PERIFERIE ARTISTICHE: un libero spazio di sperimentazione. Intervista a Loredana Parrella

PERIFERIE ARTISTICHE

Laddove i tempi di creazione sono sempre più ridotti, PERIFERIE ARTISTICHE, Centro di Residenza multidisciplinare del Lazio, si pone come un’oasi di libera sperimentazione. Una casa dove creare, immaginare, crescere. Potendo usufruire di diversi spazi teatrali dislocati sul territorio regionale, grazie alla sinergia tra i 4 soggetti promotoriTwain, Settimo Cielo, Ondadurto Teatro e Vera Stasi –, PERIFERIE ARTISTICHE si afferma come polo culturale nel Lazio e sul territorio nazionale e internazionale.

A partire dal triennio 2018/2020, il Centro di Residenza ha ottenuto il sostegno del MiBACT e della Regione Lazio, riuscendo a far progredire il proprio modello di co-progettazione e assicurando, anche a seguito della pandemia, uno spazio di creazione a tutti gli artisti selezionati per l’anno 2020. Il palinsesto delle attività è molto vario, concretizzandosi in un’alternanza di ospitalità, percorsi formativi rivolti agli artisti in residenza, alle giovani professionalità e al pubblico, favorendo il dialogo con il territorio.

In questa intervista, Loredana Parrella, che insieme a Gloria Sapio, Lorenzo Pasquali e Silvana Barbarini cura la direzione artistica, racconta la mission di PERIFERIE ARTISTICHE: creare ricchezza intorno al tema della ricerca.

Volendo ripercorrere questa prima triennalità di sostegno istituzionale che volge al termine, quali sono stati i momenti più pregnanti del vostro progetto e quali obiettivi avete raggiunto?

I Centri di Residenza sono stati inseriti dal Ministero tra i beneficiari dei contributi statali a partire dal triennio 2018/2020, anche se molte strutture si occupano di ospitalità da diversi anni. Già nel 2015 era stato firmato il patto Stato-Regioni avviando una prima triennalità con residenze artistiche riconosciute. Dal 2018, Twain si è insediato sul territorio di Tuscania potendo usufruire di diversi spazi teatrali.

Quando si è aperta la possibilità di creare un Centro di Residenza per ogni regione, Twain ha proposto a tre realtà del territorio, con le quali collabora da anni – Settimo Cielo, Ondadurto Teatro e Vera Stasi –  di fondare un ATS e lavorare a un progetto comune. Grazie all’esperienza pregressa già maturata in tutte le strutture abbiamo potuto unire le differenti competenze per mettere in atto un progetto articolato, coerente e ben coordinato. 

Questa collaborazione ha dato vita, nella Regione Lazio, a un Centro di Residenza multidisciplinare in grado di ospitare progetti di teatro, danza, arti performative, circo contemporaneo e musica. Un luogo di accoglienza, cura e supporto alla ricerca artistica di compagnie e artisti, affermati ed emergenti, del panorama nazionale e internazionale. Una casa in cui il tempo è sospeso e interamente dedicato al processo creativo, con laboratori permanenti di formazione per giovani performers, danzatori, attori, musicisti, registi  e coreografi. 

Un’operazione dinamica anche per la dislocazione in diverse cittadine del Lazio: Twain opera a Ladispoli presso il Centro D’Arte e Cultura e, insieme con Vera Stasi a Tuscania, gestisce il Supercinema e diversi spazi comunali tra cui il Teatro il Rivellino e l’Ex Tempio Santa Croce; Ondadurto Teatro lavora nel comune di Antrodoco, presso il Teatro Comunale Sant’Agostino; Settimo Cielo svolge la propria attività al Teatro La Fenice di Arsoli. PERIFERIE ARTISTICHE è caratterizzato dalla possibilità di avere a disposizione spazi differenti che si adattano alle necessità dei vari progetti. 

Dando vita a questo Centro ci siamo assunti una responsabilità nei confronti degli artisti. Siamo consapevoli che le Residenze sono quel segmento fondamentale dello Spettacolo dal vivo che assolve al ruolo di accogliere i processi di studio e ricerca.  Nel momento in cui un artista viene scelto e gli viene data la possibilità di sperimentare, deve poter lavorare serenamente e senza pressioni. 

Il nostro obiettivo è creare ricchezza intorno al tema della ricerca: sostenere gli autori, sia under sia over 35, è un valore fondamentale per la crescita culturale ed economica del Paese. L’apertura ai giovani ha una finalità diversa rispetto a quella nei confronti di un autore già avviato. Questa differenza ricade anche sul modo in cui strutturiamo le nostre ospitalità: ai giovanissimi sono dedicate le “residenze trampolino” rivolte ad artisti appena diplomati da corsi di formazione professionale e che muovono i primi passi nell’ambito della creazione.

Per questo tipo di residenze abbiamo attivato delle convenzioni con accademie come CAU escuela de circo y teatro con Proyecto Insomnia, Accademia di Arte  Drammatica Nico Pepe di Udine, Fondazione Majid – Locarno, Rete Diculther – the Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities School e con la Facoltà di danza del Department 3 – Performing Arts di Francoforte. Durante il periodo di residenza i giovani artisti sono seguiti da tutor con differenti competenze che monitorano l’andamento del progetto.

PERIFERIE ARTISTICHE
Loredana Parrella

La mission di un Centro di Residenza non è mettere a disposizione una sala prove ma essere un punto di riferimento per gli artisti, comprendere quali siano le necessità di ciascuno e mostrargli la strada mettendo a disposizione spazi, tempi per la ricerca e competenze. Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto in questi tre anni anche se l’arresto brutale imposto dalla diffusione del Covid-19 ci ha messo inizialmente in seria difficoltà. Il lockdown ci ha costretto, come è accaduto a tutti, a una pausa forzata durante la quale abbiamo mantenuto attiva la comunicazione con i nostri artisti.

Grazie anche al fatto che  non abbiamo ricevuto tagli economici sui finanziamenti da parte delle Istituzioni, siamo riusciti a garantire l’impegno preso con tutti i progetti programmati nel 2020. In questi mesi stiamo recuperando alcune residenze, sia dal vivo sia in modalità remota, e a tal proposito abbiamo ideato il progetto “Residenze a distanza di sicurezza” per quegli artisti che non possono essere fisicamente presenti nel nei nostri spazi. 

Dopo il momento di stallo imposto dalla pandemia, le residenze previste per il 2020 ripartiranno all’interno del progetto “Residenze a distanza di sicurezza”. Come si articoleranno i percorsi di residenza ripensati alla luce delle limitazioni vigenti? 

Per ogni residenza viene strutturato un progetto specifico e, a seconda del luogo e della condizione delle varie nazioni in cui si trovano gli artisti, vengono prese in considerazione diverse possibilità di realizzazione. Quando le residenze devono essere condotte da remoto, si cercano delle sale nelle città in cui vivono gli autori e il lavoro viene portato avanti seguendo un diario di bordo giornaliero, monitorato da un tutor attraverso una piattaforma online.

Tutte le strutture del Centro di Residenza hanno creato un gruppo di spettatori attivi, che a Tuscania abbiamo chiamato “Pionieri della visione”, ad Arsoli ”spettAttori” e ad Antrodoco “Critici per caso”, che segue gli artisti in residenza lavorando sotto la guida di un coordinatore. Se si tratta di una residenza in loco, questo gruppo attraversa la sede di lavoro dell’artista, se si tratta di una residenza a distanza l’incontro avviene attraverso mezzi digitali. Il digitale può essere una grande esperienza a patto che non diventi una sostituzione dello Spettacolo dal vivo.  I mezzi digitali consentono un tipo di sperimentazione che ogni artista deve voler scegliere. 

