Juliette e la determinazione di una scelta. L’ultima produzione Cie Twain firmata da Loredana Parrella

Sperimentare e confrontarsi con un autore universale come il Bardo è un’operazione spesso difficile, ma il Teatro è quel luogo prodigioso dove tutto è possibile o quasi. Loredana Parrella ha voluto correre questo rischio, creando una composizione liberamente tratta da Romeo e Giulietta di William Shakespeare. Sue sono la regia e la coreografia di Juliette, con i testi del drammaturgo Aleksandros Memetaj, un progetto produttivo di Twain – Centro di Produzione Danza Regionale, coprodotto da Fondazione Teatro Comunale di Modena.

Loredana Parrella è un’artista completa e poliedrica che nella sua carriera ha saputo coniugare la danza e il teatro mediante allestimenti coreutici caratterizzati da una forte potenza espressiva. Come interprete ha vissuto molteplici esperienze presso i più prestigiosi palcoscenici, diretta da grandi registi. Ha firmato coreografie, drammaturgie e regie di produzioni di danza contemporanea per i più importanti teatri italiani ed internazionali. Attualmente cura la direzione artistica di Cie Twain physical dance theatre – Compagnia Produzione Danza sostenuta dal MiBACT, di TWAIN_Centro di Produzione Danza Regionale (dal 2016) e di Periferie Artistiche, Centro di Residenza Multidisciplinare del Lazio, per il Triennio 2018/2020.

La prima fase della sua nuova creazione è stata presentata negli spazi di WeGil, a Roma, nel mese di giugno, con il titolo Juliette on the road. Si trattava di un percorso di idee e proposte in versione site specific. Cinque sezioni di esplorazione e ricerca intorno ai concetti di desiderio, innocenza, odio, fratellanza e, infine, amore. A ottobre, invece, c’è stata la prima assoluta al teatro Ermanno Fabbri di Vignola (MO), nell’ambito di “Danza Autunno”. Juliette è andata recentemente in scena, sabato 16 novembre allo Spazio Rossellini di Roma, con i suoi dieci formidabili interpreti: Gianluca Formica, Maeva Curco Llovera, Yoris Petrillo, Caroline Loiseau, Luca Zanni, Elisa Melis, Giulia Cenni, Aleksandros Memetaj, Maria Stella Pitarresi, Marco Pergallini.

Se la Giulietta di Shakespeare muore, la Juliette di Parrella invece decide di continuare a vivere. Nel repertorio tradizionale è spesso rappresentata come una fanciulla romantica, quasi evanescente. C’è un respiro, una traccia autobiografica, nella tenacia e in quel desiderio di vita che ha portato Loredana Parrella ad attraversare i diversi territori della Danza, fino al Physical Dance Theatre.

Esplorare i confini tra classico e contemporaneo, nella danza come nel teatro, può essere utile per allargare gli orizzonti culturali, dalla fase della creazione fino alla restituzione in forma di spettacolo. Nel caso di Juliette, questo approccio, ha stimolato la predisposizione a declinare il tempo e ad aprire gli spazi. Le origini, il passato, in relazione con il presente. Dal contesto site specific, all’open space dello Spazio Rossellini, questi elementi di ricerca hanno accompagnato e caratterizzato tutto il suo percorso evolutivo. In un processo che ha coinvolto autori, interpreti e, ultimo ma non meno importante, il pubblico.

Un passaggio fondamentale nella storia di Shakespeare è che l’amore tra Giulietta e Romeo nasce in modo imprevedibile. Non è l’accordo programmatico di due pater familias. Di quel sistema, rebus sic stantibus,  ne è la contestazione. I due non sono ragazzi perbene annoiati, impelagati in una relazione non desiderata o inutile. L’amore di entrambi è la risposta più eversiva che si contrappone alla crudeltà e all’odio di una società divisa in due fazioni, due famiglie contrapposte. Giulietta seguirà fino all’Altrove il suo Romeo, quando si manifesterà il tragico destino di entrambi.

