TheaterTelling: strategie comunicative per la promozione del Teatro. Corso di formazione a cura di Theatron 2.0 presso Teatro Argot Studio di Roma.

TheaterTelling: strategie comunicative per la promozione del Teatro

TheaterTelling: strategie comunicative per la promozione del Teatro. Corso di formazione a cura di Theatron 2.0 presso Teatro Argot Studio di Roma.

TheaterTelling è un corso di formazione rivolto a studenti e studentesse, comunicatori e operatori culturali, interessati al settore delle arti performative, che prevede un ciclo di lezioni nell’ambito della comunicazione digitale e di approfondimento allo spettacolo dal vivo, nel periodo compreso tra novembre 2019 e gennaio 2020. 

Brand Journalism, Social Media Marketing e Audience Engagement sono alcune delle parole-chiave del corso di formazione TheaterTelling, progetto di Theatron 2.0 presso il Teatro Argot Studio, in cui verranno affrontati i temi relativi al coinvolgimento dei pubblici attraverso la pianificazione e la produzione di strategie comunicative multimediali.

Come comunicare le arti performative? 

TheaterTelling mira alla creazione di un percorso di narrazione prima, durante e dopo lo svolgimento di eventi culturali raccontando analiticamente le performing arts attraverso l’utilizzo degli strumenti offerti dal web 2.0. Per rafforzare il percorso formativo, verrà proposta un’esperienza di visione di 6 spettacoli, presenti nella programmazione del Teatro Argot Studio e del Piccolo Eliseo, accompagnati da momenti di incontro e confronto tra artisti e pubblico coordinati dai responsabili di Theatron 2.0, Edoardo Borzi e Ornella Rosato, insieme ai partecipanti.

TheaterTelling: strategie comunicative per la promozione del Teatro. Corso di formazione a cura di Theatron 2.0 presso Teatro Argot Studio di Roma.

Il progetto si prefigge di mettere a fuoco i seguenti temi:

Brand Journalism & Digital Marketing

Durante la stagione 2019/2020, la redazione di netizens produrrà contenuti digitali dando vita a una narrazione transmediale del processo di organizzazione e programmazione della stagione 2019/2020 di Teatro Argot Studio con focus relativi al progetto, con approfondimenti tematici integrati da foto, video e interviste. Il resoconto integrale dello storytelling con raccolta dei materiali prodotti sarà reperibile in un report unico sul sito di Theatron 2.0.

  • Analisi dei linguaggi e dei sistemi di comunicazione nell’ambito del web 2.0;
  • Promozione e Comunicazione Culturale;
  • Digital Storytelling;
  • Copywriting & Seo Content;
  • Social Media Marketing.

Storia delle arti performative e analisi degli elementi dello spettacolo dal vivo

Il percorso laboratoriale proposto da Theatron 2.0 prevede, inoltre, un approfondimento di carattere storico in merito alle arti performative. Gli snodi storiografici più interessanti del Novecento teatrale, saranno assunti come lente d’ingrandimento per indagare gli elementi costitutivi degli spettacoli in programmazione.  I partecipanti saranno accompagnati in un percorso di allenamento alla visione e di costruzione del pensiero critico intorno agli spettacoli. Saranno prodotte interviste agli artisti, articoli di cronaca degli eventi, recensioni critiche e focus dedicati all’organizzazione.

  • Approfondimento storico alle Arti Performative;
  • Audience Engagement: incontri con gli artisti e con il pubblico;
  • Produzione contenuti giornalistici scritti e digitali.

Modalità e costi

10 appuntamenti formativi da novembre 2019 a gennaio 2020 + 6 spettacoli da vedere:

150€ per tutto il percorso formativo rateizzabili in quote mensili di 50 € al mese per partecipante.

LEZIONE DI PROVA GRATUITA 16 NOVEMBRE // DALLE 16:00 ALLE 18:00 // TEATRO ARGOT STUDIO VIA NATALE DEL GRANDE 27 (ROMA)

Per iscriversi o per maggiori informazioni scrivere a: formazione.theatron@gmail.com

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Respiri e pensieri da CastellinAria – Festival di Teatro Pop

Questo articolo è stato prodotto durante il laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling con gli studenti e le studentesse dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

Cos’è stato e cosa sarà “Castellinaria”?

