Nonostante la nuova battuta d’arresto per le attività culturali e artistiche, imposta dal DPCM firmato il 24 ottobre scorso, prosegue la narrazione di Piccoli comuni si raccontano, il progetto di Regione Lazio sviluppato in collaborazione con ATCL Lazio e Lazio Crea. In un momento di grande spaesamento per l’intero settore culturale, la proposta artistica di Piccoli comuni si raccontano, ha posto l’attenzione, oltre che sulla circolazione della cultura in territori spesso esclusi dai circuiti di distribuzione ufficiali, anche sulle possibilità lavorative offerte ai giovani talenti.
A partire da questa volontà, è stata rinnovata la partnership con il Conservatorio di musica “Santa Cecilia” di Roma, già istituita per la prima edizione di Piccoli comuni si raccontano, ed è stata indetta una nuova collaborazione con “Fabbrica” Young Artist Program, il progetto del Teatro dell’Opera di Roma, realizzato al fine di favorire la trasmissione di sapere e la promozione di nuovi talenti nel campo dell’opera lirica.
Molti sono stati, nel corso di questo primo mese di programmazione di Piccoli comuni si raccontano, i momenti dedicati all’arte musicale e all’opera lirica affidati a giovani studenti che hanno saputo incantare le platee dei borghi laziali coinvolti nel progetto.
Del valore assunto da questa operazione culturale per i territori e per gli studenti e le studentesse che, con la loro arte, li hanno attraversati, abbiamo discusso con il M° Roberto Giuliani, Direttore del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma,e con Eleonora Pacetti, Direttrice di “Fabbrica” Young Artist Program, approfondendo la tematica della ripresa e della necessità di supporto economico e politico, espressa a gran voce dal settore dello spettacolo dal vivo.
Il Conservatorio di musica “Santa Cecilia” di Roma è una delle massime istituzioni musicali sul territorio nazionale e internazionale. Su quali principi si fonda l’offerta formativa del Conservatorio?
Roberto Giuliani: L’offerta del Conservatorio è volta a formare un musicista completo, sia dal punto di vista della ampiezza e lunghezza della carriera formativa, sia dal punto di vista della completezza della formazione. I Conservatori – come le altre Istituzioni del settore AFAM – Alta Formazione Artistica e Musicale: Accademie di Belle Arti, Danza, Arte Drammatica ecc. – sono un settore parallelo a quello dell’Università, e risultano quindi articolati in Trienni accademici e in successivi Bienni accademici specialistici. Prima però, è possibile seguire i Corsi Propedeutici, perché gli studi strumentali nella maggior parte dei casi vanno coltivati molto prima della maggiore età, motivo per cui è previsto l’accesso in Conservatorio anche per i piccoli “talenti precoci”, oltre alle possibilità offerte dalle convenzioni che il Conservatorio ha attive con associazioni che si occupano degli allievi più giovani.
All’altro estremo, dopo il Biennio, è stata attivata in questi ultimi anni un’offerta di Master post diploma in grado di fornire un’ulteriore competenza professionale: Master in Artistic Research in Music (in collaborazione con l’Orpheus Institut di Gent), Canto (in collaborazione con il Conservatorio Nazionale Centrale di Pechino), in Film scoring, Improvvisazione coreutica e musicale (in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Danza), Interpretazione della musica contemporanea, Musica per Videogiochi.
Per quanto riguarda la completezza della formazione, oltre alla riscrittura aggiornata dei programmi di Triennio e Biennio, in Conservatorio sono stati attivati oltre 200 corsi e, tra le numerose discipline a disposizione, lo studente ne può scegliere diverse per completare il suo percorso e per seguire le sue inclinazioni e i suoi interessi, anche in prospettiva occupazionale.
Inoltre, l’attività di produzione del Conservatorio, costituita da numerose stagioni di concerti nei quali suonano perlopiù i migliori studenti e diplomati, consente loro di entrare presto in contatto con il pubblico e con gli apparati produttivi.
Nonostante la vocazione internazionale, il Conservatorio di musica “Santa Cecilia” mantiene aperto il dialogo con il territorio che ne ospita la sede. Ne è esempio la partnership avviata con il progetto Piccoli comuni si raccontano di Regione Lazio, sviluppato in collaborazione con ATCL e Lazio Crea. Che valore ha la presenza dell’istituzione sul territorio laziale e qual è la mission di tale collaborazione?
RG: Il Conservatorio “Santa Cecilia” è punto di approdo, da tutto il mondo, di studenti attratti dall’eccellenza delle scuole di Canto e di Strumento. Attualmente abbiamo studenti provenienti da ben 34 diversi Paesi, tanto da connotarci come l’ONU della musica. Una situazione privilegiata, di particolare importanza anche per la conoscenza reciproca delle differenze: sostengo spesso infatti che un quartetto, un coro o un’orchestra sono dei laboratori preziosi di dialogo e di pace, dove solo se ci si conosce e ci si rispetta si riesce a lavorare insieme, valorizzando le peculiarità.
Global, glocal, local…ci piace lavorare in tutte le dimensioni della comunicazione musicale, e non dobbiamo poi dimenticare come parte dell’utenza sia naturalmente quella del bacino romano e laziale. Per questo, pur avendo nella nostra sede di via dei Greci una delle sale da concerto più belle del mondo, siamo presenti a Roma in diversi luoghi, secondo una mia idea di “occupazione musicale” della città.
Abbiamo così, per esempio, dato vita a una stagione di concerti dei nostri migliori giovani presso il Teatro Off off di via Giulia (I concerti della domenica); abbiamo recentemente partecipato, grazie alla collaborazione con Videocittà, alle cerimonie per la riapertura del monumentale Giardino delle cascate all’EUR, con l’Ensemble di trombe e percussioni, che ha dedicato un concerto alla memoria di Ennio Morricone, nostro ex allievo e prezioso amico, e in questi giorni siamo presenti ogni sabato (tempo e covid permettendo) con i nostri ensemble a Villa Borghese all’interno della mostra di arte contemporaneaBack to Nature.
