Sotto forma di diario, in Trasparenze. Diari teatrali 1972-2016, il corposo volumeedito da Editoria & Spettacolo, Alessandro Berdini, regista, organizzatore teatrale e direttore artistico del circuito multidisciplinare Atcl Lazio, racconta 40 anni di carriera mappando l’universo teatrale italiano dagli anni ‘70 ad oggi. Recensioni, documenti, racconti di vita, passione fagocitante. Trasparenze è un’autobiografia generosa perché capace di concentrarsi sulla relazione con l’altro. Preziosa sintesi di un universo teatrale che non si esaurisce ma che si rinnova, mutando per mezzo dei lasciti dei grandi maestri, il volume è la narrazione di un percorso lavorativo multiforme che ha permesso all’autore di guardare il teatro da diverse angolazioni: ora con la prossimità dell’artista, ora con la distanza dell’organizzatore. Postazioni diverse, stessa passione. Di quest’opera approfondisce le tematiche Alessandro Berdini proponendo, attraverso il ricordo, importanti prospettive per il settore teatrale.
La suddivisione cronologica in capitoli che sviscerano, decennio dopo decennio, quanto accaduto sulle scene romane e internazionali dà vita a una storia del teatro preziosa, fatta di aneddoti e precisi resoconti. Qual è la missione di questo libro oggi?
È un lungo racconto iniziato nel 1972, un vagare in piccoli e grandi fiumi, in stagni, torrenti e cascate le cui acque, prima o dopo, sfoceranno nel mare e, forse, solo qualche sbiadito ricordo sopravviverà. Tra qualche tempo, delle scene, degli attori, delle persone presenti in questo volume si perderanno le tracce, rimarranno labili reminiscenze. Mi viene in mente il film Morte a Venezia in cui il trucco di Dirk Bogarde si scioglie lentamente sulle sue guance e sulle sue labbra, portando via ricordi, sentimenti e visioni. Questo mio libro è una condensa di fatti, avvenimenti, spettacoli che fotografano un mondo del teatro che dagli anni Settanta si trasforma e si dischiude a percorsi estetici fino ad allora sconosciuti o tenuemente immaginati.
Trasparenze è anche una possente performance, a colori e in bianco e nero, in cui artisti, tecnici, organizzatori, danno vita a una grande messa in scena sulla quale, come accennavo, prima o poi calerà il sipario. Trasparenze,tra l’altro, è il titolo del mio primo importante spettacolo, tra eroi dell’antichità, sciamani e guaritori. Una miscela di musica e movimento, dove la parola è totalmente assente. Questo libro non ha una missione. Racconta la storia di tanti artisti e imprese di spettacolo che si sono rapportate con l’arte scenica, con il mondo politico e il pubblico. Come dichiara Romeo Castellucci in un’intervista di Andrea Porcheddu: «Il teatro è un’arte che non lascia traccia. Non è mai merce, ma esperienza. E questa sua fragilità è la sua potenza, gravida di futuro».
In che misura può dirsi autobiografica un’opera che, pur avendo la tua vita sullo sfondo, riesce ad ampliare il proprio orizzonte abbracciando il lavoro di innumerevoli artisti?
Non poteva essere altrimenti. In teatro non siamo mai soli. Si condividono con gli altri tante cose e tante pratiche. Il prodotto può raccontare anche le forme più estreme della solitudine, ma il percorso è condiviso: con il regista, con il drammaturgo, con gli attori, gli scenografi, i musicisti, i tecnici. Certamente questa mia opera è un’autobiografia ma vi prendono parte un’infinità di persone, sia per quanto riguarda il lavoro artistico sia per quello organizzativo e ricreativo. Per esempio, sul piano estetico, il mio spettacolo L’altra insonniasu Fernando Pessoa è stato pensato come avrebbe voluto il poeta portoghese: una miriade di immagini e personaggi che hanno trovato una propria forma sul palcoscenico, per poi essere di nuovo fagocitati nel suo baule di carte e documenti. Come direttore del circuito multidisciplinare Atcl Lazio la mia passione è stata alimentata dall’essere coinvolto direttamente nelle rappresentazioni dei grandi del teatro.
