Prender-si cura, residenze d’arte al Mattatoio di Roma

Prender-si cura, residenze d’arte al Mattatoio di Roma

Marina Donatone. Nell’ambito di Prender-si cura, Mattatoio di Roma, 2020. Credits: Monkeys Video Lab e Azienda Speciale Palaexpo

Un luogo di creatività e condivisione, in cui il dialogo, lo scambio, l’accoglienza e la commistione costituiscono le condizioni essenziali per la ricerca e la produzione artistica: torna Prender-si cura, il programma di residenze d’arte ospitato dal Mattatoio di Roma negli spazi de La Pelanda. Ideato e curato da Ilaria Mancia e giunto alla seconda edizione, il progetto approfondisce il concetto di “cura” a partire proprio dalle relazioni messe in atto in un contesto di ospitalità, dedicato alla ricerca e alla produzione, con l’obiettivo non solo di favorire la sperimentazione ma anche di dare agli artisti un concreto supporto di fronte alle difficoltà imposte da questi mesi di pandemia.

Dopo le prime residenze che hanno visto protagonisti con esiti inediti il coreografo Alessandro Sciarroni, il drammaturgo e sound designer Riccardo Fazi insieme allo scrittore Matteo Nucci e il duo Brutal Casual Magazine composto dalla dj Lady Maru e dal fotografo Jacopo Benassi, saranno tanti gli artisti che si avvicenderanno nei prossimi mesi in questa edizione 2021 del progetto: Annamaria Ajmone, Gianmaria Borzillo, Marina Donatone, Silvia Calderoni e Ilenia Caleo, Giulia Crispiani, Roberto Fassone, Valentina Furian, Sara Leghissa, Zapruder filmmakersgroup. Muovendosi tra performance, video, musica, teatro, danza, arti visive, gli artisti saranno chiamati a sperimentare ed esplorare le diverse possibilità di utilizzo dello spazio sia scenico che museale, in una ricerca costantemente aperta a nuove declinazioni e alla collaborazione anche con i curatori e altre istituzioni culturali a livello nazionale e internazionale.
   

In attesa di poter organizzare occasioni di incontro e attraversamento delle residenze, quando potranno essere superate le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, il Mattatoio offre la possibilità di vivere le attività artistiche nel loro sviluppo curiosando nel work in progress grazie allla documentazione sui profili social ufficiali e soprattutto al Diario, curato in collaborazione con Paola Granato (https://medium.com/prender-si-cura): il progetto, oltre a permettere di osservare le varie fasi di ricerca e di creazione dell’opera d’arte, in genere precluse al pubblico, consente anche di ripercorrere online il lavoro già svolto nel 2020 con Annamaria Ajmone, Rä di Martino, Marina Donatone, Giuseppe Vincent Giampino, Sara Leghissa, Jacopo Jenna con Roberto Fassone, Claudia Pajewski, Luigi Presicce, Cristina Kristal Rizzo, Michele Rizzo, Alexia Sarantopoulou con Ondina Quadri.

ADE, anonime proiezioni per denunce pubbliche

ADE, anonime proiezioni per denunce pubbliche

Hanno attirato l’attenzione dei passanti, dei media e dei giornali con una visual bombing proiettata sugli archi del Colosseo. «Art doesn’t Expire. L’arte non scade, noi si» è la scritta apparsa sul monumento simbolo di Roma, uno slogan il cui acronimo dà nome al collettivo che ha ideato l’azione artistica: ADE

Hanno scelto di restare anonimi i ragazzi e le ragazze di ADE, puntando a una strategia mediatica capace di amplificare un messaggio che ha ancora bisogno di vigoroso sostegno: la cultura è un bene primario. E in quanto tale, tutti hanno diritto di fruirne.

Proseguendo nel mese di gennaio con una proiezione sulla Piramide Cestia, raffigurante il “cine-occhio”, simbolo dell’avanguardia cinematografica russa degli anni 20, l’obiettivo della denuncia di ADE si è delineato ancora più chiaramente. Questa volta, ad accompagnare le immagini, la frase «Quando i luoghi della cultura chiudono, noi apriamo gli occhi»

Dall’inizio della pandemia è indubbio che i luoghi della cultura siano tra le categorie più colpite da un punto di vista economico e commerciale. L’economia mondiale tutta è in grande affanno, e l’Italia segue a ruota. Ma qui, i negozi e i centri commerciali, seppur con chiusure alternate, non hanno dovuto abbassare forzatamente le serrande. 