Juliette di Loredana Parrella non sembra confutare l’impostazione di un amore rivoluzionario, oggi come ai tempi di Shakespeare. Forse separa i due elementi l’uno dall’altro, il sentimento dal libero arbitrio. È la confutazione dell’impossibilità. L’affermazione di un’alternativa di vita che le convenzioni sociali, sovrastrutture ataviche come il destino  spesso tendono a seppellire in una tomba buia. È la contestazione della mistificazione nel messaggio di Paride: “Venere non sorride in una casa dove regna il pianto”. Juliette è rock con la sua bianca veste, senza la necessità di indossare un giubbotto di pelle. Dopo essersi asciugata le lacrime per il suo Romeo, ritorna a splendere come Afrodite, alla ricerca di felicità. La vita e la morte possono essere interpretate entrambe come un viaggio misterioso. Quello che le caratterizza, invece, sono le dinamiche dell’esperienza. Le loro forme sono in proporzione e in relazione ai loro contenuti. Nel quinto atto, nel momento preciso in cui Juliette trova Paride e Romeo morti, bacia quest’ultimo, poi…Rewind: viene riavvolto il nastro. Non mette in mano un pugnale, non sceglie il suicidio per la protagonista della sua creazione. Tirarsi fuori dalla storia significa scriverne una diversa lasciandosi alle spalle la famiglia, il cugino defunto, la nutrice, Mercuzio, il frate e Romeo. Juliette inizia un viaggio alla ricerca della sua libertà. Dall’interno di quei personaggi e verso l’esterno, oltre l’inferno che frate Lorenzo aveva descritto. Aggiunge una tappa evolutiva, un elemento in più alla condizione e al ruolo femminile: quello relativo alla determinazione di una scelta. Quando il coraggio diventa cambiamento, la forma e la sostanza coincidono.

La filosofa Barbara Carnevali nel suo libro Le apparenze sociali sostiene che ciò che sappiamo sugli altri e ciò che gli altri sanno su di noi si fondano essenzialmente su dimensioni estetiche, ovvero apparenze. Ognuno di noi è quello che sembra perché l’identità si struttura in ogni presentazione del sé. Vere e proprie costruzioni dell’identità sociale. Le apparenze sociali non solo trasmettono contenuti, ma li plasmano, li costituiscono. Possiamo allora ipotizzare che Juliette di Loredana Parrella sia un luogo di scambio di segni, proprio come avviene nella società. Un sensorium che mette insieme e muove le espressioni, i movimenti, le funzioni e le necessità di un personaggio-persona. Con la consapevolezza che l’io è una costruzione, una condizione spesso ambivalente, da cui è impossibile affrancarsi. In eterno conflitto tra ciò che mostriamo di noi e quello che effettivamente siamo.

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La nuova vita dello Spazio Rossellini. Intervista al direttore di ATCL Lazio Alessandro Berdini

La nuova vita dello Spazio Rossellini. Intervista al direttore di ATCL Lazio Alessandro Berdini

Il cuore della Capitale sarà irrorato di nuova linfa, grazie all’apertura dello Spazio Rossellini, l’affascinante ex teatro di posa che nel quartiere Marconi ha ospitato la realizzazione di alcune tra le più amate pellicole nazionali e internazionali. Come un’arteria, che dal centro trasporta verso zone periferiche teatro, cinema, danza, musica e formazione, questo polo multidisciplinare, inaugurato il 12 settembre scorso, mira a diventare un punto di riferimento per l’intero territorio laziale, offrendosi come luogo d’incontro, di tradizione e di sperimentazione nell’ambito dell’audiovisivo e delle arti performative. Sottratto all’abbandono che ne stava divorando corpo e memoria, rinasce un centro artistico di indiscutibile rilevanza per l’intera comunità. ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio – che insieme agli sforzi della Regione Lazio ha permesso la riapertura del polo, dal 19 settembre – appuntamento inaugurale che vedrà in scena Persuance coreografia di Mauro Astolfi/Spellbound II – Daf e a seguire il concerto di Ministri, Campos e Giancane – si occuperà della programmazione e dei progetti di formazione. In occasione dell’avvio di stagione, il direttore di ATCL Alessandro Berdini racconta la storia, il presente e il futuro dello Spazio Rossellini.

La nuova vita dello Spazio Rossellini. Intervista al direttore di ATCL Lazio Alessandro Berdini

L’attenzione della Regione Lazio per la creazione di questo spazio multidisciplinare è una prova importante della volontà di restituire alla città dei luoghi culturali. Come si è avviato e come sta evolvendo questo processo?

