Theatertelling – Futuro Festival. Laboratorio di storytelling per creativi

Theatertelling – Futuro Festival. Laboratorio di storytelling per creativi

In occasione della seconda edizione di Futuro Festival, che avrà luogo al Teatro Brancaccio di Roma nel mese di luglio, l’impresa culturale Theatron 2.0 propone Theatertelling – Futuro Festival, percorso di formazione professionale che coniuga Brand journalism, tecniche di Storytelling, cronaca culturale, Digital Strategies.

Futuro Festival nasce nel 2021, accoglie danzatori, coreografi, docenti, studenti, artisti, operatori e appassionati della danza da tutto il mondo per incontrarsi e potersi ispirare attraverso lo scambio di idee e di ricerca, trasformando l’Estate Romana in un epicentro per la danza contemporanea. 

Un polo d’attrazione, un’agorà, dove respirare insieme l’arte della danza: studiosi, appassionati e operatori giunti per dialogare, apprendere e promuovere nuove iniziative. Futuro Festival promuove l’esperienza culturale sul territorio italiano con l’organizzazione di attività che siano in grado di veicolare l’arte della danza come linguaggio universale, per l’espressione e le narrazioni di sentimenti mediante il movimento corporeo. 

Obiettivi del percorso 

Il percorso di formazione Theatertelling – Futuro Festival è mirato a fornire conoscenze pratiche e teoriche sulla comunicazione in ambito culturale. 

Una narrazione strategica consente il coinvolgimento di diversi target e l’avvicinamento di nuovo pubblico per sviluppare progetti di branded content funzionali a comunicare valori, filosofia e concept catturando l’audience su tutti i media, tra entertainment e informazione.

Come funziona?

Sarà costituito un team creativo, guidato da Ornella Rosato, Direttrice Editoriale della testata giornalistica Theatron 2.0, che documenterà tutte le attività di Futuro Festival.
Data la natura internazionale, la volontà di scoperta e di contaminazione tra stili, linguaggi e culture che caratterizzano la mission del Festival, la narrazione, curata dal team, avrà una natura trasversale: saranno realizzati approfondimenti, interviste, illustrazioni, foto racconti, reels, attraversamenti urbani, contenuti transmediali di informazione culturale, veicolati attraverso i social network.
Attraverso brainstorming collettivi sarà individuata la strategia di narrazione che meglio si adatta alle inclinazioni e alle specificità del team creativo. 

Chi può partecipare?

Theatertelling – Futuro Festival è rivolto a studenti, scrittori, artisti, danzatori, creativi digitali, fotografi, illustratori, youtubers, tiktokers, instagrammers, appassionati allo spettacolo dal vivo, senza limiti di età, per un massimo di 10 partecipanti.

In dialogo con gli artisti e le artiste ospiti del Festival, andremo alla scoperta della loro poetica, indagando lo stato della Danza Contemporanea italiana ed estera e le dinamiche professionali del settore.

Modalità di partecipazione

Theatertelling – Futuro Festival si terrà lungo tutta la durata del festival.

L’iscrizione al percorso formativo ha un costo di 70 euro e comprende il percorso formativo e l’accesso a tutti gli spettacoli in programma. Inoltre, in via straordinaria sarà possibile prendere parte alle prove aperte delle compagnie ospiti che saranno seguite da momenti di dibattito.

Per partecipare invia il tuo curriculum o una breve biografia entro il 20 giugno 2022, scrivendo alla mail theatron2.0@gmail.com

Per maggiori informazioni scrivi a: info@theatronduepuntozero.it

Per scoprire il programma: www.futurofestival.it

Calendario degli incontri

Mercoledì 29 giugno – ore 17:00 (Incontro online)

Sabato 2 luglio – ore 17:00

Domenica 3 luglio – ore 18:30

Giovedì 7 luglio – ore 18:30

Sabato 9 luglio – ore 16:30 

Lunedì 11 luglio – ore 18:00

Giovedì 14 luglio – ore 18:00

Domenica 17 luglio – ore 18:00

* Gli incontri si terranno presso il Teatro Brancaccio, Via Merulana 244, Roma.