Nel nostro caso, la “distanza di sicurezza” è stata un modo per non soccombere alla crisi e garantire lo sviluppo dei progetti anche a distanza, assicurando sempre la libertà di creazione di ogni autore.

PERIFERIE ARTISTICHE è un progetto internazionale che ospita le indagini creative di artiste e artisti italiani ed esteri, mettendo a disposizione diversi spazi disseminati nelle province di Roma, Viterbo e Rieti. Dal 2018, sono stati attivati, oltre ai laboratori per performer, anche dei percorsi formativi per spettatori aperti alla comunità locale. Qual è il vostro rapporto con il territorio? 

Il Centro di residenza ha amplificato il lavoro che ogni realtà, pur continuando a coltivare l’internazionalità, porta avanti da più di dieci anni nei propri luoghi. Non ci poniamo come degli invasori che occupano degli spazi per far avanzare le proprie progettualità, piuttosto, abbiamo cercato di entrare in relazione con il territorio, nutrendoci della storia e cogliendone aspetti sommersi dell’immaginario della comunità che lo abita.

Parlando direttamente a nome di Twain, inizialmente abbiamo trovato poca attitudine alla danza, per cui ciò che ha richiesto più tempo non è stato programmare quegli spettacoli che i cittadini non si aspettavano di vedere, ma instaurare con loro un rapporto umano e di fiducia. Fin dagli inizi, abbiamo portato le nostre performance in strada facendo sì che le persone si avvicinassero alla danza senza aver paura di non comprendere.

Ciò che crea distanza è la mancanza di fiducia dello spettatore nei confronti di sé stesso e di ciò che gli viene proposto. È l’atto della partecipazione che consente a tutti di avvicinarsi al mondo dell’arte e di condividere i differenti immaginari proposti dagli autori. Ho sempre avuto la certezza che fosse indispensabile creare gruppi di studio appartenenti a questa schiera di pubblico.

Ho trovato molto stimolante dare voce ai loro punti di vista e alle loro competenze fornendogli nel contempo degli strumenti di lettura. La relazione che l’artista instaura con questo nucleo di spettatori è spassionata, perché non ha secondi fini, quindi riesce a stabilire l’interazione dell’artista con il territorio e contribuisce al nutrimento reciproco.

In un momento di forte difficoltà per l’intero settore dello spettacolo dal vivo, offrire la possibilità di esplorare il processo creativo significa mettere in campo energie nuove da cui ripartire. Quali sono le prospettive di PERIFERIE ARTISTICHE? Come si inserisce il vostro lavoro nel nuovo assetto culturale nazionale?

Anche se questa crisi ha messo in ginocchio un settore che già versava in condizioni difficili, PERIFERIE ARTISTICHE ha continuato a operare e in collaborazione con gli altri Centri nazionali e con le Residenze sui territori abbiamo attivato uno scambio di competenze e di buone pratiche che ci ha portato ad interfacciarci con il Ministero. Abbiamo richiesto misure straordinarie riguardanti il regolamento a sostegno della programmazione 2020: in questo modo stiamo garantendo lo sviluppo dei progetti e la libertà di creazione contribuendo a sostenere il sistema dello spettacolo dal vivo. 

Per quanto riguarda il nostro Centro di residenza tutti gli artisti inseriti nell’annualità 2020 sono stati riconfermati. Lo spettacolo dal vivo ha dimostrato di avere la forza necessaria per affrontare l’emergenza di questi mesi e di saper immaginare un futuro possibile. 

Le Residenze appaiono senza dubbio come realtà in grado di dare concreto sostegno ad artisti e compagnie all’interno di un’azione di rinascita delle pratiche artistiche. Un solo appunto rispetto alla riapertura dei teatri e alla ripartenza frettolosa di programmazione che sta togliendo alle strutture la possibilità di riprendersi, ricercare, e ristrutturarsi. 

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Michele Sinsi Amleto

Festival Radure: teatro, musica e cultura sui Monti Lepini

È iniziata lo scorso 25 luglio la seconda edizione del Festival Radure. Spazi culturali lungo la Via Francigena del Sud, che porterà in 4 paesi dei Monti Lepini, a sud di Roma, il teatro, la musica e la cultura, gratuitamente  e in totale sicurezza.

Il festival che riporta alla luce gli antichi valori del teatro come condivisione e come arte di strada resa il più possibile partecipativa, è la prima azione di sistema del progetto integrato di ATCL Invasioni Creative supportato dal MIBACT. Obiettivo primario è la valorizzazione del territorio attraverso un processo di qualificazione artistica e rinnovamento dell’offerta culturale locale.

L’Amleto di Michele Sinisi nell’ex Infermeria dell’Abbazia di Fossanova

Festival
Amleto – Michele Sinisi

Ad aprire la rassegna teatrale del Festival, l’Amleto di Michele Sinisi, un incontro toccante tra l’architettura romanica e imponente dell’antico borgo medievale dell’abbazia di Fossanova e lo stile barocco, ipertrofico ma mai esagerato del testo shakespeariano. La spinta a quelle parole la danno l’impeto, la forza e il fiato di Sinisi, attore pugliese, non nuovo a riletture di testi shakespeariani, avendo già all’attivo un Riccardo III.

Michele Sinisi ritorna a uno dei suoi primi spettacoli da regista  e lo fa indossando i panni alla spagnola di Amleto, rigorosamente in nero, ma con la faccia pitturata di bianco, quasi fosse il fantasma di se stesso. In questa rivisitazione del dramma shakespeariano, l’attore giunge a un doppio lavoro di interpretazione, prima nel ruolo di Amleto, poi facendo calare il principe danese nei panni dei vari personaggi della tragedia: Polonio, Ofelia, Laerte, l’attore dello spettacolo messo in scena nell’Amleto e infine i regnanti, Re Claudio e la Regina Gertrude. 

Il personaggio principale portato in scena da Sinisi è un soliloquio mentale di Amleto, che lascia sospeso lo spettatore, ignaro se quanto sta accadendo in scena sia solo un sogno o se Amleto stia raccontando al pubblico, attraverso il proprio ricordo e quindi la propria mediazione, ciò che è avvenuto alla corte di Danimarca.

«Questa è la mia verità, tu decidi qual è la tua», urla Amleto mettendo alle strette Re Claudio, che da lì a breve verrà ucciso. Colpisce ancora il potere della parola che sia in Shakespeare, sia nella recitazione di Sinisi è ben presente quando Amleto, interpretando se stesso, in preda a una finta pazzia, dichiara secco a Ofelia: «Vattene in convento Ofelia”».

Parole che lacerano il cuore della sua amata e che poco dopo però rivelano l’amore di Amleto, quando ampliando il suo pensiero invita ancora una volta Ofelia ad andare in convento, per non diventare procreatrice di peccatori e non mettere al mondo altri furfanti. Quelle quattro parole, dunque, diventano atto d’amore di Amleto, un Amleto che infine termina la messinscena solo, che porta un cuscino rosso alla propria testa e lascia il pubblico al buio, con tre sospiri finali. Sogno o pazzia? 

