Taglio contributi FUS per Emilia Romagna Teatro

In data 12 luglio 2019, la Direzione Generale dello Spettacolo dal Vivo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha notificato le assegnazioni del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo), ambito Teatro, per l’anno in corso.

Il Presidente di Emilia Romagna Teatro Fondazione, Giuliano Barbolini, e il Direttore, Claudio Longhi, registrano con viva soddisfazione la positiva valutazione riconosciuta all’operato della loro struttura. Coronando il percorso di costante incremento del punteggio complessivo attribuito ad ERT dall’avvio della riforma del sistema teatrale nazionale ad oggi (2015 = 73,76 punti / 2016 = 80,20 punti / 2017 = 88,11 punti / 2018 = 91,69), in base alle nuove tabelle valutative, con i suoi 95,85 punti la Fondazione è infatti pubblicamente riconosciuta come il primo Teatro Nazionale del Paese. «Un traguardo importante», spiegano il Presidente e il Direttore, «raggiunto grazie al sostegno costante e attento dei soci, all’impegno diuturno e appassionato dei dipendenti, alla generosa disponibilità degli artisti che hanno scelto di abbracciare il nostro progetto, così come al vivace apporto della fitta rete di interlocutori locali, nazionali e internazionali (teatrali, ma non solo) con cui da decenni ERT dialoga nel quadro di un sistema artistico-culturale mobile e aperto, sensibile alle esigenze del territorio, ma in costante rapporto con il più vasto orizzonte del Paese e della scena internazionale».

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Nell’esprimere la loro sincera gratitudine a tutti coloro che hanno reso possibile il conseguimento di questo risultato, la Presidenza e la Direzione della Fondazione sono altresì costrette a denunciare l’esito sconcertante che la rigorosa applicazione dell’attuale sistema di riparto del FUS produce, spia dello stato avvilente in cui versa il sistema teatrale nazionale. A fronte dell’apprezzamento della qualità e della dimensione quantitativa dell’operato dell’ente, oggi che siamo oltre la metà della gestione corrente, con impegni già fissati per la conclusione dell’esercizio, ERT patisce un taglio per il secondo anno consecutivo. Dopo la decurtazione subita nel 2018 di € 68.561,00 (ridotta a € 35.090,00 con la seriore integrazione disposta dal Ministro Bonisoli), per il 2019 (anno, tra l’altro, del primo aumento del 5% delle retribuzioni dei lavoratori dello spettacolo in base al rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale) la Fondazione riceve un contributo di € 1.858.212,00, registrando così un taglio di € 91.476,00 rispetto al contributo dell’anno precedente. Anche in questo caso il risultato si inscrive purtroppo in una ormai consolidata tendenza post-riforma. Nel periodo 2014-2018 ERT Fondazione (dal 2016 il terzo Teatro Nazionale italiano per punteggio, e dal 2017 il secondo), a fronte di aumenti percentuali di contributo di altri teatri affini svarianti da +50% a +134%, così come a fronte di un vertiginoso incremento della propria attività, ha infatti registrato un aumento della contribuzione statale dello 0,42%.

«È inaccettabile che in un Paese civile l’entità del pubblico finanziamento a un Teatro Nazionale sia come sempre comunicata ai soggetti destinatari a metà dell’anno di gestione in corso», dichiarano ancora il Presidente e il Direttore di ERT, di concerto con i Soci della Fondazione. «Si tratta di una mancanza di considerazione che rivela la totale incomprensione del ruolo cruciale che la cultura può e deve rivestire nella vita di una nazione e di un popolo». Alla prova dei fatti, del tutto inefficace risulta poi essere il meccanismo di riparto delle risorse.

«Posto che il criterio su cui si regge l’attuale sistema di distribuzione del FUS dovrebbe essere di carattere competitivo – e conseguentemente meritocratico –, difficile riuscire a giustificare il taglio patito da una struttura di cui si riconosce l’eccellenza quali-quantitativa mentre altri soggetti con punteggi inferiori vedono aumentare il proprio finanziamento». «Per un verso su questa decurtazione pesa sicuramente l’esiguità delle risorse messe a disposizione del sistema teatrale nazionale, palesemente insufficienti a ricoprire il fabbisogno di quella mole di attività che la logica competitiva del tutto ingiustificatamente ha generato in questi ultimi anni (per il 2019 l’ammontare globale del FUS è di € 345.966.856,00 con un aumento rispetto lo scorso anno di soli € 2.025.058,00). Una penuria di risorse, per inciso, che ancora una volta è spia del totale disinteresse in cui versano la cultura e segnatamente il teatro in Italia. Ma a questa insufficienza di risorse si associa anche un meccanismo di riparto dei finanziamenti altrettanto palesemente inefficiente, per non dire “sbagliato”, dal momento che con ogni evidenza premia, nei fatti, gli ottimi risultati con dei tagli. Non è nostra intenzione, quindi», concludono Barbolini e Longhi, «mettere in discussione l’opportunità di applicare meccanismi competitivi, né vogliamo rifiutare le logiche valutative, né tantomeno vogliamo sollevare dubbi circa la correttezza procedurale dell’attribuzione, ma se con la competizione e con la valutazione ci dobbiamo confrontare ci parrebbe coerente che il merito riconosciuto venga (e vada) premiato. Prima ancora che per la tutela degli interessi della nostra struttura, il profondo rispetto che nutriamo per il lavoro teatrale e la consapevolezza di avere in cura la gestione di un bene comune prezioso come il teatro (insostituibile dispositivo generatore di comunità e socievolezza), uno dei valori fondativi della nostra identità culturale italiana ed europea, ci impongono di chiedere ragione di quanto sta accadendo nella quasi assoluta mancanza di attenzione da parte dei più».

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Atlas of transitions, indagine sulle trasformazioni culturali del fenomeno migratorio

Indagare le trasformazioni culturali del fenomeno migratorio, sperimentando modelli di reciprocità tra culture diverse, tra cittadini europei e nuovi arrivati. È Atlas of transitions, progetto biennale promosso da Emilia-Romagna teatro fondazione, in partnership con sei paesi europei (Polonia, Belgio, Francia, Svezia, Albania e Grecia), dall’1 al 10 marzo a Bologna, al DamsLab ed in altri spazi. Il titolo del festival è Home che si declina, spiega la curatrice Piersandra Di Matteo, in relazione alla condizione di lasciare casa o di essere-a-casa, di sentirsi o non sentirsi a casa, guardando alle rappresentazioni dello spazio domestico.

Attraverso performance che chiamano in causa gli abitanti di Bologna, debutti nazionali di artiste provenienti dall’Africa sub-sahariana, esperienze corporee condivise e workshop, concerti e film, incontri e seminari, un convegno internazionale, una residenza di creazione, una masterclass per attori.

Il programma su www.atlasoftransitions.eu

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Atlas of transitions vince il bando Creative Europe: progetto di Emilia Romagna Teatro Fondazione

Atlas of transitions, progetto europeo che svilupperà la sua azione tra il 2017 e il 2020, è tra i 15 progetti europei vincitori del bando ‘Creative Europe’ – progetti di cooperazione Europea per la categoria larger scale cooperation projects che intende supportare la capacità dei settori culturali e creativi europei di operare in senso transnazionale, promuovendo la circolazione delle opere creative e rendendole accessibile ad un pubblico che sia il più ampio possibile.

Atlas of transitions è stato presentato da Emilia Romagna Teatro Fondazione (capofila) insieme ai partner Cantieri Meticci ed Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia.

Nell’arco di 3 anni e con una rete di partenariato che coinvolge istituzioni culturali di 7 paesi, dall’area mediterranea a quella nordica (Italia, Polonia, Belgio, Francia, Svezia, Albania, Grecia), il progetto si prefigge di interrogare la ricerca artistica e di sperimentare nuovi modelli di relazione tra i cittadini, utilizzando la cultura e le arti come strumenti in grado di migliorare la comprensione reciproca, così come di promuovere il rispetto per la diversità e il dialogo interculturale.

Il cuore della ricerca di Atlas of transitions è la sperimentazione di processi innovativi volti a generare pratiche e tecniche di incontro interculturali tra residenti e migranti, sviluppate grazie e a partire dall’arte.

Si lavorerà pertanto in contesti nazionali diversi (diversi culturalmente e rispetto al loro rapporto qualitativo e quantitativo con la migrazione) a esperienze significative di meticciato culturale, attraverso la condivisione di processi creativi tra persone di diversa estrazione e tradizione, l’utilizzo di spazi di creazione inusuali e marginalizzati, l’impiego di un ampio ventaglio di linguaggi artistici, la programmazione di un’offerta teatrale volta a favorire la conoscenza diretta delle culture e dei mondi poetici dei paesi di origine dei migranti, da valorizzare come centri irradiatori di sguardi e reciproco riconoscimento.

Emilia Romagna Teatro, a Bologna, lavorerà in stretta collaborazione con i partner Cantieri Meticci, compagnia teatrale formata da italiani e rifugiati di lunga esperienza nel campo teatrale e l’Ateneo bolognese, che coordinerà una rete universitaria estesa in tutti i paesi partner che accompagnerà il lavoro attraverso la generazione di contenuti e analisi dei processi.

Lungo il progetto verranno sviluppate strategie di audience development attraverso sperimentazioni di natura partecipativa che coinvolgeranno i quartieri della città di Bologna, declinandosi in un festival internazionale, in progetti di residenza  e produzione artistica, in progetti tematici e sessioni di ricerca che confluiranno in una summer school, gettando un ponte tra il teatro e ciò che vive al di fuori delle sue mura e in una dialettica costante tra la dimensione locale e quella transnazionale.

www.emiliaromagnateatro.com

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