Quasi tutte le sere, per anni, in trasferta nei teatri del circuito ho assistito alle prove di spettacoli che mi hanno folgorato, formato, entusiasmato, coinvolto: come dimenticare Salvo Randone con la cicca tra le labbra mentre recita Pane altrui di Turgenev. Le performance di Alida Valli, Paolo Bonacelli, Valeria Moriconi, Luca De Filippo o Lilla Brignone in Così è se vi pare; Virgilio Gazzolo con Anna Maria Guarnieri ne Il gabbiano di Cechov; Una zingara mi ha detto con Gino Bramieri. Senza tralasciare la contemporaneità e la sperimentazione con la Raffaello Sanzio, la Gaia Scienza, Sosta Palmizi, Living Theatre, Peter Schumann, Leo de Berardinis, passando per le notti brave con Giuseppe Bartolucci, Nico Garrone, Mario Perniola, Maurizio Grande, Cesare Milanese e tanti altri.
La forza dei sogni, Il trionfo della letteratura e La fede nei drammaturghi, questi i titoli evocativi dei capitoli dedicati al teatro dagli anni ‘70 agli anni ‘90. Tre tappe di un cammino di trasformazione. Cosa è accaduto in quel ventennio? Siamo di fronte alla parabola di un’utopia che si esaurisce o alla sua trasmutazione in azione concreta per mezzo della penna dei grandi autori?
È stato un lungo sogno durato 27 anni. È iniziato nell’agosto del 1972 sulla spiaggia di Katerini in Grecia – da cui si potevano ammirare l’Olimpo e gli dei – e si è protratto fino al 1999, quando in un vecchio tendone da circo mettevo in scena Per tre sorelle di Cechov. Negli anni Settanta ho parlato a lungo con gli eroi, con il sacro, con le origini della nostra Tradizione: gli attori dovevano vedersela col corpo e con le ritualità richieste. Abbiamo avuto contro, fatte poche poche eccezioni, molti critici e studiosi. Negli anni Ottanta sono stato rapito dalla letteratura – Hesse, Céline, Borges, Pessoa, Kafka, Dostoevskij – che sulla scena prendeva vita grazie a un lavoro attento di alchimie e a una profonda connessione tra la drammaturgia del movimento e la poetica delle immagini.
Negli anna Novanta mi sono avvicinato alla figura del drammaturgo lavorando con autori come Franco Cordelli, Nico Garrone, Maurizio Grande, Franco Ruffini, finendo per svegliarmi definitivamente dal mio profondo sogno. In questo lunghissimo periodo, terminato nel 1999, ho fatto i conti con esoterismi, carezze, angosce, terrorismo, letteratura, poesia, su di un battello che ha circumnavigato il perimetro del mio cuore e del mio fegato, insieme al cuore e al fegato di tante persone che mi sono state vicine e che lo sono ancora oggi, mentre altri sono salpati su diversi bastimenti ammaliati da altre rotte.
Alessandro Berdini
Col nuovo millennio intraprendi una nuova strada fatta di argute e necessarie operazioni culturali disseminate sul territorio laziale e nazionale, testimoniate in Trasparenze da un’incredibile quantità di articoli di giornale. Cosa offri ai tuoi lettori nelle ultime pagine di quest’opera, l’analisi di un processo in atto o sottesi consigli per le generazioni future?
Gli inizi del terzo millennio sono stati caratterizzati dalla consapevolezza che il mio ruolo di operatore consistesse nel fare in modo che tutto ciò che era stato seminato precedentemente dovesse prendere forma in un sistema capace di dare concretezza e continuità alle imprese dello spettacolo e ai territori: la multidisciplinarietà, il sostegno ai nuovi talenti, l’avvicinamento delle nuove generazioni allo spettacolo, la promozione del patrimonio, il tutoraggio e il recupero delle sale. Ho dato vita a un reale osservatorio dello spettacolo che è riuscito a valutare i flussi della domanda e dell’offerta, individuando nuovi potenziali bacini di utenza, proponendo diverse strategie di carattere organizzativo ed economico.
