La foresta

DRAMMATURGIA: La foresta di I Pesci & Ortika

Introduzione al testo

Due ragazzi si allontanano insieme da una festa e si addentrano nella foresta alla ricerca della dose perfetta, della botta definitiva. La foresta – antitesi del “centro” dove la vita è scandita e si esaurisce nel lavoro – rispecchia il vuoto selvaggio di due esistenze intersecate dal caso. Cosa cercano? Fin dove possono spingersi oltre la solitudine impietosa della provincia, della loro stessa marginalità?

Loro sono la Festa, disperata dipendenza dalla vita, dalla sostanza-amore puro, da un presente assoluto. Un lucido delirio di coscienza che parla di Dio, del disagio dello stare al mondo, di cosa dare alle fiamme, dell’importanza della qualità di ciò che ci trasfigura e ci porta all’estasi.

Cercano risposte luminose in un buio informe, come chi si allontana dalla luce per vedere le stelle, ricercatori di una verità spietata sulla propria condizione di esseri umani. Mettono le mani nella terra, entrano nella vita e nel dolore fino a trascendere estatici verso una dimensione di pura coscienza o di puro abbandono.

Note di regia

La foresta è il luogo del segreto. Un luogo oscuro dove tutto prende vita e dove tutto va a morire. È il luogo dei ricordi, un ricordo adolescenziale. La morte per overdose di due ragazzi che conoscevo, e che all’epoca avevano la mia età: 18 anni. È passato molto tempo da allora, quasi la metà della mia vita. Quei due ragazzi hanno continuato a vivere nella mente, a dialogare.

Hanno rappresentato la morte della giovinezza e delle sue infinite speranze. La morte delle possibilità di un futuro e di una possibilità. Sono rimasti fermi nel ricordo. Tutto intorno è cambiato ed è invecchiato ma loro, per assurdo, sono rimasti per sempre giovani. Abbracciati su un prato.

Come li trovarono, abbracciati nel vano tentativo di massaggiarsi il cuore e trovare un po’ di calore nel freddo autunno di una foresta oscura. Una foresta serena, lontano dalla solitudine delle città. Un luogo sacro dove tutto può succedere e dove sono seppelliti i ricordi di gioventù e le speranze ad essi legate.

LEGGI > LA FORESTA di I Pesci & Ortika

Biografia I Pesci & Ortika

I Pesci

La compagnia nasce a Napoli nel 2014 ed è composta da artisti con formazioni ed esperienze diverse, ma con una visione in comune: lo sviluppo di una forma scenica, un codice teatrale, che abbia al centro di ogni sperimentazione l’attore/performer in tutte le sue possibilità, sia espressive che autoriali, nella creazione di drammaturgie originali, ma anche nell’incontro con i classici. Lo spettacolo Pisci ‘e paranza (2015, regia e drammaturgia di Mario De Masi) – che vale alla compagnia la segnalazione speciale al Premio Scenario 2015 – costituisce la prima tappa dell’esperienza. La foresta (regia e drammaturgia, Mario De Masi), creato in coproduzione con ORTIKA gtn, vede la compagnia finalista 2020 in due tra i più importanti premi nazionali under 35 per il teatro contemporaneo come il Premio PimOff e il premio Pancirolli e vincitrice del Premio Antonio Neiwiller 2020 assegnato da ARTEC Associazione Regionale Teatrale della Campania.

ORTIKA

Gruppo teatrale nomade che nasce dalla collaborazione artistica e umana tra Alice Conti – ideatrice, regista e performer, Chiara Zingariello – scrittrice, Alice Colla – disegnatrice luce, Eleonora Duse – costumista. Con curiosità antropologica dal 2011 produce lavori teatrali e performativi che reinterpretano la contemporaneità in chiave fisica, visiva, musicale e tragicomica. A partire da testi della realtà ORTIKA opera una riscrittura che sia rivoluzione di senso, che sposti lo sguardo rendendo “quotidiano ciò che e esotico ed esotico ciò che e quotidiano”.

