell’area del Quarticciolo, il Festival si concluderà il 6 e il 7 settembre con Anima di Emanuele Soavi. 

Dieci le compagnie e gli artisti che hanno caratterizzato l’edizione 2019 di Fuori Programma. Quattro le nazionalità presenti “on stage”: Italia, Germania, Francia, Spagna. Paesi che hanno una tradizione importante e che sono proiettati verso il futuro, nella costante evoluzione coreografica dei codici linguistici della danza. 
Un luogo di formazione e ricerca il Daf, Dance Art Faculty, con i suoi locali che hanno ospitato il 31 luglio la restituzione al pubblico del lavoro di creazione affidato ad Emanuel Gat. Un progetto laboratoriale denominato Summer Intensive. Cinque giorni durante i quali una selezione di professionisti, giovani danzatori in procinto di muovere i loro primi passi e studenti hanno potuto conoscere e sperimentare la metodologia e il lavoro creativo, perfezionati in 25 anni di attività, del coreografo israeliano naturalizzato francese.  L’opening di Fuori Programma è stato un momento vissuto in uno spazio pubblico, lontano dalle poltrone di velluto rosso. Con il profumo un po’ retrò di Mamma Roma e della vita di borgata, della città eterna vista dalla periferia. L’anelito di quella poetica neorealista e di quell’immaginario che forse non è cambiato nonostante le trasformazioni del contesto di riferimento e dei suoi abitanti. Là dove si ritrovano quei giovani ragazzi padre che, come cantava Enzo Jannacci, sanno di essere “peccatori per questa società”. E le loro compagne che fanno conversazioni di gruppo, tra donne, mentre i loro bambini sono liberi di scorrazzare in bicicletta. All’interno di ogni quartiere sopravvive, come una maledizione, la condizione sociale per cui quelle persone e quegli abitanti possono essere in balia del destino, ma difficilmente si lasceranno piegare dalle avversità. È così che la danza urbana di Salvo Lombardo, con Derivazione n.5, si è integrata e innestata nel cuore popolare del Quarticciolo trasformandosi in una festa di quartiere. Non poteva esserci un’inaugurazione più significativa e aderente con la realtà, nel segno dell’apertura e della riflessione sul territorio. La visione artistica di Lombardo, aperta al dialogo e alla comprensione, si manifesta spontaneamente attraverso l’azione di recupero di un’identità culturale. La stessa che il Teatro Biblioteca Quarticciolo esercita da anni. Una struttura che è nata dalla trasformazione di un ex mercato di quartiere ed è diventata un polo di ricerca e di aggregazione. 

Il primo luglio è andato in scena After the party – A duet  for one dancer. Anteprima nazionale e coproduzione tra la Thomas Noone Dance, Sat! Teatre Barcelona e Fuori Programma Festival. Uno spettacolo, il racconto tra un danzatore e il suo alter ego, un pupazzo senza nome, con diverse suggestioni, tracce di poesia e frammenti di storie. Narra l’incontro con Duda Paiva, maestro di teatro di figura ad Amsterdam, e con André Mello, creatore artigiano di marionette. Il tanto atteso ritorno di Noone alla danza, dopo un periodo di inattività, c’è stato. Con una nuova fisicità e con il coraggio di affrontare le sfide poste in essere dalla curiosità umana. Quasi sottotraccia c’era, infine, il tema del viaggio attraverso una serie di residenze effettuate in diversi paesi. 

After the party - Thomas Noone
After the party – Thomas Noone

Variation 1 è un piccolo gioiello di composizione istantanea. Creata ad hoc per Fuori Programma Festival, in collaborazione con Bolzano danza, fa parte dello spettacolo Golden Variations. Una performance in site specific che l’8 luglio è iniziata ancora prima che il pubblico raggiungesse il luogo, la destinazione finale. Attraversando in gruppo Il Parco Alessandrino ognuno dei presenti ha conosciuti le sfide e le opportunità di quello spazio urbano. Un’area silvestre che si estende ed è compresa tra via Molfetta, via del Pergolato dell’Alessandrino e via di Tor Tre Teste. Camilla Monga, Pieradolfo Ciulli e Filippo Vignato hanno esplorato le infinite possibilità dei movimenti. Dalle ripetizioni meccaniche alla morbidezza fluida ed espressiva. Hanno interagito con la natura incontaminata e con la musica proveniente da uno strumento apparentemente insolito come il trombone. La sua estensione, i colori e le sfumature sono state analizzate ed approfondite dalla creatività e dall’abilità di Vignato, in quello che è stato un tributo alle storiche Golden Variations Eseguite da Glenn Gould e Steve Paxton. 