Theatron 2.0 è un’impresa culturale costituita da creativi e professionisti specializzati in diversi settori dello spettacolo dal vivo. Opera in molteplici ambiti delle performing arts sviluppando progetti orientati a promuovere la cultura teatrale con una particolare attenzione alle nuove tecnologie.

Ornella Rosato nasce a Napoli nel 1993. Nel 2017 consegue la laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo con una tesi in Antropologia Teatrale. Ha lavorato come redattrice per Biblioteca Teatrale – Rivista di Studi e Ricerche sullo Spettacolo edita da Bulzoni Editore. Nel 2019 prende parte al progetto di archiviazione di materiali museali presso SIAE – Società Italiana Autori Editori. Dal 2020 dirige la webzine di Theatron 2.0, portando avanti progetti di formazione e promozione della cultura teatrale, in collaborazione con numerose realtà.

FUTURO FESTIVAL è un melting pot di culture, un crocevia di sguardi, un collettore di stili eterogenei, un luogo di contaminazioni fra diversi linguaggi, tra passato e presente con uno sguardo al futuro. Un festival, come la sua etimologia ci ricorda, che è pensato come una festa, dedicata a chi vive di danza, ma che per natura è inclusiva, con attività collaterali, come mostre, opere partecipate, dibattiti, conferenze, dj set, musica live oltre agli spettacoli, ai workshops e stages per educare le nuove generazioni di danzatori e per sensibilizzare l’intera cittadinanza alla riscoperta della cultura.

Twain Centro di Produzione Danza cerca nuovi interpreti uomini e donne

Twain Centro di Produzione Danza cerca nuovi interpreti uomini e donne

Twain Centro di Produzione Danza Regionale e Centro di Residenza Nazionale, cerca nuovi interpreti uomini e donne per inserimento in compagnia (produzioni in repertorio e nuove produzioni), primo periodo di lavoro 10/20 Febbraio 2022, in via di definizione gli altri impegni del 2022. Nello specifico si ricercano 3 figure professionali: una danzatrice contemporanea, un danzatore contemporaneo, un attore con attitudine al movimento.

Gli interpreti saranno inseriti nella cast artistico del Centro di Produzione e lavoreranno con diversi autori per le rispettive produzioni per il 2022 Juliette e Romanza di Loredana Parrella, Silenzio di Diego Sinniger De Salas, “nuovo progetto 22/23” di AnonimaTeatri (A.Memetaj e Y.Petrillo).

Si richiede:

  • Danzatore e Danzatrice: conoscenza della tecnica classica, ottima conoscenza delle tecniche contemporanee, padronanza delle tecniche d’improvvisazione, disposizione al lavoro con il testo, disposizione al lavoro di gruppo.
  • Attore: comprovata esperienza lavorativa di almeno 2 anni, conoscenza del metodo per azioni,  capacità vocali, padronanza delle tecniche di improvvisazione, conoscenza di tecniche base del movimento e eventuali conoscenze di altre pratiche fisiche e/o sportive.

Per candidarsi è necessario inviare entro il 5 Dicembre 2021 una mail specificando nell’oggetto la figura per cui ci si intende candidare (danzatore, danzatrice, attore) a audizioni.twain@gmail.com allegando:

  • Cv, ed un link ad video di max 3 minuti del proprio lavoro fisico (se danzatore/danzatrice), allegando Cv, showreel o link video di spettacoli precedenti (se attore).

Le audizioni su invito, si terranno nell’arco di 3 giorni il 7-8-9 Gennaio 2022 presso il Supercinema di Tuscania (Vt). Per info scrivere a audizioni.twain@gmail.com o contattare il num. 3382051200