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Panopticon, 12 danze sorvegliate speciali. Il nuovo progetto

«Alla luce del disastro umano, sociale ed economico che abbiamo vissuto nell’ultimo periodo, gli effetti negativi sugli eventi artistici non si sono fatti attendere, presto tutti ci siamo accorti che anche il mondo delle arti performative avrebbe subito pesanti conseguenze. Il compito dell’arte quando ci riesce continua ad essere quello di individuare prima degli altri alcuni passaggi dell’attualità, anticipandone i rimedi. Anche noi costretti a rimediare ad alcuni meccanismi ad oggi insostenibili per la nostra struttura Scenario Pubblico Centro Nazionale di Produzione della Danza a Catania, abbiamo deciso di riformulare la proposta culturale che avevamo già pianificato per il 2020/21, e la stessa spostarla al 2021/2022». Queste le parole del direttore artistico Roberto Zappalà, con cui viene presentato il progetto Panopticon NanoFestival, 12 danze sorvegliate speciali.

Una stagione “diversa per necessità ma anche per resistenza sociale”. Roberto Zappalà, da molti considerato “filosofo” della coreografia italiana, affonda a piene mani nel compito più profondo dell’arte dall’antichità: essere “rimedio” per l’attualità. 

La Stagione 2020/21 di Scenario Pubblico, nell’idea del coreografo catanese, pensata e realizzata insieme al visual designer Maurizio Leonardi, è una miscela di esperienze agite, arte concettuale e fisica e necessità del presente. Il meccanismo scenico Panopticon NanoFestival, 12 danze sorvegliate speciali vuole ribaltare la percezione della “solitudine, del controllo, della protezione dell’individuo”.

Panoptes, gigante della mitologia greca, che possedeva un centinaio di occhi e ritenuto quindi un guardiano perfetto, dà il nome al carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham. Non solo dunque un modo per ovviare alle restrizioni imposte dalle norme di sicurezza Covid19. Panopticon di Roberto Zappalà è già opera ancora prima che vi entri la danza e rappresenta, in un certo senso, la sofferenza delle arti performative, in quanto è esso stesso una forzatura scenica. 

Panopticon NanoFestival, 12 danze sorvegliate speciali

In un drammatico momento storico nel quale gli individui si sono distanziati, separati e isolati Panopticon assolve ad una funzione sociale di riavvicinamento perché il pubblico entra ed è parte dell’opera d’arte. Una forma di riavvicinamento “a piccoli passi”. La struttura è un poligono con numero variabile di lati, realizzato con materiale in parte trasparente. Gli spettacoli andranno in scena dal 6 al 22 novembre per 3 fine settimana, sono previsti più turni a serata e un numero limitato di spettatori con sanificazione della struttura nell’intervallo tra i vari turni e rispetto delle distanze di sicurezza. Un’introduzione al progetto sarà curata da  diversi intellettuali che si alterneranno nelle serate.

Un format che da un lato vuole tutelare Scenario Pubblico dando continuità all’attività sul territorio che lo ha identificato come luogo della danza nei suoi 20 anni di attività e, dall’altro, permettere di presentare alla città una proposta che coniuga l’esigenza della presenza con l’urgenza della ricerca creativa e anche concettuale.

«Il progetto – prosegue Zappalà nelle note artistiche – parte dalla volontà di replicare ed emancipare il concept che curiamo da 5 anni a ScenarioFarm, all’interno del celebre Favara Cultural Park a Favara, città nell’agrigentino, che prende il nome appunto di NanoFestival. Lo riproponiamo in questo caso sulla scena con alcuni accorgimenti non solo di carattere relazionale – a Favara era realizzato con impostazione one by one, artista/spettatore – ma anche storico-comportamentale. Vuole essere una riflessione non obbligatoriamente pensata in funzione del Covid-19 ma che ne prende spunto per una più profonda analisi sulla condizione dell’individuo messo a dura prova e sempre morbosamente controllato.

