#AnticipAzione: ‘o Princepino al Teatro Studio Uno dal 25 al 27 maggio

Debutta il 25 maggio al Teatro Studio Uno (Roma) , nell’ambito del festival delle arti Labirinto II, ‘o Princepino di Aniello Nigro, regia di Cristiano Demurtas.

“Esitò ancora un poco, poi si alzò. Fece un passo. Io non riuscivo a muovermi. Ci fu solo un lampo giallo intorno alla sua caviglia. Lui rimase un istante immobile. Non gridò. Cadde dolcemente, come cade un albero. Non fece nemmeno rumore, per via della sabbia”.

Saint-Exupery fa terminare così l’incredibile racconto del “Piccolo Principe”. In molti pensano che il Piccolo Principe muoia alla fine del romanzo; altri pensano che abbia semplicemente lasciato il suo corpo terreno per tornare sulla propria stella. In pochi pensano invece che abbia continuato il suo viaggio, finendo vecchio e stanco in un ospizio sul pianeta della dimenticanza. Inizia così il viaggio a ritroso di questo vecchio principe. I pochi elementi rimasti della sua esistenza faranno scaturire in lui una serie di pensieri, che lo porteranno a ricordarsi di essere stato bambino.

Prima che venisse pensato come testo, ‘o Princepino è stato concepito come uno spartito musicale. Una composizione teatrale che considera ogni parola, ogni sillaba, come una nota da vibrare. Il lavoro del drammaturgo, durante la stesura finale del copione, è stato concertato insieme agli altri componenti del progetto, regista, attori e musicisti, come se questi fossero, insieme all’autore, elementi di un’orchestra. Il lavoro è stato svolto sui significanti, prima ancora che sui significati, cercando di lasciare la ricerca di questi ultimi direttamente al pubblico dell’esibizione. L’opera è resa come una scena universale, davanti alla quale ognuno può riconoscersi con la propria esperienza, scavando e ricercando il senso a diversi livelli di profondità, facendosi guidare dalle proprie sensazioni.

In questo senso, lo spettacolo è didattico, perché mette lo spettatore davanti ad uno specchio esistenziale, che riflette sì l’esperienza dell’osservatore, ma nello stesso tempo scuote dal punto di vista sensoriale la coscienza di chi guarda, accompagnando lo spettatore verso una disposizione di ascolto vicina all’auto-analisi. Non c’è soluzione, non ci sono risposte, nel contempo, però, ci sono molte domande, che chi assiste alla messinscena può portare in dote ai suoi più intimi ragionamenti. Questi interrogativi chiederanno a Ninno, il nostro protagonista, di trovare risposta.

È forse una delle cose più difficili quella di saper leggere la libreria del nostro essere, nonostante si possa dire che i punti in comune tra le varie esistenze possano sembrare molti. La difficoltà insita in questo compito è data forse da una implicita tendenza alla solitudine, dal fatto che il nostro è il mondo della dimenticanza, della fugacità, delle monadi in cui siamo isolati. È da questo pensiero che nasce la necessità di cercare costantemente la semplicità e l’essenzialità dell’essere bambino, per trovare quei punti che ci aiutano nella comprensione di noi stessi, nella ricerca verso la condivisione.

ASCOLTA L’ITERVISTA RADIOFONICA AL REGISTA CRISTIANO DEMURTAS E ALL’ATTORE ALESSIO ESPOSITO

 

NOTE DI REGIA

“Un vecchio che muore è una libreria che brucia”, recita un vecchio detto africano. Saper leggere i libri che compongono la nostra “biblioteca personale” è la chiave di volta per poter raggiungere la condizione di essere umano pensante. Siamo tutti degli esseri da esplorare, il nostro corpo e ciò che vi è contenuto sono costantemente in trasformazione: chi siamo stati e cosa saremo sono componenti che accompagnano costantemente la nostra persona. Immersi però nelle convenzioni, nel sistema politico-sociale, riusciamo a distinguere noi stessi? Riusciamo a distinguerci dalla massa?

(Cristiano Demurtas)

 

GRUPPO DELLA CRETA

Il Gruppo della Creta è composto da giovani attori uniti per costruire un teatro collaborativo dove le abilità di ognuno possano sostenere il lavoro di tutti.
Fuori dagli schemi del teatro ufficiale, più vicini alla cooperativa e al teatro indipendente, i membri del Gruppo credono in un teatro di ricerca che si basa sul lavoro di palcoscenico e sulla ricerca di nuovi format e modalità per creare un dialogo diretto con il pubblico.

Componenti: Jacopo Cinque, Cristiano Demurtas, Alessandro Di Murro, Alessio Esposito, Pamela Massi, Giulia Modica, Laura Pannia, Lida Ricci, Bruna Sdao.

CRISTIANO DEMURTAS

Cristiano Demurtas nasce a Orbetello (Gr), il 30/11/1993. Finiti gli studi, si trasferisce a Roma, dove si diploma presso l’Accademia Internazionale di Arte Drammatica del Teatro Quirino. Si avvicina alla regia assistendo registi come Alvaro Piccardi, Alessandro Fabrizi, Daniele Nuccetelli, Lorenzo De Liberato, Stefano Patti ed altri. Dal 2016 è co-organizzatore del Festival di Teatro Ecologico di Stromboli.

ALESSIO ESPOSITO

Alessio Esposito nasce a Isernia, il 07/09/1990. Inizia il suo percorso teatrale, partecipando ad un laboratorio per gioco, entrando poi nel Centro Artistico di Sperimentazione Teatrale diretto da Salvatore Mincione Guarino. Nel 2008 diventa socio della compagnia C.A.S.T. e nel 2010 apre il Piccolo Spazio Libero “Il Proscenio”. Nel 2012 si trasferisce a Roma e nel 2015 si diploma presso l’Accademia Internazionale di Arte Drammatica del Teatro Quirino di Roma diretta da Alvaro Piccardi.

