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Dominio Pubblico_La Città agli Under 25: riparte il festival della Generazione Z

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Dopo un anno di isolamento forzato, in cui a farne le spese sono stati soprattutto i ragazzi e le ragazze, dal 25 giugno al 4 luglio, la città torna agli Under 25 che, con gioia e orgoglio se ne riappropriano, coinvolgendo e chiamando a raccolta l’intero territorio con il festival “Dominio Pubblico_La Città agli Under 25. Per due fine settimana, le nuove leve artistiche torneranno ad abitare gli spazi del Teatro India e dello Spazio Rossellini Polo Culturale Multidisciplinare della Regione Lazio, luoghi simbolo della città di Roma, di cui ci stiamo lentamente riappropriando, con musica, danza, teatro, performance, mostre, installazioni, cinema e arte digitale, incontri e talk. Un viaggio fitto di appuntamenti in un città ridisegnata dalla Generazione Z: multietnica, fluida, partecipata e donna. 

Tanti ospiti speciali e nuovi esperimenti per una staffetta di 30 progetti multidisciplinari che esprimono il bisogno di esserci e di poter dire la propria sulla realtà circostante: una realtà che racconta di lavoratori e lavoratrici sfruttate; di ingiustizie sociali e di diritti umani calpestati; del bisogno di incontro e di contatto tra i corpi che va oltre le barriere di qualsiasi genere; di una politica incapace di dare risposte concrete e immediate, che si perde nei meandri della burocrazia e non riesce invece a dare risposte sincere ai bisogni delle persone. Una realtà soffocata e senza aria, avvolta nel cellophane e dove gli “adulti” non riescono più ad essere credibili e – semplicemente – non hanno risposte. Per questo SOTTOVUOTO è il titolo scelto dalla direzione U25 per questa nuova edizione.

Il direttore artistico Tiziano Panici e la direzione artistica partecipata under 25, raccontano il Festival Dominio Pubblico.

Sta per iniziare l’edizione “Sottovuoto” del Festival Dominio Pubblico _ La città agli under 25, un claim che vuole attivare una riflessione sullo stato di immobilità e asfissia reso visibile dalla pandemia, ma già precedentemente celato nella società contemporanea. Dominio Pubblico, allora, cerca ancora una volta il cambiamento. In che direzione muove la ribellione di quest’anno? 

Tiziano Panici: La ribellione di quest’anno cerca di essere “gentile”, tenendo in considerazione tutti i delicatissimi equilibri che ci circondano dopo l’uscita da un nuovo lungo lockdown durante il quale, tra l’altro, Dominio Pubblico non si è mai fermato. Da gennaio abbiamo realizzato due grandi progetti di street art, Cantieri San Paolo e MA®T 2020 e un bootcamp dedicato alla Paura dell’altro, con il progetto Stati d’Animo realizzato presso il Castello di Santa Severa. Abbiamo poi affiancato il Teatro di Roma nella realizzazione di Immagini di Città e lo Spazio Rossellini in quella di Live Theatre Streaming e infine abbiamo collaborato a IPER: Festival delle Periferie, inoltre la nostra redazione non è sta mai così attiva (e Theatron 2.0 ne sa qualcosa).

Arriviamo quindi a questa ottava edizione del Festival con il fiato un po’ corto e ci sembra che tutta la realtà intorno a noi sia improvvisamente impazzita: le persone sono di nuovo indaffarate, stressate. In questi giorni si è aggiunto anche lo stato di agitazione dei lavoratori e dei tecnici del Teatro di Roma, che potrebbe mettere ulteriormente in difficoltà la gestione degli eventi estivi, tra cui il nostro. Abbiamo già affrontato tutto questo l’estate scorsa e ci è sembrato un miracolo riuscire a realizzare il festival nel 2020. Ora approcciamo a questa ripresa vorticosa con l’intento di non dimenticare la prima regola, la più importante: esserci.

Ci siamo ancora, nonostante tutto, con i nostri fardelli e le nostre paure, le nostre frenesie. Ma dobbiamo cercare di prendere il meglio da questa circostanza, con la consapevolezza che abbiamo avuto la forza di continuare a fare il nostro lavoro e che ancora una volta ragazzi e ragazze molto giovani daranno spazio ad altrettanti artisti ed artiste che aspettano di poter tornare su un palco da più di un anno.
Questo insieme di tensioni finora rimasto celato, è stato descritto dall’artista ironmould che ha realizzato l’immagine guida del festival traducendo visivamente il concetto di SOTTOVUOTO, con i colori vivaci dell’arcobaleno. Siamo pronti a trasformare la nostra energia in qualcosa di esplosivo. Ne vedrete delle belle.

Anche per questa edizione il programma del Festival è ricco e multidisciplinare, come a sfidare gli ostacoli che la pandemia ha posto più e più volte sul percorso di artisti e organizzatori, nel corso dell’ultimo anno e mezzo. In questo contesto, che significato assume oggi l’organizzazione di un evento così articolato, che può contare inoltre sulle forze di ragazzi giovani, intenti a riprendersi i propri spazi?

TP: Senz’altro è un impegno difficile da gestire senza fare errori. È ancora più difficile fare previsioni: il pubblico verrà? Gli artisti saranno contenti? Noi saremo contenti? Proprio per questo ammiro molto la determinazione del gruppo di direzione artistica Under 25 che si è formato quest’anno e quella dello staff che ormai si è consolidato in anni di esperienza: Dominio Pubblico ha ormai una struttura solida che si è molto ingrandita, ma allo stesso tempo continua ad avere un’anima fragile di cui bisogna prendersi cura.

Gli spettacoli che vedrete al Festival sono sempre l’espressione di gruppi di lavoro o singoli artisti che stanno ancora cercando la loro poetica e i mezzi migliori per esprimersi. Però la Generazione Z non ha paura di raccontare il proprio punto di vista: sono acerbi, senz’altro ancora inesperti, ma i temi attorno a cui stanno scaldando il dibattito politico – l’ambiente, la fluidità di genere, il rispetto degli altri, posizione sociale, credo religioso –, li rende degli interlocutori molto più centrati rispetto alle generazioni passate. Inoltre, hanno già scelto di usare i mezzi della cultura, della creatività e dell’arte, della scienza e della politica per difendere le proprie idee.

I giovani non devono ad esempio diventare “digitali”, sono già nati da quella parte della storia e la mia sensazione è che siamo noi i – grandi – a dover faticare per poterci ancora accreditare e dare un senso ai nostri slanci. Mi sembra invece che questa sia una generazione pienamente adiacente al suo tempo: non si sente né in ritardo né in anticipo. Non vuole lottare per trovare il proprio posto: se lo sta già prendendo di diritto. E allo stesso tempo sembra essere più sicura dei propri doveri.

Pertanto credo che sia indispensabile prestare loro ascolto e Dominio Pubblico, ancora una volta, cerca di creare le condizioni perché questo scambio possa avvenire, senza innalzare ulteriori barriere, ma con la consapevolezza che c’è un tempo per essere giovani e che poi quel tempo finisce e inizia per tutti una fase diversa della vita in cui non si deve smettere di credere nei diritti e nei doveri che abbiamo cercato di rispettare fino a quel momento. Mi auguro quindi che questo festival sia una fotografia del mondo che questa generazione vuole cambiare…e che cambierà! 

Con il Festival Dominio Pubblico _ La città agli under 25, viene portato a compimento il percorso annuale della direzione artistica partecipata Under 25. Un traguardo importante che ha il sapore di un ritorno alla vita e alla normalità. Cosa vi aspettate da questa edizione che avete contribuito a costruire?

Direzione artistica under 25: E’ stato un anno particolare: la direzione artistica partecipata Under 25 di Dominio Pubblico non si è mai incontrata al completo dal vivo, se non agli inizi di giugno. Conoscersi su Zoom riuscendo a portare avanti le selezioni e a definire il programma di quello che sarà a tutti gli effetti il nostro Festival, è già di per sé un grande traguardo. Ci aspettiamo che questa edizione sia un nuovo esplosivo inizio, più che il ritorno a una normalità ormai lontana da noi. Ci auguriamo possa essere un trampolino di lancio per molti artisti e molte artiste under 25, ma soprattutto un megafono per dare risonanza alla voce di una generazione che per troppo tempo è rimasta “sottovuoto”. Infine speriamo sia una grande festa, un’occasione di condivisione dopo tanti mesi di distanza. 

La direzione artistica partecipata under 25 di Dominio Pubblico – Ph Roberta Ungaro

Dopo 12 mesi, Dominio Pubblico diventa così l’occasione per toccare con mano questo fermento, con 30 diverse e ricche occasioni di incontro, confronto e scoperta, all’interno di un programma che dialoga con la realtà della Generazione Z, in cui l’arte e la bellezza non fanno distinzioni di sesso e culture. Ecco quindi una line up multietnica ed interculturale che vede protagoniste tante giovani e talentuose artiste, fra cui Margherita Vicario con l’Orchestra Multietnica di Arezzo, Claire Audrin, Ellynora e molti altri giovani talenti.

Ad aprire Dominio Pubblico il 25 giugno saranno le nuove proposte musicali selezionate nel corso dell’ultima edizione di Lazio Sound, con Envoy ed Ellynora pronti a calcare il palco e a portare la loro musica nell’Arena del Teatro India. Altri due artisti vincitori di Lazio Sound sono attesi al Teatro India nel corso di Dominio Pubblico: il 2 luglio sarà la volta dei Santamarya e della loro poesia urbana; il 4 luglio sarà invece la cantautrice “self-made” Claire Audrin a trasportare il pubblico nei suoi universi sonori. Grande attesa anche per l’entrata in scena di un’altra giovane artista: l’attrice e cantautrice Margherita Vicario sarà in scena, insieme all’Orchestra Multietnica di Arezzo, con lo spettacolo “Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli” al Teatro India il 27 giugno alle 21:30.

Imperdibili gli appuntamenti del 26 giugno e 3 luglio, a cui assistere live e in diretta streaming dallo Spazio Rossellini con “MATCH, incontro/spettacolo fra  generazioni teatrali a confronto”, un progetto Gli Scarti, ideato da Andrea Cerri e condotto da Graziano Graziani: artisti e compagnie young contro un grande e noto artista del panorama teatrale nazionale. L’appuntamento del 26 giugno vedrà protagoniste Claudia Marsicano ー giovane interprete femminile nota al panorama nazionale e vincitrice del premio UBU 2017 come migliore interprete italiana Under 35 ー e  l’attrice Francesca Benedetti. Mentre il 3 luglio si confronteranno Nicola Borghesi  ー regista e direttore della compagnia Kepler 452  ー e il maestro Gabriele Lavia.

