La forza eiaculatrice dell’occhio

La forza eiaculatrice dell’occhio

Dalla Démiurge#1 a Non aspetteremo più i barbari, un corto di danza di un minuto che porta a uno sviluppo di 8 minuti.

Tutto è iniziato lavorando a un duetto con Valeria Zampardi e Fernando Roldan Ferrer con l’intenzione di costruire un nuovo mondo cercando di capire le leggi e le dinamiche che lo governano per realizzare un cortometraggio di danza. Siamo partiti dalla possibilità del personaggio femminile di viaggiare nello spazio liberamente dandole la facoltà di attraversare le pareti e di sparire completamente. Questo ha rimandato il nostro immaginario al soprannaturale e quindi ai super eroi della cultura blockbuster, manga e fumettistica.

Ci siamo divertiti a confrontare queste mitologie « pop mainstream » con la nostra pratica della danza contemporanea. Ci siamo lasciati andare ad altre citazioni come per le scarpe della Démiurge (le Onitsuka Tiger “vespe” di Uma Turman) o per la musica usata da Tarantino, anch’essa piena di rimandi e di omaggi cinematografici ben chiari. Diversi sono stati gli spunti: dal western di Sergio Leone al cinema di Hong-Kong, alternando inquadrature a volte nervose e altre volte più stabili accompagnate da raccordi diversi o da inquadrature fumettistiche, toccando anche Matrix. Nel secondo film di 8 minuti, Christopher Nolan e Won Kar Wai sono stati fonte d’ispirazione sia per alcune riprese dove è stato utilizzato il drone sia per il modo in cui i personaggi entrano nell’inquadratura prima del confronto con gli altri. Da lì il principio coreografico di una danza-combattimento, una caccia che si sposta da una location all’altra.

L’essere influenzato dalla cultura di massa dei Blockbuster mi riporta a una forma di barbarismo derivante dalla mia formazione culturale composta da segni, linguaggi e mezzi espressivi, in parte estranei alle estetiche italiane, francesi e in generali europee. Ma è altrettanto vero che la cultura americana si è talmente diffusa in Europa dal dopo guerra fino ad oggi da poter dire che il « soft power » americano ha fatto di me un barbaro pieno e soddisfatto:

Vi rimando alla poesia di Costantino Cavafy, in cui le invasioni barbariche vengono considerate dai romani come una sorta di soluzione per far rinascere Roma, una benedizione per mescolare le usanze e le ricchezze dei popoli. Gli “invasori” della nostra epoca sono stati gli americani che, dal piano Marshall in poi, hanno esportato oltreoceano i propri modelli culturali di massa, con particolare riferimento all’industria del cinema e della musica. La televisione, il cinema e, più in generale, la cultura sono la più grande arma di persuasione, forse più efficace della forza militare.

Io, francese ed europeo, vivendo in Italia, posso scavare nelle mie radici fino ad arrivare al peccato originale, quindi convoco Prometeo e Sisifo e dico al contrario dei romani di Cavafy che non aspetterò più i barbari perché sono già dentro di me: dalla mia nascita essi mi vestono, mi abitano e hanno plasmato il mio cervello. La California era già più sexy della Siberia durante la guerra fredda, come potevano vincere i soviet davanti allo charme della giovane società del consumo e del divertimento? Lo sviluppo verso il corto “Non aspetteremo più i barbari” ha portato all’introduzione di un terzo personaggio misterioso (l’attore Silvio Laviano) e alla possibilità di creare un loop dove i protagonisti sono condannati a ricominciare la stessa storia. Concedo ad Adamo ed Eva il privilegio di compiere un viaggio nel tempo per fargli vivere le conseguenze di quel peccato.

Sapevo che senza dialoghi né voci off, lo spettatore sarebbe stato libero di ricostruire la propria storia a partire dalla visione del film. Ci sono alcuni simboli visivi che nella concatenazione delle immagini potrebbero portare l’osservatore a porsi qualche domanda – o immaginarsi qualche possibile ‘trip’. E se veramente non ha capito né percepito niente, spero almeno di avergli procurato il piacere di un’esperienza estetica.

Il rischio di usare un piano sequenza per il momento « clou » del film, contrastando con il linguaggio dei film d’azione

Ho scelto di realizzare un piano sequenza nel momento clou del film per contrastare il linguaggio del film d’azione nella prima parte (anche nelle scelte di colorimetria e nel « grading » « teal and orange » stra usato per i Blockbuster). Una sorta di resistenza all’invasione barbarica, un’interpretazione giustificata dalla drammaturgia che cerca di legare il contenuto con la forma. Gli interpreti hanno danzato al meglio in una coreografia a tre insieme a me.

