ON.LIFE – progetto di residenza per linguaggi multimediali

ArtGarage offreun periodo di residenza ad artisti che, attraverso il linguaggio della danza e con il supporto delle nuove tecnologie, vogliano impeganrsi nella realizzazione di perfomance, installazioni, video creazioni.

ON.LIFE sarà seguito in tutte le sue tappe da Manuela Barbato ed Emma Cianchi, curatrici di festival e rassegne oltre che della sezione danza al Teatro Bellini di Napoli. ON.LIFE dà l’occasione di sperimentare la dimensione del multimediale e dell’interazione digitale, e può essere un’opportunità per realizzare il proprio progetto…

La call è rivolta a singoli artisti di qualsiasi nazionalità ed età purché maggiorenni, a gruppi, collettivi e compagnie. I candidati potranno presentare l’idea progettuale per uno spettacolo, una performance, un lavoro di video-danza, un’installazione multimediale o un format multidisciplinare.

    ON.LIFE metterà a disposizione

  • spazio per residenza di 2 settimane entro settembre 2021
  • possibilità di collaborazione con Gilles Dubroca e Dario Casillo per supporto artistico e tecnico per il digitale applicato alle arti performative e per sviluppo di ambienti visivi e sonori.
  • ospitalità – intesa come alloggio – per i soggetti al di fuori della città di Napoli o della regione Campania
  • sostegno di 1000 euro per progetto per un totale di 3 progetti selezionati.
  • possibilità di inserire il progetto nella stagione del Teatro Bellini di Napoli

  Fasi del progetto

  • ricezione candidature: descrizione del progetto, link ai lavori precedenti, curriculum soggetto proponente, da inviare a artgarage.produzione@gmail.com con oggetto ON.LIFE 2021 entro il 02 aprile 2021
  • valutazione dei progetti proposti
  • colloqui con i candidati ritenuti idonei (via skype, zoom, in presenza dove possibile)
  • pubblicazione progetti vincitori entro due settimane dalla scadenza del bando
  • residenza di 2 settimane
  • sharing finale da concordare nei modi e nei tempi direttamente con gli artisti individuati

ArtGarage è centro coreografico e di arti performative contemporanee che da sempre ospita e assiste creativi di ogni provenienza che sperimentano nuovi linguaggi attraverso la multimedialità. ArtGarage è anche sede della compagnia di danza ArtgarageDanceCo tra le prime in Italia – già dal 2009 – ad usare interazioni digitali per performance live, installazioni sonore e ambiente visivo.

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Sostegni

Il Teatro di Napoli indice il Premio Leo de Barardinis per artisti e compagnie Under 35

È intitolato a Leo de Berardinis – tra i maggiori protagonisti del teatro contemporaneo italiano dalla seconda metà del 900, maestro autorevole e riferimento alto per intere generazioni nella cui copiosa parabola artistica un ruolo centrale è stato l’immaginario della tradizione teatrale napoletana – il bando, promosso dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, a sostegno della produzione teatrale di compagnie e artisti Under 35 per promuovere nuovi talenti emergenti operativi sul territorio regionale.

Il bando prevede un contributo economico e un tutoraggio produttivo a sostegno dei progetti selezionati. Saranno scelti tre progetti di nuova creazione, due dei quali saranno programmati al Ridotto del Teatro Mercadante, ed uno, selezionato per il suo particolare carattere interdisciplinare, sarà programmato al Museo Madre, spazio con la quale il Teatro di Napoli ha stabilito una collaborazione.

>> LEGGI IL BANDO COMPLETO <<

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Napoli Teatro Festival Italia. Presentata la tredicesima edizione

Il teatro rinasce con te. È un invito a rivivere le emozioni del teatro lo slogan della tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, la quarta diretta da Ruggero Cappuccio, realizzata – nonostante l’emergenza sanitaria – con il forte sostegno della Regione Campania e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano.

Inizialmente fissata per giugno e poi rinviata a causa della pandemia, la manifestazione torna con una ricca programmazione quasi interamente a cielo aperto che si declina tra teatro, danza, letteratura, cinema, video/performance, musica e mostre: 130 eventi, per un calendario di un mese, distribuiti in 19 luoghi tutti all’aperto con una sola eccezione: il Teatro di San CarloPlatee allestite nel rispetto delle distanze di sicurezza, divise tra Napoli e altre città della Campania (Salerno, Solofra, Pietrelcina e Santa Maria Capua Vetere), dove andranno in scena creazioni italiane e coproduzioni a conferma dell’attività produttiva della Fondazione. 

L’edizione 2020 presenta 34 spettacoli di prosa nazionale, di cui 28 prime assolute, consolidando la struttura in sezioni, ormai tratto distintivo della direzione artistica firmata Cappuccio.
Italiana, Osservatorio, Danza, SportOpera, Musica, Letteratura, Cinema, Mostre, Progetti Speciali: il Festival rinnova la sua grande attenzione alla multidisciplinarità in un dialogo che mira a una visione organica e interdisciplinare dell’arte. La sezione Internazionale, che negli anni passati ha portato a Napoli grandi nomi della scena contemporanea, è stata invece riprogrammata a partire dall’autunno e vedrà in scena, tra gli altri, il coreografo greco Dimistris Papaioannu, l’artista belga Jan Fabre, e Ramzi Choukair Sulayman Al-Bassam.

