VAGO FIORE

Quartieri dell’Arte XXIV. Gian Maria Cervo racconta VAGO FIORE

Giunto alla sua ventiquattresima edizione, il Festival Quartieri dell’Arte rappresenta per la Tuscia laziale un importante appuntamento con la cultura. Dal 2 settembre al 5 novembre, il territorio viterbese sarà attraversato da una fitta rete di eventi dedicati all’arte, al teatro e alla drammaturgia. Pur dovendosi attenere alle nuove disposizioni, Quartieri dell’Arte non ha rinunciato all’internazionalità ospitando drammaturghi italiani ed esteri per mantenere accesa l’attenzione sulla scena contemporanea.

VAGO FIORE
VAGO FIORE – Francesco De Grandi

Il programma del Festival è composto da spettacoli, installazioni ed eventi connotati da un forte legame con il territorio ospitante. La memoria del luogo è motore propulsore dell’installazione teatrale VAGO FIORE, inaugurata il 2 settembre presso l’ex Chiesa degli Almadiani di Viterbo, ad opera del pittore palermitano Francesco De Grandi. Curata da Loredana Parrella e Marcello Carriero, VAGO FIORE ripercorre la storia della Macchina di Santa Rosa, il cui trasporto, non autorizzato in tempo di Covid-19, è stato riconosciuto nel 2013 Patrimonio Immateriale dell’umanità. L’esposizione sarà accompagnata dalla performance di Jessica De Masi, Massimo Risi e Luigi Cosimelli e da un tappeto vocale-sonoro appositamente realizzato da Gian Maria Cervo.

In questa intervista Gian Maria Cervo, direttore artistico del Festival Quartieri dell’Arte, racconta la ventiquattresima edizione, dedicando una riflessione all’interazione comunitaria a partire dall’installazione VAGO FIORE.

Uno degli eventi centrali di questa edizione di Festival Quartieri dell’Arte è la mostra VAGO FIORE. Un’esposizione capace di far ripercorrere al pubblico la storia del tradizionale trasporto della Macchina di Santa Rosa. Sostituendosi a un evento tanto sentito per la comunità viterbese, quali sono stati i criteri di realizzazione della mostra? 

Direi che è più un’installazione teatrale che una mostra. Il pittore palermitano Francesco De Grandi ha creato, attraverso 12 immagini 100×70 a spray oro e pastello nero, un percorso storico, psicologico di approdo alla Macchina di Santa Rosa così come la conosciamo oggi e ha collocato le immagini su supporti site-responsive specificamente realizzati per l’evento, che trasformano la Chiesa degli Almadiani – luogo ad esso deputato – in una versione postmoderna di un oratorio barocco palermitano. Ci sono immagini che sfidano la conoscenza dello spettatore: un trasporto del 1690 ri-immaginato; la narrazione di un miracolo, quasi in forma di ex-voto, che connette la Chiesa in cui si vede l’installazione alle vicende di Santa Rosa; una rappresentazione inedita, quasi alla van Dyck, della Santa.

Io che ho memorie di trasporti della Macchina dall’infanzia all’età adulta, ho creato un tappeto vocale-sonoro che riproduce una folla seicentesca, che accompagna le immagini di De Grandi, per cui hanno prestato la loro voce molte star del cinema e del teatro italiano. E poi ci sono Jessica De Masi, performer della Compagnia Twain e i nostri attori Massimo Risi e Luigi Cosimelli che con i loro corpi disegnano nello spazio e ridisegnano lo spazio. 

L’invito allo spettatore è quello di provare a ri-immaginare un trasporto della Macchina di Santa Rosa della fine del Seicento. Ma è chiaro che non si può fare filologia. Mancano tantissimi elementi. Il primo è il pubblico originario. Con Marcello Carriero e Loredana Parrella che hanno lavorato con me alla creazione ci siamo sempre detti che VAGO FIORE doveva essere un fake dichiarato e scientemente costruito. E del resto la questione del fake è centrale oggi nelle più avanzate drammaturgie polivocali. Serve a sfidare il pubblico, a creare più discorso, più discernimento, più “democrazia” attorno a un tema.  Mi piace ripetere che quello che c’è di vero in VAGO FIORE è un trasporto della mente, l’unico possibile in epoca di Covid-19, che parte dall’osservazione delle suggestioni visive e dall’assorbimento di quelle uditive e termina ad occhi chiusi.

Dal 2013 il trasporto della Macchina di Santa Rosa è Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Un riconoscimento che rende conto del valore della tradizione folklorica italiana e della necessità di preservare tale ricchezza. Come si pone VAGO FIORE circa l’accrescimento della memoria storica di quest’evento?

VAGO FIORE ricorda l’ampiezza e la longevità del rito, il suo mistero, la sua complessità. Non è immediato ricordarlo anche per i moltissimi che sanno che la Macchina di Santa Rosa è una tradizione plurisecolare. Direi che questa installazione induce a riconsiderare l’oggetto, crea nuova attenzione su di esso. Anche trascendendo l’indeterminatezza del suo passato.

In un tempo in cui il senso di comunità va disperdendosi, proiettando sempre più la comunicazione e le relazioni verso il rapporto uno a uno, in che modo l’arte, tenendo fede alla sua funzione originaria, può rinvigorire l’interazione comunitaria, restituendole una ritualità religiosa e allo stesso tempo laica?

Attraverso la collisione di quante più prospettive possibili all’interno delle drammaturgie, intese in senso lato. Il contrasto è un valore centrale nel teatro, è una chance di metamorfosi. Più allarghiamo lo spettro entro il quale i contrasti devono avvenire, più siamo efficaci come artisti. 

La programmazione del Festival, che ospita diverse opere rivolte a grandi personaggi ed eventi storici dell’epoca barocca, ha mantenuto, nonostante le difficoltà insorte a seguito della pandemia, un respiro internazionale ospitando anche progetti di drammaturghi italiani ed esteri. Qual è il punto d’incontro tra l’arte barocca e quella del nostro tempo? 

Credo che ci sia questo senso della polifonia e del carnevale, un certo dinamismo trasformativo. Per esempio, oggi è abbastanza diffusa l’idea che il rapporto tra personaggio e lingua offra moltissime possibilità. La lingua tradizionalmente può essere vista come una funzione del personaggio. Ma può essere anche viceversa. Il personaggio può essere funzione della lingua, la lingua può essere una forza misteriosa che trascina il personaggio in terre incognite. 

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direzioniAltre Festival 2020: danza, teatro e performance a Tuscania

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Dal 20 al 23 Agosto, danza, teatro e performance invaderanno le vie e i luoghi storici di Tuscania (VT) per la quarta edizione di direzioniAltre Festival 2020, organizzato da Twain Centro Produzione di Danza, sotto la direzione artistica di Loredana Parrella.

Dopo il successo delle scorse edizioni, avrà luogo nella suggestiva cittadina della Tuscia laziale, una maratona di quattro giorni all’insegna delle arti performative: 14 appuntamenti di assoluta innovazione e originalità per un festival multidisciplinare, con un’intera sezione dedicata ai più piccoli, finalizzato alla sperimentazione di nuove modalità di ricerca e di incontro tra artisti e spettatori.