AMEDEO MONDA

Amedeo Monda nasce a Gallarate (VA), il 02/02/1990. Nel 2005 inizia i suoi studi di chitarra classica presso l’Istituto comunale “Palmiero Giannetti” di Grosseto, conseguendo il diploma di teoria musicale, solfeggio, armonia e storia della musica. Si laurea nel 2017 presso l’ ISSM Rinaldo Franci di Siena. Collaboratore del Gruppo della Creta dal 2015, artista di strada e attualmente chitarrista dell’Orchestra Mattarella e del duo Trieste meolo roncade.

ANIELLO NIGRO

Laureato alla Sapienza di Roma in Scienze Umanistiche, con indirizzo Teatro e Arti Performative, specializzato in drammaturgia, Aniello Nigro nasce come attore, recitando in varie compagnie professionistiche per poi passare esclusivamente alla scrittura per il teatro. È autore di trentaquattro testi teatrali tra cui si ricordano: T: Tralasciando Godo; Logiche Kamikaze; Le signore Cannavaccio; Le Mani nel fuoco; Madre Teresa di via Margutta; I gabbiani di Napoli; Il soldato Woyzeck; MacBeth – La poltrona; Racconto; Prigionia: femminile singolare.

 

GIOVEDÌ 25 | VENERDÌ 26 | SABATO 27

SALA TEATRO | 21.00 | durata 70’ | teatro

Gruppo della Creta

o’ Princepino – primo studio (2017)

prima assoluta

drammaturgia Aniello Nigro

regia Cristiano Demurtas

con Alessio Esposito, Amedeo Monda

musiche Enea Chisci, costumi Giulia Barcaroli, scene Bruna Sdao, aiuto regia Gabriele Merlini, organizzazione Sara Papini, progetto fotografico Selena Franceschi, si ringraziano Cesare D’Arco, Stefania Minciullo, Marco Quaglia, Vittorio Stasi, MaTeMù, Accademia Popolare dell’Antimafia

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Impresa e Cultura: Lunedì 22 Maggio al Teatro Argentina

Lunedì 22 maggio (ore 18.00) al Teatro Argentina si terrà l’appuntamento annuale su IMPRESA e CULTURA. Interverranno Brunello Cucinelli, Presidente e Amministratore Delegato di Brunello Cucinelli e Presidente del Teatro Stabile dell’Umbria, Mariacristina Gribaudi, Imprenditrice e Presidente Fondazione Musei Civici di Venezia, Maximo Ibarra, Amministratore Delegato di WindTre, Mauro Berruto, Amministratore Delegato della Scuola Holden, Francesca Chialà, Consigliere di Amministrazione del Teatro dell’Opera di Roma, Antonio Calbi, Direttore Artistico del Teatro di Roma, Patrizia Angelini, Giornalista RAI e Presidente Premio Internazionale Globo TricoloreRoberto Santori, Direttore Generale di Challenge Network, Giacomo Gargano, Presidente di Federmanager Roma.

L’evento, ideato da Francesca Chialà, e promosso dal Teatro di Roma in collaborazione con Challenge Network, sara dedicato al Nuovo Storytelling della Cultura e dell’impresa attraverso gli esempi e le esperienze di imprenditori, come Brunello Cucinelli e Mariacristina Gribaudi che hanno messo a disposizione delle Istituzioni Culturali le proprie capacità manageriali, dimostrando l’importanza di creare partnership concrete tra eccellenze imprenditoriali e artistiche. Le case history saranno accompagnate da una stimolante riflessione sul ruolo strategico dello Storytelling affinchè il dialogo tra Arte e Impresa possa trasformarsi in racconto e tradursi in valore per entrambi. Per offrire una visione su come utilizzare uno dei più potenti dispositivi di attivazione del pensiero – l’arte – connesso con il più potente dispositivo di trasmissione della conoscenza – la narrazione.
“L’Arte è un continente ancora sconosciuto nelle aziende per le straordinarie potenzialità che può offire in tema di leve di business e di apprendimento per le persone. Se Cultura e Bellezza esaltano la creatività umana che è ormai diventata il vero fattore competitivo per ogni contesto aziendale, il binomio Arte e Impresa può diventare un vero motore di innovazione”, sostiene Francesca Chialà. E l’evento vuole offire una nuova chiave di lettura per mediare, governare e valorizzare l’incontro tra questi due mondi.

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Verso la riapertura del Teatro Valle a ottobre

“Il cantiere al Valle è ora aperto, abbiamo la speranza di poter riaprire il teatro a ottobre”: queste le parole di Luca Bergamo rilasciate all’Ansa. Il vicesindaco del Comune di Roma e assessore alla crescita culturale, ha confermato “l’inizio di una prima fase dei lavori in teatro, in cui si procede per capire quali sono le certificazioni necessarie e le questioni della sicurezza e per costruire un capitolato utile all’avvio di una seconda fase”. “Dobbiamo procedere con la manutenzione ordinaria della struttura”, prosegue, “vogliamo infatti rendere disponibile il Valle per attività che siano non necessariamente di solo teatro, fino a che non sarà indetta la gara per l’affidamento”.

Il progetto di restauro:

Il passaggio di proprietà dallo Stato al Comune di Roma, già iniziato nel 2011 prima dell’occupazione, diventa un processo lunghissimo, ma il teatro finalizza il passaggio di proprietà il 26 febbraio 2016. La Sovrintendenza capitolina riceve poi la responsibilità del restauro, finanziato dal Mibact e il Comune di Roma che hanno stanziato 1,5 milioni di euro ciascuno per i lavori. “A riguardo – dice il comunicato ufficiale – si prevede il rilievo dell’edificio e delle impermeabilizzazioni delle coperture, il restauro della facciata principale di Valadier, la verifica ignifuga dei materiali di arredo, dalle poltrone alle moquette, il rialzo dei parapetti dei palchi, il sistema di illuminazione e gli adeguamenti strutturali del palcoscenico.

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#AnticipAzione: Programma e percorsi del Festival Labirinto

Dopo l’importante successo della prima edizione del festival Labirinto, il Gruppo della Creta ha deciso di imbarcarsi nell’organizzazione della seconda edizione. Le novità saranno tantissime. Come nella prima edizione lo spettatore potrà orientarsi tra diverse forme artistiche: dal teatro alla video arte. Le novità di quest’anno saranno la drammaturgia, la musica, i workshop ed una performance che sfrutti l’ambiente urbano circostante al teatro.

