Atelier Shakespeare by Peter Brook

Il più shakesperiano dei registi shakesperiani, Peter Brook regala al pubblico del Napoli Teatro Festival Italia una lezione dedicata al Bardo. Domenica 11 giugno, alle ore 21 nel Foyer del Teatro di San Carlo, sarà possibile assistere ad una lezione aperta (in inglese con traduzione simultanea) che si configura come una retrospettiva di vita di colui che ha dedicato l’intero suo lavoro a tradurre per la platea il senso universale di un autore che è il massimo esponente dell’Occidente teatrale. Brook è per Shakespeare quello che Freud rappresenta per la tragedia greca: è il segno che ne interpreta il senso. Da Shakespeare è partito il suo lavoro teatrale e come un nocchiere, Brook ci ha condotto lungo le rive del Tamigi e da Stratford non si è mai più mosso.

Ritorna al suo autore ciclicamente, tra le sue regie dedicate al Bardo non passano mai più di cinque anni. A lui affida debutti e addii: monta il suo primo Shakespeare a 20 anni, Re Giovanni, e da lì comincia il suo lavoro al festival di Stratford nel 1946 con un’opera ritenuta secondaria: Pene d’amor perdute. Un trionfo lungo 25 anni. Dalla Royal Shakespeare Company si allontanerà solo nel 1971, dopo aver realizzato il rivoluzionario allestimento del Sogno di una notte di mezza estate, che ha fatto epoca dando vita ad una liberatoria interpretazione del testo fondata sul tema del doppio e della sessualità. Da allora è divenuto punto di riferimento di tanti registi.

Tra le opere d’esordio e d’addio ci sono Misura per misura, Romeo e Giulietta, Titus Andronicus, il suo primo Amleto nel 1955; La Tempesta, King Lear. Nella lunga teatrografia e filmografia su Shakespeare manca però un Macbeth: sempre rifiutato, per un’antica superstizione legata al teatro inglese, a cui Brook è rimasto fedele come un elisabettiano fuori dal tempo, che non ha mai smesso di guardare al suo vate e che non smette di essere vate per i suoi contemporanei.

INFO E PRENOTAZIONI: biglietteria@napoliteatrofestival.it – info@napoliteatrofestival.it

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Napoli Teatro Festival: Glob(e)al Shakespeare al Teatro Bellini