Spazio ai nuovi linguaggi con gli incontri pubblici on-line che coinvolgeranno gli artisti selezionati e alcuni dei massimi esperti nel campo delle live e performing arts digitali. Lunedì 28 giugno, dalle 9:30 alle 18:30, Spazio Rossellini ospiterà uno degli appuntamenti annuali del Network Risonanze, dove si riuniscono i dodici partner della rete per discutere le azioni messe in campo nel corso dell’anno e per confrontarsi sull’esito dei progetti in atto. 

Quest’anno il meeting offre anche un’opportunità di formazione, grazie al progetto Performing + in Tour, promosso dalla Fondazione Piemonte dal Vivo e da Fondazione Compagnia di San Paolo, in collaborazione con Osservatorio Culturale del Piemonte, rivolto sia ai partner della rete sia ad operatori ospiti. Un evento dedicato allo scambio di buone pratiche, alla formazione nell’ambito dei temi della sostenibilità nel mondo culturale, insieme agli esperti di Hangar, alla scoperta dei più innovativi processi di partecipazione dedicata agli spettatori più e meno giovani. Tra i partner dell’iniziativa anche Teatro di Roma/Teatro nazionaleATCL/Circuito Multidisciplinare Regionale del Lazio e C.Re.S.Co.

Tantissimi altri eventi attendono il pubblico in questa edizione, fra concerti, spettacoli, proiezioni e incontri alternati alle performance degli artisti Under 25 selezionati, che si articoleranno durante tutta la manifestazione con teatro, musica, cinema e mostre di arti visive, offrendo una panoramica delle tendenze artistiche e delle nuove istanze portate alla ribalta dai creativi Under 25.

Dominio Pubblico nasce nel 2013 dall’incontro delle direzioni artistiche di Teatro Argot Studio e Teatro dell’Orologio di Roma con il regista e drammaturgo Luca Ricci e viene riconosciuto nel 2015 come una delle 20 realtà meritevoli nel capitolo promozione/ formazione del pubblico dal Ministero dei Beni Culturali. Nel tempo sono entrati a far parte della direzione artistica gli Under 30 delle edizioni passate, dando esempio di concreto co-working artistico e gestionale. Sotto la direzione di Tiziano Panici, oggi, Dominio Pubblico U25 può contare su una comunità di oltre 800 ragazzi, artisti che danno nuova linfa al progetto, con la collaborazione del Teatro di Roma – Teatro Nazionale, main partner dal 2015.

Il Festival “Dominio Pubblico –  La Città agli Under 25” è promosso da Roma Culture, è vincitore dell’Avviso pubblico Estate Romana 2020-2021-2022 curato dal Dipartimento Attività Culturali ed è realizzato in collaborazione con SIAE.
Il progetto è sostenuto da Ministero della Cultura, la Regione Lazio, Roma Culture, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, in collaborazione con ATCL Circuito Multidisciplinare del Lazio per Spazio Rossellini Polo Culturale Multidisciplinare della Regione Lazio e Municipio VIII. Dominio Pubblico è un progetto di rete che si fonda sulla collaborazione e sulla condivisione di idee. Per questo motivo ogni anno si estende il network delle realtà con cui collabora, stringendo accordi con importanti partner nazionali e internazionali per quel che riguarda il teatro e le arti emergenti.

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Powered by REf

Il potere dei ventenni. Maura Teofili racconta Powered by REf

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Inserirsi in quell’età di passaggio che va dai venti ai trent’anni fornendo strumenti e conoscenze per affrontare le complesse dinamiche del palcoscenico. È questo lo spirito di Powered by REf, l’opportunità messa in campo dal Romaeuropa Festival per la seconda volta nell’ambito della sezione Anni Luce dedicata alle giovani generazioni. 

Una proposta che risponde a diverse mancanze: sicuramente quella di un budget produttivo per chi è ancora agli esordi ma anche di percorsi formativi che permettano di orientarsi in un mondo complesso, non solo dal punto di vista artistico ma anche tecnico e organizzativo. Insomma una finestra per affacciarsi sul mondo dei professionisti grazie alla collaborazione di numerose realtà radicate sul territorio: Carrozzerie_n.o.t, 369gradi, ATCL – Circuito Multidisciplinare del Lazio, Spazio Rossellini, Periferie Artistiche – Centro di Residenza Multidisciplinare Regione Lazio e Teatro Biblioteca Quarticciolo

La curatrice della sezione Anni Luce e coordinatrice del progetto è Maura Teofili, una figura importante per la scena artistica romana in particolare per quanto riguarda la formazione e il sostegno alla creazione. È infatti co-direttrice di Carrozzerie_n.o.t, spazio indipendente che, dopo numerose difficoltà, sembra poter finalmente riprendere le attività. 

Nel frattempo abbiamo chiesto a Maura Teofili di illustrarci meglio quest’opportunità offerta dallo storico festival internazionale di arti performative – la call scade il 20 luglio.

Quali sono le novità rispetto all’edizione dello scorso anno?

Quest’anno la proposta è più strutturata, tutti i partner coinvolti si sono impegnati per fornire risorse importanti. Riusciremo ad assicurare quindici giorni di residenza retribuita ai progetti vincitori grazie al Centro di residenza della Regione Lazio, con un intero teatro a disposizione e più tempo per lavorare sulla proposta. Ci sarà un percorso di affiancamento con un tutor tecnico che permetterà di affrontare il palcoscenico a cui si aggiungeranno degli incontri per spiegare le basi della contabilità a cura di 369gradi. Abbiamo previsto poi delle fasi di feedback artistico con la partecipazione di tutti i partner, affinché i gruppi possano elaborare e rendere accessibili agli altri le loro idee. 

Lo scorso anno questo tipo di confronto è avvenuto al margine di quanto previsto dalla call, stavolta lo abbiamo reso parte integrante dell’opportunità. Gli spettacoli dei gruppi vincitori saranno presentati al Romaeuropa ma quello non sarà il momento finale, sarà solo un passaggio nel percorso di messa in scena. Quell’esperienza permetterà un confronto a partire dal quale i progetti si consolideranno poi nella seconda fase di residenza, a cui seguirà la presentazione finale. 

Credi che il mondo delle arti performative sia attualmente accessibile alle giovani compagnie?

Le occasioni per accedere al settore sono limitate, bisogna implementarle per sfondare quella «soglia». Romaeuropa accoglie artisti molto importanti, ma proporre un’opportunità come Powered by REf serve a dimostrare che è fondamentale creare possibilità di incontro e relazione per ascoltare le voci delle giovani generazioni. In generale la sezione Anni Luce sta diventando un laboratorio, l’intenzione del direttore artistico Fabrizio Grifasi è di andare a cercare il potenziale che c’è tra i giovani, con la possibilità di intercettare anche quelle che sono delle primissime volte. È importante ascoltare quello che i ragazzi e le ragazze hanno da dire, anche se è ancora acerbo bisogna coglierne le possibilità di sviluppo e aiutarli a realizzarle.

Sei soddisfatta del percorso che hanno svolto i progetti vincitori dello scorso anno?

Sì, siamo molto contenti di come si sono sviluppati i progetti, quello di Secteur in.Verso — una compagnia italo-francese composta da tre ragazze — sarà ospitato nella prossima edizione di Anni Luce. È uno spettacolo che mette a fuoco il rapporto tra essere umano e ambiente in chiave ecologica, con una grande preparazione teorica alle spalle. Le ragazze state molto mature nel trovare autonomamente altri partner che le sostenessero, sia in Francia che in Italia. Anche gli altri progetti però non sono stati abbandonati, continua un’attenzione e un dialogo per aiutarli ad individuare occasioni di crescita e formazione che sono importanti affinché capiscano anche cosa non vogliono dire, cosa non vogliono fare, quali sono i linguaggi che non li riguardano. 

Cosa vorresti vedere da parte degli artisti che si presenteranno quest’anno?

Io mi accingo all’attesa dei progetti con uno spavento entusiasta, ho grande fiducia e spero sempre di trovare una proposta che mi inchiodi alla sedia e che non mi lasci alternative. In questo momento però credo che dobbiamo renderci conto che un anno e mezzo lontani dalle scene, con l’impossibilità di vedere teatro e di alimentarsi, avrà un effetto sui giovanissimi. Spero di essere presa in contropiede dalle richieste, di trovare qualcosa di inatteso. Abbiamo l’occasione di dialogare nuovamente con il pubblico in una modalità che non è più neutra, la situazione ha sviluppato un’attenzione maggiore anche sui contenuti. La tempesta è appena passata, forse stiamo vivendo gli strascichi. 

Ci ritroviamo in una terra molto fertile a livello di tematiche, ma il tempo di elaborazione è ancora da venire. In questo spazio lo sguardo degli artisti — e non parlo solo dei giovani naturalmente — può inserirsi in maniera imprevedibile. Forse non riusciremo ancora quest’anno a vedere spettacoli che si interrogano su questi temi, ma mi aspetto che tutto ciò agirà nei progetti presentati, anche se parleranno di argomenti che non hanno connessioni specifiche, perché saranno portate e vissute dagli spettatori. È un contesto che rende il dialogo molto concreto e contemporaneo e sarà importante per i linguaggi futuri, perché ci sarà un grande bisogno di aiuto per rielaborare tutto quello che è accaduto.

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AMARBARì

AMARBARÌ di UnterWasser allo Spazio Rossellini di Roma

Grande attesa per la riapertura alla programmazione in presenza allo Spazio Rossellini con un triplo appuntamento pensato per i bambini. Il Polo culturale multidisciplinare della Regione Lazio, gestito da ATCL Circuito multidisciplinare del Lazio con il coordinamento artistico e organizzativo di Katia Caselli, ha aggiunto una ulteriore replica alle ore 12 di domenica 30 maggio dopo che si sono chiuse velocemente le prenotazioni delle ore 16 e 17.30 per AMARBARì della compagnia UnterWasser, un caleidoscopico spettacolo di ombre e suoni che avvolgerà il piccolo pubblico. Fondato nel 2014 da Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti e Giulia De Canio, UnterWasser indaga le reciproche contaminazioni tra il teatro di figura e le arti visive. AMARBARÌ nasce come installazione site-specific per il RomaEuropa Festival 2018 e nel 2019 diventa uno spettacolo immersivo per pochi spettatori seduti all’interno di uno spazio ristretto. La compagnia UnterWasser, grazie a una residenza svoltasi presso lo Spazio Rossellini, ha potuto lavorare alla creazione di una versione dello spettacolo che possa rispettare la giusta distanza tra gli spettatori, per garantirne la fruizione in sicurezza.