Con l’intento di supportare la ripresa di un settore in grave difficoltà in quest’anno segnato dalla crisi economica indotta dal Covid-19, NTFI conferma l’attenzione e il sostegno a favore di produzioni e compagnie del territorio campano e napoletano, insieme a tante realtà del panorama nazionale.

Tra i protagonisti di questa edizione Silvio Orlando, Vinicio Marchioni, Francesco Montanari e Gianmarco Saurino, Bruno Fornasari, Andrea De Rosa, Luana Rondinelli, Antonio Piccolo, Lino Musella, Federica Rosellini, Ciro Pellegrino, Laura Angiulli, Joele Anastasi, Salvatore Ronga, Lucianna De Falco, Francesco Saponaro, Lara Sansone, Vincenzo Nemolato, Chiara Guidi, Claudio Ascoli, Marcello Cotugno, Ettore De Lorenzo, Massimiliano Gallo, Alessio Boni, Gianni Farina, Sarah Biacchi, Lina Sastri, Franca Abategiovanni, Riccardo Pippa, Corrado Ardone, Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, Federico Tiezzi e Sandro Lombardi, Roberto Rustioni, Enzo Vetrano, Stefano Randisi, Mario Scandale, Arturo Cirillo, Valentina Picello, Francesco Tavassi, Mariangela D’Abbraccio,  Euridice Axen, e le compagnie Anagoor, Carrozzeria Orfeo,  Casa del Contemporaneo, Nuovo Teatro Sanità, e Mutamenti/Teatro Civico 14.  

Per la sezione Musica si avvicenderanno invece Roberto De Simone, Raffaello Converso, Pippo Delbono e Enzo Avitabile, i Foja, Stefano Valanzuolo con Sarah Jane Morris e i Solis String Quartet, Massimiliano Sacchi, Maria Mazzotta, Francesco Di Cristofaro, Valerio Sgarra, Ars Nova, Ciro Riccardi, EbbaneSis, i Folkonauti, Raffaella Ambrosino, Ambrogio Sparagna con Iaia Forte, Giada Colagrande, Roberta Rossi, Ivo Parlati e Nadia Baldi, Renato Salvetti e Antonella Ippolito. Nella sezione Danza si segnala la partecipazione del coreografo francese figlio di minatori di origine italiana Alexandre Roccoli. 

La collaborazione con il Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale si concretizza attraverso la coproduzione di due spettacoli inseriti nella sezione Progetti Speciali del Festival con Mimmo Borrelli, Renato Carpentieri, Claudio Di Palma. Tra gli altri protagonisti della sezione del NTFI, da anni ormai terreno di sperimentazione di nuove pratiche sceniche, Roberto D’Avascio, Carlo Geltrude, Maria Rosaria Omaggio, Marco Dell’Acqua, Alberto Conejero, Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì.  

Nel Real Bosco di Capodimonte e al circolo Canottieri per la sezione SportOpera a cura di Claudio Di Palma, che propone 8 spettacoli di cui 7 in prima assoluta, si alterneranno Mariano Rigillo, Patrizio Oliva, Pino Maddaloni, Fulvio Cauteruccio, Andrea Zorzi, Beatrice Visibelli e Nicola Zavagli, Rosario Giglio, Marina Sorrenti, Chiara Baffi, Rossella Pugliese, Antonio Marfella, Paolo Cresta, Ferdinando Ceriani, Gennaro Ascione, Alfonso Postiglione.

E ancora per la sezione Letteratura, progetto a cura di Silvio Perrella, ospiti Maurizio Bettini, Daniele Ventre, Caterina Pontrandolfo, Alberto Rollo, Mimmo Borrelli, Silvia Bre, Piera Mattei, Claudio Damiani, Vincenzo Frungillo, Igor Esposito, Maria Grazia Calandrone, Sonia Gentili, Enza Silvestrini, Fiorinda Li Vigni, Mariafelicia De Laurentis, Antonio Biasiucci, Alfio Antico. 

> LEGGI IL PROGRAMMA COMPLETO

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Napoli, 713 mila euro per il restauro del Teatro San Carlo

Implementare la produzione artistica, l’organizzazione e gli spazi di lavoro anche portando l’attività produttiva del Teatro San Carlo all’esterno dell’edificio. Sono questi gli obiettivi alla base della procedura di gara per l’affidamento dei servizi di progettazione definitiva, esecutiva e coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione dell’intervento di “Completamento e restauro del Teatro di San Carlo Napoli e delle sedi distaccate”.

Invitalia, Centrale di Committenza per il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, cura la procedura di gara – del valore di oltre 713 mila euro – che riguarda la progettazione degli interventi del “sistema teatro”, costituito dal Teatro San Carlo, dal Palazzo Cavalcanti, e dai laboratori in via Vigliena. L’importo complessivo del finanziamento è pari a 10 milioni di euro a valere sulle risorse del Piano Operativo Complementare al PON Cultura e Sviluppo (FESR 2014-2020).