Rinasce al Napoli Teatro Festival Italia l’atmosfera del Globe Theatre di Londra. Dal 6 all’8 giugno apre il Glob(e)al Shakespeare. Un progetto speciale curato da Gabriele Russo che trasforma in teatro elisabettiano gli spazi del Teatro Bellini per accogliere, tra tragedie e commedie, sei titoli scespiriani riscritti e diretti da alcuni dei più interessanti registi del nostro teatro, da Andrea De Rosa, a Emanuele Valenti, Francesco Saponaro, Giuseppe Miale Di Mauro, Serena Sinigaglia, allo stesso Gabriele Russo, impegnando 40 attori, oltre a Francesco Esposito (per le scene), Chiara Aversano (per i costumi), Salvatore Palladino (disegno luci), G.U.P. Alcaro (suono) nei vari allestimenti, tutti in prima assoluta a Napoli. Smontate le poltrone del teatro, con il palcoscenico che si prolunga ben oltre il centro della sala ed il pubblico accomodato nei palchi tutt’intorno, il Glob(e)al Shakespeare inizia martedì 6 giugno (dalle ore 20) con i primi due debutti. Si comincia con la tragedia ‘Giulio Cesare. Uccidere il tiranno‘,  riscrittura originale di Fabrizio Sinisi e regia di Andrea De Rosa con Nicola Ciaffoni (Casca), Daniele Russo (Cassio), Rosario Tedesco (Antonio), Isacco Venturini (Bruto). ”Il rapporto fra popolo e Tiranno è ambiguo, amoroso e violento, ricorda molto, nel profondo, quello tra padri e figli – sottolinea il regista che si chiede – La storia del Novecento è stata attraversata da molte infami dittature e altre sembrano affacciarsi in questo oscuro inizio del nuovo millennio…. si vuole, si può, si deve uccidere il Tiranno?”. 80 minuti intensi che cedono il passo, dopo una pausa tecnica di circa 20 minuti, al secondo titolo in programma ovvero ‘Una commedia di errori  di Punta Corsara  nella riscrittura originale di Marina Dammacco, Gianni Vastarella e di Emanuele Valenti, che firma anche la regia dello spettacolo.  La vicenda è trasportata nella New York di inizio secolo, di Ellis Island e delle varie Little Italy dagli attori Giuseppina Cervizzi (Adriana / Vincent), Christian Giroso (Mimì Petrosino di New York / Pit Marrone), Vincenzo Nemolato (Mimì Petrosino di Buenos Aires / Jack Cervello), Valeria Pollice (Luciana / Prostituta cinese), Emanuele Valenti (Tony Capanera di Buenos Aires / Joe Artiglio), Gianni Vastarella (Tony Capanera di New York / Eduardo Capanera), la voce fuori campo  è di  Adriano Pantaleo,  le musiche originali di Giovanni Block. Mercoledì 7 giugno, alle 20, debutta ‘Racconto d’ inverno‘, rappresentazione sulla gelosia, sull’errore e sul tempo, nella riscrittura di Pau Mirò ed Enrico Ianniello, per la regia di Francesco Saponaro con Luigi Bignone (Florizel), Rocco Giordano (Palluso/Carceriere), Tony Laudadio (Antigono/Pastore), Mariella Lo Sardo (Paolina), Vincenzo Nemolato (Autolico), Francesca Piroi (Perdita/Emilia),  Marcello Romolo (Camillo), Leonardo Antonio Russo (Mamilio), Eduardo Scarpetta (Polissene). “Ho scelto di ambientare il racconto in una fulgida ‘Sicilia dei principi’ – scrive Saponaro – a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta del Novecento”. La commedia, a seguire, è ‘Otello‘ proposta dalla Compagnia Nest, nell’adattamento e regia di Giuseppe Miale Di Mauro, con la drammaturgia di Giovanni Speziano che rilegge il testo in chiave contemporanea, puntando lo sguardo   sul rapporto uomo donna ed il drammatico fenomeno dei femminicidi. Con Francesco Di Leva nel ruolo del titolo, in scena anche Viviana Altieri (Emilia), Martina Galletta (Desdemona), Giuseppe Gaudino (Rodrigo), Adriano Pantaleo (Iago), Andrea Vellotti (Cassio) e con la partecipazione del gruppo #GiovaniO’Nest, le  musiche originali di Ralf P, e la cura del movimento  di Anna  Carla Broegg. Giovedì 8 giugno, per chiudere il ciclo, alle ore 20 debutta ‘Tito‘ riscritto da Michele Santeramo per la regia di Gabriele Russo, con Roberto Caccioppoli (Bassiano), Antimo Casertano (Lucio), Giandomenico Cupaiuolo (Marco), Gennaro Di Biase (Saturnino), Piergiuseppe Di Tanno (Aronne), Maria Laila Fernandez (Tamora), Fabrizio Ferracane (Tito), Daniele Marino (Demetrio), Francesca Piroi (Lavinia), Leonardo Antonio Russo (Alabro), Filippo Scotti (Marzio), Isacco Venturini (Chirone). ”Potremmo dire che Tito Andronico sia l’equivalente di un film splatter dei nostri tempi – nota Gabriele Russo –  ed è stato ancora più interessante lavorare ad un processo di scarnificazione, Andronico è diventato più semplicemente l’antieroe Tito”. Seguono e chiudono ‘Le allegre comari di Windsor‘ riscritto da Edoardo Erba, per la regia di Serena Sinigaglia dove  ”le signore Page e Ford, come le casalinghe di ‘Desperate Housewives’, sono donne di mezza età, borghesi, annoiate” spiega la regista. Con Giulia Bertasi (fisarmonicista), Mila Boeri, (Anna Page), Annagaia Marchioro (Comare Page), Chiara Stoppa (Quickly/Falstaff), Virginia Zini (Comare Ford);  consulente musicale Federica Falasconi, scene e costumi Federica Pellati.