L’accostamento con il Panopticon di Jeremy Bentham è molto semplice: il nostro progetto esalta la dimensione della segregazione/prigione così come del distanziamento/isolamento sociale oltre che del voyeurismo. Un atteggiamento che oggi è fin troppo comune non solo come condotta verso le pratiche sessuali, ma è anche troppo facilmente sdoganato in semplici situazioni sociali dove la morbosità dello sguardo nascosto è diventata una pratica fin troppo abituale. 

Nel nostro proposito l’osservatore non controlla chi lo circonda come nel caso del progetto originale di Bentham, dove la progettazione delle carceri prevedeva che un unico sorvegliante controllasse tutti i soggetti di un’istituzione carceraria senza che gli stessi ne fossero consapevoli.  Saranno gli spettatori stessi che controlleranno il performer, isolati sia da lui che l’uno dall’altro, alludendo in tal modo anche all’ “Anopticon” di Umberto Eco che in quanto opposto del Panopticon, deresponsabilizza il sorvegliante ponendo la domanda: chi sorveglia i sorveglianti?

Il nostro obiettivo punta a creare un corto circuito tra sorveglianti e sorvegliati ma vuole anche rendere l’architettura scenica autonoma e protagonista di tutte le 12 danze che verranno presentate durante il festival». 

Gli spettacoli già programmati per la stagione 20/21 sono rimandati alla prossima 2021/22 e, protagonisti di Panopticon NanoFestival, 12 danze sorvegliate speciali, saranno alcuni dei danzatori delle compagnie già coinvolte ma con progetti pensati appositamente per lo spazio di Panopticon. Assoli e duetti con danzatori provenienti da: Balletto Civile, Spellbound Dance Company, CCNR/Yuval Pick (fr), Petranura Danza, Abbondanza/Bertoni, steptext dance project (de), Moritz Ostruschnjak/Daniela Bendini (de/i), Samir Calixto (br/nl), T.H.E Dance Company (SGP).  Compagnia Zappalà Danza sarà presente con alcuni dei suoi danzatori.

La Stagione di Scenario Pubblico prevede inoltre alcune residenze, tra le quali quella di Chiara Frigo e di Samir Calixto, quest’ultimo per la realizzazione della sua nuova creazione dal titolo SEEKERSOLO in coproduzione con la struttura olandese Korzo. Inoltre viene riprogrammato il festival FIC saltato questa primavera a maggio 2021. 

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Scenario Pubblico compie 18 anni e presenta Maturità, la Stagione Scenario Danza 19/20

Il Centro Nazionale di Produzione della Danza Scenario Pubblico quest’anno compie 18 anni di attività. Un ingresso nell’età artistica adulta che si accompagna ad un altro anniversario speciale: da dicembre scatta il 30esimo anno dal debutto della Compagnia Zappalà Danza. Un anno all’insegna della maturità artistica, una “Maturità” che dà il nome alla nuova stagione di Scenario Danza 2019/20, nonché il file rouge che legherà gli spettacoli in abbonamento. Da settembre a maggio infatti i protagonisti degli spettacoli in abbonamento saranno artisti e compagnie affermati nel panorama della danza contemporanea italiano e internazionale. Non è un caso se ad inaugurare la stagione il 21 settembre 2019 sarà proprio la Compagnia Zappalà Danza, con lo spettacolo Instrument Jam del coreografo e padrone di casa Roberto Zappalà. Spettacolo che dopo aver raccolto successi in tutto il mondo approda di nuovo a Catania in una nuova veste musicale, con Puccio Castrogiovanni ai marranzani, Arnaldo Vacca ai tamburi e Salvo Farruggio all’hang.