Nello specifico, il circuito da me diretto ha voluto interpretare la cultura dello spettacolo come una nuova frontiera per lo sviluppo di una comunità, promuovendo la funzione educativo-pedagogica, la capacità di aggregazione sociale e di integrazione, e le progettualità per la valorizzazione dei contesti turistici. Alle pareti del mio ufficio sono affisse le foto di Orson Welles, di Friedrich Nietzsche, di Pier Paolo Pasolini, di mia moglie, del mio corto cinematografico Emilia Galotti, le locandine dei convegni su Kafka, Pessoa, Artaud, Hesse, Strindberg, di Sentieri d’Ascolto e delle Invasioni Creative. «Non basta morire per chiudere i conti col destino. Devono capirlo quelli che pretendono di essere vivi. Io ci sono per ricordarglielo…»
Qual è il ricordo più pregnante di questi quarant’anni di vita teatrale?
Sono talmente tanti e così preziosi che potrebbero essere racchiusi in un altro volume: le prove insieme alla Rampling presso il teatro comunale di Rieti; la cena a Latina con il giovanissimo maestro Gustavo Dudamel che quella sera aveva diretto l’orchestra dell’Accademia Santa Cecilia, sulla Nona Sinfonia di Beethoven, di fronte a diecimila persone; le chiacchierate senza fine al Teatro Nestor di Frosinone con Enrico Maria Salerno e Florinda Bolkan; le serate nell’area archeologica di Vulci parlando con Franco Battiato e Lucio Dalla; le due settimane trascorse al Teatro Delle Arti di Roma con Carmelo Bene e il suo cane Albertazzi. E mai dimenticherò l’incontro, a metà degli anni Settanta all’Università La Sapienza di Roma, con Mircea Eliade e la sua teoria sull’acquisizione della conoscenza che poteva avvenire trasferendosi in Tibet o semplicemente raccogliendo della cicoria sul monte Soratte.
Ornella Rosato è giornalista, autrice e progettista. Direttrice editoriale della testata giornalistica Theatron 2.0. È co-fondatrice del progetto Omissis – Osservatorio drammaturgico. Ha pubblicato per Bulzoni Editore il volume «Altrimenti il carcere resta carcere. Teatro Oltre i limiti, Compagnia Teatrale Petra». Conduce laboratori di giornalismo presso università, accademie, istituti scolastici e festival. Si occupa dell’ideazione e realizzazione di progetti volti alla promozione della cultura teatrale.
“L’Italia per ripartire ha bisogno di tanti piccoli comuni” scrive Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio, a proposito della rassegna Piccoli Comuni incontrano la cultura che si terrà dal 28 settembre al 30 novembre, coinvolgendo 47 comuni laziali. Sono intervenuti alla conferenza di presentazione della rassegna Pasquale Ciacciarelli, Presidente della Commissione Cultura della Regione Lazio, Rodolfo Lena, Presidente I Commissione della Regione Lazio e Alessandro Berdini, direttore artistico di ATCL Lazio.
Combattere la desertificazione culturale attraverso un’azione coordinata tra la Regione e il circuito multidisciplinare ATCL è la missione che questo progetto si pone. Un tripudio di musica, letteratura, teatro e danza investirà luoghi di indiscussa bellezza, la cui identità è stata fagocitata dal potere attrattivo delle metropoli. Sviluppando un’accurata strategia di aggregazione sociale, sostenendo l’imprenditoria locale e valorizzando un territorio antico ma ancora turisticamente da scoprire, si tenterà di colmare quella frattura profonda che si è venuta a creare tra le grandi città e i piccoli comuni. Allora, le occasioni per fare e promuovere la cultura si spostano lì, in quei luoghi da cui i cittadini scappano per cercare incontri artistici e possibilità professionali; in quei luoghi da cui l’intera nazione ha necessità di ricominciare, per riscoprire e godere nuovamente di quell’autenticità che la frenesia delle città inghiotte e fa dimenticare.
Un progetto pensato per piccoli comuni, comunità al di sotto di 5000 abitanti, un patrimonio storico culturale per la Regione e memoria storica delle nostre tradizioni. Per loro nasce il progettoPiccoli Comuni incontrano la cultura della Regione Lazio realizzato da ATCL in collaborazione con LazioCrea, per il quale si sono sviluppate tante importanti collaborazioni: Teatro di Roma, Conservatorio di Santa Cecilia, Lazio Film Commission, Progetti Speciali – ABC della Regione Lazio, ma soprattutto tutte le amministrazioni locali.Per poco più di 2 mesi, dal 28 settembre al 30 novembre, l’intero territorio sarà attraversato da concerti, spettacoli, attività per bambini, danza, incontri per un totale di 25 compagnie, 110 tra attori e tecnici, 20 tra studiosi e scrittori.