Per quanto riguarda la cultura, invece, tralasciando una manciata di settimane di ossigeno, in cui, prese le dovute precauzioni, musei, teatri, cinema hanno ripreso una claudicante attività, i mesi restanti — ormai vicini all’annualità — non hanno visto ricevere sconti di pena. Gli spazi culturali sono interdetti al pubblico e quindi sono chiusi. Non volendo fare la conta dei danni economici che il settore ha subito in quest’anno pandemico, il pensiero che immediato ne consegue è: il pubblico come sta? La risposta allora rituona: “L’arte non scade, noi si.”

Questa la scintilla che ha fatto scattare in ADE, collettivo composto dalle realtà romane Zalib, Kokè, Gandhara e 4Hopes4Rome — venute allo scoperto dopo l’ultima azione al Circo Massimo datata 12 gennaio — il fuoco della denuncia artistica.

Come nasce l’esperienza di Progetto Ade, perché avete sentito l’esigenza di unirvi e quali sono gli obiettivi delle vostre azioni artistiche?

ADE nasce dalla volontà, di un gruppo di giovani ragazzi e ragazze, di non fermarsi dal fare e promuovere cultura, specialmente in un periodo come questo, in cui il bisogno di arte e cultura è più forte che mai. Gli obiettivi delle nostre azioni sono duplici, da una parte miriamo a dimostrare che si può fare cultura in sicurezza, dall’altra vogliamo risvegliare le coscienze sia del pubblico che delle istituzioni dalla crescente indifferenza che circonda il settore.

L’arte e la cultura sono fondamentali per la crescita dell’uomo, sia come individuo sia in quanto collettività, di conseguenza, è necessario che questi elementi abbiano un ruolo centrale all’interno delle agende politiche.

L’azione artistica scelta per il debutto di progetto Ade è stata la visual bombing al Colosseo con lo slogan «Art doesn’t Expire. L’arte non scade, noi si», preceduta di qualche giorno da immagini proiettate sulla facciata di un palazzo antistante il Colosseo. Da cosa deriva la scelta di questo slogan, che significato ha per voi e perché avete deciso di iniziare proprio dal monumento simbolo della Capitale?

Lo slogan “L’Arte non scade, noi si!” è un riferimento alla centralità che l’arte dovrebbe avere nelle nostre vite, e al fatto che l’arte può aspettare, non ha una data di scadenza, noi al contrario non possiamo permetterci di aspettare e ce ne dobbiamo nutrire fin quando ci è possibile. 

Il Colosseo oltre a essere per la sua architettura e le sue sculture un magnifico esempio di arte, è un memorandum di ciò che il genio umano è in grado di generare e della sua durevolezza nel tempo. Per questo abbiamo scelto i suoi archi e le sue colonne come scenografia per la nostra prima azione, abbiamo voluto rimarcare il messaggio che l’arte e la cultura sopravvivono allo scorrere del tempo.

Il 9 gennaio avete effettuato una nuova proiezione, questa volta sulla Piramide Cestia, raffigurante il “cine-occhio” simbolo dell’avanguardia cinematografica russa degli anni 20 . «Quando i luoghi della cultura chiudono, noi apriamo gli occhi», lo slogan scelto per questa azione. Un cine-occhio, un monumento funebre, una presa di posizione contro la chiusura dei luoghi della cultura: simboli che si intrecciano e chiari messaggi lanciati. Un requiem per la cultura o una speranza di rinascita?

In realtà nessuna delle due, perché, parafrasando il nostro nome, siamo convinti che l’arte e la cultura non moriranno mai, al massimo potranno rimanere sopite a lungo, se la politica continua a non considerare questo settore come un bisogno primario per la collettività. Scegliere la Piramide Cestia come luogo della proiezione del 9 gennaio, è stata una scelta simbolica, ma il monumento funebre non rappresenta la morte dell’arte, ma dell’essere umano in una società che non stimola e valorizza il nutrimento dell’anima.

Per fare questo abbiamo deciso di montare e proiettare un video con delle immagini provenienti dall’avanguardia cinematografica russa degli anni ’20, una corrente artistica orientata verso il futuro e le innovazioni. Giocava con un “medium” nato da pochissimo, sperimentando il montaggio delle immagini come nuovo mezzo d’espressione per stimolare “il pensare” dello spettatore. 

Riprendere quelle stesse immagini dopo 100 anni, montarle sopra un tappeto di musica elettronica contemporanea e proiettarle su un monumento funebre del primo secolo A.C. è stato il nostro modo di guardare ai grandi sperimentatori del passato, e declinarli in chiave moderna per urlare il nostro grido di attenzione verso il mondo dell’arte.