Gli interventi da progettare riguardano il miglioramento statico dell’edificio teatrale e delle sedi distaccate, il restauri dei beni storico-artistici, gli impianti idrico-sanitario, di riscaldamento e condizionamento, gli impianti elettrici e antincendio, l’adeguamento di ascensori e montacarichi. Sono inoltre previsti gli interventi di adeguamento funzionale per l’allestimento del museo multimediale nel Salone degli Specchi del Teatro e per il Palazzo Cavalcanti. Oltre a un info-point, il palazzo storico ospiterà il Museo del costume e sarà uno spazio per attività formative, eventi culturali e iniziative dedicate. Infine, sono previsti interventi per la verifica delle strutture delle coperture degli ambienti destinati a deposito delle scenografie e di quelli destinati alla falegnameria nei laboratori di via Vigliena.

Complessivamente, si stima che l’importo dei lavori da realizzare sarà pari a 7,4 milioni di euro. Per presentare le offerte c’è tempo fino al 24 marzo 2020. La documentazione è disponibile sulla piattaforma Gare e Appalti Invitalia.

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Premi Le Maschere del Teatro Italiano 2019: i vincitori

L’edizione 2019 del Premio Le Maschere del Teatro Italiano – la cui cerimonia si è svolta giovedì 5 settembre al Teatro Mercadante di Napoli dalle 20.00, trasmessa in diretta differita su Rai Uno dalle 23.00 con la consueta conduzione di Tullio Solenghi – premia gli artisti e gli spettacoli protagonisti della scorsa Stagione teatrale. Nella settecentesca Sala di Piazza Municipio, gremita di artisti, addetti ai lavori, personalità della cultura, del giornalismo e della politica, sono stati consegnati i 13 premi delle categorie del concorso e quelli “speciali” del Presidente della Giuria e alla Memoria di Graziella Lonardi Buontempo.

Ospite d’onore è stata l’attrice Elisabetta Pozzi a sottolineare una serata dedicata alle donne, con uno speciale omaggioa tre grandi Signore della scena italiana che ci hanno lasciato di recente, ovvero Valentina Cortese, Ilaria Occhini e Anna Marchesini, scomparsa 3 anni fa.

Ed ecco l’elenco dei vincitori delle 13 categorie: il premio di Migliore spettacolo di prosa è stato assegnato a Macbettu diretto da Alessandro Serra; il premio di Migliore regia è andato a Filippo Dini per lo spettacolo Così è (se vi pare); il premio di Migliore attore protagonista a Antonio Salines per lo spettacolo Aspettando Godot con la regia di Maurizio Scaparro; il premio di Migliore attrice protagonista a Maria Paiato per lo spettacolo Un nemico del popolo diretto da Massimo Popolizio; il premio di Migliore attore non protagonista a Vincenzo Pirrotta per lo spettacolo La Tempesta con la regia d Roberto Andò; il premio di Migliore attrice non protagonista a Beatrice Schiros per Cous cous klan con la regia di G. Di Luca, M. Setti, A. Tedeschi; il premio di Migliore attore/attrice emergente è andato a Camilla Semino Favro per lo spettacolo When the rain stops falling con la regia di Lisa Ferlazzo Natoli; il premio di Migliore interprete di monologo è andato a Davide Enia per il suo monologo L’abisso; a Alessandro Serra anche il premio di Migliore scenografo per il suo Macbettu; il premio di Migliori costumi è stato assegnato ad Andrea Viotti per lo spettacolo I giganti della montagna con la regia di Gabriele Lavia; il premio per le Migliori luci è andato a Pasquale Mari per lo spettacolo La gioia con la regia di Pippo Delbono; il premio per le Migliori musiche è andato a Marlene Kuntz per Il castello di Vogelod con la regia di Fabrizio Arcuri; il premio Migliore autore di novità italiana è stato assegnato a Gabriele Di Luca per il suo Cous cous klan.

Infine il Premio speciale del Presidente della Giura è stato assegnato all’attrice Lina Sastri; al regista Marco Sciaccaluga quello alla Memoria di Graziella Lonardi Buontempo. La serata è stata organizzata dal Teatro Stabile di Napoli/Teatro Nazionale con il patrocino dell’AGIS.

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Nominato il nuovo direttore del Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale

Il Consiglio di amministrazione del Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale nella seduta odierna ha conferito all’unanimità, su proposta del Presidente Filippo Patroni Griffi, la direzione a Roberto Andò a partire dal gennaio 2020. Andò succede quindi a Luca De Fusco. Il presidente Filippo Patroni Griffiesprime, a nome suo e del Consiglio di Amministrazione, «le più vive felicitazioni a Andò, figura eccellente dalla scena culturale italiana che – dichiara – saprà proseguire e sviluppare l’ottimo lavoro tracciato da De Fusco. Il massimo ringraziamento da parte di tutti noi va a Luca De Fusco per i grandi obiettivi raggiunti in questi 8 anni e siamo certi che la sua attività continui ad altissimi livelli. Desidero ringraziare tutto il Cda per l’attenzione prestata nel corso di una lunga istruttoria e i soci per aver lasciato il Consiglio e i Consiglieri liberi nella loro autonomia di scelta».