Durata spettacoli 80 minuti, con intervallo di 20 minuti per il cambio scena. Il biglietto va da 8 a 5 euro ed è valido per l’intera serata. Info: www.napoliteatrofestival.it

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Inizia il Napoli Teatro Festival Italia con il concerto gratuito in Piazza del Plebiscito

Tutto pronto per la decima edizione, diretta da Ruggero Cappuccio e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Luigi Grispello.

Si comincia in Piazza Plebiscito, lunedì 5 giugno (dalle ore 21.30) con LUCE DEL SUD, il concerto di FRANCO BATTIATO, con l’Electric Band e gli archi della Symphony Orchestra, diretti da CARLO GUAITOLI, in una serata che accoglie gli interventi poetici di FABRIZIO GIFUNI, MIMMO BORRELLI, IMMA VILLA e le suggestioni visive dell’artista ANTONIO BIASIUCCI. Il Festival, fino al 10 luglio, proporrà in undici sezioni 155 appuntamenti. Decine di debutti in prima assoluta a partire da quelli di ANGELICA LIDDELL, DIMITRIS PAPAIOANNOU, JAN FABRE.

Un evento imperdibile, gratuito, in un luogo simbolo della città, a pochi passi dal Palazzo Reale, che questo anno è sede principale della programmazione, con un musicista che è prima di tutto un poeta, conosciuto nel mondo per l’intensità delle sue ballate, spirituali ed etniche insieme. “Franco Battiato – sottolinea Ruggero Cappuccio – apre la decima edizione con Luce del Sud che è sintesi di una straordinaria cerimonia musicale, poetica e visiva. La potenza espressiva del maestro Battiato, racconta la radiosa bellezza della sua ricerca spirituale. I grandi classici della sua produzione, fino al misticismo degli ultimi lavori, danno vita ad un viaggio intorno alla natura dell’essere. La saggezza inesausta delle civiltà che hanno sposato le terre del Sud rifiorisce nella ricerca musicale dell’autore catanese, incrociando le parole di Auden, Giambattista Vico e Ingeborg Bachmann, attivate da Fabrizio Gifuni, Mimmo Borrelli e Imma Villa. Testi vivi, scelti in un repertorio che racconta del Mediterraneo; interventi recitati che fanno da contraltare alle canzoni di Battiato. Il linguaggio visivo del concerto è segnato dalle immagini di Antonio Biasiucci, che del Sud e della luce ha fatto ragioni della sua Arte”.

Un evento in cui tutti sono invitati alla pari, senza distinzioni. “Assisterò – sottolinea Ruggero Cappuccio – tra il pubblico e con me tutto lo staff della Fondazione Campania dei Festival, straordinari compagni di viaggio nella costruzione di un processo di innovazione culturale teso a potenziare un dialogo con l’Italia e l’Europa. Per Luce del Sud abbiamo previsto un settore riservato nella splendida Piazza del Plebiscito destinato alle associazioni, ai volontari, alle cooperative sociali che operano sul nostro territorio, insomma a spettatori che un posto in prima fila non l’hanno mai avuto”.

Da qui prende il via una lunghissima edizione che, fino al 10 luglio, accoglierà decine di debutti in prima assoluta a partire da quelli di ANGELICA LIDDELL (con “Genesi 6, 6-7”, terzo capitolo del suo lavoro sull’Infinito il 17 e 18 giugno al Teatro Politeama), di DIMITRIS PAPAIOANNOU (che presenta “The Great Tamer”, il 23 e 24 giugno a Napoli, dopo la prima mondiale del 24 maggio ad Atene, unica tappa italiana e tra le prime di una lunga tournée internazionale che prosegue poi a Barcellona, Madrid, Avignone, Seoul), di JAN FABRE ( con “Belgian Rules”, in anteprima assoluta l’1 e 2 luglio, poi a Vienna, Roma, Siviglia, Amsterdam, Anversa).