All’interno del borgo antico, in cui si può respirare ancora un’atmosfera medievale di rara fascinazione, si animerà la kermesse: la piazza del Duomo, l’Ex Tempio Santa Croce e l’Anfiteatro Parco Torre di Lavello saranno le magnifiche location che ospiteranno gli spettacoli in programmazione, insieme agli spazi chiusi del Supercinema

Come sottolinea Loredana Parrella, cui è affidata la direzione artistica: «In questi mesi abbiamo lavorato assieme ai nostri collaboratori e collaboratrici, artisti e artiste, per rendere i nostri spazi ancora più accoglienti e realizzare una programmazione eterogenea e di qualità. Ciò che anima i nostri cuori è la consapevolezza che la cultura più di ogni altra cosa abbia la capacità di aprire le menti e mettere in moto meccanismi virtuosi che apportano ricchezza di idee».

Si comincia il 20 agosto dalle ore 21:00, presso il Supercinema, con un trittico di performance di realtà artistiche emergenti già affermate nel mondo della danza: Fermo Immagine di e con Manolo Perazzi, Gianni-Pasquale di IVONA | Pablo Girolami ed Eclipse di e con Stella Pitarresi aprono le danze di direzioniAltre 2020. 

La giornata del 21 agosto, si apre, alle ore 18:00 con Meraviglia di Ondadurto Teatro presso l’Anfiteatro Parco Torre di Lavello, una performance di giocoleria e trampoli per riscoprire la sensazione di meraviglia e stupore che possono scaturire da tutti quei semplici e, allo stesso tempo, magici aspetti del mondo circense.

La storica formazione Compagnia Petrillo Danza presenta la nuova produzione Powder_Quintet, alle ore 18:30 all’Anfiteatro Parco Torre di Lavello. Lo spettacolo amplia lo studio delle dinamiche fisiche che condizionano il movimento del corpo, più specificatamente del corpo-polvere, elaborando traiettorie dove la danza diventa gesto tecnico, prestazione, immagine, poesia.

Alle ore 19:00 segue Albania Casa Mia, pièce pluripremiata e osannata da pubblico e critica in Italia e anche negli Stati Uniti, di e con Aleksandros Memetaj che racconta con incantevole poesia la storia di una famiglia in fuga dall’Albania: di un figlio che cresce lontano dalla sua terra natia, in Veneto, luogo che non gli darà mai un pieno senso di appartenenza. La storia di un padre, dei sacrifici e di pericoli corsi per evitare di crescere suo figlio nella miseria di uno Stato che non esiste più. 

Chiude la programmazione, la celebre e apprezzata formazione coreutica, Compagnia Egribianco Danza che presenta dalle ore 21:30 presso il Supercinema un dittico composto da: Estratti da Leonardo da Vinci: Anatomie Spirituali, spettacolo dedicato al genio di Leonardo da Vinci nel 500° della morte, un omaggio al grande inventore, scienziato, scrittore, umanista a tutto tondo e (Quartetto) per la fine del tempo, nuova produzione ispirata all’omonima partitura di Olivier Messiaen, in cui quattro personaggi fluttuano ognuno su una propria isola, preparano in solitudine il proprio corpo per affrontare gli altri, a dovuta distanza, nella misteriosa e affascinante impossibilità di toccarsi.

Sabato 22 agosto, il Festival direzioniAltre dedica ai più piccoli due spettacoli all’insegna del gioco e del divertimento. Alle ore 18, all’Anfiteatro Parco Torre di Lavello, Ondadurto teatro va in scena con Meraviglia tra esibizioni comiche, giocoleria e trampoli; mentre, alle ore 18:30 presso l’Ex Tempio Santa Croce, 20CHIAVI teatro presenta BRUTTO!, uno spettacolo che si interroga sui grandi temi della vita ma in modo semplice e divertente, ponendo delle domande  sia ai grandi sia ai piccini senza dare risposte giuste o sbagliate.

Alle ore 20:00, il performer Diego Sinniger De Salas, all’Anfiteatro Parco Torre di Lavello, incanterà il pubblico con Bandbody, uno studio che pone in relazione il corpo, la musica e le vibrazioni. Per chiudere in bellezza, Abrazo Tango di Naturalis Labor, alle 21:30 presso l’Anfiteatro Parco Torre di Lavello, farà immergere lo spettatore nelle atmosfere sensuali e torbide dei barrios argentini. Grazie e attraverso il tango, metafora della vita e dell’amore. 

La giornata conclusiva di domenica 23 agosto si apre nuovamente con lo spettacolo Meraviglia di Ondadurto teatro, ore 17:30 all’Anfiteatro Parco Torre di Lavello, e un altro spettacolo di teatro-ragazzi: Doralinda Alla Ricerca Della Bellezza Perduta di Florian Metateatro, dove la protagonista Doralinda, tessitrice coraggiosa, inizia il suo viaggio magico in cui vivrà una grande avventura per riportare la speranza nel suo paese che si sta spopolando.

Alle ore 19:15, all’Anfiteatro Parco Torre di Lavello, un altro appuntamento imperdibile per gli amanti delle arti performative con Juliette, l’ultima poetica produzione di Twain physical dance theatre, che, a partire dal celebre capolavoro di Shakespeare Romeo e Giulietta, trascina il pubblico, tra antichi rancori ed eterni atti d’amore incosciente, all’interno del suo viaggio, fatto di ricordi, tensioni e amori che non finiscono.

Chiude il festival alle ore 21:30 presso il Supercinema, l’attesa finale della IV edizione del Premio Twain_direzioniAltre, con sostegno alla produzione, residenza artistica e circuitazione per Artisti Under35. I sei finalisti sono: Sara Capanna e Michele Scappa, Mattia Cason, Sofia Casprini e Loredana Tarnovschi, C.G.J. Collettivo Giulio e Jari (Giulio Petrucci e Jari Boldrini), Giorgia Gasparetto e Priscilla Pizziol, Sofia Nappi. I sei progetti finalisti verranno valutati, a giudizio insindacabile, dalla Direzione Artistica di Twain, coadiuvata da una commissione di esperti che decreterà il vincitore la sera del 23 agosto in presenza del pubblico.

direzioniAltre Festival 2020, organizzato da Twain Centro Produzione di Danza, è sostenuto da MiBACT, Regione Lazio, Fondazione Carivit e Comune di Tuscania in collaborazione con ATCL Lazio e PERIFERIE ARTISTICHE. In residenza presso il Supercinema di Tuscania.

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PERIFERIE ARTISTICHE: un libero spazio di sperimentazione. Intervista a Loredana Parrella

PERIFERIE ARTISTICHE

Laddove i tempi di creazione sono sempre più ridotti, PERIFERIE ARTISTICHE, Centro di Residenza multidisciplinare del Lazio, si pone come un’oasi di libera sperimentazione. Una casa dove creare, immaginare, crescere. Potendo usufruire di diversi spazi teatrali dislocati sul territorio regionale, grazie alla sinergia tra i 4 soggetti promotoriTwain, Settimo Cielo, Ondadurto Teatro e Vera Stasi –, PERIFERIE ARTISTICHE si afferma come polo culturale nel Lazio e sul territorio nazionale e internazionale.

A partire dal triennio 2018/2020, il Centro di Residenza ha ottenuto il sostegno del MiBACT e della Regione Lazio, riuscendo a far progredire il proprio modello di co-progettazione e assicurando, anche a seguito della pandemia, uno spazio di creazione a tutti gli artisti selezionati per l’anno 2020. Il palinsesto delle attività è molto vario, concretizzandosi in un’alternanza di ospitalità, percorsi formativi rivolti agli artisti in residenza, alle giovani professionalità e al pubblico, favorendo il dialogo con il territorio.

