Racconti ritrovati - Compagnia Lacasadargilla

Racconti ritrovati: l’ultimo appuntamento di Piccoli comuni incontrano la cultura

Dopo tre mesi di continuo girovagare, si conclude in provincia di Rieti il percorso di scoperta e bonifica culturale del territorio laziale operato da Atcl Lazio e Regione Lazio, con la rassegna Piccoli comuni incontrano la cultura. Lo scorso 30 novembre, il Teatro Comunale di Poggio Moiano ha ospitato Racconti ritrovati, un progetto della compagnia Lacasadargilla, per la regia di Lisa Ferlazzo Natoli candidata ai Premi Ubu per la categoria “Miglior regia” con lo spettacolo When the rain stops falling

Racconti ritrovati – Compagnia Lacasadargilla

Racconti ritrovati è un reading musicale che vede in scena l’attrice Alice Palazzi e i musicisti Gabriele Coen e Stefano Saletti, incentrato sulle opere di Savyon Liebrecht, Dorothy Parker e Lynne Sharon Schwartz. Tre racconti, riscoperti e riadattati, di scrittrici che parlano di donne e del loro stare in società tra incontri, dubbi, riconquista dell’identità perduta e amori brucianti. La scrittura ebraica femminile diventa slancio per conoscere mondi lontani, tracciando una geografia di popoli e culture dall’America a Israele.

Tre donne per tre scrittrici

Alice Palazzi è, nelle parole della Liebrecht, una donna ebrea che diffida della sua stessa attrazione nei confronti dell’altro. Restando per giorni in contatto con gli operai arabi che stanno costruendo una stanza nel suo appartamento, coglie ora con disagio, ora con delicata sorpresa gli usi e i costumi di una società che non conosce. Una convivenza, dunque, che nell’oscillazione tra sospetto e curiosità, sorvola il conflitto israelo-palestinese per attestare, nell’universalità dell’umano sentire, l’esistenza di un cielo comune. Le musiche accompagnano con melliflue evoluzioni il viaggio della protagonista di Una stanza sul tetto, disegnando atmosfere arabeggianti che colorano il minimalismo della scena.

Clarinetto e chitarra elettrica prendono ora il sopravvento per fare dell’improvvisazione jazz, il sottofondo de La signora Saunders scrive al mondo. Lynne Sharon Schwartz racconta il percorso di autoaffermazione di una donna che, in quanto madre e moglie, perde la sua identità: il ruolo sociale e familiare da lei assunto, ha soffocato la sua persona al punto da essere pervasa da un fremito euforico al solo sentire pronunciare il suo vero nome. Il percorso di determinazione di sé, passa ora dall’infantile  autografare i muri della città con gessetti colorati.

Attende Una telefonata la protagonista del racconto di Dorothy Parker, cui Alice Palazzi presta la voce nel gioco della tentazione, in bilico tra desiderio e ritrosia. La musica si fa commento di un monologare indomabile e impetuoso, finalizzato all’impaziente conferma di un amore corrisposto. Il rapporto con Dio, continuamente invocato per sfuggire alla pena, intesse il sentimento nevrotico della protagonista.

Il progetto Piccoli comuni incontrano la cultura

Piccoli comuni incontrano la cultura ha rappresentato un’occasione: quella, per i 47 comuni coinvolti nell’iniziativa, di confrontarsi con proposte artistiche provenienti da tutto il territorio nazionale e di inserirsi, alla stregua delle realtà cittadine, nella programmazione culturale della regione. Un’iniziativa che, godendo del sostegno della politica e delle amministrazioni locali, dimostra l’urgenza di risolvere il problema della desertificazione culturale. Di questo virtuoso progetto, i cui semi sono stati piantati in territori antichi, bisognerà prendersi cura nel tempo, perché il fiore dell’arte decori rigoglioso anche i piccoli comuni di provincia.

Condividi:

Piccoli comuni incontrano la cultura: l’arte per grandi e piccini

A due settimane dalla sua conclusione, Piccoli comuni incontrano la cultura, la rassegna organizzata da Atcl Lazio e Regione Lazio, propone nel  week-end tre spettacoli per l’intrattenimento di adulti e bambini. Ogni tappa di questo tour territoriale, prevede il supporto dei Comuni ospiti, attivando un percorso virtuoso di sostegno alla cultura. 

La Riscossa dei clown - Madame Rebiné
La riscossa dei clown – Madame Rebiné

La riscossa dei Clown della compagnia Madame Rebiné a Frosinone

Il 16 novembre alle ore 18:00 al Centro Studi Pasquale Mastroianni di CAMPOLI APPENNINO (FR), la compagnia Madame Rebiné presenta La riscossa dei clown: uno spettacolo in cui sono utilizzate tecniche di giocoleria, beat-box, rumorismo, commedia dell’arte, mimo, acrobatica, clown, tip tap e roue Cyr.

Racconta la compagnia: «La riscossa del clown nasce dal desiderio di tornare a sperare in un mondo che possa trasformarsi e in cui grazie all’impegno e alla partecipazione, anche i clown possano vincere. Tutto ciò al servizio di uno spettacolo comico in cui all’arte circense si unisce la spontaneità degli attori».

Dopo novant’anni di sfortuna, delusione e scivoloni un vecchio clown torna a cavallo della sua sedia a rotelle per farsi giustizia. Sarà un’impresa impossibile dove renne acrobate, giocolieri miopi e mosche assassine cercheranno di impedirglielo. A colpi di naso rosso, lotterà fino all’ultimo respiro per difendere la sua dignità. Se ci riuscirà sarà solo grazie al sostegno degli spettatori. Uno spettacolo di circo e teatro al servizio della leggerezza e del divertimento. Un cabaret alla riscossa in un cui il clown trionfa.