AMARBARÌ è un’avvolgente performance di ombre per pochi viaggiatori di ogni età, una piccola e colorata installazione di suoni e luci in movimento.
Il pubblico è invitato a varcare la soglia e ad accomodarsi all’interno di un palazzo incantato capace, come un tappeto magico, di spostarsi di luogo in luogo. Le sue finestre si affacciano su fondali marini, su calde città variopinte, su cieli attraversati da mongolfiere dai colori sgargianti, proiezioni di sagome e sculture mobili di legno, fil di ferro e vetro colorato.
“Amar bari” in lingua Bengali significa “casa mia”. È una casa mobile aperta e ospitale, una casa-mondo che afferma il diritto all’esplorazione, alla libera circolazione di tutte le creature sulla Terra, perché il viaggio, la libertà e la conoscenza sono le ricchezze più grandi a cui si possa aspirare.
Dopo la performance il pubblico potrà sperimentare la tecnica del teatro d’ombre, muovendo sagome colorate e componendo quadri e scenari fantasiosi.

UnterWasser è un gruppo di ricerca, fondato nel 2014 da Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti e Giulia De Canio, che indaga le reciproche contaminazioni tra il teatro di figura e le arti visive.
La compagnia intraprende un lavoro su due binari paralleli: da una parte quello performativo, dall’altra quello espositivo/installativo.
Il teatro di UnterWasser è un’Installazione mobile da fruire nell’evolversi delle scene, nella fluidità del loro scorrere. La materia si trasforma davanti allo spettatore e le prospettive si modificano secondo il principio del montaggio cinematografico. Protagonisti sono l’oggetto artistico, l’immagine, la scultura, la materia in movimento. Il performer è al servizio dell’oggetto e ne diviene animatore. Le installazioni di UnterWasser hanno una drammaturgia teatrale, un movimento narrativo che le rende dinamiche ed evocative.
Le immagini sono tratte dal mondo dell’onirico, pozzo da cui attingere suggestioni dell’universo interiore, con riferimenti estetici ispirati all’arte figurativa.

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Piccoli comuni si raccontano

Piccoli comuni si raccontano. L’esperienza di Roccasecca dei Volsci

Piccoli comuni si raccontano
Roccasecca dei Volsci

Il circuito multidisciplinare ATCL, avvalendosi dell’azione coordinata di Regione Lazio, Lazio Crea spa e delle amministrazioni locali, da due anni porta i grandi protagonisti dell’arte nazionale nelle cittadine laziali con meno di 5.000 abitanti. Con l’obiettivo di contrastare la desertificazione culturale, Piccoli comuni si raccontano ha sviluppato un’importante operazione di aggregazione sociale, sostenendo, anche in un momento di grande crisi come quello odierno, l’imprenditoria locale e valorizzando un territorio ancora poco noto al turismo. 

A causa delle norme in vigore per contrastare la diffusione della pandemia, Piccoli comuni si raccontano non ha potuto proseguire le proprie attività, ma confrontarsi con le realtà coinvolte può attivare una riflessione oggi più che mai necessaria intorno al ruolo della cultura.

A tal proposito, Barbara Petroni, Sindaca del comune di Roccasecca Volsci (LT), approfondisce il valore che, per la comunità locale, ha assunto la partecipazione al progetto Piccoli comuni si raccontano.

Piccoli comuni si raccontano è un progetto che mira a una diffusione capillare dell’offerta culturale sul territorio laziale. Che valore ha per il coinvolgimento del comune di Roccasecca dei Volsci in un progetto avente tale obiettivo?

La rassegna culturale Piccoli comuni si raccontano in cui il nostro comune ha avuto il piacere di essere coinvolto, ha grande rilevanza per una serie di ragioni. I piccoli comuni sono quelli che, a causa della crisi economica, soffrono della scarsa offerta culturale che, finanziata direttamente dalle amministrazioni, viene sacrificata troppo spesso da esigenze prioritarie, quali quelle volte a garantire servizi essenziali e indifferibili.

Eppure sono proprio i piccoli comuni che mantengono vivo un patrimonio culturale di pregio, costituito da tradizioni e testimonianze, che nei centri più grandi va inevitabilmente disperdendosi nella modernità di una vita scandita da ritmi veloci. 

Nel comune di Roccasecca dei Volsci, che mi onoro di rappresentare da un decennio ormai, ho cercato di tenere vivo l’interesse dei ragazzi, maggiormente attratti da uno stile di vita soffocato dalla tecnologia, che spesso fa perdere di vista quelle emozioni intense e reali che possono essere trasmesse con la partecipazione attiva e il coinvolgimento personale.

In questo contesto, il progetto Piccoli comuni si raccontano ha avuto il valore di un laboratorio emozionale, raccogliendo il consenso dei partecipanti e stimolando la curiosità e l’interesse dei più giovani.

Già lo scorso anno, Roccasecca dei Volsci è stato coinvolto nella rassegna Piccoli comuni si raccontano. Quali benefici sono stati riscontrati in termini di indotto economico per il territorio e di attivazione comunitaria, durante gli eventi della prima edizione?

Sicuramente, oltre all’aspetto culturale, il beneficio immediatamente riscontrabile è quello di carattere economico. Non meno significativa è la possibilità di allargare la platea di turisti che, attratti dalle manifestazioni, conoscono il nostro territorio e vi ritornano dopo averne apprezzato le caratteristiche. Il nostro non è un comune di passaggio, bisogna salire la collina per apprezzarlo pienamente ma coloro che lo scoprono in genere ritornano, apprezzando, la bellezza paesaggistica che si avvale di panorami notevoli.

Prima della collaborazione con ATCL per la rassegna Piccoli comuni si raccontano, che tipo di circuitazione culturale era riscontrabile nel comune?

Con molta sincerità devo dire che le nostre iniziative culturali antecedenti al coinvolgimento da parte di ATCL, erano rappresentate per lo più da concerti, convegni, presentazioni di libri, qualche spettacolo teatrale, ma non dello stesso calibro di quelli che abbiamo ospitato nelle ultime due edizioni di Piccoli Comuni si raccontano. Investire in questo settore è importante, soprattutto per i piccoli comuni che possono contare su risorse finanziarie minime utilizzate soprattutto per le feste patronali, per che richiedono un’offerta culturale più commerciale.

Durante l’edizione 2020 di Piccoli comuni si raccontano, Roccasecca dei Volsci ha ospitato il reading teatrale Il vecchio e il mare a cura di Sebastiano Somma. Considerando il complesso momento che stiamo vivendo originatosi con la diffusione della pandemia, qual è stata la risposta del pubblico?

L’edizione 2020 è stata eccellente. Lo spettacolo dell’artista Sebastiano Somma è stato impattante a livello emotivo, con un’interpretazione magistrale di un’opera d’arte quale è Il vecchio e il mare. Devo confessare di aver pensato che non saremmo riusciti a svolgere l’evento perché eravamo proprio agli esordi della seconda ondata di diffusione del Covid-19. In realtà siamo stati in grado di offrire agli ospiti un evento che ha avuto anche una funzione di sollievo in un momento così complicato.

La sala era al completo e, nel pieno rispetto di tutte le regole vigenti e grazie alla perfetta organizzazione da parte dell’ATCL, abbiamo svolto la manifestazione in tutta sicurezza. Concludo con la speranza che il mio comune possa beneficiare ancora per il futuro della collaborazione con ATCL e, soprattutto, auspico che la Regione continui a investire nel progetto.

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Settimo Cielo

Concedere tempo. La residenza artistica targata Settimo Cielo

Settimo Cielo
Gloria Sapio e Maurizio Repetto

In un’epoca in cui il fuggevole incedere della vita fa scivolare il quotidiano in una danza di ritmi battenti, concedere del tempo è un atto generoso. Al Teatro La Fenice di Arsoli, la dilatazione temporale è tutta dedicata agli artisti. Gloria Sapio e Maurizio Repetto, direttori della residenza artistica Settimo Cielo, impegnati da più di vent’anni in progetti artistici, di produzione, programmazione e formazione in campo teatrale, stabilendosi nel cuore della Valle dell’Aniene, hanno decretato la propria mission: destinare energie e risorse alla ricerca e ai processi artistici.

Le numerose attività portate avanti da Settimo Cielo – che comprendono, oltre ai percorsi di residenza, laboratori, spettacoli e attività formative –hanno riunito una comunità di artisti e cittadini, riuscendo a tessere un forte legame con il territorio. Nata come associazione culturale, divenuta residenza artistica e dal 2018 parte, insieme a Twain Centro Produzione Danza, Ondadurto Teatro e Vera Stasi, del Centro di Residenza multidisciplinare del Lazio Periferie Artistiche, Settimo Cielo crede nella contaminazione generazionale, offrendo la propria esperienza ai giovani talenti della scena nazionale.

In tale direzione muove anche la costituzione dell’organico, di cui è entrato a far parte il drammaturgo e regista Giacomo Sette che in questa intervista, insieme a Gloria Sapio e Maurizio Repetto, racconta l’esperienza di Settimo Cielo.

Ragionando su una linea progettuale che parte dalla ricerca sulla storia del costume popolare e i mezzi di comunicazione di massa, per arrivare alla crescita dei luoghi attraverso le pratiche spettacolari, qual è stata l’evoluzione di Settimo Cielo dalla sua costituzione fino al 2015, quando il Teatro La Fenice di Arsoli è diventato una Residenza Artistica Nazionale?

Gloria Sapio: Settimo Cielo nasce da un desiderio di autonomia progettuale mio e di un gruppo artisti. Le proposte ruotavano intorno a un repertorio, un percorso drammaturgico e di ricerca portando avanti da me e Paola Sambo, con cui abbiamo a lungo formato un duo artistico. I nostri spettacoli erano profonde immersioni nella storia del costume, condotte anche attraverso il canto. 

Tutto aveva un profondo legame con la nostra condizione di donne, com’è stato per il nostro primo spettacolo, Un bacio a mezzanotte, costruito attraverso delle lunghissime sedute in emeroteca, con uno studio sulle riviste di fine anni ‘50 e ‘60. L’ultima residenza che abbiamo ospitato quest’anno è stata quella di Giulia Trippetta, con un progetto dal titolo La moglie perfetta che indaga, proprio attraverso gli stessi materiali da noi utilizzati, il problema del femminile. Questo è stato l’inizio di Settimo Cielo, percorso che ho condiviso con Paola Sambo per dieci anni. 

Ho sempre desiderato dedicare uno spazio alla nostra associazione e ciò è avvenuto quando si è presentata l’occasione di Officina Culturale, un progetto promosso dall’ex Assessore alla cultura della Regione Lazio, Giulia Rodano, rivolto a compagnie senza una sede che andavano a radicarsi in un luogo. Alessandro Berdini, direttore di Atcl Lazio, fu molto lungimirante e ci offrì la possibilità di portare avanti il nostro progetto nel territorio in cui ci troviamo oggi, che era già stato attraversato dal circuito. 

