Breviario di relazioni possibili e ibridazioni fantastiche. Intervista ai Motus

Breviario di relazioni possibili e ibridazioni fantastiche. Intervista ai Motus

Una festa lunga due anni: il cinquantesimo anniversario del Festival di Santarcangelo terminerà con la prossima edizione, l’ultima della direzione artistica dei Motus. Dall’8 al 18 luglio ci si riunirà ancora per immaginare un «futuro fantastico» che sia sempre più inclusivo, alle frontiere della sperimentazione non solo nel teatro ma anche nel pensiero e nelle relazioni.

Un programma con molteplici centri di interesse dove perdersi è forse il giusto approccio, perché l’artista affermato di casa nostra e la nuova proposta da un continente straniero possono dialogare alla pari in un contesto dove i valori tradizionali della scena vengono depotenziati in favore di sguardi nuovi. Il fulcro della ricerca sarà infatti nella relazione con ciò che è abitualmente più distante, affinché il contatto possa generare cortocircuiti e mutazioni: shapeshifter o mutaforma è la figura sotto cui l’egida prenderà vita il festival. Un’elaborazione che deriva dall’approfondimento dei temi già emersi lo scorso anno, il superamento dei generi diviene infatti messa in questione delle barriere tra umano e non umano.

Una costellazione di questioni che verrà affrontata collettivamente non solo attraverso i numerosi spettacoli e incontri ma anche con un esperimento ad hoc: l’accampamento How To Be Together. Un gruppo di persone selezionate tramite call (con scadenza il 23 maggio) passerà l’intero periodo del festival immaginando nuove forme di convivenza, sia nell’atto concreto del dimorare insieme che negli specifici percorsi di studio e ricerca.

Il rapporto con l’alterità non poteva non prevedere incursioni nei territori di mondi artistici affini, quest’anno il programma dei concerti sarà curato da Christopher Angiolini del Bronson e non mancheranno numerosi appuntamenti con il cinema. Arrivando alle performance e al teatro, possono essere individuati tre grandi nuclei: la partecipazione internazionale, quasi impossibile lo scorso anno, stavolta sarà rappresentata soprattutto da artiste provenienti da Paesi extraeuropei; la sezione dedicata ai «nuovi inizi» ospiterà i gruppi che avrebbero dovuto esibirsi nella finestra invernale Winter Is Coming; infine, i numerosi ritorni delle compagnie del cuore: Ermanna Montanari, Romeo Castellucci, Fanny&Alexander, Zapruder e molti altri, spesso impegnati in progetti collaborativi o creati appositamente per il festival.

Delle difficoltà incontrate nel realizzare queste edizioni, ma anche della peculiare idea curatoriale che ha guidato le scelte e del rapporto con le giovani generazioni, abbiamo parlato con i direttori artistici Daniela Nicolò e Enrico Casagrande.

Che tipo di esperienza è stata organizzare questo cinquantennale in tempi pandemici?

Daniela Nicolò: Sentivamo molto la responsabilità di questo appuntamento, considerato che abbiamo presentato al festival ventisei spettacoli nel corso di ventidue edizioni a cui abbiamo partecipato. Il lavoro di preparazione era già iniziato da diverso tempo quando ha fatto irruzione la pandemia. È stato, come per tutti, un evento inaspettato che era però in consonanza con i nostri interessi per i film e la letteratura di fantascienza, dove il 2020 era un anno al centro di visioni distopiche. 

La nostra carica a fare il festival però era molto forte, anche con un po’ di incoscienza abbiamo sempre voluto provarci, per cui è iniziato un lavoro di reinvenzione rispetto agli artisti e alle artiste invitate ma anche degli spazi, perché questa impostazione così improntata all’aperto è nuova e forse è stata la più grande rivelazione dal punto di vista organizzativo, scoprire la potenzialità di questi luoghi naturali. 

C’è stata poi la situazione difficile dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo, noi siamo legati a quel movimento e abbiamo supportato le occupazioni dei teatri. Anche in quest’ottica abbiamo cercato di dare lavoro a tutta una serie di maestranze locali e l’équipe del festival si è fortemente coalizzata, potendo portare avanti le attività in un periodo così complesso. La risposta degli abitanti di Santarcangelo poi è stata bellissima, perché nessuno si aspettava in quel momento che potesse accadere qualcosa come l’edizione dello scorso anno.