La compagnia Madame Rebiné racconta storie impregnate di una profonda coscienza ironica che permettono di giocare con le debolezze dell’essere umano. Convinti che le più grandi libertà nascano dall’accettazione dei propri limiti, hanno fatto della risata il proprio logo e della poesia lo strumento con cui trasmettere la  piena fiducia in tutto ciò che di bello c’è nel mondo.

L'albero di Rodari - Laboratorio integrato Piero Gabrielli
L’albero di Rodari – Laboratorio integrato Piero Gabrielli

L’albero di Rodari del Laboratorio integrato Piero Gabrielli a Viterbo

Il Laboratorio integrato Piero Gabrielli presenta L’albero di Rodari al Teatro Comunale di Canepina (VT), il 16 novembre alle ore 18:00. Le letture di fiabe e filastrocche drammatizzate dalla regia di Roberto Gandini e adattate da Attilio Marangon prendono vita per la gioia dei più piccoli che, insieme al pubblico dei più grandi, potranno lasciarsi rapire da un universo di fiaba, magici incanti e ricordi lontani. Storie di gioia e felicità, ma anche di solidarietà estrema. 

Soffici riflessioni sul rispetto dei diritti dei più piccoli, come quella di un tenero nonno alla ricerca dei giocattoli per i suoi nipotini, che si imbatterà in un ambiguo Mefistofele alle prese con un marchingegno che fa scomparire oggetti e persone non graditi ai bambini. O la tenera parabola di un presepe in cui verranno catapultati Toro Seduto, un tamburino e un aviatore con tanto di aereo. E ancora, il racconto della rivolta dei personaggi classici del presepe, pastori e vecchine delle caldarroste, con tre possibili finali a scelta, in un divertente gioco del destino nelle mani dei desideri dei bambini.

Letture recitate sotto l’albero, alla scoperta dei tesori che le fiabe e le filastrocche di Gianni Rodari raccontano e continuano a conservare, affascinando il pubblico con l’ironia, la fantasia e la capacità di immaginare un mondo migliore. 

Callas d'incanto - Debora Caprioglio
Callas d’incanto – Debora Caprioglio

Debora Caprioglio in Callas d’incanto a Rieti

Debora Caprioglio è la protagonista di Callas d’incanto, scritto e diretto da Roberto D’Alessandro, in scena il 16 novembre ore 21:00, presso il Teatro S. Michele Arcangelo di Montopoli (RI)

Bruna, fedele governante, è stata l’ombra della Callas e come una Vestale ne custodisce la memoria, i ricordi, l’idea di una donna che ha rappresentato tutta la sua esistenza. Così ascoltiamo la storia che Bruna ci racconta e ci troviamo al suo fianco a spiare, quasi con vergogna, i palpiti di quel cuore, la sua felicità, il suo tormento, tutta la tristezza del mondo. 

Cos’è un mito? Nelle religioni, è la narrazione sacra di gesta e origini di Dei ed Eroi. Può essere l’esposizione allegorica di un’idea, o il racconto di un’illusione. Per estensione, è l’immagine idealizzata di un evento o di un personaggio che svolge un ruolo determinante nel comportamento di un gruppo umano. Una leggenda

Maria Callas è tutto ciò. La sua statura artistica ha diviso il mondo dell’opera “in prima e dopo la Callas”. La sua capacità di interpretazione ha strappato la scena operistica all’artificio dei gorgheggi fini a se stessi, riuscendo a dare un’armonia ai personaggi del melodramma. La Callas nel nostro racconto non è una voce in una donna, bensì una donna con una voce. La sua vita, al di là della legenda, si consumò nella tragedia. 

Bruna racconta con fervore e passione quasi religiosa il tormento di Maria Callas per una grande storia d’amore, quella con Aristotele Onassis. La loro relazione e il suo triste epilogo concorrono ancor di più a dare alla vicenda una sacralità mitica. Bruna durante tutto lo spettacolo attende il ritorno della sua Madame. Alla fine il desiderio di veder rientrare Maria Callas si fa irresistibile. La divina non può tornare: Il suo corpo non c’è più ma il suo mito continua ad aleggiare in mezzo a noi.

Condividi:
Non domandarmi di me, Marta mia - Foto di Manuela Giusto

Non domandarmi di me, Marta mia – Intervista a Katia Ippaso

Non domandarmi di me, Marta mia ribalta la prospettiva di un sodalizio artistico e sentimentale che lega il nome di Marta Abba a quello di Luigi Pirandello, autore simbolo della letteratura italiana. Il testo di Katia Ippaso, portato in scena da Elena Arvigo, per la regia di Arturo Armone Caruso, sarà presentato al pubblico di Piccoli comuni incontrano la cultura, l’8 novembre alle ore 21:00 al Teatro Ignazio Gennari di Casperia (RI). Nell’ambito della rassegna è prevista una replica al Teatro comunale di Collevecchio (RI), il 9 novembre alle ore 21:00.

Non domandarmi di me, Marta mia testo di Katia Ippaso - Foto di Manuela Giusto
Non domandarmi di me, Marta mia – Foto di Manuela Giusto

La morte di Luigi Pirandello sancisce il momento di un’introspezione delicata e profonda per l’attrice Marta Abba, che si ritrova a far fronte alla solitudine e al senso di abbandono, mostrando un’inedità vulnerabilità. Intervistata, la drammaturga Katia Ippaso chiarisce gli intenti della propria operazione artistica.