Inoltre, quest’anno Labirinto è sostenuto da SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, patrocinato dal Municipio V del Comune di Roma e partecipa al calendario di eventi per celebrare i 90 anni di Torpignattara, grazie al Comitato di quartiere di Torpignattara. La seconda edizione del festival Labirinto si svolgerà presso il Teatro Studio Uno di Roma, in via Carlo della Rocca 6, dal 15 al 28 maggio 2017.

PERCORSI

 > ICARO – Bando di teatro:

Il rito teatrale è inteso come quel luogo fisico in cui può avvenire la commistione artistica perfetta: ecco il perché della creazione del bando Icaro, il cui intento è quello di trovare spettacoli affini alla tematica del festival. Icaro è figlio di Dedalo, l’architetto che ha costruito il celebre labirinto di Creta per ordine del re Minosse, il quale li rinchiuse insieme nello stesso. Dedalo per salvare se stesso e il figlio costruisce delle ali di cera. Mentre i due fuggono verso la libertà, Icaro, per bramosia di arrivare al sole, cade in mare a causa del calore che scioglie la cera delle ali. Il bando è finalizzato alla ricerca di spettacoli “che mirino al sole”, ma che abbiano l’intelligenza di non far sciogliere le proprie ali. Nella programmazione generale del festival saranno presentati quattro spettacoli: Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti – regia di Tiziano Caputo (vincitore Bando MID 2017 – sezione Icaro); Tre once di lana nera – regia di Giacomo Troianiello (vincitore Bando MID 2017 – sezione Icaro); Icaro – regia di Massimiliano Aceti (vincitore Bando MID 2017 – sezione Icaro); o’ Princepino – regia di Cristiano Demurtas (nuova produzione del Gruppo della Creta).

La giuria del concorso è composta dagli attori del Gruppo della Creta: Jacopo Cinque, Cristiano Demurtas, Alessandro Di Murro, Alessio Esposito, Pamela Massi, Giulia Modica, Laura Pannia, Lida Ricci, Bruna Sdao.

> DEDALO – Bando drammaturgia: 

Una delle novità della seconda edizione è il bando di drammaturgia Dedalo. Dedalo è l’architetto che ha costruito il celebre labirinto di Creta per ordine del re Minosse, che lo rinchiuse all’interno con il figlio Icaro. Ci affascina pensare al drammaturgo come colui che costruisce un labirinto, ci si perde, riesce a fuggire e vede davanti ai suoi occhi la caduta del figlio. Il bando Dedalo, finalizzato alla ricerca di drammaturghi che possano proporre la loro visione della realtà attraverso la scrittura scenica, ha premiato il testo Achemenide – È Soltanto Un poema Epico Minore di LiberaImago con una residenza creativa nello stesso Teatro Studio Uno nella stagione 2017/2018 ed una pubblicazione del testo nella collana Scena Muta, grazie alla collaborazione con Editori Progetto Cultura. La giuria del concorso è composta da: Silvio Bambagiotti, Arnaldo Colasanti, Brunilde Di Giovanni, Alessandro Di Somma.

> VIDEO ARTE:

Nella prima edizione di Labirinto, il videomaker Mattia Mura (Fabrica) ha esposto tre video installazioni, indagando il tema del festival. Quest’anno, grazie alla collaborazione con Nicolas Vamvouklis (Fabrica) e K-Gold Temporary Gallery, presenteremo una selezione di opere di giovani videoartisti internazionali. Il progetto Brave New World, tratto dal romanzo dello scrittore inglese Aldous Huxley Il Mondo Nuovo, è curato da Nicolas Vamvouklis ed è stato presentato da K-Gold Temporary Gallery dall’8 al 28 agosto 2016 nell’isola di Lesbo, in Grecia, con il supporto di NEON – Organization for Culture and Development.

“Diversi eppure così simili, gli individui vivono in un circolo vizioso in cui nuove necessità e nuovi desideri sono sempre in attesa di essere esauditi”.

Il programma di screening include un nucleo estremamente eterogeneo di lavori che mettono in questione la relazione tra corpo umano e natura, evoluzione ed ambiente, città e circolazione dell’informazione, memoria e storia, identità e sviluppo tecnologico, religione ed ambiente domestico.

> WORKSHOP:

Due workshop, uno di recitazione, condotto da Max Mazzotta (dal 15 al 19 maggio), ed uno di drammaturgia, condotto da Giampiero Rappa (dal 22 al 25 maggio), caratterizzano l’aspetto pedagogico del festival. Grazie al pretesto offerto dal tema di Labirinto II, “Noi giovani del futuro”, servendosi della loro sensibilità artistica e del loro metodo di lavoro, i due artisti accompagnano i partecipanti in una full immersion altamente stimolante. ( LEGGI L’APPROFONDIMENTO DI THEATRON SUI WORKSHOP )

> MUSICA:

Non manca la musica a comporre una suggestiva colonna sonora per chiunque voglia addentrarsi nel Labirinto. Gli ospiti di questa edizione sono Sten & the Groovemates Duo (chitarra: Stefano Gaspei, basso: Andrea Sabatino), The Goodfellas Duo (voce e chitarra: Claudio Cirillo, percussioni e tromba: Domenico Rizzuto) e Trieste meolo roncade (chitarra: Amedeo Monda, batteria: Marco Ronconi).

> ORIENTHEATRE:

Prendendo spunto dalla disciplina dell’orienteering, o orientamento, che consiste nell’effettuare un percorso caratterizzato da punti di controllo chiamati “lanterne” e con l’aiuto esclusivo di una cartina topografica, gli attori del Gruppo della Creta hanno ideato l’evento urbano Orientheatre. Sostituendo le “lanterne” con attori, gli spettatori sono invitati ad orientarsi nel quartiere di Torpignattara, come dentro ad una drammaturgia spaziale.