In questa intervista, Loredana Parrella, che insieme a Gloria Sapio, Lorenzo Pasquali e Silvana Barbarini cura la direzione artistica, racconta la mission di PERIFERIE ARTISTICHE: creare ricchezza intorno al tema della ricerca.

Volendo ripercorrere questa prima triennalità di sostegno istituzionale che volge al termine, quali sono stati i momenti più pregnanti del vostro progetto e quali obiettivi avete raggiunto?

I Centri di Residenza sono stati inseriti dal Ministero tra i beneficiari dei contributi statali a partire dal triennio 2018/2020, anche se molte strutture si occupano di ospitalità da diversi anni. Già nel 2015 era stato firmato il patto Stato-Regioni avviando una prima triennalità con residenze artistiche riconosciute. Dal 2018, Twain si è insediato sul territorio di Tuscania potendo usufruire di diversi spazi teatrali.

Quando si è aperta la possibilità di creare un Centro di Residenza per ogni regione, Twain ha proposto a tre realtà del territorio, con le quali collabora da anni – Settimo Cielo, Ondadurto Teatro e Vera Stasi –  di fondare un ATS e lavorare a un progetto comune. Grazie all’esperienza pregressa già maturata in tutte le strutture abbiamo potuto unire le differenti competenze per mettere in atto un progetto articolato, coerente e ben coordinato. 

Questa collaborazione ha dato vita, nella Regione Lazio, a un Centro di Residenza multidisciplinare in grado di ospitare progetti di teatro, danza, arti performative, circo contemporaneo e musica. Un luogo di accoglienza, cura e supporto alla ricerca artistica di compagnie e artisti, affermati ed emergenti, del panorama nazionale e internazionale. Una casa in cui il tempo è sospeso e interamente dedicato al processo creativo, con laboratori permanenti di formazione per giovani performers, danzatori, attori, musicisti, registi  e coreografi. 

Un’operazione dinamica anche per la dislocazione in diverse cittadine del Lazio: Twain opera a Ladispoli presso il Centro D’Arte e Cultura e, insieme con Vera Stasi a Tuscania, gestisce il Supercinema e diversi spazi comunali tra cui il Teatro il Rivellino e l’Ex Tempio Santa Croce; Ondadurto Teatro lavora nel comune di Antrodoco, presso il Teatro Comunale Sant’Agostino; Settimo Cielo svolge la propria attività al Teatro La Fenice di Arsoli. PERIFERIE ARTISTICHE è caratterizzato dalla possibilità di avere a disposizione spazi differenti che si adattano alle necessità dei vari progetti. 

Dando vita a questo Centro ci siamo assunti una responsabilità nei confronti degli artisti. Siamo consapevoli che le Residenze sono quel segmento fondamentale dello Spettacolo dal vivo che assolve al ruolo di accogliere i processi di studio e ricerca.  Nel momento in cui un artista viene scelto e gli viene data la possibilità di sperimentare, deve poter lavorare serenamente e senza pressioni. 

Il nostro obiettivo è creare ricchezza intorno al tema della ricerca: sostenere gli autori, sia under sia over 35, è un valore fondamentale per la crescita culturale ed economica del Paese. L’apertura ai giovani ha una finalità diversa rispetto a quella nei confronti di un autore già avviato. Questa differenza ricade anche sul modo in cui strutturiamo le nostre ospitalità: ai giovanissimi sono dedicate le “residenze trampolino” rivolte ad artisti appena diplomati da corsi di formazione professionale e che muovono i primi passi nell’ambito della creazione.

Per questo tipo di residenze abbiamo attivato delle convenzioni con accademie come CAU escuela de circo y teatro con Proyecto Insomnia, Accademia di Arte  Drammatica Nico Pepe di Udine, Fondazione Majid – Locarno, Rete Diculther – the Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities School e con la Facoltà di danza del Department 3 – Performing Arts di Francoforte. Durante il periodo di residenza i giovani artisti sono seguiti da tutor con differenti competenze che monitorano l’andamento del progetto.

PERIFERIE ARTISTICHE
Loredana Parrella

La mission di un Centro di Residenza non è mettere a disposizione una sala prove ma essere un punto di riferimento per gli artisti, comprendere quali siano le necessità di ciascuno e mostrargli la strada mettendo a disposizione spazi, tempi per la ricerca e competenze. Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto in questi tre anni anche se l’arresto brutale imposto dalla diffusione del Covid-19 ci ha messo inizialmente in seria difficoltà. Il lockdown ci ha costretto, come è accaduto a tutti, a una pausa forzata durante la quale abbiamo mantenuto attiva la comunicazione con i nostri artisti.

Grazie anche al fatto che  non abbiamo ricevuto tagli economici sui finanziamenti da parte delle Istituzioni, siamo riusciti a garantire l’impegno preso con tutti i progetti programmati nel 2020. In questi mesi stiamo recuperando alcune residenze, sia dal vivo sia in modalità remota, e a tal proposito abbiamo ideato il progetto “Residenze a distanza di sicurezza” per quegli artisti che non possono essere fisicamente presenti nel nei nostri spazi. 

Dopo il momento di stallo imposto dalla pandemia, le residenze previste per il 2020 ripartiranno all’interno del progetto “Residenze a distanza di sicurezza”. Come si articoleranno i percorsi di residenza ripensati alla luce delle limitazioni vigenti? 

Per ogni residenza viene strutturato un progetto specifico e, a seconda del luogo e della condizione delle varie nazioni in cui si trovano gli artisti, vengono prese in considerazione diverse possibilità di realizzazione. Quando le residenze devono essere condotte da remoto, si cercano delle sale nelle città in cui vivono gli autori e il lavoro viene portato avanti seguendo un diario di bordo giornaliero, monitorato da un tutor attraverso una piattaforma online.

Tutte le strutture del Centro di Residenza hanno creato un gruppo di spettatori attivi, che a Tuscania abbiamo chiamato “Pionieri della visione”, ad Arsoli ”spettAttori” e ad Antrodoco “Critici per caso”, che segue gli artisti in residenza lavorando sotto la guida di un coordinatore. Se si tratta di una residenza in loco, questo gruppo attraversa la sede di lavoro dell’artista, se si tratta di una residenza a distanza l’incontro avviene attraverso mezzi digitali. Il digitale può essere una grande esperienza a patto che non diventi una sostituzione dello Spettacolo dal vivo.  I mezzi digitali consentono un tipo di sperimentazione che ogni artista deve voler scegliere. 

Nel nostro caso, la “distanza di sicurezza” è stata un modo per non soccombere alla crisi e garantire lo sviluppo dei progetti anche a distanza, assicurando sempre la libertà di creazione di ogni autore.

PERIFERIE ARTISTICHE è un progetto internazionale che ospita le indagini creative di artiste e artisti italiani ed esteri, mettendo a disposizione diversi spazi disseminati nelle province di Roma, Viterbo e Rieti. Dal 2018, sono stati attivati, oltre ai laboratori per performer, anche dei percorsi formativi per spettatori aperti alla comunità locale. Qual è il vostro rapporto con il territorio? 