Biografia Roberto Andò

Regista cinematografico e teatrale, scrittore, sceneggiatore italiano (n. Palermo 1959). Esponente significativo della generazione di registi affermatisi negli anni Novanta il cui profilo creativo si è espresso tanto nel cinema quanto nel teatro e nella letteratura. La riflessione intellettuale, la tensione civile, la predilezione per le atmosfere ambigue, metafisiche da un lato e dai risvolti noir e psicanalitici, dall’altro, hanno caratterizzato il suo lavoro cinematografico. Abile costruttore di climi rarefatti, ma solidamente inscritti nell’intrigo narrativo e nella suspense psicologica, A. con i suoi film è riuscito a esprimere in uno stile elegante e colto, interrogativi esistenziali, politici, filosofici. Molto di ciò gli deriva da una formazione sia letteraria sia cinematografica in cui ha maturato e messo a frutto la lezione di alcuni maestri incontrati agli inizi della sua carriera. Dopo aver intrapreso studi di filosofia, ha effettuato il suo apprendistato nel cinema tra Roma e la sua Sicilia. Qui l’incontro con un mentore come L. Sciascia è stato decisivo. Accanto a lui, A. ha affinato la sua visione del mondo, della società, dell’uomo, e anche di quella ‘metafora’ che è l’isola natia, microcosmo e punto di osservazione spesso presente nel suo lavoro, coniugando l’esplorazione delle sue radici culturali con un più ampio respiro intellettuale di matrice europea, che si riflette anche nella scelta di cast, e spesso di ambientazioni, internazionali per i suoi film. Tuttavia la frequentazione come aiutoregista dei set di grandi del cinema americano, come Cimino e Coppola, o italiano, come Fellini e Rosi (di cui è diventato amico e cui ha dedicato nel 2002 un ritratto filmato, Il cineasta e il labirinto, che si è aggiunto ad altri lavori video dedicati ad artisti quali R. Wilson o H. Pinter, nel 1994 e nel 1998), ha certamente contribuito allo sviluppo della particolare visione che sottende i suoi lavori, in cui con abilità il realismo si intreccia con un forte senso del mistero e del fantastico. Questa cifra appare evidente sin da Diario senza date (1995, diventato poi nel 2008 un libro), la sua opera prima in forma di film-saggio, misto di finzione e documento, da cui emerge l’‘arcano’ di una città-simbolo come Palermo. Inevitabile e conseguente la successiva esplorazione dell’universo esistenziale e letterario di Tomasi di Lampedusa con il successivo Il manoscritto del principe (2000) in cui si raccontano la genesi e l’eredità di un libro-chiave del Novecento come Il Gattopardo. Sono seguiti due film che possono considerarsi un dittico, in forma di ‘mistery’ esistenziale, sui temi dell’identità e dell’ambiguità tra vero e falso, dell’irruzione del passato nel presente, dei rapporti familiari irrisolti, dei segreti della mente o della scrittura (i protagonisti sono rispettivamente uno scrittore e uno psicoanalista): Sotto falso nome (2004, con D. Auteuil, A. Mouglalis e G. Scacchi) e Viaggio segreto (2006, liberamente tratto dal romanzo The Reconstructionist di J. Hart, pubblicato nel 2002) e nel quale compare come coprotagonista il cineasta E. Kusturica. Ancora i segreti dell’identità e i labirinti della finzione sono al centro di Viva la libertà (2013, Premio Efebo d’Oro Cinema e Narrativa, tratto dal romanzo dello stesso A., Il trono vuoto, Premio Campiello opera prima), ma questa volta l’impianto è quello classico (goldoniano e pirandelliano) della commedia centrata sullo scambio di persona, i cui riverberi drammatici diventano però epitome della ‘recita politica’ di un’Italia, e di una sinistra, che sembrano aver perso l’anima. I due gemelli protagonisti (un politico che abbandona tutto e fugge a Parigi sul set di un film inseguendo una donna e suo fratello internato in una casa di cura, che lo sostituisce sulla scena pubblica, interpretati da un grande Servillo) e la loro diversa ‘follia’ sono metafora della dicotomia tra esercizio del potere e scatenamento della libertà. In Le confessioni (2016) i motivi del segreto e del potere si riflettono nell’emblematica e algida ambientazione in un albergo esclusivo immerso nella natura, in cui i ministri dell’economia dei Paesi più sviluppati si danno convegno per un G8 e dove, come un visitatore misterioso, un vero ‘angelo sterminatore’, si aggira un frate certosino (ancora Servillo in una prova di sottigliezza recitativa magistrale) che terrà in scacco i potenti. Anche in questo caso significative sono nel film le allusioni letterarie congeniali ad A. (Borges, Sciascia, Dürrenmatt). L’attività teatrale di A. si è negli anni divisa tra prosa e lirica, affrontando testi di scrittori del Novecento e contemporanei come J. Genet, Pinter, M. Crimp, Y. Reza, T. Ben Jelloun, P. Auster, E. Canetti, Calvino, A. Zanzotto, L. Piccolo, A.M. Ortese, oppure costruendo drammaturgie ispirate a scrittori siciliani come Sciascia o Consolo, o a compositori come A. Webern, collaborando con musicisti, attori, artisti come N. Sani, D. Abbado, M. Ovadia, F. Pennisi, G. Sollima, M. Betta o mettendo in scena grandi opere di Mozart, Wagner, Rossini, Ravel, Bartók. Da tutto ciò è emersa la vocazione poliedrica e la raffinatezza culturale di A., che si è andata traducendo in varie forme, tutte accomunate dalla riflessione intellettuale e dagli interrogativi civili e filosofici. Tra i suoi lavori più recenti occorre citare In attesa di giudizio(2017), pièce che riflette su significanti e significati che l’uomo ha attribuito alla giurisprudenza, e Una storia senza nome (2018), presentato fuori concorso alla 75a edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