Undici sezioni di un Festival costruito sulle nuove creazioni di tantissimi autori, registi, attori, musicisti, da Roberto Andò, a LucaBarbareschi, Stefano Massini, Alessandro Preziosi, Fabrizio Gifuni, Luca Zingaretti, Alfonso Santagata, Antonio Capuano, Enzo Moscato, Cristina Comencini, Lina Prosa, Mimmo Borrelli, Roberto Herlitzka, Andrea Renzi, Enzo Avitabile, Peppe Servillo, i Solis String Quartet, l’Orchestra di Piazza Vittorio, Ambrogio Sparagna, l’Ensemble Berlin, Licia Maglietta, Luciano Saltarelli, Andrea De Rosa , Cristina Donadio, Giuseppe Sollazzo, Pino Carbone, Ascanio Celestini, Ennio Fantastichini, Iaia Forte, Antonella Stefanucci, Laura Curino, Simone Derai, Rosalba Di Girolamo, Gea Martire, Teresa Saponangelo, Fulvio Cauteruccio, Sara Bertelà, Massimo Luconi, Rocco Papaleo, Mario Gelardi, Renato Salvetti, Angela Pagano, Andrej Longo, Marcello Cotugno, Gennaro Cimmino, Marcello Colasurdo, Elena Bucci, solo per fare qualche esempio.

“Napoli – sottolinea Ruggero Cappuccio – è la terra di Vico, di Croce, di Caccioppoli, di Roberto De Simone, e di tanti ancora. Non esiste altro luogo al mondo in cui autori di altissimo livello sono stati anche indimenticabili attori, come Viviani, Eduardo, Petito. È il Teatro che contiene i Teatri. La decima edizione del Festival sarà un viaggio intorno alle culture teatrali di Napoli, dell’Italia e del mondo, una ricerca della necessità di consapevolezza che presiede all’arte della scena. Per approfondire quanto il valore del sapere antico trovi la sua più affascinante gemmazione nella instancabile capacità di rinnovamento e di rinascita”.

Particolarmente significativo lo spazio destinato alla sezione dedicata alla Formazione, che sintetizza uno dei nodi centrali dell’edizione 2017 del Napoli Teatro Festival Italia ovvero il rapporto tra i Maestri e i giovani talenti, l’incontro tra i linguaggi e le generazioni unite nella necessaria e vitale trasmissione dei saperi. Eimuntas Nekrosius, Peter Brook e Marie-Hélène Estienne, Tomi Janežič, saranno a Napoli per condividere la loro arte con giovani artisti della regione e, allo stesso modo, Bruno Leone, Maurizio Capone, Laura Curino, Elena Bucci, Enzo Marangelo, Andrea Renzi, Spiro Scimone e Francesco Sframeli avvieranno qui i loro laboratori con giovani allievi italiani e stranieri (saranno 190 in tutto) così da favorire “il vitale corto circuito tra saperi provenienti da mondi diversi”.

La sezione cinema si svolgerà in collaborazione con il Festivaletteratura di Mantova allineando film mai distribuiti in Italia dedicati alle figure dei grandi scrittori del mondo. La sezione Mostre proporrà “Costumi da Star”, l’esposizione di costumi per il cinema, il teatro e la lirica realizzata da grandi artisti italiani quali Piero Tosi, Maurizio Millenotti, Gabriella Pescucci e Carlo Poggioli, ma anche “Epifanie 02” una mostra-installazione risultato della seconda edizione del “laboratorio irregolare” di Antonio Biasiucci.

Uno degli obiettivi principali del Festival 2017 è rappresentato dalla riunificazione delle arti in una visione interdisciplinare della comunicazione tra esseri umani. In questo senso è da leggere la collaborazione con l’artista Mimmo Paladino, che ha progettato il catalogo e i materiali promozionali, mirando a che essi stessi siano oggetti d’arte, oltre che elementi informativi.

