Nuovo Cinema Palazzo

Nuovo Cinema Palazzo, cronaca di una resistenza culturale

Nella sua decennale vita, il Nuovo Cinema Palazzo ha rappresentato e continua a rappresentare per il quartiere San Lorenzo e per la città di Roma, un hub culturale, una fucina di idee, un laboratorio esperienziale e il fulcro di un processo partecipativo capace di abbracciare età anagrafiche diverse.

La storia di questo spazio è divenuta, nel tempo, la storia di una resistenza culturale. Resistenza, perché il fiorire del Nuovo Cinema Palazzo e il suo affermarsi come considerevole punto di riferimento cittadino, ha dovuto subire — e sventare con il sostegno del tessuto sociale romano tutto —, numerosi attacchi.

Per ripercorrere questa esperienza e per dar voce a coloro che animano le mura del civico 9 a di Piazza dei Sanniti, abbiamo chiesto al collettivo del Nuovo Cinema Palazzo di condensare in un Editoriale quanto ancora necessita di essere ribadito circa il ruolo ricoperto da questo avamposto culturale.

Nuovo Cinema Palazzo

Il 25 novembre 2020, mentre a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, decine di blindati dei reparti della Celere sgomberavano il Nuovo Cinema Palazzo come se si trattasse di un covo di pericolosi criminali, in Italia migliaia di persone morivano per gli effetti della pandemia di Coronavirus, molte di più avevano perso il lavoro, altrettante erano in attesa della cassa integrazione, chissà quante erano rassegnate a non poter avere nulla perché lavoravano in nero, le scuole erano chiuse, gli uffici erano chiusi, gli ospedali quasi al collasso.

Il piano su cui giaceva il già torbido sistema economico italiano vacillava da mesi, e la cosiddetta “seconda ondata” dimostrava che la pausa estiva che il virus ci aveva concesso non era stata usata per riorganizzare o migliorare i settori più in crisi, ma semplicemente per posporre il problema. Se in primavera ne dovevamo uscire tutti “distanti ma uniti”, con una sorta di slancio collettivo (che ha dato anche molti esempi positivi), in autunno era già chiaro che non c’era più molto spazio per l’ottimismo.

Dunque, mentre il Paese soffriva la chiusura degli esercizi commerciali, gli stipendi dimezzati, il collasso delle reti sociali con gli adolescenti chiusi nelle loro stanze tutto il giorno e i genitori in grave difficoltà, il futuro segnato da una nefasta incertezza e chissà quante persone affrante per la perdita dei propri cari, a Roma gli illuminati dirigenti dell’Ordine Pubblico cittadino, nella loro infinita saggezza, hanno pensato bene che l’unica priorità in quel momento fosse distruggere un luogo di cultura e sgomberare il Nuovo Cinema Palazzo.

Entrava in scena l’ottusità, la grettezza dei governanti romani, che in dieci anni non avevano saputo né valorizzare e né tanto meno capire la spinta vitale che alimentava un luogo come quello. Sembrava quasi che nessuno si fosse domandato per quale motivo nel 2011 un gruppo di cittadini avesse deciso di impedire che, in barba a tutte le norme vigenti, si aprisse un casinò in un quartiere già segnato da molti problemi.

Che si ignorasse deliberatamente che un cinema-teatro a ridosso del centro costituisse una ricchezza per tutti, una fucina di idee e di cultura in grado di attirare artisti internazionali, di ospitare rassegne di ogni tipo, dibattiti, assemblee, mostre e concerti. Inoltre, e su questo non si può che essere diretti, sembra che ai tutori della legalità non interessasse affatto che nella realtà quotidiana, quella vissuta dalle persone al di fuori degli scandali proclamati a mezzo stampa, il Cinema Palazzo costituisse un argine all’imbarbarimento dettato dalle logiche di mercato, della criminalità e della gentrificazione.

No, tutto ciò non è interessato. Poco importa se gli stessi tribunali dello Stato si erano pronunciati contro le autorizzazioni che avevano concesso, tutt’ora non si sa come, a una ditta di iniziare i lavori per aprire una sala bingo dove, secondo il piano catastale, tale attività non avrebbe mai dovuto aprire. Non è stato giudicato rilevante che le sale slot, come dichiarato dalla Commissione Antimafia:

“nei periodi di crisi economica si denota ancor più tale fenomeno degenerativo (gioco d’azzardo ndr) in quanto, nella impossibilità di un aumento della tassazione, si accentua il ricorso ad incentivazioni della malattia del gioco, un meccanismo che, quanto più cresce, tanto più è destinato a favorire forme occulte di prelievo dalle tasche dei cittadini, mascherando tale prelievo con l’ammiccante definizione di gioco, divertimento e intrattenimento”.