Cosa ne pensate circa il divario emerso tra le limitazioni imposte alla fruizione culturale e le disposizioni di sicurezza emesse per il settore commerciale che, di fatto, hanno sempre consentito la riapertura dei negozi al di fuori del lockdown generalizzato e delle successive zone rosse? 

Quel divario di cui parli è stata proprio la scintilla che ha fatto nascere ADE. Noi tutti, provenendo dal mondo delle associazioni culturali, lavoriamo con l’arte. Siamo coloro che capillarmente portano nel territorio musica, teatro, pittura, cinema e qualsiasi altra forma artistica, perciò sappiamo bene quanto i problemi di questo settore non nascano solo con la pandemia. La pandemia ha solo evidenziato palesemente il modo in cui le istituzioni preferiscono tutelare il settore del commercio a scapito di quello culturale. Ma questa è la quintessenza del capitalismo. Ci hanno cresciuti facendoci credere che il denaro sia l’unico valore che muove la società.  

E come risultato abbiamo, in una situazione di pandemia, i centri commerciali aperti a Natale e durante i saldi che, come previsto, hanno creato assembramenti non controllati. Per vedere invece aperti i luoghi della cultura, dove gli ingressi con prenotazione e le sedute distanziate aiutano a non far diffondere il virus, bisogna aspettare una zona bianca, che al momento nessuna regione sembra poter raggiungere in tempi brevi. ADE non può permettere che l’arte resti sopita così a lungo e per di più senza un reale motivo, ed è questo spirito che muove le sue azioni.

Il collettivo è composto da giovani lavoratori e lavoratrici del settore culturale, come è cambiata la vostra vita professionale in seguito alla pandemia? Ade è dunque un modo per reinventarsi oltre ad essere un performativo atto di denuncia?

Ci siamo semplicemente adattati a quello che sta succedendo. Per noi promuovere l’arte e la cultura, è una vocazione, ed era quello che facevamo prima della pandemia con i nostri eventi o dentro ai nostri locali. Ora è tutto fermo, e quella vocazione però è rimasta, e si è riconvertita in azione.Per spiegare cosa spinge ADE a fare quello che fa prendiamo in prestito le parole dello scrittore William Morris, scritte nella seconda metà del XIX secolo. “Oggi la questione dell’arte deve essere posta come una questione politica, a cui deve corrispondere un’azione”.

Cosa vi aspettate dal futuro in quanto lavoratori e lavoratrici del mondo della cultura? Quale futuro per Ade?

La speranza è quella di rendere ADE un vigilante dell’arte e della cultura. Una realtà inclusiva alla quale può unirsi chiunque condivida i valori del nostro manifesto (che stiamo per pubblicare). Crediamo fortemente nel valore della collaborazione e della diversità, ed è per questo che puntiamo ad un allargamento del numero di collaboratori, artisti e professionisti di qualunque ambito.

Fuori Programma, seconda parte. Tra i giardini del Quartiere Quarticciolo e del Parco Alessandrino

Fuori Programma, seconda parte. Tra i giardini del Quartiere Quarticciolo e del Parco Alessandrino

Fuori Programma, con la direzione artistica di Valentina Marini, alla sua quinta edizione torna in scena nell’estate 2020. Il Festival è prodotto da European Dance Alliance/Valentina Marini Management con il contributo di Roma Capitale e in collaborazione con Siae, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Biblioteca Quarticciolo e V Municipio. 

Dopo la prima parte svoltasi a fine luglio negli spazi esterni del Teatro India, il Festival prosegue dal 17 al 30 settembre con performance urbane, laboratori e incontri nei cortili e giardini del Quartiere Quarticciolo e del Parco Alessandrino (Municipio V). Le attività previste al Quartiere Quarticciolo sono tutte intese in forma immersiva nell’ambiente urbano, siano i cortili o il Parco Alessandrino, alla luce naturale del giorno senza alcun elemento esterno. Non sono dunque previste pedane, palchi o strutture di alcun tipo e le performance sono tutte concepite come percorsi e creazioni itineranti nel Parco e nel Quartiere per condividere l’esperienza dell’attraversamento degli ambienti come parte integrante dell’azione performativa. Tutte le attività previste al Quartiere Quarticciolo sono a ingresso gratuito. 

