Fuori

“Noi siamo fuori, tu sei a posto?” Reportage di Fuori Posto – Festival di Teatri al limite 2020

Il ritorno alla normalità è probabilmente la condizione più auspicata per questo 2021, perché l’anno appena trascorso ha significato perdita di equilibrio, restrizioni, mancanza di libertà e faticosa accettazione dei limiti imposti.

Nel 2020, infatti, ognuno ha sperimentato uno stato di malattia collettiva che potrebbe ricordare più da vicino la disabilità, ma, in fondo, anche prima di questo critico anno, chi non si e mai scontrato con la propria inadeguatezza, con un limite autoimposto, fosse anche soltanto una paura? 

Questo è uno dei messaggi più carichi di senso del Festival Fuori Posto ― giunto alla sua ottava edizione ―, riflessione preliminare o consequenziale per approcciarsi alla disabilità con apertura, empatia e assenza di pietismo. Permettere l’incontro e l’interazione tra pubblico e artisti ― perché di artisti si tratta, ancor prima che disabili ― è dunque un’esperienza imprescindibile per combattere gli stereotipi su un tema spesso trattato con eccesso di accortezza e timorosità. A marzo 2020, mese in cui avrebbe dovuto tenersi l’evento, la compresenza non è stata possibile e, così, l’associazione culturale Fuori Contesto, entro cui è nato e il festival, ne ha reinventato la forma. 

Se per l’edizione dal vivo era stato previsto uno spazio museale dentro il quale raccontare storie, durante il lockdown esso è stato ripensato in modalità virtuale e con le sembianze di una casa dove chiunque, collegandosi a a questo link, ha la possibilità di navigare in maniera gratuita e interagire con gli items presenti nelle varie stanze, che rivelano contributi video, app e giochi.

Appena terminato il lockdown, sono stati realizzati i cortometraggi in presenza e, infine, il festival si è svolto in modalità streaming con cinque appuntamenti, uno a settimana per tutto il mese di dicembre, in diretta su Facebook e YouTube.

Agli incontri, condotti da Emilia Martinelli ― direttrice artistica di Fuori Contesto e Fuori Posto, nonché regista, autrice teatrale e insegnante di DanceAbility ― hanno partecipato artisti, membri dell’associazione, professionisti o, semplicemente persone che sono entrate in contatto più o meno diretto con la disabilità, riportando la propria esperienza e gli insegnamenti appresi.

Cinque temi cardine per parlare di disabilità

Danza

Nel primo appuntamento del 3 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, si è parlato a lungo di danza e DanceAbility a partire dalla visione di un cortometraggio, pensato durante il lockdown, sulla relazione tra il corpo e un luogo fisico ristretto: Misurarsi, dove Jacopo Curti ed Eleonora Tregambe hanno interpretato la tensione di un incontro possibile tra disabilità e normalità.

Michela Lucenti, danzatrice e coreografa della compagnia Balletto Civile, è intervenuta ponendo l’attenzione sul significato della parola “limite”: «non un muro, ma una soglia attraverso la quale ci si può mettere in ascolto» e che riguarda, senza distinzioni, ognuno di noi. 

Tutti, infatti, devono misurarsi coi propri limiti, e non soltanto da un punto di vista spaziale. Così cambia anche il significato della relazione che avviene nel tentativo, nella tensione generata dal prendere le misure tra l’altro e noi stessi anche quando l’incontro non accade, e in ciò risiede il senso dell’esperienza.

Il misurarsi tra corpi differenti è un tema che ricorre anche nel video commissionato dalla RAI in occasione delle Olimpiadi Paralimpiche Together we defy gravity, e guardarlo ha offerto il pretesto per  approfondire il concetto di gravità.

Per Michela Lucenti, ad esempio, essa rappresenta anche la volontà del dire e il peso avvertito come responsabilità. Attraverso la danza, che deve essere paritaria e non costituire un ossimoro con la parola “disabilità”, l’artista esprime la sua urgenza di stare in scena, dove la sua condizione non è un limite, ma lo sguardo per vedere oltre.