Non domandarmi di me, Marta mia è il racconto di un rapporto elettivo e di un legame immutabile tra due personaggi che hanno fortemente influenzato la storia della letteratura e del teatro: Luigi Pirandello e Marta Abba. Da cosa nasce l’esigenza di raccontare questa vicenda?

Il mondo di Luigi Pirandello mi è sempre stato familiare. L’insularità  – anche io sono nata in Sicilia – mi ha portato a confrontarmi presto con il suo linguaggio e le sue figure. Negli anni dell’Università, a Roma, ho approfondito il versante saggistico di Pirandello, gli scritti sull’arte e la scienza. L’ho sempre considerato prima di tutto un pensatore, uno di quegli intellettuali ipersensibili capaci di cogliere l’assurdo e l’insensata meraviglia dell’esistere. Infine, si è presentata l’occasione di lavorare sull’epistolario tra Pirandello e Marta Abba, e l’ho considerata una benedizione. 

La narrazione si sviluppa a partire dal 10 dicembre 1936, data della morte di Luigi Pirandello, e si sofferma sulla solitudine di Marta Abba dopo la scomparsa del suo Maestro. In che modo ha lavorato sulla figura di Marta facendo emergere l’inedita vulnerabilità di una donna, rimasta a lungo soffocata dai personaggi che ha interpretato nel corso della sua carriera?

La vulnerabilità di Marta credo che sia una mia invenzione. Leggendo approfonditamente il carteggio, mi sono fatta l’idea che Marta Abba fosse fondamentalmente una donna pragmatica, concreta, molto poco idealista. Se non fosse stato così, non sarebbe riuscita nell’impresa di diventare capocomica a soli 29 anni. Marta era una donna molto vigile, controllata. Ho voluto però immaginare che quella notte, quell’unica notte di veglia, dopo aver dato l’annuncio a Broadway della morte di Luigi Pirandello, una volta tornata nel suo appartamento, in una città a lei estranea, Marta si fosse sentita tremendamente sola, abbandonata. 

Non domandarmi di me, Marta mia - Foto di Manuela Giusto
Non domandarmi di me, Marta mia – Foto di Manuela Giusto

Il profilo psicologico di Marta Abba, come donna e come artista, è indagato a partire dal carteggio intercorso tra Pirandello e l’attrice. Rispetto alle fonti, che tipo di operazione è stata svolta sui documenti e quanto di ciò che viene portato in scena prende fedelmente le mosse dal contenuto di quelle lettere?

Del gigantesco epistolario, che raccoglie dieci anni di corrispondenze – infinite le lettere di Pirandello, scarne le lettere di Abba –, ho isolato principalmente le parti in cui emergeva l’elemento della fragilità. Non è consueto confrontarsi con le insicurezze, le paure, gli smarrimenti di un premio Nobel, fanciullescamente innamorato di una attrice-musa alla quale riconosceva una fermezza e uno sguardo d’autore.

Elena Arvigo è un’interprete caleidoscopica che, nel ruolo principale di Marta, convoglia su di sé l’inquietudine di molte delle eroine pirandelliane cui il Maestro aveva dato vita pensando alla sua amata attrice. Come è riuscita a rievocare e a far convivere nel suo testo lo spettro di queste donne?

Il regista Arturo Armone Caruso, che è anche stato il primo lettore del mio testo, ha scelto un’attrice di grande talento e sensibilità come Elena Arvigo, per lavorare insieme sulla costruzione di una partitura molto raffinata che ha lo scopo di mettere lo spettatore in una condizione di sogno e di ragionamento. I testi di Pirandello che si ascoltano in questo spettacolo sono frammenti delle opere che lo scrittore compose proprio per Marta Abba. Già a livello testuale, ho immaginato che quella terribile notte del 1936 Marta, in uno stato di dormiveglia, si trovasse a rileggere brani delle lettere e a recitare frammenti dei testi che il suo maestro aveva scritto per lei. Pirandello muore e c’è il rischio che anche Marta muoia con lui. Per questo continua a recitare tutta la notte: le parole di Diana, Donata Gensi, Ilse, la tengono in vita. 

Che valore ha, in un periodo storico come quello in cui viviamo, intorbidito dal femminicidio e dalla violenza di genere, raccontare la storia di una donna – la cui fama sembra imprescindibilmente legata alla sua celebre liaison – liberandola dalla dipendenza da un uomo illustre che la sua figura sembra detenere?

Attraverso il gesto di ribellione di una donna, passa il destino dell’umanità. Non voglio fare di Marta Abba un’eroina. Ma è indubbio che sia stata una donna capace di dialogare con un uomo illustre senza farsi schiacciare dal giudizio sociale. La loro è stata una relazione elettiva, rispettosa, e soprattutto creativa. Ecco, se c’è un messaggio è proprio questo: le donne non dovrebbero mai aver paura delle proprie capacità creative e della propria facoltà di giudizio. Marta Abba ne era talmente consapevole che Pirandello arrivò spesso a chiedere a lei consiglio sulle opere che andava scrivendo.

Mi auguro che molte donne, vedendo questa pièce, riconoscano il proprio valore, introiettando lo sguardo di Pirandello dentro le loro stesse vite di donne combattenti. Spero anche che gli uomini arrivino ad ammettere con più agio le proprie stesse vulnerabilità, così come fece Pirandello quando arrivò a confessare alla sua Marta le sue più profonde paure.