Il processo si è avviato in questo modo: la Regione Lazio ha tantissime proprietà sia nella città di Roma sia fuori la Capitale. Tanti anni fa ho iniziato a cercare uno spazio che potesse essere una vetrina per ciò che avviene nel Lazio. Dopo aver fatto una ricerca paziente sul territorio di Roma, nei primi anni del 2000 sono riuscito a trovare questo luogo: lo spazio Rossellini, un posto straordinario che si inserisce nel comprensorio dell’unica scuola nazionale di formazione per tecnici del cinema e della televisione. Questo teatro di posa della città del cinema di Roberto Rossellini, in cui sono stati girati 77 film, era completamente abbandonato. Questi studi sono stati frequentati da produzioni cinematografiche importantissime: Totò vi girò il suo primo film a colori; Alberto Sordi lavorò in questo luogo per le riprese di Un borghese piccolo piccolo; Sofia Loren fu protagonista di molti film della produzione Ponti-De Laurentiis nati proprio tra le mura dello Spazio Rossellini. Abbiamo coinvolto la Regione affinchè questo teatro di posa potesse diventare un luogo importante in un quartiere di Roma molto particolare: ci troviamo su Viale Marconi, una zona molto abitata che ospita il più grande campo Rom della città.

Abbiamo quindi immaginato fin da subito come potesse avvenire la bonifica di tutta l’area e abbiamo chiesto alla Regione questo luogo per poterlo ristrutturare e farlo diventare un centro per lo spettacolo dal vivo. Questo spazio è stato affidato ad ATCL prima in comodato d’uso poi, nelle stanze adiacenti al teatro di posa, abbiamo aperto i nostri uffici e abbiamo avviato una serie di lavori molto complicati per via di grosse problematiche dal punto di vista strutturale, arrivando però a dare vita a un teatro non solo ristrutturato ma anche agibile per il pubblico spettacolo. Cosa fare di questo teatro è un problema che stiamo analizzando con passione: da un lato sarà una vetrina per le eccellenze della Regione dall’altro, inserito com’è in un’area che comprende scuole e università, permetterà alla formazione di far passi da gigante. 

Lo Spazio Rossellini nasce non solo come luogo dedicato all’audiovisivo e alle arti performative ma anche come punto di riferimento per la formazione culturale dei giovani e l’avvicinamento di nuovo pubblico. Quanto è importante per ATCL avviare, attraverso i giovani, un rinnovamento e un rafforzamento dell’arte del teatro?

In un teatro totalmente aperto di 1000 mq, in cui è possibile fare qualsiasi tipo di operazione artistica, verranno portati personaggi in grado di trasmettere i valori dell’innovazione ma soprattutto si cercherà di capire come mettere in piedi un meccanismo capace di portare delle risorse forti su quel che rappresenta la modernità.  Non bisogna però dimenticare la questione delle origini del teatro, della tradizione di un’arte che dopo 3000 anni è ancora viva e continua a dare grandi risultati per la crescita dei popoli. Per questo sarà possibile incontrare in questo luogo coloro che ancora oggi sono dei punti di riferimento per il teatro, la danza, la musica, senza assecondare esclusivamente il nuovo. Dunque proporremo tradizione e innovazione in egual misura.

Se adottassimo la storia dello Spazio Rossellini –  posto glorioso che ha ospitato il lavoro di grandi artisti, poi decaduto e infine risorto per il bene della comunità tutta – come metafora dello stato del teatro e delle crisi che ha attraversato e poi superato, come immagina il futuro di questo luogo? 

Questo è un luogo che deve dar vita a un palinsesto multidisciplinare, con una copiosa attività laboratoriale, dando modo alle nuove generazioni di poter compiere la propria ricerca. Nel Lazio abbiamo delle residenze importantissime come quella di Twain per la danza, quella del Potlach dedicata al teatro di strada o i Quartieri dell’arte di Gian Maria Cervo che in maniera coraggiosa porta a Viterbo la nuova drammaturgia; lo Spazio Rossellini diventerà un altro centro ospitante per le residenze artistiche. Per motivi anche di vicinanza, collaboreremo con il Teatro India e con il teatro Palladium dell’università Roma Tre, creando un’osmosi tra teatri nella contemporaneità. Credo che quest’area diventerà la città creativa per eccellenza. Si tratta di un tesoro, posto in una zona quasi periferica, che sta diventando un progetto fondante sia per l’incontro sia per la formazione dei giovani.

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