Bozza Recovery Plan, la cultura è il settore meno finanziato

È stata diffusa la bozza del “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, noto giornalisticamente anche come Recovery Plan, ovvero il piano d’investimento dei 196 miliardi di euro che l’Italia otterrà dai fondi Next Generation EU (il cosiddetto “Recovery Fund”). Il piano su cui è al lavoro il governo è diviso in sei sezioni: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (48,7 miliardi), rivoluzione verde e transizione ecologica (74,3), infrastrutture e mobilità sostenibile (27,7), istruzione e ricerca (19,2), parità di genere, coesione sociale e territoriale (17,1) e sanità (9).

La cultura, inserita sotto la voce digitalizzazione, è il settore meno finanziato in assoluto: si dovrà accontentare di 3,1 miliardi, vale a dire l’1,6% del totale. Non solo: dovrà fare i conti con il turismo inserito sotto lo stesso tetto.

Nella bozza riguardo cultura e turismo si premette che la pandemia ha colpito “duramente” entrambi i settori. Si fa riferimento alle rilevazioni del World Tourism Organization delle Nazioni Unite da cui si evince che gli arrivi turistici internazionali in Europa si sono ridotti del 58% fra gennaio e marzo del 2020. In Italia, secondo stime dell’Istat, il primo lockdown ha causato la perdita di circa un quinto delle presenze turistiche previste per l’intero 2020 nel trimestre marzo-maggio. Pertanto la bozza “conferma prioritario per l’Italia assicurare nel breve termine la tenuta dell’indice di domanda culturale per incrementarlo nel medio termine (prima dello scoppio della pandemia la spesa delle sole famiglie italiane per ricreazione e cultura si attestava al 6,7%, contro una media europea dell’8,7%), rilanciando al contempo la fruizione – anche digitale – dei luoghi del turismo e della cultura”.

Saranno due gli ambiti d’intervento del settore “cultura e turismo”: in ordine di come vengono presentati nella bozza, il primo è il Potenziamento della formazione e dell’offerta turistica, il secondo è la Valorizzazione e tutela del patrimonio culturale. Tra gli interventi previsti, come già detto su precisa indicazione del ministro Franceschini, il programma “Cultural Heritage for Next Generation” che vuole avviare “una profonda digitalizzazione del patrimonio culturale (con l’uso di tecnologie digitali avanzate si procederà al completamento di archivi e cataloghi informatizzati), per promuovere un accesso diffuso e inclusivo ad una vasta platea di soggetti: cittadini, studenti, ricercatori, industrie culturali e creative”.

Si promettono interventi di recupero di luoghi dall’alto valore paesaggistico e culturale specificando “anche nelle aree interne del Paese, spesso trascurati o poco noti perché fuori dai circuiti turistici tradizionali”. Confermati, e questo potrebbe interessare da vicino  l’Umbria, interventi “sui piccoli Borghi storici e rurali, con azioni specifiche e mirate sul patrimonio storico-culturale e religioso (abbazie, chiese rurali e santuari). In questo modo si andrà incontro anche alle esigenze della corposa comunità italiana residente all’estero, per favorire ed alimentare il forte legame con il nostro Paese e con i suoi piccoli borghi, destinazione naturale della loro domanda turistica e culturale, favorendo un ’turismo delle origini’”.

Il riparto

  • 10,1 miliardi a digitalizzazione, innovazione sicurezza nella PA
  • 35,5 a innovazione, competitività, digitalizzazione 4.0 e internazionalizzazione
  • 3,1 a cultura e turismo;
  • 6,3 miliardi per la rivoluzione verde ed economia circolare
  • 18,5 a transizione energetica e mobilità locale sostenibile
  • 40,1 a efficienza energetica e riqualificazione degli edifici
  • 9,4 a tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica
  • 23, 6 miliardi per le infrastrutture ovvero alta velocità e manutenzione stradale
  • 4,1 per l’intermodalità e la logistica integrata;
  • 10,1 nel comparto istruzione e ricerca per il potenziamento della didattica e al diritto allo studio
  • 9,1 alla voce “dalla ricerca all’impresa”;
  • 4,2 per la parità di genere e la coesione sociale
  • 3,2 per giovani e politiche del lavoro
  • 5,9 per la vulnerabilità, l’inclusione sociale, lo sport e il terzo settore
  • 3,8 per gli interventi speciali di coesione territoriale
  • 4,8 miliardi vanno ad assistenza di prossimità e telemedicina
  • 4,2 a innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria.
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Dalla Regione Lazio 3 milioni per la digitalizzazione dello spettacol dal vivo