Scrittura

Anche la parola scritta e l’urgenza di narrare diventano prioritari: per superare il disagio di esprimersi sull’argomento e dare voce non soltanto alla malattia, ma anche a chi si prende cura quotidianamente delle necessità connesse. Le parole del racconto di Emilia Martinelli, nel video Blu, danno voce alla fragilità di un padre, figura a volte assente nella relazione parentale, e al bisogno di entrare in connessione col figlio che vive in un mondo a lui inaccessibile.

Solo attraverso l’adattamento, ma soprattutto con l’ascolto e la reciprocità, può essere aperta una porta di comunicazione, essenziale per riuscire a comprendersi. In un linguaggio però differente che richiede lo sforzo di essere appreso.

«Lo sguardo che si posa su un diverso è imbarazzante, sconveniente, e così avviene anche nella scrittura» ― dice nel corso della seconda diretta Maria Irene Sarti, neuropsichiatra. Il suo messaggio, però, non è solo la parola di una professionista, ma anche quello di una donna che sperimenta ogni giorno, in prima persona, una malattia degenerativa e invalidante.

Nel toccante video La mano, in cui si svela al pubblico, la chiama ironicamente “Mr. Park” e, grazie al potere terapeutico della scrittura (curioso, per lei, che per mestiere è da sempre più abituata all’ascolto), ne indaga le origini, forse legate a un lontano senso di colpa: le sue mani tremano perché hanno tradito una promessa.

«Scrivere diviene dunque un modo per essere liberi, per far uscire dalle mura (reali e immaginarie) queste storie» ― è il messaggio conclusivo di Emilia Martinelli al termine del secondo appuntamento e, in generale, una delle missioni del festival.

LIS

Il linguaggio può inoltre declinarsi in varie forme. All’inizio del terzo incontro, avente come tema la lingua dei segni italiana (LIS), Dario Pasquarella ― insegnante, regista e attore ― guida il pubblico, attraverso il video Dario chi?, nel suo mondo senza suoni, cercando di comunicare la faticosa ricerca di se stesso con un’espressività che si propone di andare oltre i segni. Si fa dunque più marcata la correlazione tra il teatro e le emozioni, che nella disabilità diventano più difficili da esprimere e che in questa forma d’arte possono trovare un linguaggio preferenziale. 

La LIS ha infatti la potenzialità di diventare uno strumento creativo, una sorta di danza e dunque un atto performativo, di cui possono servirsi persino coloro che hanno la fortuna di parlare e sentire. E per venire incontro a chi invece non può farlo, anche solo per una condizione temporanea, il Festival Fuori Posto ha arricchito il tour museale con percorsi facilitati, tramite il supporto dei sottotitoli, della lingua dei segni e delle audiodescrizioni, utilissime per chi è affetto da deficit visivi.

L’audiodescrizione si è inoltre rivelata una risorsa dalla funzione anche estetica: la danza, per esempio, mai o raramente si associa alle parole, che le conferiscono qui una forma originale, gradevole per ipovedenti e non.

Maternità, amore e vita indipendente

Gli ultimi due incontri sono risultati poi strettamente connessi tra loro, laddove la relazione genitoriale ― in particolare quella con le madri, che sono le figure principali di riferimento ― diviene cruciale per il sano sviluppo dell’indipendenza della persona con disabilità.

La visione del cortometraggio Affari di Famiglia induce a un dialogo dove si rimarca l’importanza dell’autonomia e il bisogno di far crescere i figli in modo da prepararli il più possibile a una vita senza i genitori. 

Si è presentato dunque l’esempio positivo di donne che, pur prendendosi cura dei propri figli, evitano di preservarli troppo, favorendone la socialità; «ma ci sono purtroppo ancora storie di chiusura ― ricorda il giornalista RAI e blogger di InVisibili Marco Piazza ― ed è necessario spezzare la simbiosi che a volte si viene a creare». 

Spesso, infatti, si ha l’errata convinzione che chi ha una disabilità sia una persona diversa non solo nel corpo, ma anche nei propri bisogni interiori, che sono invece gli stessi di qualsiasi essere umano. 

Il video Battito, che introduce il quinto e ultimo incontro, parla proprio di una storia di amore e sensualità, aspetti dell’esistenza che anche il disabile deve avere la possibilità di vivere, se lo desidera. Armanda Salvucci ― ideatrice, nel 2016, del progetto Sensuability ― si batte fortemente affinché tali esigenze vengano soddisfatte, e si superi l’atteggiamento pietista e il pregiudizio che i disabili siano persone che possono aspirare al massimo all’affettività, ignorando le loro sanissime pulsioni sessuali.