Seguendo le più moderne correnti di “riappropriazione territoriale”, che consistono nella valorizzazione delle zone depresse urbane ed extraurbane, messe in moto in più parti del mondo dai più svariati gruppi di ricerca teatrale e artistica, il Gruppo propone una possibilità esperienziale di spettacolarizzazione dell’impianto urbanistico, che diventa scenografia e set delle narrazioni degli attori disseminati nella zona.

 

PROGRAMMAZIONE

 

Mercoledì 10 maggio 2017

  • Ore 11,30 à Conferenza Stampa presso il Teatro Studio Uno

Lunedì 15 maggio 2017

  • Ore 10 – 16 à workshop di recitazione condotto da Max Mazzotta presso Artem Dance, via Natale Palli 11/13
  • Ore 19 à inaugurazione festival con Sten & the Groovemates Duo (chitarra: Stefano Gasperi, basso: Andrea Sabatino) ed installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno

 Martedì 16 e mercoledì 17 maggio 2017

  • Ore 10 – 16 à workshop di recitazione condotto da Max Mazzotta presso Artem Dance, via Natale Palli 11/13

Giovedì 18 e venerdì 19 maggio 2017

  • Ore 10 – 16 à workshop di recitazione condotto da Max Mazzotta presso ArtemDance, via Natale Palli 11/13
  • Ore 19 à installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 à spettacolo Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti – regia di Tiziano Caputo (Sala Teatro)
  • Ore 21 à spettacolo Tre once di lana nera – regia di Giacomo Troianiello (Sala Specchi)

Sabato 20 maggio 2017

  • Ore 19 à aperitivo musicale con The Goodfellas Duo (voce e chitarra: Claudio Cirillo, percussioni e tromba: Domenico Rizzuto) ed installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 à spettacolo Il bello dei bambini è che un giorno saranno adulti – regia di Tiziano Caputo (Sala Teatro)
  • Ore 21 à spettacolo Tre once di lana nera – regia di Giacomo Troianiello (Sala Specchi)
  • Ore 23 à concerto di The Goodfellas Duo (voce e chitarra: Claudio Cirillo, percussioni e tromba: Domenico Rizzuto)

Domenica 21 maggio 2017

  • Ore 17 à performance urbana Orientheatre – regia di Alessandro Di Murro, con punto di ritrovo iniziale presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 17 à installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno

Lunedì 22, martedì 23 e mercoledì 24 maggio 2017

  • Ore 11 – 16 à workshop di drammaturgia condotto da Giampiero Rappa presso il Teatro Studio Uno

Giovedì 25 maggio 2017

  • Ore 11 – 16 à workshop di drammaturgia condotto da Giampiero Rappa presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 19 à installazione di video-arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 à spettacolo ’o Princepino – regia di Cristiano Demurtas [Gruppo della Creta] (Sala Teatro)
  • Ore 21 à spettacolo Icaro – regia di Massimiliano Aceti (Sala Specchi)

Venerdì 26 maggio 2017

  • Ore 19 à installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 à spettacolo ’o Princepino – regia di Cristiano Demurtas [Gruppo della Creta] (Sala Teatro)
  • Ore 21 à spettacolo Icaro – regia di Massimiliano Aceti (Sala Specchi)

Sabato 27 maggio 2017

  • Ore 19 à aperitivo musicale con Trieste meolo roncade (chitarra: Amedeo Monda, batteria: Marco Ronconi) ed installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 21 à spettacolo ’o Princepino – regia di Cristiano Demurtas [Gruppo della Creta](Sala Teatro)
  • Ore 21 à spettacolo Icaro – regia di Massimiliano Aceti (Sala Specchi)
  • Ore 23 à concerto di Trieste meolo roncade (chitarra: Amedeo Monda, batteria: Marco Ronconi)

Domenica 28 maggio 2017

  • Ore 17 à performance urbana Orientheatre – regia di Alessandro Di Murro, con punto di ritrovo iniziale presso il Teatro Studio Uno
  • Ore 17 à installazione di video arte Brave New World a cura di Nicolas Vamvouklis in collaborazione con K-Gold Temporary Gallery presso il Teatro Studio Uno

 

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#THEATRONCONSIGLIA: “Requiem For Medea” della C.T. Genesi Poetiche al Teatro Tordinona

Il 19 Maggio 2017 al Teatro Tordinona di Roma andrà in scena Requiem for Medea con Daria Contento – regia Gianluca Paolisso – Produzione C.T.  Genesi Poetiche.

EVENTO FACEBOOK > clicca qui

Abbiamo incontrato Gianluca Paolisso, direttore artistico della C.T. Genesi Poetiche:

Ciao Gianluca parlaci in breve della tua formazione artistica?

Ho conseguito il Diploma in Recitazione presso l’Accademia Internazionale D’Arte Drammatica del Teatro Quirino – Vittorio Gassman, diretta da Alvaro Piccardi; nel frattempo accrescevo l’esperienza da Attore in una compagnia del mio territorio, grazie alla quale ho avuto la fortuna e il privilegio di recitare in numerosi contesti italiani e in ben dieci Festival Internazionali.
In seguito ho frequentato vari laboratori di perfezionamento con Giancarlo Sepe, Pierpaolo Sepe, Daniele Salvo, Melania Giglio, Andreas Rallis e tanti altri.
La formazione prettamente attoriale si è sempre affiancata ad un estremo interesse per la Drammaturgia e Regia: in questo modo cerco tutt’ora di costruirmi una formazione accurata ma allo stesso tempo estremamente versatile.

Requiem for Medea. Quali sono le scelte registiche e drammaturgiche del prossimo lavoro portato in scena da C.T. Genesi Poetiche?