Il primo degli spettacoli che il 10 luglio è andato in scena presso il teatro India di Roma, Concerto Fisico, è una composizione, una partitura fisica e vocale che racconta la storia di Balletto Civile. Un gruppo, nato nel 2003, fondato da Michela Lucenti, durante una lunga residenza artistica all’interno dell’ex Ospedale Psichiatrico di Udine. Nella performance è contenuta la storia personale della fondatrice e della sua compagnia, mediante ricordi ed emozioni che riaffiorano lasciando emergere anche delle trasformazioni dovute all’azione del tempo.

Erectus compagnia Abbondanza/Bertoni si
Erectus compagnia Abbondanza/Bertoni si

La compagnia Abbondanza/Bertoni si è esibita il 21 luglio con Erectus. È il secondo episodio del progetto Poiesis, dopo La morte e la fanciulla/Franz Schubert e prima di Pelleas e Melisanda/Arnold Schoenberg. Una trilogia compiuta nell’arco di tre anni, dal 2017 al 2019. L’idea che muove l’opera è quella di trasformare musica e corpi in suono da vedere, così come è stato dichiarato da Michele Abbondanza e Antonella Bertoni. Funzionale per questa esplorazione è stato il genere free jazz con le sonorità e le suggestioni di un album storico del 1956 di Charles Mingus: Pithecanthropus erectus. Marco Bissoli, Fabio Caputo, Cristian Cucco, Nicolas Grimaldi Capitello sono i quattro danzatori. Nella totale libertà dei loro corpi nudi e attraverso l’amalgama di percorsi diversi tra di loro, come Ying e Yang hanno mescolato i codici della musica e della danza. Esplorando le diverse forme e sensibilità del maschio del XXI secolo è stata riscoperta la matrice insita in ognuno di noi. Attraverso una serie di immagini e di videoproiezioni l’umanità e la bestialità sono state messe a confronto. Le evoluzioni fisiche e la ricerca dei movimenti hanno svelato l’anima animale in un comune percorso esistenziale fatto di fatica e sudore.

Quella del 24 luglio è stata una serata doppia che ha unito in un simbolico abbraccio la Spagna con l’Italia. Ad aprire è stato Equal Elevations, un progetto realizzato per il Museo Nacional de Arte Reina Sofía di Madrid. Ispirato ad “Equal-Parallel: Guernica-Bengasi” l’opera del 1986 di Richard Serra, scultore minimalista statunitense e videoartista contemporaneo. Il coreografo Marcos Moreau apre gli orizzonti e si affaccia con le sue visioni artistiche su due eventi storici. Il primo è il bombardamento della città basca di Guernica, avvenuto circa ottant’anni fa e che ispirò il celeberrimo quadro di Pablo Picasso. Il 26 aprile 1937, era un lunedì e come sempre era giorno di mercato. Fu il primo bombardamento a tappeto della storia, iniziò alle 16 di pomeriggio e durò circa tre ore. Il secondo è l’attacco aereo americano di Tripoli e Bengasi del 1986 in risposta all’attentato, attribuito a terroristi libici, nella discoteca La Belle Club di Berlino, frequentata da militari statunitensi. Moreau si muove tra un’indagine sullo spazio e le relazioni di similitudine del tempo. I danzatori-statue diventano sculture viventi sperimentando la leggerezza e la gravità.