Proseguono le attività della Regione Lazio per favorire la ripartenza del settore culturale. È stato pubblicato lo scorso 8 settembre l’Avviso pubblico per la “Digitalizzazione dello Spettacolo e delle altre Attività Culturali dal Vivo”. Con una dotazione finanziaria complessiva di 3 milioni di euro (1 milione e mezzo agli operatori dello spettacolo dal vivo e 1 milione e mezzo agli operatori di altre attività culturali) l’avviso, gestito dalla società regionale Lazio Innova, punta a sostenere le micro, piccole e medie Imprese (MPMI) che operano nel settore delle attività culturali dal vivo.

Saranno ritenuti ammissibili i progetti che prevedranno l’adozione di una o più soluzioni o sistemi digitali finalizzati a migliorare la produzione dello spettacolo e delle altre attività culturali dal vivo nonché innovarne la fruizione (mediante, ad esempio, realtà aumentata, realtà virtuale, sensori intelligenti, internet of things, tecnologie per “scenografie virtuali” e molto altro), agevolarne la vendita (ad esempio con sistemi di prenotazione e pagamento digitali, digital marketing, e-commerce, servizi front-end, digitalizzazione di materiali e archivi analogici o cartacei o nuove modalità di fruizione telematica), ma anche potenziare l’organizzazione dei produttori e dei coordinatori di spettacoli e altre attività culturali dal vivo (mediante, ad esempio, soluzioni o sistemi digitali per l’archiviazione, l’amministrazione, la logistica e la sicurezza).

I beneficiari dovranno essere titolari di una partita IVA attiva dal 31 dicembre 2018, aver localizzato la sede operativa del progetto nel territorio della Regione Lazio e aver realizzato nel corso del 2019, per gli operatori dello spettacolo dal vivo, almeno 30 rappresentazioni di spettacoli di teatro, musica o danza e, per gli operatori di altre attività culturali dal vivo, almeno 30 attività culturali realizzate a contatto con il pubblico.

Ogni progetto potrà essere finanziato dalla Regione sotto forma di contributo a fondo perduto, in regime de minimis, per importi tra i 7 e i 25 mila euro e comunque fino al 75% dell’importo complessivo del progetto.

I formulari per la partecipazione all’Avviso potranno essere compilati on line attraverso la piattaforma GeCoWEB a partire dalle ore 12 del 22 settembre 2020. L’invio delle domande dovrà avvenire a partire entro le ore 18 del 22 ottobre 2020.

“L’arte – commenta il consigliere regionale del Pd Lazio, Michela Califano – è parte integrante della nostra cultura e della nostra tradizione. Abbiamo il dovere di preservarla e valorizzarla in tutti i modi, soprattutto in questo periodo. Ecco perché sono davvero felice che si siano potuti reperire altri 3 milioni di euro per sostenere le imprese che operano nel settore delle attività culturali dal vivo.

Penso per esempio alla realtà aumentata alla realtà virtuale, all’uso di sensori intelligenti o scenografie virtuale. Ma anche un modo per agevolare la vendita degli spettacoli promuovendo servizi e sistemi di prenotazione e pagamento digitali, digital marketing, e-commerce, servizi front-end. O per potenziare l’organizzazione dei produttori e dei coordinatori di spettacoli e altre attività culturali dal vivo, mediante ad esempio soluzioni o sistemi digitali per l’archiviazione, l’amministrazione, la logistica e la sicurezza. Un modo insomma per aiutare un settore fondamentale per la crescita culturale di ognuno di noi”.

È possibile consultare l’Avviso al link www.regione.lazio.it/rl/bandi-cultura/

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