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A Napoli nasce la “Casa delle Guarattelle”

Pulcinella, e tutte le guarattelle, trovano casa a Napoli per celebrare, con sfilate e spettacoli, l’arte antica dei burattinai partenopei risalente al XVI secolo. È stata inaugurata il 28 aprile la Casa delle guarattelle presso il vico Pazzariello in pieno centro antico. L’evento inaugurale è stato dedicato a Nunzio Zampella, noto burattinaio, attivo fino agli anni ’70 del secolo scorso. “Popolare e colto, pensieroso e felice, naturalmente vocato alla socialità, il teatro delle guarattelle è la forma tipicamente napoletana di teatro di strada, con una storia antichissima e mai interrotta”, ha detto Nino Daniele, Assessore alla Cultura del comune di Napoli, alla stampa.

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Promotore dell’iniziativa è Bruno Leone, maestro guarattellaio. La casa delle Guarattelle sarà un luogo dedicato a tutti i guarattellari del mondo. Lo scopo è quello di diffondere quest’arte partenopea antica. Si prevede infatti una programmazione annuale di spettacoli. Secondo Francesco Cotticelli, professore di Storia del Teatro alla presentazione, ”A Napoli, dove il teatro è una quarta dimensione le guarattelle appartengono a una tradizione che si perde nei secoli, presenze familiari di un modo di leggere, o di ricreare il mondo. Una casa che accoglie ed evoca le tante disseminate in mille paesi e culture, fraternità oltre qualsiasi limite di età, di lingua, di cultura, storie e destini diversi ma sempre intrecciati fra loro”.

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Sul processo creativo. Una riflessione su TVATT di Luigi Morra

Il 9 e il 10 marzo, presso il Teatro del Lido di Ostia è andato in scena TVATT – Teorie Violente Aprioristiche Temporali e Territoriali, uno spettacolo ideato da Luigi Morra, liberamente ispirato a “East” e “West” di Steven Berkhoff, con Luigi Morra, Pasquale Passaretti, Eduardo Ricciardelli, con le musiche dal vivo dei Camera, luci e video a cura di Domenico Catano ed elementi scenici di Stefano Zecchini: lo spettacolo è stato prodotto da Etérnit e Teatraltro in collaborazione di Lunarte, con il supporto di TeatroForte e MArteLabel. Dall’incontro con il regista Luigi Morra nasce questa riflessione sui processi creativi.

Dietro ogni prodotto artistico, c’è sempre un processo creativo: l’insieme delle contaminazioni, degli incontri, del lavoro, delle idee, delle ispirazioni e delle aspirazioni, della necessità di esorcizzare una tematica, di creare un momento di catarsi individuale e collettiva, fino alla creazione dell’opera d’arte in sé. In una forma d’arte come il teatro, che non produce oggetti e monili da esposizione, ma solo momenti performativi consecutivi, la questione del processo creativo diventa essenziale per poter comprendere fino in fondo la genesi di uno spettacolo e il suo relativo orizzonte d’azione: è il primo passo per capire l’ambizione originale dell’artista che si scontra con i tempi produttivi, con il contesto, con il pubblico, in maniera tale da creare uno sguardo oggettivo sullo spettacolo, senza distinzione o pregiudizio di genere e di gusto. Il campo di interazione che si crea tra processo produttivo e il suo prodotto finale è uno dei problemi annosi dell’estetica teatrale: appena si cristallizzano le forme, subito il processo si arresta, lo spettacolo diventa museo e perde la vitalità legata alla scoperta, alla caducità del tempo presente che si rinnova in constante fermento.

