R-Evolution project

R-Evolution project: progetto internazionale per artisti under 35

È online a partire dall’11 febbraio 2021 (con scadenza il 12 marzo 2021), l’avviso per partecipare a R-Evolution project, progetto internazionale promosso dal Nuovo Teatro Sanità di Napoli, in partenariato con Sardegna Teatro – Teatro di Rilevante Interesse Culturale (Cagliari), Scena Nuda (Reggio Calabria), Teatro della Città srl – Centro di Produzione Teatrale (Catania), Greek Art Theatre Karolos Koun (Atene), Between the Seas Mediterranean Performing Lab (Atene), Primavera dei Teatri – Festival di Teatro (Castrovillari) e realizzato con il supporto della Fondazione Terzo Pilastro Internazionale.

L’avviso, rivolto a giovani creativi (drammaturghi, registi, interpreti, coreografi, danzatori, performers, scenografi, videomaker, artisti visuali, producers) under 35, italiani e greci, offre un’esperienza internazionale in area Euro-Mediterranea, favorendo il dialogo interculturale e l’empowerment delle carriere dei giovani artisti coinvolti. 

Il bando di partecipazione è disponibile sul sito revolutionproject.eu

Saranno 12 i partecipanti selezionati per prendere parte al progetto che, attraverso un ciclo di residenze, incontri e confronti – sia realizzati in modalità virtuale sia in presenza fra Italia e Grecia –, avranno la possibilità di sviluppare una creazione originale, frutto della cooperazione e dello scambio tra culture e poetiche differenti. 

Le residenze dal vivo si svolgeranno tra Napoli, Atene, Cagliari, Reggio Calabria, e saranno finalizzate alla formazione di gruppi di lavoro – in base alle affinità artistiche – che daranno vita ad un progetto originale intorno a una o più tematiche individuate. Le creazioni prodotte saranno presentate all’interno di un festival diffuso (aperto al pubblico), organizzato a ottobre e novembre 2021, nelle sedi dei partner tra il Sud Italia e la Grecia. Il progetto si chiuderà a dicembre 2021, al Nuovo Teatro Sanità di Napoli, con un meeting finale aperto al pubblico.

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Nerium Park, intervista al regista Mario Gelardi

Da giovedì 21 marzo a domenica 24 marzo Nerium Park, ultima produzione del Nuovo Teatro Sanità, sarà in scena allo Spazio Diamante di Roma.

“Nerium Park” è l’opera del catalano Joseph Maria Miró, il titolo richiama l’ambientazione della storia, che si svolge in uno di quei complessi abitativi che sorgono appena fuori città, circondati spesso da alti oleandri. Qui, una giovane coppia, Bruno e Marta, decide di acquistare, con mutuo trentennale, un prestigioso appartamento di nuova costruzione, che appare come un’oasi di felicità immersa tra i nerium, un arbusto con foglie sempreverdi lisce e larghe; produce fiori rosa o bianchi molto abbondanti e aromatici. La coppia è in un momento professionale e personale particolarmente fiorente, in cui tutto sembra procedere al meglio e la novità della casa non può che rafforzare il loro legame. Col passare dei mesi, però, i due si accorgono di essere gli unici abitanti del parco, nascosto all’ombra di quel fiore, che ora non appare più così incantevole, ma quasi ossessivo. Lo spettacolo racconta dodici mesi della vita della coppia, in cui i due non hanno modo di liberarsi di quella casa che nessuno vuole più. Intanto Bruno viene licenziato, il che rende i rapporti della coppia sempre più tesi. A creare una maggiore distanza è l’irruzione di una strana presenza, che alberga nel caseggiato abbandonato, come una sorta di fantasma della coscienza. Lo strano individuo ossessiona la vita di Bruno e Marta, facendo emergere tra loro profonde discrepanze emotive. Così, quella che sembrava una storia d’amore, allietata anche dalla notizia dell’arrivo di un figlio, si trasforma in un crescendo di tensioni e suspense.