In Requiem for Medea ho esplorato il concetto di scenografia dinamica, ovvero il movimento degli oggetti di scena atti a generare forme o ambienti.
Il Personaggio modifica il suo mondo fatto di frammenti, come scavasse tra le macerie alla ricerca di un’utopica armonia; il suo stesso corpo è un continuo spezzarsi, decomporsi e ricostruirsi. Il tutto in un disegno luci geometrico, in costante dialogo con la Drammaturgia Testuale e Musicale.
Dal punto di vista narrativo mi è sembrato interessante partire da un “già accaduto”: l’anima di Medea è sospesa in una sorta di limbo, scacciata dai Campi Elisi e dall’Ade per i misfatti commessi in vita. Eppure, ad un tratto, un respiro improvviso torna a animarla.
Il solo modo per salvarsi dal nulla e trovare finalmente un luogo di riposo è raccontare un’ultima volta la sua storia di donna, madre e assassina. Un’espiazione di colpe che somiglia ad una preghiera, nella quale interviene l’amara consapevolezza di non poter tornare indietro e cambiare il corso degli eventi.
A tutto questo si affianca un processo che è base fondante del nostro operato, ovvero l’amplificazione di una contemporaneità già fortemente insita nel Mito: il sentirsi straniero in terra d’altri, il sospetto e il pregiudizio derivante da una cultura diversa, la sete di potere ma soprattutto il mercato di esseri umani, espresso nell’ultima invettiva di Medea a Giasone, non più eroe del Vello D’Oro ma brutale scafista di immigrati.
Requiem for Medea esprime quindi possibilità interrogativi nei confronti del passato: il tempo della Tragedia è così lontano, o noi stessi ne siamo lontani bagliori?

Dal punto di vista del linguaggio, come hai trasposto il testo nel lavoro scenico?

Nei nostri spettacoli non amiamo utilizzare linguaggi realistici o descrittivi, ma piuttosto allusivi, a tratti simbolici: il Corpo dell’Attore entra in questo meccanismo onirico non come esecutore, ma al pari di un Autore in perenne dialogo con la Regia.
La Danza, così come la Musica, non sono accessori della rappresentazione ma interpreti aggiunti, che alle volte influenzano il gioco recitativo, limitandolo positivamente o accrescendone il valore.
In Requiem for Medea questi elementi costituiscono il punto di partenza e la costante del viaggio.

Quale metodologia di lavoro hai seguito con la tua attrice per la creazione e lo sviluppo del personaggio di Medea?

Con Daria Contento siamo partiti da diverse improvvisazioni a stretto contatto con la Musica, nelle quali poter individuare il respiro del Personaggio, le sue peculiarità e caratteristiche, per poi arrivare ad uno studio chirurgico sui ritmi del Testo nelle varie scene.
E’ stato bello lasciarsi sorprendere dalle proposte di Daria, che quasi sempre andavano a cambiare radicalmente le mie idee iniziali su quella che doveva essere Medea. Meglio così, mi dico! Credo che la bellezza del nostro lavoro risieda proprio nell’ascolto e nell’elasticità reciproche.

Perché vedere Requiem for Medea?

Perché Medea ha ancora molto da raccontare, così come il Mito ha ancora molto da raccontare.
Perché ascoltare e divenire consapevoli di certi temi rappresenta l’unica rivoluzione possibile.

Quali progetti futuri ci riserva C.T. Genesi Poetiche?

La C.T. Genesi Poetiche continuerà ad occuparsi di temi strettamente attuali, come per esempio la sistematica chiusura dei Teatri nel nostro Paese, ma allo stesso tempo non cesserà lo studio e la riproposizione dei Grandi Classici della Letteratura Teatrale e non. Requiem for Medea e HamleTown sono solo i primi passi di una storia che ci auguriamo durevole e qualitativa.

TRAILER REQUIEM FOR MEDEA

 

 

 

 

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Pina Bausch a Roma: film-documentario al Teatro Argentina

Lunedì 10 aprile (ore 21) al Teatro Argentina di Roma sarà proiettato in anteprima Pina Bausch a Roma, un film di Graziano Graziani, da un’idea di Simone Bruscia e Andrés Neumann, prodotto da Riccione Teatro in collaborazione con l’Archivio Teatrale Andrés Neumann/il Funaro Centro Culturale di Pistoia. Il periodo romano dell’indimenticabile coreografa tedesca rivive nei racconti inediti di compagni di viaggio come Matteo Garrone, Mario Martone, Vladimir Luxuria, Leonetta Bentivoglio, Cristiana Morganti e Andrés Neumann.

Scomparsa nel 2009 a 68 anni, Pina Bausch – mito della danza e del teatro di fine Novecento, meravigliosa visionaria capace di stregare registi come Federico Fellini, Pedro Almodóvar e Wim Wenders – “ha terremotato con una determinazione senza confronti il panorama delle arti contemporanee” (Leonetta Bentivoglio). Della serie di quindici spettacoli che la grande coreografa ha realizzato ispirandosi ad altrettante città del mondo, Roma è l’unica che vanta ben due titoli dedicati: Viktor (1986), e O Dido (2000), entrambi coprodotti con il Teatro di Roma.

Il documentario Pina Bausch a Roma ripercorre le due residenze romane dell’artista tedesca, riportando alla luce, attraverso un intreccio di testimonianze inedite, la Roma insospettabile di Pina Bausch, una città autentica e assolutamente anticonvenzionale: una Roma quotidiana, scandita da pranzi in trattoria, incursioni in sale da ballo popolari e passeggiate al mercato della frutta; una Roma underground, distesa nelle sue periferie multietniche, conosciuta grazie a ripetute visite in campi rom e sopralluoghi notturni in locali transgender e circoli di cultura omosessuale​. A raccontarci queste esperienze originali e poco note sono amici, collaboratori di lunga data e imprevedibili compagni di viaggio. Tra loro Matteo Garrone, Mario Martone, Vladimir Luxuria, Cristiana Morganti, Leonetta Bentivoglio, Andrés Neumann, Ninni Romeo, Claudia Di Giacomo e Maurizio Millenotti.

Nato per iniziativa di Simone Bruscia, direttore di Riccione Teatro, e Andrés Neumann, storico produttore della Bausch, il film prende spunto da alcune fotografie inedite che testimoniano le visite di Pina Bausch nei campi rom della capitale. Da qui l’idea di Bruscia che con Riccione Teatro – ente che promuove lo storio Premio Riccione per il Teatro – ha curato e promosso diversi progetti video-cinematografici dedicati all’opera della coreografa di Wuppertal, di realizzare un documentario sul rapporto intimo che l’artista aveva con Roma e con i luoghi meno conosciuti della città.