Dopo l’avvio a settembre con Instrument Jam della Compagnia Zappalà Danza la stagione prosegue con lo spettacolo Zero di Humanhood, compagnia britannica gestita da Rudi Cole e Julia Robert, autori di audaci coreografie che prendono ispirazione da una varietà di discipline combinando efficacemente scienza, spirito e creatività. A seguire in programma e[ma, uno spettacolo “che è scultura vivente” e che nasce dalla collaborazione tra l’artista tedesco Wolf Ka e Maria Donata D’Urso, danzatrice-coreografa catanese d’origine ma trapiantata a Parigi. Quindi a grande richiesta torna Helge Letonja con la sua compagnia di Brema steptext dance project e Out of joint, spettacolo che nasce dalla collaborazione del coreografo austriaco con l’artista sudafricano Gregory Maqoma. Il sestetto di interpreti di diversa etnia combina le sequenze coreografiche in modo indipendente con il risultato di un emozionante spettacolo di estetica multilingue.

La stagione entrerà nel vivo a fine novembre, con un evento speciale, volto a festeggiare il 30esimo anno dalla nascita della Compagnia Zappalà Danza, lo Speciale Centri di Produzione. Insieme alla compagnia di casa che debutterà con x3, tributo di Roberto Zappalà al grande compositore J.S.Bach, protagonisti sulla scena anche altri due Centri Nazionali di Produzione della Danza, DANCEHAUSpiù con la coreografia di Matteo Bittante I wandered lonely as a cloud per tre interpreti, e Aterballetto/Fondazione Nazionale della Danza con O di Philippe Kratz, creazione vincitrice del primo premio al 32° Concorso Coreografico di Hannover. In occasione del 30esimo anno sarà anche presentata il nuovo merchandising della Compagnia Zappalà Danza. Aterballetto con il suo responsabile progetti speciali Arturo Cannistrà sarà anche promotore di un evento che vedrà protagoniste le scuole di danza del territorio che aderiranno al progetto Space, in programma dall’11 al 14 novembre con restituzione finale aperta al pubblico il 14 novembre.
Il quarto Centro Nazionale di Produzione della Danza Compagnia Virgilio Sieni sarà invece ospite a gennaio e dopo 15 anni torna sul palco di Scenario Pubblico con il riallestimento dell’acclamata creazione del coreografo fiorentino La natura delle cose, tratto dal poema filosofico-enciclopedico di Lucrezio “De rerum natura”.
A fine gennaio sarà la volta dello slovacco Milan Tomášik, coreografo associato aScenario Pubblico. Con la sua compagnia di cinque elementi proporrà lo spettacolo Fight bright, dove il ritmo risultante dalla tensione muscolare del corpo dei danzatori viene combinato con contenuti psicologici e con sfumature di colore ed emotive.
Chiude il ciclo di spettacoli in abbonamento il giovane e travolgente Collettivo Cinetico di Ferrara, con lo spettacolo Sylphidarium (Maria Taglioni on the ground). Il palcoscenico diventa una passerella in cui le silfidi si susseguono “sfilando” su un ritmo irresistibile sulle percussioni live di Flavio Tanzi.

Fuori abbonamento gli appuntamenti con la CZD2 giovane compagnia zappalà danza, ensemble fortemente voluto da Roberto Zappalà con l’obiettivo di sostenere e promuovere la giovane coreografia europea e i giovani danzatori selezionati dal percorso MoDem PRO e provenienti da tutto il mondo. Dopo le date di settembre in tour con Kairos di Amos Ben-Tal e Untitled della coppia Daniela Bendini/Moritz Ostruschnjak a Pesaro per l’Hangart Festival, e la prima assoluta di Etre di Maud de la Purification a Milano per il Festival MilanOltre, la giovane compagnia zappalà danza lavorerà con il coreografo associatoManfredi Perego alla ripresa di Primitiva e al nuovo progetto Urban Woods, che sarà modulato in una versione in urbana in ottobre con i Dance Attack e in una versione pensata per il palcoscenico che debutterà in prima assoluta il 16 novembre 2019 aScenario Pubblico. Altri due debutti attendono la giovane compagnia zappalà danza nel corso della stagione, a febbraio 2020 Bulletproof nuova creazione di Ilenia Romano sul tema del bullismo, adatta anche a ragazzi e alle scolastiche, e una creazione dal repertorio di Roberto Zappalà che debutterà nel marzo 2020.
Continuano ad avere un peso importante nella stagione le attività correlate come le Open Door che offrono al pubblico la possibilità di partecipare ai processi creativi delle performance e conoscere più da vicino artisti e compagnie, così come i laboratori di danza e gli incontri intorno al tavolo della domenica sera. 