Oltre a essere da sempre un valido strumento di riciclaggio del denaro sporco e di usura per ogni tipo di organizzazione criminale.
Eppure, lo sanno anche i bambini che nella “Sala Palazzo”, come la chiamano gli abitanti di San Lorenzo, dieci anni fa stava per compiersi un atto di “genocidio sociale”.

Volevano farci ammalare, inquinarci di ludopatia, e lasciarci marcire. Volevano costruire un orrendo Moloch a due passi dal più grande ateneo d’Europa, a meno di cinquanta metri da una scuola elementare. Ma questo processo criminoso nel 2011 era stato arrestato dalla ferrea volontà di uomini e donne che, armati della loro etica, vi si erano opposti. Il quartiere di San Lorenzo si era rifiutato di divenire una Cartagine dopo il passaggio dei romani, non aveva voluto soccombere ma invece aveva dato vita così ad una delle più straordinarie realtà socioculturali dei nostri tempi.

Non è necessario soffermarsi a ripetere i nomi degli artisti né tanto meno elencare l’altissimo numero di iniziative che in dieci anni hanno preso vita in quel teatro, per questo gli attivisti hanno prodotto un dossier che si sforza di restituire l’impronta del Nuovo Cinema Palazzo sulla realtà storica e circostante. Fin dalla sua nascita il NCP è stato plasmato per dare voce a tutte le discipline della produzione del cosiddetto “immateriale” e tale si presentava, seppur con tutte le difficoltà della contingenza, il 25 novembre 2020.

Ora, tutti si chiedono, di chi sono le responsabilità? Chi ha dato l’autorizzazione a quest’atto scelerato? Come si può attaccare chi durante la pandemia organizza pacchi per le famiglie più in difficoltà, chi organizza spettacoli per bambini, chi resta aperto per accogliere lo sport popolare e gli anziani del quartiere? Il sindaco di Roma, dopo aver esultato per il trionfo della legalità al mattino, essersi resa conto dell’errore alla sera e aver scaricato tutte le responsabilità sulle forze dell’ordine, ha poi riconosciuto che si poteva evitare.

Quest’ultime si sono presentate con un’imponente quanto insolito dispiegamento di mezzi (circa quaranta camionette e chissà quante centinaia di agenti allertati) che ha messo un tragico punto su ogni possibilità dialettica. La cosiddetta “società civile” ha risposto nei fatti, accorrendo in massa e riempiendo per ore le strade del quartiere gridando con decisione “giù le mani dal Cinema Palazzo”.

Ma le istituzioni culturali e politiche perché hanno taciuto per tutti questi anni? È mai possibile, che l’idea che la cultura sia sempre relegata a materia da museo, o al massimo da evento mondano esclusivo, sia spesso alla base del dibattito pubblico sul tema?

Sembra ormai scontato che cultura e arte “non possano farcela da sole” e quindi necessitino dei finanziamenti dello Stato e delle fondazioni private come un corpo necessita d’aria. Tale ragionamento sottende due importanti, quanto drammatiche, implicazioni: la prima è che siccome si tratta (secondo questa logica) di un investimento infruttuoso, non si può destinare a questo settore se non una parte marginale del bilancio di spesa delle Istituzioni.

E qui, spesso, vince la retorica, che in Italia funziona sempre, della scala di valori: gli ospedali vanno ristrutturati, le scuole sono in sottorganico, le infrastrutture devono essere ammodernate…come si può pensare a un teatro in un contesto generale così difficile? Tale obiezione è, per lo meno, tendenziosa, in quanto la situazione difficile di molti dei settori dello stato non dipende sicuramente dai pochi fondi residuali destinati al Mibact, né dal finanziamento straordinario per puntellare le case romane che rischiano di crollare a Pompei.

La decadenza è lenta e spesso subdola, non te ne accorgi fin quando non esplode un’emergenza che ti porta ad aver bisogno di quello stesso servizio che per anni il tuo Paese ha de-finanziato nel silenzio generale. A quel punto si prova a rimediare, spesso goffamente, e si finisce per agire sempre nello stesso modo, vale a dire spostando risorse da un settore all’altro in una sorta di gioco delle tre carte che finisce per impoverire tutto e acuire i problemi di ogni singolo settore. La seconda implicazione riguarda il merito di quanto viene prodotto.