A volte, come si evince dal video, sono addirittura essi stessi ad avere timore a lasciarsi andare, ma non è forse il medesimo sentire che potrebbero provare tutti davanti alla propria incapacità? Non a caso, l’irriverente slogan del progetto è: “la prima volta siamo tutti disabili”. 

Poter vivere la vita da persone libere, nella mente ancor prima che nel corpo, diviene allora il valore verso cui tendere, abbattendo gli ostacoli mentali, ma anche fisici (si pensi alle cosiddette barriere architettoniche) e infine lavorativi.

Anche l’indipendenza economica gioca infatti un ruolo fondamentale per rendersi autonomi e sviluppare autostima, ed è necessario promuovere sempre più la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro (retribuito) come già avviene in diverse realtà portate alla luce da Maura Peppoloni, della Sezione Laziale della UILDM. 

E riconoscere infine che gli ostacoli più complicati da superare sono paradossalmente non dentro la disabilità ma all’esterno, nella mente di chi li vede, all’opposto, come creature angelicate, da trattare diversamente, non accorgendosi di tutto ciò che li accomuna a loro prima ancora che allontana. Perché è solo guardando alla propria disabilità che si può riconoscere nell’altro un po’ di se stessi.

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Future man- Spellbound Contemporary Ballet

Fuori Programma, festival internazionale di danza contemporanea. Focus sulla quarta edizione

È l’evento estivo che ha celebrato la danza contemporanea a Roma, valorizzando le produzioni più interessanti. Giunto alla sua quarta edizione, anche quest’anno è arrivato puntuale come una brezza di innovazione e di cambiamento. Stiamo parlando di Fuori Programma, il Festival Internazionale con la lungimirante direzione artistica di Valentina Marini, alla quale è stata conferita la carica sociale di presidente dell’AIDAP (Associazione Italiana Danza Attività di Produzione) per il triennio 2019-2021.

Alcuni dati numerici descrivono meglio la dimensione delle novità della programmazione. Due sono i teatri di Roma che si alterneranno, dal 27 giugno al 7 settembre, in una staffetta simbolica. Il Teatro Biblioteca Quarticciolo ha dato l’avvio e concluderà il 6 e il 7 settembre la kermesse. Un punto di riferimento di aggregazione sociale, non solo logistico, per gli spettatori e gli artisti che si sono esibiti fino all’8 luglio. Il Teatro India, invece, ha ospitato nella sua sede i quattro spettacoli in calendario dal 10 al 27 luglio. Tre sono state le performance in site specific; le peculiarità dei luoghi open space hanno fornito uno scenario unico alle emozioni condivise. Piazza del Quarticciolo e Parco Alessandrino sono gli spazi urbani dove sono stati realizzati e presentati al pubblico Derivazione n.5 di Salvo Lombardo, il 27 giugno, e Variation n.1 di e con Camilla Monga, Pieradolfo Ciulli e Filippo Vignato,l’8 luglio. In un contesto più intimo e circoscritto, quello dei moduli abitativi dell’area del Quarticciolo, il Festival si concluderà il 6 e il 7 settembre con Anima di Emanuele Soavi. 