La programmazione di Piccoli Comuni incontrano la cultura
L’apertura è affidata ad uno dei più grandi compositori e musicisti italiani: Nicola Piovani con La musica è pericolosa. Lezione – concerto, il 28 settembre ore 21 alla Chiesa di San Paolo Apostolo a Castel San Pietro Romano (RM),una sorta di racconto autobiografico, commissionato per la prima volta dal Festival di Cannes nel 2003. Nicola Piovani condivide con il pubblico, esperienze, ricordi ed emozioni di oltre quaranta anni di carriera. Sulla scia di ricordi ed aneddoti, il Maestro ripercorre i grandi incontri che hanno segnato il suo percorso, da Federico Fellini, ricordato con affetto nelle piccole manie e ammirazione per la maestria di regista, e Vincenzo Cerami e Benigni, con episodi divertenti e commoventi insieme. Nella sezione musica del progetto, importante la collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia che proporrà 2 progetti degli studenti laureandi: La chitarra tra sogno e gioia e C.T. (Crossin Time) Ensemble. Marco Lo Russo alla fisarmonica con il soprano Min Ji Kang danno vita a Variazioni linguistiche, un percorso dalla canzone d’autore, al jazz, alla musica classica.
Grandi interpreti del teatro italiano affronteranno importanti pagine della nostra letteratura o testi inediti: Iaia Forte si farà interprete delle pagine di La storia di Elsa Morante, mentre Isabel Russinova è autrice e interprete di Galla Placidia. Edoardo Siravo e Gabriella Casali con Va l’aspro odor dei vini l’anime a rallegrar propongono un viaggio che comincia da Alceo, passando tra le opere di Parini e Carducci, Trilussa e Campanile. Ovidio Heroides Metamorphoyses con Manuela Kustermann e Cinzia Merlin al pianoforte è una profonda riflessione artistica sul concetto di mutamento, di cambiamento e trasformazione. Oggi è già domani di Willy Russel, regia Pietro Garinei è un’esilarante commedia, in cui Paola Quattrini è in grado di dare i suoi mille volti e le sue mille voci alla protagonista.
Ha da poco debuttato Non domandarmi di me Marta mia di Katia Ippaso, regia Arturo Armone Caruso con Elena Arvigo sul rapporto tra Luigi Pirandello e Marta Abba. Le vie del Fool con Requiem for Pinocchio porta avanti un’analisi profonda del personaggio Pinocchio diventato uomo, mentre lacasadargilla firma il progetto Racconti ritrovati, adattamentoe voce recitante Lisa Ferlazzo Natoli con musiche originali di Gabriele Coen, aisassofoni e clarinetto, e con Stefano Saletti, oud e chitarra elettrica.
Acino Brillo Production presenta Lo stretto indspensabile uno spettacolo scritto da Dodi Conti, anchein scena, e Paola Mammini, con le voci e le chitarre di Alessio Corasaniti e Carlo Martinelli.Lullaby. Tragedia aerobica è scritto e diretto da Erika Z. Galli e Martina Ruggeri (Industria Indipendente) ambientato negli Stati Uniti d’Europa nel 2059 che debutterà al Romaeuropa Festival. Mio Padre, un magistrato un progetto che nasce dall’incontro di Clara Costanzo, autrice ed interprete, con Caterina Chinnici, figlia del magistrato ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983. La compagnia Settimo Cielo presenta RADIO MAIGRET da Georges Simenon, di e con Gloria Sapio e Maurizo Repetto, uno studio progressivo sulla scrittura del noto autore e sul clima dei suoi romanzi, e dalle immagini di certo cinema francese.