Come nasce l’esperimento How To Be Together?

Enrico Casagrande: Si tratta di un campo che costruiremo all’interno di un bosco cittadino dove cinquanta individui cercheranno di vivere insieme, con l’aiuto di alcuni «facilitatori», per capire come intrecciare relazioni e come rapportarsi al qui ed ora in una maniera che sia anche utopica. Sarà un prototipo che spero proseguirà con la prossima direzione artistica, per la riappropriazione di uno spazio fisico in un momento in cui è ancora più urgente, dopo il grande utilizzo che abbiamo fatto del digitale. 

L’anno scorso è stato molto difficile, ma allo stesso tempo ci trovavamo in un momento in cui si credeva che il mondo potesse cambiare. Quest’anno sento un po’ più di stanchezza, perché c’è la sensazione che si stia cercando di tornare a tutti i costi alla «normalità» precedente. Il festival di luglio rifletterà su questi argomenti attraverso un approccio antropologico, sociologico, artistico.

D.N: La pandemia ha reso ancora più evidenti le disparità, è il momento di agire per mettere in discussione il modello a cui si vorrebbe tornare. Tutti gli incontri del festival proporranno  delle pratiche possibili, non solamente delle analisi, improntate alla solidarietà e alla comunanza. Altre forme di vivere insieme come «specie compagne», secondo il sottotitolo di questa edizione, per abbattere i confini non solo tra i generi ma anche nella relazione con gli altri esseri viventi, in linea con una matrice antispecista che ci appartiene. 

È importante per noi anche proporre degli eventi gratuiti negli spazi pubblici, una questione su cui c’è grande criticità perché il ministero non contempla spettacoli dove non vengono emessi biglietti, come sarà ad esempio per la performance Grand Bois di Bluemotion e Fanny & Alexander che si svolgerà sui tetti e sui terrazzi del centro storico.

Nello «statement artistico» di questa edizione scrivete che avete provato ad evitare ogni forma di forzatura nell’esposizione delle opere nate in quest’ultimo anno.

E.C: Questo festival si basa molto sulla fiducia negli artisti e nelle artiste che stiamo invitando. Ci siamo astratti da quell’idea curatoriale per cui prima si vede uno spettacolo, lo si valuta e poi lo si sceglie. Il teatro sta diventando un po’ un mercato e volevamo smarcarci da questa visione, concentrandoci su gruppi che propongono un discorso politico ed etico. Penso sia un grande atto di coraggio e di comunione, noi stessi in quanto artisti sentiamo il bisogno di porci in altro modo rispetto alla curatela classica.

D.N: Inoltre quest’estate accoglieremo tutte le compagnie che avrebbero dovuto esibirsi in Winter Is Coming, la sezione invernale che purtroppo si è potuta svolgere solamente online. Ci siamo chiesti molto come un festival possa tutelare questi artisti e artiste per non esporli in maniera brutale, considerato che durante quest’anno hanno avuto poche possibilità per lavorare e consolidare i propri spettacoli. Parliamo di gruppi giovani e poco conosciuti, senza sostegni e spazi adatti per le prove o per le residenze. 

Per loro quindi creeremo un palco apposito, più raccolto ed intimo, perché hanno bisogno di essere protetti. Mi sta molto a cuore perché anche noi veniamo da quel percorso: provavamo in una discoteca abbandonata agli inizi. Oggi ci sono anche molti meno centri sociali disponibili per accogliere le compagnie rispetto agli anni ’90. Mark Fisher l’ha spiegato molto bene: con la gentrificazione è cambiato un mondo e il turbocapitalismo rischia di gettare le giovani generazioni nella depressione se non gli si danno possibilità e strumenti.

Nella programmazione c’è grande spazio per realtà internazionali e al femminile.

E.C: C’è una grande presenza di artiste donne in tutti i ruoli e questo ci fa molto piacere, visto che le programmazioni vedono spesso numerosi registi maschi e bianchi. Abbiamo concentrato poi un’attenzione particolare sul Sud America, con gruppi provenienti dal Brasile, dal Messico, dal Cile. Nonostante la situazione difficile che vivono questi Paesi ci sono delle scene estremamente vive e quindi siamo contenti di condividere questo festival anche con loro.