Nel frattempo, anche Maurizio Repetto era entrato a far parte dell’associazione come collaboratore e socio ed entrambi ci sentimmo molto stimolati da questa avventura. Anche prima di approdare in questi luoghi, come compagnia abbiamo sempre avuto la volontà di non fermarci allo spettacolo, aprendo ad attività collaterali. Quando siamo arrivati nel territorio della Valle dell’Aniene, abbiamo utilizzato questa peculiarità del gruppo moltiplicando le attività proposte sul territorio.

La fascinazione per il progetto proveniva dall’aver avvertito di poter avere una funzione. Al successivo progetto di Officina Culturale abbiamo stabilito la nostra sede in sette piccoli comuni della Valle dell’Aniene pur non avendo ancora un luogo fisico. Nel 2014, abbiamo iniziato a cercare un luogo che ci potesse accogliere, trovando una sponda nel Sindaco neoeletto di Arsoli, che ci ha affidato il Teatro La Fenice di Arsoli che era stato già oggetto di una ristrutturazione ma mancava di qualsiasi dotazione tecnica.

Atcl è stata da subito al nostro fianco per aiutarci a organizzare una programmazione. Da officina culturale siamo diventati quindi una Residenza Artistica e dal 2018 siamo parte di Periferie ArtisticheCentro di Residenza multidisciplinare del Lazio insieme ai partners TWAIN Centro Produzione Danza, Ondadurto Teatro e Vera Stasi.

Il radicamento nei luoghi che ospitano la residenza emerge dalle attività multidisciplinari che proponete, ed è, tra i vai obiettivi, finalizzato alla diffusione della cultura dello spettacolo dal vivo in zone decentrate. Qual è il vostro legame con il territorio e con la comunità e in quali azioni si sostanzia questa relazione?

Maurizio Repetto: Il territorio così come il teatro, la letteratura, la lingua è qualcosa di vivo che muta nel tempo. Da quando siamo giunti qui fino ad oggi sono cambiate tante cose, anche il nostro rapporto con il territorio si è modificato. Prima del nostro arrivo nella Valle dell’Aniene non c’era un teatro attivo che offrisse una proposta culturale organica di spettacolo dal vivo. 

Abbiamo fin da subito trovato una comunità molto disponibile e anche molto interessante, che ci ha dato modo di venire a contatto con un mondo rurale, che i più anziani amavano raccontarci e che mano a mano è andato dissolvendosi, ma da cui abbiamo tratto molta ispirazione. Non abbiamo aperto il nostro teatro qui proponendo la nostra idea di programmazione, abbiamo piuttosto coinvolto la comunità nella costruzione di spettacoli che parlavano di loro.

Ciò ha fatto sì che, intorno a Settimo Cielo, si creasse a sua volta una comunità di persone interessate sempre di più al discorso dello spettacolo, della costruzione della scrittura, della regia, della memoria. Questa nostra attività ha formato uno zoccolo duro di spettatori che poi si è riversato nel sistema del Teatro di Arsoli e per cui andare a teatro è diventata una consuetudine. 

Di questo, hanno beneficiato anche le residenze poichè queste persone che prendevano parte in maniera trasversale ai percorsi laboratoriali e alle proposte artistiche di Settimo Cielo hanno manifestato grande curiosità per il processo di creazione, potendo interloquire direttamente con gli artisti. Peraltro, fin da subito abbiamo proposto al nostro pubblico spettacoli di artisti di grande valore ma molto spesso sconosciuti al pubblico vasto, e devo dire che la nostra proposta ha vinto. Questo per dire che gli spettatori si abituano alla qualità se gli viene offerta. 

Rispetto al progetto di Residenza Artistica, La Fenice di Arsoli è un luogo che, fedele all’attività di scouting di giovani talenti, ospita e supporta il processo artistico di artisti e compagnie. Che valore ha, oggi, e ancor di più in un momento di affanno per il settore dello spettacolo, investire sulla ricerca?

Gloria Sapio: Crediamo molto nelle contaminazioni tra generi e linguaggi ma crediamo soprattutto nella contaminazione tra generazioni. Abbiamo aperto le nostre attività e le nostre progettualità anche agli under 30, incrementandone la presenza anche in virtù della partecipazione ai bandi. Questa operazione assume per noi un valore rilevante sia perché ci permette di conoscere giovani artisti e sostenerli, sia perché pensiamo che quando si incontrano più generazioni, senza prevaricazione da parte di chi ha maggior esperienza, possano prodursi dei risultati inaspettati.

Maurizio Repetto: L’esperienza del centro di residenza, che ovviamente ha ampliato le possibilità di accoglienza, ci ha anche consentito di specializzarci: eravamo soliti ospitare anche la danza contemporanea, pur non avendo uno spazio del tutto conforme tecnicamente alle necessità, ma che adattavamo in modo che i danzatori potessero usufruirne al meglio. 

Oggi, godendo del sostegno dei nostri partner, possiamo offrire agli artisti la residenza che meglio si confà alla tipologia di intervento artistico e, nel caso della danza ad esempio, Twain è il maggiore riferimento. Per quanto riguarda Settimo Cielo, oltre a portare avanti i generi teatrali e le ricerche artistiche che ci sono più vicine, lasciamo sempre aperto uno spiraglio, ospitando anche il teatro di figura, la musica, figurando quindi tra le poche residenze in Italia che consentono un percorso di ricerca multidisciplinare. 

Giacomo Sette: Sono entrato in contatto con Settimo Cielo attraverso una residenza durante la quale fui ospitato come dramaturg. La prima cosa che mi colpì fu la cura che Gloria e Maurizio dimostrarono di avere nei confronti del mio percorso artistico, mettendo a disposizione, anche da un punto di vista tecnico, tutto ciò di cui avessi bisogno. Dal 2018 il rapporto è diventato sempre più profondo. Venni richiamato per scrivere e dirigere un testo, via via me ne sono stati proposti altri, avviando il processo di inserimento nell’organico di Settimo Cielo.

Venivo trattato come drammaturgo e regista, quindi esattamente per ciò che volevo essere, una cosa che dovrebbe essere normale ma che non accade molto spesso. Solitamente si investe sui giovani convincendoli del fatto che il loro sia un percorso che, prevedendo una crescita, può comprendere delle battute d’arresto. Poi, al primo errore intercorso si tende a scartarli. Gloria e Maurizio, invece, hanno una visione molto più prospettica e questo mi ha davvero conquistato.

Il rapporto intergenerazionale è molto importante, soprattutto in un’età delicata come la mia, quella dei 30 anni, perché consente di confrontarsi con un mestiere, con una conoscenza completamente diversa dalla propria e con un’esperienza decisamente maggiore

Soffermandoci ancora sulle residenze, facendo un bilancio di questa prima triennalità che volge al termine, quali ulteriori azioni ritenete necessarie per lo sviluppo del comparto relativo alle residenze artistiche?

Gloria Sapio: Uno dei problemi principali è quello del consolidamento dell’esperienza progettuale, che corre sempre il rischio di essere parcellizzata. Quindi certamente è necessaria una maggiore garanzia di continuità.

Maurizio Repetto: Il secondo tema riguarda il garantire risorse economiche utili a portare avanti una residenza artistica che, oltre a un sostegno tecnico, assicura vitto, alloggio, tutoraggio e sostegno alla produzione. Il costo totale per ogni singola residenza diventa considerevole. Necessaria sarebbe inoltre un’azione del Ministero volta a inserire i giovani che affrontano il percorso di residenza nei circuiti di distribuzione, dando loro modo di mostrare gli esiti del proprio lavoro. Ad esempio, i teatri che sono predisposti a ospitare progetti relativi alla nuova drammaturgia, dovrebbero interloquire maggiormente con i centri di residenza.

Abbiamo aperto un dialogo con Romaeuropa Festival che ha inserito in programmazione Fabiana Iacozzilli che aveva precedentemente portato avanti una residenza artistica da noi con lo spettacolo La classe, arrivato addirittura a essere candidato al Premio Ubu. In conclusione direi che occorrono più risorse, un maggior coordinamento e una garanzia di solidità per i progetti.

Nel nostro sistema teatrale odierno (considerata o meno la pandemia), qual è secondo voi il ruolo di una residenza artistica e qual è, in tal senso, la vostra mission?

Gloria Sapio: La residenza artistica deve certamente impegnarsi in un’opera di scouting, dando sostegno agli artisti giovani senza però dimenticare gli over 35 che molto spesso, avendo meno possibilità, tendono all’abbandono della professione. Anche questo è un fenomeno che va assolutamente arginato. Fondamentale è poi il rapporto col territorio, che quasi sempre nel caso delle residenze è un territorio periferico che resta fuori dai circuiti ufficiali. 

Questo consente all’artista un incontro con un pubblico genuino, non costituito solo da addetti ai lavori, che riesce a restituire un feedback senza remore. Il bacino di pubblico che si è creato intorno a Settimo Cielo è una delle grandi fascinazioni che ha la nostra residenza, muovendosi su un doppio arricchimento: per gli artisti e per il territorio che cresce acculturandosi. 

Maurizio Repetto: Le residenze artistiche hanno anche la possibilità di dare grande valore al tempo. Avere individuato nelle zone periferiche, negli spazi extraurbani o nella provincia le sedi ideali per le residenze non è una scelta casuale: l’isolamento cui si sottopongono gli artisti è preziosissimo proprio perché riduce al minimo le distrazioni. Essere in una bolla temporale in cui potersi dedicare completamente alla creazione, al proprio progetto è veramente impagabile.

Giacomo Sette: Oggi più che mai c’è bisogno di un’esperienza del genere. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, la mission di una residenza diventa anche quella di individuare artisti meritevoli e “salvarli”.  L’esperienza che Gloria e Maurizio mettono al servizio degli artisti, consente anche di creare un centro di ricerca veramente strutturato che permetta a molti talenti di non perdersi.

Si tratta di focalizzare delle forze artistiche che spesso non hanno le spalle abbastanza coperte per farcela e che invece possono nascondere dei tesori. Questa è una caratteristica molto esclusiva di Settimo Cielo e della residenza artistica del Teatro La Fenice di Arsoli, che va sostenuta stimolata, potenziata e perseguita. 

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Piccoli comuni si raccontano

Piccoli comuni si raccontano: Intervista a Roberto Giuliani, Direttore del Conservatorio di “Santa Cecilia” ed Eleonora Pacetti, Direttrice di “Fabbrica” Young Artist Program

Piccoli comuni si raccontano

Nonostante la nuova battuta d’arresto per le attività culturali e artistiche, imposta dal DPCM firmato il 24 ottobre scorso, prosegue la narrazione di Piccoli comuni si raccontano, il progetto di Regione Lazio sviluppato in collaborazione con ATCL Lazio e Lazio Crea. In un momento di grande spaesamento per l’intero settore culturale, la proposta artistica di Piccoli comuni si raccontano, ha posto l’attenzione, oltre che sulla circolazione della cultura in territori spesso esclusi dai circuiti di distribuzione ufficiali, anche sulle possibilità lavorative offerte ai giovani talenti.