Dieci le compagnie e gli artisti che hanno caratterizzato l’edizione 2019 di Fuori Programma. Quattro le nazionalità presenti “on stage”: Italia, Germania, Francia, Spagna. Paesi che hanno una tradizione importante e che sono proiettati verso il futuro, nella costante evoluzione coreografica dei codici linguistici della danza. 
Un luogo di formazione e ricerca il Daf, Dance Art Faculty, con i suoi locali che hanno ospitato il 31 luglio la restituzione al pubblico del lavoro di creazione affidato ad Emanuel Gat. Un progetto laboratoriale denominato Summer Intensive. Cinque giorni durante i quali una selezione di professionisti, giovani danzatori in procinto di muovere i loro primi passi e studenti hanno potuto conoscere e sperimentare la metodologia e il lavoro creativo, perfezionati in 25 anni di attività, del coreografo israeliano naturalizzato francese.  L’opening di Fuori Programma è stato un momento vissuto in uno spazio pubblico, lontano dalle poltrone di velluto rosso. Con il profumo un po’ retrò di Mamma Roma e della vita di borgata, della città eterna vista dalla periferia. L’anelito di quella poetica neorealista e di quell’immaginario che forse non è cambiato nonostante le trasformazioni del contesto di riferimento e dei suoi abitanti. Là dove si ritrovano quei giovani ragazzi padre che, come cantava Enzo Jannacci, sanno di essere “peccatori per questa società”. E le loro compagne che fanno conversazioni di gruppo, tra donne, mentre i loro bambini sono liberi di scorrazzare in bicicletta. All’interno di ogni quartiere sopravvive, come una maledizione, la condizione sociale per cui quelle persone e quegli abitanti possono essere in balia del destino, ma difficilmente si lasceranno piegare dalle avversità. È così che la danza urbana di Salvo Lombardo, con Derivazione n.5, si è integrata e innestata nel cuore popolare del Quarticciolo trasformandosi in una festa di quartiere. Non poteva esserci un’inaugurazione più significativa e aderente con la realtà, nel segno dell’apertura e della riflessione sul territorio. La visione artistica di Lombardo, aperta al dialogo e alla comprensione, si manifesta spontaneamente attraverso l’azione di recupero di un’identità culturale. La stessa che il Teatro Biblioteca Quarticciolo esercita da anni. Una struttura che è nata dalla trasformazione di un ex mercato di quartiere ed è diventata un polo di ricerca e di aggregazione. 

Il primo luglio è andato in scena After the party – A duet  for one dancer. Anteprima nazionale e coproduzione tra la Thomas Noone Dance, Sat! Teatre Barcelona e Fuori Programma Festival. Uno spettacolo, il racconto tra un danzatore e il suo alter ego, un pupazzo senza nome, con diverse suggestioni, tracce di poesia e frammenti di storie. Narra l’incontro con Duda Paiva, maestro di teatro di figura ad Amsterdam, e con André Mello, creatore artigiano di marionette. Il tanto atteso ritorno di Noone alla danza, dopo un periodo di inattività, c’è stato. Con una nuova fisicità e con il coraggio di affrontare le sfide poste in essere dalla curiosità umana. Quasi sottotraccia c’era, infine, il tema del viaggio attraverso una serie di residenze effettuate in diversi paesi. 

After the party - Thomas Noone
After the party – Thomas Noone

Variation 1 è un piccolo gioiello di composizione istantanea. Creata ad hoc per Fuori Programma Festival, in collaborazione con Bolzano danza, fa parte dello spettacolo Golden Variations. Una performance in site specific che l’8 luglio è iniziata ancora prima che il pubblico raggiungesse il luogo, la destinazione finale. Attraversando in gruppo Il Parco Alessandrino ognuno dei presenti ha conosciuti le sfide e le opportunità di quello spazio urbano. Un’area silvestre che si estende ed è compresa tra via Molfetta, via del Pergolato dell’Alessandrino e via di Tor Tre Teste. Camilla Monga, Pieradolfo Ciulli e Filippo Vignato hanno esplorato le infinite possibilità dei movimenti. Dalle ripetizioni meccaniche alla morbidezza fluida ed espressiva. Hanno interagito con la natura incontaminata e con la musica proveniente da uno strumento apparentemente insolito come il trombone. La sua estensione, i colori e le sfumature sono state analizzate ed approfondite dalla creatività e dall’abilità di Vignato, in quello che è stato un tributo alle storiche Golden Variations Eseguite da Glenn Gould e Steve Paxton. 

Il primo degli spettacoli che il 10 luglio è andato in scena presso il teatro India di Roma, Concerto Fisico, è una composizione, una partitura fisica e vocale che racconta la storia di Balletto Civile. Un gruppo, nato nel 2003, fondato da Michela Lucenti, durante una lunga residenza artistica all’interno dell’ex Ospedale Psichiatrico di Udine. Nella performance è contenuta la storia personale della fondatrice e della sua compagnia, mediante ricordi ed emozioni che riaffiorano lasciando emergere anche delle trasformazioni dovute all’azione del tempo.