Abbiamo intervistato il regista Mario Gelardi:

Come è nata l’idea di portare in scena Josep Maria Mirò e quale evoluzione artistica c’è stata successivamente al vostro incontro?

L’idea nasce proprio dall’incontro tra me e Josep, durante “Write” una residenza internazionale per drammaturghi curata da Tino Caspanello. Quello che ci ha spinto a collaborare è che abbiamo la stessa esigenza di raccontare, la stessa urgenza sui temi da affrontare.

Hai dichiarato di “aver lavorato sull’attesa che la vita cambi, che la persona amata torni a casa, l’attesa di un lavoro e quella di un figlio”. Ritieni che ogni attesa, ogni aspettativa umana possa comportare una condizione di frustrazione?

No, la frustrazione non è inevitabile. Nel caso di Nerium Park, parliamo dell’attesa soprattutto di un cambiamento, in questo caso l’uomo deve essere attivo, ma non sempre trova le forze per farlo. Nerium è anche un invito a prendere in mano la propria vita e a non farsi trasportare dagli eventi.

Quello che perdono Bruno e Marta, nel loro rapporto, è l’intimità dell’amore, la felicità o entrambe le cose? In questo senso, Bruno e Marta possono rappresentare il paradigma delle difficoltà di comunicazione della coppia moderna?

Bruno e Marta hanno tutto per essere felici, ma sarebbe troppo semplice. I due protagonisti prendono due strade diverse, fino a non riconoscersi più, fino a non capirsi più. É una caratteristica, purtroppo, di molti rapporti umani.

Sembra quasi che oggi abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi dall’esterno. Che osservi quello che facciamo. Una sorta di “finestra sul cortile” tecnologica. Senza nessuno che ci guardi sembra quasi che non esistiamo più. È così?

La presenza dell’altro più che materiale è virtuale. Nel caso dei nostri protagonisti non sappiamo se e quando si materializzerà, è questo uno dei motivi di suspance della storia.

Il tema della paura è ricorrente nell’opera drammaturgica di Mirò. In Nerium Park si aggira un personaggio misterioso: chi è il nostro nemico?

La paura dell’altro, dello sconosciuto, la paura del cambiamento, la paura di perdere i beni materiali della propria vita ma anche quelli che pensiamo siano i nostri affetti. Sono temi caratterizzanti della scrittura di Mirò. Il primo nostro nemico, siamo noi stessi, soprattutto quando ci arrendiamo, quando non vogliamo affrontare il cambiamento che spesso è una rivoluzione, anche se intima.

NERIUM PARK
DI JOSEP MARIA MIRÓ
TRADUZIONE DI ANGELO SAVELLI
CON CHIARA BAFFI E ALESSANDRO PALLADINO
MUSICHE TOMMY GRIECO
COSTUMI ALESSANDRA GAUDIOSO
SCENE MICHELE LUBRANO LAVADERA
LUCI ALESSANDRO MESSINA
AIUTO REGIA DAVIDE MERAVIGLIA
FOTO DI SCENA VINCENZO ANTONUCCI
GRAFICA LUCA MERCOGLIANO
ORGANIZZAZIONE ROBERTA DE PASQUALE E CHIARA PASTORE
UFFICIO STAMPA MILENA COZZOLINO E ANTONELLA D’ARCO
REGIA MARIO GELARDI
PRODUZIONE NUOVO TEATRO SANITÀ
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Flat 401 al Nuovo Teatro Sanità – Intervista al drammaturgo Giovanni De Luise Dal 25 al 27 Maggio Flat 401 andrà in scena a Napoli per la regia di Filippo Stasi

Debutta venerdì 25 maggio, ore 21.00, presso il Nuovo Teatro Sanità, FLAT 401, spettacolo vincitore della seconda edizione di On stage h24, progetto a cura di Carlo Caracciolo e Fabiana Fazio. Il gioco teatrale, a cui hanno partecipato attori, registi, drammaturghi lo scorso gennaio sul palco di piazzetta San Vincenzo, s’ispira al Kino Kabaret, evento che appartiene al mondo del cinema, durante il quale filmakers da tutto il mondo s’incontrano in un luogo e girano cortometraggi in tempi brevissimi.