A partire da questa volontà, è stata rinnovata la partnership con il Conservatorio di musica “Santa Cecilia” di Roma, già istituita per la prima edizione di Piccoli comuni si raccontano, ed è stata indetta una nuova collaborazione con “Fabbrica” Young Artist Program, il progetto del Teatro dell’Opera di Roma, realizzato al fine di favorire la trasmissione di sapere e la promozione di nuovi talenti nel campo dell’opera lirica.

Molti sono stati, nel corso di questo primo mese di programmazione di Piccoli comuni si raccontano, i momenti dedicati all’arte musicale e all’opera lirica affidati a giovani studenti che hanno saputo incantare le platee dei borghi laziali coinvolti nel progetto. 

Del valore assunto da questa operazione culturale per i territori e per gli studenti e le studentesse che, con la loro arte, li hanno attraversati, abbiamo discusso con il M° Roberto Giuliani, Direttore del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, e con Eleonora Pacetti, Direttrice di “Fabbrica” Young Artist Program, approfondendo la tematica della ripresa e della necessità di supporto economico e politico, espressa a gran voce dal settore dello spettacolo dal vivo.

Il Conservatorio di musica “Santa Cecilia” di Roma è una delle massime istituzioni musicali sul territorio nazionale e internazionale. Su quali principi si fonda l’offerta formativa del Conservatorio?

Roberto Giuliani: L’offerta del Conservatorio è volta a formare un musicista completo, sia dal punto di vista della ampiezza e lunghezza della carriera formativa, sia dal punto di vista della completezza della formazione.  I Conservatori – come le altre Istituzioni del settore AFAM – Alta Formazione Artistica e Musicale: Accademie di Belle Arti, Danza, Arte Drammatica ecc. – sono un settore parallelo a quello dell’Università, e risultano quindi articolati in Trienni accademici e in successivi Bienni accademici specialistici. Prima però, è possibile seguire i Corsi Propedeutici, perché gli studi strumentali nella maggior parte dei casi vanno coltivati molto prima della maggiore età, motivo per cui è previsto l’accesso in Conservatorio anche per i piccoli “talenti precoci”, oltre alle possibilità offerte dalle convenzioni che il Conservatorio ha attive con associazioni che si occupano degli allievi più giovani.

All’altro estremo, dopo il Biennio, è stata attivata in questi ultimi anni un’offerta di Master post diploma  in grado di fornire un’ulteriore competenza professionale: Master in Artistic Research in Music (in collaborazione con l’Orpheus Institut di Gent), Canto (in collaborazione con il Conservatorio Nazionale Centrale di Pechino), in Film scoring, Improvvisazione coreutica e musicale (in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Danza), Interpretazione della musica contemporanea, Musica per Videogiochi.

Per quanto riguarda la completezza della formazione, oltre alla riscrittura aggiornata dei programmi di Triennio e Biennio, in Conservatorio sono stati attivati oltre 200 corsi e, tra le numerose discipline a disposizione, lo studente ne può scegliere diverse per completare il suo percorso e per seguire le sue inclinazioni e i suoi interessi, anche in prospettiva occupazionale.

Inoltre, l’attività di produzione del Conservatorio, costituita da numerose stagioni di concerti nei quali suonano perlopiù i migliori studenti e diplomati, consente loro di entrare presto in contatto con il pubblico e con gli apparati produttivi

Nonostante la vocazione internazionale, il Conservatorio di musica “Santa Cecilia” mantiene aperto il dialogo con il territorio che ne ospita la sede. Ne è esempio la partnership avviata con il progetto Piccoli comuni si raccontano di Regione Lazio, sviluppato in collaborazione con ATCL e Lazio Crea. Che valore ha la presenza dell’istituzione sul territorio laziale e qual è la mission di tale collaborazione?

RG: Il Conservatorio “Santa Cecilia” è punto di approdo, da tutto il mondo, di studenti attratti dall’eccellenza delle scuole di Canto e di Strumento. Attualmente abbiamo studenti provenienti da ben 34 diversi Paesi, tanto da connotarci come l’ONU della musica. Una situazione privilegiata, di particolare importanza anche per la conoscenza reciproca delle differenze: sostengo spesso infatti che un quartetto, un coro o un’orchestra sono dei laboratori preziosi di dialogo e di pace, dove solo se ci si conosce e ci si rispetta si riesce a lavorare insieme, valorizzando le peculiarità.

Global, glocal, local…ci piace lavorare in tutte le dimensioni della comunicazione musicale, e non dobbiamo poi dimenticare come parte dell’utenza sia naturalmente quella del bacino romano e laziale. Per questo, pur avendo nella nostra sede di via dei Greci una delle sale da concerto più belle del mondo, siamo presenti a Roma in diversi luoghi, secondo una mia idea di “occupazione musicale” della città

Abbiamo così, per esempio, dato vita a una stagione di concerti dei nostri migliori giovani presso il Teatro Off off di via Giulia (I concerti della domenica); abbiamo recentemente partecipato, grazie alla collaborazione con Videocittà, alle cerimonie per la riapertura del monumentale Giardino delle cascate all’EUR, con l’Ensemble di trombe e percussioni, che ha dedicato un concerto alla memoria di Ennio Morricone, nostro ex allievo e prezioso amico, e in questi giorni siamo presenti ogni sabato (tempo e covid permettendo) con i nostri ensemble a Villa Borghese all’interno della mostra di arte contemporanea Back to Nature

Non solo Roma però, anche il territorio laziale è per noi da tempo oggetto di interesse, tant’è che già da prima della collaborazione con ATCL era stato varato il progetto della creazione di tre orchestre giovanili (ad Albano, Fiuggi e Rieti) di cui quella di Albano, la GIOCR – Giovane Orchestra dei Castelli Romani, ha già avuto il suo primo battesimo di pubblico lo scorso anno.

La collaborazione con il progetto Piccoli Comuni, oltre a essere quindi per noi naturale, in un progetto di comunicazione e diffusione più ampio possibile, da una parte permette ai nostri ragazzi di suonare in luoghi dove è possibile una dimensione rara del contatto col pubblico, dall’altra offre al pubblico occasioni che difficilmente – se si dovessero perseguire logiche commerciali – potrebbero aver luogo.

Quindi è un’occasione preziosa per avvicinare alla musica persone che ne sono costantemente private, vista l’assenza capillare sul territorio di “presidi musicali”, di questa possibilità. Il contatto visivo con il musicista, la magia delle prove, non possono infatti essere surrogati dai mass media, che non consentono un’esperienza profonda e partecipata del fare e ascoltare musica dal vivo.

La seconda edizione di Piccoli comuni si raccontano pone l’attenzione sui giovani talenti e sulle possibilità professionali loro offerte. Quali sono le azioni messe in campo dal Conservatorio di “Santa Cecilia” per accompagnare e immettere i propri studenti e le proprie studentesse nel mondo del lavoro?

RG: Come detto in parte precedentemente, una prima azione è costituita dallo strutturare dei percorsi di studio che tengano conto sia delle innovazioni didattiche, sia delle evoluzioni delle discipline, sia di un ampio spettro formativo, anche in prospettiva lavorativa. Così il musicista acquista anche una duttilità che nel mondo delle nuove professioni è particolarmente richiesta: non formiamo infatti solo ottimi cantanti e strumentisti, destinati per esempio a una carriera solistica o a un’attività orchestrale, ma anche insegnanti (nel corso di Didattica della musica), musicologi (nel corso di Discipline della storia della critica e dell’analisi musicale), compositori di Musica per le immagini ecc.

Dell’attività concertistica si è già detto, ma a questo deve aggiungersi il grande potere formativo offerto dalle esperienze internazionali: oltre ad avere una nutrita attività di scambi Erasmus (dedicata a studenti incoming e outcoming, per la quale il Conservatorio ha siglato più di 100 Inter-Institutional Agreement con le maggiori istituzioni formative europee), “Santa Cecilia” ha vinto come capofila importanti progetti europei estremamente innovativi (come Opera out of Opera, News in MAP, Italian film sounding ecc.) che coinvolgono diversi partner; a questo si aggiungono le attività di progettazione con Russia, Panama, Cina, Giappone ecc.), che consentono anch’esse a docenti e studenti di viaggiare, suonare con i colleghi stranieri, e conoscere gli altri sistemi formativi.  

La crisi sanitaria ha fortemente indebolito la dimensione live dei progetti artistici, musicali e spettacolari intervenendo, oltre che sull’ambito lavorativo e performativo, anche su quello didattico. Su quali criteri si basa il nuovo assetto formativo del Conservatorio? A pochi mesi dalla ripresa, qual è il bilancio delle difficoltà riscontrate dal settore e quali interventi ritiene necessari per la ripartenza? 

RG: Gli impatti sono stati diversi. La parte didattica, non appena tecnicamente possibile, è stata portata on line durante il periodo del lock down, grazie al grande impegno e disponibilità degli studenti e dei docenti.  È chiaro che se la normale didattica scolare soffre della dimensione non in presenza, si può facilmente immaginare quanto sia innaturale e poco produttivo far lezione di canto o di strumento attraverso un computer.

Per questo appena è stato possibile siamo tornati, seppur con le limitazioni dovute all’applicazione ferrea delle procedure di sicurezza, a diplomare gli studenti in Sala Accademica e a far lezione in presenza, anche se già in questi giorni riemergono ombre che minacciano non tanto le lezioni collettive (già programmate on line per l’anno accademico 2020/2021), ma anche le lezioni singole. Per non parlare dei problemi posti dagli ensemble, soprattutto canori e di fiati, nonostante siano stati acquistati pannelli di plexiglass ecc.

Per quanto riguarda la parte di ricerca e di progettazione, soprattutto internazionale, questa è proseguita on line, ma continuano a essere cancellati importanti incontri, come quello dell’AEC a Vienna, o il Cultural Forum a San Pietroburgo. Per i concerti, ovviamente tutte le stagioni  programmate nel 2020 si sono fermate, e per il momento siamo riusciti a riprendere con i concerti all’aperto già menzionati, e per i concerti al chiuso in Sala Accademica sono stati confermati per ora solo quelli legati a impegni internazionali, come la serie Europa in Musica, organizzata con il Cluster EUNIC – EU National Institutes for Culture, o il concerto Suoni del Mediterraneo per la presentazione dell’iniziativa Resq – People saving People, con Médecins sans Frontières.

La ripartenza non sarà un problema, quando le condizioni sanitarie lo permetteranno, e intanto il Conservatorio affronta giornalmente i problemi derivanti dalla estrema variabilità e imprevedibilità dell’emergenza Covid. Quello che preoccupa, e continuerà a preoccupare anche dopo, è la situazione della cultura in Italia. Comprendo i problemi economici del Paese, ma questa emergenza si è andata ad aggiungere a un’antica situazione di disinteresse nei confronti non solo della musica, ma in generale della conservazione produzione e diffusione culturale, con atteggiamenti che oscillano dall’infastidito assistenzialismo, alla malsana idea che la cultura debba e possa autofinanziarsi.