Erectus compagnia Abbondanza/Bertoni si
Erectus compagnia Abbondanza/Bertoni si

La compagnia Abbondanza/Bertoni si è esibita il 21 luglio con Erectus. È il secondo episodio del progetto Poiesis, dopo La morte e la fanciulla/Franz Schubert e prima di Pelleas e Melisanda/Arnold Schoenberg. Una trilogia compiuta nell’arco di tre anni, dal 2017 al 2019. L’idea che muove l’opera è quella di trasformare musica e corpi in suono da vedere, così come è stato dichiarato da Michele Abbondanza e Antonella Bertoni. Funzionale per questa esplorazione è stato il genere free jazz con le sonorità e le suggestioni di un album storico del 1956 di Charles Mingus: Pithecanthropus erectus. Marco Bissoli, Fabio Caputo, Cristian Cucco, Nicolas Grimaldi Capitello sono i quattro danzatori. Nella totale libertà dei loro corpi nudi e attraverso l’amalgama di percorsi diversi tra di loro, come Ying e Yang hanno mescolato i codici della musica e della danza. Esplorando le diverse forme e sensibilità del maschio del XXI secolo è stata riscoperta la matrice insita in ognuno di noi. Attraverso una serie di immagini e di videoproiezioni l’umanità e la bestialità sono state messe a confronto. Le evoluzioni fisiche e la ricerca dei movimenti hanno svelato l’anima animale in un comune percorso esistenziale fatto di fatica e sudore.

Quella del 24 luglio è stata una serata doppia che ha unito in un simbolico abbraccio la Spagna con l’Italia. Ad aprire è stato Equal Elevations, un progetto realizzato per il Museo Nacional de Arte Reina Sofía di Madrid. Ispirato ad “Equal-Parallel: Guernica-Bengasi” l’opera del 1986 di Richard Serra, scultore minimalista statunitense e videoartista contemporaneo. Il coreografo Marcos Moreau apre gli orizzonti e si affaccia con le sue visioni artistiche su due eventi storici. Il primo è il bombardamento della città basca di Guernica, avvenuto circa ottant’anni fa e che ispirò il celeberrimo quadro di Pablo Picasso. Il 26 aprile 1937, era un lunedì e come sempre era giorno di mercato. Fu il primo bombardamento a tappeto della storia, iniziò alle 16 di pomeriggio e durò circa tre ore. Il secondo è l’attacco aereo americano di Tripoli e Bengasi del 1986 in risposta all’attentato, attribuito a terroristi libici, nella discoteca La Belle Club di Berlino, frequentata da militari statunitensi. Moreau si muove tra un’indagine sullo spazio e le relazioni di similitudine del tempo. I danzatori-statue diventano sculture viventi sperimentando la leggerezza e la gravità.

Future man- Spellbound Contemporary Ballet

Future man, la nuova creazione di Spellbound Contemporary Ballet, volutamente è stata presentata al pubblico di Fuori Programma sotto forma di studio performance, a firma di Mauro Astolfi. Un assaggio, un momento di condivisione con il grande pubblico del Teatro India, prima del completo allestimento tecnico che sarà ultimato in autunno immediatamente dopo il debutto della nuova produzione al Grand Theater de Luxembourg a settembre. Quella che è stata rappresentata è la tipologia di un uomo che vive in sospensione. Il presente per lui è caratterizzato da una forma di controllo ossessivo e di distacco. Il passato viene invece rifiutato o negato, ma è qualcosa che ciclicamente ritorna. Il futuro è un mix di speranze e paura.

Sita Ostheimer ha chiuso i quattro appuntamenti sold out al Teatro India con un dittico, una coppia di creazioni originali, entrambe prime regionali: Us e Two. Potrebbe essere una precisa dichiarazione d’intenti: io e noi, io e tu. Dall’individuo all’interno del  gruppo, alla dimensione a due. Il singolo che, in una costante ricerca, divide lo spazio e il tempo in relazione ai suoi simili. E di come, all’interno di una coppia di amici, fratelli o amanti possono compiersi quelle piccole o grandi digressioni del proprio percorso. La coreografa tedesca, danzatrice e assistente di Hofesh Shechter, dal 2015 è concentrata sullo sviluppo di un personale lavoro artistico. Il suo è un processo di ricerca basato sull’interazione tra corpo, mente, spirito ed emozioni. Fondamentali risultano essere l’improvvisazione e il ritmo. È stata per la prima volta in tour in Italia con due tappe, prima a Bolzano Danza, il 25 luglio e subito dopo a Roma il 27.