D.N: Spesso poi queste artiste stavano già lavorando su tematiche affini alle nostre. Amanda Piña, coreografa e regista messicana, è interessata al rapporto con la Terra e al cambiamento climatico. La regista e drammaturga cilena Manuela Infante fa una riscrittura delle metamorfosi di Ovidio in chiave femminista, in sintonia con il concetto di mutaforma centrale per questa edizione. La performer brasiliana Gabriela Carneiro da Cunha è impegnata invece con i popoli dell’Amazzonia e tramite lei speriamo sarà possibile realizzare un sogno: entrare in dialogo con l’antropologo Eduardo Viveiros de Castro.

Societas lancia il corso di Ritmo Drammatico al Teatro Comandini

Societas lancia il corso di Ritmo Drammatico al Teatro Comandini

Per il terzo anno consecutivo Societas ha vinto il bando regionale di finanziamento per un Corso di Alta Formazione in ambito teatrale che si inserisce nel quadro dell’Istituto di Ricerca di Arte Applicata Societas, ovvero il contesto di tutte le attività teoriche e sperimentali che si attuano nel Teatro Comandini di Cesena.

Viene quindi annunciato il nuovo Corso di Ritmo Drammatico. Teoria e pratica della dinamica temporale scenica, che si svolgerà dal 24 Maggio al 8 Settembre 2021, con la direzione di Claudia Castellucci e Chiara Guidi, e con la partecipazione di Romeo Castellucci e di altri docenti esterni alla Compagnia.

Il Corso – approvato dalla Regione Emilia-Romagna con Delibera di GR n.401 del 29/03/2021, Rif.PA 2020-15404/RER e cofinanziata con risorse del Fondo sociale europeo P.O. 2014-2020 e della Regione Emilia-Romagna – prepara artisti, registi, attori, danzatori e performer tra i 18 e i 35 anni (per un massimo di 20 partecipanti) alla coscienza ritmica della danza e della recitazione attraverso studi e sperimentazioni di Movimento ritmico, diretti da Claudia Castellucci e di Dinamica compositiva della recitazione, diretti da Chiara Guidi, rapportati a una misura scandita con arte. A completamento vi sarà anche una sezione dedicata alla composizione drammatica, denominata Struttura dinamica della regia, diretta da Romeo Castellucci. Altri Docenti sono stati chiamati ad approfondire temi o tecniche specifici. Il Corso consiste in 622 ore complessive (462 di lezioni frontali in aula e 160 di “Project Work” da svolgersi in autonomia). Si può presentare domanda di ammissione via mail entro il 5 Maggio. La partecipazione è gratuita, previa selezione.

Caratterizzato da uno studio che si impernia sulla prassi, il Corso ha una modalità prevalentemente collettiva e corale, arricchita da esperimenti concepiti e attuati singolarmente. L’analisi puntuale del lavoro compiuto, secondo il metodo della discussione teorica, costella l’intera parabola temporale.

Il ritmo è la base filosofica del Corso, perciò dispone a un metodo dialogico di carattere personale, attivo, dinamico, vitale, che si crea strada facendo, e non ammette l’applicazione di un metodo fisso e, meno che meno, stilizzato.

Entrambe le sezioni portanti di insegnamento – il Movimento ritmico di Claudia Castellucci e Dinamica compositiva della recitazione di Chiara Guidi – svilupperanno distinte azioni sceniche, a completamento della parabola di studio, con pubbliche rappresentazioni in alcune città della Regione in collaborazione con MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Festival AngelicA di Bologna, Cantieri Danza di Ravenna e Lugocontemporanea.

Gli altri docenti che proporranno singole lezioni monografiche sono: Alessandra Battaglia, attrice e performer; Alessandro Bedosti, coreografo, didatta e performer; Daniel Blanga Gubbay, codirettore KunstenFestivalDesArts di Bruxelles; Armando Bonaiuto, curatore di Torino Spiritualità; Carlo Carbone, architetto specializzato in acustica degli spazi; Diego Donna, docente di filosofia all’Università di Bologna; Roberta Ioli, filosofa e studiosa del mondo antico; Joseph (Joe) Kelleher, docente di Teatro e Performance, University of Roehampton, London; Vito Matera, scenografo e regista; Simone Menegoi, critico, curatore d’arte contemporanea e direttore di ArteFiera di Bologna; Silvia Rampelli, coreografa e didatta; Carmen Romero, direttrice del Festival a Mil di Santiago del Cile; Alessandra Simeoni, produttrice internazionale di Caravan; Andrea Scardovi, fonico; Alessandro Scotti, fotografo; Cindy Van Acker, coreografa.