Anche questa stagione di Scenario Danza 2019/20 vedrà centrali le preziose collaborazioni con Farm Cultural Park, Viagrande Studios, FCE Metropolitana di Catania e Università degli Studi di Catania, Coorpi e Cro.me. Un altro partner di lunga data, l’AME Associazione Musicale Etnea, coprodurrà la serata Muddica After Seeds, dove i 30 danzatori del percorso MoDem PRO, selezionati in tutta Europa, si cimenteranno in una sequenza di brevi creazioni realizzate dagli stessi danzatori con il coordinamento artistico di Enrico Musmeci -responsabile del MoDem PRO e della CZD” – e la collaborazione di lumi, band electronic/classical/ambient di Catania che curerà le musiche dal vivo.

Chiuderà la stagione ScenarioDanza 19/20 la seconda edizione del FIC FEST (maggio 2020), contenitore di residenze e performance di giovani autori europei, una settimana intensa che farà vivere la città e che vedrà gli artisti convivere negli spazi di ScenarioPubblico e condividere riflessioni, esperienze creative e momenti ricreativi. Numerosi gli artisti ospiti, tra questi: Fattoria Vittadini, Marcat Dance/Mario Bermudez Gil, Cie E7KA/Eva Klimackova, Andrea Gallo Rosso, Salvo Lombardo, Marta Bellu, Gioia Maria Morisco e Claudia Rossi Valli, Michal Mualem e molti altri. E poi esposizioni, incontri, installazioni, The Risico Screening in collaborazione con Coorpi e Cro.me, e party finale.

La danza, più che essere compresa ci permette di osservare e indagare territori immaginari che con le parole è difficile esplorare. Essa non comunica una sola strada, un solo pensiero o un solo significato ma dà al pubblico la possibilità di costruire la propria storia con le proprie immagini, e realizzare viaggi impossibili nelle proprie emozioni. La danza è il corpo che alla musica manca e che in sé contiene storie. Essa comunica emozioni e apre in modo smisurato e magico l’immaginario di un pubblico che vuole continuare a sognare. – Roberto Zappalà


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Una vera tragedia. Intervista a Riccardo Favaro e Alessandro Bandini, vincitori del Premio Scenario 2019

Si è svolta a Bologna, dall’1 al 6 luglio, la seconda edizione del Festival Scenario in occasione della nuova finale del premio. Sul palco del DAMSlab si sono esibite dodici compagnie/artisti con il proprio corto di venti minuti destinato a svilupparsi successivamente in spettacolo teatrale concluso.
La giuria, presieduta da Marta Cuscunà, ha assegnato il Premio Scenario a Un vera tragedia, progetto del trevigiano Alessandro Bandini e del genovese Riccardo Favaro.

Abbiamo intervistato Riccaro Favaro e Alessandro Bandini:

Tra le motivazioni del Premio Scenario si legge che Una vera tragedia è “un’originale sperimentazione del dispositivo drammaturgico, in cui il testo incombe sulla scena in forma di proiezione e procede con sorprendente autonomia scardinando il rapporto fra testo e azione drammatica”. Come è nato questo testo e come è entrato in relazione con il lavoro attoriale?

RICCARDO: Personalmente posso parlare con più precisione della genesi del testo. Ho iniziato a scriverlo due anni fa, senza alcuna commissione, senza alcun riferimento definito, solo in modo impulsivo e affrettato. Per questo le prime stesure erano molto diverse da quella attuale, molto emotive. Avevo del rancore nei confronti di una serie di esperienze che mi avevano portato a considerare una certa prosa italiana, esclusivamente legata a temi da salotto, moralistica e inoffensiva. Volevo scrivere un testo che provasse a scardinare, partendo sempre da un piccolo interno borghese, alcune dinamiche narrative che per me oggi sono più nocive che utili. Non so se ci sono riuscito, di certo mi è servito a declinare una rabbia che oggi non ho più.