Tutte le informazioni su: https://cietwain.com/call-audition-twain-2022/

Performare Festival in Catania – International Contemporary Dance Festival

Performare Festival in Catania – International Contemporary Dance Festival

il Collettivo SicilyMade dà vita alla prima edizione di Performare Festival ospitata dal 19 giugno al 1 Luglio negli spazi di Zo Centro Culture Contemporanee di Catania.
Dall’inglese “to perform” (andare in scena), Performare Festival è dedicato all’arte performativa della scena contemporanea e alla giovane danza d’autore. Il Festival si propone di creare un’opportunità di visibilità e confronto per artisti singoli, gruppi e compagnie del panorama nazionale ed internazionale. Il modo migliore per ottenere condivisione è quello di lavorare insieme, co-creare.
Per questo, oltre agli 11 spettacoli che abiteranno il festival, viene proposto un secondo percorso PERFORMARE PROJECT:
Due settimane di ricerca intensiva volte alla creazione di due performance originali che saranno parte integrante del festival: l’imperativo del festival è quello di creare nuovi scambi artistici.                    L’obiettivo del progetto Performare è la condivisione di energie, idee, spazi e soprattutto movimento. Il Festival intende così costruire sul territorio siciliano una rete basata sulla comunicazione tra le realtà che operano nel settore della scena contemporanea e agire in sinergia con esse.
Collaborare con due artisti del calibro di Horacio Macuacua e Sara Orselli meritava un focus che andasse oltre il canonico workshop fine a se stesso:  avere l’opportunità dunque, di poter condurre due settimane di ricerca volte alla creazione di due nuove performance,  è  il modo migliore per coniugare lo studio e la creatività personale di ogni studente.
link alla pagina Facebook

Performare Festival

performare festival: Qual è la storia del progetto e degli organizzatori? Come e sotto quali auspici nasce il Festival?

Il progetto Performare nasce da una necessità di rinnovamento e diversificazione della proposta artistica territoriale. Tre sono gli imperativi che all’inizio di questa avventura ci siamo preposte: fare rete con le altre realtà che si occupano di danza e performance contemporanea; costruire un luogo di incontro per giovani autori, danzatori attori e performers; porre l’accento di nuovo, con convinzione, sul prodotto artistico, in un luogo che un tempo è stato il crocevia della modernità: la Sicilia.

La direzione artistica e l’organizzazione del festival è a cura del collettivo SicilyMade. Nello specifico siamo Simona Miraglia, ideatrice e direttore artistico del collettivo e, Amalia Borsellino, danzatrice e performer freelance parte del collettivo dal 2013.
È proprio dalla volontà di aggregazione del collettivo che nasce l’idea della prima edizione del festival. Ci consideriamo un gruppo aperto di giovani creativi, che hanno deciso di mettere insieme le loro forze per creare una nuova realtà. Questo è soltanto il primo step di un progetto che vorremmo negli anni ampliare ed arricchire; ci sentiamo le promotrici di un movimento che vorremmo coinvolgesse sempre di più tutti gli artisti che avranno voglia di conoscerci.

quali sono stati gli elementi artistici decisivi per la scelta degli spettacoli in cartellone? Quali sono alcuni fra i grandi danzatori e coreografi ospitati?

Un progetto nuovo, un giovane festival, meritava secondo noi, un focus sulla giovane danza d’autore e i nuovi linguaggi contemporanei. Abbiamo per questo deciso di dare spazio ad artisti emergenti siciliani e giovani autori italiani residenti all’estero e in Italia. Gli ospiti d’onore della prima edizione sono Horacio Macuacua, artista e coreografo di origini mozambicane, già assistente di David Zambrano e Sara Orselli, danzatrice e assistente nella compagnia Carolyn Carlson e Simona Bucci.

Compagnia MF

Compagnia MF

Che periodo sta vivendo la danza in Italia? Quali sono le difficoltà maggiori per produttori/lavoratori e organizzatori?

Il modo di produrre e di diffondere lo spettacolo dal vivo è cambiato, e questo le nuove generazioni lo hanno ben compreso. I giovani cercano di organizzarsi, si fanno autori, in alcuni casi producono dei bei lavori, con pochissime risorse. Siamo convinte che l’artista oggi, non possa più permettersi di essere solo artista, ha il dovere di sapere in prima persona come funziona quella grande macchina che si chiama spettacolo. Conoscere è l’unica via per superare l’empasse in cui ci troviamo.
Le difficoltà più grandi sono come sempre il reperimento dei fondi necessari per la realizzazione di un progetto. Scommettere sui giovani in un paese di vecchi non è certo semplice ma siamo fiduciose che lavorando bene, con passione, costruendo sinergie con gruppi di giovani che come noi hanno deciso di reagire, riusciremo a piantare un primo seme nella speranza che anche le grandi istituzioni un giorno si accorgano che gli anni ‘80 sono ormai un vago ricordo.