Gli eventi di Segni

Terminati gli appuntamenti a Priverno, il festival si sposterà a Segni, dove nelle splendide cornici della Cisterna Romana e della Chiesa di San Pietro si darà vita a due reading. Il 7 agosto alle 21:00, Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo affronteranno Omero, Iliade di Alessandro Baricco, sulle musiche originali dal vivo di Pino Cangialosi.

Lo spettacolo mira a rivelare le emozioni, le debolezze, le paure e i sentimenti dei grandi personaggi omerici. Il 9 agosto alle 21:00, Giancarlo Loffarelli, della Compagnia Teatrale le Colonne, ripercorrerà la vicenda di Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, un uomo che ha vissuto tutta la propria vita a bordo del transatlantico Virginian.

Gli eventi di Maenza

Festival
Tamara Bartolini e Michele Baronio

Al Castello Baronale di Maenza, martedì 18 agosto alle 21:00, Valentina Ferraiolo  racconterà, attraverso i ritmi e i repertori della tradizione italiana, la storia della donna e del tamburo, come strumento magico, nello spettacolo/concerto Tamburo Rosso – La pelle del tamburo è l’unica che puoi percuotere.

Giovedì 20 agosto invece presso la Loggia dei mercanti alle 19:00 andrà in scena il concerto del coro InCantu Racconti incantati sotto la loggia e, a seguire alle 21:00, di nuovo al Castello, Tamara Bartolini e Michele Baronio presentano Esercizi sull’abitare #2. Maenza – RedReading#13 Un giorno bianco, spettacolo che si concentra sui percorsi delle donne all’interno del territorio.

Cos’è casa, e dov’è casa fuori dalla casa? Dove sono i luoghi marginali di cui riappropriarci perché diventino spazi di resistenza, pratiche di cambiamento? Quali esercizi di cura? Queste le domande alla base di questa performance.

Gli eventi di Norma

A prendersi la scena sarà ancora una volta Shakespeare, nella Chiesa di San Rocco con lo spettacolo/concerto Shakespeare Kills Radio Stars di e con Alessandro Balestrieri di Matuta Teatro, musiche di Riccardo Romano e Alessandro Balestrieri, con i musicisti dal vivo Bernardino Balestrieri, Mattia Balestrieri, Amedeo Morosillo, con brani tratti dalle opere: Sogno di una notte di mezza estate, Romeo e Giulietta, Macbeth, Come vi piace, Amleto e Coriolano.

All’arte pittorica del pittore olandese Johannes Vermeer è dedicato Sguardi, scritto e interpretato da Riccardo Caporossi, insieme a Nadia Brustolon e Vincenzo Preziosa.  

Gli eventi di Sezze

Infine l’ultima tappa del festival a Sezze, si terrà sabato 29 agosto alle 19:00 a Palazzo Rappini – Centro sociale U. Calabresi andrà in scena Nel tempo. Un assolo per due corpi. Lo spettacolo, che prende le mosse dall’arte circense, è messo in scena da Francesco Sgro’, acrobata, giocoliere e performer insieme al musicista Pino Basile, prodotto dall‘Associazione Spellbound.

L’ultimo appuntamento della rassegna si terrà alla Casa di San Carlo, domenica 30 agosto alle 21:00, con il concerto degli Allegroamaro. La band grazie alla loro musica metterà in scena un vero e proprio viaggio tra l’Italia e il Portogallo, tra culture mediterranee e melodie antiche, con i musicisti Massimiliano Ottocento, Gianluca Masaracchio, Raffaele Esposito e i giochi di scena di Marina Tufo, Renzo Viglianti, Giampiero Fantigrossi.

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I lavoratori e i luoghi dello spettacolo dal vivo. Quali prospettive reali?

Pubblichiamo la lettera inviata da C.Re.S.Co. – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini in data 07/05/20.

C.Re.S.Co. – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea – con i suoi oltre 150 soci, rappresenta un arcipelago di imprese e lavoratori dello spettacolo dal vivo che fa dell’eterogeneità la sua forza. Sin dall’inizio dell’emergenza Covid_19 C.Re.S.Co ha lavorato di concerto con altre sigle del settore all’elaborazione di proposte concrete che in numerose occasioni abbiamo presentato a Lei e al Governo.

Comprendiamo la difficoltà di prevedere con certezza l’andamento dell’emergenza sanitaria indotta dal coronavirus, così come l’attenzione prioritaria del Governo nei confronti della salute delle cittadine e dei cittadini e mai vorremmo che venisse trascurata. Vogliamo tuttavia ragionare insieme a Lei su quale sia la definizione di “cittadino in salute”.

Un cittadino che vive nella paura si può considerare un cittadino in salute?Un cittadino che sostituisce il reale col virtuale – dopo anni di campagne contro le dipendenze digitali – è un cittadino in salute?Una comunità – che è l’insieme dei suoi cittadini – senza il rito collettivo del teatro è una comunità in salute?

Non si può immaginare che tutto torni così com’era. Serve un distanziamento fisico compensato da una grande vicinanza sociale. È necessario evitare assembramenti.

Sono tutte affermazioni sacrosante, che condividiamo in pieno e, pur leggendole e rileggendole, non troviamo – nemmeno tra le righe – la connessione tra esse e il silenzio assoluto su qualsiasi ipotesi concreta di ripresa delle attività teatrali. Sarebbe evidente il nesso se considerassimo i teatri come centri commerciali e consumifici di massa, ma confidiamo che il Governo abbia ben presente che il ruolo degli spazi di pubblico spettacolo somiglia molto di più a quello di presidi culturali e civici di prossimità sui territori, pronti ad attrezzarsi per rispondere, nel rispetto di ogni vincolo imposto, alla “domanda di comunità” che oggi si leva dalle cittadine e dai cittadini di questo Paese. Siamo tutti coscienti che la fase 2 è scaturita dall’urgenza di non aggravare il presente portando al collasso l’intero Paese. Non possiamo che essere d’accordo, poiché riscontriamo giorno dopo giorno l’aggravarsi delle condizioni di imprese e lavoratori dello spettacolo, tale da poter comportare il fallimento di moltissime realtà medio piccole che contribuiscono al grande fermento artistico del nostro Paese.

Come certamente Lei sa, per molti lavoratori dello spettacolo, ogni giorno senza lavoro è un giorno senza reddito, nonostante le misure di tutela previste dal Decreto Cura Italia: non esistono ancora certezze, ad esempio, sull’indennità di aprile sia per i lavoratori dello spettacolo sia per gli autonomi, che non potranno certo sopravvivere a lungo con 600 euro al mese.

Consapevoli che dovremo attendere le prossime settimane per una ragionevole tempistica sulla ripartenza delle attività aperte al pubblico in spazi chiusi, richiamiamo intanto la Sua attenzione sulla ripresa di:

• attività che si svolgono in assenza di pubblico, in primis il lavoro negli uffici – al fine di tornare a progettare il futuro dello spettacolo dal vivo;

• le prove delle compagnie per la realizzazione di nuove produzioni;

• attività per cui le misure di contenimento del virus risulterebbero di facile gestione, come le attività formative laboratoriali;

• attività di spettacolo all’aperto, prioritarie tanto per permettere ai lavoratori dello spettacolo di tornare al lavoro quanto per invitare gli spettatori/cittadini a superare la paura che l’isolamento protratto ha determinato, ricreando così le comunità.

Arriverà poi il momento, che tutti aspettiamo, della riapertura dei teatri al pubblico. Le chiediamo di dedicare particolare attenzione agli spazi con capienza inferiore a 200 posti, che non saranno nelle condizioni di riaprire a meno che non vengano garantite misure che definiremmo ammortizzatori sociali per il pubblico – ovvero specifici dispositivi di ristoro che possano compensare i mancati incassi da botteghino.