Nei Paesi compiutamente civili questo non accade: lo Stato investe in cultura e in formazione perché questo crea un cittadino migliore, e tra l’altro potenzia anche un indotto turistico e commerciale. Provate a pensare di chiudere musei e teatri italiani, e vedrete quale inabissamento in numero e in qualità avrebbero i flussi turistici. Ma questo bisogna ogni volta rispiegarlo alla classe politica di turno, perché ormai manca questa sensibilità nella formazione degli italiani e gli effetti si vedono, purtroppo in tutti i settori, nel peggioramento dei comportamenti e del tessuto sociale.

La grande tradizione dell’opera lirica italiana è un valore che rende il nostro paese un importante approdo per studenti e studentesse provenienti da ogni parte del mondo. Dal 2016, anno della sua fondazione, “Fabbrica” Young Artist Program promuove i giovani talenti dell’opera lirica sostenendone la formazione. Quali sono i punti cardine del progetto?

Eleonora Pacetti: La possibilità di esibirsi in palcoscenico e l’esperienza di un training specifico per le audizioni e le performance sono i punti cardine di “Fabbrica” Young Artist Program. 

“Fabbrica” Young Artist Program, oltre a sostenere la formazione, prevede l’inserimento nell’ambito professionale con un percorso costruito ad hoc per ciascun partecipante di studio e lavoro presso il Teatro dell’Opera di Roma. Quali sono gli step previsti dal progetto per condurre i partecipanti alla professionalizzazione?

EP: Si parte dall’esperienza di andare in scena con ruoli piccoli e cover per poi interpretare ruoli più importanti. Inoltre gli artisti vengono presentati alle agenzie che saranno coloro che costruiranno la loro carriera un domani.

A partire da quest’anno il Teatro dell’Opera di Roma, attraverso “Fabbrica” Young Artist Program, figura tra i partner del progetto Piccoli Comuni si raccontano, una collaborazione, questa, che rappresenta un impegno, da parte delle istituzioni nel fornire ai giovani nuove occasioni per esplorare le possibilità lavorative offerte dal territorio laziale e per entrare in relazione con il pubblico. Quanto conta per “Fabbrica” Young Artist Program diffondere la tradizione dell’opera lirica italiana anche nei piccoli borghi del Lazio, attraverso il talento dei propri studenti?

EP: E’ davvero molto importante: il contatto con la “base” è una benzina che ci aiuta a mantenere vivo l’entusiasmo per il lavoro, come accaduto nel 2017 e nel 2018 quando abbiamo portato l’Opera nelle piazze di Roma e del Lazio (Amatrice, Accumoli, Leonessa, Cittareale, Borbona, Poggio Bustone, Frascati, Alatri) con il progetto Opera Camion, in cui sono stati coinvolti gli artisti di “Fabbrica” YAP (non solo cantanti, ma anche pianisti ed il gruppo regia) e il pubblico ha risposto con tanto entusiasmo.

Alcuni giorni fa l’ANFOLS ha diffuso un appello dei teatri d’opera per sostenere le riaperture, ponendo l’attenzione sull’insostenibilità delle future programmazioni a seguito delle misure restrittive sulle capienze delle platee. Di quali condizioni necessita il settore per avviare una ripartenza che, nonostante l’incertezza, sia in grado di consentire il prosieguo delle attività dei teatri d’opera e l’impiego dei suoi lavoratori e delle sue lavoratrici?

EP: Difficile dirlo in un momento come questo. A nuove situazioni non si possono incollare modelli vecchi: la creatività e l’immaginazione dovranno, ora più che mai, dare luce ad idee nuove.

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Piccoli comuni si raccontano

Piccoli comuni si raccontano. Intervista ad Albino Ruberti, Capo di Gabinetto del Presidente della Regione Lazio

Investire su progetti che mirino alla valorizzazione della cultura e del territorio è un valoroso atto di premura nei confronti della comunità. Atto che, nell’odierna, complessa condizione di incertezza, assume connotati politici e sociali. Piccoli comuni si raccontano, il progetto della Regione Lazio, realizzato con ATCL Lazio e Lazio Crea, inaugurato lo scorso anno con grande successo di pubblico, con questa seconda edizione rinnova la volontà di rendere l’offerta culturale accessibile a tutte e a tutti. Il talento di grandi artisti e artiste della scena musicale e teatrale italiana, ha allietato 33 borghi laziali, con meno di 5000 abitanti, per una ricca programmazione autunnale. 

Ponendo, inoltre, grande attenzione alle opportunità di lavoro offerte ai più giovani, con eventi della rassegna dedicati agli studenti e alle studentesse del Conservatorio di Santa Cecilia e di FABBRICA YOUNG ARTIST PROGRAM del Teatro dell’Opera di Roma, Piccoli comuni si raccontano si fa specchio dell’impegno mostrato, in tale direzione, dalle istituzioni.

A questo proposito abbiamo intervistato Albino Ruberti, Capo di Gabinetto del Presidente della Regione Lazio, che ha raccontato le azioni messe in campo dalla Regione a sostegno del settore, con particolare dedizione alla formazione dei giovani e all’inclusività culturale.

Con la seconda edizione di Piccoli comuni si raccontano, Regione Lazio con ATCL rafforza il sostegno rivolto al comparto culturale ponendo l’accento non solo sulla qualità della proposta artistica, ma anche sulla riscoperta del territorio. In cosa si sostanziano le azioni della Regione di incentivazione e supporto alla cultura e quali sono gli obiettivi?

Quella tra cultura e territorio è una sinergia inscindibile. Progetti come Piccoli comuni si raccontano rappresentano perfettamente la linea seguita in questi anni dal Presidente Zingaretti per la promozione e valorizzazione del patrimonio culturale e delle eccellenze artistiche del Lazio. La nostra storia, le nostre tradizioni, i nostri paesaggi non possono non diventare parte di una strategia integrata di rilancio del settore culturale e per questo stiamo agendo a 360 gradi, in un’ottica sempre di proficua collaborazione con le istituzioni locali e tutte le realtà del territorio.

Come Regione, anche nel 2020, un anno complesso in cui l’emergenza sanitaria ci ha posto di fronte a difficoltà prima inimmaginabili, abbiamo investito importanti risorse a sostegno dell’intero settore culturale. Dai luoghi della cultura al cinema, dallo spettacolo dal vivo alle associazioni e imprese culturali, ad ognuno di questi settori abbiamo dedicato diversi avvisi pubblici destinati allo sviluppo di progetti di promozione culturale, rassegne, eventi (sempre in grado di assicurare il rispetto del principio del distanziamento sociale), ma anche al sostegno di canoni di affitto, lavori di ristrutturazione, funzionamento e attività.

Per stimolare la ripresa, la Regione ha inoltre messo in campo diverse misure volte alla semplificazione amministrativa ma anche alla sperimentazione di nuove modalità di fruizione degli eventi da parte del pubblico al fine di garantire la diffusione della cultura in piena sicurezza. Il nostro obiettivo, ora ma anche e soprattutto quando ci saremo lasciati alle spalle l’emergenza sanitaria, è quello di portare la bellezza in ogni angolo del Lazio e dare a ogni lavoratore della cultura, dello spettacolo e del cinema la possibilità e la certezza di essere parte integrante e fondamentale di questo immenso patrimonio.

Il progetto Piccoli comuni si raccontano si inserisce nel più ampio quadro di delocalizzazione dei processi culturali che, nel Lazio come sull’intero territorio nazionale, sta incrementando la circolazione di un’offerta artistica anche in luoghi solitamente esclusi dai circuiti di distribuzione, facilitando ai cittadini di piccoli centri abitati l’incontro con l’arte e la cultura. Come si pone la Regione rispetto a questi nuovi criteri di circuitazione culturale e quali benefici, tenendo anche conto dei risultati della prima edizione di Piccoli comuni si raccontano, sono riscontrabili per le comunità locali?

La Regione sta lavorando molto per garantire a tutte e a tutti la fruizione di un’offerta culturale ampia e di qualità anche oltre i confini della Capitale. Iniziative come Piccoli comuni si raccontano rappresentano un’occasione unica per ogni cittadino del Lazio di incontrare i grandi protagonisti del mondo della cultura e dello spettacolo. In questo senso, abbiamo attivato da tempo collaborazioni importanti anche con le grandi istituzioni culturali del territorio come l’Accademia di Santa Cecilia e il Teatro dell’Opera che non solo hanno portato nel territorio regionale le loro produzioni ma hanno creato anche importanti occasioni di coinvolgimento e formazione del pubblico e delle comunità, in particolare per i più giovani.

Nel caso di Santa Cecilia, ad esempio, è stata intrapresa un’importante azione di coinvolgimento dei comuni dell’area del sisma, anche durante il lockdown, con corsi online per le realtà soprattutto bandistiche locali. È fondamentale per noi che la cultura esca anche fuori dalle sale e arrivi a quanti di solito non frequentano i luoghi della cultura tradizionali, in particolare i più giovani ma anche coloro i quali, ad esempio, vivono in territori lontani da Roma.

Tra i settori più colpiti a causa della diffusione della pandemia vi sono il turismo e lo spettacolo dal vivo. Uno dei punti di forza di Piccoli comuni si raccontano è la capacità di creare un ponte tra i due settori, generando un indotto per le imprese locali e tessendo nuove possibilità di accrescimento culturale. Quali sono, da tale punto di vista, i margini di crescita del progetto e che valore acquisisce Piccoli comuni si raccontano in questo momento storico?

Iniziative come Piccoli comuni si raccontano, grazie anche al prezioso lavoro di ATCL, sono l’esempio perfetto dell’impegno della Regione nel difendere e valorizzare l’immenso capitale culturale, urbano e sociale delle comunità locali. Queste iniziative sono fondamentali non solo perché ogni singolo abitante del Lazio possa partecipare alla vita culturale ma anche per promuovere le proprie bellezze naturali e storico-artistiche, l’artigianato locale e le produzioni di qualità.

Portare spettacoli come quelli contenuti in questa rassegna nei piccoli borghi della regione è un ulteriore passo in avanti verso una concezione più completa e inclusiva del territorio. I numeri sino ad ora ci hanno dato ragione: il pubblico non si è fatto attendere e, oltre i nostri confini, la visibilità  dei territori anche più lontani da Roma si sta allargando. Dobbiamo e vogliamo continuare a lavorare in questa direzione.

La collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia e con FABBRICA YOUNG ARTIST PROGRAM del Teatro dell’Opera di Roma, dimostra l’attenzione di Piccoli comuni si raccontano, e dunque della Regione, verso i giovani e verso le possibilità formative e professionali loro offerte. Quanto conta, considerando il tema della ripartenza del comparto culturale, investire sulla formazione e sull’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro?

La formazione dei giovani e il loro inserimento lavorativo è certamente tra le nostre priorità e lo abbiamo dimostrato. Oltre alle esperienze da voi citate e fortemente sostenute dalla Regione, investiamo importanti risorse in percorsi formativi per i giovani del Lazio anche nell’ambito delle arti, della cultura e dell’enogastronomia. È il caso di Officina Pasolini, laboratorio gratuito di Alta Formazione del teatro, della canzone e del multimediale; c’è la Scuola d’Arte Cinematografica “Gian Maria Volonté”, anche questa pubblica e gratuita, che offre un percorso triennale dedicato alle principali professioni del cinema e dell’audiovisivo. Dedicati alla formazione, sono anche i nuovi piani che abbiamo inaugurato al WeGil, l’hub culturale della Regione nel cuore del quartiere Trastevere a Roma.

Qui sono già cominciate le lezioni della Scuola Volontè e, prossimamente, partirà anche il  WeGil Food Lab – Accademia del Cibo ARSIAL, un progetto inedito dedicato alla formazione enogastronomica d’eccellenza, pubblica e gratuita, a cui potranno accedere tanti giovani di talento grazie all’impegno dell’Agenzia regionale ARSIAL e di Agro Camera, l’Azienda speciale della Camera di Commercio di Roma. Tanti tasselli di un unico grande progetto: concedere a tutte e a tutti nuove prospettive affinché si possa contribuire insieme alla crescita del nostro territorio.

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Piccoli comuni si raccontano

PICCOLI COMUNI SI RACCONTANO: teatro, musica, danza in 35 comuni del Lazio

Piccoli comuni si raccontano

Inizia oggi la seconda edizione di PICCOLI COMUNI SI RACCONTANO, un progetto pensato per 35 piccoli comuni, comunità al di sotto di 5000 abitanti, un patrimonio storico culturale per la Regione e memoria storica delle nostre tradizioni. Per loro nasce il progetto PICCOLI COMUNI SI RACCONTANO della Regione Lazio realizzato da ATCL in collaborazione con LazioCrea, nella sua seconda edizione per la quale si sono sviluppate collaborazioni con importanti istituzioni: Teatro dell’Opera e Conservatorio di Santa Cecilia. Dal 2 ottobre ai primi giorni di novembre l’intero territorio sarà attraversato da concerti, spettacoli, attività per bambini, nuovo circo: un caleidoscopico calendario di eventi che disegnerà un itinerario “fantastico” di riscoperta del piccolo/grande territorio.

Dopo l’anteprima a Castel San Pietro Romano con Michele Placido ed a Ventotene con il Teatro Bertolt Brecht, dal 2 ottobre partirà la programmazione di Piccoli Comuni si raccontano con 33 nuovi appuntamenti in altrettanti Comuni del Lazio.

Ampio spazio alla musica di qualità a partire dal Jazz con una formazione d’eccezione: IMPERFECT TRIO con l’ecclettico Roberto Gatto alla batteria, Pierpaolo Ranieri al basso e contrabbasso, Marcello Allulli al sax per due grandi appuntamenti (Piglio 4 ottobre; Poggio Nativo 18 ottobre). Con questo trio Roberto Gatto si muove all’insegna della sperimentazione legata alle nuove sonorità e conduce il pubblico nel mondo dell’elettronica, del progressive rock e dell’improvvisazione, dando vita ad una performance multiforme.

Dopo l’incredibile consenso di pubblico nella passata edizione, è confermata la collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia nell’ottica di presentare quei giovani talenti che già stanno ottenendo successi nella carriera professionale. Sono 3 le formazioni che si alterneranno in diversi Comuni: dal quartetto d’archi con RACCONTO DI UN QUARTETTO D’ARCHI, TRA CONTRASTO E ARMONIA (Colonna 2 ottobre, Castelforte 9 ottobre, Maenza 11 ottobre, Roccagiovine 30 ottobre), al quartetto di chitarre con QUATTRO CHITARRE SUONANO LA GIOIA (Norma 31 ottobre, Capranica Prenestina 1 novembre), al duo CHITARRE A PASO DOBLE (Cantalupo 23 ottobre, Cerreto Laziale 24 ottobre, Collevecchio 25 ottobre). 

Importante la collaborazione avviata per questa edizione con “FABBRICA” YOUNG ARTIST PROGRAM del Teatro dell’Opera destinato a talenti nella produzione di opere liriche provenienti da tutto il mondo che abbiano già terminato un percorso di studi attinente o già maturato delle prime esperienze in palcoscenico. Saranno 3 concerti intimi e raffinati per presentare i giovani cantanti accompagnati al pianoforte in LE PIU’ BELLE ARIE D’OPERA (Castiglione In Teverina 2 ottobre, Allumiere 9 ottobre, Poggio Moiano 16 ottobre).

Per la sezione teatro, Sebastiano Somma ci porterà nelle pagine indimenticabili della grande letteratura americana con un reading tratto da IL VECCHIO E IL MARE di Ernest Hemingway con Cartisia J. Somma e accompagnato al violino il M° Riccardo Bonaccini (Oriolo Romano 3 ottobre, Roccasecca Dei Volsci 4 ottobre).

Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo danno voce e corpo ad una delle più belle storie mai raccontate, OMERO, ILIADE, e la musica dal vivo di Pino Cangialosi diventa suggestiva complice ed elegante compagnia di questo viaggio tratto dall’omonimo romanzo di Alessandro Baricco (Sant’Angelo Romano 25 ottobre) 

Un omaggio allo scrittore americano Charles Bukowski quello di Jacopo Ratini in SALOTTO BUKOWSKI, in cui le poesie saranno affiancate ai grandi successi della canzone d’autore italiana suonati, cantati e reinterpretati da Gianmarco Dottori. Al pianoforte il Maestro Luca Bellanova, curatore degli arrangiamenti musicali dello spettacolo (Canepina 31 ottobre, Mazzano Romano 1 novembre).

Spazio anche alle compagnie professioniste più interessanti che svolgono nel territorio laziale un’importante azione di diffusione teatrale e culturale. Venti Chiavi Teatro con COMPILATION, spettacolo/concerto, presenta un racconto generazionale per indagare il tema delle relazioni, un percorso sulla memoria e sulla creazione della nostra identità (Farnese 31 ottobre). Matutateatro in GARBATELLA. VIAGGIO NELLA ROMA DI PIER PAOLO PASOLINI ambientato nella Roma degli anni Cinquanta, esplora la lingua sperimentale di Pasolini e le canzoni romane di una volta, in una nuova modalità di teatro di narrazione (Forano in Sabina 4 ottobre, Città Ducale 18 ottobre).

Giannino Stoppani in arte Burrasca di Settimo Cielo è ispirato in parte alla mitica figura di Gianburrasca, un bambino di dieci anni nella Toscana di fine ‘800 (Montopoli 17 ottobre). Per i bambini una sezione dedicata al nuovo circo, con artisti che operano sia in Italia che all’estero, in grado di utilizzare varie tecniche come il teatro, la danza, la clownerie, l’acrobatica. Eugenio De Vito e Leonardo Varriale sono i protagonisti della slapstick comedy Backpack (Ponza 9 ottobre, Roiate 10 ottobre, Piansano 30 ottobre); Ivan Perretto in Bubble Concert si esibisce in un concerto con bolle di sapone (Fontechiari 3 ottobre, Vico Nel Lazio 11 ottobre, Vallerano 16 ottobre, Camerata Nuova 17 ottobre); Niccolò Nardelli in Mercante di Gravità è un giovane venditore con poteri straordinari (Esperia 23 ottobre, Torre Cajetani 24 ottobre, Poli 25 ottobre). 

I 35 Comuni coinvolti nelle 5 Province: Allumiere, Camerata Nuova, Canepina, Cantalupo, Capranica Prenestina, Castel San Pietro Romano, Castelforte, Castiglione in Teverina, Cerreto Laziale, Città Ducale, Collevecchio, Colonna, Esperia, Farnese, Fontechiari, Forano in Sabina, Maenza, Mazzano Romano, Montopoli, Norma, Oriolo Romano, Piansano, Piglio, Poggio Moiano, Poggio Nativo, Poli, Ponza, Roccagiovine, Roccasecca dei Volsci, Roiate, Sant’Angelo Romano, Torre Cajetani, Vallerano, Ventotene, Vico nel Lazio

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Spazio Rossellini

A.T.C.L. lancia il bando LIVE STREAMING THEATRE

Spazio Rossellini

L’Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio (A.T.C.L.) è il Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal vivo regionale, nato su iniziativa di enti locali, partecipato dalla Regione Lazio e riconosciuto e finanziato dal MIBACT.

A.T.C.L. realizza programmi e attività per lo sviluppo dello spettacolo dal vivo, la valorizzazione di contesti territoriali e urbanistici, la formazione professionale e nella città di Roma gestisce lo Spazio Rossellini, immobile di proprietà della Regione Lazio, vocato all’innovazione, alla tecnologia e alla multimedialità.

Inaugurato a settembre 2019, Spazio Rossellini ha fin da subito sostenuto diverse tipologie di interventi che riguardano il teatro e le arti performative, nelle sue diverse declinazioni e sfaccettature, la danza, la musica, il cinema, dando spazio a realtà che affrontano con mezzi differenti la pluralità dei linguaggi dello spettacolo dal vivo, e diventando un luogo accogliente per le compagnie sostenute in periodi di residenza artistica.

Tra le mission dello Spazio, lo sviluppo di progetti multidisciplinari e cross mediali, dove la sfera culturale e quella sociale innescano processi di cittadinanza attiva in grado di formare attraverso lo sviluppo di progettualità integrate spettatori consapevoli e attori culturali. Fin dalla nascita la sua vocazione è stata quella di rappresentare un luogo per la comunità, in grado di accogliere le molteplici identità che la abitano, sviluppando percorsi inclusivi tra artisti e destinatari volti all’ampliamento del pubblico (audience development).

In questo 2020, a causa delle misure di sicurezza dovute alla diffusione del Covid-19, A.T.C.L. ha dovuto ripensare il proprio lavoro sviluppando nuove progettualità che hanno come obiettivo quello di mantenere il carattere fondante dello Spazio ma offrendo la possibilità a nuovi linguaggi di emergere.