Il Festival e il pubblico. Come pensate e vorreste che la cittadinanza rispondesse al Festival? In questo senso quali sono le azioni che metterete in atto per aumentare la visibilità e la qualità della kermesse?

Il progetto è in sé ambizioso. Il nostro desiderio è quello di creare un movimento che cambi la percezione del prodotto artistico. Sentiamo parlare spesso di educazione del pubblico alla danza contemporanea, noi riteniamo che il pubblico non si debba affatto educare, bensì si debba coinvolgere. Educare è un verbo che porta con sé una rigidità che non combacia con l’arte. Il pubblico è formato da persone, gli artisti non sono altro che persone con la necessità di trasformare le loro gioie, ambizioni, paure e qualunque altra emozione in qualcosa di intangibile. Bisogna incontrarsi di più, conoscersi, essere curiosi verso ciò che non si comprende.

Performare Project. quali sono i Laboratori organizzati e gli artisti coinvolti? A chi sono rivolti e con quali obiettivi?

In assoluta connessione con il desiderio di cambiare la prospettiva dall’educazione al coinvolgimento verso il prodotto artistico, ci è sembrato più che naturale proporre una formazione che non fosse fine a se stessa. Abbiamo scelto due maestri di grande sensibilità, Horacio Macuacua e Sara Orselli, con anni di esperienza a fianco di grandi artisti come David Zambrano e Carolyn Carlson. Li abbiamo scelti perché il lavoro che propongono sul corpo è davvero una minuziosa indagine sulle possibilità, anche le più estreme, del movimento. Performare project è un percorso di ricerca intensivo, volto alla creazione di due performance originali che saranno parte integrante della programmazione spettacoli del Festival. Il percorso è aperto a danzatori, attori e performer che abbiano una solida preparazione e predisposizione alla performance contemporanea.

COLLETTIVO SICILY MADE
nasce nel 2011 come collettivo indipendente di giovani creativi, gruppo aperto di artisti, rete di luoghi variabile, insieme di danza, teatro e arte visiva.
Attorno alla figura di Simona Miraglia, danzatrice, coreografa e direttore artistico del collettivo, negli anni, si affiancano al lavoro diversi giovani creativi.
La Sicilia, contesto territoriale specifico, favorisce lo scambio e l’incontro con una moltitudine di individui, artisti e non. In questo modo si ridisegnano i confini, si ridefiniscono i ruoli, le presenze, si costruiscono nuove possibilità all’interno della compagnia stessa e del suo spazio d’azione. l’intento primario del collettivo è quello di restituire una risposta alla frammentarietà del presente.
Nel 2015 il collettivo vince il bando ACASA, progetto di residenze coreografiche ideato da Roberto Zappalà. I lavori di Stellario di Blasi, Simona Miraglia ed Ilenia ROmano debuttano per la prima volta in una serata unica all’interno della rassegna Welcoming -Scenario Danza 15/16. alcuni autori del Colletivo vengono selezionati da importanti Festival Italiani come: Kilowatt Festival- L’italia dei visionari, Vetrina Anticorpi XL, Premio Equilibrio.
Attraversamenti Multipli 2018: festival crossdisciplinare in Roma

Attraversamenti Multipli 2018: festival crossdisciplinare in Roma

Attraversamenti Multipli 2018

Dal 15 al 29 settembre, presso l’isola pedonale di Largo Spartaco nel quartiere romano del Quadraro, si svolge la 18° edizione del festival crossdisciplinare Attraversamenti Multipli, ideato e organizzato dalla compagnia teatrale Margine Operativo, con la direzione artistica di Alessandra Ferraro e Pako Graziani.