FLAT 401 di Giovanni De Luise, secondo classificato al Premio letterario “Anna Castelli” 2018, per la sezione Teatro, è messo in scena con la regia di Filippo Stasi. Gli attori Chiara Barassi, Manuel Severino, Santa Verde e Federica Pirone interpretano i protagonisti della vicenda, la storia di Alice, il suo cambiamento di vita, improvviso, generato da un’ingiustizia subita che non trova una logica spiegazione se non nella prepotenza del potere a cui, talvolta, bisogna sottostare.

Siamo in un appartamento al piano terra del grattacielo Cuore. Alice, la protagonista della storia, si accorge che in casa c’è un intruso, Armando, il quale la informa che a breve verrà a farle visita la proprietaria del grattacielo, la Signora Cuore, per sfrattarla dall’ appartamento in cui è in affitto. Il mondo di Alice crolla, non riesce a trovare una spiegazione a quello che le sta accadendo; non c’è alcun motivo logico, nessuna ragione o colpa per cui lei debba esser mandata via dalla casa. Nel dialogo tra i due, interviene Bianca, la segretaria dell’amministratrice, che però non riesce a trovare una soluzione a quella situazione così assurda e surreale. Ormai, ad Alice, non resta che aspettare la temibile Signora Cuore per conoscere il proprio destino.La vicenda mette in risalto la prepotenza del potere e l’impossibilità dell’ uomo di potervi tenere testa, perché spesso preso in inganno. Il testo cerca di far riflettere sulle ingiustizie quotidiane subite da tutti noi, da atti che possono definirsi criminali contro chi fa parte di una società civile, come quella del condominio Cuore.

 

> LEGGI UN ESTRATTO DEL TESTO

 

Intervista a Giovanni De Luise

Come nasce “Flat 401”?

Giovanni De Luise
Giovanni De Luise

Questo testo nasce durante On stage h24, progetto a cura di Carlo Caracciolo e Fabiana Fazio dove c’era anche il regista attuale Filippo Stasi che aveva l’ambizione di trattare in uno spettacolo teatrale il tema della Camorra. Ci siamo confrontati con lui e gli dissi: “Oggi parlano tutti di camorra però noi possiamo parlare di questo tema anche in maniera diversa rispetto agli altri; individuando la Camorra in alcuni semplici gesti delle persone”. Noi tutti nell’immaginario pensiamo all’equazione “Camorra=Gomorra” ma la Camorra può essere anche una persona che all’improvviso si sveglia e decide di cacciare un condomino dal suo grattacielo di 101 piani, come nel caso del testo che ho scritto.Il problema è che tutti i condomini pagano un affitto, tutti sono regolari, in quel momento la padrona di casa fa il bello e il cattivo tempo come fa la Camorra, in un circolo di violenza e di prepotenza. I camorristi lavorano sulla psicologia dei deboli e degli ultimi.

Il testo nasce fra una chiacchierata e un’altra. Nella mia testa c’era il desiderio di voler parlare della prepotenza del Potere nei confronti del più debole e mi venne in mente questa idea di utilizzare un codice condominiale che sebbene esista presenta anche delle pagine bianche. Un codice di leggi in vigore che nella realtà non viene rispettato. Faccio un esempio in maniera esponenziale molto grande: pensiamo alla guerra. Tutti noi ripugniamo la guerra e pensiamo che l’Italia non stia conducendo guerre così come sancisce la nostra Costituzione ma in realtà non è così.