Ma che succede quando il processo creativo non sta dietro lo spettacolo, ma è lo spettacolo stesso? Si rimane straniti, attratti da questa tensione generata dal rischio, dall’eventualità, da atmosfere che si rompono in continuazione, dal disagio di vedere davanti a sé la negazione stessa delle convenzioni, nella distruzione di ogni aspettativa. Tutto questo è successo in TVATT di Luigi Morra. Il regista-attore ci mostra una via possibile all’esigenza di mantenere in costante movimento il processo creativo: partito da una performance individuale ispirata al testo “East” e “West” di Steven Berkhoff nel 2014, Morra ha creato negli anni un contenitore multiforme che si è imbevuto delle contaminazioni di altri artisti come Eduardo Ricciardelli, Pasquale Passaretti, i Camera, Domenico Catano. Questo dispositivo ha dato la possibilità a TVATT di crescere in varie direzioni, grazie ai nuovi punti di vista e al nuovo materiale organico proposto, con l’obiettivo di indagare l’estetica della violenza nei suoi svariati significati, attraverso la riproduzione del pericolo nel momento in cui la violenza si esprime traslata nello spettacolo con la creazione di una tensione performativa generata dal rischio delle “mazzate” dell’eventualità, del caso, dell’improvviso, del “vediamo che succede a mettere questo”.

Avvolta in un manto clownesco di ironia tragicomica, dove tutto viene filtrato dal sorriso beffardo del giocoliere che minaccia giocando e gioca minacciando il suo pubblico, l’estetica teatrale di Morra non è la base preimpostata del suo lavoro, ma è il suo risultato finale, sempre messo in discussione, scoperta tramite l’accettazione del rischio, del crollo sempre imminente, delle “mazzate” del pubblico, con la possibilità di cambiare e di rinnovarsi, di aprirsi ad altri contenuti, di mischiare costantemente le carte in tavola in un gioco dove la regola principale è l’assenza delle regole stesse.

TVATT è un modello di ispirazione per chi sente l’esigenza di dover mantenere vivi i processi creativi; ma dietro questo dispositivo, si annida il rischio di procrastinare troppo a lungo le scelte, e la volontà di mantenere delle strutture aperte in continua evoluzione si scontra con l’esigenza di chiudere il cerchio in un contesto di autoproduzione dove il medesimo campo di interazione tra urgenza e necessità, che è all’origine della genesi embrionale di un qualsiasi spettacolo, collassa su se stesso. Al di là delle soluzioni che temporaneamente si possono prendere, e di cui ci si può pentire in futuro, non bisogna mai perdere la bussola della ricerca, della sperimentazione, della capacità di aprirsi al mondo esterno e alle sue contaminazioni, e di non restar chiusi nelle proprie torri immaginarie in cui si cerca di interagire con gli altri con la presunzione di imporre la propria visione anche ai nostri interlocutori, ma di incontrarsi e scontrarsi, e di lasciare che l’evento avvenga da sé.

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Nerium Park, intervista al regista Mario Gelardi

Da giovedì 21 marzo a domenica 24 marzo Nerium Park, ultima produzione del Nuovo Teatro Sanità, sarà in scena allo Spazio Diamante di Roma.

“Nerium Park” è l’opera del catalano Joseph Maria Miró, il titolo richiama l’ambientazione della storia, che si svolge in uno di quei complessi abitativi che sorgono appena fuori città, circondati spesso da alti oleandri. Qui, una giovane coppia, Bruno e Marta, decide di acquistare, con mutuo trentennale, un prestigioso appartamento di nuova costruzione, che appare come un’oasi di felicità immersa tra i nerium, un arbusto con foglie sempreverdi lisce e larghe; produce fiori rosa o bianchi molto abbondanti e aromatici. La coppia è in un momento professionale e personale particolarmente fiorente, in cui tutto sembra procedere al meglio e la novità della casa non può che rafforzare il loro legame. Col passare dei mesi, però, i due si accorgono di essere gli unici abitanti del parco, nascosto all’ombra di quel fiore, che ora non appare più così incantevole, ma quasi ossessivo. Lo spettacolo racconta dodici mesi della vita della coppia, in cui i due non hanno modo di liberarsi di quella casa che nessuno vuole più. Intanto Bruno viene licenziato, il che rende i rapporti della coppia sempre più tesi. A creare una maggiore distanza è l’irruzione di una strana presenza, che alberga nel caseggiato abbandonato, come una sorta di fantasma della coscienza. Lo strano individuo ossessiona la vita di Bruno e Marta, facendo emergere tra loro profonde discrepanze emotive. Così, quella che sembrava una storia d’amore, allietata anche dalla notizia dell’arrivo di un figlio, si trasforma in un crescendo di tensioni e suspense.

Abbiamo intervistato il regista Mario Gelardi:

Come è nata l’idea di portare in scena Josep Maria Mirò e quale evoluzione artistica c’è stata successivamente al vostro incontro?

L’idea nasce proprio dall’incontro tra me e Josep, durante “Write” una residenza internazionale per drammaturghi curata da Tino Caspanello. Quello che ci ha spinto a collaborare è che abbiamo la stessa esigenza di raccontare, la stessa urgenza sui temi da affrontare.

Hai dichiarato di “aver lavorato sull’attesa che la vita cambi, che la persona amata torni a casa, l’attesa di un lavoro e quella di un figlio”. Ritieni che ogni attesa, ogni aspettativa umana possa comportare una condizione di frustrazione?

No, la frustrazione non è inevitabile. Nel caso di Nerium Park, parliamo dell’attesa soprattutto di un cambiamento, in questo caso l’uomo deve essere attivo, ma non sempre trova le forze per farlo. Nerium è anche un invito a prendere in mano la propria vita e a non farsi trasportare dagli eventi.