Future man- Spellbound Contemporary Ballet

Future man, la nuova creazione di Spellbound Contemporary Ballet, volutamente è stata presentata al pubblico di Fuori Programma sotto forma di studio performance, a firma di Mauro Astolfi. Un assaggio, un momento di condivisione con il grande pubblico del Teatro India, prima del completo allestimento tecnico che sarà ultimato in autunno immediatamente dopo il debutto della nuova produzione al Grand Theater de Luxembourg a settembre. Quella che è stata rappresentata è la tipologia di un uomo che vive in sospensione. Il presente per lui è caratterizzato da una forma di controllo ossessivo e di distacco. Il passato viene invece rifiutato o negato, ma è qualcosa che ciclicamente ritorna. Il futuro è un mix di speranze e paura.

Sita Ostheimer ha chiuso i quattro appuntamenti sold out al Teatro India con un dittico, una coppia di creazioni originali, entrambe prime regionali: Us e Two. Potrebbe essere una precisa dichiarazione d’intenti: io e noi, io e tu. Dall’individuo all’interno del  gruppo, alla dimensione a due. Il singolo che, in una costante ricerca, divide lo spazio e il tempo in relazione ai suoi simili. E di come, all’interno di una coppia di amici, fratelli o amanti possono compiersi quelle piccole o grandi digressioni del proprio percorso. La coreografa tedesca, danzatrice e assistente di Hofesh Shechter, dal 2015 è concentrata sullo sviluppo di un personale lavoro artistico. Il suo è un processo di ricerca basato sull’interazione tra corpo, mente, spirito ed emozioni. Fondamentali risultano essere l’improvvisazione e il ritmo. È stata per la prima volta in tour in Italia con due tappe, prima a Bolzano Danza, il 25 luglio e subito dopo a Roma il 27.

Festival Dominio Pubblico: il futuro del teatro italiano in scena al Teatro India di Roma

Festival Dominio Pubblico: il futuro del teatro italiano in scena al Teatro India di Roma

Il valore estatico dell’arte è un siero che da secoli si instilla e si insinua nelle pieghe della società sottoponendola a cambiamenti, decostruzioni e glorificazioni. Si tratta d’un rapimento, un sequestro d’anime che connette e immette artisti e fruitori in un cono di luce da cui si dipanano schegge di rivoluzionaria creatività

“L’arte ai giovani!” è un grido che, in ogni epoca, si è levato dalle gole di chi ha riconosciuto nel potere relazionale ed estetico della cultura un fuoco inesauribile con le cui scintille tratteggiare i confini del mondo che popoliamo. Questi giovani, che d’arte si nutrono e che l’arte alimentano, non rappresentano la proiezione di un domani vacuo da riempire di speranze ma il sogno di una trasformazione incessante che nell’oggi vive il suo radicamento e la sua consapevolezza.

Il Festival Dominio Pubblico è un progetto che sposa quest’intento: sostenere la creatività under 25 per attenzionare e supportare, nel presente, la produzione e la circuitazione culturale della società del futuro. Dal 14 al 23 giugno scorso, il Festival, giunto alla sua VI edizione, ha investito la città con un’offerta multidisciplinare trovando, ancora una volta, nel Teatro India di Roma il suo fortino. Un luogo in cui mostrare gli esiti del proprio percorso artistico, in cui entrare in dialogo e mettersi in ascolto dell’altro.

Festival Dominio Pubblico: il futuro del teatro italiano in scena al Teatro India di Roma. Teatro, danza, musica, circo, cinema, arte figurativa, workshop.

Teatro, danza, musica, circo, cinema, arte figurativa, workshop e alta formazione

Ragazzi e ragazze di età compresa tra i 18 e i 25 anni, sotto l’egida di Tiziano Panici – capofila del progetto – hanno costituito l’organico della direzione artistica partecipata, fulcro del Festival Dominio Pubblico che da anni persegue una volontà di formazione del pubblico e di nuove figure professionali attive in ambito culturale. 

Si tratta di un atto politico che, scevro da colori di bandiera, porta avanti il solo stendardo dell’arte in un contesto che diventa, per l’alto numero di spettatori raggiunto e per la vasta quantità di soggetti, organizzazioni e compagnie coinvolte, strumento d’analisi prezioso per indagare lo stato dell’arte nella società contemporanea

Scesi dal palcoscenico, gli artisti sono stati invitati a più riprese a incontrarsi, a scambiarsi impressioni e informazioni, a condividere difficoltà e proposte. 