Il Corso è rivolto a persone con uno spiccato senso del ritmo e dell’equilibrio, dotate di resistenza fisica, disposte a vivere un periodo intenso di studio, che le impegnerà quotidianamente per circa 15 settimane consecutive. Si svolge presso il Teatro Comandini di Cesena (Corte del Volontariato 22), luogo teatrale ricavato da una scuola professionale dei primi anni del Novecento, le cui aule e officine meccaniche sono state trasformate in spazi scenici e organizzativi.

La selezione dei partecipanti sarà effettuata in due fasi. La prima è basata sull’invio – entro il 5 Maggio 2021 – di un curriculum vitae essenziale (formazione scolastica ed, eventualmente, altre esperienze di apprendimento) e di una registrazione video (max 3’) basata sulla lettura di un breve testo a scelta del candidato, all’indirizzo e-mail istituto@societas.es. La seconda fase – che si svolgerà il 10 (e, se necessario, 11) Maggio 2021 con coloro che sono stati selezionati nella prima – consiste in un test di idoneità composto da due prove che si svolgeranno presso il Teatro Comandini di Cesena: l’esecuzione di una breve sequenza ritmica su base musicale e la lettura di un breve testo drammatico. A queste si aggiunge un colloquio attitudinale e di reciproca chiarificazione dello scopo del Corso (il colloquio avrà un peso non superiore al 50% nella valutazione del Candidato). Il bando è scaricabile dal sito societas.es.

Romeo Castellucci è il Grand Invité di Triennale Milano

Romeo Castellucci è il Grand Invité di Triennale Milano

A partire da gennaio 2021 Romeo Castellucci, uno dei più grandi artisti al mondo, sarà il Grand Invité di Triennale Milano. L’artista cesenate, Leone d’Oro alla Biennale di Venezia e Chevalier des Arts et des Lettres della Repubblica francese, da anni ospite esclusivo della programmazione curata da Umberto Angelini, viene ora chiamato fino alla fine del 2024 a collaborare in maniera continuativa con l’istituzione milanese, secondo una formula ad oggi inedita in Italia, che prevede il suo coinvolgimento a 360 gradi nelle attività di Triennale.

Un rapporto che a partire dal Teatro (con committenze, coproduzioni internazionali, progetti site specific) si svilupperà toccando i molteplici ambiti di azione di Castellucci (dalla regia alla scrittura, dalle arti visive al pensiero critico, alla scenografia), abbracciando nel contempo le diverse attività di Triennale anche attraverso percorsi formativi, editoriali ed espositivi, dando così vita ad una sinergia unica e profonda.

Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano, afferma: “La figura del Grand Invité sarà al centro della programmazione di Triennale Milano, verrà coinvolta nelle principali iniziative promosse dall’istituzione nei prossimi anni, tra cui anche la 23° Esposizione Internazionale. La scelta di Romeo Castellucci – artista visionario che ha dato vita a nuove forme creative all’incrocio tra discipline e linguaggi espressivi – riflette perfettamente il nostro modo di fare cultura. Per i prossimi quattro anni vorrei che Triennale fosse il luogo in cui Romeo Castellucci potrà lavorare, sperimentare e creare.”

“Romeo Castellucci è tra le intelligenze teatrali più riconosciute in Europa. – dichiara Severino Salvemini, Presidente di Triennale Milano Teatro –Drammaturgo, regista, scenografo e artista poliedrico, riesce a mescolare e a far contaminare il teatro, l’immagine, la musica e le arti plastiche, rappresentando perfettamente l’offerta della nuova Triennale, che vuole in dialogo le arti figurative, architettoniche e performative.”