Il problema è che la ragazza protagonista verrà cacciata ma non saprà mai per quale motivo, e questo è molto kafkiano. C’è una condanna a una persona che fino alla fine non saprà mai qual è il suo capo d’imputazione fino ad autoconvincersi che molto probabilmente è lei, il problema di sé stessa, che l’ha condotta allo sfratto. Questo è ciò che accade in scena come nella vita a danno dei più deboli.

Flat 401 e la metafora del condominio, luogo e specchio del nostro mondo malato. Qual è stato il percorso di ideazione e di stesura del testo?

Sin da piccolo ho sempre pensato di voler mettere in scena Alice nel paese della Meraviglie. Ho sempre avuto la passione per questo cartone animato e in generale per l’autore Lewis Carroll, uno fra i più grandi scrittori della letteratura mondiale. Ho tratto ispirazione dai luoghi letterari, a partire dal codice condominiale che è un omaggio al libro della regina di cuori – anche quel libro era composto da poche pagine bianche. Anche i protagonisti di Flat 401 come quelli di Alice nel paese della Meraviglie sono strani, nei modi di fare e di parlare.

La struttura del testo si è definita attraverso il mio confronto creativo con letture precedenti ed esperienze personali riguardanti le ingiustizie che vengono fatte e trattate sia nella letteratura si nella vita quotidiana; tematiche che vanno ad arricchire sempre di più il racconto. Il personaggio di Alice di Flat 401 è una tipa un po’ svampita, come l’Alice di Carroll; il condominio cuore prende il nome dalla regina di cuori che vuole tagliare la testa a chiunque muova un passo sbagliato o dica una parola di troppo. I personaggi sono stati ispirati da quelli del romanzo di Carroll ma non sono proprio identici.

Rispetto alla resa scenica del testo, quali sono le tue impressioni sul lavoro registico di Filippo Stasi?

Filippo, pur essendo giovane, è un ragazzo molto determinato, ha delle idee molto brillanti e innovative. Il suo è un teatro contemporaneo che si avvicina alla mia idea di teatro che ha bisogno di energia e di forza e di ritmi serrati. Anche in questo spettacolo si possono notare queste caratteristiche umane e artistiche.

Dal primo giorno in cui ho incontrato Filippo Stasi c’è stato subito un feeling anche perché sia io sia lui abbiamo studiato al Teatro Elicantropo con Carlo Cerciello però dopo abbiamo scelto due strade diverse, lui si occupa prettamente solo di regia mentre io ho deciso di avvicinarmi alla drammaturgia. Ci tengo a sottolineare che sono molto fortunato ad essere stato l’allievo Manlio Santanelli che ha puntato su di me e io ho avuto questa fortuna che in pochi possono avere, dal momento che ho ricevuto tutte le sue attenzioni quindi evidentemente ha visto qualcosa in me che altri non avevano visto.

che tipo di emozioni suscita in te vedere Flat 401 in scena al Nuovo Teatro Sanità?

Il Nuovo Teatro Sanità si avvicina a un ambiente teatrale che io definirei “nobile” o “teatro puro”. Il direttore artistico Mario Gelardi è molto vicino ai giovani, molto vicino alla drammaturgia contemporanea. Gelardi ha fatto tanto per i ragazzi del Rione Sanità e li ha avviati a una attività difficile ma piena di passione e di speranza. Molti di questi giovani oggi lavorano come attori. Anche tutte le altre persone che lavorano nel ntS’ sono di grande valore come le responsabili dell’ufficio stampa Antonella D’Arco e Milena Cozzolino. Gelardi è riuscito a unire tutte queste persone di differenti età, strati sociali e capacità professionali, e anno dopo anno, ha presentato in cartellone spettacoli sempre più di qualità facendo passi da gigante. Sono onorato di lavorare al Nuovo Teatro Sanità: era uno dei miei sogni, così come quello di andare in scena con Federica Aiello all’interno del format Teatro Cerca Casa, una realtà di teatro fatto in casa. Mi manca un terzo teatro dove andare in scena – il mio terzo sogno – che però tengo per me in quanto scaramantico…