Era rischioso non solo per il fatto di dover ballare un’intera sequenza nel miglior modo possibile ma soprattutto per il fatto di dover rompere il ritmo della prima parte. Volevo che in quel momento i personaggi fossero stati solo umani, quindi il tempo dello spettatore doveva essere quello dei protagonisti, immerso con loro in un tempo reale attraverso tutti i salti e i voli spaziali. È stata una performance che migliorava a ogni ripresa. L’ottava volta è stata quella giusta: eravamo sfiniti ma convinti che almeno una ripresa era buona e che avremmo di lì a poco dovuto anche liberare il Palazzo Biscari di Catania che ci accoglieva.

Estratto backstage dell’ottava del piano sequenza

 

“Preparare un film come una battaglia, il cinema sembra un’ arte militare.”
Robert Bresson « Notes sur le cinématographe » ed. Gallimard

“I rumori devono diventare musica.”
 Robert Bresson « Notes sur le cinématographe » ed. Gallimard

« Montare un film significa unire i personaggi tra di loro e agli oggetti attraverso gli sguardi »
« Uno solo sguardo fa scattare una passione, un assassinio, una guerra. »
« La forza eiaculatrice dell’occhio. »

Robert Bresson « Notes sur le cinématographe » ed. Gallimard

La danza non poteva bastare. Senza gli sguardi dei protagonisti né il film né questo teaser esisterebbero.

 We no longer wait for the Barbarians 

Screenplay/Filming/Editing: Alain El Sakhawi
Choreography: « QBR Collective »: Alain El Sakhawi/Valeria Zampardi/Fernando Roldan Ferrer
Performers: Valeria Zampardi/Fernando Roldan Ferrer/Silvio Laviano
Production: COORPI La danza in 1 minuto / Scenario Pubblico CZD
Awards: « Honorable mention for Innovation » Bucarest Dance Film Festival 2017 (Romania), « Prix de la mise en
scène » 3iS School for Cinema and audiovisuel of Bordeaux in International DanceFilm Festival/ Danse en Film-Bordeaux (France), « Jury award+Audience award » RIFF-second edition 2017 (Norway), “Creation support” to
FIVER International Screendance Festival 2017 (Spain).

« Non aspetteremo più i barbari » si trova nel programma “Kurzschluss / Court Circuit” del canale franco-tedesco ARTE.

Al via la prima edizione di Performare Festival

Al via la prima edizione di Performare Festival

La danza contemporanea tra la scena siciliana e quella nazionale e internazionale,  con l’obiettivo di condividere energie, idee, spazi e movimento, tra performance, incontri, scambi di esperienze e formazione. Dal 15 giugno al 1° luglio, tra Serradifalco e Catania, si svolgerà la prima edizione di Performare Festival, organizzato dal Collettivo SicilyMade, facente parte dell’ Associazione culturale In Arte di Serradifalco, in collaborazione con Zo Centro Culture Contemporanee e con il patrocinio dell’Assessorato Turismo e Spettacolo della Regione Siciliana e dei Comuni di Serradifalco e di Catania.

Performare Festival, dall’inglese “to perform” (andare in scena), è dedicato all’arte performativa della scena contemporanea e alla giovane danza d’autore, prenderà il via a Serradifalco dal 15 al 19 giugno, nel Teatro Comunale Antonio De Curtis e in varie location all’aperto, per poi proseguire da Zō Centro Culture Contemporanee a Catania, dal 19 giugno al 1° luglio. Proprio da Zō, inoltre, dal 19 giugno al 1° luglio si terranno i due workshop formativi di Perfomare Project con Horacio Macuacua e Sara Orselli, che porteranno in scena anche i rispettivi spettacoli Trampled Roses (24 giugno) e Still There (1 luglio). 

Il Festival si propone di allargare lo sguardo sulla scena contemporanea con un’attenzione particolare al corpo quale strumento espressivo in relazione al suo movimento. Il fine è  creare un’opportunità di visibilità e confronto per artisti singoli, gruppi e compagnie del panorama nazionale e internazionale. Con un’attenzione particolare per le nuove generazioni di artisti e con una programmazione dedicata anche alla formazione, il Festival vuole essere un luogo in cui danzatori, attori, performers e pubblico possano incontrarsi e condividere strumenti e idee. Il Festival vuole costruire sul territorio siciliano una rete basata sulla comunicazione tra le realtà che operano nel settore della scena contemporanea e agire in sinergia con esse. L’obiettivo del progetto Performare è, infatti, la condivisione di energie, idee, spazi e soprattutto movimento.