In quest’ottica, fondamentale è stata la giornata del Festival dedicata al Network Risonanze! pensato per la diffusione e la tutela del teatro under 30.  Diffusione e tutela del teatro che risultano possibili a una sola condizione: creare partenariato. Una collaborazione questa che ha fatto sì che Dominio Pubblico, insieme alle direzioni artistiche under 30 del Festival 20 30 di Bologna e del festival Direction Under 30 del Teatro Sociale di Gualtieri, desse vita a una rete nazionale in cui far circolare esperienze e attraverso cui creare un’intelligenza collettiva.

Direzione partecipata, diffusione dei prodotti culturali e Audience Development sono stati il motore propulsore di questa cooperazione, cui circa 60 operatori, provenienti da oltre 20 città d’Italia hanno dato il proprio contributo esperienziale. Attivazione territoriale e attivazione generazionale sono due concetti che hanno costituito un importante momento della trattazione. I giovani che nelle direzioni partecipate di molte pregevoli iniziative festivaliere, s’adoperano per risollevare la vita artistica, turistica e culturale di piccole cittadine poco conosciute o quasi dimenticate, sono gli stessi che per le poche opportunità professionali e di formazione offerte, rischiano di sottoporre la propria terra alla desertificazione. Delocalizzare i processi culturali è divenuta allora una risposta condivisa dalla collettività, per riattivare il territorio nazionale, arricchendolo e liberandolo dai lacci dell’annichilimento. 

Cosa è emerso da questo meeting?

L’urgenza, per un movimento culturale fervido, com’è quello dei giovani teatranti italiani, di autodefinirsi. Non etichettarsi – autoescludersi per introdursi in generiche, molto spesso, asfissianti categorie – ma riconoscersi. Un riconoscimento che preme a tutti, artisticamente e socialmente: seppur frequenti, le iniziative di sostegno pubblico non sono in grado di contenere il dato emergenziale sollevatosi circa il senso di abbandono da parte delle istituzioni, che troppi artisti e operatori vivono quando professionalmente si approcciano al mondo del teatro.

Ancora una volta si è riusciti, insieme, a trovare una proposta collettiva, dal basso: creare alleanze, unirsi in nome di un bene comune inquantificabile, qual è la creazione culturale, per sostenersi e difendere l’operato e i diritti umani e salariali di tutti coloro che dell’arte, spinti dal movente passionale, hanno fatto una professione oltre che una missione di vita.

Dominio Pubblico, il Teatro di Roma e la Middlesex University di Londra

Il Festival Dominio Pubblico ha alzato quest’anno l’asticella, gettandosi ben oltre i confini nazionali, inserendo nel programma di questa VI edizione, due performances provenienti rispettivamente dalla Lituania e dalla Bulgaria e uno spettacolo creato dagli studenti e dalle studentesse della Middlesex University che si sono inoltre impegnati in una Masterclass internazionale, in collaborazione con il Teatro di Roma.

Simone Giustinelli è un regista, attivo come artista e organizzatore tra le fila di Dominio Pubblico, che dallo scorso anno grazie a “Torno Subito”, progetto di formazione promosso dalla Regione Lazio, ha avviato una partnership tra Dominio Pubblico e la Middlesex University di Londra. Nella capitale anglosassone, si è venuta così a creare una modalità di lavoro speculare a quella di Dominio Pubblico, in cui alcuni under 25 sono stati messi in condizione di  impegnarsi, con finalità spettacolari, in una produzione totalmente pensata dagli studenti e dalle studentesse. Attraverso quest’esperienza, è andata intrecciandosi una rete di rapporti con partner internazionali, tale da innescare un processo di europeizzazione del Festival romano. 

Questo disegno organizzativo ha il mirabile scopo di sviluppare e incoraggiare la creatività under 25, facendo di Roma il baricentro della progettualità spettacolare europea rivolta a giovani artisti.