Il festival è parte del programma dell’Estate Romana, promossa da ROMA CAPITALE Assessorato alla Crescita culturale in collaborazione con SIAE ed è realizzato con il contributo della REGIONE LAZIO. La manifestazione indaga la relazione tra le arti performative contemporanee e il presente attraverso la presentazione di spettacoli e performance site specific in luoghi urbani e non convenzionali. Questa edizione si inserisce all’ interno di una progettualità triennale che prosegue il percorso artistico che da sempre contraddistingue il festival: l’attenzione per la scena artistica contemporanea, le location inconsuete, la crossdisciplinarietà. L’edizione 2018 si svolge a Roma e in due paesi della provincia di Viterbo: Calcata e Faleria.

Attraversamenti Multipli si pone in stretta connessione con il contesto in cui agisce, valorizza attraverso le sue azioni artistiche spazi urbani riqualificati e luoghi protagonisti di processi di auto recupero, relazionandosi con il tessuto della comunità che l’accoglie. Ospita nel suo programma 20 compagnie di artisti che intrecciano e espandono i linguaggi delle arti sceniche contemporanee creando opere innovative che forzano i generi, superano i confini ed esplorano nuovi territori. Rilancia la sua natura multi sfaccettata e meticcia in cui hanno cittadinanza e dialogano tra loro diverse pratiche delle arti contemporanee.

Produce, attraverso delle residenze artistiche dinamiche, delle performance site specific create ad hoc per i luoghi che le ospitano. Presenta spettacoli e performance con formati particolari, sia temporali che spaziali, che si interrogano sulle relazioni e i confini tra azione artistica, spettatori e luoghi. Spazio anche alla formazione con due workshop gratuiti rivolti a performer, danzatori, artisti: uno condotto dal coreografo Salvo Lombardo / Chiasma e uno dall’ artista visivo e coreografo Alessandro Carboni. Ogni workshop è finalizzato alla creazione di una performance site specific che verrà presentata durante il festival. Quest’anno il festival verrà raccontato in diretta da una redazione formata da migranti e richiedenti asilo del progetto Spettatori migranti/Attori sociali, nato da un’idea di Teatro e Critica, web magazine di teatro e danza.

Gli artisti presenti a Attraversamenti Multipli 2018:

ASCANIO CELESTINI | ROBERTO LATINI / FORTEBRACCIO | TEATRO BALLETTO CIVILE | MK | COLLETTIVO CINETICO | DANIELE NINARELLO C&C COMPANY | VALERIO SIRNA / DOM | GISELDA RANIERI /ALDES ALESSANDRO CARBONI | COLLETTIVO D.A.B. – Dance Across Border SALVO LOMBARDO / CHIASMA | FILIPPO PORRO e SIMONE ZAMBELLI FRANCESCO CAPUANO e NICOLA PICARDI | NANI ROSSI BOOMERANG PRODUCTION | MARGINE OPERATIVO KENTO & DJ FUZZTEN | VEEBLEFETZER

“Il viaggio di Attraversamenti Multipli 2018 propone di attraversare i confini: i confini tra culture diverse, i confini tra generi artistici, i confini tra spettatore e azione artistica.Il “confine” (fisico / virtuale/ simbolico ) non è solo un segno che separa e divide, ma anche una linea in comune attraverso cui i diversi si toccano e le culture comunicano, e lo SCONFINARE è un processo costituente di incontro e di confronto, grazie al quale le diversità si relativizzano e possono avere origine nuovi percorsi. La parola d’ordine / slogan / tema intorno a cui ruota questa edizione è sconfinamenti . Noi esseri umani ci spostiamo da sempre: le migrazioni, gli sconfinamenti, il superare i confini, la libertà di movimento delle persone / delle idee / delle culture / delle arti sono i pilastri del passato del genere umano, del nostro presente e del nostro futuro.”