Tre le compagnie in programma: Zerogrammi in Elegia delle cose perdute (Parco Alessandrino, 17 e 18 settembre ore 19.00 e 20.00, prima romana), progetto multidisciplinare, a firma del coreografo e regista Stefano Mazzotta, è ispirato al romanzo I Poveri dello scrittore portoghese Raul Brandao, e si articola e sviluppa in forme e linguaggi distinti e complementari, in parte video-fotografico e in parte spettacolo dal vivo in cui i quadri che compongono la narrazione diventano, nella sua forma site specific, la mappa di un viaggio nei luoghi (interiori) dei personaggi del testo di Brandao: 8 figure derelitte e però goffe al limite del clownesco, accomunate dal medesimo sentimento di malinconica nostalgia e desiderio di riscatto. Balletto Civile in MAD (Parco Alessandrino, 19 e 20 settembre ore 21.00 e 21.30, prima regionale), performance site specific itinerante, che dopo il debutto in settembre a Oriente Occidente approda a Roma in esclusiva per Fuori Programma. La performance intende tracciare un percorso drammaturgico che gli spettatori, organizzati in gruppi di dieci, sono invitati a seguire dai personaggi-performer coordinati dalle guide nelle diverse tappe di MAD. Ogni danzatore/attore è protagonista del proprio capitolo fisico accomunato agli altri da una Sinfonia che risuona come una preghiera laica, un sottofondo comune su cui, come in una partitura orchestrale, emergono le musiche, le parole, i canti di ogni figura che è autonoma. Un museo all’aperto, fatto di storie di uomini e donne che hanno dedicato il loro corpo al tempio sacro della Danza. Spellbound Contemporary Ballet in Spiazzato (Cortili del Quarticciolo, 28 e 29 settembre ore 19.30 e 20.00, prima assoluta), progetto che rientra nelle produzioni che festeggiano il venticinquennale della Compagnia che ricorre proprio nel 2020. La performance site specific, a firma di Mauro Astolfi, è immaginata in tre stazioni nei cortili del Quartiere Quarticciolo (Municipio V), che diventano eccezionalmente ambienti domestici, a partire dallo stato d’animo di scoramento e smarrimento che ci ha colto alla sprovvista nei mesi della pandemia; tre diversi ambienti casalinghi trasposti negli spazi esterni dei lotti adiacenti a via Manfredonia e via Ostuni per ospitare tre momenti performativi della nota compagnia romana; è infine un omaggio agli abitanti del quartiere che possono partecipare alla visione affacciati alle loro finestre. Ultimo appuntamento il 30 settembre ore 20.30, online sulla pagina facebook del Festival, il docufilm Spiazzato a cura di Spellbound Contemporary Ballet. 

Tra le attività dedicate all’avvicinamento alle pratiche dirette del corpo è previsto il laboratorio Il corpo ricorda (20 e 21 settembre ore 11.00, Parco Alessandrino) a cura di Michela Lucenti. Il laboratorio, immaginato come pratica di danza di comunità, è rivolto a donne e uomini over 60 del Quartiere Quarticciolo che saranno guidati dall’esperienza e dalla capacità dell’autrice, da molti anni vicina attraverso la sua pratica creativa e compositiva non solo a professionisti ma anche a corpi di amatori.

Il Festival, anche in questa Seconda Parte, prevede tre incontri: due a cura di Casa dello Spettatore presso il Teatro Biblioteca Quarticciolo, prima delle performance di Zerogrammi (17 settembre ore 18.00), e Balletto Civile (19 settembre ore 20.00), un’occasione per ri-trovarsi in un fuori programma che, a partire dall’esperienza di vedere la danza contemporanea, riattiva dopo una lunga e forzata pausa, una conversazione in presenza tra il quartiere Quarticciolo, la città e creatività. Il terzo incontro a cura di Dalila D’Amico in dialogo con Michela Lucenti (20 settembreore 12.30), diversamente dai precedenti incontri con pubblico in presenza, è immaginato in versione online sulla pagina facebook del Festival.

Fuori Programma prosegue l’indagine creativa iniziata nel 2016 intorno al vasto paesaggio della scena contemporanea internazionale. La recente emergenza virale, che ha coinvolto lo stato di salute fisica, economica, artistica nazionale e internazionale, carica di nuove urgenze e significati il Festival esaltando la potenza dell’imprevisto, del fuori programma appunto, in relazione alla prossimità tra i corpi e al loro movimento libero nella città. 