Umberto Angelini, Chief curator per teatro, danza, performance e musica di Triennale Milano e Direttore artistico di Triennale Milano Teatro, sottolinea come “uno sguardo radicale e potente accompagni l’opera di Romeo Castellucci. Che Milano e Triennale possano esserne compagni di strada, ci onora e ci impegna interrogandoci sul senso più profondo del nostro comune vedere.”

Una consonanza di intenti che lo stesso artista tiene particolarmente a sottolineare: “Ho bisogno di questa città e della sua Triennale – sono le parole di Romeo Castellucci – molto più di quanto essa non ne abbia di me. Una vocazione comune ci chiama e ora che sono stato invitato, sento di non poter mancare a questo appuntamento che dovrà tradursi in immagini all’altezza delle domande che questa epoca impone.”

Premio Hystrio 2017: ecco i vincitori!

Premio Hystrio 2017: ecco i vincitori!

Giunto alla 27^ edizione, il Premio Hystrio si conferma uno dei più prestigiosi riconoscimenti teatrali per la scena italiana e, in attesa delle tre giornate di festa in programma a Milano al Teatro Elfo Puccini il 10, 11 e 12 giugno 2017, la giuria, composta dai collaboratori, dai redattori e dal direttore della rivista Hystrio, Claudia Cannella, ha decretato i nomi dei professionisti dello spettacolo che quest’anno riceveranno il Premio, articolato come di consueto in differenti categorie.

PREMIO HYSTRIO ALLA REGIA A ROMEO CASTELLUCCI

Con la Socìetas Raffaello Sanzio ha creato un nuovo immaginario teatrale e un’estetica che ha segnato il gusto e la memoria di migliaia di spettatori attraverso un percorso immersivo in particolare nei mondi della tragedia greca e shakespeariana. Dal 2006 segue un percorso individuale che conferma la caratura internazionale del suo talento artistico: nel 2007 il Festival di Avignone lo nomina artista associato e, per l’edizione 2008, nel cortile d’onore del Palazzo dei Papi, mette in scena la trilogia Inferno, Purgatorio, Paradiso ispirata alla Commedia di Dante. Nel 2011 è guest artist al Tokyo Festival dove realizza The Phenomenon called I. Nel 2013 è invitato dalla Schaubühne di Berlino a produrre Hyperion di Hölderlin. La sua ultima opera, Democracy in America, ispirata ad Alexis de Tocqueville, è in tour in tutta Europa e farà tappa anche al prestigioso Festival d’Automne di Parigi.

PREMIO HYSTRIO ALL’INTERPRETAZIONE A ROBERTO HERLITZKA

Torinese, di padre cecoslovacco e madre italiana, ha studiato a Roma diplomandosi all’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico con Orazio Costa. L’amalgama culturale da cui proviene si ritrova anche nel suo ricco percorso artistico che spazia dal Teatro al Cinema, dalla TV al doppiaggio, facendone uno dei volti più noti e amati della scena italiana. In teatro ha lavorato, oltre che con Orazio Costa, con Ronconi, Squarzina, Lavia, Missiroli, Cappuccio, Calenda e molti altri, attraversando un repertorio che va dai classici alla drammaturgia contemporanea. Al cinema, accanto al felice sodalizio con Lina Wertmuller, è stato diretto, tra gli altri, da Bellocchio, Sorrentino, Faenza, mentre in TV è stato tra i protagonisti di numerosi sceneggiati e serie televisive e nel 2016 ha interpretato il ruolo di Indro Montanelli in un docu-film prodotto da Sky Arte.

Giuliana MussoPREMIO HYSTRIO ALLA DRAMMATURGIA A GIULIANA MUSSO

Vicentina d’origine e udinese d’adozione. Attrice, ricercatrice, autrice. Dal 2008 la sua “casa” artistica è La Corte Ospitale di Rubiera. Nei primi anni ’90 frequenta i cabaret (Zelig, Milano) e i piccoli palcoscenici. Si diploma nel 1997 presso la Civica scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Dal ’97 al 2001 è attrice in diverse produzioni di prosa contemporanea e di Commedia dell’Arte. Dal 2001 si dedica esclusivamente a progetti di teatro d’Indagine e scrive tutti i testi che porta in scena. Si è fatta conoscere in tutta Italia e anche in Francia (al Théâtre de la Ville di Parigi) con “Nati in casa”, un monologo sulla nascita di ieri e di oggi, ospitato nel 2004 nella trasmissione Rai Report, e pubblicato da L’Unità nella collana di dvd “Teatro in-civile” (2005) a cura di Rossella Battisti. Da qui ha preso il via un’indagine sui temi della sessualità (“Sexmachine”), della morte (“Tanti saluti”), sull’educazione religiosa (“La fabbrica dei preti”), sull’economia al femminile (“Wonder Woman”) e sulla guerra contemporanea (“Mio Eroe”).