Condividi:
Radio Maigret - Settimo Cielo

Piccoli comuni incontrano la cultura: Roma, Viterbo e Frosinone accolgono l’arte

Nel prossimo week-end Piccoli comuni incontrano la cultura farà tappa a Roma, Viterbo e Frosinone con tre eventi di teatro e letteratura. Durante il primo mese di attività, la rassegna organizzata da Atcl Lazio e Regione Lazio, ha coinvolto l’intero territorio regionale regalando eventi artistici di grande interesse.

La chitarra tra sogno e gioia: il Conservatorio di Santa Cecilia in concerto a Poli (RM)

Lo scorso 18 ottobre, nella piccola cittadina di Poli (Rm) si è tenuto il concerto La chitarra tra sogno e gioia, eseguito dai musicisti laureandi del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Un antico organo svetta tra gli affreschi della Chiesa di San Pietro Apostolo, uno strumento musicale che diventa simbolo di speranza per l’intera comunità: nel dare il benvenuto ai cittadini accorsi per l’evento, il Sindaco Federico Mariani ricorda il lavoro di restauro cui l’organo della Chiesa è sottoposto da alcuni mesi.

La chitarra tra sogno e gioia - Conservatorio di Santa Cecilia di Roma
La chitarra tra sogno e gioia – Conservatorio di Santa Cecilia di Roma

La musica, che da quella cassa armonica tornerà a risuonare, si farà portavoce e metafora di una rinascita culturale che luoghi come Poli tentano faticosamente di ottenere. Un’azione rilevante che si fa sintesi concreta delle volontà perseguite dal progetto Piccoli comuni incontrano la cultura: far rivivere cittadine di grande fascino, puntando sui processi culturali su di esse innestati.

Il quartetto di chitarre classiche ha invaso la navata della Chiesa di San Pietro Apostolo con l’esecuzione di brani di grandi compositori come Hendel, Bach, Pachelbel, Giuliani, fino ad arrivare a Vivaldi e Piazzolla regalando una serata dalle atmosfere raffinate, a tinte barocche. Federico Attanasio, Marco Caponegro, Riccardo Colini e Federica Sanzolini, i quattro giovani chitarristi del Conservatorio di Santa Cecilia, riproporranno il loro repertorio il 27 ottobre alle ore 18:00, presso la Chiesa di S. Lucia di Castrocielo (FR).

Paola Quattrini a Sant’Oreste (RM) con Oggi è già domani

Il 26 ottobre alle ore 21:00, al Teatro Comunale di Sant’Oreste (RM), Paola Quattrini sarà protagonista di Oggi è già domani. Lo spettacolo racconta di una casalinga, Dora, con un marito distratto e quasi sempre assente, due figli egoisti che si ricordano di avere una madre soltanto quando hanno bisogno di aiuto. Quella di Dora sembrerebbe un’esistenza grigia ma, invece, non è così, perché Dora è una donna dotata di eccezionali risorse e riesce a vincere la solitudine sfogandosi con un’amica che sa ascoltare: il muro della cucina. Al muro, Dora confida sogni, desideri e felici ricordi.

Oggi è già domani - Paola Quattrini
Oggi è già domani – Paola Quattrini

Racconta gli accadimenti delle sue giornate ed alcuni divertenti incontri con una antipatica vicina di casa, una sorprendente compagna di scuola, un cane forzatamente vegetariano e con Pia la sua unica amica femminista. Se un muro potesse ridere e commuoversi, non c’è dubbio che il “suo” muro lo farebbe perché Dora esprime tenerezza, fantasia ed un irresistibile umorismo. Grazie a queste doti, Dora riesce ad evadere dalla prigione domestica e non solo metaforicamente. Perché, un bel giorno, ritrova tutto il suo coraggio: pianta la famiglia ingrata e si tuffa in una esotica avventura partendo per la Grecia insieme con l’amica Pia.

E non importa se anche l’amica si rivela un’egoista e la lascia sola per godersi un’avventura amorosa. Uno scoglio in riva al mare diventa il nuovo confidente di Dora. Allo scoglio, come prima al muro della cucina, Dora parla con la sincerità e libertà di linguaggio, senza mai perdere la fiducia nella gente e nella vita.

Radio Maigret: Settimo Cielo in scena a Carbognano (VT)

A Carbognano (VT), nello spazio culturale Ex Chiesa di S.Maria, il 27 ottobre alle ore 21:00, Piccoli comuni incontrano la cultura porterà in scena Radio Maigret di Settimo Cielo, ideazione e testo di Gloria Sapio e Maurizio Repetto.

Radio Maigret nasce da uno studio progressivo sulla scrittura di Simenon, sul clima dei suoi romanzi, del genere poliziesco, dalle immagini d’antan di un certo cinema francese e di sceneggiati nostrani entrati nell’immaginario collettivo, come certe indimenticabili modulazioni della voce che ci riconducono a un teatro d’attore “che non si fa più”. 

Piccoli comuni incontrano la cultura: Radio Maigret - Settimo Cielo
Radio Maigret – Settimo Cielo

I chiaro scuri d’epoca inducono a immaginare una scansione recitativa da vecchia radio, dove ritmi sincopati si accendono in prossimità dei microfoni. Ma la teoria dei rumori, quelli archetipici della paura, del brivido notturno, lo scricchiolio delle scale, della porta che si apre, i passi dell’inseguitore, lo sparo, sono qui distorti e giocati su una resa anche visiva che li strania e li deforma, spesso cogliendo di sorpresa l’attore con dei riverberi in differita e inquietanti fuori onda. Un tappeto sonoro che allude alla vecchia postazione del rumorista ma ha i suoi riferimenti nella musica contemporanea e si intreccia con le voci, le sostiene, le annulla, le porta lontano.