Lo stato comatoso implica la dipendenza dai farmaci e dai macchinari, il pericolo che il corpo sia dato per spacciato e che qualcuno stacchi la spina è sempre dietro l’angolo. Ed è proprio così che muoiono festival storici, che si depauperano rassegne internazionali, che si orienta la produzione artistica secondo le preferenze di un personaggio piuttosto che di un altro. Allo stesso modo, come piccoli fuochi fatui, lo stesso meccanismo, ma all’inverso, fa sì che si creino fotocopie di scarsa qualità solo perché tale sindaco voleva la sua dose di prestigio o perché il ministro aveva bisogno di dimostrare che l’Italia è un Paese che ancora conta nel contesto culturale internazionale.

Si perde il valore in sé della cosa a discapito del valore attribuito dalla convenienza, dall’idea politica, dalla risonanza mediatica e da tutta una serie di fattori esterni che impoveriscono fino alla miseria l’intero segmento. I tagli strutturali al Fus degli ultimi anni sono solo la punta dell’iceberg in questo discorso che avrebbe bisogno di molto più spazio per essere sviluppato ma che a noi interessa contestualizzare in termini di fruizione e produzione culturale.

Iniziamo con una domanda: se la cultura è una terra arida, poco attrattiva, vecchia e infruttuosa, com’è possibile che esperienze come il Cinema Palazzo siano in grado di raccogliere migliaia di persone? Forse, i profeti del pragmatismo assoluto, quelli che professano che le nostre società non sentono più il bisogno di uscire di casa per assistere a uno spettacolo teatrale, ballare a un concerto o prendere parola a un seminario non hanno chiaro il contesto. Potrebbe anche darsi – manteniamo il beneficio del dubbio, s’intende – che forse l’offerta culturale non sia adeguata.

D’altronde, l’idea che gli eventi culturali siano generalmente noiosi perché condotti secondo una logica scolastica o ministeriale potrebbe avere una parte di colpa. Allo stesso modo, la necessità di agire al ribasso per la mancanza di fondi e di adeguarsi a una sorta di estetica del bisogno (legata a chi tali fondi li eroga), che fa oscillare il prodotto finale tra la cosiddetta “cultura istituzionalizzata” e la ripetizione di modelli che hanno funzionato in passato, non può non influire sulla scarsa risonanza di tali eventi. O ancora, il fatto che intorno alla cultura, se non per rare eccezioni che pure esistono, non si riesca a creare socialità né temporaneamente né in modo duraturo, potrebbe essere un altro aspetto da considerare.

Da ultimo, il circolo vizioso che ha portato i biglietti degli eventi culturali a costare cifre proibitive forse avrebbe bisogno di una revisione che lo riporti a livelli accettabili, togliendo all’uscita culturale quell’aurea da evento isolato da permettersi una volta al mese quando possibile.
Noi sappiamo che tutte queste ipotesi sono in realtà postulati nel contesto italiano e romano, le abbiamo confutate direttamente in nove anni di attività culturale continuativa e le abbiamo condivise con chi si occupava di arte e spettacolo da prima di noi e continua a farlo oggi, nonostante le difficoltà e i tempi grami.

Siamo coscienti del fatto che se l’individuo è reso parte integrante di qualcosa che in cambio gli chiede solo di essere sé stesso e di portare la propria storia, i processi diventano giocoforza partecipativi. Da ciò si genera socialità, condivisione, azione collettiva, che non rima con un detrimento della qualità ma istituisce dinamiche differenti. Ospitare residenze teatrali non in cambio di un pagamento ma di un processo condiviso di restituzione alla collettività, è un esempio lampante di questa pratica.

Per questo rivendichiamo l’esperienza e la pratica del Nuovo Cinema Palazzo e invece di piangere sul corpo di un amore morto leviamo alto il grido che ci ha spinto a continuare per dieci anni e ci spinge tutt’oggi: “la cultura e l’arte sono uno strumento attivo di cambiamento sociale”.

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CANTIERI INCIVILI, progetto della compagnia bologninicosta

Pubblichiamo la raccolta completa delle diverse uscite dello storytelling di ST(r)AGE, primo esito spettacolare completo del progetto CANTIERI INCIVILI che associa il modus operandi proprio delle scienze sociologiche allo studio delle arti performative in una sinestesia scenica al cui centro vi sono le dinamiche sociali e personali dei lavoratori e delle lavoratrici che vivono nell’instabilità giuridica, economica ed emotiva all’interno del mondo dello spettacolo dal vivo. A partire dal periodo di residenza presso il Nuovo Cinema Palazzo, attraverso documenti scritti, anteprime con focus e interviste filmate raccontiamo la creazione e la successiva evoluzione del lavoro della compagnia bologninicosta dai giorni delle prove fino alla restituzione pubblica.

#FocusOn: “ContraBBando” al Nuovo Cinema Palazzo:
Mala tempora currunt per centinaia di realtà romane su cui si sta abbattendo una pioggia di lettere di sgombero e messa in mora che il dipartimento patrimonio continua a notificare a tutte le associazioni e gli spazi autogestiti che in questi anni hanno salvato dall’abbandono e dal degrado molti beni comuni garantendone un utilizzo pubblico e di reale utilità sociale.  Un processo inaugurato dalla..(CONTINUA A LEGGERE)

ST(r)AGE #1 – il Nuovo Cinema Palazzo apre ai CANTIERI INCIVILI di bologninicosta:
Da Piazza dei Sanniti, in San Lorenzo, si dispiega la narrazione di ST(r)AGE, primo esito artistico in forma spettacolare del progetto CANTIERI INCIVILI, piattaforma di indagine sul tema della instabilità lavorativa under 35 nel mondo dello spettacolo (e non solo). Sulle pagine di..(CONTINUA A LEGGERE)

ST(r)AGE #2 – Quando il teatro dialoga con la sociologia:
Al secondo appuntamento della narrazione di ST(r)AGE pubblichiamo una video-intervista dalla sala studio del Nuovo Cinema Palazzo dove si è tenuto un Focus group con attori, registi e artisti sul tema dell’instabilità lavorativa giovanile condotto dal ricercatore sociale Daniele Panaroni con la collaborazione di..(CONTINUA A LEGGERE)

ST(r)AGE #3 – alla scoperta dei CANTIERI INCIVILI di bologninicosta:
Per il terzo appuntamento dello storytelling di ST(r)AGE pubblichiamo un’intervista-fiume rilasciata a Theatron 2.0 da Sofia Bolognini, autrice e regista della compagnia bologninicosta. Con lei attraversiamo per mano le fragili terre delle isole teatrali che costituiscono l’arcipelago dell’arte e della cultura..(CONTINUA A LEGGERE)

ST(r)AGE #4 – l’inizio della fine del Teatro il 30 e il 31 Marzo al Nuovo Cinema Palazzo:
Ci siamo, è tutto pronto al Nuovo Cinema Palazzo in vista del quarto appuntamento del ContraBBando del 30 e del 31 Marzo ore 21.30: la compagnia bologninicosta scalpita sul palco per dare inizio a ST(r)AGE, primo esito spettacolare completo del progetto CANTIERI INCIVILI, dopo un duro periodo di residenza durato circa quindici..(CONTINUA A LEGGERE)

Video prodotto da Theatron 2.0 in occasione dello storytelling:

Galleria Fotografica :

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ST(r)AGE: l’inizio della fine del Teatro il 30 e il 31 Marzo al Nuovo Cinema Palazzo

Ci siamo, è tutto pronto al Nuovo Cinema Palazzo in vista del quarto appuntamento del ContraBBando del 30 e del 31 Marzo ore 21.30: la compagnia bologninicosta scalpita sul palco per dare inizio a ST(r)AGE, primo esito spettacolare completo del progetto CANTIERI INCIVILI, dopo un duro periodo di residenza durato circa quindici giorni presso lo stabile occupato in Piazza dei Sanniti in San Lorenzo attraverso un viaggio artistico che abbiamo raccontato a più riprese sulle pagine di Theatron 2.0.  A partire dagli sviluppi della ricerca sociale, primo fondamento di questo progetto artistico, quando il teatro dialoga con la sociologia, continuando con un’intervista-fiume all’autrice e regista Sofia Bolognini con cui abbiamo ragionato intorno alle modalità e alle tematiche affrontate in questo lavoro che associa il modus operandi proprio delle scienze sociologiche allo studio delle arti performative in una sinestesia scenica al cui centro vi sono le dinamiche sociali e personali dei lavoratori e delle lavoratrici che vivono nell’instabilità giuridica, economica ed emotiva all’interno – o all’inferno –  del mondo dello spettacolo dal vivo.

 

I dati raccolti attraverso una metodologia sociologica mista (questionari, interviste discorsive, focus group) sono stati sintetizzati poeticamente in un allestimento teatrale in cui verranno proiettate le parabole esistenziali dei personaggi, o degli attori sociali, delineati in ST(r)AGE dall’estro drammaturgico di Sofia Bolognini e dalle musiche live del sound designer Dario Costa per le vesti attorali di Aurora Di Gioia, Giorgia Narcisi, Andrea Zatti e Daniele Tagliaferri che vi aspettano il 30 e il 31 Marzo alle 21.30 al Nuovo Cinema Palazzo per l’inizio della fine del Teatro.

Evento Facebook

 

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ST(r)AGE : Quando il teatro dialoga con la sociologia

Al secondo appuntamento della narrazione di ST(r)AGE pubblichiamo una video-intervista dalla sala studio del Nuovo Cinema Palazzo dove si è tenuto un Focus group con attori, registi e artisti sul tema dell’instabilità lavorativa giovanile condotto dal ricercatore sociale Daniele Panaroni con la collaborazione di Dario Costa all’interno del percorso di ricerca di CANTIERI INCIVILI che associa il modus operandi proprio delle scienze sociologiche allo studio delle arti performative.
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ST(r)AGE : il Nuovo Cinema Palazzo apre ai CANTIERI INCIVILI di bologninicosta

Da Piazza dei Sanniti, in San Lorenzo, si dispiega la narrazione di ST(r)AGE, primo esito artistico in forma spettacolare del progetto CANTIERI INCIVILI, piattaforma di indagine sul tema della instabilità lavorativa under 35 nel mondo dello spettacolo (e non solo). Sulle pagine di Theatron 2.0 restituiremo ai lettori il racconto, ripartito in più uscite, del lavoro svolto dalla compagnia a partire dai giorni delle prove che proseguiranno senza soluzioni di continuità per quasi tre settimane durante le quali si svolgerà la residenza artistica presso il Nuovo Cinema Palazzo sotto la buona stella del ContraBBando. Approfondimenti scritti, interventi filmati, foto e pillole di scena saranno il viatico per questa audace esperienza performativa che porterà alle due restituzioni pubbliche del 30 e del 31 Marzo. (Evento Facebook)

Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro di ST(r)AGE, un suicidio di massa. Per una buona visibilità – e naturalmente, il giusto compenso – un grottesco ensemble di artisti versa del sangue. Parecchio sangue. La strage, programmata per andare in scena contemporaneamente in tutto il mondo, decreta la scomparsa del teatro dalla faccia della terra. Anni dopo, quattro personaggi trovano riparo dalle tempeste ( mediatiche, politiche, sociali… ) all’interno di un luogo abbandonato dove, costretti ad una insolita vicinanza, imparano a conoscersi e ri-conoscersi, costruiscono un’alleanza. ST(r)AGE narra la resurrezione di un’arte scomparsa, possibile solo attraverso la costruzione di una identità comune. È una riflessione sul teatro come cruda esposizione che si svuota di significato, trascolora, perde di forza. È un faro impietoso che rivela contraddizioni e angosce della nostra epoca, dando voce e corpo a personaggi estremi, stremati, addolorati, confusi, isolati. È la provocazione ad immaginare un paese senza cultura, dove gli intellettuali tacciono e gli artisti dimenticano la propria arte. È un tentativo – assolutamente parziale – di rispondere, ancora una volta, alla solita domanda: A che serve?

Queste le parole dell’autrice e regista Sofia Bolognini, ideatrice del progetto insieme al direttore organizzativo e sound designer Dario Costa di CANTIERI INCIVILI che associa il modus operandi proprio delle scienze sociologiche allo studio delle arti performative in una sinestesia scenica al cui centro vi sono le dinamiche sociali e personali dei lavoratori e delle lavoratrici che vivono nell’instabilità giuridica, economica ed emotiva all’interno – o all’inferno –  del mondo dello spettacolo dal vivo. Fondamento e base d’azione di tutto il processo sociale è il lavoro condotto dal ricercatore sociale Daniele Panaroni. La ricerca di natura qualitativa è già stata avviata in precedenza con delle video-interviste discorsive anonime, confluite nel progetto video/fotografico “PARLA/MENTI – genealogia dei cervelli in fuga”. Per questa forma approfondita e articolata (ogni intervista ha avuto la durata di 45 minuti circa) è stato selezionato un campione eterogeneo di attori provenienti da accademie pubbliche e private, registi e drammaturghi teatrali, compagnie o singoli artisti in modo da lavorare su uno spettro più ampio possibile e ottenere dati attendibili sulle condizioni lavorative di giovani teatranti under 35.  I dati successivi, ancora in via di elaborazione definitiva di cui presto pubblicheremo i risultati, raccolti attraverso una metodologia sociologica mista (questionari, interviste discorsive, focus group) verranno poi sintetizzati poeticamente in un allestimento teatrale in cui sono proiettate le parabole esistenziali dei personaggi, o degli attori sociali, delineati in ST(r)AGE dall’estro drammaturgico di Sofia Bolognini per le vesti attorali di Aurora Di Gioia, Giorgia Narcisi, Andrea Zatti e Daniele Tagliaferri.

 

ASCOLTA L’INTERVISTA SUL PROGETTO CANTIERI INCIVILI > https://www.spreaker.com/user/9280051

 

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#FocusOn: “ContraBBando” al Nuovo Cinema Palazzo

Mala tempora currunt per centinaia di realtà romane su cui si sta abbattendo una pioggia di lettere di sgombero e messa in mora che il dipartimento patrimonio continua a notificare a tutte le associazioni e gli spazi autogestiti che in questi anni hanno salvato dall’abbandono e dal degrado molti beni comuni garantendone un utilizzo pubblico e di reale utilità sociale.  Un processo inaugurato dalla giunta Marino, a partire dalla delibera n. 140 del 2015 sull’alienazione del patrimonio pubblico che è stata concretizzata durante il mandato plenipotenziario di Tronca attraverso il DUP (Documento Unico di Programmazione 2016-1018) in continuità con la delibera n. 219 del 2014 in cui era prevista anche l’introduzione del bando pubblico come dispositivo di normalizzazione dell’autogestione.

Eclatante fu il caso dell’Angelo Mai, fresco vincitore del premio Ubu 2016, accusato ingiustamente nel 2014 di “associazione a delinquere” e posto sotto sequestro. Una storia sbagliata a cui pose fine un’importante sentenza che scagionò tutti i militanti coinvolti riconoscendo loro la legittima attribuzione dello spazio mettendo così l’Angelo Mai al riparo da una prima offensiva istituzionale prodroma della dissennata gestione del patrimonio pubblico del presente. Lo scorso 15 ottobre il CSOA Corto Circuito veniva sgomberato dopo 26 anni di autogestione. Dopo una vasta mobilitazione cittadina in sostegno dello spazio autogestito, il 15 dicembre 2016 gli attivisti e i solidali del Corto Circuito hanno occupato la direzione dell’Assessorato al Patrimonio dopo che il Tribunale del riesame aveva stabilito con un’ordinanza l’annullamento del sequestro preventivo. Poche settimane fa era toccata la stessa sorte anche ad Alexis Occupato esperienza di occupazione socio-abitativa nell’ex deposito Atac di San Paolo che continua a resistere. Negli scorsi giorni, l’ultimo fatto che riguarda il Rialto Sant’Ambrogio, storico spazio dedicato alla produzioni culturali e alle arti performativi già sotto parziale sequestro dal febbraio 2015, che ospita, tra gli altri il Forum dei movimenti per l’acqua, Attac!, il circolo Gianni Bosio, Transform, il Forum ambientalista. Ancora più grave dal momento che nonostante la votazione della recente mozione dell’assemblea capitolina che impegnava la Sindaca e la Giunta comunale a una moratoria degli sgomberi in attesa di un nuovo regolamento per gli spazi sociali, il nucleo Fenomeno Degrado urbano e Sociale del I Gruppo Trevi ha eseguito un’ordinanza del tribunale di Roma e sequestrato il primo e parte del secondo piano dello stabile. Spiegano gli attivisti: « Sono mesi che insieme alla rete Decide Roma e a decine di associazioni ci siamo battuti per trovare una soluzione alla vicenda patrimonio del Comune di Roma e riordino delle concessioni e chiedendo il riconoscimento del valore sociale delle nostre attività in questi spazi, che come l’acqua non possono essere messi a profitto. La mozione approvata all’unanimità la scorsa settimana dall’assemblea capitolina deve trovare immediata applicazione con una delibera di giunta che blocchi gli sgomberi di tutti gli spazi e che restituisca il Rialto a coloro che ne hanno avuto cura in questi anni».

Replica dell’assessore Mazzillo, bilancio e patrimonio di Roma Capitale: «Domani verrà sottoposta all’approvazione della Giunta Capitolina una memoria che, sostanzialmente, recepisce l’ordine del giorno approvato all’unanimità dall’Assemblea Capitolina lo scorso 9 febbraio. Sulla base del provvedimento che verrà approvato, daremo mandato agli uffici di sospendere i provvedimenti di rilascio degli immobili dati in concessione per attività senza fine di lucro, nelle more dell’approvazione del nuovo Regolamento sulle concessioni attualmente in discussione presso la competente commissione Patrimonio di Roma Capitale». In merito allo sgombero spiega che «si tratta di un’attività già programmata da tempo dal dipartimento competente per riacquisire al patrimonio comunale un bene necessario allo svolgimento delle attività istituzionali del Municipio e ridurre quindi i fitti passivi a carico di quest’ultimo».

A San Lorenzo anche la Libera Repubblica sta rispondendo alle minacce che pendono su alcuni spazi sociali come Esc Atelier, il Grande Cocomero e la Palestra Popolare qua una lettera aperta alla città. Il Nuovo Cinema Palazzo non fa, per così dire, eccezione essendo oggetto di una continua rimostranza che ha come intento quello di eradicare una realtà libera e produttiva dal territorio romano per dare spazio a un luogo riservato al gioco d’azzardo che si andrebbe ad aggiungere agli altri Moloch della collezione privata ludo-mafica lungo la dorsale di via Tiburtina ( per approfondire il casiNO). Il Nuovo Cinema Palazzo è il luogo del possibile, dove viene riconosciuto il lavoro artistico, l’impegno, il desiderio e la creatività tramite la messa in condivisione di mezzi e saperi e attraverso la valorizzazione dei tempi di produzione, originale ed inedita, in grado di stimolare l’arte, uno dei presupposti della crescita culturale. Uno spazio autogestito, la cui sfida, sin dall’inizio è stata quella di tessere una storia collettiva per ricostruire un luogo, aperto e attraversabile, un laboratorio artistico, culturale e politico, per tracciare una tendenza tra resistenza e creatività, tra impegno, arte e cittadinanza attiva.

Il ContraBBando si configura come uno strumento politico con il quale il Nuovo Cinema Palazzo propone una modalità di fare cultura, inserendosi, in tutte le sue fasi, nel processo di produzione artistica e permettendo ai soggetti attivi – artisti, collettivo, tecnici e pubblico – di essere parte di questo progetto e di rendere ancora più permeabile l’incontro e la condivisione. L’ambizione del ContraBBando è stata quella di sovvertire il concetto stesso di bando e la normalizzazione dell’utilizzo dello stesso nella gestione politica e amministrativa della città applicando, contrariamente, una modalità volta al superamento dei criteri di mercato e di profitto valorizzando la dimensione complessiva delle realtà che costituiscono l’essenza dell’esperienza stessa. La programmazione del Nuovo Cinema Palazzo è infatti costruita sul confronto e sulla relazione, e nello specifico queste esperienze residenziali ci permettono ancor più di entrare nel tessuto, arricchendo lo spazio e consolidando quello che abbiamo già praticato con i festival e le rassegne musicali e teatrali. In questo senso il Contrabbando nasce, invece, dall’esigenza di affermare la capacità politica collettiva di sperimentare dal basso forme d’espressione artistica indipendenti – sia nell’elaborazione che nella costruzione – e di auto-gestione degli spazi.

Il Cinema Palazzo ha messo a disposizione i propri spazi per le residenze artistiche proponendo l’esperienza come strumento di partecipazione attiva e di produzione culturale. Dieci momenti di residenza per altrettante realtà artistiche che si alterneranno sul palco lungo tutto l’anno. Questa settimana ci sarà la prima restituzione artistica del ContraBBando 2017! : si parte con Offline di Mirko Felizani il 17 e il 19 Febbraio ore 21:30 impegnato in una conferenza-performance, volta a indagare la traslitterazione e la trasfigurazione di frammenti/detriti biografici ai tempi della rete e dei social network all’interno di un atto performativo prolungato.

 

 

SEASON | Davide Sportelli

Una pura sperimentazione (legata all’incontro con la comunità cittadina e del quartiere San Lorenzo) su una visione drammaturgica composta da elementi eterogenei quali: il testo, il suono, la danza come composizione istantanea e scrittura, la danza come movimento collettivo di una piccola folla.”

Un progetto di teatro-danza che vuole relazionarsi al territorio con un progetto performativo condizionato dallo spazio.

Restituzione residenza: 26 e 27 Febbraio 2017

DOMINI | Taha El Ouaer

L’intera opere si dà il compito di mettere in parallelo la crisi del ’29 negli Stati Uniti (e conseguenti flussi migratori interni) descritti da Stainbeck con quelli odierni che viviamo oggi in Europa.

Un progetto del tutto embrionale che ricerca nello spazio uno studio che metta in scena, attualizzando, i primi dieci capitoli di The Grapes of Wrath di Johne Stainbeck.

Restituzione residenza: 11 e 12 Marzo 2017

CANTIERI INCIVILI: RANCORERABBIA | BologniniCosta

“Uno studio sul tema della precarietà e della disoccupazione giovanile nel mondo dello spettacolo, parte di un progetto più ampio e articolato dal nome Cantieri Incivili: un contenitore di percorsi e azioni che ruotano tutti attorno allo stesso nodo tematico.”

Un progetto di ricerca sociale che si lega al territorio, connettendo esperienze e competenze immaginando percorsi alternativi di possibile fuoriuscita dalla crisi e dal mercato del settore.

Restituzione residenza: 30 e 31 Marzo 2017

MACBETH – La notte dell’anima | BrigataNapoli

“Si sceglie il Macbeth, con tutte le sue pieghe, i suoi inciampi e i suoi pericoli, come trampolino per cadere dentro di noi e scoprire cosa nascondiamo, dentro il limite, dentro le nostre bassezze.”

Un lavoro teatrale che ricerca nuove modalità di messinscena e nuovi codici espressivi per affermare l’utilità sociale e il bisogno antropologico del teatro.

Restituzione residenza: 23 e 24 Aprile 2017

NERABILE | Collettivo Urc!

“La malinconia. O secondo gli antichi: la bile nera, un liquido nerastro che ha origine nella milza e naviga placido nelle vene determinando lo stare e reagire al mondo.”

Una commistione tra il teatro e la danza che ha il fine di intrecciare il linguaggio del corpo con quello verbale in un progetto che parli della malinconia in chiave scientifica, quindi oggettiva, e parallelamente in chiave personale, quindi soggettiva.

Restituzione residenza: 13 e 14 Maggio 2017

LIGHT MOTIV | RGB Light Experience – Roma Glocal Brightness

Il progetto tende a sperimentare la tecnica del light painting, dove fotografia e luce si fondono per creare un’immaginario fantastico e allo stesso tempo onirico.”

Un lavoro dove viene meno la definizione delle categorie imposte, quali quelle di artisti e tecnici; dove in funzione del territorio si mescolano competenze ed espressioni artistiche per la realizzazione di una messa in scena sperimentale ed innovativa.

Restituzione residenza: 20 Maggio 2017

FAMIGLIA | Forte Apache Teatro

“Una pièce che prova a scandagliare l’anima di uomini che nei lunghi anni di reclusione hanno sofferto per gli affetti lontani, per i figli distanti, per gli amori perduti, e si trovano ora a tentare una ricostruzione emotiva di un rapporto difficile fatto di rivendicazioni e ribellioni, alla ricerca del significato universale dell’essere padri e dell’essere figli”

Un progetto di riscatto sociale, dove ex detenuti e detenuti in misura alternativa sono gli attori di uno spettacolo che  coinvolge gli stessi in un percorso di inserimento professionale nel mondo dello spettacolo.

Restituzione residenza: 17 e 18 Giugno 2017

CAPITOLO ZERO | Compagnia Bertha

“ Il rapporto di coppia è così simile, a volte, a un combattimento. Ispirato a un testo di Jean Genêt intitolato ‘Il funambolo’, il tema centrale sarà quello del rischio che comporta mettere il primo piede su una corda tesa nel vuoto, che corrisponde al rischio di intraprendere una carriera artistica, o una relazione amorosa.”

Un progetto di realizzazione per la prima parte di un lavoro più ampio, che proporrà in questa produzione inedita e del tutto indipendente performance dove danza e coreografia sono le forme più evidenti.

Restituzione residenza: 15 e 16 Luglio 2017

IL DITTATORE | Collettivo Neonati

Ascoltare un discorso di un qualsiasi politico in televisione è come sentire l’oroscopo”.

Ispirato dal “Peer Gynt” di Ibsen, il progetto si focalizzerà sulla retorica del linguaggio della politica e su come esso si modifichi attraverso il medium televisivo e i social network, con il desiderio di smascherare le sue sfaccettature e distorsioni.

Restituzione residenza: Settembre (data in aggiornamento)

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