Quello che perdono Bruno e Marta, nel loro rapporto, è l’intimità dell’amore, la felicità o entrambe le cose? In questo senso, Bruno e Marta possono rappresentare il paradigma delle difficoltà di comunicazione della coppia moderna?

Bruno e Marta hanno tutto per essere felici, ma sarebbe troppo semplice. I due protagonisti prendono due strade diverse, fino a non riconoscersi più, fino a non capirsi più. É una caratteristica, purtroppo, di molti rapporti umani.

Sembra quasi che oggi abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi dall’esterno. Che osservi quello che facciamo. Una sorta di “finestra sul cortile” tecnologica. Senza nessuno che ci guardi sembra quasi che non esistiamo più. È così?

La presenza dell’altro più che materiale è virtuale. Nel caso dei nostri protagonisti non sappiamo se e quando si materializzerà, è questo uno dei motivi di suspance della storia.

Il tema della paura è ricorrente nell’opera drammaturgica di Mirò. In Nerium Park si aggira un personaggio misterioso: chi è il nostro nemico?

La paura dell’altro, dello sconosciuto, la paura del cambiamento, la paura di perdere i beni materiali della propria vita ma anche quelli che pensiamo siano i nostri affetti. Sono temi caratterizzanti della scrittura di Mirò. Il primo nostro nemico, siamo noi stessi, soprattutto quando ci arrendiamo, quando non vogliamo affrontare il cambiamento che spesso è una rivoluzione, anche se intima.

NERIUM PARK
DI JOSEP MARIA MIRÓ
TRADUZIONE DI ANGELO SAVELLI
CON CHIARA BAFFI E ALESSANDRO PALLADINO
MUSICHE TOMMY GRIECO
COSTUMI ALESSANDRA GAUDIOSO
SCENE MICHELE LUBRANO LAVADERA
LUCI ALESSANDRO MESSINA
AIUTO REGIA DAVIDE MERAVIGLIA
FOTO DI SCENA VINCENZO ANTONUCCI
GRAFICA LUCA MERCOGLIANO
ORGANIZZAZIONE ROBERTA DE PASQUALE E CHIARA PASTORE
UFFICIO STAMPA MILENA COZZOLINO E ANTONELLA D’ARCO
REGIA MARIO GELARDI
PRODUZIONE NUOVO TEATRO SANITÀ
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Presentata la dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia

La dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, la terza diretta da Ruggero Cappuccio, realizzata con il sostegno della Regione Campania, presieduta da Vincenzo De Luca, e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, guidata da Alessandro Barbano, presenta, dall’8 giugno al 14 luglio, una ricca programmazione che si declina tra teatro, danza, letteratura, cinema, video/performance, musica, mostre e laboratori. Oltre 150 eventi, per 37 giorni di programmazione, distribuiti in 40 luoghi tra Napoli e altre città della Campania (Salerno, Benevento, Caserta, Carditello, Baia, Amalfi, Pietrelcina e Mercogliano), dove andranno in scena creazioni mai presentate in Italia — prime nazionali e internazionali —, e coproduzioni che confermano l’attività produttiva del Festival.

Il Napoli Teatro Festival Italia si pone come organismo di crescita culturale e sociale, in tal senso favorirà la partecipazione del pubblico, continuando a proporre un’oculata politica di prezzi, con biglietti popolari (da 8 a 5 euro) e agevolazioni assolute per le fasce sociali più deboli. L’edizione 2019 presenta 29 eventi internazionali, di cui 19 prime in Italia tra prosa e danza, e 44 prime di spettacoli italiani. Il NTFI amplia anche la sua struttura e diventano 12 le sezioni del festival. Alle 11 già consolidate del progetto artistico di Ruggero Cappuccio (Italiana, Internazionale, Osservatorio, Danza, SportOpera, Musica, Letteratura, Cinema, Mostre, Laboratori, Progetti Speciali) si aggiunge la nuova sezione dedicata al Teatro Ragazzi, che quest’anno propone Puglia Showcase Kids, una vetrina di spettacoli e momenti di approfondimento rivolta alla migliore produzione per ragazzi, promossa dalla Regione Puglia, ideata e realizzata dal Teatro Pubblico Pugliese.

Il direttore Ruggero Cappuccio conferma grande attenzione alla natura multidisciplinare del festival e alle scritture contemporanee — non solo alla drammaturgia ma a tutte le scritture di scena e alle arti in generale —, in una visione trasversale e interdisciplinare. Nell’edizione 2019 del festival, a Napoli si incroceranno lingue e sonorità diverse, linguaggi innovativi e tradizione della scena, antico e contemporaneo, che caratterizzano una programmazione tesa a favorire una ricongiunzione organica tra le arti. Il NTFI 2019 promuove inoltre la creazione e la circuitazione internazionale di rappresentazioni di prosa e danza contemporanea, mette in scena spettacoli e concerti in sedi non convenzionali, valorizzando il patrimonio culturale della città di Napoli e della regione Campania, dà spazio a realtà teatrali emergenti, propone mostre e attività espositive, offre possibilità di confronto e formazione ai giovani attraverso laboratori gratuiti, presenta uno spazio per il cinema e per la letteratura, investe in progetti speciali legati alla drammaturgia, alla letteratura dello sport, alla ricerca e alla divulgazione scientifica.