Il Castello di Alvito, un piccolo gioiello nella valle di Comino, ha ospitato per la seconda volta il Festival Castellinaria avvicinando i giovani e gli abitanti del territorio a una delle più antiche arti della storia: il Teatro.  La cerimonia d’inaugurazione ha dato il via a una settimana di festa, arte, musica e scoperta delle tradizioni e delle bellezze paesaggistiche locali. Ogni sera è stato proposto uno spettacolo, andato in scena en plein air sotto un bellissimo cielo stellato: un momento per ridere, emozionarsi, imparare, vivere il teatro da protagonisti.

Leonardo D’Alessandro

Formarsi sul territorio, vivere l’evento e narrare l’esperienza tramite il digitale

Sono questi i tre punti che mi danno modo di descrivere il mio tirocinio formativo con Theatron 2.0 a Castellinaria. Il territorio diventa un’aula e un laboratorio in cui formarsi ed esercitarsi sul Digital Storytelling. Una produzione di contenuti digitali ricavata dall’esperienza vissuta durante l’esplorazione del territorio e la visione degli spettacoli inscenati nel Castello di Alvito. L’evento non viene vissuto da spettatore, ma da membro interno alla grande comunità sentendosi parte di ciò che viene realizzato a Castellinaria.

I contenuti digitali non vengono emarginati dallo spirito dell’evento; al contrario, sono pervasi dall’atmosfera del Festival in tutti i loro aspetti. Narrare gli eventi del Festival tramite il digitale è un lavoro di gruppo e di confronto. Solo tramite la discussione produttiva, si possono produrre materiali di qualità. Collaborare e condividere le idee è il modo più idoneo per portare avanti e realizzare un progetto. La settimana trascorsa insieme, durante il Festival Castellinaria, ci ha regalato nuove amicizie, risate, discussioni e la possibilità di imparare a ragionare intorno all’arte teatrale senza mai perdere la libertà di emozionarsi.

Gianluca Faella

Tra i monti di Alvito, in un’atmosfera magica, all’insegna del divertimento e della partecipazione

Ogni serata è stata caratterizzata da performance dal vivo da parte di musicisti e attori a livello nazionale, capaci di intrattenere il pubblico attraverso le loro abilità artistiche. Otto giorni festivalieri da cui il pubblico non poteva che uscirne arricchito, consapevole più che mai di quanto il teatro consenta di trovare sé stessi, entrando in contatto con le emozioni più intime e profonde, di quanto quest’arte millenaria possa essere lo specchio dell’anima.

CastellinAria vuol dire concretizzare i propri sogni, ma anche quelli altrui: si costruisce insieme, si impara insieme, si realizza infine un sogno che da individuale diventa collettivo, tante menti e cuori che si uniscono e ne diventano uno. Il teatro diventa portatore di solidarietà e fratellanza, il tutto collegato dalla passione per l’arte.

Simona Rella

CastellinAria è ‘n’avventur rent a n’ munn parallel, addò s’cred’ agl’sugn ch’ c’fav’ viv’ e ‘uarda’ luntan’

CastellinAria c’porta rent a n’ munn addò s’spera ancor, addò s’ascota gl’pruopria cor. CastellinAria è n’viaj ch’fà divertì ma pur’ maturà, n’viaj ch’fà r’nasc gl’ommn. Fa sci’ ‘n legam paricchie stritt’ tra gl’viecchie e gl’mammuoccie, tra gl’spettator’ e gl’artist’. C’fa capì gl’valor d’n’piccl paesin comm Alvit e d’trouà la bellezza rent alla semplicità.  CastellinAria permett d’s’ in contatt’ co’ l’cos’ essenzial’ della wita, gl’valor ch’fav’ buon all’anim. C’fà rtruà l’amicizia: l’importanza d’accogl’ tutt’ gl’ tip’ d’prson, la libertà d’esse chi s’vuo e d’ n’n s’ sntì mai for dalla tribù. C’fà capì l’importanza degl’sacrific, sacrific d’tutt’ chigl ch’ tiev’ gl’coragg’ d’stà a scommatt co’ l’pruoprie passion’. CastellinAria accucchia l’esigenz e gl’desiderie dlla gent’: CastellinAria semm’ nu’.