Alessandra Ferraro e Pako Graziani / Margine Operativo

Per scoprire tutto il programma di Attraversamenti Multipli 2018:
www.attraversamentimultipli.it
facebook: attraversamenti multipli
info: info@attraversamentimultipli.it

Digital bodies: il doppio virtuale all’insegna dell’etica post-umanistica

Digital bodies: il doppio virtuale all’insegna dell’etica post-umanistica

VirtualeReale, il percorso di analisi e ricerca sulle integrazioni di tecnologia, arte e nuove forme di narrazione, oggi vi porta a esplorare le nuove entusiasmanti prospettive dei Digital Bodies. Ma cosa sono questi corpi digitali?

All’interno dell’universo digitale, il corpo diventa qualcosa che non possiamo più toccare o sentire. Esso si distacca dalle nostre azioni, costringendoci a nuovi modi di associare, osservare e pensare alla sua relazione con lo spazio. Nonostante il corpo umano abbia dominato per secoli le visioni artistiche in ogni espressione, con l’emergere di nuovi strumenti digitali, arrivano nuovi modi di esplorare quale ruolo gioca il corpo negli ambienti sia fisici sia virtuali. I confini fluidi in cui ci alterniamo tra la nostra vita reale e quella virtuale implicano che la nostra comprensione del corpo sia distaccata e superata. Inspiriamo profondamente e gettiamoci in questo mondo misterioso e ancora tutto da costruire:


DANZA

Forse il cambiamento più vivido sta arrivando nell’arte più vicina al corpo umano: la danza. Se la danza è l’arte più incarnata, intimamente dipendente dallo stato del corpo… e ogni forma d’arte va verso il suo opposto, allora il futuro della danza deve essere trovato nella disincarnazione.

– Marcos Novak

L’acclamata compagnia di danza digitale britannica di Wayne McGregor, Random Dance Company, celebra la trasformazione corporea nel virtuale, esplorando la complementarietà tra i corpi dal vivo e virtuali in una memorabile trilogia multimediale ispirata agli elementi naturali: acqua (The Millenarium, 1998), fuoco (Sulphur 16, 1999) e terra/aria (Aeon, 2000). The Millenarium crea un ambiente futuristico di corpi digitali, uno spazio virtuale con straordinaria computer grafica per l’epoca, in un mondo simile a un acquario, dove il “dal vivo” presente incontra il “dal vivo” non presente in un dialogo vulcanico, mentre Sulphur 16 offre momenti ancor più straordinari e mozzafiato unendo danzatori live e proiettati. 

La performance si apre con una scintillante immagine gigante di una danzatrice proiettata su una fine tela di garza al centro del palco. Le luci gradualmente la illuminano per rivelare la sua controparte reale retrostante a centro palco. Due danzatori virtuali performano un duetto sensuale e fluido muovendosi all’interno e attraverso l’uno con l’altro. Mentre si spostano diventano interconnessi e sembra che avanzino uno nel corpo dell’altro. In una routine esuberante l’intera compagnia di danzatori viene raggiunta da loro doppi virtuali: il palco è riempito con danzatori reali e digitali, le immagini si dividono e si doppiano sulle varie superfici presenti in una sequenza al cardiopalma. Nonostante sia stata creata alla fine del 1999 è uno dei primi esempi di congiunzione sublime e mesmerica teatrale di performer live e virtuali all’interno di un palcoscenico. La ricerca della compagnia enfatizza come la tecnologia, stimolata attraverso ogni aspetto del palco, imprima la sua estetica futuristica sulla coreografia e sul design. Le coreografie rapide e inusuali di McGregor creano un vocabolario fisico “alieno” che mischia il personale, l’organico e la macchina. Egli lo descrive come un tentativo di “collocare il concetto del corpo, del tempo e dello spazio all’interno di nuove dimensioni” e “spingere i danzatori verso incredibili nuovi limiti di articolazione, esplorazione e dubbio nelle idee circa la tecnologia e il corpo umano”. Il coreografo approfondisce maggiormente questa idea in Nemesis (2002) dove i danzatori in tempo reale vestono ampie braccia prostetico-meccaniche propulsive. 