Tra i progetti speciali del NTFI 2017 si segnalano le provocazioni di “ATTORI IN VETRINA”, il “GLOB(E) AL SHAKESPEARE” che trasforma in teatro elisabettiano gli spazi del Teatro Bellini di Napoli per accogliere, tra tragedie e commedie, sei titoli di Shakespearediretti da Andrea De Rosa, Giuseppe Miale Di Mauro, Gabriele Russo, Francesco Saponaro, Serena Sinigaglia, Emanuele Valenti, ed ancora, un “ANFITEATRO URBANO DI PERIFERIA” a San Giovanni a Teduccio per mettere in scena la commedia “Gli onesti della banda” liberamente tratta da testi di Mario Scarpetta ed Age e Scarpelli.

Il teatro Politeama, il teatro Bellini, il teatro di San Carlo, Villa Pignatelli e Palazzo Cellamare, oltre al Palazzo Reale ma anche alla periferia di San Giovanni a Teduccio (dove opera il collettivo del Nest), sono alcuni degli altri spazi prescelti per enucleare l’intero programma della decima edizione del Festival che informerà le altre principali città della Campania con specifiche produzioni tematiche: Salerno sarà associata al tema dell’acqua, Benevento a quello del fuoco, Caserta a quello dell’aria, Avellino a quello della terra.

Il Napoli Teatro Festival Italia si pone come organismo di crescita culturale e sociale. In tal senso favorirà la partecipazione del pubblico attraverso un’oculata politica di prezzi che propone un biglietto ad 8 euro, un ridotto a 5 per gli under 30 e la gratuità per alcune categorie sociali. Programma, schede dei singoli spettacoli ed informazioni al sito: www.napoliteatrofestival.it

 

 

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“Attori in Vetrina” nelle librerie, gallerie d’arte e centri culturali di Napoli

Iniziate a Napoli, nelle vetrine delle librerie, delle gallerie d’arte e dei centri culturali che aderiscono all’iniziativa, le “provocazioni” del progetto speciale “Attori in vetrina”. Un’azione curata e coordinata da Antonella Ippolito e Franca Abbategiovanni per il Napoli Teatro Festival Italia che, con leggerezza ed ironia, pone l’accento sul ruolo e sulle condizioni precarie degli attori, professionisti e non, nel nostro Paese. Sull’argomento, in Italia, in molti ambienti culturali, e da qualche tempo anche in quelli istituzionali, cresce l’attenzione sul ruolo e sulle modalità di esercizio della professione di una categoria di “eccellenza” che sintetizza molteplici ruoli. Un attore è uno studioso, un ricercatore, un atleta del corpo e dell’anima, chiamato a tradurre per la scena e per il pubblico ideali, emozioni, sentimenti, talvolta contrastanti. Una figura professionale complessa la cui nascita storicamente si può far risalire al sedicesimo secolo, nell’epoca della Commedia dell’Arte, quando per la prima volta compare, per un’attrice, un contratto di lavoro stipulato da un notaio con cui si enucleavano obblighi e tutele.

“Nell’Italia di oggi – sottolineano le curatrici Antonella Ippolito e Franca Abbategiovanni – tutto questo sembra una lontana chimera: la politica culturale degli ultimi anni ha avvilito e sacrificato un settore di primaria importanza del nostro Paese. Tanti giovani sono costretti ad investire tempo soprattutto in formazione o ad accettare contratti con paghe misere pur di continuare a fare teatro oppure a fare altri tipi di lavori per sostenersi”.

Il progetto Attori in vetrina si pone l’obiettivo di portare all’attenzione del cittadino, questa realtà. “Vogliamo – concludono le curatrici -, attraverso una protesta pacifica, porre la questione all’attenzione delle persone che attraversano la città durante i giorni del Festival, per visitarla, fare shopping o anche per lavoro. Nelle vetrine delle strade più frequentate, giovani attori con cartelli recanti messaggi provocatori riguardanti la precaria condizione della vita d’attore, mettono in mostra la situazione nella quale sono costretti a vivere pur di realizzare i loro sogni”.