Festival Dominio Pubblico: il futuro del teatro italiano in scena al Teatro India di Roma. Teatro, danza, musica, circo, cinema, arte figurativa, workshop.

Dei sorrisi, delle scoperte artistiche e dei percorsi gloriosi tracciati nei due week-end trascorsi presso il Teatro India di Roma, restano i riflessi sulle pareti ariose delle mongolfiere disegnate da Alessandra Carloni per rappresentare le migrazioni di bellezza avvenute in questo evento di trasversale operosità. Con esse, i giovani artisti che hanno intrattenuto e commosso attente e corpose platee, si sono sollevati leggeri sulla vita culturale della città, liberi dalla zavorra del fallimento

Perché il fine ultimo e il merito primo del Festival Dominio Pubblico è di essere un caldo ventre di madre in cui abbandonarsi dopo essersi messi alla prova. Fallire, per crescere come uomini e donne, oltre che come artisti, consapevoli di poter osare in un contenitore spettacolare che con coloro che ospita si rialza e si rinnova, in attesa di un futuro più solido e dalla eco sempre più risonante. 

Festival Dominio Pubblico: il futuro del teatro italiano in scena al Teatro India di Roma. Teatro, danza, musica, circo, cinema, arte figurativa, workshop.


Dominio Pubblico, il Festival under 25 al Teatro India

Dominio Pubblico, il Festival under 25 al Teatro India

Sono giovani, creativi e ribelli. Sfidano l’assopimento culturale, riempiono spazi cittadini dimenticati e inondano la capitale con fiumi d’arte e d’intrattenimento. Sono le ragazze e i ragazzi di Dominio Pubblico, il Festival under 25 che al grido di “Tu, solamente sollevati” prenderà avvio il 14 giugno, presso il Teatro India – Teatro di Roma.

Una missione culturale dal respiro internazionale, giunta al suo sesto anno di vita, che fino al 23 giugno vedrà il susseguirsi di circa 50 eventi.

Teatro, danza, musica, circo, cinema e arti visive saranno protagoniste: una multidisciplinarietà capace di soddisfare ogni tipo di fame artistica e di far dialogare appassionati e curiosi di ogni età.

Dominio Pubblico, il Festival under 25

Dominio Pubblico, il Festival under 25

Dominio Pubblico è un festival pensato dai giovani, per tutti.

Guidato dalla direzione artistica di Tiziano Panici, un folto gruppo di under 25 ha lavorato per un intero anno per selezionare gli artisti inseriti nella programmazione, occupandosi dell’organizzazione del Festival nella sua totalità.

La collaborazione con molti partner nazionali, fa di questa manifestazione un importante momento di aggregazione tra realtà culturali di diversa natura, volto a creare un circuito nel quale immettere le proposte teatrali provenienti da giovani artisti e con cui tutelare il patrimonio rappresentato dal teatro under 25.

In questa sesta edizione di Dominio Pubblico molto spazio sarà riservato a meeting, progetti di formazione e workshop. Proprio la formazione di nuovi spettatori è stato il punto di partenza di quest’impresa che oggi si nutre dell’energia dei ragazzi che la rinvigoriscono e del sostegno di molte realtà indipendenti che in questa rete di condivisione si solidificano e si espandono.

In collaborazione con la Middlesex University of London, Dominio Pubblico ospiterà un meeting network internazionale con cui gettare le basi per future partecipazioni ai bandi di finanziamento di Creative Europe e una residenza artistica di 5 giorni riservata a 20 studenti della Scuola di Formazione del Teatro di Roma, che nel corso del Festival proporranno in site specific i propri esiti spettacolari.

Nell’ambito delle partnership internazionali, Lukas Karvelis e Theatre Laboratory Sfumato rispettivamente dalla Lituania e dalla Bulgaria, presenteranno una performance di danza e un progetto multimediale.

Come la ragazza dai rossi capelli che domina la mongolfiera simbolo di questa edizione del Festival Dominio Pubblico, realizzata dall’illustratrice Alessandra Carloni, così i giovani organizzatori sono pronti a elevarsi, a ribellarsi e a fare del Teatro India un faro teatrale per l’intera città di Roma.