VIDEO: https://www.numeridanse.tv/videotheque-danse/chrysalis

VIRTUAL/MIXED REALITY

E lungi dallo svanire nell’immaterialità del nulla, il corpo sta complicando, replicando, sfuggendo alla sua orfanizzazione formale, gli organi organizzati che la modernità ha preso per normalità. Questa nuova malleabilità è ovunque: nei cambiamenti del transessualismo, nelle perforazioni di tatuaggi e piercing, nei segni indelebili di marchi e cicatrici, nell’emergere di reti neurali e virali, vita batterica, protesi, inserti neurali, un gran numero di matrici vaganti.

– Sadie Plant

In un famoso articolo del 1994, Creare uno spazio: esperienze di un corpo virtuale, una delle artiste britanniche più rinomate di danza e tecnologia, Susan Kozel, riflette a lungo sul corpo digitale e la telepresenza, a seguito della sua performance di quattro settimane nell’installazione di Paul Sermon dal nome Telematic Dreaming (1992). Lavorando per svariate ore al giorno in un periodo conciso di tempo, simultaneamente come corpo reale (nel proprio letto) e come corpo virtuale (la sua immagine proiettata poteva interagire con la presenza telematica degli altri), Kozel ha esplorato in profondità la relazione tra il proprio corpo carnale e la sua controparte virtuale. Videocamere, monitor e proiettori interconnessi collegavano due letti in camere separate utilizzando una videoconferenza ISDN. Ogni silhouette di persona appoggiatasi sul letto blu veniva separata dal proprio background, utilizzando ChromaKey e tecniche di Blue Screen, e veniva trasmessa e proiettata all’interno dell’altro letto, e l’immagine composita veniva mostrata all’interno dei monitor. I due corpi, uno reale e uno virtuale, quindi, si incontravano su entrambi i letti con l’integrazione di alcune immagini preregistrate ricche di colori e texture per creare un’atmosfera onirica e immaginifica. Kozel descrive un’iniziale stranezza di relazione attraverso le proprie azioni, come ad esempio muovendo braccia e corpo da sola nel letto, come se si trovasse all’interno di qualche rituale ipnotico di danza; contemporaneamente instaurando un’intensa e intima improvvisazione con altri corpi sconosciuti proiettati sul letto. La performer testimonia di sentire piccole scosse elettriche in risposta alle carezze virtuali, rendendo evidente l’impatto delle connessioni telematiche. L’esperienza del suo corpo diviso diventa come un rito di passaggio mitico mentre ripercorre i suoi ricordi di tenere esperienze sessuali che la eccitano o la fanno sentire colpevole, andando ad esplorare anche possibili incidenti di violenza e contaminazione: “Posso essere desensibilizzata dell’attrito di una relazione con le persone che amo davvero?”. 

La sua esplorazione si basa sulle nozioni di McLuhan così come sulla ricerca di Frederik Brooks nell’ambito della Intellingence Amplification, per sollecitare il corpo elettronico come amplificatore ed estensore del corpo carnale, al quale è estremamente connesso. Piuttosto che rendere il corpo materiale obsoleto, la telematica offre una una quarta dimensione che rende possibili cose che il corpo fisico non può fare, come mappare se stessi all’interno di qualcun altro, o sparire, e quindi sfidare le idee di che cosa due corpi possano o meno fare: possiamo passare attraverso l’altro e renderci infinitamente mutevoli, ma non cessando mai di appartenere ai nostri corpi.  La telepresenza è considerata un’esperienza Out-of-Body: ciò che intriga non è solo il cambio radicale della percezione umana, ma l’inevitabile ritorno del corpo a cui si appartiene. Questo movimento extracorporeo e la sensazione che lascia una volta che si è tornati in se stessi, è la dimensione politica che risiede nella Virtual Reality. 

VIDEO: Telematic Dreaming v 2

TEXTURING/MOTION CAPTURE 

Nel bestiario culturale, il corpo è polverizzato e divaricato, come una “dissolvenza”; un viaggiatore del tempo, dove dal punto di vista delle avanzate tecnologie cibernetiche del panorama mediatico, è sempre un grande fallimento nel disperato bisogno di protesi tecniche supplementari.