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Attraversamenti Multipli: il bello dell’umanità che unisce l’espressione artistica e gli spazi urbani

 

Come per ogni vicenda umana, c’è un inizio e una fine. Di Attraversamenti Multipli possiamo solo dire che si è conclusa la diciottesima edizione perché i suoi enzimi, i fermenti del Festival continueranno a proliferare nelle menti di chi ha attraversato e sconfinato quella piazza. Non si ferma il lavoro, l’attività instancabile e visionaria di Alessandra Ferraro e Pako Graziani che sono già al lavoro per la prossima edizione.

Dopo il grande successo della prima, la seconda settimana di Attraversamenti Multipli è iniziata con l’odore della pioggia che evaporando dall’asfalto umido ha accompagnato la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Con le diverse tonalità e le vibrazioni di tre serate di condivisione, in connessione e in uno spazio aperto dove ognuno è il benvenuto. Lo spirito del Festival è proprio questo. Ogni momento artistico che è stato messo in scena ha portato alla definizione del suo manifesto. Attraverso gli sconfinamenti su quel territorio, le persone hanno lasciato e scambiato qualcosa nella miscellanea socio-culturale di Largo Spartaco. Un’agorà sociale e cooperativa dove è importante la storia di ogni artista, performer, spettatore o passante occasionale, ma ancora più importante è il dove, la direzione verso cui ci si sta muovendo, attraversando luoghi, cuori, corpi e pensieri.

Giselda Ranieri è seduta su una panchina di marmo, in mezzo a delle bambine, con il suo giubbotto nero. È un frammento di vita in un contesto urbano; quando si alza dirigendosi verso la scena aperta, davanti al pubblico, quelle piccole donne che avranno avuto meno di dieci anni rimangono sullo sfondo, ma sono entrate nello spettacolo, in un quadro che si manifesta poco a poco. Giselda Ranieri, danzatrice, coreografa e autrice della compagnia lucchese Aldes diretta da Roberto Castello, è stata la protagonista, con il suo vestito rosso, nella serata di venerdì 21 settembre, di Blind Date.

Una performance che viene definita come una “composizione istantanea”, un affresco che inizia da quella panchina dove poco prima c’erano delle bambine sedute, ma avrebbe potuto trovarsi chiunque altro al loro posto, come per un appuntamento al buio, un’incursione o una visita inaspettata. Sulla tela neutra di quella composizione in tempo reale che è Blind Date verranno assorbiti il chitarrista e musicista Claudio Riggio, con i suoi oggetti sonori, il fotografo Umberto Tati, chiamato dentro quel momento performativo, un ragazzo street-style, dinoccolato con le sue movenze, e quel vestito rosso, il colore selettivo di un’istantanea, in uno sfondo bianco e nero dove c’è il corpo, il movimento e la forza espressiva delle loro rappresentazioni.

Giselda Ranieri

Il Pezzo orbitale dedicato a chi cade della compagnia Balletto Civile, nella stessa serata e dal lato opposto della piazza è un altro quadro vivente. Si auto-definiscono un “collettivo nomade di performers”: sono una dozzina di corpi celesti, anime artistiche, danzatori e attori, che costituiscono il nucleo stabile del gruppo e una miriade di altri compagni associati che ruotano nel loro universo spaziale con collaborazioni musicali, video-fotografiche, drammaturgiche e alla messa in scena. Capofila di questo progetto, dal 2002, è Michela Lucenti, coreografa, danzatrice e residente al Teatro della Tosse di Genova.

Ad Attraversamenti Multipli hanno portato una performance che fonde insieme il tempo presente e la vita reale. L’uguale e il diverso, la coscienza del corpo nelle sue molteplici diversità, tante voci armonizzate in un coro. Le parole dei monologhi sono su quei fogli presenti e sparsi in scena e sono materia viva come le tute bianche che si sporcano di terra, la lavagna nera di ardesia usata per lasciare un segno con il gesso, un pensiero estemporaneo. Ogni elemento della performance è tangibile. Esiste una dimensione umana in movimento nel momento in cui ogni individualità si allunga verso gli altri, tendendo le mani e gli arti, così come viene rappresentato dai performer.