Particolarmente significativi, in questa dodicesima edizione, sono i temi della multiculturalità, della pluridentità e dell’apertura ai flussi culturali del mondo contemporaneo. La rete creata con altri Festival internazionali (Les Bancs Publics – festival Les Rencontres à l’échelle; Shubbak festival of London; Weimar art festival; Palais des Beaux Arts Bozar; Dancing on the Edge festival; Festival di Ravenna e Festival di Spoleto), gli Istituti di cultura (Institut Français; Goethe-Institut; Istituto Cervantes e il British Council), e le fondazioni culturali (Fondazione Nuovi Mecenati – Fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea), fonda un nuovo progetto di cooperazione culturale, che coinvolge artisti rifugiati in Italia e in Europa, in collaborazione con le Università del territorio (Università degli Studi di Napoli Federico II, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli) e altre istituzioni europee, al fine di dare sostegno e palcoscenico alla creazione artistica post-migratoria e ad un nuovo concetto di Europa basato sull’inclusione e sul dialogo. Un progetto che possa sostenere non soltanto le diversità di provenienza, ma anche differenti visioni artistiche, confermando l’apertura alle creazioni che raccontano la migrazione e il ruolo degli artisti in esilio in Europa, in un’ottica che favorisca il welfare culturale e la cooperazione. In prima nazionale e in prima assoluta, grandi artisti europei o rifugiati in Europa presenteranno a Napoli le loro nuove creazioni.

Il Napoli Teatro Festival e la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, il prossimo autunno, presenteranno, al Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, il Progetto Pina Bausch, che celebra la grande coreografa e ballerina tedesca. I lavori prevedono un’ouverture già nel corso del Festival, a giugno, con Moving with Pina, una conferenza danzata sulla poetica, la tecnica, la creatività di Pina Bausch di Cristiana Morganti, storica interprete del Tanztheater di Wuppertal, e il laboratorio La spontaneità del movimento, a cura di Kenji Takagi, anch’egli membro del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, dove lavora tutt’oggi. L’edizione 2019 rende omaggio al grande regista lituano Eimuntas Nekrošius, recentemente scomparso, da sempre legato a Napoli e al Festival, con la mostra Il Meno Fortas di Eimuntas Nekrošius, a cura di Marius Nekrošius e Nadežda Gultiajeva, che espone fotografie, bozzetti, appunti e gli oggetti di scena degli spettacoli del grande maestro nati nel teatro da lui fondato; e ancora con lo spettacolo Zinc, allestimento del regista lituano ispirato ai romanzi del premio Nobel per la letteratura Svetlana Aleksievič.

Per il terzo anno consecutivo, Palazzo Reale di Napoli sarà la sede principale del Festival, confermando l’obiettivo di valorizzazione dei beni architettonici e paesaggistici della Campania, oltre a rappresentare un luogo di assoluta centralità in città. Oltre alla biglietteria e all’Infopoint, ospiterà proiezioni, incontri, spettacoli, mostre e concerti. Il suo Giardino Romantico accoglierà il Dopofestival, curato da Massimiliano Sacchi, e vi sarà allestito il bookshop e un’area ristoro.

Numerosi sono i teatri della città coinvolti nella manifestazione (Teatro San Ferdinando, Teatro Trianon-Viviani, Teatro Nuovo, Politeama, Teatro Sannazaro, Galleria Toledo, Teatro Diana, Teatro Mercadante, Sala Assoli, Nest, Teatro Elicantropo). Anche molti spazi di grande pregio storico-artistico saranno sede degli eventi del festival, come il Museo Madre, Palazzo Fondi, Ansa del Teatro San Carlo, la Chiesa Donnaregina Vecchia, la Chiesa di Santa Maria della Colonna, Palazzo Venezia, Palazzo de’ Liguoro, Palazzo della Commedia Futura, Made in Cloister, Auditorium 900, la Farmacia degli Incurabili, a Napoli, ai quali si aggiungono i luoghi della città da valorizzare, come i Campetti di calcio della Sanità, piazzetta Trinchese, il  Carcere di Poggioreale. Altri siti prestigiosi saranno la sede degli eventi ospitati in Regione, come l’Anfitetro di Pompei, il Duomo di Salerno, l’Abbazia di Mercogliano, il Duomo di Amalfi, la Reggia di Caserta, il Teatro Naturale di Pietrelcina, Palazzo Fruscione di Salerno, Teatro Civico 14 e la Reggia di Carditello. Anche quest’anno, prosegue la collaborazione con il maestro Mimmo Paladino, che ha creato la nuova immagine del Festival, in linea con l’identità della programmazione 2019, per il catalogo e i materiali promozionali, che diventano così oggetti d’arte.

MAGGIORI INFORMAZIONI > https://www.napoliteatrofestival.it/

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