ALESSANDRO: Con gli attori ho lavorato partendo dall’idea che non ci fosse niente di scontato. Abbiamo assecondato il testo e al tempo stesso riscritto in continuazione le condizioni di partenza di ogni frammento. Ci siamo trovati ad avere a che fare con una famiglia che non è davvero una famiglia, una madre che scopre durante lo spettacolo di essere sorella, poi figlia, poi amante, poi molte altre cose. Così come il padre, come il figlio… Per districarci nel labirinto di tutti questi cambi di identità ho chiesto agli attori di gestire il vuoto tra le relazioni, di indagare gli spazi che stanno tra i ruoli definiti cercando una verità personale in bilico tra l’immedesimazione completa e l’esposizione più neutrale.

La giuria ha paragonato l’interno borghese da voi dipinto all’immaginario lynchiano e alle atmosfere sospese e inquietanti dei dipinti di Hopper. Chi e cosa vi ispira?

RICCARDO: I riferimenti citati sono senza dubbio presenti nel mio immaginario, così come hanno accompagnato tutto il gruppo nel corso del lavoro. Non saprei personalmente indicare chi mi ispira più di ogni altra cosa. Dopo aver visto il lavoro alcune persone hanno avanzato nomi di autori a cui non ho mai pensato e che, in tutta sincerità, ho letto molto poco. Ma mi ha colpito invece il continuo accostamento alla cultura statunitense. Credo ci sia qualcosa che mi collega, una specie di connessione strana con le “cose” americane. Ma lo dico dal basso, perché sono un ragazzo veneto che vive a Milano, sono nato dopo la caduta del Muro di Berlino e non ho mai viaggiato al di fuori dell’Europa. In ogni caso, giusto per fare dei nomi… Mi piacciono molto i ritrattisti, amo John Currin e Lucian Freud, amo i paesaggi di David Hockney, conosco quasi a memoria ogni film di Roman Polanski. Tranne un paio, ad essere sincero.

ALESSANDRO: Nel lavoro, dopo aver condiviso immagini, video, pensieri, musiche, stimoli che fanno parte del progetto e del modo di leggere il testo da cui si parte, cerco ogni volta di lasciarmi ispirare dalla creazione che gli interpreti portano continuamente in scena, soprattutto in fase di ricerca. Non ho modelli di riferimento così forti da vincolarmi a idee pregresse, credo che ogni spettacolo sia profondamente diverso e quindi lascio che intuizioni emergano dall’istinto. Ad esempio, quando Riccardo mi ha parlato di Una Vera Tragedia e di tutti i percorsi nascosti che attraversano la drammaturgia, mi è subito venuta in mente l’irriverenza di Hideous Wo(men) di Suzan Boogaerdt e Bianca Van Der Schoot, spettacolo visto in Biennale Teatro nel 2017.

In una recente intervista pubblicata su Teatro e Critica, Stefano Casi riflette sulla diffusa tendenza “a giudicare i giovani in base a percentuali di novità su parametri pregiudiziali, o ad attendere messianicamente il Nuovo e conseguentemente a criticare tutti coloro che non sono abbastanza nuovi, equivocando platealmente tra nuovo e mai visto”. Cosa significa nuovo per voi?

RICCARDO: Non ne ho idea. Non so bene cosa voglia dire nuovo, non sono nemmeno sicuro di dover per forza avere un giudizio di valore in merito. Quello che penso, però, è che ciò che conta in un lavoro è la sincerità del significato che porta rispetto al proprio tempo. Quando leggo o guardo, cerco di pormi sempre la domanda più adatta. E per me la domanda più adatta è quasi sempre “come funziona?” e quasi mai “di cosa parla?”.