Performare Festival coinvolgerà un gruppo di artisti provenienti dal territorio siciliano e da altre regioni italiane e da vari paesi europei. Ciascuno di questi artisti presenterà il proprio lavoro al pubblico. Durante il festival, oltre agli spettacoli dal vivo, verrà proposto un percorso laboratoriale di formazione e di creazione: Performare Project, tre settimane di ricerca intensiva volte alla creazione di performance originali. L’obiettivo è quello di incentivare le energie creative delle nuove generazioni che costruiranno la danza di domani.

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Interplay: 100 artisti da tutto il mondo, a Torino dal 21 al 31 maggio

Interplay: 100 artisti da tutto il mondo, a Torino dal 21 al 31 maggio

Interplay

Interplay

Anche in questa edizione Interplay si moltiplica per individuare pubblici diversi e per portare la danza dentro e intorno alla città: a Torino in due diversi teatri (al Teatro Astra il 21 e 22 maggio, al TRG/Teatro Ragazzi il 25 maggio), nelle vie e nelle piazze per i Blitz Metropolitani del 26 maggio, alla Lavanderia a Vapore di Collegno il 29 e 31 maggio.

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100 artisti da tutto il mondo, provenienti da 10 paesi europei ed extraEu e da diverse regioni italiane. 23 compagnie, per 8 prime nazionali. Una finestra sulle poetiche artistiche del presente, con uno sguardo verso il futuro, uno sguardo alle volte scomodo. Spettacoli e momenti di scambio per condividere esperienze estetiche e culturali, emozioni e impressioni bevendo un aperitivo con pubblico, operatori e artisti.

Dopo l’emozionante esperienza della scorsa edizione si rinnova nel 2018 l’attenzione verso artisti provenienti dal bacino del mediterraneo, con una sezione del festival dedicata alle compagnie provenienti da diversi paesi arabi che arrivano in Italia per un tour fra i migliori festival di danza del nostro territorio. Il Focus young Mediterranean Choreographers, di cui Interplay inaugura il tour, ospita un coreografo iraniano e una compagnia siriana, una scelta che è anche una scommessa, in un momento tanto delicato politicamente.
Accanto alle esperienze personali e di vita di molti danzatori, Interplay è l’occasione per scoprire o ritrovare formazioni con un percorso artistico significativo.

Apre il festival il 21 maggio al Teatro Astra la giovane e premiata coreografa svizzera TABEA MARTIN che con spirito militante e ironia si interroga sull’identità di genere, con la nuova creazione Beyond Indifference, riconfermando anche con questo lavoro il desiderio di esplorare le debolezze degli esseri umani in modo giocoso e provocatorio. Nome di punta nel panorama europeo, vince numerosi riconoscimenti, tra cui nel 2011 il Wim Barry Prize ed è nominata ai Dutch Dance Days di Maastricht come giovane coreografa promettente, nel 2013 e nel 2014 è nella short list dei coreografi selezionati per Aerowaves e nel 2013 è premiata al concorso internazionale Reconnaissance. Dal 2016-2018 è “Young Associated Artist” del programma di mentoring di Pro Helvetia-Swiss Arts Council.
MATTEO MARFOGLIA, il più giovane fra i talenti di INTERPLAY 18 condivide l’inaugurazione del festival e porta in scena quattro danzatori con Crossword, uno spettacolo che il pesarese ha concepito in Gran Bretagna, dove ha scelto di studiare e lavorare e dove nel 2018 è stato premiato con il Creative Wales Award dal Ministero della Cultura Gallese che lo sosterrà per un intero anno nella sua ricerca artistica e coreografica.

PROGRAMMA COMPLETO > http://www.mosaicodanza.it/interplay18spettacoli.htm

#5CuriositàSu: Mr Gaga e la Batsheva Dance Company

#5CuriositàSu: Mr Gaga e la Batsheva Dance Company

 

1 > Ohad in principio:

La sua carriera di ballerino iniziò nell’esercito israeliano, fu reclutato come intrattenitore a causa di una distorsione a una caviglia, cantando e creando piccole coreografie durante la guerra del Kippur. Dopo essersi congedato dall’esercito all’età di 22 anni, su richiesta della madre, fu accettato come ballerino alla Batsheva Dance Company a Tel Aviv.

2 > Nascita della sua Batsheva:

Dal 1990 Naharin diventa direttore artistico della Batsheva Dance Company, lanciandola in una nuova fase artistica. I ballerini, scelti personalmente dal direttore, sono stati selezionati per la loro unicità: non viene richiesta tanto la tecnicità, quanto la propria sensibilità nel danzare. Durante il suo incarico con la compagnia, Naharin ha coreografato oltre 30 opere per Batsheva Dance Company e Batsheva – the Young Ensemble.