È necessario comprendere che non è immaginabile un futuro per il Sistema dello spettacolo dal vivo in Italia che non si occupi di sostenere oggi i soggetti più fragili e spesso più generativi; in questo senso probabilmente è stata immaginata la dotazione di 20 milioni di euro destinati ai soggetti extra Fus, le cui misure purtroppo hanno tutto l’aspetto di un’azione finalmente rivoluzionaria ma rimasta intentata fino in fondo: quella di mappare organicamente tutto quel sistema che sta fuori dal Sistema e che paradossalmente lo sostiene.

La proposta di C.Re.S.Co prevedeva l’individuazione di semplici fasce o di scaglioni oggettivi all’interno dei quali assegnare un medesimo contributo, perché si operasse attribuendo parti eguali a soggetti eguali, così da far corrispondere a ogni segmento un indennizzo quanto più adeguato e rispettoso delle differenze. Facendo seguito a queste riflessioni di carattere generale, riconfermiamo la volontà di mettere a servizio del Paese la nostra visione e le nostre proposte tecniche, affinché lo spettacolo dal vivo possa recuperare il valore politico che ricopre da 2.500 anni, essendo fondamentale nella vita di ogni polis.

Il Coordinamento C.Re.S.Co

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Dario Franceschini

Covid-19: Franceschini firma Decreto 20mln per extra FUS

Pubblichiamo il comunicato stampa diffuso dal MiBACT in relazione al decreto firmato oggi dal Ministro Dario Franceschini per lo stanziamento di 20 milioni di euro a sostegno delle realtà extra FUS.

Dario Franceschini
Dario Franceschini

«Nessun artista verrà dimenticato: nessun attore, nessun musicista così come nessun lavoratore del mondo dello spettacolo. Non parlo delle grandi star, che hanno le spalle robuste, parlo delle professionalità più indifese: le prime misure sono a loro tutela» così nel corso del Question time alla Camera, il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, ha annunciato di aver firmato oggi il decreto che avvia le procedure per il riparto di 20 milioni di euro a sostegno delle realtà delle arti performative che non hanno ricevuto contributi provenienti dal FUS nel 2019. Tali risorse provengono dai fondi istituiti con il decreto “Cura Italia”, varato dal Governo lo scorso 17 marzo, che destinano 130 milioni di euro alle emergenze dello spettacolo e del cinema.

«Questo stanziamento – dichiara il Ministro Franceschini – fornisce una prima risposta alle tantissime piccole realtà che operano nei settori del teatro, della musica, della danza, del circo prive del sostegno statale e pertanto sottoposte a maggiori incertezze. Un mondo fatto di professionisti abituati a vivere del proprio talento che ora conoscono un momento di dura difficoltà e meritano il pieno sostegno delle istituzioni».

Le risorse verranno ripartite in parti uguali per ciascun beneficiario e verranno devolute ai soggetti che presenteranno domanda nel rispetto di quattro semplici requisiti: prevedere nello statuto o nell’atto costitutivo lo svolgimento di attività di spettacolo dal vivo; avere sede legale in Italia; non aver ricevuto nel 2019 contributi dal FUS; aver svolto tra il 1° gennaio 2019 e il 29 febbraio 2020 un minimo di 15 rappresentazioni e aver versato contributi previdenziali per almeno 45 giornate lavorative.

Le domande potranno essere presentate nelle modalità e secondo le scadenze che verranno rese note dall’avviso che verrà pubblicato dalla Direzione generale Spettacolo entro cinque giorni dalla data di registrazione del decreto. I contributi saranno erogati entro il 30 giugno 2020.

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Marc Chagall, Introduzione al teatro ebraico, 1920

Lo Spettacolo violato. Intervista a Emanuela Bizi, Segretaria Nazionale di SLC-CGIL

Marc Chagall, Introduzione al teatro ebraico, 1920
Marc Chagall, Introduzione al teatro ebraico, 1920

È trascorso poco più di un mese dalla chiusura dei teatri sull’intero territorio nazionale in ottemperanza al DPCM del 4 marzo. A un primo momento di spaesamento e di preoccupazione per il futuro del settore, è seguita la certezza che la crisi indotta dalla diffusione dell’epidemia è una bestia di inaudita ferocia con cui tutti i lavoratori e le lavoratrici devono fare i conti. Se da un lato il Decreto “Cura Italia”, riconoscendo la tipicità dei lavoratori dello Spettacolo dal Vivo, ha amaramente confortato circa l’inadeguata considerazione di cui godono i professionisti del settore nel mondo del lavoro, dall’altro ha gettato altra benzina sul fuoco dell’incertezza divampato con l’emergenza sanitaria.

Il settore dello spettacolo dal vivo, debole e ferito, sta subendo un’erosione che ne scopre la carne viva fino a mostrare i nervi. E i nervi sono coloro che in questa crisi hanno perso tutto: gli invisibili. I nervi sono tutti quelli che a causa delle consuetudini vigenti nei rapporti lavorativi che, scavalcando le norme, si sono sedimentate in quella che viene letta come la normalità, non trovano menzione nelle categorie che hanno accesso a un sostegno statale. I nervi sono i lavoratori che contribuiscono allo scrosciare degli applausi al termine della performance ma che, di fatto, legalmente non esistono. La piaga del lavoro nero è venuta a galla, i bulloni arrugginiti di questo sistema sono saltati. Forse è davvero giunto il momento di dare alla cultura ciò che le spetta: la dignità della sua funzione sociale. Perché non si può affidare alla sola imperitura resistenza dell’arte il destino di migliaia di uomini e di donne. 

Con una lettera, lo scorso 7 aprile il Sindacato SLC-CGIL ha informato i giornalisti del settore circa il trattamento che artisti e maestranze stanno ricevendo. Si tratta di un’accorata richiesta di aiuto e di limpidità per garantire allo Spettacolo dal Vivo la tutela delle sue lavoratrici e dei suoi lavoratori. Emanuela Bizi, Segretaria Nazionale di SLC-CGIL, fa il punto della situazione.

A un mese dalla chiusura dei teatri sopraggiunta nel mese di marzo, e tenuto conto delle misure varate nel Decreto “Cura Italia”, come si configura ad oggi la situazione dei lavoratori dello spettacolo dal vivo?

La situazione dei lavoratori dello spettacolo dal vivo è drammatica. Anche se riteniamo importante che il Decreto “Cura Italia” abbia riconosciuto, per la prima volta, la tipicità dei lavoratori dello spettacolo, le misure messe in campo non sono sufficienti. Spero che si rendano conto del fatto che, al di là dei correttivi che abbiamo richiesto e che non so se verranno messi in atto, è evidente che alcuni dei criteri proposti rappresentano degli ostacoli insormontabili che, in questo momento, stanno lasciando fuori dalle tutele troppi lavoratori.

Volendo ripercorrere l’intervento di SLC-CGIL a tutela della categoria, quali richieste sono state avanzate da parte del Sindacato al MIBACT e al Ministero del Lavoro? Che tipo di risposta avete ricevuto? 