Firma la regia Graziano Graziani, critico teatrale, scrittore e giornalista, tra i conduttori di Fahrenheit a Radio 3 Rai e collaboratore di Rai 5 per cui ha realizzato diversi documentari sul teatro contemporaneo. Autore del blog Stati d’eccezione, scrive per varie testate e ha pubblicato diversi libri, l’ultimo dei quali per l’editrice Quodlibet, Atlante delle micronazioni (2015).

La colonna sonora è a cura, invece, del duo di produttori e musicisti Mammooth (MArteLabel), che già avevano collaborato con Graziano Graziani su una serie di progetti di sonorizzazione. Per questo documentario, il duo capitolino ha lavorato cercando di creare un legame sin estetico tra la musica e le immagini delle straordinarie coreografie di Pina Bausch nel suo periodo romano.

Dopo la presentazione di alcuni estratti e work in progress al Riccione TTV Festival e al Biografilm Festival, il film sarà proiettato per la prima volta in versione integrale al Teatro Argentina di Roma (con sottotitoli in inglese). La serata evento di lunedì 10 aprile si aprirà con un’introduzione del regista e dei produttori e si concluderà dopo la proiezione con ‘Insoliti percorsi, e risate in cantina’ un inedito omaggio a Pina Bausch di e con Cristiana Morganti, storica danzatrice del Tanztheater Wuppertal.

 

Ingresso

Biglietti: posto unico 8 euro – ridotto 5 euro

Biglietti disponibili presso la biglietteria del Teatro di Roma e in prevendita su Vivaticket

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Pubblicati i selezionati per il Festival Dominio Pubblico_la città agli Under 25

La direzione artistica del Festival “Dominio Pubblico_la città agli Under 25” , giunto alla quarta edizione (Il festival si svolgerà a Roma, dal 30 maggio al 4 giugno 2017 presso gli spazi del Teatro India), ha concluso le selezioni dei numerosissimi progetti, circa duecento tra danza, teatro, arti visive, audiovisivi e musica pervenuti tramite bando.

Ecco, dunque, i selezionati:

TEATRO

  • It’s app to you– Leonardo Manzan, Andrea Delfino, Paola Giannini
  • Fallisci Facile– Alessia Matrisciano, Valentina Fornaro, Giacomo de Rose, Chiara de Concilio
  • Questa è casa mia– Alessandro Blasioli
  • Fratelli– Pier Lorenzo Pisano, Fabrizio Colica, Claudio Colica
  • Audizione– Chiara Arrigoni, Andrea Ferrara, Massimo Leone
  • Irene Madre– Jacopo Neri, Francesco Guglielmo, Eleonora Lausdei
  • S.P.E.M.- Cristina Pelliccia, Giulia Trippetta, Elena Crucianelli, Bianca Friscelli, Stefano Guerrieri
  • P.Butterflies– Ilaria Manocchio, Damiana Guerra, Aleksandros Memetaj , Agnese Lorenzini , Valerio  Riordino,  Simeon Brunoh
  • Romeo e Giulio– Sofia Bolognini, Dario Costa, Cesare D’Arco, Mauro De Maio, Riccardo Avveriamo, Nicole Petruzza, Gabriele Olivi, Aurora Di Gioia
  • Reparto Amleto– Lorenzo Collalti, Luca Carbone, Flavio Francucci, Cosimo Frascella, Lorenzo Parrotto
  • The Waste Land– Simone Giustinelli, Giulia Adami, Cesare D’Arco, Noemi Francesca, Dacia Dacunto
  • Caterina– Gabriele Cicirello, Irene Ciani

DANZA

  • Deja vu– Uscite di emergenza
  • Blu Ottobre– Maria Stella Pittaresi
  • A Domani– Compagnia Lost Movement
  • Non ricordo– Simone Zambardelli

MUSICA

  • These Cabbages– Giuseppe Indelicato, Andrea Fazio, Matteo Facchino Avezzano, Pierpaolo Granello, Ruggero Amaduzzi
  • Freschi, lazzi e spilli– Luca Vincenzo Cappelli, Alessandro Freschi, Federico Falasca, Gianmarco Giosa, Andrea Pergola
  • Julia Traser– Giulia Pedrana
  • SANFJ– Alessandro Sanfilippo
  • Bitter Almonds– Patrizio Milione, Davide Serramoglia, Michele Montrone, Edoardo Campo
  • Filippo La Marca
  • Keet&More- Luca del Rosso, Lorenzo Spinato, Mario Rea
  • Lorenzo Lepore

ARTI VISIVE e INSTALLAZIONI

  • Eppure c’è stata un’età dell’oro– Eleonora Nanu
  • Wedergeboorte (Rinascita)– Flavia Pollastrini
  • Spazi altri– Federico Cianciaruso, Simone Galli
  • Inner world– Stefania Sgreva
  • Stromboli– Cesare D’arco
  • The Room– Matripictoska
  • HOOP-237– Enrico Piraino
  • Alba– Ludovica Cefalo

Per l’idea grafica e di comunicazione relativa al Festival di questa edizione è stato indetto un contest chiedendo ai partecipanti di rappresentare la loro idea di Festival Under 25. Seguono i progetti vincitori del contest:

  • Mélange– Simona Randazzo
  • Nuvole– Francesca Longo

AUDIOVISIVI

  • Mingong– Davide Crudetti
  • Nataliè– Michele Greco
  • Salifornia– Andrea Beluto
  • Adele– Giuseppe Francesco Maione

Grazie alla collaborazione con Sapienza Short Film Fest è stata integrata la proposta di audiovisivi selezionando:

  • Proof- Holly Rowlands Hempel
  • Iunivèrsiti- Lorenzo Maugeri, Giacomo Sisca
  • Una moderna favola jazz- Giulia Schiavon

La direzione artistica di “Dominio Pubblico_La città agli under 25”

Chiara Preziosa, Daniele Sansone, Francesca Benedetti, Gabriele di Donfrancesco, Giacomo Tagliaventi, Ginevra Ludovici, Giulia Castellano, Matteo Traini, Rossella Mandalà, Fortunata Laurenti, Martina Lancioni, Alessia Giovanna Matrisciano, Silvia Parlani, Edoardo Federici, Vittoria Citerni di Siena, Gemma Cossidente, Vanina Visca, Serena Ritarossi, Marco Ilari, Leandro Persiani, Ilaria Marcuccilli, Emanuela Cappello, Ginestra Marcucci, Tonia Lepera.