Dopo l’avvio del 26 maggio, nelle vetrine del Blu di Prussia, de La Feltrinelli (in piazza dei Martiri ed alla stazione centrale), ma anche alla Galleria Serrao, all’Atelier Mariano Rubinacci, al Riot19 Concept Store, alla Libreria Berisio, a Le Voci di Dentro Arts & Crafts, gli “attori in vetrina”, Giulia Amodio, Martina Carpino, Emanuela D’Errico, Federica Di Gianni, Daniela Montella, Francesca Morgante, Dario Rea, Francesco Roccasecca, coordinati da Antonella Ippolito e Franca Abbategiovanni, agiranno ancora nei giorni 1, 8, 9, 15, 16, 22, 23, 29, 30 giugno, 6 e 7 luglio.

Info: www.napoliteatrofestival.it

 

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NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA – Presentazione della decima edizione

Il Presidente della Regione Campania, on. Vincenzo De Luca, il Presidente della Fondazione Campania dei Festival, Luigi Grispello, il Direttore Artistico del Napoli Teatro Festival Italia, Ruggero Cappuccio, hanno presentato alla stampa, lunedì 13 marzo, al Teatrino di Corte di Palazzo Reale, in Piazza del Plebiscito il programma del Napoli Teatro Festival Italia.

Al tavolo anche Anna Imponente, direttore del Polo Museale della Campania. L’edizione del decennale, la prima diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata come sempre dalla Fondazione Campania dei Festival, organismo in house della Regione Campania presieduto da Luigi Grispello, inizierà il prossimo 5 giugno e proseguirà fino al 10 luglio proponendo circa 80 titoli suddivisi in dieci sezioni. Dagli spettacoli Internazionali a quelli Italiani, attraversando Danza, Musica, Cinema, Letteratura, Formazione, Mostre, ed ancora la sezione SportOpera che racconta della passione dei grandi scrittori per il tema dell’agòne, fino alla sezione Osservatorio che darà spazio e visibilità a compagnie giovani e non più giovani (ma di indubbia qualità) che trovano difficoltà nell’avvio del processo produttivo. Una lunghissima edizione che accoglierà i debutti della sezione dedicata al teatro internazionale costruita intorno alle figure di Jan Fabre, Angelica Liddell, Dimitris Papaioannou e le altre sezioni in cui agiranno autori, registi, attori, musicisti, come Roberto Andò, Isabella Ferrari, Luca Barbareschi, Stefano Massini, Alessandro Preziosi, Fabrizio Gifuni, Luca Zingaretti, Alfonso Santagata, Antonio Capuano, Enzo Moscato, Cristina Comencini, Lina Prosa, Sandro Lombardi, Mimmo Borrelli, Roberto Herlitzka, Andrea Renzi, Enzo Avitabile, Franco Battiato, Peppe Servillo, i Solis String Quartet, l’Orchestra di Piazza Vittorio, Ambrogio Sparagna, l’Ensemble Berlin, Licia Maglietta, Luciano Saltarelli, Cristina Donadio, Andrea De Rosa , Giuseppe Sollazzo, Pino Carbone, Ascanio Celestini, Ennio Fantastichini, Iaia Forte, Antonella Stefanucci, Laura Curino, Simone Derai, Rosalba Di Girolamo, Gea Martire, Teresa Saponangelo, Fulvio Cauteruccio, Sara Bertelà, Massimo Luconi, Rocco Papaleo, Mario Gelardi, Renato Salvetti, Angela Pagano, Andrej Longo, Marcello Cotugno, Gennaro Cimmino, Marcello Colasurdo, Elena Bucci, solo per fare qualche esempio. Particolarmente significativo lo spazio destinato alla decima sezione in programma, dedicata alla Formazione, che sintetizza uno dei nodi centrali dell’edizione 2017 del Napoli Teatro Festival Italia ovvero il rapporto tra i Maestri e i giovani talenti, l’incontro tra i linguaggi e le generazioni unite nella necessaria e vitale trasmissione dei saperi. Eimuntas Nekrosius, Peter Brook, Tomislav Janezic, saranno a Napoli per condividere la loro arte con giovani artisti della regione e, allo stesso modo, Antonio Biasiucci, Bruno Leone, Maurizio Capone, Laura Curino, Le Belle Bandiere, Spiro Scimone avvieranno qui i loro laboratori con giovani allievi italiani e stranieri, così da favorire “il vitale corto circuito tra saperi provenienti da mondi diversi”.