Il problema è generale, riguarda sia le imprese sia i lavoratori. Per questo abbiamo tentato di trovare fin da subito un asse comune. La prima lettera che abbiamo inviato al Ministero ha raggruppato l’intero settore dello Spettacolo, comprendendo, oltre al Sindacato, Agis, ANICA, Confartigianato, le cooperative, per effettuare una richiesta congiunta. Ho sperato che quella lettera potesse rappresentare l’inizio di un percorso comune, in realtà tutto si è bruscamente interrotto. A quel punto ho provato ad avere alcuni colloqui telefonici per segnalare l’errore di interpretazione dell’Articolo 19 ma, essendo granitica la posizione, abbiamo deciso di inviare una lettera ad Agis e al Ministero. 

Non abbiamo ricevuto risposta. L’unico modo per riportare alla normalità questo Paese è dare vita a un’imponente operazione trasversale di sostegno della cultura. C’è bisogno di permettere un accesso egualitario al mondo della cultura: in questo momento ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B, come dimostrano i dati ISTAT. Il lavoro è la trave su cui poggia l’intero settore perciò è giusto aprire un dialogo con le imprese, delle quali comprendo le esigenze ma non le modalità adottate rispetto al trattamento dei lavoratori.

Quali conseguenze ha comportato l’infrazione, da voi segnalata, della Legge sui Licenziamenti da parte di alcune imprese?

Le imprese stanno licenziando senza tenere conto delle norme sui licenziamenti, ecco perché non possiamo trovare un’intesa con le imprese pur avendola sempre cercata. Adesso basta partire dalle imprese: bisogna dare garanzie al lavoro. Di queste garanzie anche le imprese beneficeranno. La complessità sta nelle abitudini sbagliate del settore, ad esempio: se le prove vengono conteggiate in maniera forfettaria, si ledono le 30 giornate lavorative utili all’accesso ai contributi. Il 90% dei contratti di lavoro non tiene conto delle regole imposte dal CCNL: viene applicata una modalità che prevede una sorta di contratto a termine, attivato solo nelle giornate di scrittura. È una forma di contratto che esiste da sempre ma che adesso non è più utilizzabile. 

Quello che mi meraviglia è l’assenza del Ministero: ho segnalato la problematica dei licenziamenti in violazione delle norme ma non c’è stata alcuna risposta, il Ministero non è intervenuto sulle imprese. Abbiamo chiesto di abbassare la soglia dei 30 giorni non perché il lavoro non venga svolto per almeno 30 giorni in un intero anno ma perché, spesso, gli artisti svolgono anche mansioni d’insegnamento che però vengono conteggiate in gestione separata. E poi, vogliamo dirci finalmente che in questo settore, in particolare nell’ambito musicale, c’è un’enorme quantità di lavoro nero? 

Uno dei punti su cui, con la vostra lettera, avete sollevato l’attenzione riguarda la cattiva interpretazione dell’Art.19 del CCNL. Ciò ha previsto l’applicazione del Comma relativo alla Causa di Forza Maggiore invece del Comma inerente alla Causa di Forza Maggiore in presenza del Provvedimento di Pubblica Autorità, che ha comportato la possibilità di risoluzione del contratto nel giorno successivo al versamento di 12 giornate di paga al minimo sindacale. Rispetto al Fondo di Integrazione Salariale di cui si stanno avvalendo le imprese, cosa sta accadendo? 

La cosa più grave che è successa, e che sancisce l’impossibilità di creare un rapporto con le imprese, è che da un lato è avvenuta una cattiva applicazione dell’Articolo 19 per i lavoratori assunti, dall’altro nei contratti in essere con le compagnie è stato specificato che, in caso di Causa di Forza Maggiore, l’impresa ospitante non avrebbe dovuto corrispondere alcun contributo. È come se i Teatri Nazionali, le Fondazioni lirico-sinfoniche, i Tric si fossero chiusi espellendo tutto quello che non ritengono organico, garantendo invece alle proprie masse fisse, cioè ai propri dipendenti, ammortizzatori e integrazioni. Se il teatro ospitante interrompe il rapporto con la compagnia senza garantire alcun sostegno, come può la stessa compagnia che deve rispettare l’Articolo 19 – seppur con il comma errato – pagare i suoi lavoratori?

Rispetto alle Fondazioni è accaduta una cosa simile: tutti i lavoratori non contrattualizzati come mimi, danzatori, figuranti speciali, assunti con obbligo di Partita Iva o con forme di collaborazione autonoma, non possono avvalersi di alcuna tutela. Proprio questi teatri, che vivono di soldi pubblici, avrebbero dovuto essere i primi a dare il buon esempio. Sono sicuri che i lavoratori non insorgeranno mai e di questo si fanno scudo. Perché su questo il Ministero non prende una posizione netta?

Per quanto riguarda i lavori previsti da adesso ai mesi a venire, i cui contratti non erano ancora stati sottoscritti secondo la consuetudine vigente di firmare il contratto nel primo giorno di prove, quali azioni potrebbero essere intraprese per garantire ai lavoratori un compenso, riferendomi anche a coloro i quali hanno già svolto la parte autorale dello spettacolo? 

Credo che andrebbe attivato un ragionamento sulla distribuzione dei 130 milioni destinati al settore: una parte di quei compensi dovrebbe essere finalizzata a una sorta di ristoro automatico per chi aveva un contratto che è stato annullato. Abbiamo chiesto di convertire l’indennità di 600 euro in un reddito di ultima istanza in modo da sostenere i lavoratori nel tempo. Tante, troppe persone sono state tagliate fuori da queste dinamiche, a partire dagli autori. Ciò è accaduto – e bisogna ribadirlo – perché quello dello spettacolo è un mondo che rispetta poco le regole.

L’ENPALS ha prodotto due circolari per richiedere il pagamento dei contributi ENPALS anche agli autori, che sono per lo più in gestione separata. I meccanismi di evasione sono enormi in questo settore e adesso li stiamo davvero pagando tutti. Forse è arrivato il momento di ripensare completamente il sistema. Noi vogliamo provare a proporre un diverso modello di lavoro ma ci scontriamo con la difficoltà di destinare gli ammortizzatori a causa del lavoro nero.

Tra i lavoratori dello spettacolo c’è molta disinformazione e poca coesione: tutti i lavoratori sono deboli presi singolarmente, anche gli operai di una fabbrica. Gli attori fanno una professione diversa dalle altre, che implica anche delle ricadute sulla persona, ma nel rapporto di lavoro deve valere la stessa regola per tutti. Spero che questa situazione permetta ai lavoratori di unirsi e di approfondire i temi che li riguardano, perché un lavoratore che non conosce i propri diritti non è in grado di esercitarli. Questo è un grande problema della categoria, tanti non sanno nemmeno che esiste un CCNL di riferimento. Questa crisi ha portato alla luce tutti i nodi del settore.

L’esclusione di molti attori dalla richiesta di indennizzo, per via delle date vincolanti che sanciscono o meno la possibilità di accedere al contributo in base all’avvio o alla conclusione del rapporto lavorativo, riguarda anche i lavoratori intermittenti particolarmente presenti nel Teatro Ragazzi. Vista la situazione, è da ritenere reale e incombente la minaccia di estinzione di un genere come il Teatro Ragazzi che rappresenta un’eccellenza del teatro italiano?

Il Teatro Ragazzi è quello che per primo ha subito il contraccolpo della crisi per via della chiusura delle scuole. Avevamo chiesto al Mibact di stabilire un intervento congiunto con il Miur. La battuta d’arresto del Teatro Ragazzi rischia di essere mortale. Il problema dell’intermittenza, più diffusa nel Teatro Ragazzi per la tipologia di lavoro richiesta, è che le norme che la regolano non garantiscono alcuna tutela. Anche le cooperative dello spettacolo utilizzano molto l’intermittenza, che per le imprese risulta molto costosa. Lo stesso Teatro Ragazzi ci aveva segnalato questa problematica e abbiamo provato a trovare insieme una soluzione. Sono necessarie regole diverse a seconda dei soggetti.