ALESSANDRO: Penso di non avere mai parlato di nuovo, ma, nel caso in cui l’avessi fatto, sicuramente non sarebbe legato a un concetto temporale. Infatti ho molta paura delle mode. Preferisco allargare un po’ l’orizzonte della parola nuovo e avvicinarmi così a complesso, o meglio complessità. Un teatro complesso rappresenta per me l’unico argine ad una scena indifferente e indifferenziata, per renderla incisiva così da raccontare il mondo attraverso la storia della sua violenza. In questo senso per me il teatro deve essere un luogo estremamente pericoloso, mai innocuo. La complessità, quindi, è la capacità di far dialogare le diverse necessità che animano il teatro. Questo è sempre nuovo.

Sempre Casi segnala come punto di contatto tra gli spettacoli del Premio Scenario la necessità di lasciare un segno forte nella società e nella realtà che li circonda, una caparbietà politica che li porta ad affermare la loro voce nella complessità del presente, scegliendo come veicolo principe e strategico di comunicazione il teatro. Quanto vi riconoscete in questa analisi, quale obiettivo vi ponete come artisti e che tipo di rapporto vorreste avete con gli spettatori?

RICCARDO: Io rispondo sempre allo stesso modo. Il mio obiettivo è di mettere in discussione molte certezze nel modo più efficace possibile. Non ho politiche di manifesto per il teatro, non le voglio e comunque non ho abbastanza esperienza. Credo solamente in ciò che voglio fare e che credo di saper fare: mettere in difficoltà il senso comune, le narrazioni e i sistemi narrativi, la patina abitudinaria che ricopre ogni canale comunicativo. Ma sempre partendo dal dettaglio, da piccole vicende, da piccole parole, dal testo. Questo è il mio scopo, e sono convinto si tratti di ironia. Ma è tutto nascosto, è tutto dentro le storie… Quindi è ironia per tutti, adatta a tutti, anche a me. Ed è quanto di più politico io riesca a concepire oggi.

ALESSANDRO: La prima e unica parola che risuona e riverbera in me è sincerità. Questo vorrei che fosse il nostro rapporto con lo spettatore… Per questo spettacolo e per qualsiasi progetto ci sarà in futuro. Spero saranno infiniti, e se non infiniti spero che durino finché avrò la determinazione per tenere fede a questo patto.

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Secret Show di Internoenki Teatro Incivile a Scup – Sport e Cultura Popolare

Secret Show è un format a cura di Internoenki Teatro Incivile creato per sostenere la raccolta fondi del teatro di Scup – Sport e Cultura Popolare

Il format prevede la presentazione alle ore 21.30 di uno spettacolo segreto, con un cast a sorpresa, presso la grande casa di Scup – Sport e Cultura Popolare.

Una scelta che nasce dalla volontà di condividere solo con chi decide di partecipare all’iniziativa i contenuti dello show, che devono rimanere assolutamente segreti prima e dopo la rappresentazione. Lo spettacolo non si potrà filmare né recensire, non si potrà diffondere in nessuna forma mediatica o scritta. Si potranno condividere solo le sensazioni, le emozioni e le impressioni, derivate dall‘esperienza condivisa e partecipata.

Un incontro “carbonaro” che unirà i presenti in un’esperienza unica nel suo genere; dove il motivo della condivisione non sarà il titolo o il tema, o il nome di punta, ma la voglia di ritrovare il valore della partecipazione e della consociazione civile, il valore dell’appartenenza a quella Polis che fu modello di struttura per i greci, per un’attiva partecipazione da parte di tutti i cittadini liberi alla vita politica del paese.

Internoenki, compagnia vincitrice nel 2013 del Premio Scenario per Ustica, da sempre lavora controcorrente, non inseguendo regole conclamate e modaiole, ma solo la necessità di espressione. Un collettivo che non produce arte assecondando i tempi ministeriali ma solo il bisogno di testimoniare la resistenza artistica.

Interno Enki Teatro Incivile
Internoenki Teatro Incivile

Prima della rappresentazione, alle ore 20.00, sarà possibile degustare le prelibatezze gastronomiche preparate per cena dai mitici cuochi di
Cucinare con lentezza, la trattoria autistica (e non) più rinomata della capitale!

Info sul progetto: frama.link/CucinareSenzaFretta

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