A fronte degli investimenti che la Regione Lazio intende promuovere per sostenere e ripensare il settore dello spettacolo dal vivo supportando progetti crossmediali che comprendano l’utilizzo di strumenti e di modalità innovative di comunicazione e promozione, nonché di formazione di nuovo pubblico, aprendo la fruizione dello spazio teatrale a fasce di utenza che abitualmente non lo frequentano, e prendendo in considerazione le nuove attività del settore legate sicuramente all’esigenza contingente ma che possono svilupparsi ulteriormente per progettare un nuovo futuro, dove l’innovazione tecnologica consente di innovare prodotti e processi dello spettacolo dal vivo, Spazio Rossellini vuole offrire agli artisti il tempo e lo spazio per sperimentare nuove creatività, indagare nuove forme espressive, sviluppare un nuovo linguaggio alla luce di una ricerca teatrale o meglio artistica che tenga conto dell’esperienza vissuta nell’anno 2020.

Su questa sfida nasce LIVE STREAMING THEATRE, progetto a cura di Katia Caselli, coordinatrice dello Spazio. L’idea alla base è creare un format che possa far convergere linguaggi diversi e renderli  fruibili allo spettatore in modo assolutamente inedito e mai visto prima, che affianchi la consueta forma di fruizione fisica e dal vivo dello spettacolo. 

Attraverso una CALL destinata a compagnie professioniste,  verranno ricercati progetti artistici della scena contemporanea che siano nuove produzioni o riallestimenti pensati e rivisitati per il “live streaming”. Spazio Rossellini diventerà un SET dove la regia teatrale si sperimenterà e si confronterà con la regia video. 

A.T.C.L. riconoscerà ad ogni soggetto selezionato (max n. 3) un contributo di euro 2.000 oltre iva, e metterà a disposizione gratuitamente per sette giorni lo Spazio Rossellini, con le attrezzature e il personale necessario per la messa in onda (regia video multicamere, Jimmy 12 metri, 3 camere statiche, 2 radio camere, Stadycam, la dotazione audio e luci dello Spazio, direzione fotografica).

L’evento conclusivo a termine della residenza sarà on-line e in diretta streaming sulla piattaforma di A.T.C.L. Si tratterà quindi della messa in scena di un vero e proprio spettacolo LIVE che non sarà possibile reperire on demand ma esisterà solo nel preciso momento della diretta, mantenendo la peculiarità del qui e ora del teatro. In questo modo lo spettatore che vorrà assistere alla performance dovrà collegarsi nel giorno e nell’orario previsto provvedendo al pagamento di un biglietto quale forma di  valorizzazione del lavoro artistico. Il pubblico web assisterà non ad una visione tradizionale e frontale dello spettacolo ma vivrà un coinvolgimento inclusivo a fianco degli stessi artisti sul palcoscenico, godendo di una possibile moltiplicazione dei punti di vista del suo sguardo sulla scena.

Sarà inoltre cura di ogni progetto selezionato  contribuire allo story-telling dell’evento attraverso incontri e interviste promossi da A.T.C.L. allo scopo di documentare il back stage, e dare voce e visibilità ai lavoratori e ai mestieri dello spettacolo dal vivo. Le interviste raccolte andranno a comporre un docu-film finale.

L’obiettivo principale del progetto è mettere al centro lo spettatore, con una visione totalmente immersiva e mettendogli a disposizione un mix di contenuti: il dietro le quinte, la preparazione, la costruzione dello spettacolo fino alla sua messa in scena.

Ma chi è lo spettatore post Covid-19?  La chiusura degli spazi teatrali ha portato un moltiplicarsi dell’offerta culturale sul web, in particolar modo sui social. Ecco dunque che nasce un nuovo spettatore, trans-regionale, cultore dei social,  che va conosciuto. Per questo motivo proponiamo un  percorso di Guida alla Visione condotto dalla Associazione Dominio Pubblico che da anni si occupa di audience development e audience engagment, per accompagnare alla visione di queste nuove forme ibride di teatro e indagare sullo spettatore web e più in generale sulla nascita di un nuovo pubblico.

La Commissione sarà composta, oltre che da A.T.C.L., dai partner del progetto: Agis Nazionale, Arteven, Fondazione Piemonte dal Vivo – Circuito Multidisciplinare Regionale, Teatro Pubblico Pugliese, Film Commission Torino Piemonte, Roma Lazio Film Commission, Erma Pictures srl.

Leggi qui le modalità di partecipazione.

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Michele Sinsi Amleto

Festival Radure: teatro, musica e cultura sui Monti Lepini

È iniziata lo scorso 25 luglio la seconda edizione del Festival Radure. Spazi culturali lungo la Via Francigena del Sud, che porterà in 4 paesi dei Monti Lepini, a sud di Roma, il teatro, la musica e la cultura, gratuitamente  e in totale sicurezza.

Il festival che riporta alla luce gli antichi valori del teatro come condivisione e come arte di strada resa il più possibile partecipativa, è la prima azione di sistema del progetto integrato di ATCL Invasioni Creative supportato dal MIBACT. Obiettivo primario è la valorizzazione del territorio attraverso un processo di qualificazione artistica e rinnovamento dell’offerta culturale locale.

L’Amleto di Michele Sinisi nell’ex Infermeria dell’Abbazia di Fossanova

Festival
Amleto – Michele Sinisi

Ad aprire la rassegna teatrale del Festival, l’Amleto di Michele Sinisi, un incontro toccante tra l’architettura romanica e imponente dell’antico borgo medievale dell’abbazia di Fossanova e lo stile barocco, ipertrofico ma mai esagerato del testo shakespeariano. La spinta a quelle parole la danno l’impeto, la forza e il fiato di Sinisi, attore pugliese, non nuovo a riletture di testi shakespeariani, avendo già all’attivo un Riccardo III.

Michele Sinisi ritorna a uno dei suoi primi spettacoli da regista  e lo fa indossando i panni alla spagnola di Amleto, rigorosamente in nero, ma con la faccia pitturata di bianco, quasi fosse il fantasma di se stesso. In questa rivisitazione del dramma shakespeariano, l’attore giunge a un doppio lavoro di interpretazione, prima nel ruolo di Amleto, poi facendo calare il principe danese nei panni dei vari personaggi della tragedia: Polonio, Ofelia, Laerte, l’attore dello spettacolo messo in scena nell’Amleto e infine i regnanti, Re Claudio e la Regina Gertrude. 

Il personaggio principale portato in scena da Sinisi è un soliloquio mentale di Amleto, che lascia sospeso lo spettatore, ignaro se quanto sta accadendo in scena sia solo un sogno o se Amleto stia raccontando al pubblico, attraverso il proprio ricordo e quindi la propria mediazione, ciò che è avvenuto alla corte di Danimarca.

«Questa è la mia verità, tu decidi qual è la tua», urla Amleto mettendo alle strette Re Claudio, che da lì a breve verrà ucciso. Colpisce ancora il potere della parola che sia in Shakespeare, sia nella recitazione di Sinisi è ben presente quando Amleto, interpretando se stesso, in preda a una finta pazzia, dichiara secco a Ofelia: «Vattene in convento Ofelia”».

Parole che lacerano il cuore della sua amata e che poco dopo però rivelano l’amore di Amleto, quando ampliando il suo pensiero invita ancora una volta Ofelia ad andare in convento, per non diventare procreatrice di peccatori e non mettere al mondo altri furfanti. Quelle quattro parole, dunque, diventano atto d’amore di Amleto, un Amleto che infine termina la messinscena solo, che porta un cuscino rosso alla propria testa e lascia il pubblico al buio, con tre sospiri finali. Sogno o pazzia? 

Gli eventi di Segni

Terminati gli appuntamenti a Priverno, il festival si sposterà a Segni, dove nelle splendide cornici della Cisterna Romana e della Chiesa di San Pietro si darà vita a due reading. Il 7 agosto alle 21:00, Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo affronteranno Omero, Iliade di Alessandro Baricco, sulle musiche originali dal vivo di Pino Cangialosi.

Lo spettacolo mira a rivelare le emozioni, le debolezze, le paure e i sentimenti dei grandi personaggi omerici. Il 9 agosto alle 21:00, Giancarlo Loffarelli, della Compagnia Teatrale le Colonne, ripercorrerà la vicenda di Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, un uomo che ha vissuto tutta la propria vita a bordo del transatlantico Virginian.

Gli eventi di Maenza

Festival
Tamara Bartolini e Michele Baronio

Al Castello Baronale di Maenza, martedì 18 agosto alle 21:00, Valentina Ferraiolo  racconterà, attraverso i ritmi e i repertori della tradizione italiana, la storia della donna e del tamburo, come strumento magico, nello spettacolo/concerto Tamburo Rosso – La pelle del tamburo è l’unica che puoi percuotere.

Giovedì 20 agosto invece presso la Loggia dei mercanti alle 19:00 andrà in scena il concerto del coro InCantu Racconti incantati sotto la loggia e, a seguire alle 21:00, di nuovo al Castello, Tamara Bartolini e Michele Baronio presentano Esercizi sull’abitare #2. Maenza – RedReading#13 Un giorno bianco, spettacolo che si concentra sui percorsi delle donne all’interno del territorio.

Cos’è casa, e dov’è casa fuori dalla casa? Dove sono i luoghi marginali di cui riappropriarci perché diventino spazi di resistenza, pratiche di cambiamento? Quali esercizi di cura? Queste le domande alla base di questa performance.

Gli eventi di Norma

A prendersi la scena sarà ancora una volta Shakespeare, nella Chiesa di San Rocco con lo spettacolo/concerto Shakespeare Kills Radio Stars di e con Alessandro Balestrieri di Matuta Teatro, musiche di Riccardo Romano e Alessandro Balestrieri, con i musicisti dal vivo Bernardino Balestrieri, Mattia Balestrieri, Amedeo Morosillo, con brani tratti dalle opere: Sogno di una notte di mezza estate, Romeo e Giulietta, Macbeth, Come vi piace, Amleto e Coriolano.

All’arte pittorica del pittore olandese Johannes Vermeer è dedicato Sguardi, scritto e interpretato da Riccardo Caporossi, insieme a Nadia Brustolon e Vincenzo Preziosa.  

Gli eventi di Sezze

Infine l’ultima tappa del festival a Sezze, si terrà sabato 29 agosto alle 19:00 a Palazzo Rappini – Centro sociale U. Calabresi andrà in scena Nel tempo. Un assolo per due corpi. Lo spettacolo, che prende le mosse dall’arte circense, è messo in scena da Francesco Sgro’, acrobata, giocoliere e performer insieme al musicista Pino Basile, prodotto dall‘Associazione Spellbound.

L’ultimo appuntamento della rassegna si terrà alla Casa di San Carlo, domenica 30 agosto alle 21:00, con il concerto degli Allegroamaro. La band grazie alla loro musica metterà in scena un vero e proprio viaggio tra l’Italia e il Portogallo, tra culture mediterranee e melodie antiche, con i musicisti Massimiliano Ottocento, Gianluca Masaracchio, Raffaele Esposito e i giochi di scena di Marina Tufo, Renzo Viglianti, Giampiero Fantigrossi.

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