È quindi l’accezione del Fuori a tracciare il sentiero del percorso creativo di questa edizione che propone un programma inteso ad accogliere gli spettatori andando verso, raccogliendolo intorno, abbracciando idealmente l’artista negli spettacoli volutamente allestiti in una dimensione circolare nell’Arena Teatro India a luglio. Per il mese di settembre, nel Quartiere Quarticciolo, performance, letture, e laboratori che rovescino la tradizionale traiettoria che ci vede spostarci dai luoghi di fruizione culturale, per portare gli stessi contenuti direttamente “a casa” delle persone. 

Posti contingentati a ingresso libero con prenotazione obbligatoria. Info e prenotazioni: fuoriprogrammafestival@gmail.com

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Dalla Regione Lazio 3 milioni per la digitalizzazione dello spettacol dal vivo

Dalla Regione Lazio 3 milioni per la digitalizzazione dello spettacol dal vivo

Proseguono le attività della Regione Lazio per favorire la ripartenza del settore culturale. È stato pubblicato lo scorso 8 settembre l’Avviso pubblico per la “Digitalizzazione dello Spettacolo e delle altre Attività Culturali dal Vivo”. Con una dotazione finanziaria complessiva di 3 milioni di euro (1 milione e mezzo agli operatori dello spettacolo dal vivo e 1 milione e mezzo agli operatori di altre attività culturali) l’avviso, gestito dalla società regionale Lazio Innova, punta a sostenere le micro, piccole e medie Imprese (MPMI) che operano nel settore delle attività culturali dal vivo.

Saranno ritenuti ammissibili i progetti che prevedranno l’adozione di una o più soluzioni o sistemi digitali finalizzati a migliorare la produzione dello spettacolo e delle altre attività culturali dal vivo nonché innovarne la fruizione (mediante, ad esempio, realtà aumentata, realtà virtuale, sensori intelligenti, internet of things, tecnologie per “scenografie virtuali” e molto altro), agevolarne la vendita (ad esempio con sistemi di prenotazione e pagamento digitali, digital marketing, e-commerce, servizi front-end, digitalizzazione di materiali e archivi analogici o cartacei o nuove modalità di fruizione telematica), ma anche potenziare l’organizzazione dei produttori e dei coordinatori di spettacoli e altre attività culturali dal vivo (mediante, ad esempio, soluzioni o sistemi digitali per l’archiviazione, l’amministrazione, la logistica e la sicurezza).

I beneficiari dovranno essere titolari di una partita IVA attiva dal 31 dicembre 2018, aver localizzato la sede operativa del progetto nel territorio della Regione Lazio e aver realizzato nel corso del 2019, per gli operatori dello spettacolo dal vivo, almeno 30 rappresentazioni di spettacoli di teatro, musica o danza e, per gli operatori di altre attività culturali dal vivo, almeno 30 attività culturali realizzate a contatto con il pubblico.

Ogni progetto potrà essere finanziato dalla Regione sotto forma di contributo a fondo perduto, in regime de minimis, per importi tra i 7 e i 25 mila euro e comunque fino al 75% dell’importo complessivo del progetto.

I formulari per la partecipazione all’Avviso potranno essere compilati on line attraverso la piattaforma GeCoWEB a partire dalle ore 12 del 22 settembre 2020. L’invio delle domande dovrà avvenire a partire entro le ore 18 del 22 ottobre 2020.

“L’arte – commenta il consigliere regionale del Pd Lazio, Michela Califano – è parte integrante della nostra cultura e della nostra tradizione. Abbiamo il dovere di preservarla e valorizzarla in tutti i modi, soprattutto in questo periodo. Ecco perché sono davvero felice che si siano potuti reperire altri 3 milioni di euro per sostenere le imprese che operano nel settore delle attività culturali dal vivo.

Penso per esempio alla realtà aumentata alla realtà virtuale, all’uso di sensori intelligenti o scenografie virtuale. Ma anche un modo per agevolare la vendita degli spettacoli promuovendo servizi e sistemi di prenotazione e pagamento digitali, digital marketing, e-commerce, servizi front-end. O per potenziare l’organizzazione dei produttori e dei coordinatori di spettacoli e altre attività culturali dal vivo, mediante ad esempio soluzioni o sistemi digitali per l’archiviazione, l’amministrazione, la logistica e la sicurezza. Un modo insomma per aiutare un settore fondamentale per la crescita culturale di ognuno di noi”.