PREMIO HYSTRIO-ALTRE MUSE A MARIA SPAZZI

Milanese, dopo il diploma in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dal 1996 lavora come scenografa firmando l’allestimento di spettacoli di prosa con diverse realtà teatrali fra cui Piccolo Teatro di Milano (2015, 2012, 2009, 2007), Teatro Stabile di Torino (2015, 2002), del Friuli Venezia Giulia (2016, 2011), della Toscana (2015) e di Sardegna (2010). Nel 1996 è tra i fondatori della compagnia teatrale ATIR, per la quale firma le scenografie degli spettacoli diretti da Serena Sinigaglia nei maggiori teatri italiani ed esteri. E’ direttore creativo per l’immagine del Teatro Ringhiera, gestito dal 2007 dalla compagnia Atir, per il quale crea e promuove il progetto di arte partecipata La Piana (2015). Progetta l’allestimento di festival teatrali quali IT festival (2015) e Granara Festival (2000) e partecipa alla fondazione di VDC allestimenti (2010).

PREMIO HYSTRIO-ICEBERG A PUNTA CORSARA

La compagnia teatrale Punta Corsara nasce nel 2007 come progetto di impresa culturale della Fondazione Campania dei Festival per il Teatro Auditorium di Scampia, sotto la guida artistica di Marco Martinelli del Teatro delle Albe e quella organizzativa di Debora Pietrobono che, nel 2009, passano il testimone ai loro assistenti Emanuele Valenti e Marina Dammacco. Si sviluppa da qui un percorso professionale che comprende sia la regia di numerosi spettacoli che l’attività formativa attraverso laboratori rivolti agli adolescenti. Attualmente Punta Corsara porta in tournée un repertorio formato da 6 spettacoli: Il cielo in una stanza presentato al Teatro Bellini nell’ambito del Napoli Teatro Festival 2016; Hamlet Travestie, riscrittura dell’Amleto a partire da John Poole e Antonio Petito; PETITOBLOK Il baraccone della morte ciarlatana, sull’incontro tra il drammaturgo napoletano Antonio Petito e il poeta russo simbolista Aleksandr Blok; Il signor di Pourceaugnac farsa minore da Molière; Il Convegno, azione teatrale sul tema delle periferie. A questi si aggiunge Io, mia moglie e il miracolo, testo e prima regia di Gianni Vastarella.

PREMIO HYSTRIO-CORPO A CORPO A ALESSANDRO SCIARRONI

Alessandro Sciarroni, con all’attivo una ricca esperienza nell’ambito della formazione nel campo delle arti visive e della ricerca teatrale, ama contaminare i linguaggi della danza contemporanea e delle performing arts, presentando i suoi lavori in teatri ma anche in musei e gallerie d’arte e spazi non convenzionali. I suoi progetti sanno fondere aspetti rigorosamente concettuali alla capacità di offrire un forte impatto visivo ed emozionale. “Will You Still Love Me Tomorrow?” del 2012, composto da Folk-s, Untitled e Aurora segna definitivamente l’apertura internazionale dell’artista che con Folk-s apre i “Rencontres chorégraphiques internationales di Seine-Saint-Denis” e fa poi tappa al festival “Impulstanz” di Vienna, al “Kunstenfestivaldesarts” di Bruxelles e al Festival d’Automne di Parigimentre con “Untitled”, debutta alla Biennale della Danza di Lione. Ospite di numerosi circuiti internazionali tra cui Aerowaves e Modul Dance, Sciarroni è parte del progetto Migrant Bodies, nato con l’obiettivo di promuovere riflessioni e creazioni sul tema della migrazione e sul suo impatto culturale nella società.

RIFERIMENTI