Balletto Civile/Michela Lucenti |

I desideri profondi, la ricerca della clemenza divina e, nell’altro racconto, le visioni di un sogno (o di un’utopia) sono le due idee, le due prospettive presenti in God bless you di Daniele Ninarello e We are the birds of the coming storm di Dance Across Borders. In entrambi i contesti ci sono creature in movimento, uomini o uccelli, persone o personificazioni. God bless you si apre, sperimenta, capta reazioni e feedback provenienti dal pubblico. La costruzione presente in scena è quella che rappresenta un pozzo, una fontana, una piramide di bicchieri riempiti con acqua, simboli di trasparenza, funzionale per il rito del lancio della moneta. Il pubblico si emoziona nel momento del grande salto con affondo circolare e diventa una componente attiva della scena.

Ispirato al poema allegorico persiano Il verbo degli uccelli di Farid Ad-Din Attar, We are the birds of the coming storm è la messa in scena ideata e realizzata da Francesca Lombardo, Livia Porzio e Manuela Serra con la produzione DAB, Dance Across Borders e il sostegno di Chentro Sociale Tor Bella Monaca, Cubo Libro e Spettatori Migranti. È Il racconto di un volo e di uno stormo di uccelli, guidati dall’upupa, alla ricerca del loro Dio, il Simurgh, che troveranno nel proprio sé profondo.

Daniele Ninarello

I X I No, non distruggeremo Garage Zero dei Collettivo CineticO non è stata solo una performance. Essa è innanzitutto un frammento del progetto C/o, ma anche un’osservazione, la ricerca e la modulazione di identità collettive in un umano sentire universale. Abbinare alla parola test l’aggettivo sociologico potrebbe sembrare audace, in realtà il concept che ha elaborato Francesca Pennini con la sua regia predispone una situazione, un’atmosfera, un mood di comunicazione attiva e di espressione.

I X I è un dispositivo, uno strumento concreto e tangibile come una tastiera elettrica, ma è anche un sistema astratto come un concetto, una predisposizione ancestrale verso il bene o il male. Un computer keyboard con i suoi tasti, un codice da decodificare, tre performer in tutto il loro splendore fisico amplificato, tre mazze da baseball che potrebbero sembrare simili ad antenne, clave o totem fallici. Uno spazio e il pubblico romano di Attraversamenti Multipli che interagisce, si muove nell’area di Garage Zero, tocca, esplora, si raggruppa e si scompone random, osserva, incita gli altri a portare fuori i tre performer Alpha, Gamma e Delta per dare loro la libertà.

L’obiettivo finale in trenta minuti circa è lasciar venire fuori un flusso di energia che non è negativa o positiva, può essere e non essere il risultato di cause e conseguenze. Tastiere e dispositivi elettronici sono verosimilmente paragonabili a smartphone, tablet, pergamene, mobili da comporre, elettrodomestici intelligenti, postmoderni archibugi. Possono indurre alla schiavitù o al netto rifiuto, in ogni caso senza la creatività e l’esperienza, senza i sentimenti rimarranno degli oggetti; poco importa se sono costituiti da metalli nobili, titanio o selce.

CollettivO CineticO | ATTRAVERSAMENTI MULTIPLI
foto di Chiara Cocchi

La terza ed ultima settimana di Attraversamenti Multipli è stata caratterizzata da una notevole quantità di figure simboliche con forti suggestioni replicate dall’interno o provenienti dall’esterno che a volte degenerano fino a diventare compulsioni e crisi parossistiche.