È possibile consultare l’Avviso al link www.regione.lazio.it/rl/bandi-cultura/

Paesaggi del Corpo. A Velletri un festival internazionale dedicato alla danza contemporanea

Paesaggi del Corpo. A Velletri un festival internazionale dedicato alla danza contemporanea

Dal 19 settembre al 12 dicembre 2020, si svolgerà a Velletri, il Festival internazionale di danza contemporanea Paesaggi del Corpo con l’obiettivo di promuovere e diffondere la conoscenza della danza contemporanea in tutte le sue declinazioni con particolare attenzione a quei lavori che si collocano in un crocevia dove si incontrano le arti, innovando e dando vita a nuovi linguaggi. Radici, titolo evocativo dell’edizione 2020 del Festival, rimanda all’aspirazione del progetto a radicarsi e a intessere una fitta rete di relazioni con il territorio, la città, le comunità e i cittadini che li abitano mettendo in primo piano la danza ovvero l’arte che predilige il corpo per raccontare l’uomo nella sua fragilità, grandezza e diversità e il suo tempo, grazie alla sua forza poetica. Il Festival verrà realizzato dall’associazione culturale La Scatola dell’Arte, sotto la Direzione artistica di Patrizia Cavola, con il contributo di Regione Lazio Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili, in collaborazione con FONDARC Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri e con il patrocinio del Comune di Velletri.

Paesaggi del Corpo vuole dialogare con un pubblico ampio e trasversale che includa varie generazioni, invitando i cittadini a riscoprire i luoghi attraverso la poesia della danza. Il progetto trimestrale prevede vari interventi e differenti modalità di presentazione e incontro con il pubblico: spettacoli, performance site specific e di danza urbana, residenze artistiche, laboratori con esiti pubblici, incontri, progetti speciali a carattere multidisciplinare rivolti ai giovani e agli studenti, volti a creare momenti di relazione tra la danza e altre arti, come l’arte visiva, la scrittura, la musica, le nuove tecnologie. 

La rassegna, interamente dedicata al contemporaneo, cerca di raccogliere al suo interno una rosa ampia di proposte artistiche differenti, ognuna caratterizzata dalla propria ricerca stilistica e poetica e dal proprio linguaggio innovativo, per dare una visione ampia e variegata, che vuole comprendere stili e percorsi di ricerca diversificati. Il programma prevede produzioni di compagnie italiane, internazionali e di autori e coreografi emergenti anche under 35.

Tra le molte partecipazioni, si annoverano nomi di punta nel panorama italiano come Compagnia Zappalà Danza, EgriBianco Danza, Gruppo e-Motion, Compagnia ASMED Balletto di Sardegna, DNA, Megakles Ballet – Petranura Danza, Ariella Vidach AiEP, Compagnia Atacama e la coreografa Adriana Borriello e formazioni internazionali di grande prestigio tra cui Compagnie Irene K, Cia Pe Mellado ed EnClave Danza & ES.ARTE.

Le attività di Paesaggi del Corpo si svolgeranno in differenti spazi, scelti per valorizzare il patrimonio culturale della città: il Teatro Artemisio Gian Maria Volonté,  sede degli spettacoli; la Casa delle Culture e della Musica, struttura seicentesca dell’ex Convento del Carmine, luogo denso di attrattive storiche e artistiche, che all’interno offre diversi spazi: l’Auditorium, il corpo centrale dell’ex chiesa medievale, il Chiostro, quadrangolare, coperto da un porticato con volte a crociera dove viene allestito un palco, il Giardino adornato da colonne ottocentesche, la Sala degli Affreschi, ex refettorio attualmente trasformato in spazio espositivo e sala conferenze. L’intera struttura è un luogo di ritrovo cittadino, pensato per ospitare eventi a sfondo culturale ed esso stesso monumento alla cultura da vivere quotidianamente nel silenzio del chiostro o del giardino, in un sereno sodalizio tra arte e natura. 

Accanto alla programmazione di spettacoli, il Festival metterà in atto progettualità speciali e attività di laboratorio e didattica per creare nuove opportunità per avvicinarsi alla danza contemporanea, assimilarne i nuovi linguaggi e processi creativi con il preciso scopo di formare nuovi artisti e nuovi spettatori. Tra le altre attività culturali organizzate volte a educare e promuovere il pubblico il programma prevede la messa in atto di Progetti Multidisciplinari Speciali indirizzati ai giovani in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Roma, sede di Velletri, che coinvolgerà studenti e docenti delle triennali di Pittura e Grafica Editoriale nelle attività del festival e con l’IISS C. Battisti di Velletri. 

Programma completo su: paesaggidelcorpo.it