Al doppio binario di questo Maigret, si aggiunge la teoria dei personaggi, colpevoli e innocenti, tutti “sotto il cielo di Parigi” confusi tra gli amanti di sempre e quel corollario di immagini che Simenon e il mito ci hanno reso consuete. Ma la proverbiale umanità del commissario, la penna empatica di Simenon, non riescono a dissimulare la ferocia di una caccia che spinge il commissario (con la complicità del pubblico che viene invitato a entrare nel vivo del plot) a braccare i colpevoli, bestie sanguinose, sospinte dalla miseria verso l’emarginazione e quindi alla delinquenza. Sono la folla di immigrati che già preme alle porte di Parigi e colpisce con determinazione cieca una società che li ghettizza e respinge. Una storia che prelude e allude al presente, tanto da confondersi con esso.

Radio Maigret è anche un omaggio a Parigi attraverso le parole suggerite da un autore belga che amava quella città con la tenerezza di un esule. Lo spettacolo rievoca uno dei romanzi più nostalgici di Simenon – Maigret et son mort – che, lontano da Parigi, in America, chiude gli occhi e enumera le strade, le piazze, i quai e i boulevard con la nitidezza ossessiva del ricordo.

Va l’aspro odor dei vini l’anime a rallegrar: Edoardo Siravo e Gabriella Casali a San Donato Val di Comino (FR)

Edoardo Siravo sarà protagonista insieme a Gabriella Casali di una serata letteraria, Va l’aspro odor dei vini l’anime a rallegrar, dedicata al nettare degli dei, il vino, presso il Teatro di San Donato Val di Comino (FR), il 27 ottobre alle 18:30 in cui racconta di come il vino sia da sempre protagonista della letteratura, tanto che numerosi poeti e scrittori della storia hanno dedicato proprio a questa bevanda alcuni dei loro più importanti passi.

Edoardo Siravo e Gabriella Casali
Edoardo Siravo e Gabriella Casali

“Mescete, o amici, il vino. Il vin fremente / scuota da i molli nervi ogni torpor, / purghi le nubi de l’afflitta mente, / affoghi il tedio accidioso in cor”. Così cantava Giosuè Carducci, inneggiando a quella salutare e schietta bevanda che fa decisamente buon sangue, che ormai ha assunto un posto d’onore sulle tavole della buona borghesia, e non più solo su quelle aristocratiche, come lamentava l’abate Parini, il quale per le sue origini prediligeva il vino ugualitario al più raffinato e blasonato caffè. Un dualismo che diventa anche contrapposizione fisica di luoghi, di comportamenti, tra il caffè degli illuminati fratelli Verri e le taverne popolari. Queste ultime in particolare celebrate da Giuseppe Gioacchino Belli, per il quale il vino è forza, salute, vita, compagno di bisbocce e di invettive, e anche animatore di risse feroci.

Anche nelle opere di Giovanni Verga il vino assume un posto particolare, insieme al pane. Anche simbolico. Non solo per i derelitti dei Malavoglia. Pensiamo a Cavalleria rusticana. Turiddu ha una colpa da espiare: un’ultima cena, un bicchiere di vino rifiutato, il bacio del tradimento. Una “passione” laica dove vino e sangue si mischiano.

Per gli Scapigliati, invece, il vino diventa trasgressione e assume i colori dell’autodistruzione in compagnia del verde assenzio, riecheggiando solo alla lontana le esaltazioni di Baudelaire e di Rimbaud.

E potrebbe continuare a lungo questo viaggio sulla presenza di Bacco nella letteratura, un viaggio che comincia da Alceo, Anacreonte, Euripide, Omero, Virgilio e Ovidio, passando tra le opere di Parini e Carducci, Trilussa e Campanile e altri grandi autori.



Condividi:
Piccoli comuni incontrano la cultura: il nuovo progetto di valorizzazione del territorio della Regione Lazio e di ATCL

Il terzo week-end di “Piccoli comuni incontrano la cultura” tra musica e teatro

La chitarra tra sogno e gioia - Conservatorio Santa Cecilia di Roma
La chitarra tra sogno e gioia – Conservatorio Santa Cecilia di Roma

Per il terzo week-end di programmazione della Rassegna Piccoli comuni incontrano la cultura, Atcl Lazio e Regione Lazio, invitano a visitare le province di Roma e Viterbo per due imperdibili serate di musica e teatro.

La chitarra tra sogno e gioia a Poli (RM)

Si inizierà venerdì 18 ottobre alle ore 21:00, presso la Chiesa di San Pietro Apostolo a Poli (RM), con La chitarra tra sogno e gioia: gli studenti laureandi presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, ci condurranno in un percorso onirico e gioioso, proponendo brani di Bach, Haendel, Pachelbel, Vivaldi, Giuliani, in un tripudio di energia benefica. Sognare e gioire della Musica, suonata in quest’occasione da quattro dolcissime chitarre può aiutare a vivere un’esperienza meravigliosa, rilassante e rigenerante.

Requiem for Pinocchio a Vallerano (VT)

Requiem for Pinocchio - Leviedelfool

Sabato 19 ottobre, alle ore 19:00, presso la Sala Otello Benedetti di Vallerano (VT), si terrà lo spettacolo Requiem for Pinocchio della compagnia Leviedelfool. Simone Perinelli, attore e regista, racconta l’attualità attraverso la favola per bambini più famosa del mondo:

Nel dare voce al famoso burattino, abbiamo lavorato cercando di immaginare un possibile percorso che desse un seguito alla favola stessa raccontando la vita che Pinocchio “vivrà” nel mondo reale. Pinocchio diventa così un pretesto, uno sguardo preso in prestito dal quale osservare con occhio limpido, infantile e ribelle il mondo che ci circonda e la vita che affrontiamo quotidianamente.