Il Centro di residenza ha amplificato il lavoro che ogni realtà, pur continuando a coltivare l’internazionalità, porta avanti da più di dieci anni nei propri luoghi. Non ci poniamo come degli invasori che occupano degli spazi per far avanzare le proprie progettualità, piuttosto, abbiamo cercato di entrare in relazione con il territorio, nutrendoci della storia e cogliendone aspetti sommersi dell’immaginario della comunità che lo abita.

Parlando direttamente a nome di Twain, inizialmente abbiamo trovato poca attitudine alla danza, per cui ciò che ha richiesto più tempo non è stato programmare quegli spettacoli che i cittadini non si aspettavano di vedere, ma instaurare con loro un rapporto umano e di fiducia. Fin dagli inizi, abbiamo portato le nostre performance in strada facendo sì che le persone si avvicinassero alla danza senza aver paura di non comprendere.

Ciò che crea distanza è la mancanza di fiducia dello spettatore nei confronti di sé stesso e di ciò che gli viene proposto. È l’atto della partecipazione che consente a tutti di avvicinarsi al mondo dell’arte e di condividere i differenti immaginari proposti dagli autori. Ho sempre avuto la certezza che fosse indispensabile creare gruppi di studio appartenenti a questa schiera di pubblico.

Ho trovato molto stimolante dare voce ai loro punti di vista e alle loro competenze fornendogli nel contempo degli strumenti di lettura. La relazione che l’artista instaura con questo nucleo di spettatori è spassionata, perché non ha secondi fini, quindi riesce a stabilire l’interazione dell’artista con il territorio e contribuisce al nutrimento reciproco.

In un momento di forte difficoltà per l’intero settore dello spettacolo dal vivo, offrire la possibilità di esplorare il processo creativo significa mettere in campo energie nuove da cui ripartire. Quali sono le prospettive di PERIFERIE ARTISTICHE? Come si inserisce il vostro lavoro nel nuovo assetto culturale nazionale?

Anche se questa crisi ha messo in ginocchio un settore che già versava in condizioni difficili, PERIFERIE ARTISTICHE ha continuato a operare e in collaborazione con gli altri Centri nazionali e con le Residenze sui territori abbiamo attivato uno scambio di competenze e di buone pratiche che ci ha portato ad interfacciarci con il Ministero. Abbiamo richiesto misure straordinarie riguardanti il regolamento a sostegno della programmazione 2020: in questo modo stiamo garantendo lo sviluppo dei progetti e la libertà di creazione contribuendo a sostenere il sistema dello spettacolo dal vivo. 

Per quanto riguarda il nostro Centro di residenza tutti gli artisti inseriti nell’annualità 2020 sono stati riconfermati. Lo spettacolo dal vivo ha dimostrato di avere la forza necessaria per affrontare l’emergenza di questi mesi e di saper immaginare un futuro possibile. 

Le Residenze appaiono senza dubbio come realtà in grado di dare concreto sostegno ad artisti e compagnie all’interno di un’azione di rinascita delle pratiche artistiche. Un solo appunto rispetto alla riapertura dei teatri e alla ripartenza frettolosa di programmazione che sta togliendo alle strutture la possibilità di riprendersi, ricercare, e ristrutturarsi. 

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Juliette e la determinazione di una scelta. L’ultima produzione Cie Twain firmata da Loredana Parrella

Sperimentare e confrontarsi con un autore universale come il Bardo è un’operazione spesso difficile, ma il Teatro è quel luogo prodigioso dove tutto è possibile o quasi. Loredana Parrella ha voluto correre questo rischio, creando una composizione liberamente tratta da Romeo e Giulietta di William Shakespeare. Sue sono la regia e la coreografia di Juliette, con i testi del drammaturgo Aleksandros Memetaj, un progetto produttivo di Twain – Centro di Produzione Danza Regionale, coprodotto da Fondazione Teatro Comunale di Modena.

Loredana Parrella è un’artista completa e poliedrica che nella sua carriera ha saputo coniugare la danza e il teatro mediante allestimenti coreutici caratterizzati da una forte potenza espressiva. Come interprete ha vissuto molteplici esperienze presso i più prestigiosi palcoscenici, diretta da grandi registi. Ha firmato coreografie, drammaturgie e regie di produzioni di danza contemporanea per i più importanti teatri italiani ed internazionali. Attualmente cura la direzione artistica di Cie Twain physical dance theatre – Compagnia Produzione Danza sostenuta dal MiBACT, di TWAIN_Centro di Produzione Danza Regionale (dal 2016) e di Periferie Artistiche, Centro di Residenza Multidisciplinare del Lazio, per il Triennio 2018/2020.

La prima fase della sua nuova creazione è stata presentata negli spazi di WeGil, a Roma, nel mese di giugno, con il titolo Juliette on the road. Si trattava di un percorso di idee e proposte in versione site specific. Cinque sezioni di esplorazione e ricerca intorno ai concetti di desiderio, innocenza, odio, fratellanza e, infine, amore. A ottobre, invece, c’è stata la prima assoluta al teatro Ermanno Fabbri di Vignola (MO), nell’ambito di “Danza Autunno”. Juliette è andata recentemente in scena, sabato 16 novembre allo Spazio Rossellini di Roma, con i suoi dieci formidabili interpreti: Gianluca Formica, Maeva Curco Llovera, Yoris Petrillo, Caroline Loiseau, Luca Zanni, Elisa Melis, Giulia Cenni, Aleksandros Memetaj, Maria Stella Pitarresi, Marco Pergallini.

Se la Giulietta di Shakespeare muore, la Juliette di Parrella invece decide di continuare a vivere. Nel repertorio tradizionale è spesso rappresentata come una fanciulla romantica, quasi evanescente. C’è un respiro, una traccia autobiografica, nella tenacia e in quel desiderio di vita che ha portato Loredana Parrella ad attraversare i diversi territori della Danza, fino al Physical Dance Theatre.

Esplorare i confini tra classico e contemporaneo, nella danza come nel teatro, può essere utile per allargare gli orizzonti culturali, dalla fase della creazione fino alla restituzione in forma di spettacolo. Nel caso di Juliette, questo approccio, ha stimolato la predisposizione a declinare il tempo e ad aprire gli spazi. Le origini, il passato, in relazione con il presente. Dal contesto site specific, all’open space dello Spazio Rossellini, questi elementi di ricerca hanno accompagnato e caratterizzato tutto il suo percorso evolutivo. In un processo che ha coinvolto autori, interpreti e, ultimo ma non meno importante, il pubblico.

Un passaggio fondamentale nella storia di Shakespeare è che l’amore tra Giulietta e Romeo nasce in modo imprevedibile. Non è l’accordo programmatico di due pater familias. Di quel sistema, rebus sic stantibus,  ne è la contestazione. I due non sono ragazzi perbene annoiati, impelagati in una relazione non desiderata o inutile. L’amore di entrambi è la risposta più eversiva che si contrappone alla crudeltà e all’odio di una società divisa in due fazioni, due famiglie contrapposte. Giulietta seguirà fino all’Altrove il suo Romeo, quando si manifesterà il tragico destino di entrambi.

Juliette di Loredana Parrella non sembra confutare l’impostazione di un amore rivoluzionario, oggi come ai tempi di Shakespeare. Forse separa i due elementi l’uno dall’altro, il sentimento dal libero arbitrio. È la confutazione dell’impossibilità. L’affermazione di un’alternativa di vita che le convenzioni sociali, sovrastrutture ataviche come il destino  spesso tendono a seppellire in una tomba buia. È la contestazione della mistificazione nel messaggio di Paride: “Venere non sorride in una casa dove regna il pianto”. Juliette è rock con la sua bianca veste, senza la necessità di indossare un giubbotto di pelle. Dopo essersi asciugata le lacrime per il suo Romeo, ritorna a splendere come Afrodite, alla ricerca di felicità. La vita e la morte possono essere interpretate entrambe come un viaggio misterioso. Quello che le caratterizza, invece, sono le dinamiche dell’esperienza. Le loro forme sono in proporzione e in relazione ai loro contenuti. Nel quinto atto, nel momento preciso in cui Juliette trova Paride e Romeo morti, bacia quest’ultimo, poi…Rewind: viene riavvolto il nastro. Non mette in mano un pugnale, non sceglie il suicidio per la protagonista della sua creazione. Tirarsi fuori dalla storia significa scriverne una diversa lasciandosi alle spalle la famiglia, il cugino defunto, la nutrice, Mercuzio, il frate e Romeo. Juliette inizia un viaggio alla ricerca della sua libertà. Dall’interno di quei personaggi e verso l’esterno, oltre l’inferno che frate Lorenzo aveva descritto. Aggiunge una tappa evolutiva, un elemento in più alla condizione e al ruolo femminile: quello relativo alla determinazione di una scelta. Quando il coraggio diventa cambiamento, la forma e la sostanza coincidono.

La filosofa Barbara Carnevali nel suo libro Le apparenze sociali sostiene che ciò che sappiamo sugli altri e ciò che gli altri sanno su di noi si fondano essenzialmente su dimensioni estetiche, ovvero apparenze. Ognuno di noi è quello che sembra perché l’identità si struttura in ogni presentazione del sé. Vere e proprie costruzioni dell’identità sociale. Le apparenze sociali non solo trasmettono contenuti, ma li plasmano, li costituiscono. Possiamo allora ipotizzare che Juliette di Loredana Parrella sia un luogo di scambio di segni, proprio come avviene nella società. Un sensorium che mette insieme e muove le espressioni, i movimenti, le funzioni e le necessità di un personaggio-persona. Con la consapevolezza che l’io è una costruzione, una condizione spesso ambivalente, da cui è impossibile affrancarsi. In eterno conflitto tra ciò che mostriamo di noi e quello che effettivamente siamo.

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L’esprit di Loredana Parrella, tra rivoluzione e romanticismo come in un quadro di William Turner

Passione e conoscenza: così potrebbe essere raccontata in sintesi la dimensione artistica di Loredana Parrella. Direttrice artistica e maître à penser di Twain Centro di Produzione Danza. Una struttura che mediante le sue attività sviluppa alcuni basilari concetti chiave. La ricerca e la sperimentazione coreografica da un lato, la centralità della storia, l’importanza delle origini dall’altro. L’esplorazione dei linguaggi e delle tradizioni diventa un viaggio attraverso i corpi per circumnavigare le debolezze e la forza dell’uomo. La realizzazione di un incontro tra culture e storie diverse. Due grandi eventi si sono conclusi recentemente: il Focus Giovani – sezione Danza, avvenuto al Supercinema di Tuscania dal 20 al 22 settembre e Romanza, Trittico dell’intimità. L’ultima composizione di Loredana Parrella è andata in scena al teatro Sala Pasolini di Salerno. Il nostro incontro con lei restituisce i pensieri e i ricordi di una donna e del suo autentico spirito ribelle, a poco tempo dal prossimo, importante appuntamento firmato Twain, la prima nazionale di Juliette al Teatro Fabbri di Vignola, il 26 ottobre a cui seguirà una lunga tournée a Roma, Tuscania, San Gimignano, Teatro Romano di Nora, Cagliari, Festival Quartieri dell’Arte, Soria e Madrid (Spagna), Viterbo, Biella.  

Quali sono state le impressioni e le considerazioni sull’edizione 2019 del Festival direzioniAltre?

Il Festival direzioniAltre, giunto alla terza edizione si è svolto dal 13 al 16 giugno a Tuscania (VT) con performances site specific e spettacoli. Rappresenta l’apice della stagione di Twain Centro di Produzione Danza, sostenuto dalla Regione Lazio, che svolge sia la sua attività di programmazione di compagnie italiane ed europee sia di produzione di spettacoli, da gennaio a dicembre. Le 4 giornate del Festival sono delle vere e proprie invasioni creative durante le quali i 40 artisti in programma alternano performance in spazi urbani a spettacoli negli spazi teatrali. La mappa del Festival si snoda in tutto il centro storico, da Via Roma al Duomo, dal parco di Torre Lavello ai sagrati delle Chiese, dal Supercinema all’ex Tempio di Santa Croce. La bellezza dei luoghi unita all’abilità degli artisti nell’abitarli e la generosa risposta del pubblico, che ci segue numeroso, sono la linfa vitale del nostro Festival. Si è stabilita una relazione meravigliosa con la città. Gli spettacoli sono stati seguiti dagli spettatori con più attenzione e con meno diffidenza, divenendo in breve tempo un appuntamento abituale di di inizio estate.

L’ex Tempio di Santa Croce è una chiesa sconsacrata che ha ospitato INRI, spettacolo storico della compagnia Zerogrammi, che a mio avviso era perfetto all’interno di quel luogo per il quale abbiamo avuto un sold out. Diego Sinniger in Piazza Duomo, luogo di ritrovo di molti tuscanesi, si è infiltrato tra le persone presenti che in quel momento transitavano nella piazza e con il suo solo, dis–connect ha incantato e commosso anche i più scettici. La sua bravura e la sua forza interpretativa sono state apprezzate anche nel suo duo Liov, nel quale viene affiancato dal bravissimo Kiko Lopez, programmato all’Anfiteatro Torre di Lavello. La dinamica e la forza della performance si sono sposati perfettamente con la potenza del luogo che gode di un panorama mozzafiato. Altro artista interessante che sviluppa un percorso estemporaneo in site specific è Manuel Martin che ha portato il suo Hangar in due spazi urbani entrando nel cuore della città e nel parco, dove grandi e piccini hanno potuto godere della sua spettacolare fisicità e intensità. Sempre in site specific la performance in prima assoluta 1-0, del collettivo Sa.Ni, con grande ironia ha coinvolto moltissimi cittadini di tutte le età. Inoltre ogni anno il Festival ospita i lavori degli artisti vincitori del premio Twain direzioniAltre dell’anno precedente. 

Quest’anno programmati al Supercinema i due primi premi ex aequo, C&C Company di Carlo Massari, in scena con il pluripremiato Beast Without Beauty il 13 giugno e Sara Angius, ospite del festival il 14 giugno alle 21 al Supercinema con Wallpaper, prodotto dal Theater Braunschweigh (Germania), un’altra serata sold out. Ha concluso la sezione dedicata ai progetti urbani la compagnia residente Cie Twain con Juliette on the Road, una versione site-specific della mia ultima creazione, ospitata nella prestigiosa cornice di Santa Maria della Rosa. Come da tradizione, il Festival ha dedicato l’ultima serata al premio Twain DirezioniAltre con i suoi sei finalisti: Andrea Dionisi in Mondi Sterminati, Giorgia Gasparetto in The Home of Camila, Pablo Girolami in Manbuhsa, Agnieszka Jania in Lei, Manolo Perazzi in Fermo immagine e Priscilla Pizziol in Vengo a perderti. Appuntamento il 16 giugno alle 21 al Supercinema di nuovo tutto esaurito con l’esibizione dei finalisti, selezionati da una commissione d’eccezione composta da Alessandro Pontremoli (presidente commissione consultiva settore danza Mibac), Loredana Parrella (direttrice artistica Twain), Isabella Di Cola (responsabile programmazione danza Atcl Lazio), Ariella Vidach (direttrice artistica Aiep/Did studio Milano), Silvana Barbarini (direttrice artistica Vera Stasi), Simonetta Pusceddu (direttrice artistica Cortoindanza Cagliari) e Stefano Mazzotta (direttore artistico Zerogrammi Torino).

Il festival sin dalla sua nascita si pone come punto di vista alternativo, sempre alla ricerca di nuove prospettive, libero da preconcetti e stereotipi imposti da un sistema che cristallizza la danza in un’unica visione statica ed unidirezionale. La direzione è verso il contemporaneo e abbraccia autori di differenti fasce d’età, tenendo ben presente che la mescolanza di differenti professionalità ed esperienze crea terreno fertile per la crescita delle nuove generazioni di artisti. Il nostro festival è un viaggio breve ma intenso, un appuntamento annuale in cui differenti anime con differenti punti di vista si ritrovano per poi ripartire in direzioni diverse portandosi via frammenti di relazioni. direzioniAltre è un punto d’incontro tra un nuovo pubblico e nuove idee per un teatro vivo, caratterizzato dalla necessità di cercare, la curiosità di trovare ciò che si nasconde e la possibilità di pensare che c’è e ci sarà sempre un’altra direzione da esplorare.Un appuntamento che nel 2019 ha visto in soli quattro giorni oltre 600 spettatori.

Juliette

Si percepisce una dimensione micro e una macro. I vicoli e le piazze, gli spettacoli e gli artisti, una comunità è un territorio con la sua storia, la sua cultura.  Tutto questo si sviluppa e diventa un viaggio nel tempo e nello spazio. È questa la vostra mission?

Sì, il nostro festival parte dalla necessità di esplorare e abitare gli spazi urbani, attraverso l’azione dei corpi ispirata dalla poesia che ogni luogo suggerisce. Lo spazio urbano offre delle possibilità ma pone anche delle difficoltà che vanno superate e in qualche modo risolte. È in quel momento che si auto-crea una scrittura scenica e/o coreografica piena, concreta, dove ogni singolo gesto, ogni sguardo vive di esperienza e dona al corpo dell’interprete spessore e bellezza. In primis creo con i miei assistenti una mappatura dei luoghi, per poi disegnare un percorso nel quale inserire la programmazione delle performance e degli spettacoli. Agli artisti chiedo di intraprendere un viaggio attraverso i luoghi che ho scelto, ad ognuno di loro chiedo di perlustrare e percorrere quei luoghi. I giovani artisti sono molto disponibili a questa modalità di ricerca e di lavoro. Anche a distanza, loro iniziano a esprimere delle preferenze e il loro punto di vista. Lavoreranno in seguito per riadattare la loro performance all’interno di quel percorso. Questo mi permette di programmare opere vive e uniche che esistono nel momento in cui agiscono.

La scoperta, l’identificazione e l’appartenenza a un posto per un breve o per un lungo periodo: questo è quello che accade? 

Si è ciò che è accaduto a noi così come a molti altri artisti che arrivati a Tuscania sono rimasti per moltissimi anni o addirittura per sempre. Tuscania ha un’energia incredibile legata a una grande bellezza. Nel 1971 è stata distrutta, in gran parte, da un terribile terremoto. Un cataclisma che ha lasciato uno shock nella generazione che all’epoca lo ha vissuto e che è stato tramandato almeno per altre due. Molti tuscanesi hanno abbandonato il centro storico e sono andati a vivere fuori le mura. Per molti anni percorrendo il centro si aveva l’impressione di essere in una città fantasma. Negli anni a seguire Tuscania è stata ripopolata da molti artisti sia italiani che stranieri, che hanno scelto di abitare le vecchie case del centro. Così si è costituita una nuova comunità che ha dato vita a molti processi creativi. In particolare Silvana Barbarini direttrice della Compagnia Vera Stasi che nel 1997, in collaborazione con Dark Camera e Luigi Francini, ha fondato Tuscania Teatro (struttura regionale di residenza per le arti sceniche), e ha dato nuova vita al Supercinema rendendolo uno spazio teatrale. La sua progettualità ha permesso il continuo fluire a Tuscania di molti importanti artisti che operano nel campo della danza.

Dal 2018 TWAIN entra nella gestione del Supercinema trasferendo in Tuscania tutte le sue attività e ottenendo una convenzione triennale per gli spazi comunali, il Teatro Il Rivellino, l’ex tempio Santa Croce e l’Auditorium Torre di Lavello. Grazie a questa migrazione oggi possiamo vantare un pubblico eterogeneo, con una sviluppata coscienza critica e una grande competenza artistica, e cittadini che nel tempo si sono inseriti nel contesto culturale e seguono abitualmente gli eventi. La nostra Mission è quella di lavorare in un contesto Nazionale ed internazionale, con la  distribuzione delle nostre produzioni, programmazione di compagnie e artisti con lo scopo di portare arte e conoscenza anche nei luoghi dove normalmente non è possibile accedere agli stimoli artistici che la grande città offre. Attraverso l’organizzazione di eventi, workshop, mostre, progetti in residenza e una ricca programmazione di spettacoli l’intento è costruire uno spazio in cui cittadini ed operatori del settore possano imparare gli uni dagli altri creando un vero autentico scambio culturale.

Come è nato e come si è sviluppato il progetto Twain?

Twain Centro di Produzione Danza
Twain, Centro di Produzione Danza

Ho fondato TWAIN nel 2006 in collaborazione con il designer Roel Van Berckelaer e contemporaneamente ho dato vita ad uno spazio culturale Spazio CTw_centrocoreograficopermanente. Un capannone ristrutturato di 300 m quadrati che ha dato residenza alla compagnia per 8 anni. Nel 2014 il comune di Ladispoli mi ha assegnato una residenza all’interno del Centro di Arte e Cultura, una sala di 105 m quadrati dove ancora oggi svolgiamo attività di formazione professionale e residenze artistiche. Dal 2011 viene riconosciuta come organismo di produzione danza dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali Dipartimento dello Spettacolo. Nel triennio 2015/2017 è Residenza Artistica art.45 e dal 2018 è Centro di Residenza del Lazio denominato PERIFERIE ARTISTICHE sostenuto dalla Regione Lazio e dal MIBAC. Dal 2016 è Centro di Produzione Danza sostenuto dalla Regione Lazio. Nel 2018 arriva la gestione del Supercinema e la collaborazione con il Comune di Tuscania e Twain migra a Tuscania e ne fa la sua sede di residenza prevalente. Ad oggi ha realizzato più di 20 produzioni di spettacoli dal vivo con oltre 450 repliche, in 200 Teatri e Festival, 17 Regioni italiane e 8 Paesi esteri (Spagna, Inghilterra, Serbia, Germania, Cipro, Montenegro, Bulgaria e Stati Uniti).

La linea artistica che ho scelto di dare al progetto Twain è fondata sulla scelta di autori di formazione eterogenea, appartenenti a differenti generazioni e sulla costituzione di un nucleo stabile di danzatori a disposizione di tutti i nostri autori. Oltre a me, che ne sono la coreografa stabile, sostiene i giovani autori Under 35 Yoris Petrillo, Collettivo Sa.Ni/Nicola Cisternino-Sara Sguotti e Jessica De Masi e i coreografi associati Simonetta Pusceddu, Loris Petrillo e Silvana Barbarini. Ogni anno TWAIN programma 36 spettacoli in ospitalità e 6 progetti in residenza di autori nazionali e internazionali negli Spazi di Ladispoli e Tuscania.

Fin dal 2008 la nostra progettualità è sostenuta con contributi e finanziamenti pubblici da: Presidenza del Consiglio dei Ministri–Dipartimento della Gioventù, MiBAC–Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lazio Assessorato alla Cultura ed Assessorato alle Politiche Giovanili, Provincia di Roma Assessorato alla Cultura ed Assessorato alle Politiche Giovanili, Roma Capitale, Zetema Progetto Cultura, Città di Ladispoli Assessorato alla Cultura, Città di Cerveteri Assessorato alla Cultura; Comune di Tuscania. Nel 2019 nasce l’ultimo lavoro della compagnia Juliette con la mia regia e coreografia e con i testi di Aleksandros Memetaj. La produzione è per 10 interpreti ed è Coprodotta dalla Fondazione Teatro Comunale di Modena. Il debutto sarà a Vignola, al Teatro Diego Fabbri dove debutterà in autunno per proseguire a Roma, Tuscania, San Gimignano, Teatro Romano di Nora, Cagliari, Festival Quartieri dell’Arte, Soria e Madrid (Spagna), Viterbo, Biella.

Qual è la tua concezione e il lavoro sul corpo nelle tue creazioni?

Avevo 15 anni quando il maestro Cebron venne in Accademia e ci mostrò il video della Sagra della Primavera di Pina Bausch. Fu allora che ho capito dove volevo andare e cosa avevo bisogno di cercare. Ho proseguito i miei studi presso l’Accademia Nazionale di Danza fino al 1985 quando ho deciso di intraprendere il mio viaggio professionale durante il quale ho incontrato i miei due maestri: a Parigi, Dan Moisev che mi ha aperto un nuovo orizzonte sullo studio del movimento e delle dinamiche fisiche e a Firenze dove Angelo Corti mi ha introdotta all’Opera lirica nella quale danza, teatro e musica si fondono. In quegli anni ho lavorato come interprete tra Belgio e Italia. Nell’arco di una quindicina d’anni il percorso da interprete si è trasformato in quello di autrice. Una filosofia di vita la mia che si esprime nel mio lavoro. Un modo di essere che abita un mondo in divenire. La necessità di abitare i corpi dei miei interpreti mi permette di intraprendere sempre un nuovo viaggio. Scoprirne la natura selvaggia per metterne in evidenza la natura rivoluzionaria. Un corpo pensante creatore di mondi paralleli. Concepisco una formazione solida che partendo anche da un’impostazione classica possa spaziare attraverso lo sport, le svariate tecniche della danza contemporanea, il teatro e le tecniche fonatorie. Insomma una formazione che renda concreta la fisicità di un danzatore che gli permetta di agire sempre attraverso delle regole fisiche universali. Per tradizione, soprattutto ai miei tempi, veniva fatto un lavoro in compressione: adulare se stessi senza apprezzarsi. L’immagine riflessa nello specchio che non tiene conto assolutamente di ciò che abita un corpo, l’essere umano. La danza per me è ricerca e azione. Mette in moto delle emozioni dei sentimenti ma anche quei meccanismi tipici della comunicazione tra interprete e spettatore. Nella linea di mezzo c’è l’autore che ad un certo punto, in qualche modo, deve sottrarsi. Scelgo con cura i miei interpreti e necessito che loro scelgono di lavorare con me.

La loro diversità li rende un corpo unico, speciale, un nucleo fortissimo. Ognuno di loro ha un ruolo fondamentale che sostiene il gruppo. È un lavoro duro, metodico e instancabile e mai casuale. Qui non ci sono turisti ma solo viaggiatori che sono parte di un progetto a lungo termine. Twain è l’acronimo di Theatre Without An Important Name. È il cognome che scelse Mark Twain il quale aveva lavorato sui battelli a vapore e sapeva che nella navigazione fluviale si usava quel grido  per indicare una distanza di sicurezza “by the mark, twain” (dal segno, due braccia). Corrispondeva la misura della profondità (marca due) dove non dovevano arrivare le imbarcazioni per non incagliarsi. Successivamente ho scoperto che Twain è il dispositivo che mette in collegamento il computer con la stampante. Mi ha esaltato il fatto che senza quell’ impianto tecnologico le due macchine non riescono a comunicare tra di loro e ho realizzato che theatre potesse sostituire technology nell’acronimo. La nostra aspirazione è quella di mettere in relazione un piccolo corpo con uno più grande. Ognuno di noi è minuscolo nei confronti dell’immensità. Come in un quadro di Turner, mi sono sempre sentita così ogni volta che ho scritto e composto per i corpi: un puntino all’interno dell’universo.

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Le labbra di Prometeo Ph. Simone Vittonetto

Presentazione della stagione di Twain: la danza internazionale a Tuscania

Cenerentola di Fabula Saltica

Dall’8 Settembre riparte la Stagione 2019 di Twain Centro di Produzione Danza Regionale e Centro di Residenza Multidisciplinare sostenuto dalla Regione Lazio e Mibac, con la Direzione Artistica di Loredana Parrella, presso il Supercinema e il Teatro Il Rivellino – V.Lucchetti di Tuscania (VT).

Twain, cura un progetto attivo tra Tuscania e Ladispoli, presentando una stagione multidisciplinare che spazia dalla danza al teatro-ragazzi e le performing arts, al di fuori dei consueti circuiti dello spettacolo dal vivo. Un progetto per il territorio che vede, oltre alla programmazione della stagione, un vero e proprio centro di produzione, residenza e formazione della danza che si sta affermando come uno dei centri di riferimento per gli artisti anche a livello nazionale.

  Minority Party di Aiep/Ariella Vidach
Minority Party di Aiep/Ariella Vidach

Il primo imperdibile appuntamento della stagione è fissato all’8 Settembre presso il Supercinema di Tuscania con lo spettacolo Minority Party di Aiep/Ariella Vidach, presentato all’interno della Stagione Danza: che cosa significa nell’era delle nuove cittadinanze e della globalizzazione la coreografia contemporanea? È possibile concepirla senza prendere atto delle differenze dei corpi, della contaminazione tra i linguaggi, dei nuovi scenari estetici? Claudio Prati e Ariella Vidach indagano il corpo e la danza come sistema di relazioni, esplorando le frontiere del linguaggio e le tradizioni, come elementi permeabili di trasmissione e incontro tra culture.

Con la regia di Claudio Prati e Ariella Vidach, quest’ultima anche coreografa, lo spettacolo Minority Party è interpretato da un cast internazionale composto da Ivelice Brown, Susannah Iheme, Masako Matsushita, Loredana Tarnovschi. Prodotto da 2019 / AiEP, con il sostegno di Mibac, NEXT – Regione Lombardia, Comune di Milano, DAC Comune di Lugano.