Nuovo Teatro Sanità
presenta
venerdì 25 e sabato 26 maggio 2018, ore 21.00
domenica 27 maggio 2018, ore 18.00
Nuovo Teatro Sanità
Piazzetta S. Vincenzo 1, Napoli
FLAT 401
drammaturgia Giovanni De Luise
con
Alice – Chiara Barassi
Armando – Manuel Severino
Bianca – Santa Verde
Signora Cuore – Federica Pirone
scene Vincenzo Fiorillo, Rosita Vallefuoco
costumi Sara Oropallo
musiche originali Mario Autore
assistenza alla regia Chiara Barassi
aiuto regia Mario Autore
regia Filippo Stasi
Lo spettacolo replica sabato 26 maggio alle ore 21.00 e domenica 27 maggio alle ore 18.00. Info e prenotazioni al 3396666426 oppure all’indirizzo e-mail info@nuovoteatrosanita.it. Il costo del biglietto è di 12,00 euro.
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Il ritorno del Mammasantissima3

Il ritorno del Mammasantissima al Nuovo Teatro Sanità Anticipazione dello spettacolo di Luciano Saltarelli in scena dal 18 al 20 Maggio

Il ritorno del Mammasantissima
Il ritorno del Mammasantissima

Debutta venerdì 18 maggio, ore 21.00, al Nuovo Teatro Sanità, Il ritorno del Mammasantissima a cura di Luciano Saltarelli. Lo spettacolo, nato nell’ambito del Progetto EMME, laboratorio tenuto dallo stesso Saltarelli con gli allievi del ntS’, vede in scena la compagnia giovane del teatro di piazzetta San Vincenzo. Repliche sabato 19 maggio (ore 21.00) e domenica 20 maggio (ore 18.00). Info e prenotazioni al 3396666426 oppure all’indirizzo e-mail info@nuovoteatrosanita.it. Il costo del biglietto è di 12,00 euro.

Il testo dello spettacolo prende spunto dal film Il Mammasantissima, diretto da Alfonso Brescia, nel 1979, con protagonista Mario Merola che interpretava un capo-rione molto amato dalla gente, perché amministrava il quartiere secondo il suo codice morale, dalla parte dei deboli e contro i prepotenti. Nella libera trasposizione teatrale della pellicola cinematografica, effettuata dal regista Luciano Saltarelli, i nomi dei personaggi sono stati cambiati, sostituendoli con altri che hanno riferimenti alla nomenclatura cristiana o pagana popolare.

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Sullo sfondo, la città di Napoli in cui fermenta e spadroneggia il contrabbando di sigarette di cui il Mammasantissima è figura di spicco. Oltre al commercio illecito, Don Salvatore (detto il Mammasantissima per la sua autorevolezza e per l’ indiscusso carisma) si dedica alla difesa dei deboli, vessati da delinquenti senza scrupoli, tra cui un avvocato e un usuraio. Quest’ultimo, per vendicarsi delle intromissioni di Don Salvatore nei suoi loschi affari, violenterà la figlia del Mammasantissima, aiutato dal perfido avvocato. Un atto imperdonabile che scatenerà l’ira di Don Salvatore, il quale verrà meno alle proprie regole morali, uccidendo i responsabili del crimine.

A quarant’anni dall’uscita del film e a un secolo dalla nascita della sceneggiata napoletana (il genere teatrale di riferimento del Il Mammasantissima e di tante altre pellicole dell’epoca), le considerazioni sugli eventi e sul comportamento morale dei protagonisti cedono il passo a uno sguardo più benevolo, iconico e quasi astratto, che intravede, in tali personaggi, figure mitiche, ingessate nella propria espressività, al pari dei pupi siciliani o di maschere tribali.

Il ritorno del Mammasantissima3
Il ritorno del Mammasantissima3

A proposito del suo lavoro, il regista Luciano Saltarelli dichiara: «Tutto questo materiale narrativo mi è sembrato un interessante spunto per rielaborare la trama e realizzare uno spettacolo che evidenziasse la ricchissima teatralità degli eventi e dello sguardo su Napoli, presente nel film. Sono fortissimi gli echi della sceneggiata napoletana, con le sue figure stereotipate e sanguigne, mosse da impeti di rabbia o di passione, impregnate di religiosità popolare e animosità animalesca, devote al potere quasi taumaturgico di un fuorilegge in odore di santità. Questo universo, così intriso di una ormai mitica napoletanità, non poteva trovare migliori interpreti negli attori del Nuovo Teatro Sanità che incarnano con grandissima naturalezza e misura le passioni infuocate di una città millenaria, meraviglioso e santissimo inferno».

Nell’ ambito del progetto EMME

Nuovo Teatro Sanità

presenta  

venerdì 18 e sabato 19 maggio 2018, ore 21.00

domenica 20 maggio 2018, ore 18.00


Nuovo Teatro Sanità
 – Piazzetta S. Vincenzo 1 , Napoli


IL RITORNO DEL MAMMASANTISSIMA


un progetto di 
Luciano Saltarelli
con la 
compagnia giovane del Nuovo Teatro Sanità

Carlo Geltrude – Il Mammasantissima

Ilaria Di Vicino – Assunta

Arianna Cozzi – Maria

Ciro Burzo – Peppe

Vincenzo Antonucci – Bracalone Vufaro

Simone Fiorillo – Avvocato Barzabucco Zimmaro

Mara Dattilo – Matalena

Davide Meraviglia – Aniello, Napoleone

Roberta D’angelo – Ntretella

Antonio Orefice – Nennillo

Danilo Avella – Don Alfonso

Enrico Pacini – Brigadiere

Antonio della Croce – Dottor Mastriani, Abele

Fernanda Pinto – Donna Maria

Mario Ascione – Battilocchio

Josy Monaco – Zingara, Cibele

Antonio Somma – Palummella

Giada Casolla – Cerasella

Alessia Santalucia – Angiulina

Gianluca Vesce – Pazzariello


produzione 
Nuovo Teatro Sanità

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#Incontri: La paranza dei bambini di Roberto Saviano. Intervista al regista Mario Gelardi

Arriva in prima assoluta a Salerno al Teatro Augusteo Domenica 11 Marzo ore 18,30 lo spettacolo “La paranza dei bambini” di Roberto Saviano e Mario Gelardi. L’adattamento teatrale dell’omonimo libro di Saviano sarà l’evento di punta della IV Edizione della rassegna di teatro contemporaneo “Out of Bounds 2018”, in corso a Salerno fino al 15 Marzo 2018, ideata e diretta da L.A.A.V Officina Teatrale di Licia Amarante e Antonella Valitutti.

Abbiamo intervistato Mario Gelardi, regista dello spettacolo e direttore artistico del Nuovo Teatro Sanità di Napoli:

Dal best-seller “La Paranza dei Bambini” di Roberto Saviano alla drammaturgia: quali sono state le difficoltà di adattamento e di resa scenica nel declinare teatralmente il romanzo?

Ho avuto la possibilità, insieme a molti degli attori in scena, di seguire la nascita del romanzo, l’evoluzione della storia e dei personaggi. Questa conoscenza ci ha permesso di scegliere insieme a Roberto le storie e i personaggi che fossero più aderenti agli attori che li avrebbero interpretati, quasi per farli rinascere. Ovviamente il teatro ha dinamiche e necessità drammaturgiche diverse dalla letteratura, bisogna scegliere una strada e percorrerla ed è quello che abbiamo fatto.

Ne “La paranza dei Bambini” domina il nero dello spazio disegnato da Armando Alovisi per un territorio fantastico e cupo – come scrive Giulio Baffi su La Repubblica – con un richiamo ai fumetti neri di Frank Miller. Perché e in che modo la regia di Mario Gelardi ha mutuato dall’estetica fumettistica una propria chiave interpretativa?