Non solo Roma però, anche il territorio laziale è per noi da tempo oggetto di interesse, tant’è che già da prima della collaborazione con ATCL era stato varato il progetto della creazione di tre orchestre giovanili (ad Albano, Fiuggi e Rieti) di cui quella di Albano, la GIOCR – Giovane Orchestra dei Castelli Romani, ha già avuto il suo primo battesimo di pubblico lo scorso anno.
La collaborazione con il progetto Piccoli Comuni, oltre a essere quindi per noi naturale, in un progetto di comunicazione e diffusione più ampio possibile, da una parte permette ai nostri ragazzi di suonare in luoghi dove è possibile una dimensione rara del contatto col pubblico, dall’altra offre al pubblico occasioni che difficilmente – se si dovessero perseguire logiche commerciali – potrebbero aver luogo.
Quindi è un’occasione preziosa per avvicinare alla musica persone che ne sono costantemente private, vista l’assenza capillare sul territorio di “presidi musicali”, di questa possibilità. Il contatto visivo con il musicista, la magia delle prove, non possono infatti essere surrogati dai mass media, che non consentono un’esperienza profonda e partecipata del fare e ascoltare musica dal vivo.
La seconda edizione di Piccoli comuni si raccontano pone l’attenzione sui giovani talenti e sulle possibilità professionali loro offerte. Quali sono le azioni messe in campo dal Conservatorio di “Santa Cecilia” per accompagnare e immettere i propri studenti e le proprie studentesse nel mondo del lavoro?
RG: Come detto in parte precedentemente, una prima azione è costituita dallo strutturare dei percorsi di studio che tengano conto sia delle innovazioni didattiche, sia delle evoluzioni delle discipline, sia di un ampio spettro formativo, anche in prospettiva lavorativa. Così il musicista acquista anche una duttilità che nel mondo delle nuove professioni è particolarmente richiesta: non formiamo infatti solo ottimi cantanti e strumentisti, destinati per esempio a una carriera solistica o a un’attività orchestrale, ma anche insegnanti (nel corso di Didattica della musica), musicologi (nel corso di Discipline della storia della critica e dell’analisi musicale), compositori di Musica per le immagini ecc.
Dell’attività concertistica si è già detto, ma a questo deve aggiungersi il grande potere formativo offerto dalle esperienze internazionali: oltre ad avere una nutrita attività di scambi Erasmus (dedicata a studenti incoming e outcoming, per la quale il Conservatorio ha siglato più di 100 Inter-Institutional Agreement con le maggiori istituzioni formative europee), “Santa Cecilia” ha vinto come capofila importanti progetti europei estremamente innovativi (comeOpera out of Opera, News in MAP, Italian film soundingecc.) che coinvolgono diversi partner; a questo si aggiungono le attività di progettazione con Russia, Panama, Cina, Giappone ecc.), che consentono anch’esse a docenti e studenti di viaggiare, suonare con i colleghi stranieri, e conoscere gli altri sistemi formativi.
La crisi sanitaria ha fortemente indebolito la dimensione live dei progetti artistici, musicali e spettacolari intervenendo, oltre che sull’ambito lavorativo e performativo, anche su quello didattico. Su quali criteri si basa il nuovo assetto formativo del Conservatorio? A pochi mesi dalla ripresa, qual è il bilancio delle difficoltà riscontrate dal settore e quali interventi ritiene necessari per la ripartenza?
RG: Gli impatti sono stati diversi. La parte didattica, non appena tecnicamente possibile, è stata portata on line durante il periodo del lock down, grazie al grande impegno e disponibilità degli studenti e dei docenti. È chiaro che se la normale didattica scolare soffre della dimensione non in presenza, si può facilmente immaginare quanto sia innaturale e poco produttivo far lezione di canto o di strumento attraverso un computer.
Per questo appena è stato possibile siamo tornati, seppur con le limitazioni dovute all’applicazione ferrea delle procedure di sicurezza, a diplomare gli studenti in Sala Accademica e a far lezione in presenza, anche se già in questi giorni riemergono ombre che minacciano non tanto le lezioni collettive (già programmate on line per l’anno accademico 2020/2021), ma anche le lezioni singole. Per non parlare dei problemi posti dagli ensemble, soprattutto canori e di fiati, nonostante siano stati acquistati pannelli di plexiglass ecc.
Per quanto riguarda la parte di ricerca e di progettazione, soprattutto internazionale, questa è proseguita on line, ma continuano a essere cancellati importanti incontri, come quello dell’AEC a Vienna, o il Cultural Forum a San Pietroburgo. Per i concerti, ovviamente tutte le stagioni programmate nel 2020 si sono fermate, e per il momento siamo riusciti a riprendere con i concerti all’aperto già menzionati, e per i concerti al chiuso in Sala Accademica sono stati confermati per ora solo quelli legati a impegni internazionali, come la serieEuropa in Musica, organizzata con il Cluster EUNIC – EU National Institutes for Culture, o il concerto Suoni del Mediterraneo per la presentazione dell’iniziativa Resq – People saving People, con Médecins sans Frontières.
La ripartenza non sarà un problema, quando le condizioni sanitarie lo permetteranno, e intanto il Conservatorio affronta giornalmente i problemi derivanti dalla estrema variabilità e imprevedibilità dell’emergenza Covid. Quello che preoccupa, e continuerà a preoccupare anche dopo, è la situazione della cultura in Italia. Comprendo i problemi economici del Paese, ma questa emergenza si è andata ad aggiungere a un’antica situazione di disinteresse nei confronti non solo della musica, ma in generale della conservazione produzione e diffusione culturale, con atteggiamenti che oscillano dall’infastidito assistenzialismo, alla malsana idea che la cultura debba e possa autofinanziarsi.
Nei Paesi compiutamente civili questo non accade: lo Stato investe in cultura e in formazione perché questo crea un cittadino migliore, e tra l’altro potenzia anche un indotto turistico e commerciale. Provate a pensare di chiudere musei e teatri italiani, e vedrete quale inabissamento in numero e in qualità avrebbero i flussi turistici. Ma questo bisogna ogni volta rispiegarlo alla classe politica di turno, perché ormai manca questa sensibilità nella formazione degli italiani e gli effetti si vedono, purtroppo in tutti i settori, nel peggioramento dei comportamenti e del tessuto sociale.
La grande tradizione dell’opera lirica italiana è un valore che rende il nostro paese un importante approdo per studenti e studentesse provenienti da ogni parte del mondo. Dal 2016, anno della sua fondazione, “Fabbrica” Young Artist Program promuove i giovani talenti dell’opera lirica sostenendone la formazione. Quali sono i punti cardine del progetto?
Eleonora Pacetti: La possibilità di esibirsi in palcoscenico e l’esperienza di un training specifico per le audizioni e le performance sono i punti cardine di “Fabbrica” Young Artist Program.
“Fabbrica” Young Artist Program, oltre a sostenere la formazione, prevede l’inserimento nell’ambito professionale con un percorso costruito ad hoc per ciascun partecipante di studio e lavoro presso il Teatro dell’Opera di Roma. Quali sono gli step previsti dal progetto per condurre i partecipanti alla professionalizzazione?
EP: Si parte dall’esperienza di andare in scena con ruoli piccoli e cover per poi interpretare ruoli più importanti. Inoltre gli artisti vengono presentati alle agenzie che saranno coloro che costruiranno la loro carriera un domani.
A partire da quest’anno il Teatro dell’Opera di Roma, attraverso “Fabbrica” Young Artist Program, figura tra i partner del progetto Piccoli Comuni si raccontano, una collaborazione, questa, che rappresenta un impegno, da parte delle istituzioni nel fornire ai giovani nuove occasioni per esplorare le possibilità lavorative offerte dal territorio laziale e per entrare in relazione con il pubblico. Quanto conta per “Fabbrica” Young Artist Program diffondere la tradizione dell’opera lirica italiana anche nei piccoli borghi del Lazio, attraverso il talento dei propri studenti?
EP: E’ davvero molto importante: il contatto con la “base” è una benzina che ci aiuta a mantenere vivo l’entusiasmo per il lavoro, come accaduto nel 2017 e nel 2018 quando abbiamo portato l’Opera nelle piazze di Roma e del Lazio (Amatrice, Accumoli, Leonessa, Cittareale, Borbona, Poggio Bustone, Frascati, Alatri) con il progetto Opera Camion, in cui sono stati coinvolti gli artisti di “Fabbrica” YAP (non solo cantanti, ma anche pianisti ed il gruppo regia) e il pubblico ha risposto con tanto entusiasmo.
Alcuni giorni fa l’ANFOLS ha diffuso un appello dei teatri d’opera per sostenere le riaperture, ponendo l’attenzione sull’insostenibilità delle future programmazioni a seguito delle misure restrittive sulle capienze delle platee. Di quali condizioni necessita il settore per avviare una ripartenza che, nonostante l’incertezza, sia in grado di consentire il prosieguo delle attività dei teatri d’opera e l’impiego dei suoi lavoratori e delle sue lavoratrici?
EP: Difficile dirlo in un momento come questo. A nuove situazioni non si possono incollare modelli vecchi: la creatività e l’immaginazione dovranno, ora più che mai, dare luce ad idee nuove.
Ornella Rosato è giornalista, autrice e progettista. Direttrice editoriale della testata giornalistica Theatron 2.0. È co-fondatrice del progetto Omissis – Osservatorio drammaturgico. Ha pubblicato per Bulzoni Editore il volume «Altrimenti il carcere resta carcere. Teatro Oltre i limiti, Compagnia Teatrale Petra». Conduce laboratori di giornalismo presso università, accademie, istituti scolastici e festival. Si occupa dell’ideazione e realizzazione di progetti volti alla promozione della cultura teatrale.
Investire su progetti che mirino alla valorizzazione della cultura e del territorio è un valoroso atto di premura nei confronti della comunità. Atto che, nell’odierna, complessa condizione di incertezza, assume connotati politici e sociali. Piccoli comuni si raccontano, il progetto della Regione Lazio, realizzato con ATCL Lazio e Lazio Crea, inaugurato lo scorso anno con grande successo di pubblico, con questa seconda edizione rinnova la volontà di rendere l’offerta culturale accessibile a tutte e a tutti. Il talento di grandi artisti e artiste della scena musicale e teatrale italiana, ha allietato 33 borghi laziali, con meno di 5000 abitanti, per una ricca programmazione autunnale.
Ponendo, inoltre, grande attenzione alle opportunità di lavoro offerte ai più giovani, con eventi della rassegna dedicati agli studenti e alle studentesse del Conservatorio di Santa Cecilia e di FABBRICA YOUNG ARTIST PROGRAM del Teatro dell’Opera di Roma, Piccoli comuni si raccontano si fa specchio dell’impegno mostrato, in tale direzione, dalle istituzioni.
A questo proposito abbiamo intervistato Albino Ruberti, Capo di Gabinetto del Presidente della Regione Lazio, che ha raccontato le azioni messe in campo dalla Regione a sostegno del settore, con particolare dedizione alla formazione dei giovani e all’inclusività culturale.
Con la seconda edizione di Piccoli comuni si raccontano, Regione Lazio con ATCL rafforza il sostegno rivolto al comparto culturale ponendo l’accento non solo sulla qualità della proposta artistica, ma anche sulla riscoperta del territorio. In cosa si sostanziano le azioni della Regione di incentivazione e supporto alla cultura e quali sono gli obiettivi?
Quella tra cultura e territorio è una sinergia inscindibile. Progetti come Piccoli comuni si raccontano rappresentano perfettamente la linea seguita in questi anni dal Presidente Zingaretti per la promozione e valorizzazione del patrimonio culturale e delle eccellenze artistiche del Lazio. La nostra storia, le nostre tradizioni, i nostri paesaggi non possono non diventare parte di una strategia integrata di rilancio del settore culturale e per questo stiamo agendo a 360 gradi, in un’ottica sempre di proficua collaborazione con le istituzioni locali e tutte le realtà del territorio.
Come Regione, anche nel 2020, un anno complesso in cui l’emergenza sanitaria ci ha posto di fronte a difficoltà prima inimmaginabili, abbiamo investito importanti risorse a sostegno dell’intero settore culturale. Dai luoghi della cultura al cinema, dallo spettacolo dal vivo alle associazioni e imprese culturali, ad ognuno di questi settori abbiamo dedicato diversi avvisi pubblici destinati allo sviluppo di progetti di promozione culturale, rassegne, eventi (sempre in grado di assicurare il rispetto del principio del distanziamento sociale), ma anche al sostegno di canoni di affitto, lavori di ristrutturazione, funzionamento e attività.
Per stimolare la ripresa, la Regione ha inoltre messo in campo diverse misure volte alla semplificazione amministrativa ma anche alla sperimentazione di nuove modalità di fruizione degli eventi da parte del pubblico al fine di garantire la diffusione della cultura in piena sicurezza. Il nostro obiettivo, ora ma anche e soprattutto quando ci saremo lasciati alle spalle l’emergenza sanitaria, è quello di portare la bellezza in ogni angolo del Lazio e dare a ogni lavoratore della cultura, dello spettacolo e del cinema la possibilità e la certezza di essere parte integrante e fondamentale di questo immenso patrimonio.
Il progetto Piccoli comuni si raccontano si inserisce nel più ampio quadro di delocalizzazione dei processi culturali che, nel Lazio come sull’intero territorio nazionale, sta incrementando la circolazione di un’offerta artistica anche in luoghi solitamente esclusi dai circuiti di distribuzione, facilitando ai cittadini di piccoli centri abitati l’incontro con l’arte e la cultura. Come si pone la Regione rispetto a questi nuovi criteri di circuitazione culturale e quali benefici, tenendo anche conto dei risultati della prima edizione di Piccoli comuni si raccontano, sono riscontrabili per le comunità locali?
La Regione sta lavorando molto per garantire a tutte e a tutti la fruizione di un’offerta culturale ampia e di qualità anche oltre i confini della Capitale. Iniziative come Piccoli comuni si raccontano rappresentano un’occasione unica per ogni cittadino del Lazio di incontrare i grandi protagonisti del mondo della cultura e dello spettacolo. In questo senso, abbiamo attivato da tempo collaborazioni importanti anche con le grandi istituzioni culturali del territorio come l’Accademia di Santa Cecilia e il Teatro dell’Opera che non solo hanno portato nel territorio regionale le loro produzioni ma hanno creato anche importanti occasioni di coinvolgimento e formazione del pubblico e delle comunità, in particolare per i più giovani.
Nel caso di Santa Cecilia, ad esempio, è stata intrapresa un’importante azione di coinvolgimento dei comuni dell’area del sisma, anche durante il lockdown, con corsi online per le realtà soprattutto bandistiche locali. È fondamentale per noi che la cultura esca anche fuori dalle sale e arrivi a quanti di solito non frequentano i luoghi della cultura tradizionali, in particolare i più giovani ma anche coloro i quali, ad esempio, vivono in territori lontani da Roma.
Tra i settori più colpiti a causa della diffusione della pandemia vi sono il turismo e lo spettacolo dal vivo. Uno dei punti di forza di Piccoli comuni si raccontano è la capacità di creare un ponte tra i due settori, generando un indotto per le imprese locali e tessendo nuove possibilità di accrescimento culturale. Quali sono, da tale punto di vista, i margini di crescita del progetto e che valore acquisisce Piccoli comuni si raccontano in questo momento storico?
Iniziative come Piccoli comuni si raccontano, grazie anche al prezioso lavoro di ATCL, sono l’esempio perfetto dell’impegno della Regione nel difendere e valorizzare l’immenso capitale culturale, urbano e sociale delle comunità locali. Queste iniziative sono fondamentali non solo perché ogni singolo abitante del Lazio possa partecipare alla vita culturale ma anche per promuovere le proprie bellezze naturali e storico-artistiche, l’artigianato locale e le produzioni di qualità.
Portare spettacoli come quelli contenuti in questa rassegna nei piccoli borghi della regione è un ulteriore passo in avanti verso una concezione più completa e inclusiva del territorio. I numeri sino ad ora ci hanno dato ragione: il pubblico non si è fatto attendere e, oltre i nostri confini, la visibilità dei territori anche più lontani da Roma si sta allargando. Dobbiamo e vogliamo continuare a lavorare in questa direzione.
La collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia e con FABBRICA YOUNG ARTIST PROGRAM del Teatro dell’Opera di Roma, dimostra l’attenzione di Piccoli comuni si raccontano, e dunque della Regione, verso i giovani e verso le possibilità formative e professionali loro offerte. Quanto conta, considerando il tema della ripartenza del comparto culturale, investire sulla formazione e sull’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro?
La formazione dei giovani e il loro inserimento lavorativo è certamente tra le nostre priorità e lo abbiamo dimostrato. Oltre alle esperienze da voi citate e fortemente sostenute dalla Regione, investiamo importanti risorse in percorsi formativi per i giovani del Lazio anche nell’ambito delle arti, della cultura e dell’enogastronomia. È il caso di Officina Pasolini, laboratorio gratuito di Alta Formazione del teatro, della canzone e del multimediale; c’è la Scuola d’Arte Cinematografica “Gian Maria Volonté”, anche questa pubblica e gratuita, che offre un percorso triennale dedicato alle principali professioni del cinema e dell’audiovisivo. Dedicati alla formazione, sono anche i nuovi piani che abbiamo inaugurato al WeGil, l’hub culturale della Regione nel cuore del quartiere Trastevere a Roma.
Qui sono già cominciate le lezioni della Scuola Volontè e, prossimamente, partirà anche il WeGil Food Lab – Accademia del Cibo ARSIAL, un progetto inedito dedicato alla formazione enogastronomica d’eccellenza, pubblica e gratuita, a cui potranno accedere tanti giovani di talento grazie all’impegno dell’Agenzia regionale ARSIAL e di Agro Camera, l’Azienda speciale della Camera di Commercio di Roma. Tanti tasselli di un unico grande progetto: concedere a tutte e a tutti nuove prospettive affinché si possa contribuire insieme alla crescita del nostro territorio.
Ornella Rosato è giornalista, autrice e progettista. Direttrice editoriale della testata giornalistica Theatron 2.0. È co-fondatrice del progetto Omissis – Osservatorio drammaturgico. Ha pubblicato per Bulzoni Editore il volume «Altrimenti il carcere resta carcere. Teatro Oltre i limiti, Compagnia Teatrale Petra». Conduce laboratori di giornalismo presso università, accademie, istituti scolastici e festival. Si occupa dell’ideazione e realizzazione di progetti volti alla promozione della cultura teatrale.
Inizia oggi la seconda edizione di PICCOLI COMUNI SI RACCONTANO, un progetto pensato per 35 piccoli comuni, comunità al di sotto di 5000 abitanti, un patrimonio storico culturale per la Regione e memoria storica delle nostre tradizioni. Per loro nasce il progetto PICCOLICOMUNI SI RACCONTANO della Regione Lazio realizzato da ATCLin collaborazione con LazioCrea, nella sua seconda edizione per la quale si sono sviluppate collaborazioni con importanti istituzioni: Teatro dell’Opera e Conservatorio di Santa Cecilia. Dal 2 ottobre ai primi giorni di novembre l’intero territorio sarà attraversato da concerti, spettacoli, attività per bambini, nuovo circo: un caleidoscopico calendario di eventi che disegnerà un itinerario “fantastico” di riscoperta del piccolo/grande territorio.
Dopo l’anteprima a Castel San Pietro Romano con Michele Placido ed a Ventotene con il Teatro Bertolt Brecht, dal 2 ottobre partirà la programmazione di Piccoli Comuni si raccontano con 33 nuovi appuntamenti in altrettanti Comuni del Lazio.
Ampio spazio alla musica di qualità a partire dal Jazz con una formazione d’eccezione: IMPERFECT TRIO con l’ecclettico Roberto Gatto alla batteria, Pierpaolo Ranieri al basso e contrabbasso, Marcello Allulli al saxper due grandi appuntamenti (Piglio 4 ottobre; Poggio Nativo 18 ottobre). Con questo trio Roberto Gatto si muove all’insegna della sperimentazione legata alle nuove sonorità e conduce il pubblico nel mondo dell’elettronica, del progressive rock e dell’improvvisazione, dando vita ad una performance multiforme.
Dopo l’incredibile consenso di pubblico nella passata edizione, è confermata la collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia nell’ottica di presentare quei giovani talenti che già stanno ottenendo successi nella carriera professionale. Sono 3 le formazioni che si alterneranno in diversi Comuni: dal quartetto d’archi con RACCONTO DI UN QUARTETTO D’ARCHI, TRA CONTRASTO E ARMONIA (Colonna 2 ottobre, Castelforte 9 ottobre, Maenza 11 ottobre, Roccagiovine 30 ottobre), al quartetto di chitarre con QUATTRO CHITARRE SUONANO LA GIOIA (Norma 31 ottobre, Capranica Prenestina 1 novembre), al duo CHITARRE A PASO DOBLE (Cantalupo 23 ottobre, Cerreto Laziale 24 ottobre, Collevecchio 25 ottobre).
Importante la collaborazione avviata per questa edizione con “FABBRICA” YOUNG ARTIST PROGRAM del Teatro dell’Opera destinato atalenti nella produzione di opere liriche provenienti da tutto il mondo che abbiano già terminato un percorso di studi attinente o già maturato delle prime esperienze in palcoscenico. Saranno 3 concerti intimi e raffinati per presentare i giovani cantanti accompagnati al pianoforte in LE PIU’ BELLE ARIE D’OPERA (Castiglione In Teverina 2 ottobre, Allumiere 9 ottobre, Poggio Moiano 16 ottobre).
Per la sezione teatro, Sebastiano Somma ci porterà nelle pagine indimenticabili della grande letteratura americana con un reading tratto da IL VECCHIO E IL MARE di Ernest Hemingway con Cartisia J. Somma e accompagnato al violino il M° Riccardo Bonaccini (Oriolo Romano 3 ottobre, Roccasecca Dei Volsci 4 ottobre).
Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo danno voce e corpo ad una delle più belle storie mai raccontate, OMERO, ILIADE, e la musica dal vivo di Pino Cangialosi diventa suggestiva complice ed elegante compagnia di questo viaggio tratto dall’omonimo romanzo di Alessandro Baricco (Sant’Angelo Romano 25 ottobre)
Un omaggio allo scrittore americano Charles Bukowski quello di Jacopo Ratini in SALOTTO BUKOWSKI, in cui le poesie saranno affiancate ai grandi successi della canzone d’autore italiana suonati, cantati e reinterpretati da Gianmarco Dottori. Al pianoforte il Maestro Luca Bellanova, curatore degli arrangiamenti musicali dello spettacolo (Canepina 31 ottobre, Mazzano Romano 1 novembre).
Spazio anche alle compagnie professioniste più interessanti che svolgono nel territorio laziale un’importante azione di diffusione teatrale e culturale. Venti Chiavi Teatro con COMPILATION, spettacolo/concerto, presenta un racconto generazionale per indagare il tema delle relazioni, un percorso sulla memoria e sulla creazione della nostra identità (Farnese 31 ottobre). Matutateatro in GARBATELLA. VIAGGIO NELLA ROMA DI PIER PAOLO PASOLINI ambientato nella Roma degli anni Cinquanta, esplora la lingua sperimentale di Pasolini e le canzoni romane di una volta, in una nuova modalità di teatro di narrazione (Forano in Sabina 4 ottobre, Città Ducale 18 ottobre).
Giannino Stoppani in arte Burrasca di Settimo Cielo è ispirato in parte alla mitica figura di Gianburrasca, un bambino di dieci anni nella Toscana di fine ‘800 (Montopoli 17 ottobre). Per i bambini una sezione dedicata al nuovo circo, con artisti che operano sia in Italia che all’estero, in grado di utilizzare varie tecniche come il teatro, la danza, la clownerie, l’acrobatica. Eugenio De Vito e Leonardo Varriale sono i protagonisti della slapstick comedy Backpack (Ponza 9 ottobre, Roiate 10 ottobre, Piansano 30 ottobre); Ivan Perretto in Bubble Concert si esibisce in un concerto con bolle di sapone (Fontechiari 3 ottobre, Vico Nel Lazio 11 ottobre, Vallerano 16 ottobre, Camerata Nuova 17 ottobre); Niccolò Nardelli in Mercante di Gravità è un giovane venditore con poteri straordinari (Esperia 23 ottobre, Torre Cajetani 24 ottobre, Poli 25 ottobre).
I 35 Comuni coinvolti nelle 5 Province: Allumiere, Camerata Nuova, Canepina, Cantalupo, Capranica Prenestina, Castel San Pietro Romano, Castelforte, Castiglione in Teverina, Cerreto Laziale, Città Ducale, Collevecchio, Colonna, Esperia, Farnese, Fontechiari, Forano in Sabina, Maenza, Mazzano Romano, Montopoli, Norma, Oriolo Romano, Piansano, Piglio, Poggio Moiano, Poggio Nativo, Poli, Ponza, Roccagiovine, Roccasecca dei Volsci, Roiate, Sant’Angelo Romano, Torre Cajetani, Vallerano, Ventotene, Vico nel Lazio
Ornella Rosato è giornalista, autrice e progettista. Direttrice editoriale della testata giornalistica Theatron 2.0. È co-fondatrice del progetto Omissis – Osservatorio drammaturgico. Ha pubblicato per Bulzoni Editore il volume «Altrimenti il carcere resta carcere. Teatro Oltre i limiti, Compagnia Teatrale Petra». Conduce laboratori di giornalismo presso università, accademie, istituti scolastici e festival. Si occupa dell’ideazione e realizzazione di progetti volti alla promozione della cultura teatrale.
L’Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio (A.T.C.L.) è il Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal vivo regionale, nato su iniziativa di enti locali, partecipato dalla Regione Lazio e riconosciuto e finanziato dal MIBACT.
A.T.C.L. realizza programmi e attività per lo sviluppo dello spettacolo dal vivo, la valorizzazione di contesti territoriali e urbanistici, la formazione professionale e nella città di Roma gestisce lo Spazio Rossellini, immobile di proprietà della Regione Lazio, vocato all’innovazione, alla tecnologia e alla multimedialità.
Inaugurato a settembre 2019, Spazio Rossellini ha fin da subito sostenuto diverse tipologie di interventi che riguardano il teatro e le arti performative, nelle sue diverse declinazioni e sfaccettature, la danza, la musica, il cinema,dando spazio a realtà che affrontano con mezzi differenti la pluralità dei linguaggi dello spettacolo dal vivo, e diventandoun luogo accogliente per le compagnie sostenute in periodi di residenza artistica.
Tra le mission dello Spazio, lo sviluppo di progetti multidisciplinari e cross mediali, dove la sfera culturale e quella sociale innescano processi di cittadinanza attiva in grado di formare attraverso lo sviluppo di progettualità integrate spettatori consapevoli e attori culturali. Fin dalla nascita la sua vocazione è stata quella di rappresentare un luogo per la comunità, in grado di accogliere le molteplici identità che la abitano, sviluppando percorsi inclusivi tra artisti e destinatari volti all’ampliamento del pubblico (audience development).
In questo 2020, a causa delle misure di sicurezza dovute alla diffusione del Covid-19, A.T.C.L. ha dovuto ripensare il proprio lavoro sviluppando nuove progettualità che hanno come obiettivo quello di mantenere il carattere fondante dello Spazio ma offrendo la possibilità a nuovi linguaggi di emergere.