Dominio Pubblico sta per iniziare. Noi, solamente solleviamoci!

Pathei Mathos, soffrire per comprendere. Enzo Cosimi e il Mito nel XXI secolo

Pathei Mathos, soffrire per comprendere. Enzo Cosimi e il Mito nel XXI secolo

Che valore diamo alla parola eroe e quale significato assume la sua morte per la società contemporanea? Tracce di καλὸς καὶ ἀγαθός (kalós kaì agathós) di quello che per i greci era il bello e il buono nell’essere umano, sono ancora le virtù dei nostri tempi per la società e per le élites del sapere del XXI secolo?

“Welcome to my world” potremmo così parafrasare, con il titolo di una delle sue creazioni del 2012, una sezione del mondo e delle visioni di Enzo Cosimi, nelle prospettive che delineano una visuale originale. Roma, la sua città, ha ospitato l’ultima delle sue creazioni Glitters in my tears – Agamennone, andata in scena al Teatro India l’8 e il 9 maggio, nell’ambito della rassegna di danza contemporanea Grandi Pianure, per il Teatro di Roma, curata da Michele Di Stefano, coreografo performer e direttore artistico.

È stato un debutto atteso e partecipato quello di Glitters in my tears – Agamennone.
Un pubblico eterogeneo, costituito da addetti ai lavori e da estimatori della danza contemporanea, ha accolto con calore e con un lungo applauso finale la nuova creazione del coreografo-regista Enzo Cosimi. Due le repliche di quella che vuole essere una Trilogia della vendetta, liberamente ispirata all’Orestea di Eschilo.

Un’opera-archetipo del teatro greco classico costituita da tre tragedie: Agamennone, Le Coefore, Le Eumenidi. L’evoluzione di quel racconto avviene mediante tre azioni. L’uccisione del re acheo Agamennone ordita dalla moglie Clitennestra. La vendetta del figlio Oreste che compirà il matricidio. La sua persecuzione, messa in atto dalle Erinni, e l’assoluzione nel tribunale dell’Areopago.

Una prima considerazione da fare sull’Agamennone di Cosimi riguarda il senso di completezza che caratterizza la sua dimensione artistica, la complementarietà di una molteplicità di linguaggi e di simboli in esso contenuti. Un dettaglio tecnico, sicuramente. Non è scontato però riuscire a compiere una narrazione complessa e senza sbavature, mediante i tormenti e le evoluzioni di tre artisti polimorfi che contribuiscono a realizzare una sinergia tra apporti drammaturgici e performativi, tra poetiche ed estetiche.

Glitters in my tears - Agamennone

Glitters in my tears – Agamennone

Giulio Santolini, Alice Raffaelli e Matteo De Blasio hanno interpretato rispettivamente Agamennone, Clitennestra ed Egisto. Attori e danzatori, nella neutralità cromatica di una scena total white. Bianca come l’intimo indossato, l’uniforme del performer. Corpo, voce e parola risultano essenziali per il concretarsi di un’idea in ogni figura simbolica. L’elemento costitutivo dell’esistenza umana, il vettore delle nostre relazioni è il corpo. Ognuno nasce e vive in un guscio materico che è il mezzo per inserirsi nel mondo e incontrare tutti gli altri. Ognuno, morendo, abbandona la corazza della propria struttura fisica.

Agamennone ( “colui che comanda” ), Clitennestra ( “colei che decide” ) ed Egisto ( “colui che è forte” ) si muovono disegnando linee geometriche di potere. Attraversano lo spazio, lo invadono e lo conquistano. Congiungendosi carnalmente tra di loro, diventano forieri di Eros e Thanatos, di epiche battaglie e vendette di famiglia. Si contaminano con il nero delle maschere, degli oggetti o con il trucco degli occhi. Il condottiero subirà la sorte fatale, uguale a quella lasciata in testimonianza dagli arti disseminati di eroi smembrati sul campo di battaglia.