Tra i progetti speciali del NTFI 2017 si segnalano le provocazioni di “Attori in vetrina”, la coproduzione di “Afghanistan: il grande gioco” diretto da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani per il Teatro dell’Elfo, il “Bellini Globe” che trasforma in teatro elisabettiano gli spazi del Teatro Bellini di Napoli per accogliere, tra tragedie e commedie, sei titoli di Shakespeare diretti da Andrea De Rosa, Giuseppe Miale Di Mauro, Gabriele Russo, Francesco Saponaro, Serena Sinigaglia, Emanuele Valenti, ed ancora, un “Anfiteatro Urbano di Periferia” a San Giovanni a Teduccio per mettere in scena la commedia “Gli onesti della banda” liberamente tratta da testi di Mario Scarpetta ed Age e Scarpelli , ed infine un convegno, “Quartieri di Vita”, sul ruolo del teatro nelle aree del disagio. Il Napoli Teatro Festival Italia si pone come organismo di crescita culturale e sociale. In tal senso favorirà la partecipazione del pubblico attraverso un’oculata politica di prezzi che propone un biglietto ad 8 euro, un ridotto a 5 per gli under 30 e la gratuità per alcune categorie sociali.

> Info: www.napoliteatrofestival.it

Una nota di Ruggero Cappuccio:

Napoli è la terra di Giambattista Vico e di Raffaele Viviani, è la terra di Benedetto Croce e di Eduardo De Filippo, è la terra di Renato Caccioppoli e Roberto De Simone. Ricerca della razionalità filosofica e matematica insieme alla ricerca dell’intelligenza irrazionale si sono date appuntamento generando fioriture fraterne, sapendo che a nessuna delle due dimensioni era consentito vivere senza l’altra. Né esiste luogo al mondo in cui autori di altissimo livello sono stati anche indimenticabili attori. È il caso di Viviani, appunto, di Eduardo, di Petito. Il Napoli Teatro Festival Italia, dunque, si svolge in un teatro che contiene i teatri. La decima edizione del NTFI sarà articolata in dieci sezioni: internazionale, italiana, osservatorio, sport-opera, letteratura, teatro-danza, musica, formazione, cinema, mostre. Uno degli obiettivi principali del Festival 2017 è rappresentato dalla riunificazione delle arti in una visione interdisciplinare della comunicazione tra esseri umani. In tal senso, a partire da quella che solitamente viene percepita quale pura cornice sussidiaria per accompagnare gli eventi, facente capo ai materiali di veicolazione pubblicitaria, l’edizione di quest’anno opera una trasmutazione comunicativa di cataloghi e manifesti. Per questa ragione la direzione artistica ha intrapreso una collaborazione con il maestro Mimmo Paladino, artista di levatura internazionale ed esponente di punta della transavanguardia, particolarmente incline all’elaborazione del visivo nel mondo dell’arte scenica. Il catalogo e i materiali pubblicitari del NTFI 2017 saranno progettati da Paladino, mirando ad essere essi stessi oggetti d’arte, oltre che elementi informativi. Il teatro di Napoli è il tessuto urbano, la stoffa onirica, la potenza genetica dell’arte scenica che seduce le nuove generazioni chiedendo un alto senso di responsabilità critica da praticare intorno ad una preziosa eredità.