L’intento principale era fuggire da un cliché che ormai si è formato, nel racconto della mafia e della camorra. I protagonisti di questa storia si sentono eroi tragici, questo mi ha fatto pensare agli eroi neri di Miller, che oltre a Sin City, ha ridisegnato alcuni Super eroi, rendendoli umani, fragili, neri appunto. Stilisticamente ho tolto i colori, lasciando solo il rosso del finale ed ho lavorato di silhouette e dividendo in più quadri le scena, proprio come la pagina di un fumetto.

 

“La Paranza dei Bambini” presenta un cast di ragazzi giovanissimi provenienti dal Rione Sanità. Quali sono state le emozioni, le criticità e i momenti felici provati con i giovani guaglioni?

Il gruppo di giovani attori del Nuovo Teatro Sanità, che va dai 16 ai 26 anni, sono pieni di talento e di passione e vedono nel teatro una precisa scelta identitaria. Gestiscono il teatro e lo mandano avanti, ne hanno fatto un patrimonio di tutto il quartiere. Abbiamo lavorato per mesi a questo spettacolo e siamo partiti da molto lontano, dal loro primo incontro con Saviano, verso il quale all’inizio, avevano alcuni pregiudizi ormai molto diffusi. Roberto è diventato uno di loro, si è mischiato con loro, uno di loro, Carlo, ha fatto spesso da consulente per alcuni modi di dire usati nel libro, e anche alcuni soprannomi.

Com’è stato accolto lo spettacolo “La Paranza dei Bambini” dal pubblico napoletano e in particolare dalla gente del Rione Sanità?

Da parte del Rione Sanità l’accoglienza è stata splendida, abbiamo fatto un’anteprima proprio per i ragazzi del quartiere.
Il pubblico napoletano si divide, ma non tanto su di noi, ma quanto su Saviano, quindi viene a vedere lo spettacolo con molti pregiudizi o, per altrettanti pregiudizi non viene a vederlo.

Stiamo assistendo in tutta Italia a un progressivo ridimensionamento della funzione pubblica e sociale del Teatro. A Napoli, nel Rione Sanità, questo meccanismo sembra si stia invertendo: così Il Nuovo Teatro Sanità dal momento della sua nascita ha occupato un ruolo istituzionale sul territorio portando speranza e lavoro. Come viene registrata dalla cittadinanza la presenza fisica e sociale di questo nuovo polo culturale e delle sue attività?

Mi piace definire il nuovo teatro Sanità, un teatro di comunità. Un teatro che nasce in una comunità ed è permeata da essa. Spesso i luoghi teatrali, anche in quartieri a rischio, sono enclave destinate ai solo artisti che li frequentano.
Abbiamo cercato e spero trovato, un modo diverso di comunicare quello che facciamo, cerchiamo di spiegare che esiste un teatro che va oltre le tabelle ministeriali, ma c’è una parte di “istituzione teatrale” che è occupata a pensare solo a quello.
Ci sono segnali molto incoraggianti però, come il premio “Rete critica” che abbiamo vinto insieme agli amici del teatro Nest di San Giovanni, proprio per il nostro progetto teatrale.
Attualmente non riceviamo alcun contributo dal ministero per cui praticamente non esistiamo.
Il teatro è un patrimonio del quartiere e della città, questo lo sentiamo fortemente.

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#TheatronConsiglia: “La paranza dei bambini” di Mario Gelardi e Roberto Saviano in scena al Teatro Augusteo di Salerno

Arriva in prima assoluta a Salerno al Teatro Augusteo Domenica 11 Marzo ore 18,30 lo spettacolo “La paranza dei bambini” di Roberto Saviano e Mario Gelardi. L’adattamento teatrale dell’omonimo libro di Saviano sarà l’evento di punta della IV Edizione della rassegna di teatro contemporaneo “Out of Bounds 2018”, in corso a Salerno fino al 15 Marzo 2018, ideata e diretta da L.A.A.V Officina Teatrale di Licia Amarante e Antonella Valitutti. Il progetto di Nuovo Teatro Sanità di Napoli si inserisce appieno nel programma di quest’anno in cui spettacoli, laboratori e incontri affrontano tematiche sociali come amore, violenza, multiculturalità, nella maniera critica che solo il teatro riesce a sviluppare fornendo, soprattutto alle nuove generazioni, più che risposte uno sguardo trasversale sulle problematiche esistenziali che la contemporaneità riserva.