– Arthur Kroker

Il motion capture è una tecnica di animazione avanzata molto frequente e richiesta sia nelle grandi produzioni cinematografiche che in quelle videoludiche. Spesso viene utilizzata per agevolare il compito degli animatori di rendere in maniera iperrealistica i personaggi digitali. La tecnica del Motion Capture (MoCap), fortunatamente, sta diventando sempre più accessibile grazie a progetti di crowdfunding e startup anche nell’ambito dell’industria indipendente: un esempio tra tutti è la Smartsuit Pro di Rokoko, che grazie al suo prezzo conveniente, costituisce una sezione fondamentale di questa ricerca. La tecnologia del MoCap nasce per soddisfare l’esigenza di voler campionare e rappresentare numericamente i movimenti di soggetti umani, animali o inanimati. Non a caso le prime aree di utilizzo di questo processo sono state nel settore clinico e militare, dove la registrazione dei movimenti del soggetto in esame permettevano di valutarne eventuali problemi di postura o di analizzare la prestazione fisica. 

La nascita di veri e propri sistemi di motion capture avviene dall’inizio degli anni Ottanta, negli ambienti universitari e di ricerca, dove lo studio del movimento favorì lo sviluppo di sistemi utili allo scopo. 

Nel 1982 al MIT viene presentata la Graphical Marionette, un sistema ottico che prevedeva l’uso di una serie di led posizionati su una tuta in corrispondenza dei giunti delle articolazioni, e quello di un paio di camere in grado di registrare le informazioni di movimento e visualizzarle real-time su una marionetta digitale. Pochi anni dopo, nel 1988, Silicon Graphics e Pacific Data Images (PDI) presentarono al pubblico Waldo, un sistema che permetteva di gestire in tempo reale i movimenti della bocca di un personaggio a bassa risoluzione: in un video della rubrica Jim Henson Hour, viene spiegato che “per una scena di due minuti di Waldo, al computer servono 120 ore per creare l’immagine finale ad alta risoluzione”. La metodologia più seguita e più affidabile rimane ad oggi quella dei sistemi marker based, spesso oggetti sferici di piccole dimensioni fissati in posizioni strategiche delle articolazioni su una tuta indossata dall’attore, che possono emettere o riflettere la luce per l’acquisizione del movimento. I dati vengono processati dal calcolatore che fornisce una curva continua del movimento. 

Storicamente il motion capture nell’industria dell’animazione è associato alla tecnica del rotoscoping, sviluppata nel 1914 da Max Fleischer, ovvero un processo che permetteva agli animatori di ricalcare le pose a partire da immagini registrate di attori reali che venivano proiettate su un pannello di vetro traslucido: il prodotto più celebre di Fleischer a dimostrazione di questa tecnica è la serie animata Out of the Inkwell dove i suoi personaggi apparivano molto fluidi nei movimenti. Nel 1921 fondò insieme a suo fratello i Fleischer Studios, che diedero vita a un personaggio importante per i cartoni animati di quegli anni, Betty Boop (1931), tanto da diventare i diretti concorrenti di Disney. 

Disney d’altra parte, si mostrò subito interessata al rotoscoping e produsse come primo film d’animazione con questa tecnica Biancaneve e i Sette Nani, che debuttò sul grande schermo nel 1937. 

Ma non fu una sperimentazione priva di problematiche. Traducibile come “la zona perturbante”, l’Uncanny Valley è uno studio degli anni ‘70 nell’ambito della robotica, secondo cui la visione di replicanti e automi antropomorfi, generi un senso di familiarità e agio tanto più questi sono somiglianti alla figura umana. La ricerca nell’ambito del texturing, quindi, punta alla “vestizione” del corpo del performer di un altro doppio digitale, che possiede caratteristiche anche completamente innaturali: è la capacità del performer che, conoscendo il risultato e la qualità del movimento che dovrebbe avere, adegua il proprio corpo al proprio doppio. Il MoCap si è sviluppato drasticamente nell’industria cinematografica, riscuotendo forse ancora più successo: si pensi nell’ambito delle storie di J.R.R. Tolkien alle performance del pioniere della performance capture Andy Serkis e le successive dell’attore britannico Benedict Cumberbatch nei panni del drago Smaug.


VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=sXN9IHrnVVU