LEGGI ANCHE > LA GESTIONE DI UN EVENTO CULTURALE E IL PROJECT MANAGEMENT: IL CASO “DOMINIO PUBBLICO – LA CITTÀ AGLI UNDER 25”

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#AnticipAzione: “Washinghton Square” ultima creazione di Giancarlo Sepe

Dal 30 marzo  al Teatro La Comunità il nuovo spettacolo di Giancarlo Sepe Washington Square (Storie Americane) ispirato al romanzo di Henry James. Le repliche proseguiranno fino al 7 maggio dal giovedì alla domenica.

Lo spettacolo, presentato dalla Compagnia Orsini in collaborazione con la Compagnia del Teatro La Comunità diretta da Giancarlo Sepe, è interpretato da Sonia Bertin, Marco Imparato, Silvia Maino, Pietro Pace, Emanuela Panatta, Federica Stefanelli, Guido Targetti, Adele Tirante e con Pino Tufillaro. Le scene e i costumi sono di Carlo De Marino, le musiche sono a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team, il disegno luci è di Guido Pizzuti.

Washington Square con il sottotitolo Storie Americane è,  nello spettacolo di Sepe,  un pamphlet dedicato alla lotta delle donne americane per ottenere la parità dei diritti. Un viaggio al femminile nella storia americana tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Al centro della storia Catherine Sloper, minuta, insignificante e scialba di cui il padre, famoso medico della città, ne soffre le pochezze intellettuali e caratteriali, e che malvolentieri si trascina dietro per feste e balli. In un ballo appunto la ragazza incontra Morris un bel ragazzo che si dice innamorato e pronto a sposarla. Il dottor Sloper si oppone energicamente, sicuro che il giovane sia più attratto dal suo patrimonio che dalla bellezza della figlia, inesistente. Si scontra però con l’ostinazione di Catherine che cerca di sposare consapevolmente l’uomo “sbagliato”, per esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, contro il parere dell’integerrimo padre e contro la società perbenista e puritana dei salotti “bene” di una New York tra la guerra di secessione e i primi anni Venti.

In Storie Americane, le vicende della più che benestante famiglia Sloper, si incastonano con quella  delle famiglie che, emigrate dall’Europa, hanno creato il Nuovo Mondo, sopportando ogni tipo di disagio e di lotta per arrivare ad ottenere una terra e creare il loro futuro.

La scena è quella di una sala del museo cittadino dove le storie si dipanano tra cerimonie, matrimoni, funerali, nascite, esecuzioni, e feste nazionali, manifestazioni di suffragette, canzoni e ballate, in un susseguirsi di visioni del pensiero e della realtà cittadina, che al pari della storia della famiglia Sloper, si racconta tra solennità religiose e balli, agnizioni (l’apparizione dei familiari defunti) e romanze musicali, tutti alle prese con la nuova società americana: ingenua, puritana e violenta.

James è uno scrittore essenziale e cattivo, che condanna senza ascoltare ragioni o alibi, egli fa dei sentimenti dei veri e propri mostri che popolano la mente dei suoi personaggi e gli ambienti dove essi vivono. James non concede tregua ai nostri sentimenti che hanno voglia di raccontarsi, invece che essere liquidati con piccole esternazioni cupe e cattive (come fa il dottor Sloper), egli non concede spazi alla festa dell’amore, la chiude invece in una esperienza di morte da cui non riesce più a liberarsi, una morte fatta di silenzi e di remissione dei peccati, quelli di sopravvivere a chi non c’è più. Si dice sempre che quelli che vanno via sono i migliori, allora quelli che restano non contano nulla, sono innocue figure fatte di dabbenaggini e di animi popolari che non amano le raffinatezze. Resta un’America che si celebra pensando però più ai morti che ai vivi  (Giancarlo Sepe)

MAGGIORI INFO

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“Tàlia si è addormentata” – in scena l’ultimo lavoro della Compagnia Polispapin

Dal 6 al 9 Aprile al Teatro Trastevere di Roma andrà in scena Tàlia si è addormentata con Cinzia Antifona, Valentina Greco e Francesca Pica – regia di Francesco Petti. Produzione  Compagnia Polispapin – Teatro Ygramul

Evento Facebook > CLICCA QUI

Per noi il regista Francesco Petti ha rilasciato un’ intervista:

Ciao Francesco, parlaci in breve del tuo percorso artistico e della realtà Polispapin.

Mi sono diplomato il secolo scorso all’Accademia d’Arte Drammatica della Calabria, e poi ho continuato ad approfondire la materia teatro incontrando molti altri Maestri. Ma il mio percorso nasce dalla musica. È con lei che ho avuto i primi approcci al teatro, e ancora continuo a mettere insieme le due cose. Ci ho messo un po’ prima di decidere definitivamente di fare l’attore e il regista. Ho fatto molta gavetta anche come tecnico, per esempio. La compagnia PolisPapin invece nasce dall’incontro di tre attrici avvenuto durante un lavoro. Tra di loro è scoccata una scintilla sia umana che artistica che le ha portate a formare un gruppo. Per il loro primo spettacolo mi hanno chiamato per curare la regia di un testo che avevano scelto. Così è nato Indubitabili Celesti Segnali, con il quale abbiamo vinto il Premio del Pubblico al Roma Fringe Festival 2015. Nel frattempo hanno prodotto altri lavori e poi ci siamo ritrovati per Talia si è addormentata.