L’ adattamento teatrale di Roberto Saviano e Mario Gelardi, dal romanzo “La Paranza dei bambini” dello stesso Saviano, narra la vita senza scampo dei giovanissimi napoletani che come unica risorsa accettano di affiliarsi alla camorra e di rappresentarne la batteria di fuoco, la manovalanza violenta pronta a tutto perché nulla ha da perdere.

“Il Nuovo Teatro Sanità e Mario Gelardi non sono solo resistenza e non sono semplicemente teatro. Loro sono il nucleo intorno al quale alla Sanità, a Napoli, si costruisce un presente reale, che si può toccare vedere e ascoltare. Un futuro che si può immaginare. Loro sono voci che sovrastano urla, sono mani tese. Con loro, con Mario, lavoro per portare in scena “La paranza dei bambini”. Solo loro possono trasformare in corpi, volti e voci le mie parole”. – Roberto Saviano

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LA PARANZA DEI BAMBINI
di Roberto Saviano e Mario Gelardi

Mismaonda presenta:

un progetto Nuovo Teatro Sanità

co-prodotto da Marche Teatro e Teatro Carcano Centro d’Arte Contemporanea

in partnership con AMREF

con Vincenzo Antonucci, Luigi Bignone, Antimo Casertano, Riccardo Ciccarelli, Mariano Coletti, Giampiero de Concilio, Simone Fiorillo, Carlo Geltrude, Enrico Maria Pacini.

e con la partecipazione di Ivan Castiglione

 

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#Anticipazione: Al Nuovo Teatro Sanità va in scena “Il cielo è cosa nostra” di Francesco Colombo

Venerdì 2 Marzo al Nuovo Teatro Sanità di Napoli debutto regionale de “Il cielo è cosa nostra” di Francesco Colombo, una produzione The Ghepards Teatro. Lo spettacolo è vincitore del bando I Visionari d’Italia.

Ispirati da Peppino Impastato che, grazie alla radio e ad un linguaggio diretto e scherzoso, senza incutere terrore o alzare l’asticella della paura, svelava alla sua città le dinamiche mafiose siciliane deridendo e ridicolizzando i feroci criminali che ne erano protagonisti, The Ghepards mettono in scena uno spettacolo che si sviluppa sulla leggenda medioevale dei tre cavalieri spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso che nel XIV secolo fondarono il primo codice della società onorata.
Si parla della “società organizzata”, di mafia dei colletti bianchi, di corruzione, di guerre fatte per interessi politici e mafiosi, d’intimidazioni, ma attraverso un gioco che si muove nel territorio della satira con squarci farseschi in un’atmosfera totalmente onirica. L’obiettivo è lasciare un sorriso sul volto del pubblico, ma non può che essere un sorriso dai risvolti amari, un sorriso capace di generare una piccola riflessione nello spettatore.

Maggiori info 

IL CIELO È COSA NOSTRA
La vera storia di Osso, Mastrosso e Carcagnosso

Regia e drammaturgia Francesco Colombo
e con Grazia Capraro, Jessica Granato, Riccardo Marotta, Pietro Pace, Daniele Paoloni

Costumi Cristiane Sampaio
Scene Valeria Mangiò
Luci Davood Kheradmand
Comunicazione e Promozione Theatron 2.0

Produzione The Ghepards Teatro

 Venerdì 2 alle ore 20.00 | Sabato 3 alle ore 18.00 | Domenica 4 alle ore 18.00

 

 

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