L’intermittenza a tempo indeterminato rende la situazione ancora più complessa: con un contratto di questo tipo, pur essendo intermittente, per l’INPS il lavoratore è a tempo indeterminato, viene quindi inserito nella classe C dell’ENPALS, deve accumulare 112 giornate lavorative per conseguire un anno contributivo e non ha diritto ad alcun ammortizzatore. Per questo abbiamo chiesto di non assumere a tempo indeterminato: paradossalmente un contratto a termine prevede maggior tutela. I vincoli delle date 23 febbraio (solo se si stava lavorando da prima o da quel giorno si può accedere a Fondo di Integrazione Salariale o Cassa in Deroga) e 17 marzo (se il rapporto di lavoro termina dopo questo giorno non si può chiedere l’indennità di 600€) escludono un gran numero di lavoratori, anche gli intermittenti a tempo determinato. Il blocco delle attività non è partito unitariamente in tutta Italia, interessando originariamente solo le quattro regioni in cui è stato dichiarato lo stato di crisi.

Successivamente al 23 febbraio, quindi, sono stati attivati nelle restanti regioni dei contratti di lavoro che rilegano i lavoratori in un limbo temporale che non dà diritto ad alcun ammortizzatore. Per quel che riguarda gli intermittenti c’è un’altra particolarità: le aziende con un numero di dipendenti superiore a 5 devono pagare il Fondo di Integrazione Salariale. L’INPS non ha mai disciplinato il calcolo dell’indennità agli intermittenti per cui, in presenza di una circolare che obbligava tutti coloro che pagavano il FIS a non chiedere l’ammortizzatore in deroga, anche le domande per il FIS sono state respinte. Il calcolo dell’indennità del lavoratore intermittente è basata su una circolare dell’INPS del 2006. La situazione degli intermittenti è molto aggrovigliata ma l’INPS, attraverso questa norma, sta escludendo scientemente migliaia di lavoratori. 

In attesa del nuovo Decreto di aprile, su quali fronti sta lavorando il Sindacato? Questo lavoro si sta avvalendo della sinergia con gli altri Sindacati?

Le nostre principali richieste sono: la possibilità di risarcire i contratti accesi e l’emissione di un reddito minimo che duri nel tempo. In questo momento CISL e UIL non stanno ascoltando la mia proposta di collaborazione. Sto lavorando in solitudine, per cui mi sto muovendo autonomamente. Non c’è un protagonismo forte da parte delle due organizzazioni sindacali in questo momento. Forse perchè SLC-CGIL sta accelerando i tempi per le pressioni dei lavoratori. Il sindacato in questo momento deve stare dalla parte dei più deboli. Il vero problema sopraggiungerà il prossimo anno: per quest’anno i grandi teatri ce la faranno avendo risorse garantite ma la cultura dei comuni, che si sostiene con le tasse di soggiorno, vive una grande complessità per il blocco del turismo. 

Una possibile ripartenza potrebbe verificarsi con l’intrattenimento nelle città, anche in luoghi non deputati. Quali sono in questo senso le ipotesi che stanno avanzando le realtà regionali e comunali?

Dodici assessori dei comuni delle città più grandi d’Italia hanno avuto un incontro con il Ministro Franceschini per avere risposte circa il futuro dei loro territori. Questi assessori sono consapevoli di poter essere gli autori della ripartenza e, in virtù di ciò, hanno chiesto dei fondi. Penso che una parte di quei 130 milioni debba essere destinata ai Comuni e alle Regioni che conoscono veramente le piccole realtà che non sono riconosciute dal FUS. La norma che regola il Terzo Settore permette al comune di accedere al lavoro gratuito per le attività culturali, per questo ho già redarguito gli assessori per scongiurare la gratuità.

È più che mai necessario che tutti capiscano che chi lavora nello spettacolo non lo fa per divertimento e che deve essere pagato adeguatamente. Il compito delle Regioni, anche in nome del Titolo V, è di guardare alla sua rete e garantirla. I lavoratori dello spettacolo hanno una funzione sociale: come si sostiene la scuola pubblica così vanno sostenute le attività culturali. Il Sindacato deve imparare a riconoscere l’atipicità dei lavoratori dello spettacolo: il lavoro non è sempre precario, può essere dignitoso anche se fatto in modo atipico. Mi auguro che avvenga un grande cambiamento, per tutti noi. Questa crisi è stata mortale e temo che lascerà molte macerie. Spero in un appoggio maggiore da parte del Ministero che ha un ruolo importante.

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Gran Virtual Tour, visite virtuali tra teatri, musei e biblioteche

Il MiBACT ha lanciato il Gran Virtual Tour del patrimonio culturale: in occasione della prima domenica del mese, che solitamente prevede l’ingresso gratuito in tutti i luoghi della cultura statali. Il MiBACT propone tour virtuali in teatri, archivi, musei e biblioteche riuniti sul sito web www.beniculturali.it/virtualtour.

Tra questi, il Teatro Regio di Torino, il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro Massimo di Palermo, l’Archivio di Stato di Napoli, la Biblioteca del Quirinale, ma anche il Museo casa natale di Gabriele d’Annunzio, il Castello Svevo di Bari, le Terme di Caracalla, il Parco Archeologico di Pompei e tanti altri luoghi della cultura.

Tanti percorsi digitali per dare vita a un vero “Gran virtual tour” della bellezza italiana: molti di questi percorsi virtuali sono stati realizzati grazie alla collaborazione pluriennale tra il MiBACT e Google Arts & Culture e sono stati ora riuniti all’interno della sezione Meraviglie d’Italia (disponibile su g.co/meraviglieditalia della piattaforma di Google).

L’intento è di offrire la possibilità di ammirare dalle proprie case le sale di alcuni tra più importanti luoghi della cultura statali, i capolavori negli allestimenti museali, gli ambienti di diversi teatri dell’opera, autentici monumenti della musica, percorrendo i foyer e attraversando le platee e i palchi, e di godere della ricchezza del patrimonio conservato negli archivi e nelle biblioteche monumentali.

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Il Decreto “Cura Italia” e i lavoratori dello spettacolo. Intervista al Presidente dell’ANTAC Ruggero Sintoni

L’emergenza sanitaria nazionale, provocata dalla diffusione del contagio da Covid-19, ha paralizzato l’Italia. I lavoratori sono in crisi, le aziende sono in ginocchio, il sistema sanitario è al collasso. A due settimane dalla chiusura dei teatri, ingenti problematiche si rilevano anche nel settore dello spettacolo dal vivo, apparato fragile che storicamente risente della delicata condizione di precarietà vissuta dai suoi lavoratori e dalle sue lavoratrici. Dopo l’ondata di soluzioni sperimentali messe in campo dagli artisti italiani per far fronte all’impossibilità delle rappresentazioni pubbliche, in molti restano in attesa di concrete misure statali di sostegno al mondo della cultura.

Lo scorso 11 marzo, l’Agis – Associazione Generale Italiana dello spettacolo ha inviato una lettera al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, al fine di segnalare gli interventi urgenti di cui necessita il settore spettacolo a causa della crisi in atto. Gran parte degli interventi economici e normativi richiesti da Agis, hanno trovato riscontro nel Decreto-legge “Cura Italia” emanato il 17 marzo. Un primo passo per soccorrere artisti e imprese auspicando un rapido ritorno alla normalità.