A fronte degli investimenti che la Regione Lazio intende promuovere per sostenere e ripensare il settore dello spettacolo dal vivo supportando progetti crossmediali che comprendano l’utilizzo di strumenti e di modalità innovative di comunicazione e promozione, nonché di formazione di nuovo pubblico, aprendo la fruizione dello spazio teatrale a fasce di utenza che abitualmente non lo frequentano, e prendendo in considerazione le nuove attività del settore legate sicuramente all’esigenza contingente ma che possono svilupparsi ulteriormente per progettare un nuovo futuro, dove l’innovazione tecnologica consente di innovare prodotti e processi dello spettacolo dal vivo, Spazio Rossellinivuole offrire agli artisti il tempo e lo spazio per sperimentare nuove creatività, indagare nuove forme espressive, sviluppare un nuovo linguaggio alla luce di una ricerca teatrale o meglio artistica che tenga conto dell’esperienza vissuta nell’anno 2020.
Su questa sfida nasce LIVE STREAMING THEATRE, progetto a cura di Katia Caselli, coordinatrice dello Spazio. L’idea alla base è creare un format che possa far convergere linguaggi diversi e renderli fruibili allo spettatore in modo assolutamente inedito e mai visto prima, che affianchi la consueta forma di fruizione fisica e dal vivo dello spettacolo.
Attraverso una CALL destinata a compagnie professioniste, verranno ricercati progetti artistici della scena contemporanea che siano nuove produzioni o riallestimenti pensati e rivisitati per il “live streaming”. Spazio Rossellini diventerà un SET dovela regia teatrale si sperimenterà e si confronterà con la regia video.
A.T.C.L. riconoscerà ad ogni soggetto selezionato (max n. 3) un contributo di euro 2.000 oltre iva, e metterà a disposizione gratuitamente per sette giorni lo Spazio Rossellini, con le attrezzature e il personale necessario per la messa in onda (regia video multicamere, Jimmy 12 metri, 3 camere statiche, 2 radio camere, Stadycam, la dotazione audio e luci dello Spazio, direzione fotografica).
L’evento conclusivo a termine della residenza sarà on-line e in diretta streaming sulla piattaforma di A.T.C.L. Si tratterà quindi della messa in scena di un vero e proprio spettacolo LIVE che non sarà possibile reperire on demand ma esisterà solo nel preciso momento della diretta, mantenendo la peculiarità del qui e ora del teatro. In questo modo lo spettatore che vorrà assistere alla performance dovrà collegarsi nel giorno e nell’orario previsto provvedendo al pagamento di un biglietto quale forma di valorizzazione del lavoro artistico. Il pubblico web assisterà non ad una visione tradizionale e frontale dello spettacolo ma vivrà un coinvolgimento inclusivo a fianco degli stessi artisti sul palcoscenico, godendo di una possibile moltiplicazione dei punti di vista del suo sguardo sulla scena.
Sarà inoltre cura di ogni progetto selezionato contribuire allo story-telling dell’evento attraverso incontri e interviste promossi da A.T.C.L.allo scopo di documentare il back stage, e dare voce e visibilità ai lavoratori e ai mestieri dello spettacolo dal vivo. Le interviste raccolte andranno a comporre un docu-film finale.
L’obiettivo principale del progetto è mettere al centro lo spettatore, con una visione totalmente immersiva e mettendogli a disposizione un mix di contenuti: il dietro le quinte, la preparazione, la costruzione dello spettacolo fino alla sua messa in scena.
Ma chi è lo spettatore post Covid-19? La chiusura degli spazi teatrali ha portato un moltiplicarsi dell’offerta culturale sul web, in particolar modo sui social. Ecco dunque che nasce un nuovo spettatore, trans-regionale, cultore dei social, che va conosciuto. Per questo motivo proponiamo un percorso di Guida alla Visione condotto dalla Associazione Dominio Pubblico che da anni si occupa di audience development e audience engagment, per accompagnare alla visione di queste nuove forme ibride di teatro e indagare sullo spettatore web e più in generale sulla nascita di un nuovo pubblico.
La Commissione sarà composta, oltre che da A.T.C.L., dai partner del progetto: Agis Nazionale, Arteven, Fondazione Piemonte dal Vivo – Circuito Multidisciplinare Regionale, Teatro Pubblico Pugliese, Film Commission Torino Piemonte, Roma Lazio Film Commission, Erma Pictures srl.
La webzine di Theatron 2.0 è registrata al Tribunale di Roma. Dal 2017, anno della sua fondazione, si è specializzata nella produzione di contenuti editoriali relativi alle arti performative. Proponendo percorsi di inchiesta e di ricerca rivolti a fenomeni, realtà e contesti artistici del contemporaneo, la webzine si pone come un organismo di analisi che intende offrire nuove chiavi di decodifica e plurimi punti di osservazione dell’arte scenica e dei suoi protagonisti.
È iniziata lo scorso 25 luglio la seconda edizione del FestivalRadure. Spazi culturali lungo la Via Francigena del Sud, che porterà in 4 paesi dei Monti Lepini, a sud di Roma, il teatro, la musica e la cultura, gratuitamente e in totale sicurezza.
Il festival che riporta alla luce gli antichi valori del teatro come condivisione e come arte di strada resa il più possibile partecipativa, è la prima azione di sistema del progetto integrato di ATCL Invasioni Creative supportato dal MIBACT. Obiettivo primario è la valorizzazione del territorio attraverso un processo di qualificazione artistica e rinnovamento dell’offerta culturale locale.
L’Amleto di Michele Sinisi nell’ex Infermeria dell’Abbazia di Fossanova
Amleto – Michele Sinisi
Ad aprire la rassegna teatrale del Festival, l’Amleto di Michele Sinisi, un incontro toccante tra l’architettura romanica e imponente dell’antico borgo medievale dell’abbazia di Fossanova e lo stile barocco, ipertrofico ma mai esagerato del testo shakespeariano. La spinta a quelle parole la danno l’impeto, la forza e il fiato di Sinisi, attore pugliese, non nuovo a riletture di testi shakespeariani, avendo già all’attivo un Riccardo III.
Michele Sinisi ritorna a uno dei suoi primi spettacoli da regista e lo fa indossando i panni alla spagnola di Amleto, rigorosamente in nero, ma con la faccia pitturata di bianco, quasi fosse il fantasma di se stesso. In questa rivisitazione del dramma shakespeariano, l’attore giunge a un doppio lavoro di interpretazione, prima nel ruolo di Amleto, poi facendo calare il principe danese nei panni dei vari personaggi della tragedia: Polonio, Ofelia, Laerte, l’attore dello spettacolo messo in scena nell’Amleto e infine i regnanti, Re Claudio e la Regina Gertrude.
Il personaggio principale portato in scena da Sinisi è un soliloquio mentale di Amleto, che lascia sospeso lo spettatore, ignaro se quanto sta accadendo in scena sia solo un sogno o se Amleto stia raccontando al pubblico, attraverso il proprio ricordo e quindi la propria mediazione, ciò che è avvenuto alla corte di Danimarca.
«Questa è la mia verità, tu decidi qual è la tua», urla Amleto mettendo alle strette Re Claudio, che da lì a breve verrà ucciso. Colpisce ancora il potere della parola che sia in Shakespeare, sia nella recitazione di Sinisi è ben presente quando Amleto, interpretando se stesso, in preda a una finta pazzia, dichiara secco a Ofelia: «Vattene in convento Ofelia”».
Parole che lacerano il cuore della sua amata e che poco dopo però rivelano l’amore di Amleto, quando ampliando il suo pensiero invita ancora una volta Ofelia ad andare in convento, per non diventare procreatrice di peccatori e non mettere al mondo altri furfanti. Quelle quattro parole, dunque, diventano atto d’amore di Amleto, un Amleto che infine termina la messinscena solo, che porta un cuscino rosso alla propria testa e lascia il pubblico al buio, con tre sospiri finali. Sogno o pazzia?
Gli eventi di Segni
Terminati gli appuntamenti a Priverno, il festival si sposterà a Segni, dove nelle splendide cornici della Cisterna Romana e della Chiesa di San Pietro si darà vita a due reading. Il 7 agosto alle 21:00, Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo affronteranno Omero, Iliadedi Alessandro Baricco, sulle musiche originali dal vivo di Pino Cangialosi.
Lo spettacolo mira a rivelare le emozioni, le debolezze, le paure e i sentimenti dei grandi personaggi omerici. Il 9 agosto alle 21:00, Giancarlo Loffarelli, della Compagnia Teatrale le Colonne, ripercorrerà la vicenda di Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, un uomo che ha vissuto tutta la propria vita a bordo del transatlantico Virginian.
Gli eventi di Maenza
Tamara Bartolini e Michele Baronio
Al Castello Baronale di Maenza, martedì 18 agosto alle 21:00, Valentina Ferraiolo racconterà, attraverso i ritmi e i repertori della tradizione italiana, la storia della donna e del tamburo, come strumento magico, nello spettacolo/concerto Tamburo Rosso – La pelle del tamburo è l’unica che puoi percuotere.
Giovedì 20 agosto invece presso la Loggia dei mercanti alle 19:00 andrà in scena il concerto del coro InCantu Racconti incantati sotto la loggia e, a seguire alle 21:00, di nuovo al Castello, Tamara Bartolini e Michele Baronio presentano Esercizi sull’abitare #2. Maenza – RedReading#13 Un giorno bianco, spettacolo che si concentra sui percorsi delle donne all’interno del territorio.
Cos’è casa, e dov’è casa fuori dalla casa? Dove sono i luoghi marginali di cui riappropriarci perché diventino spazi di resistenza, pratiche di cambiamento? Quali esercizi di cura? Queste le domande alla base di questa performance.
Gli eventi di Norma
A prendersi la scena sarà ancora una volta Shakespeare, nella Chiesa di San Rocco con lo spettacolo/concertoShakespeare Kills Radio Stars di e con Alessandro Balestrieri di Matuta Teatro, musiche di Riccardo Romano e Alessandro Balestrieri, con i musicisti dal vivo Bernardino Balestrieri, Mattia Balestrieri, Amedeo Morosillo, con brani tratti dalle opere: Sogno di una notte di mezza estate, Romeo e Giulietta, Macbeth, Come vi piace, Amleto e Coriolano.
All’arte pittorica del pittore olandese Johannes Vermeer è dedicato Sguardi, scritto e interpretato da Riccardo Caporossi, insieme a Nadia Brustolon e Vincenzo Preziosa.
Gli eventi di Sezze
Infine l’ultima tappa del festival a Sezze, si terrà sabato 29 agosto alle 19:00 a Palazzo Rappini – Centro sociale U. Calabresi andrà in scena Nel tempo. Un assolo per due corpi. Lo spettacolo, che prende le mosse dall’arte circense, è messo in scena da Francesco Sgro’, acrobata, giocoliere e performer insieme al musicista Pino Basile, prodotto dall‘Associazione Spellbound.
L’ultimo appuntamento della rassegna si terrà alla Casa di San Carlo, domenica 30 agosto alle 21:00, con il concerto degli Allegroamaro. La band grazie alla loro musica metterà in scena un vero e proprio viaggio tra l’Italia e il Portogallo, tra culture mediterranee e melodie antiche, con i musicisti Massimiliano Ottocento, Gianluca Masaracchio, Raffaele Esposito e i giochi di scena di Marina Tufo, Renzo Viglianti, Giampiero Fantigrossi.
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