Così ci siamo concessi questa chiave di lettura per andare più a fondo nell’affrontare le tematiche del lavoro totalizzante e precario, dell’emancipazione, della mercificazione del tempo e dell’essere, dell’anestesia dei sogni e del consumismo di ennesima generazione per operare un’analisi attenta e reattiva rispetto ad un quesito significativo della vita: cosa significhi essere umano. Il burattino diventato umano suo malgrado si stacca dalla classica messa in scena del testo di Collodi, per destreggiarsi nel nostro mondo dove la favola non è che un lontano ricordo, una delle tante versioni dei fatti.

Condividi:
Iaia Forte legge "La Storia" di Elsa Morante

Piccoli comuni incontrano la cultura: Iaia Forte legge “La Storia” di Elsa Morante

Iaia Forte legge "La Storia" di Elsa Morante
Iaia Forte legge “La Storia” di Elsa Morante ©Marcello Fauci

Case di mattoncini in pietra, portoni in legno, il profumo di tizzoni ardenti che si sprigiona dai camini, i lampioni dalle calde luci e la vita che scorre lenta: Maenza, la piccola cittadina latinense che accoglie, nel suo Castello Baronale, il reading di Iaia Forte del romanzo La Storia di Elsa Morante, sembra somigliare alla Roma d’anteguerra. Tutto bruscamente s’interrompe: cadono le bombe a San Lorenzo. Il conflitto è nel suo pieno vigore, la gente muore, gli alberi bruciano, le case sono rase al suolo. Restano polveri e ceneri, famiglie smembrate e vite distrutte. E poi c’è la fame: nemico feroce che in guerra rincorre e assassina chi, superstite, ha trovato riparo dagli ordigni ma non dalla carestia.

La Storia di una madre e di suo figlio: Ida e Useppe

Il racconto di Elsa Morante, datato 1974, è un turbinio di contrasti, una funivia che in un eterno saliscendi raggiunge ora il capolinea della delicatezza, ora quello dell’efferatezza. La furia soffia forte tra le macerie ma il popolo non si arrende, nel tentativo di ricostruire la propria vita in un abominevole carnaio. Una scrittura romanzesca che si fa onirica quando i protagonisti si rifugiano in immagini leggiadre per sfuggire alla realtà cruenta.

È l’estate del 1943, Ida, sedotta da un soldato tedesco che nel suo grembo ha trovato per una notte il miraggio d’un sollievo, cresce il suo bambino Useppe all’ombra di lampi di fuoco sferrati da implacabili Ares in divisa ed elmetto. Ida è una lupa che si avventura per le strade insanguinate a caccia della sopravvivenza di suo figlio. Disperata, strappa suo figlio, ormai troppo grande per essere allattato, dai seni avvizziti. Poi, raccoglie le sue poche forze e si rimette in cammino, perché la guerra non può toglierle anche Useppe. Ma è così che finirà e anche se le truppe hanno ormai battuto in ritirata, la scia funesta del conflitto spegne una sventurata vita, figlia di una madre addolorata e di un anonimo soldato tedesco.

19 luglio 1943, il bombardamento di San Lorenzo
19 luglio 1943, il bombardamento di San Lorenzo

L’importanza della memoria nell’operazione artistica di Iaia Forte

Per quest’appuntamento di Piccoli comuni incontrano la cultura, la maledizione della Storia piomba tra gli affreschi del maniero medievale, prendendo la voce e le movenze di Iaia Forte che si fa corpo-memoria di un orrore che non deve essere dimenticato. Il romanzo storico rivivificato dall’attrice è una campana dai rintocchi funebri che risollevano la residuale mostruosità che in noi tutti si conserva stantia. Settant’anni dopo Ares è ancora lì, tra le cornici frastagliate dei palazzi non ricostruiti nel quartiere romano di San Lorenzo, a rimembrare la fatale notte del 19 luglio ‘43.

L’operazione artistica di Iaia Forte è un atto di forza contro l’oblio. I grandi scrittori sono per lei un’arma per contrastare l’alienazione dei potenti strumenti di distrazione di massa che nel ciclone dell’intrattenimento annientano il ricordo. Dopo aver ottenuto dagli eredi la concessione per la lettura dell’opera di Elsa Morante, l’attrice conduce sul cammino della memoria i suoi spettatori, in un appassionato e delicato reading su cui sventola un figurato stendardo arrecante la scritta: ”Per non dimenticare”.

Condividi:
Piccoli comuni incontrano la cultura

Piccoli comuni incontrano la cultura: l’epitome cinematografica di Nicola Piovani

Delocalizzare i processi culturali è la sfida di Piccoli comuni incontrano la cultura, il nuovo progetto di Regione Lazio e Atcl: il primo dei 47 comuni coinvolti nella rassegna è stato Castel San Pietro Romano (RM), che il 28 settembre ha accolto, nella chiesa di San Pietro Apostolo, “La musica è pericolosa-Lezione/concerto” del maestro Nicola Piovani

Piccoli comuni incontrano la cultura

La razionalità che si dirada, l’emozione che si dipana, l’arte dei suoni che come uno spillo trapunta il cuore di chi l’ascolta, ora inumidendone le ciglia, ora guidandone il tremito delle ginocchia. “La musica è pericolosa”, tuona il maestro Nicola Piovani dal pulpito della Chiesa di San Pietro Apostolo, posta tra le irte stradine di Castel San Pietro Romano, delizioso borgo medievale distante un pugno di chilometri dalla Capitale. 