Quella che, per l’assurda riformulazione tout-court della vita di ciascuno di noi, sembra essere una pièce teatrale dai tratti distopici, è una realtà sacrilega che priva anche il teatro della sua essenza: la presenza dell’altro.  Nel lungo processo di riattivazione sull’intero tessuto nazionale delle pratiche artistiche, risultano necessarie risposte chiare, flessibili, immediate. Risposte che tutelino i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo dal vivo e che, nel lungo termine, siano capaci di rinvigorire il rapporto di fiducia tra i pubblici e i luoghi della cultura, oggi dilaniato dalla paura dell’infezione. 

Ruggero Sintoni, Presidente dell’associazione nazionale dei Teatri Stabili d’Arte Contemporanea (A.N.T.A.C.)

A fare il punto della situazione è Ruggero Sintoni, Presidente dell’associazione nazionale dei Teatri Stabili d’Arte Contemporanea (A.N.T.A.C.) che, in seno all’Agis, riunisce i Centri di produzione teatrale operanti in Italia con il proposito di sostenerne lo sviluppo e la diffusione nell’ambito del sistema teatrale nazionale e internazionale.

Nella lettera inviata da Agis al Ministro Franceschini la richiesta di interventi statali, di natura economica e normativa, si origina dall’aggravarsi dell’emergenza sanitaria che ha indotto il blocco totale delle attività culturali su tutto il territorio nazionale. Tenendo conto del Decreto “Cura Italia”, ritiene che la diffusa sofferenza di cassa generatasi e l’impossibile computazione dei danni contabili reali rendano necessaria la costituzione di una commissione tecnica ad interim, per formulare nuove strategie di contrasto al collasso del sistema produttivo e distributivo? 

Assolutamente sì. In alcune regioni le compagnie sono ferme e i teatri sono chiusi dal 24 febbraio, in altre dall’8 marzo. Le attività sono state bloccate fino al 3 aprile, speriamo di poter ripartire già dal 4 aprile ma fare la conta dei danni adesso non è possibile. In questo momento le compagnie e i teatri continuano a spendere ma non incassano. L’intervento che il Decreto “Cura Italia” ha approvato è assolutamente compatibile e coerente con le richieste fatte da Agis. Sicuramente lo spettacolo dal vivo è uno dei settori che sta vivendo con maggiore difficoltà questa crisi.

Basti pensare che solo in Emilia Romagna ci sono quasi 12.000 lavoratori dello spettacolo dal vivo. Moltiplicando questo numero per tutte le regioni d’Italia si può avere una stima di quanti lavoratori si trovino in una condizione di estrema difficoltà in questo periodo. Ma a essere in crisi non sono solo i lavoratori dello spettacolo, perché va considerato tutto l’indotto generato dal teatro: un teatro che funziona fa vivere una quantità immensa di economie; una compagnia che gira l’Italia crea lavoro per ristoranti e alberghi, ad esempio. In Italia i teatri non sono concentrati solo nelle grandi metropoli, ma anche nei centri più piccoli.

Nelle città di provincia il teatro rappresenta un valore immenso. Questo Decreto è stato assolutamente fatto con criterio, ma non sono sicuro che le risorse basteranno. Io dirigo un Centro di Produzione che si chiama Accademia Perduta/Romagna Teatri, se devo essere sincero, e credo di poter parlare anche a nome dei miei colleghi, condividiamo tutti l’immenso timore che le risorse non basteranno. Nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare una condizione simile che coinvolge autori, attori, registi, tecnici, maestranze. Siamo in tantissimi a essere in crisi.

Alla luce delle nuove misure varate dal Decreto “Cura Italia” per i lavoratori dello spettacolo, cosa ci si può aspettare dalle future manovre statali e a che tipo di proposte sta lavorando l’Agis per i prossimi Decreti?

Ribadisco, stiamo spendendo e non stiamo incassando per cui è necessario che vengano immediatamente liquidati i saldi dei contributi per il 2019 e gli anticipi del 2020. Siamo a metà del 2020, in questi mesi buona parte delle attività è stata già portata a termine. Nel nostro settore gennaio, febbraio, marzo e aprile sono i momenti di maggior fervore lavorativo per cui queste risorse devono essere urgentemente erogate.

In questa situazione di crisi, oltre a richiedere l’intervento dello Stato, su che tipo di azioni verte la tutela dei lavoratori dello spettacolo dal vivo promossa da Agis?

I teatri sono un grande patrimonio e sono indispensabili alla cultura della città, per questo occorre che, oltre allo Stato, anche le Regioni e le amministrazioni comunali mettano a disposizione tutte le risorse in loro possesso. Io vivo in Emilia Romagna, mercoledì scorso ho incontrato il nuovo assessore alla cultura che si è messo in una posizione di ascolto e di studio, costituendo un tavolo permanente per capire quali strategie mettere in campo. Ripeto, i contributi pubblici devono essere liquidati il prima possibile perché le imprese sono in ginocchio e se l’Italia perde il patrimonio dello spettacolo dal vivo, perde una parte della sua identità culturale. Non potremo continuare a parlare di radici e di territorio se il patrimonio dello spettacolo dal vivo verrà distrutto.

Nella lettera dell’Agis al Ministro Franceschini si legge della preoccupazione per l’incrinatura del rapporto fiduciario tra gli spettatori e i luoghi fisici in cui si svolgono gli spettacoli. Attraverso quali strategie si potrà far fronte a questo rapporto mutato?

In Italia il rapporto fra i teatri e il loro pubblico è un rapporto sano che, in questo momento, è stato intaccato dalla paura. Un biglietto o un abbonamento a teatro, non sono solo un contratto di tipo economico. Oltre a una valenza commerciale, questi titoli hanno anche una valenza emotiva e sentimentale molto forte perché corrispondono a delle aspettative che hanno a che fare con le emozioni, con la crescita, con la formazione dello spirito critico, di una coscienza di massa. Ecco perché è fondamentale ricucire questo rapporto. Sono necessarie grandi azioni di “pubblicità progresso” che tendano a rivitalizzare il rapporto tra gli spettatori e i loro teatri. Oggi i teatri sono un luogo della paura: a teatro si sta seduti vicini, si parla agli altri stando a pochi centimetri.

Bisognerà fare delle azioni di promozione per ricostruire il rapporto fiduciario tra gli spettatori e gli artisti, tra gli spettatori e i luoghi dello spettacolo, tra gli spettatori stessi. Oltre a un grande intervento di promozione, dobbiamo chiedere allo Stato una ricognizione continua rispetto a ciò che sta accadendo, almeno finché non si saranno riprese a pieno le condizioni nelle quali eravamo tre mesi fa. Mi spiego: non basterà, finita l’emergenza virus, riaprire i teatri e fare un grande spot nazionale, sarà necessario anche monitorare la situazione quotidianamente poiché abbiamo la necessità di andare a riprendere mano per mano, cuore per cuore i nostri pubblici. Dobbiamo pretendere che lo Stato ci accompagni in questo percorso perché la cultura è un grande pezzo dell’identità nazionale di un Paese.

Oltre alla richiesta avanzata da Agis di una revisione straordinaria dei criteri di assegnazione dei contributi del Fus, nonché della metodologia di valutazione non meramente tecnica a preventivo della consuntivazione per il 2020, quali misure di agevolazione potrebbero essere previste dal Decreto Ministeriale relativo al triennio 2021-2023?

Occorrerà istituire un tavolo Agis-Ministero e un tavolo Ministero-Conferenza delle Regioni che, a lungo termine, tengano presente quanto inaudito sia quel che è accaduto. Il sistema dello spettacolo dal vivo italiano è fatto di Teatri Nazionali, di Teatri di rilevante interesse culturale, di Centri di produzione teatrale, di Enti lirici, di compagnie di prosa e di danza e le ripercussioni negative che scaturiscono da questa emergenza hanno colpito indistintamente, per cui devono essere prese in considerazione rispetto al lavoro tutti. Per questo, le valutazioni dovranno essere semplici e immediate. L’algoritmo va bene ma deve essere semplificato. Tenendo conto che i territori, le compagnie, i teatri e gli artisti sono diversi tra loro, con la sola coscienza algoritmica si rischia di creare delle grandi disuguaglianze.

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DOCUMENTI: Lettera dell’Agis al Ministro Franceschini

Pubblichiamo la lettera inviata l’11 marzo dall’Agis (Associazione Italiana Generale dello Spettacolo) al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, al fine di segnalare gli interventi urgenti di cui necessita il settore spettacolo a causa della crisi in atto.

Alla luce degli accadimenti delle ultime ore, l’Agis – che rappresenta oltre mille organismi, dalle grandi istituzioni pubbliche alle piccole compagnie e associazioni private – chiede di ricevere segnali forti e chiari, che non sono ancora giunti, e propone un elenco di interventi economici e normativi giudicati indispensabili per soccorrere le imprese e gli artisti in questa fase acuta sia per innescare e sostenere, appena sarà possibile, un rapido ritorno alla normalità.

> LEGGI LA LETTERA DELL’AGIS

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Mibact: Alberto Bonisoli è il nuovo ministro. Dalla Naba al Collegio Romano, ecco chi è il nuovo ministro

Alberto Bonisoli è il nuovo ministro dei Beni culturali e prenderà il posto al Collegio Romano di Dario Franceschini. Da tempo guida la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA), un colosso della formazione artistica e creativa non statale, nata nel 1980 e dove il dipartimento arti visive è stato affidato a un nome di spicco, Marco Scotini, e dove insegnano tra gli altri anche Yuri Ancarani, Adrian Paci e Francesco Iodice. Bonisoli è un tecnico, un manager culturale, che incarna il profilo ideale per tornare a far pensare alla Cultura come un settore produttivo e non semplicemente come un’uniforme di rappresentanza.

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Classe 1961, è esperto di Education Management e di design e sviluppo di progetti internazionali. Dal 2013 guida la Piattaforma Sistema Formativo Moda, l’associazione volta a promuovere e rafforzare il sistema italiano di formazione moda, con l’obiettivo di consolidare i rapporti istituzionali e progettare un sistema di certificazione delle scuole di moda che ne garantisca la qualità a livello internazionale. Nel corso della sua esperienza professionale ha offerto consulenza a istituzioni pubbliche, nazionali e dell’Unione Europea, e a università in oltre venti paesi, aiutando a elaborare piani d’innovazione e di sviluppo in ambito di istruzione, ricerca e formazione.

Dal 2005 al 2007 ha ricoperto il ruolo di Senior Consultant presso il Ministero Italiano dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, lavorando alla definizione programmi integrati per favorire l’adattamento alla cornice comunitaria dei programmi italiani di ricerca e sviluppo.

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Nominati i componenti della Commissione consultiva per il teatro

Nominati i componenti della Commissione consultiva per il teatro, della Commissione consultiva per la musica, della Commissione consultiva per la danza e per la Commissione consultiva per i circhi e lo spettacolo viaggiante. Le quattro Commissioni consultive per lo spettacolo saranno composte secondo quanto stabilito dai relativi decreti ministeriali, datati 11 gennaio e pubblicati il 31 gennaio. Il ministro Franceschini ha provveduto alla nomina di tre componenti per ciascuna Commissione, di cui uno con funzioni di Presidente, a seguito dell’esito della procedura pubblica di acquisizione delle candidature da poco conclusa. Inoltre, sono stati confermati i componenti designati dalla Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e dalla Conferenza Stato-città ed autonomie locali, avendo la Conferenza Unificata acquisito le relative designazioni rispettivamente il 6 e 21 dicembre 2017.

I componenti delle Commissioni dureranno in carica tre esercizi finanziari, potranno essere riconfermati per una sola volta e nuovamente nominati trascorsi tre anni dalla cessazione dell’ultimo incarico. Ad essi non spetterà alcun emolumento o indennità. Le Commissioni, infatti, operano senza oneri a carico della finanza pubblica, salvo il rimborso delle eventuali spese di missione, nel rispetto delle limitazioni previste per tali categorie di spese e nei limiti degli stanziamenti di bilancio per le medesime spese.

COMMISSIONE CONSULTIVA PER IL TEATRO

Faranno parte della Commissione consultiva per il teatro Guido di Palma, rappresentante del Mibact con funzioni di Presidente, Marco Bernardi e Danila Confalonieri, rappresentanti dello stesso Ministero, Ilaria Fabbri, rappresentante della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, e Massimo Cecconi, rappresentante ANCI.

COMMISSIONE CONSULTIVA PER LA MUSICA

Membri della Commissione consultiva per la musica saranno Valerio Toniolo, rappresentante del Mibact con funzioni di Presidente, Anna Menichetti e Filippo Bianchi, rappresentanti dello stesso Ministero, Pierfrancesco Pacoda, rappresentante della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, e Angelo Princigalli, rappresentante ANCI.

COMMISSIONE CONSULTIVA PER LA DANZA

Sono nominati quali membri della Commissione consultiva per la danza Alessandro Pontremoli, rappresentante del Mibact con funzioni di Presidente, Sergio Trombetta e Giuseppe Distefano, rappresentanti dello stesso Ministero, Graziella Gattulli quale rappresentante della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e Paola Marucci quale rappresentante dell’ANCI.

COMMISSIONE CONSULTIVA PER I CIRCHI E LO SPETTACOLO VIAGGIANTE

Membri della Commissione consultiva per i circhi e lo spettacolo viaggiante saranno Valeria Campo, rappresentante del Mibact e con funzioni di Presidente, Domenico Siclari e Iones Reverberi, rappresentanti dello stesso Ministero, Marco Chiriotti, rappresentante della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e Leonardo Angelini, rappresentante ANCI.

RUOLI DELLE COMMISSIONI

Le Commissioni hanno funzione consultiva in ordine alla valutazione degli aspetti qualitativi dei progetti e delle iniziative riguardanti le richieste di contributo nei settori di rispettiva competenza sulla base della normativa e dei regolamenti riguardanti i criteri e le modalità di erogazione dei contributi a favore delle diverse attività dello spettacolo. La commissione consultiva per la musica ha funzioni consultive in ordine alla valutazione degli aspetti qualitativi dei programmi di attività delle fondazioni lirico-sinfoniche.

Approfondimenti:

Commissione consultiva per il teatro: http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1517397033483_D.M._11_GENNAIO_2018_REP._29_REGISTRATO_UCB.pdf
Commissione consultiva per la musica: http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1517397353093_D.M._11_GENNAIO_2018_REP._30_REGISTRATO_UCB.pdf
Commissione consultiva per la danza: http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents

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