Il prossimo lavoro ti vede regista di Tàlia si è addormentata. Siamo curiosi di sapere come ti sei avvicinato al testo originario del Basile: la Bella Addormentata nel Bosco, dal titolo Sole, Luna e Tàlia e in che maniera hai delineato la tua regia.

Basile, per un campano come me, è un autore dal quale non puoi prescindere. La sua ricerca sul folklore e sulla lingua napoletana è talmente ricca che prima o poi ti arriva addosso. Quindi già l’avevo incontrato e usato in laboratori scolastici. Quando abbiamo deciso di fare un secondo lavoro insieme, loro hanno espresso il desiderio di lavorare sulla fiaba. Inoltre ci piaceva insistere su alcuni aspetti un po’ noir presenti nel nostro precedente spettacolo. A quel punto, Basile ci è saltato agli occhi immediatamente. In particolare Sole, Luna e Tàlia, forse perché la sua struttura è più semplice di quella di altri racconti presenti nel Cunto de li cunti, forse perché di base la storia, che è quella della Bella Addormentata, è già nota, anche se è poco nota la versione basiliana. A quel punto ci siamo immersi nel testo e ci abbiamo trovato un’incredibile ricchezza di simboli, significati, rimandi che abbiamo voluto portare alla luce. In sostanza si tratta di una favola sul passaggio di una donna dall’infanzia all’età adulta e sul suo incontro con il sesso e con l’amore, mentre un’altra donna si confronta con il tempo che passa e con la morte. La regia è nata poco alla volta, un po’ dal lavoro sul campo insieme alle attrici, un po’ da mie riflessioni e immagini che hanno cominciato a delinearsi nella mia testa. Poi, in realtà, quando ti occupi anche della scrittura, tutto procede in qualche modo anche insieme. Mi interessava parlare del tempo, dell’amore, della morte. Tutto è scaturito da lì. E teatralmente mi interessava lavorare sulla gestualità, sulla commistione di generi, su figure curiose e non quotidiane che però avessero un’umanità. Il lavoro con le attrici si è basato soprattutto su questa ricerca. Così sono nate anche le figure delle Sorelle del Tempo che reggono le fila di tutta la trama.

Come il testo originario, sicuramente idoneo più per un reading che per un’operazione teatrale, ha acquisito dimensione performativa?

Un reading ha bisogno solo voci, noi avevamo a disposizione dei corpi. Il passaggio alle figure che si muovono in uno spazio è stato naturale. Il limite, se di limite si può parlare, delle fiabe, e quindi anche di quelle di Basile, è che i protagonisti sono un po’ bidimensionali. Per dirla con Propp, sono funzioni, non personaggi. Una volta presa la strada del tentativo di far uscire fuori e rivelare quello che per noi era il significato intrinseco della fiaba, il passo seguente era quello di dare profondità a questi ruoli, a queste funzioni, renderli tridimensionali, uomini e donne veri con i loro sentimenti, i loro problemi, il loro modo di affrontarli, e provare a renderli universali.

Un Basile che sicuramente ti riporta in altre dimensioni, in altri suoni e a contatto con figure surreali. In che maniera le attrici si sono avvicinate alla costruzione del loro personaggio e che percorso di ricerca avete seguito?

Il bello di questo lavoro è che le tre attrici fanno, nel corso dello spettacolo, tutti e tre i ruoli principali, oltre che altri secondari. Quindi anche il cosiddetto lavoro sul personaggio è stato il frutto di un lavoro collettivo, di un approccio in cui ognuna ha messo qualcosa di suo in un personaggio che poi le altre hanno assunto su di sé. I ruoli sono quindi in un certo senso molto stereotipati, in maniera che il pubblico possa sempre riconoscerli, ma poi comunque cambiano a seconda di chi lo interpreta in quel momento. Da questo punto di vista siamo dovuti partire per forza dagli atteggiamenti fisici, dalla gestualità, dal trovare per ognuno di loro dei tic che fossero rivelatori di caratteristiche caratteriali e che potessero essere riportate da ognuna delle attrici.

In che maniera, scenograficamente parlando, si cercherà di ricreare un’ambientazione tipica del gothic novel ?

Ci piaceva l’idea di fare uno spettacolo che fosse in qualche modo gotico, nel senso del gusto per il mistero, per l’horror. Sulla scena c’è una sorta di sorta di monolite, una torre meccanica, che è un po’ il luogo del Tempo e delle Storie, che può richiamare alla mente i racconti del terrore. I costumi sono in realtà oggetti in stile steampunk, realizzati anch’essi dal nostro scenografo Domenico Latronico, che riportano anche loro ad una atmosfera gotica. Solo per fare un esempio, la Regina ha uno scettro che in realtà è un artiglio insanguinato.

Dove e quando andrà in scena? E perché dovremmo vedere questo spettacolo?

Siamo in scena dal 6 al 9 aprile al Teatro Trastevere. Perché vederlo, non sono io che lo dovrei dire, ma il primo spettatore che viene. Se fossi io quello spettatore direi di andarlo a vedere perché è una grande giostra in cui ci si rispecchia e ci si perde. E perché le attrici sono brave.

SCAr/tTI PRIVATI – indagine sulla nascita di uno spettacolo – è un libretto fotografico di Dario Vegliante da un’idea di Francesco Petti che verrà presentato alla prima di “Tàlia si è addormentata”. Il fotografo, ha seguito alcune fasi della lavorazione dello spettacolo per poi farne un altro racconto, per immagini, fatto di ciò che lo spettatore non vede e di ciò che il percorso lavorativo necessariamente scarta.

 

 

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ST(r)AGE : Quando il teatro dialoga con la sociologia

Al secondo appuntamento della narrazione di ST(r)AGE pubblichiamo una video-intervista dalla sala studio del Nuovo Cinema Palazzo dove si è tenuto un Focus group con attori, registi e artisti sul tema dell’instabilità lavorativa giovanile condotto dal ricercatore sociale Daniele Panaroni con la collaborazione di Dario Costa all’interno del percorso di ricerca di CANTIERI INCIVILI che associa il modus operandi proprio delle scienze sociologiche allo studio delle arti performative.
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