La lesson-concerto tra ricordi e cinematografia

La marmorea cornice di quest’intimo concerto da camera, accoglie il rimbombo di temibili note che, come il canto attraente delle mostruose Sirene odissee, conquistano e avvolgono avventori famelici in cerca di aneddotica e musica mitica. La lesson-concerto proposta da Piovani è un’epitome di ricordi e leggendarie visioni, cinematografiche epifanie rievocate per colorare il racconto di una carriera prepotentemente irrompente nella memoria di ciascuno di noi. Le melodie del maestro sono sofisticato unguento cosparso su soffi di vita, sottofondo incessante di fotografie esistenziali.

Il cinema italiano tra le dita di Nicola Piovani

Accanto al lucido smalto nero del pianoforte, riflettente la pala d’altare, svettano contrabbasso e ottoni convogliando in una danza mistica pellicole senza tempo. Muovendo dal racconto di un Fellini stregato da una marcetta malinconica che diventerà colonna sonora del suo indimenticabile L’intervista; passando per un sinuoso arabesque dedicato alla Signora Parthenope; omaggiando con le musiche de La notte di San Lorenzo dei Fratelli Taviani le “genialità anonime che nelle tombe dei film muti sedevano al pianoforte”, Nicola Piovani domina la tastiera per giungere a due delle sue creazioni più note: l’adagio del Caro Diario morettiano e il tragicomico inno de La vita è bella di Roberto Benigni.

Piccoli comuni incontrano la cultura

Piccoli comuni incontrano la cultura e reagiscono alla desertificazione culturale

La navata gremita è il chiaro segnale lanciato da una piccola comunità che non vuole spegnersi, pronta a mescolare la propria storia con quella degli artisti che ospita. Piccoli comuni incontrano la cultura nasce con quest’intento: farsi amplificatore della richiesta di aiuto di chi, non volendo sprofondare nel deserto culturale cui la provincia pare tristemente destinata, reagisce rifocillandosi alla sorgente dell’arte.

Condividi:
Piccoli comuni incontrano la cultura: il nuovo progetto di valorizzazione del territorio della Regione Lazio e di ATCL

Piccoli comuni incontrano la cultura: il nuovo progetto di valorizzazione del territorio della Regione Lazio e di ATCL

Piccoli comuni incontrano la cultura: il nuovo progetto di valorizzazione del territorio della Regione Lazio e di ATCL

“L’Italia per ripartire ha bisogno di tanti piccoli comuni” scrive Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio, a proposito della rassegna Piccoli Comuni incontrano la cultura che si terrà dal 28 settembre al 30 novembre, coinvolgendo 47 comuni laziali. Sono intervenuti alla conferenza di presentazione della rassegna Pasquale Ciacciarelli, Presidente della Commissione Cultura della Regione Lazio, Rodolfo Lena, Presidente I Commissione della Regione Lazio e Alessandro Berdini, direttore artistico di ATCL Lazio.

Combattere la desertificazione culturale attraverso un’azione coordinata tra la Regione e il circuito multidisciplinare ATCL è la missione che questo progetto si pone. Un tripudio di musica, letteratura, teatro e danza investirà luoghi di indiscussa bellezza, la cui identità è stata fagocitata dal potere attrattivo delle metropoli.  Sviluppando un’accurata strategia di aggregazione sociale, sostenendo l’imprenditoria locale e valorizzando un territorio antico ma ancora turisticamente da scoprire, si tenterà di colmare quella frattura profonda che si è venuta a creare tra le grandi città e i piccoli comuni. Allora, le occasioni per fare e promuovere la cultura si spostano lì, in quei luoghi da cui i cittadini scappano per cercare incontri artistici e possibilità professionali; in quei luoghi da cui l’intera nazione ha necessità di ricominciare, per riscoprire e godere nuovamente di quell’autenticità che la frenesia delle città inghiotte e fa dimenticare. 

Un progetto pensato per piccoli comuni, comunità al di sotto di 5000 abitanti, un patrimonio storico culturale per la Regione e memoria storica delle nostre tradizioni. Per loro nasce il progetto Piccoli Comuni incontrano la cultura della Regione Lazio realizzato da ATCL in collaborazione con LazioCrea, per il quale si sono sviluppate tante importanti collaborazioni: Teatro di Roma, Conservatorio di Santa Cecilia, Lazio Film Commission, Progetti Speciali – ABC della Regione Lazio, ma soprattutto tutte le amministrazioni locali. Per poco più di 2 mesi, dal 28 settembre al 30 novembre, l’intero territorio sarà attraversato da concerti, spettacoli, attività per bambini, danza, incontri per un totale di 25 compagnie, 110 tra attori e tecnici, 20 tra studiosi e scrittori.

La programmazione di Piccoli Comuni incontrano la cultura

L’apertura è affidata ad uno dei più grandi compositori e musicisti italiani: Nicola Piovani con La musica è pericolosa. Lezione – concerto, il 28 settembre ore 21 alla Chiesa di San Paolo Apostolo a Castel San Pietro Romano (RM), una sorta di racconto autobiografico, commissionato per la prima volta dal Festival di Cannes nel 2003. Nicola Piovani condivide con il pubblico, esperienze, ricordi ed emozioni di oltre quaranta anni di carriera. Sulla scia di ricordi ed aneddoti, il Maestro ripercorre i grandi incontri che hanno segnato il suo percorso, da Federico Fellini, ricordato con affetto nelle piccole manie e ammirazione per la maestria di regista, e Vincenzo Cerami e Benigni, con episodi divertenti e commoventi insieme.  Nella sezione musica del progetto, importante la collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia che proporrà 2 progetti degli studenti laureandi: La chitarra tra sogno e gioia e C.T. (Crossin Time) Ensemble. Marco Lo Russo alla fisarmonica con il soprano Min Ji Kang danno vita a Variazioni linguistiche, un percorso dalla canzone d’autore, al jazz, alla musica classica. 