Valeria Amata
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CastellinAria Festival di Teatro Pop

Dieci Segnali di Fumo da CastellinAria – Festival di Teatro Pop

Questo articolo è stato prodotto durante il laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling con gli studenti e le studentesse dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

CastellinAria Festival di Teatro Pop
CastellinAria Festival di Teatro Pop

1. Un d’gl’ dieci mtiv p’fà st’esperienza d’CastellinAria

La possibiltà d’stabilì ‘n contatt tra gl’ommn e la Natur: d’fà l’escursion ‘n cima agl’ mont d’Alvit e Ucalw. Oppur s’puo’ ì ncima agl’ cavagl’ e ‘uardà gl’panoràm. Agl’castiegl s’possn veré n’sacc’ d’biegl’ spettacl p’ s’rfa’ gl’occhie e passà na srata agl’frisc mies agl’artist: asscì, s’mparàn tant cos nov e s’fà c’accos’avt. CastellinAria c’fa fa’ amicizia, c’fa’ sntì la musica e c’fa’ balla’ ‘nsem comm a na tribù.

2. Valorizzazione del territorio

Alvito e il suo Castello, spesso dimenticati, diventano i protagonisti della Valle di Comino grazie allo spettacolo dal vivo. Realtà piccole ma con una grande anima come #Castellinaria: una piccola comunità fatta di grandi persone che lottano per valorizzare il territorio che abitano. 

3. Un Festival giovane

Gioventù e teatro. Elementi semplici in un sistema complesso facilitato dalla determinazione dei giovani volontari e degli artisti ospiti del festival organizzato dalla Compagnia Habitas. Lo zelo e la passione hanno permesso di rendere un’arte con più di 3000 anni di storia più viva e grintosa che mai.

4. Mettersi in gioco senza paura 

Al Castello Cantelmo di Alvito, nell’atmosfera magica creata dagli artisti e dallo staff, la paura di esporsi dopo essersi messi in gioco viene soppiantata dalla libertà di esprimersi, sentendosi parte del festival.

5. Ragione o Sentimento?

Secondo quale prospettiva lo spettatore neofita dovrebbe scegliere di guardare uno spettacolo?
Dopo una settimana d’arte, emozioni e riflessioni si uniscono fino a confondere la visione del pubblico; ma la confusione non è sempre ingannevole, spesso, permette di interrogarsi intorno a questioni che nella quotidianità non sorgerebbero. Così a CastellinAria è stato possibile squarciare il velo di Maya, sperimentando il dolce e feroce inganno di interrogare la vita attraverso mille domande. 

6. Scoprire l’arte

Avvicinarsi all’universo artistico: CastellinAria permette la connessione tra pubblico e spettacolo dal vivo attraverso il coinvolgimento emotivo e la partecipazione attiva. Lo spettatore viene preso per mano e condotto in un’esperienza destinata ad arricchirlo, una catarsi capace di cambiarne in profondità l’animo umano.

7. Sentirsi attori

Assistere allo spettacolo. Applaudire. Riflettere. Sentire. Prendere posto in platea, osservare la scena. Le voci degli artisti. Le luci che colpiscono il viso. Immaginarsi al loro posto. Paura. Emozioni, dalle più vere alle più fittizie, da condividere. Diventare parte dello spettacolo. Sentirsi attori non protagonisti, ma necessari.

8. Conoscere le tradizioni locali

La leggenda, esattamente come il mito, la favola e la fiaba, fa parte del patrimonio culturale di tutti i popoli ed è caratterizzata dalla fusione di magico e reale, marcando l’importanza dell’immaginazione e della fantasia, come mezzo per educare e per superare le paure umane. Fondamentale è la funzione sociale e antropologica svolta dalla tradizione delle leggende e dai miti in una liaison volta a connettere un gruppo, una comunità, un popolo, l’umanità. Come in ogni luogo, anche ad Alvito, esistono tradizioni, usi e costumi secolari che vivono nella memoria popolare di tutti gli abitanti: CastellinAria ha rappresentato un’occasione unica per poter conoscere e vivere intensamente la cultura del territorio, grazie all’arte del teatro. 

 9. Innovazione nella Valle di Comino

La Valle di Comino, luogo d’ispirazione per molti artisti, ha un profondo legame con l’arte e l’innovazione sin dai tempi più antichi. Si potrebbe immaginare il territorio che circonda la città di Alvito come un’immensa “incubatrice” per le idee innovative. CastellinAria, nell’atmosfera della Valle, si pone come punto di riferimento per gli artisti provenienti dal territorio nazionale e internazionale. 

10. Vivere il digitale, raccontando la realtà

La narrazione digitale permette di vivificare i momenti vissuti rendendoli autentici nel ricordo: immaginarsi di nuovo nella platea del Castello di Alvito assaporando l’attesa dell’inizio dello spettacolo, rievocare l’emozione dell’incontro tra artisti e spettatori. Sensazioni catturate da una lente che, attraverso il digitale, racconta un frammento di realtà vissuta.


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Le Mille E Una Notte - IV Ora di LideLab - CastellinAria

Le Mille E Una Notte – IV Ora di LideLab – CastellinAria

Questo articolo è stato prodotto durante il laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling con gli studenti e le studentesse dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

Le Mille E Una Notte - IV Ora di LideLab - CastellinAria
Le Mille E Una Notte – IV Ora di LideLab – CastellinAria

Commento di Simona Rella e Valeria Amata su Le Mille E Una Notte – IV Ora di LideLab a CastellinAria – Festival di Teatro Pop

Nelle mille e una notte che furono, macabre storie si intessero nel palazzo incantato di Shahriyār e dell’astuta Shahrazād, persa tra gli spettri e i resti delle spose uccise dopo la prima notte di nozze. Shahrazàd è l’incarnazione del potere della parola: offertasi come moglie a un re crudele e spietato, con i suoi racconti riesce a spezzare la catena delle esecuzioni, diventando emblema di coraggio per tutte le donne. È la notte prima del matrimonio, Shahrazàd ripercorre insieme alla sorella la genesi delle uccisioni, accompagnata dalle note funeree di un violino. 

La Compagnia LideLab compone una Danse Macabre che si traduce in consapevolezza del “memento mori”, nella presa di coscienza della propria limitatezza. Superare la morte per compiere la trasmutazione di un falcidiato ricordo inanimato -un mucchio di ossa, una marionetta- in un immortale essere umano. Il rapporto con la morte è il tema principale di questo spettacolo, imponendosi anche nel legame tra il genere femminile e quello maschile, destinato a deteriorarsi e a finire in tragedia. Un teatro di figura che, in un gioco di ombre e rifrazioni, tratteggia il doloroso tentativo di Shahrazàd di ritrovare luce nell’oscurità di un luogo in cui la morte aleggia, in un’atmosfera di decadenza, rovina e distruzione.

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Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro

Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro – CastellinAria

Questo articolo è stato prodotto durante il laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling con gli studenti e le studentesse dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro
Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro

Trilogia: tre atti di vita, allegoria della peregrinazione volta al conseguimento della presa di coscienza del Sé e dell’altro da Sé. Tre atti di vita: incarnazione dell’amalgama di sacro e profano, divino e mefistofelico.  Cena, Eden e Passione, tre momenti biblici inseriti in un contesto crudele, brutale costantemente atemporale. Un percorso sofferto, tormentato, demoniaco, difficile da percorrere e caratterizzato da inganni, trappole, botole segrete. Un cammino angoscioso verso la vetta. Vetta, che si identifica con l’utopistica felicità che porta all’abolizione di quel senso di insoddisfazione cronica e di quel vuoto incurabile tipico della “Trilogia”, radicati nell’umanità. 

Un’ascesa-discesa metaforica nel Parnaso, dove la salita intensamente agognata si rovescia – tragicamente – nel suo opposto.  Ci si trova dannatamente nella reggia infernale del Pandemonio, nell’ordinaria e dozzinale quotidianità, scoprendo che, ironicamente, si è sempre stati nel Giardino dell’Eden. In quel παράδεισος, un “giardino recinto” che ricalca ancora e ancora l’impossibilità di sottrarsi dall’impasse psichica e dal ristagno emotivo-esistenziale. Non si sale non si scende, ma si gira in tondo, ricalcando un ouroboros maligno e immortale.

Valeria Amata
Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro
Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro

Tre atti in cui il sacro si fonde col profano, tre come la Santa Trinità, tre come il numero della perfezione, solo illusoria. L’idillio si trasforma in incubo, il trittico di generi teatrali – commedia, dramma, tragedia – coinvolge il pubblico in un climax discendente nel quale sensazioni contrastanti dominano la scena. Vicende apparentemente scollegate ma unite da un filo invisibile: la solitudine dell’essere umano e il malessere esistenziale, ferite interne che non possono essere curate, cicatrici dell’animo nascoste dietro convenzioni sociali, maschere e sorrisi falsi.

La più grande bugia che i personaggi possano raccontare è rivolta solo a loro stessi, convincersi di avere una vita perfetta ma vacante se osservata più da vicino, credere di stare in piedi ma rendersi conto che in realtà è solo un equilibrio precario, sapere che prima o poi si cadrà inesorabilmente. Una pièce che scava a fondo nell’umano sentire, provocando un forte senso di empatia tra chi recita e chi osserva, in un rapporto di ebbra simbiosi. 

Simona Rella
Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro - CastellinAria
Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro – CastellinAria

“In fondo è come se lo spazio fosse anima, un’anima vasta e i corpi impulsi nervosi che però devono abitare la disciplina per rendere il rapporto comune, comunitario, organico a un organismo superiore”. Questa citazione di Vincent Lounguemare, presente nel foglio di presentazione dello spettacolo, ci permette di capire il problema sociale dei rapporti umani, la continua ricerca della perfezione per non essere mai contraddetti e giudicati dalle persone appartenenti al mondo esterno.

“Trilogia – tre atti di vita”- partendo dalla narrazione degli episodi biblici dell’Ultima cena, dell’Eden e della Passione di Cristo – mette in discussione la routine e la monotonia, imposte dalle condizioni frenetiche e alienanti della società contemporanea, nate dalla disperazione e dalla paura di poter essere sé stessi. Ogni individuo, alla ricerca di un Eden, spazio felice dove poter vivere, subisce i colpi di un’illusione crudele attraversando il malessere della propria esistenza, per cercare di raggiungere infine una insperata pace interiore . 

Leonardo D’Alessandro

Trilogia – Tre atti di vita
Da un’idea drammaturgica di Paolo Grossi

Testo e regia: Paolo Grossi
Con: Emanuele Cerra, Stefano Detassis, Federica Di Cesare
Light designer e tecnico luci: Emanuele Cavazzana;
Scene: Lorenzo Zanghielli;
Costumi: Elena Beccaro;
Produzione: Evoè! Teatro

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“Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi.

Pezzi: epifania del dolore e superamento della morte

Questo articolo è stato prodotto durante il laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling con gli studenti e le studentesse dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

“Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi.
“Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi.

“Una visione molto grande è necessaria e l’uomo che la sperimenta deve seguirla come l’aquila cerca il blu più profondo del cielo.”

La citazione qui riportata appartiene a Cavallo Pazzo, un capo Sioux, ed è ciò che meglio esemplifica quello che sta accadendo in questi giorni al Castello Cantelmo di Alvito: dal 3 al 10 di agosto, il festival organizzato dalla compagnia Habitas, “CastellinAria”, dimostra come grandi progetti possano diventare realtà grazie alla volontà di più persone nel voler perseguire un sogno. Inoltre, non è un caso che il tema di quest’anno sia “Segnali di fumo”, incentrato sulla cultura dei nativi americani: l’atmosfera è pregna delle peculiarità della popolazione pellerossa quali la condivisione e la solidarietà tra i partecipanti.  Come previsto dal programma, anche la quarta serata è stata caratterizzata da uno spettacolo, ovvero “Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi. È l’8 dicembre, giorno della festa dell’Immacolata durante il quale le famiglie preparano l’albero di natale.

Non sottraendosi a questa tradizione, una madre e le sue due figlie, Maria e Marina, con rami, palline, luci e festoni decorano l’albero ma le loro emozioni tradiscono parole e azioni. Le discussioni a voce alta celano un disagio di fondo che culminerà, gradualmente, nella scoperta da parte del pubblico della morte del padre/marito. Il rapporto tra le tre donne è inevitabilmente segnato dalla scomparsa dell’uomo fin dall’inizio dello spettacolo: la madre assume il ruolo del patriarca ma vorrebbe vivere il suo lato femminile ballando il tango e facendosi stringere da forti braccia, Maria assume comportamenti infantili, Marina è ribelle e vorrebbe evadere verso terre lontane. 

Tutte loro hanno sviluppato un meccanismo di difesa per cercare di dimenticare, ma il ricordo si insinua, involontariamente, all’interno dei momenti apparentemente lieti e negli oggetti, lasciando il posto a silenzi vuoti in realtà assordanti. Il momento clou rimane la preparazione dell’albero, evento che scaturisce lo svilupparsi del simbolismo della vicenda: l’arbusto consiste in un asse in cui infilare dei rami. È spoglio, come se comunicasse allo spettatore un presagio di morte in contrapposizione allo spirito superficialmente allegro della madre che lo prepara recitando i numeri della tombola, coadiuvata da una spensierata Maria.

È proprio la figura della madre che cerca di reggere la parvenza di serenità natalizia, come quando  cerca di rievocare l’attesa dello spirito dello Scarpariello per la figlia Maria, vedendo vanificato il suo sforzo da Marina che riporta alla mesta realtà presentandosi con una scatola colma di cravatte appartenute al padre. La contrapposizione principale rimane in ogni caso quella tra la vita e la morte: l’immacolata concezione, giorno nel quale si annuncia alla Madonna la nascita imminente di Gesù nel presente e i funerali del padre nel passato; un gioco di luci calde intervallato da quelle fredde, blu, del colore della malinconia per antonomasia; le luci natalizie e le luci dei ceri funerari; la preparazione dell’albero e il conseguente disfacimento di esso.

“Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi.
“Pezzi” di Rueda Teatro, regia di Laura Nardinocchi con Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi.

Il finale dello spettacolo è significativo, rappresenta il punto di svolta nel quale si comprende che il dolore non può essere evitato, che l’assenza di una persona amata non è colmabile con la presenza di altre, che la mancanza è percepita in ogni angolo della casa e non può essere adombrata dall’illusione. La morte del padre/marito ha lasciato solo frammenti di ciò che è stato. Le tre figure, in conclusione, realizzano in una sorta di epifania, che quei pezzi, quelle cravatte e quei ricordi, vanno rimessi insieme per commemorare l’assente figura maschile rendendola ancora viva, in una maniera serena, celebrativa e intrisa allo stesso tempo di nostalgia.

I pezzi rappresentano anche le tre figure femminili, sconnesse e divise a partire dal momento della tragedia, che arrivano a capire, sul finale, che solo attraverso l’unione e la forza reciproca potranno continuare a guardare avanti. “Pezzi” ci insegna come le tragedie possano facilmente creare barriere tra individui e al medesimo tempo come queste barriere possano essere abbattute attraverso il sostegno incondizionato e la comprensione dei sentimenti più disperati e infelici affinchè possano incubare il dolore e razionalizzarlo.

Marcel Proust diceva “l’assenza è, per colui che ama, la più sicura, la più efficace, la più viva, la più indistruttibile, la più fedele delle presenze.


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Laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling - CastellinAria Festival di Teatro Pop

Prologo del laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling – CastellinAria

Ph. Matteo Ricci

Luminosi fuochi d’arte illuminano la verde Val di Comino. Segnali di fumo si levano tra i monti, a testimoniare la vitalità di quella eterotopia culturale, ideata dalla Compagnia Habitas, che è il Festival CastellinAria giunto alla seconda edizione.

Un pulviscolo di sogni e proposte che racconteremo attraverso lo sguardo degli studenti e delle studentesse dell’Università degli Studi di Cassino, impegnati in un laboratorio di Audience Development & Digital Storytelling durante il quale tracciare e apprendere, insieme, le tecniche della narrazione transmediale.

Teatro, danza, musica, formazione e tradizione, animeranno il piccolo Borgo di Alvito in questa settimana di creatività e ripopolamento del territorio.Un programma serrato in cui si intrecciano le esperienze degli autoctoni e le proposte artistiche di coloro che, come appartenenti a una tribù, hanno colonizzato un terreno fertile in cui piantare il totem della creatività giovane.

Attraverso video, foto, approfondimenti e incontri, declinati nelle diverse possibilità offerte dalla comunicazione digitale, restituiremo le attività del festival per trasportarvi tra le antiche mura del Castello Cantelmo di Alvito, palcoscenico in Aria di una manifestazione meritevole di sostegno e attenzione.

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Dal 3 al 10 Agosto torna nella suggestiva cornice del Castello Cantelmo di Alvito (FR) CastellinAria – Festival di Teatro Pop, ideato e promosso dalla Compagnia Habitas

CastellinAria – Festival di Teatro Pop II Edizione

Dal 3 al 10 Agosto torna nella suggestiva cornice del Castello Cantelmo di Alvito (FR) CastellinAria – Festival di Teatro Pop, ideato e promosso dalla Compagnia Habitas
Dal 3 al 10 Agosto torna nella suggestiva cornice del Castello Cantelmo di Alvito (FR) CastellinAria – Festival di Teatro Pop, ideato e promosso dalla Compagnia Habitas

Segnali di Fumo per la II edizione di CastellinAria – Festival di Teatro Pop: Parliamo delle tante novità presenti in questa II edizione con Livia Antonelli della Compagnia Habitas. (Continua a leggere)

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Trilogia – Tre atti di vita di Evoè Teatro – CastellinAria: Trilogia: tre atti di vita, allegoria della peregrinazione volta al conseguimento della presa di coscienza del Sé e dell’altro da Sé. (Continua a leggere)

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Respiri e pensieri da CastellinAria – Festival di Teatro Pop: Il racconto personale del festival a cura dei partecipanti al laboratorio di Digital Storytelling & Audience Development. (Continua a leggere)

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