Proseguiranno gli eventi stagionali con il Focus Giovani dal 20 al 22 Settembre, una tre giorni dedicata alla nuova autorialità organizzata in collaborazione con Vera Stasi e ATCL Lazio, dove verranno presentati i lavori a cura di sette giovani realtà artistiche, sostenute e apprezzate da Twain: Francesca Foscarini, Nicola Cisternino, Jessica De Masi, Isabella Giustina, Barbara Berti, Gennaro Lauro e Luigi Aruta saranno i protagonisti delle serate di danza presso il Supercinema di Tuscania. 

A fine ottobre, Twain presenterà la propria produzione Little Something, spettacolo vincitore de I Teatri del Sacro 2017, regia e coreografia di Loredana Parrella con Yoris Petrillo, Elisa Melis, Luca Zanni, Maeva Curco Llovera, Enea Tomei e la drammaturgia di Beatrice Balla. Il testo di François Garagnon, in una lingua metaforica e personale, racconta il viaggio della costruzione di sé, contrapponendo la filosofia dell’essere alla filosofia dell’avere: l’obiettivo dell’esistenza è divenire, essere un Grande Amore Senza Fine, anche se in partenza siamo una piccola cosa, un Little something appunto. La costruzione scenica si articola in una ricerca interdisciplinare tra teatro e danza traducendo i temi del testo in espressività coreografica e in una lingua poetica composta di parole e immagini capace di dialogare con l’intimità degli spettatori.

Le labbra di Prometeo Ph. Simone Vittonetto
Le labbra di Prometeo Ph. Simone Vittonetto

Compagnia solidamente affermata nel panorama italiano, Fabula Saltica presenta il 21 novembre, Cenerentola, una forma “ibrida” di danza che coniuga l’estetica del balletto classico a stili contemporanei. La compagnia è composta da giovani danzatori in grado di alternarsi in differenti produzioni che oscillano tra astrattezza e narratività teatrale, in grado di utilizzare diverse tecniche, stili e di adattarsi a differenti modalità espressive. Il coreografo Claudio Ronda ha immaginato una sobria situazione fantastica, prosciugata da ogni eccesso, ambientata nell’Italia degli Anni 60. Cenerentola è una storia familiare contemporanea, dove una ragazza, vessata da matrigna e sorellastre a tratti buffe, e lasciata in disparte dalla società laboriosa e arrivista, ricerca e trova una propria realizzazione personale con l’aiuto della danza e del vero amore. 

L’Intelligenza Artificiale può sognare? Sono empatici i millenials? È possibile pensare con certezza alla scomparsa degli umani dal Pianeta Terra? L’essere umano ad oggi, non è stato in grado di risolvere alcuni problemi fondamentali in termini di evoluzione personale e sociale. Possiamo immaginare che il Pianeta verrà distrutto dalla nostra incapacità di gestire le nostre vicissitudini in un modo etico e costruttivo? Da  questi interrogativi nasce lo spettacolo I.A. La edad pos humana di EnClaveDANZA, in scena il 6 dicembre, ideato e diretto dalla coreografa Cristina Masson brasiliana, madrilena di adozione. EnClaveDANZA mantiene un ideale di lavoro multidisciplinare, crede nella creazione collettiva cercando valori estetici che sensibilizzino il pubblico. Il processo di creazione della compagnia è spesso governato dall’immediatezza del gesto, dall’improvvisazione, prendendo quest’ultima come uno strumento per immergersi nel caos e recuperare l’abilità del corpo e dello spazio.

Per lo spettacolo Prometeo di Egribianco danza, in scena il 14 dicembre, si sono impegnati, con altrettante novità assolute, tre coreografi, convenuti da tre angoli del mondo: Patricia Apergi dalla Grecia (Prometheus and the rebels of today), Marco Chenevier dalla Val d’Aosta (Le Labbra di Prometeo), Salvatore Romania dalla Sicilia (Prometeo) e il coreografo residente, Raphael Bianco, che ha riservato per sé un breve tassello ispirato ad un personaggio femminile, (Steel orchid), quella Aung San Suu Kyi che senza armi né violenze ha portato la democrazia al suo tormentato Paese, pagandone lo scotto con 15 anni di dura prigione, a cui non l’ha sottratta neppure l’attribuzione del Nobel per la pace. Ne è scaturito un fiotto di creazioni, di caso in caso, passionali, provocatorie, ragionate, controverse, che ogni coreografo ha realizzato con piena autonomia di forma e contenuto, nell’esecuzione dei partecipi artisti-danzatori. Un bel challenge per il pubblico – così come scrive la direttrice Susanna Egri

 Sarajevo di Gennaro Lauro  Ph. Roberto Di Blasio
Sarajevo di Gennaro Lauro Ph. Roberto Di Blasio

Gli ultimi appuntamenti del 2019 saranno lo spettacolo Finale del Corso Perfezionamento “Specific Dancers” e Powder di Compagnia Petrillo Danza, regia e coreografia di Loris Petrillo, con Marco Pergallini, Yoris Petrillo, Luca Zanni. Compagnia Petrillo Danza è prodotta da Twain Centro di Produzione Danza Regionale in collaborazione con Scenario Pubblico/CZD – Centro Nazionale di Produzione Danza, Orizzonti Verticali Festival – San Gimignano. Powder prende ispirazione dall’elemento naturale della polvere, intesa come un complesso di minutissime particelle di terra secca, sollevato dal vento e depositato ovunque. Essa nel suo moto dinamico crea nuvoli di polvere; si alza, si solleva, può essere gettata, accumulata, mischiata. Ma la Polvere viene anche associata alla tradizione dell’uomo, al suo spirito, alla sua essenza, come segno di lutto nell’atto di cospargersi il capo di polvere. In senso più figurato la polvere indica il tempo che passa, riporta all’abbandono, all’oblio. Ogni cosa si trasforma in polvere, le montagne diventano deserti, gli uomini diventano polvere, la polvere circonda il nostro spazio vitale, si deposita e resta in sospensione. Siamo fatti di polvere: quia pulvis es et in pulverem reverteris, polvere sei e polvere ritornerai.

Il calendario degli appuntamenti della stagione 

  • 08/09/2019 Stagione Danza – Minority Party – Aiep/Ariella Vidach  – Supercinema – Tuscania
  • 20/09/2019 Focus Giovani/ATCL – Animale di Francesca Foscarini / Sobotta di Nicola Cisternino – Supercinema – Tuscania
  • 21/09/2019  Focus Giovani/Vera Stasi – BAU#1 di Barbara Berti / Sarajevo di Gennaro Lauro – Supercinema – Tuscania
  • 22/09/2019 Focus Giovani – Mutamenti di Isabella Giustina / Matricola 0541 di Luigi Aruta / In.Contrastabile di Jessica De Masi – Supercinema – Tuscania
  • 31/10/2019 Stagione Danza – Little Something di Cie Twain – Teatro Il Rivellino – Tuscania
  • 21/11/2019   Stagione Danza – Cenerentola di Fabula Saltica –Teatro Il Rivellino – Tuscania
  • 06/12/2019  Stagione Danza – I.A. La edad pos humana di EnClaveDANZA – Supercinema – Tuscania
  • 14/12/2019  Stagione Danza – Prometeo di Egribianco danza – Teatro Il Rivellino – Tuscania
  • 21/12/2019  Stagione Danza – Spettacolo Finale del Corso Perfezionamento “Specific Dancers” e Powder di Compagnia Petrillo Danza – Supercinema – Tuscania
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