Ed è proprio sul rapporto tra maestri e giovani talenti che si concentra la decima edizione del Festival. Nekrosius, Peter Brook, Tomislav Janežič, vengono a Napoli per lavorare con giovani artisti di Napoli. Antonio Biasiucci, Brunello Leone, Maurizio Capone, Laura Curino, Le Belle Bandiere, Spiro Scimone lavoreranno con giovani allievi italiani e stranieri. Le due forme aspirano al corto circuito produttivo tra saperi provenienti da mondi diversi. È infatti vero che se Raffaele La Capria non avesse letto Fitzgerald non avrebbe scritto Ferito a morte. Ed è altrettanto vero che senza il Cimarosa ammirato da Stendhal non avremmo avuto Mozart. La sezione dedicata al teatro internazionale è costruita intorno alle figure di Jan Fabre, Angelica Liddell, Papaioannou. Autori, registi, attori contemporanei che incrociano la modernità della sezione italiana in cui ritroviamo Roberto Andò, Isabella Ferrari, Luca Barbareschi, Stefano Massini, Alessandro Preziosi, Fabrizio Gifuni, Luca Zingaretti, Alfonso Santagata, Antonio Capuano, Enzo Moscato, Cristina Comencini, Lina Prosa. Non meno preziosa è la sezione dedicata alla letteratura, in cui Michele Sovente, Valerio Magrelli, Mariangela Gualtieri, Patrizia Cavalli, incontrano le voci di Sandro Lombardi, Mimmo Borrelli. E se il teatro è l’imprevedibile regno delle sfide, la sezione Sport-Opera racconta la passione dei grandi scrittori per il tema dell’agone, allineando Roberto Herlitzka e Mimmo Paladino con Vargas Llosa, Andrea Renzi e Lino Fiorito con Wallace. Nella città della phonè, l’attenzione si concentra sulle forme infinite che può assumere la parola nel suo incontro con la musica. Excepto di Enzo Avitabile, Luce del Sud di Franco Battiato e i concerti di Peppe Servillo con i Solis String Quartet, l’Orchestra di Piazza Vittorio, l’Ensemble Berlin e la formazione strumentale di Ambrogio Sparagna, mettono in scena il potere tagliente del segno che diventa suono. La sezione Osservatorio sarà invece dedicata alle giovani generazioni teatrali e alle compagnie private che trovano difficoltà nell’avvio del processo produttivo. La sezione cinema si svolgerà in collaborazione con il Festivaletteratura di Mantova allineando film mai distribuiti in Italia dedicati alle figure dei grandi scrittori del mondo. Per quanto concerne la sezione Mostre, particolarmente significativa sarà l’esposizione di costumi per il cinema, il teatro e la lirica realizzata da grandi artisti italiani quali Piero Tosi, Maurizio Millenotti, Gabriella Pescucci e Carlo Poggioli. L’allestimento racconta un viaggio affascinante che avrà inizio con i costumi storici de Il Gattopardo per la regia di Luchino Visconti per arrivare a The Young Pope firmato da Paolo Sorrentino. Particolarmente significativa sarà la costituzione della Casa del Festival presso la reggia borbonica di piazza del Plebiscito. Tale scelta, oltre a rappresentare un presidio di assoluta centralità logistica nella città, si pone l’obiettivo di avviare un processo di valorizzazione tra teatro e beni architettonici. Altro presidio non meno rilevante sarà costituito presso la periferia di Napoli denominata San Giovanni a Teduccio, dove opera il gruppo di artisti facente capo al teatro Nest, vocato ad una preziosa pedagogia dedicata soprattutto alla fascia sociale dei giovani a rischio. Il teatro Politeama, il teatro Bellini, il teatro San Carlo, Villa Pignatelli e Palazzo Cellamare, sono alcuni degli spazi prescelti per enucleare l’intero programma del Festival. Rilevante attenzione verrà riservata ad alcuni dei luoghi più rappresentativi della regione Campania: Salerno sarà associata al tema dell’acqua, Benevento a quello del fuoco, Caserta a quello dell’aria, Avellino a quello della terra. Tale declinazione attiva un principio di identificazione dei luoghi prescelti rispetto alla loro identità storica. Il mare inteso come viaggio, mito e comunicazione; il fuoco inteso come energia spirituale; l’aria intesa come spazio che accoglie le linee architettoniche e la terra come tradizione rituale opposta al mondo della globalizzazione, rappresentano gli incipit di una ricerca teatrale che potrà spaziare tra i rapporti inerenti tradizione e modernità. La decima edizione del Festival è un viaggio intorno alle culture teatrali di Napoli, dell’Italia e del mondo, una ricerca della necessità di consapevolezza che presiede all’arte della scena. Per approfondire quanto il valore del sapere antico trovi la sua più affascinante gemmazione nella instancabile capacità di rinnovamento e di rinascita.

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