Grandi interpreti del teatro italiano affronteranno importanti pagine della nostra letteratura o testi inediti: Iaia Forte si farà interprete delle pagine di La storia di Elsa Morante, mentre Isabel Russinova è autrice e interprete di Galla Placidia. Edoardo Siravo e Gabriella Casali con Va l’aspro odor dei vini l’anime a rallegrar propongono un viaggio che comincia da Alceo, passando tra le opere di Parini e Carducci, Trilussa e Campanile. Ovidio Heroides Metamorphoyses con Manuela Kustermann e Cinzia Merlin al pianoforte è una profonda riflessione artistica sul concetto di mutamento, di cambiamento e trasformazione. Oggi è già domani di Willy Russel, regia Pietro Garinei è un’esilarante commedia, in cui Paola Quattrini è in grado di dare i suoi mille volti e le sue mille voci alla protagonista. 

Ha da poco debuttato Non domandarmi di me Marta mia di Katia Ippaso, regia Arturo Armone Caruso con Elena Arvigo sul rapporto tra Luigi Pirandello e Marta Abba. Le vie del Fool con Requiem for Pinocchio porta avanti un’analisi profonda del personaggio Pinocchio diventato uomo, mentre lacasadargilla firma il progetto Racconti ritrovati, adattamento e voce recitante Lisa Ferlazzo Natoli con musiche originali di Gabriele Coen, ai sassofoni e clarinetto, e con Stefano Saletti, oud e chitarra elettrica.

Acino Brillo Production presenta Lo stretto indspensabile uno spettacolo scritto da Dodi Conti, anche in scena, e Paola Mammini, con le voci e le chitarre di Alessio Corasaniti e Carlo Martinelli. Lullaby. Tragedia aerobica è scritto e diretto da Erika Z. Galli e Martina Ruggeri (Industria Indipendente) ambientato negli Stati Uniti d’Europa nel 2059 che debutterà al Romaeuropa Festival. Mio Padre, un magistrato un progetto che nasce dall’incontro di Clara Costanzo, autrice ed interprete, con Caterina Chinnici, figlia del magistrato ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983. La compagnia Settimo Cielo presenta RADIO MAIGRET da Georges Simenon, di e con Gloria Sapio e Maurizo Repetto, uno studio progressivo sulla scrittura del noto autore e sul clima dei suoi romanzi, e dalle immagini di certo cinema francese.

Al mondo dei bambini e delle famiglie è dedicata una programmazione di teatro, danza e circo contemporaneo che vedranno coinvolte compagnie provenienti da tutto il territorio nazionale tra cui Teatro delle Apparizioni con Fiabe da tavolo, Cie Twain con Il mago dei fiori, Madame Rebiné e La riscossa dei clown, Gruppo Panta Rei in Il giardino del gigante, la compagnia Bartolini/Baronio con Il giardino del tempo che passa, Marlon Banda con il  ed il Laboratorio teatrale Integrato Piero Gabrielli con L’albero di Rodari in collaborazione con il Teatro di Roma. 

A Roccasecca dei Volsci e a Guarcino farà tappa TEATRO IN PROVINCIA, un progetto CeNDIC, format inedito e interattivo ideato Duska Bisconti proprio per i piccoli comuni d’Italia. L’altro progetto inedito e pensato per Piccoli Comuni incontrano la cultura sarà Sorush La danza del Sufi a cura della compagnia Mish Mash Quarttet Yasmin Sannino che andrà in scena a Piansano.  

Nel programma anche una sezione dedicata alle Conversazioni

Due appuntamenti da svolgere in collaborazione con i Progetti Speciali-ABC della Regione Lazio in due piccoli comuni del territorio regionale, per valorizzare il nostro patrimonio storico e culturale narrando il passato e il presente attraverso “altri sguardi” e punti di vista, attraverso l’Arte, la Bellezza, la Cultura. A spasso con ABC, uno sguardo sulle cose che “non” vediamo ogni giorno. Un percorso attraverso il luogo prescelto accompagnati da figure guida – scrittori, musicisti, attori – narratori di suggestioni in grado di offrire una nuova e diversa chiave di lettura storica, artistica e sociale del territorio. LA CITTÀ INCANTATA, un incontro con artisti ed esperti del fumetto, dell’animazione e della street art per un racconto del presente ma anche del futuro attraverso quella che ormai viene considerata la “nona” arte.

DIALOGHI TRA VICOLI E MURA porterà nei piccoli comuni del Lazio scrittori, giornalisti, attori, artisti che, nei vicoli e tra le mura, dialogheranno con la popolazione su temi d’attualità. Condurranno questi Dialoghi i “primi cittadini”, i sindaci che rappresentano e conoscono le comunità che vivono e amministrano, comunità che, molto spesso, sono realtà virtuose. Questo piccolo evento, che s’inserisce nel più ampio programma “Piccoli comuni incontrano la cultura”, vuole agire nel rispetto di uno dei diritti essenziali, la comunicazione e l’informazione.

INCONTRI CON IL CINEMA, in collaborazione con Roma Lazio Film Commission, sono colloqui tra registi, sceneggiatori, attori ed autori del cinema italiano con il pubblico, per raccontare un “dietro le quinte” di un mondo affascinante: quello del cinema.

Condividi: