I lavoratori e i luoghi dello spettacolo dal vivo. Quali prospettive reali?

Pubblichiamo la lettera inviata da C.Re.S.Co. – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini in data 07/05/20.

C.Re.S.Co. – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea – con i suoi oltre 150 soci, rappresenta un arcipelago di imprese e lavoratori dello spettacolo dal vivo che fa dell’eterogeneità la sua forza. Sin dall’inizio dell’emergenza Covid_19 C.Re.S.Co ha lavorato di concerto con altre sigle del settore all’elaborazione di proposte concrete che in numerose occasioni abbiamo presentato a Lei e al Governo.

Comprendiamo la difficoltà di prevedere con certezza l’andamento dell’emergenza sanitaria indotta dal coronavirus, così come l’attenzione prioritaria del Governo nei confronti della salute delle cittadine e dei cittadini e mai vorremmo che venisse trascurata. Vogliamo tuttavia ragionare insieme a Lei su quale sia la definizione di “cittadino in salute”.

Un cittadino che vive nella paura si può considerare un cittadino in salute?Un cittadino che sostituisce il reale col virtuale – dopo anni di campagne contro le dipendenze digitali – è un cittadino in salute?Una comunità – che è l’insieme dei suoi cittadini – senza il rito collettivo del teatro è una comunità in salute?

Non si può immaginare che tutto torni così com’era. Serve un distanziamento fisico compensato da una grande vicinanza sociale. È necessario evitare assembramenti.

Sono tutte affermazioni sacrosante, che condividiamo in pieno e, pur leggendole e rileggendole, non troviamo – nemmeno tra le righe – la connessione tra esse e il silenzio assoluto su qualsiasi ipotesi concreta di ripresa delle attività teatrali. Sarebbe evidente il nesso se considerassimo i teatri come centri commerciali e consumifici di massa, ma confidiamo che il Governo abbia ben presente che il ruolo degli spazi di pubblico spettacolo somiglia molto di più a quello di presidi culturali e civici di prossimità sui territori, pronti ad attrezzarsi per rispondere, nel rispetto di ogni vincolo imposto, alla “domanda di comunità” che oggi si leva dalle cittadine e dai cittadini di questo Paese. Siamo tutti coscienti che la fase 2 è scaturita dall’urgenza di non aggravare il presente portando al collasso l’intero Paese. Non possiamo che essere d’accordo, poiché riscontriamo giorno dopo giorno l’aggravarsi delle condizioni di imprese e lavoratori dello spettacolo, tale da poter comportare il fallimento di moltissime realtà medio piccole che contribuiscono al grande fermento artistico del nostro Paese.

Come certamente Lei sa, per molti lavoratori dello spettacolo, ogni giorno senza lavoro è un giorno senza reddito, nonostante le misure di tutela previste dal Decreto Cura Italia: non esistono ancora certezze, ad esempio, sull’indennità di aprile sia per i lavoratori dello spettacolo sia per gli autonomi, che non potranno certo sopravvivere a lungo con 600 euro al mese.

Consapevoli che dovremo attendere le prossime settimane per una ragionevole tempistica sulla ripartenza delle attività aperte al pubblico in spazi chiusi, richiamiamo intanto la Sua attenzione sulla ripresa di:

• attività che si svolgono in assenza di pubblico, in primis il lavoro negli uffici – al fine di tornare a progettare il futuro dello spettacolo dal vivo;

• le prove delle compagnie per la realizzazione di nuove produzioni;

• attività per cui le misure di contenimento del virus risulterebbero di facile gestione, come le attività formative laboratoriali;

• attività di spettacolo all’aperto, prioritarie tanto per permettere ai lavoratori dello spettacolo di tornare al lavoro quanto per invitare gli spettatori/cittadini a superare la paura che l’isolamento protratto ha determinato, ricreando così le comunità.

Arriverà poi il momento, che tutti aspettiamo, della riapertura dei teatri al pubblico. Le chiediamo di dedicare particolare attenzione agli spazi con capienza inferiore a 200 posti, che non saranno nelle condizioni di riaprire a meno che non vengano garantite misure che definiremmo ammortizzatori sociali per il pubblico – ovvero specifici dispositivi di ristoro che possano compensare i mancati incassi da botteghino.

È necessario comprendere che non è immaginabile un futuro per il Sistema dello spettacolo dal vivo in Italia che non si occupi di sostenere oggi i soggetti più fragili e spesso più generativi; in questo senso probabilmente è stata immaginata la dotazione di 20 milioni di euro destinati ai soggetti extra Fus, le cui misure purtroppo hanno tutto l’aspetto di un’azione finalmente rivoluzionaria ma rimasta intentata fino in fondo: quella di mappare organicamente tutto quel sistema che sta fuori dal Sistema e che paradossalmente lo sostiene.

La proposta di C.Re.S.Co prevedeva l’individuazione di semplici fasce o di scaglioni oggettivi all’interno dei quali assegnare un medesimo contributo, perché si operasse attribuendo parti eguali a soggetti eguali, così da far corrispondere a ogni segmento un indennizzo quanto più adeguato e rispettoso delle differenze. Facendo seguito a queste riflessioni di carattere generale, riconfermiamo la volontà di mettere a servizio del Paese la nostra visione e le nostre proposte tecniche, affinché lo spettacolo dal vivo possa recuperare il valore politico che ricopre da 2.500 anni, essendo fondamentale nella vita di ogni polis.

Il Coordinamento C.Re.S.Co

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Dario Franceschini

Covid-19: Franceschini firma Decreto 20mln per extra FUS

Pubblichiamo il comunicato stampa diffuso dal MiBACT in relazione al decreto firmato oggi dal Ministro Dario Franceschini per lo stanziamento di 20 milioni di euro a sostegno delle realtà extra FUS.

Dario Franceschini
Dario Franceschini

«Nessun artista verrà dimenticato: nessun attore, nessun musicista così come nessun lavoratore del mondo dello spettacolo. Non parlo delle grandi star, che hanno le spalle robuste, parlo delle professionalità più indifese: le prime misure sono a loro tutela» così nel corso del Question time alla Camera, il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, ha annunciato di aver firmato oggi il decreto che avvia le procedure per il riparto di 20 milioni di euro a sostegno delle realtà delle arti performative che non hanno ricevuto contributi provenienti dal FUS nel 2019. Tali risorse provengono dai fondi istituiti con il decreto “Cura Italia”, varato dal Governo lo scorso 17 marzo, che destinano 130 milioni di euro alle emergenze dello spettacolo e del cinema.

«Questo stanziamento – dichiara il Ministro Franceschini – fornisce una prima risposta alle tantissime piccole realtà che operano nei settori del teatro, della musica, della danza, del circo prive del sostegno statale e pertanto sottoposte a maggiori incertezze. Un mondo fatto di professionisti abituati a vivere del proprio talento che ora conoscono un momento di dura difficoltà e meritano il pieno sostegno delle istituzioni».

Le risorse verranno ripartite in parti uguali per ciascun beneficiario e verranno devolute ai soggetti che presenteranno domanda nel rispetto di quattro semplici requisiti: prevedere nello statuto o nell’atto costitutivo lo svolgimento di attività di spettacolo dal vivo; avere sede legale in Italia; non aver ricevuto nel 2019 contributi dal FUS; aver svolto tra il 1° gennaio 2019 e il 29 febbraio 2020 un minimo di 15 rappresentazioni e aver versato contributi previdenziali per almeno 45 giornate lavorative.

Le domande potranno essere presentate nelle modalità e secondo le scadenze che verranno rese note dall’avviso che verrà pubblicato dalla Direzione generale Spettacolo entro cinque giorni dalla data di registrazione del decreto. I contributi saranno erogati entro il 30 giugno 2020.

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DOCUMENTI: Lettera dell’Agis al Ministro Franceschini

Pubblichiamo la lettera inviata l’11 marzo dall’Agis (Associazione Italiana Generale dello Spettacolo) al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, al fine di segnalare gli interventi urgenti di cui necessita il settore spettacolo a causa della crisi in atto.

Alla luce degli accadimenti delle ultime ore, l’Agis – che rappresenta oltre mille organismi, dalle grandi istituzioni pubbliche alle piccole compagnie e associazioni private – chiede di ricevere segnali forti e chiari, che non sono ancora giunti, e propone un elenco di interventi economici e normativi giudicati indispensabili per soccorrere le imprese e gli artisti in questa fase acuta sia per innescare e sostenere, appena sarà possibile, un rapido ritorno alla normalità.

> LEGGI LA LETTERA DELL’AGIS

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POMPEII THEATRUM MUNDI: da Wilson a Emma Dante

La prima assoluta di un Oedipus firmato da Robert Wilson, la Salomè di Oscar Wilde nella messa in scena di De Fusco, la grande danza contemporanea ispirata a Medea con un lavoro di Emio Greco e Pieter C. Scholten, L’Eracle con la regia di Emma Dante. Il grande teatro torna a Pompei dal 21 giugno al 21 luglio con Pompeii Theatrum Mundi, la rassegna del Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale e Parco Archeologico di Pompei, che alla sua seconda edizione punta al tutto esaurito, strizzando l’occhio al turismo internazionale. Ma anche a fare da volano per il riscatto dei tanti “teatri di pietra” italiani, “luoghi incredibili che solo noi abbiamo”, commenta il ministro della Cultura Dario Franceschini, che per il futuro auspica una collaborazione con l’Inda e altri, “uno dei progetti – dice – su cui il paese dovrà lavorare per valorizzare il teatro antico”. In tutto quattro grandi opere, tre delle quali in prima assoluta, messe in scena nell’affascinante atmosfera degli scavi, per dimostrare una volta di più che “Pompei è sempre contemporanea”, si accalora il direttore del parco archeologico Massimo Osanna, appassionato promotore dell’accordo quadriennale stretto un anno fa con il teatro stabile partenopeo e di un lavoro sulla tutela che sia “funzionale anche alla fruizione”: “Tragedie classiche o miti rivisitati – sottolinea – perché il mito non è morto e il passato non è chiuso, soprattutto a Pompei, dove il tempo appare in qualche modo scardinato”. Per il Teatro Stabile di Napoli, che esce da una stagione non facilissima e che sta raccogliendo tutte le forze per arrivare il 30 gennaio alla riconferma nella categoria dei teatri nazionali (“Assolutamente nessuna polemica con la Regione Campania che anzi è il nostro principale socio sostenitore”, tiene a sottolineare De Fusco) uno sforzo da 500 mila euro affrontato con entusiasmo e con una serie di coproduzioni, che danno anche il senso dell’interesse diffuso per il palcoscenico pompeiano (“I teatri nazionali stanno vivendo Pompei come una grande occasione nella quale ognuno può dare una mano”). Si parte quindi il 21 giugno, illustra il regista De Fusco, con il debutto di Salomé, regista lo stesso De Fusco, protagonisti Eros Pagni, Gaia Aprea e Anita Bartolucci. Un’opera “ambientata in epoca romana e quindi perfetta per il Teatro Grande di Pompei”, nota il direttore dello stabile di Napoli, che racconta di aver avuto per la scelta dell’opera, quasi sempre rappresentata in forma lirica, l’incoraggiamento di Masolino D’Amico. Il 5, 6 e 7 luglio debutta invece l’Oedipus di Wilson, che dopo Pompei andrà in scena al Teatro Olimpico di Vicenza dal 4 al 7 ottobre 2018 e che vedrà in scena, anticipa De Fusco, anche un attore napoletano (di cui però non svela il nome) nei panni di un vecchio che assume su di sé il ruolo di Edipo. Dalle performance del regista americano alla danza, che arriva il 12, 13 e 14 luglio in prima assoluta con uno spettacolo di Emio Greco e Pieter C.Scholten del Ballet National de Marseille tratto da Euripide che ha il titolo (ancora provvisorio) di Medea in varietà. Il finale è per l’Eracle di Euripide firmato da Emma Dante, che approda a Pompei il 19, 20 e 21 luglio, prima tappa italiana dopo il debutto al 54/o festival del teatro greco di Siracusa. “Cultura classica e identitaria che però conduce alla modernità”, sintetizza il presidente dello Stabile di Napoli Filippo Patroni Griffi. Una rassegna di “ottimo livello che ha anche il favore del pubblico – conclude Osanna – anche questo è importante per Pompei, che si scopre una funzione di paideia, legata al concetto antico di educazione. L’augurio? Speriamo sia un piccolo contributo alla formazione dei giovani”

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