Agamennone verrà ucciso in una congiura domestica, prima gli verrà strappato, tolto l’indumento bianco. L’eroe squartato rimarrà nudo, coperto di sangue, disteso in una pianura di pezzi umani, di altrettanti eroi uccisi in guerra. L’immagine finale non sarà conclusiva perché Agamennone, dirigendosi verso un’altra dimensione, lascerà la scena, ma è facile immaginare che si delineeranno possibili sviluppi all’orizzonte.

Nel lavoro sul corpo, Enzo Cosimi si sofferma sulla sessualità che, come la parola, è un linguaggio dell’essere umano. Nella costruzione di una partitura coreografica e drammaturgica, il sesso stabilisce una possibilità e una necessità di relazione. È una finestra che si apre su altri mondi. Una delle tante modalità di essere e di comunicare la propria energia, dall’io al tu.

Come ogni linguaggio anche quello sessuale è caratterizzato da ambivalenze. Svela o nasconde, tace o esprime. È un tema molto attuale, peculiare della nostra società “Social friendly”. Così poco socializzante, così tanto disgregante. Il linguaggio sessuale può diventare la falsificazione della verità. Trasformarsi in oppressione dell’altro. Questo esercizio di potere delinea uno scenario in cui prolifera la supremazia degli oggetti sui soggetti. Un trionfo crescente di ipersessualizzazione e auto-oggettivazione che realizzano l’estasi e l’inerzia di cui parlava il teorico francese Jean Baudrillard.

In Glitter in my tears c’è una dimensione a tre dove le strutture di potere e i ruoli di genere si moltiplicano e si dilatano. Le descrizioni “al maschile” di Clitennestra, sopravvissute al logorio dei millenni, sono quelle della drammaturgia greca, contenute nelle opere di Omero, di Eschilo e di Euripide. La trasformazione che la donna compie, da vittima a carnefice, è notevole. Dapprima viene perseguitata dalla maledizione di Afrodite che l’aveva condannata a essere adultera. Successivamente viene costretta a unirsi in matrimonio con l’assassino del suo primo marito Tantalo. Il dolore imposto da Agamennone con il sacrificio della loro figlia Ifigenia, immolata per la vittoria in guerra, aggiungerà tormento nel cuore e nella mente della donna. Quel dolore che è la fonte della conoscenza (Pathei Mathos) come Eschilo proclama: “Soffrire per comprendere, comprendere soffrendo”.

Enzo Cosimi pone la sua Clitennestra in una posizione mediana di una linea astratta. Dove il maschile, il femminile, il potere, la sottomissione e, di conseguenza, il bene e il male se non sono equidistanti, sono contigui. Clitennestra è prima tra i pari, tra Agamennone ed Egisto. Non è Penelope, né una guerriera amazzone. La sua metamorfosi muove dalla sua guerra personale, dal voler vendicare la figlia Ifigenia. Eroe o non-eroe, deciderà le sorti di altre persone. Come un condottiero nel suo campo di battaglia.

Dominatrice che non si sottometterà al desiderio e alla volontà altrui, come non lo faranno Antigone o Medea, vale a dire altre donne della letteratura greca con uno status tragico. Anche lei come Agamennone, però, commetterà degli errori nell’esercizio del potere della sua strategia. Sarà interessante vedere, nella prosecuzione di Cosimi, il momento successivo all’uxoricidio, la crudeltà politica di una tragedia dell’oikos, di una famiglia oltraggiata e allargata. In quella circostanza Clitennestra compirà un atto di ribellione contro il potere precostituito dell’uomo e delle divinità. Subirà successivamente le conseguenze della sovversione dell’ordine, di quel conflitto che da privato diventerà pubblico.

L’opera di Cosimi ancor più di (pre)occuparsi di una catarsi, così come avveniva nel mondo classico, rimanda a quello che Baudrillard indicò come “un’estetizzazione indifferenziata di tutto – ovvero la sua spettacolarizzazione cosmopolita, la sua trasformazione in immagini, la sua organizzazione semiologica”. Questa è probabilmente la connessione temporale di un classico della letteratura tragica greca con l’attualità e il nostro secolo. Quasi senza un rapporto di subalternità tra passato e presente, in quanto l’uno può essere interpretato con le chiavi di lettura dell’altro, ma non completamente determinato o dominato.