3 > Linguaggio Gaga:

Gaga nasce dalla convinzione di Naharin che il piacere fisico apportato dalla danza fa parte dell’essere vivo e la connessione tra lo sforzo e il piacere è parte del movimento. Lo stile e la tecnica gaga di Naharin si sono sviluppati durante la sua direzione della Batsheva. Il suo stile è distinto per la sua straordinaria flessibilità del busto e degli arti, da movimenti profondamente interdipendenti e da esplosioni, come cadute improvvise. Gaga, prima parola pronunciata da Ohad, non vuol essere tanto una codifica del movimento, ma uno stile per enfatizzare l’esperienza somatica del praticante. Far esprimere i propri instinti animali. Molti hanno notato che le lezioni di Gaga sono costituite da un insegnante che conduce ballerini attraverso una pratica improvvisata che si basa su una serie di immagini descritte dall’insegnante. Naharin spiega che questo tipo di tecnica spinge i ballerini ad oltrepassare il limite della familiarità. Le immagini descritte dall’insegnante servono ad indirizzare l’improvvisazione dei praticanti, utilizzando parti del corpo ignorate in altri metodi.

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4 > Senza specchi :

Nella sala prove non sono presenti specchi perché distraggono, costringono a guardare le immagini riflesse. Ciò consente ai ballerini di allontanarsi dall’autocritica e sentire il movimento dall’interno. Si è consapevoli delle persone presenti nella stanza e ci si rende conto che non si è al centro di tutto, diventando più coscienti della forma poiché non vi è alcuna possibilità di osservarsi, rendendo visibili le infinite probabilità di scoperta del movimento.

5 >  Perché Batsheva Dance Company?

La baronessa Bethsabée de Rothschild assunse il nome di Batsheva dopo essere emigrata in Israele nel 1951, era una protettrice della danza e membro della famiglia dei banchieri Rothschild. Nel 1951 Rothschild viaggiò per la prima volta in Israele stabilendosi definitivamente nel 1962 e in Israele contribuì in modo significativo alla danza attraverso l’istituzione della Compagnia Batsheva che divenne uno dei più influenti modelli in Israele. Nel 1968 ha fondato la Bat-Dor Dance School sotto la direzione di Jeannette Ordmane successivamente la Bat-Dor Company e costruì un centro per questa compagnia a Tel Aviv; ha ricevuto una serie di premi che hanno elogiato il lavoro della sua vita, incluso il Premio Israele nel 1989 per il suo straordinario contributo alla società e al paese. La baronessa Batsheva de Rothschild morì nel 1999.

#ACCADDEOGGI: il 16 Aprile 1919 nacque Merce Cunningham

#ACCADDEOGGI: il 16 Aprile 1919 nacque Merce Cunningham

Merce Cunningham (Centralia, 16 aprile 1919 – New York, 26 luglio 2009) è stato un danzatore e coreografo statunitense, uno dei maggiori creatori della Modern Dance americana che ha posto le basi della post modern dance, dando origine alla New Dance, prendendo le distanze dal repertorio classico e anticipando l’era di internet. Ha indagato “il movimento nello spazio e nel tempo” e ha proposto un nuovo modo di intendere il rapporto tra la danza, la musica e l’arte figurativa (intesa come scenografia).

Merce Cunningham ha rivoluzionato il mondo della danza contemporanea, proponendo una separazione tra danza e musica. A partire dal 1986 è stato l’ideatore e lo sperimentatore di Life Forms, primo software di creazione e notazione dei movimenti di danza. Egli definì la sua tipologia di danza “non narrativa”, facendo emergere l’importanza di ciò che la compone: tempo, spazio e velocità. La continua ricerca del movimento dei danzatori, portò Cunningham a sviluppare una danza plastica, fisica, dove il ballerino poteva muoversi nello spazio senza prediligere la caratteristica interpretativa. Il corpo diventa così un “agitatore plastico-spaziale“. Lavorò dal 1940 al 1945 con la compagnia di M. Graham e nel 1952 fondò una propria compagnia, avvalendosi della collaborazione di pittori (A. Warhol, R. Rauschenberg, J. John) e di compositori (D. Tudor, G. Mumma e, soprattutto J. Cage). È stato autore di spettacoli nei quali usava musica elettronica, concreta ed elementi scenici mobili, che diventavano parte integrante dell’azione scenica. Nella sua lunga carriera ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali.

 

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