Giuda è una produzione Mk, le azioni fisiche sono quelle del performer Biagio Caravano, mentre le coreografie sono di Michele Di Stefano. In 33 minuti di performance viene vissuta un’esperienza privata, con la solitudine delle cuffie che trasmettono registrazioni binaurali, rimanendo però in gruppo, dissociati e senza amalgama, nella stessa frazione temporale. Come spettatori si viene trascinati in un meccanismo di lotta contro il tempo. La condanna inflitta a Giuda è quella di rimanere imprigionato in una trama, in un loop dove ci sono i caratteri del dramma e della routine. Verrà sottoposto allo sforzo fisico di compiere o subire quelle azioni, senza autodeterminazione. Senza la possibilità di scelta, di ciò che lui sarebbe stato: l’adepto iniziato, uno dei dodici o il dodicesimo apostolo sostituito, il traditore, il diavolo, il predestinato, l’impiccato.

È tutto nella testa, ma cosa c’è nella tua testa? What’s in your head? È la domanda, il suono dell’eco che rimbomba nella performance site-specific, prima nazionale, Odissea Furiosa di Margine Operativo con Francesca Lombardo, ideata da Alessandra Ferraro e Pako Graziani che ne ha curato anche la regia. Prendendo spunto dal poema di Omero, viene rappresentata con una serie di movimenti coreografici ripetuti e linee del corpo armoniose, un’avventura che in sé contiene il senso della bellezza, il valore. Ma l’eroe è anche umano e, dunque, può essere ingannevole, guerrafondaio, violento. È tutto nella testa e la testa a sua volta è occultata, coperta con un casco da motociclista, un simbolo forte, emblematico. Elmo da battaglia o maschera, alla fine viene rimosso. La performer Francesca Lombardo se ne separa lasciandolo sulla superficie piana osservandolo immobile.

Margine Operativo “Odissea Furiosa” con Francesca Lombardo | festival ATTRAVERSAMENTI MULTIPLI |
foto di Carolina Farina

Ogni apparato complesso, sistema di cose o insieme di persone, può contenere un errore non prevedibile, indipendente dalla sua programmazione. Una piccola scheggia impazzita che si manifesta in un determinato momento. Il termine che viene usato in elettrotecnica per intendere un difetto del sistema, un errore all’interno di un programma, è “glitch”.  hanno utilizzato questa parola per la loro performance di danza, GLITCH – Project. Lo spettacolo vincitore Danza Urbana XL 2018, produzione Körper, mette in scena l’anomalia di un’ordinaria giornata lavorativa che scandisce i tempi, i ritmi ripetuti, sempre uguali e frenetici. Fino a degenerare in frustrazione, stress e voglia di evadere. Si riuscirà a vedere oltre l’orizzonte quel desiderio di salvezza e di libertà?

Un’altra prima nazionale è stata la Derivazione n.3 ideata da Salvo Lombardo, prodotta da Chiasma, con i partecipanti, i danzatori e i performer, della Masterclass, workshop specifico che si è svolto nell’ambito di Attraversamenti Multipli. Questo progetto è stato concepito e realizzato su misura per lo spazio di Largo Spartaco e fa parte di un ciclo di interventi e “derivazioni” di danza urbana effettuati in altri spazi e in altre città. La memoria è un sistema complesso, condiviso e condivisibile. Si può memorizzare un monologo, un codice numerico, un copione, uno schema di gioco, una coreografia, la mappa o la carta topografica di un posto attraverso un training, un metodo-procedura, una pratica di appropriazione. Il movimento dei corpi dei performer deriva da una serie di discipline sportive, richiamate anche dall’abbigliamento. Dall’iniziale moto centripeto, la sua forza diventa centrifuga, espandibile verso l’esterno, coinvolgendo e inglobando ogni persona o cosa.

 

Così finisce anche il racconto della diciottesima edizione di Attraversamenti Multipli. Ogni ricordo, spunto di riflessione, emozione provata e condivisa contribuiranno a mantenere viva la nostra umanità, una parola decisamente equilibrata . Non è l’abuso verbale che determina la connotazione specifica di questo termine, ma sono i fatti ad essere decisivi per riacquistare o perdere la fiducia nel genere umano, per trovarne il senso. Arte, artista, amore, solidarietà…A volte ci si trova in disaccordo e in contrasto più per il lessico, i ‘contenitori’, anziché analizzare i contenuti.

Qualcuno ha scritto: “Se volete vedere un sacco di ‘umanità’ andate a Times Square, a New York City”. In alternativa.possiamo suggerire di ritornare o passare da Attraversamenti Multipli, per la diciannovesima e prossima edizione.

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