Al mondo dei bambini e delle famiglie è dedicata una programmazione di teatro, danza e circo contemporaneo che vedranno coinvolte compagnie provenienti da tutto il territorio nazionale tra cui Teatro delle Apparizioni con Fiabe da tavolo, Cie Twain con Il mago dei fiori, Madame Rebiné e La riscossa dei clown, Gruppo Panta Rei in Il giardino del gigante, la compagnia Bartolini/Baronio con Il giardino del tempo che passa,Marlon Banda con il ed il Laboratorio teatrale Integrato Piero Gabrielli con L’albero di Rodari in collaborazione con il Teatro di Roma.
A Roccasecca dei Volsci e a Guarcino farà tappa TEATRO IN PROVINCIA, un progetto CeNDIC, format inedito e interattivo ideato Duska Bisconti proprio per i piccoli comuni d’Italia. L’altro progetto inedito e pensato per Piccoli Comuni incontrano la cultura sarà Sorush La danza del Sufi a cura della compagnia Mish Mash Quarttet Yasmin Sannino che andrà in scena a Piansano.
Nel programma anche una sezione dedicata alle Conversazioni
Due appuntamenti da svolgere in collaborazione con i Progetti Speciali-ABC della Regione Lazio in due piccoli comuni del territorio regionale, per valorizzare il nostro patrimonio storico e culturale narrando il passato e il presente attraverso “altri sguardi” e punti di vista, attraverso l’Arte, la Bellezza, la Cultura. A spasso con ABC, uno sguardo sulle cose che “non” vediamo ogni giorno. Un percorso attraverso il luogo prescelto accompagnati da figure guida – scrittori, musicisti, attori – narratori di suggestioni in grado di offrire una nuova e diversa chiave di lettura storica, artistica e sociale del territorio. LA CITTÀ INCANTATA, un incontro con artisti ed esperti del fumetto, dell’animazione e della street art per un racconto del presente ma anche del futuro attraverso quella che ormai viene considerata la “nona” arte.
DIALOGHI TRA VICOLI E MURA porterà nei piccoli comuni del Lazio scrittori, giornalisti, attori, artisti che, nei vicoli e tra le mura, dialogheranno con la popolazione su temi d’attualità. Condurranno questi Dialoghi i “primi cittadini”, i sindaci che rappresentano e conoscono le comunità che vivono e amministrano, comunità che, molto spesso, sono realtà virtuose. Questo piccolo evento, che s’inserisce nel più ampio programma “Piccoli comuni incontrano la cultura”, vuole agire nel rispetto di uno dei diritti essenziali, la comunicazione e l’informazione.
INCONTRI CON IL CINEMA, in collaborazione con RomaLazio Film Commission, sono colloqui tra registi, sceneggiatori, attori ed autori del cinema italiano con il pubblico, per raccontare un “dietro le quinte” di un mondo affascinante: quello del cinema.
Ornella Rosato è giornalista, autrice e progettista. Direttrice editoriale della testata giornalistica Theatron 2.0. È co-fondatrice del progetto Omissis – Osservatorio drammaturgico. Ha pubblicato per Bulzoni Editore il volume «Altrimenti il carcere resta carcere. Teatro Oltre i limiti, Compagnia Teatrale Petra». Conduce laboratori di giornalismo presso università, accademie, istituti scolastici e festival. Si occupa dell’ideazione e realizzazione di progetti volti alla promozione della cultura teatrale.
Il cuore della Capitale sarà irrorato di nuova linfa, grazie all’apertura dello Spazio Rossellini, l’affascinante ex teatro di posa che nel quartiere Marconi ha ospitato la realizzazione di alcune tra le più amate pellicole nazionali e internazionali. Come un’arteria, che dal centro trasporta verso zone periferiche teatro, cinema, danza, musica e formazione, questo polo multidisciplinare, inaugurato il 12 settembre scorso, mira a diventare un punto di riferimento per l’intero territorio laziale, offrendosi come luogo d’incontro, di tradizione e di sperimentazione nell’ambito dell’audiovisivo e delle arti performative. Sottratto all’abbandono che ne stava divorando corpo e memoria, rinasce un centro artistico di indiscutibile rilevanza per l’intera comunità. ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio – che insieme agli sforzi della Regione Lazio ha permesso la riapertura del polo, dal 19 settembre – appuntamento inaugurale che vedrà in scena Persuance coreografia di Mauro Astolfi/Spellbound II – Daf e a seguire il concerto di Ministri, Campos e Giancane – si occuperà della programmazione e dei progetti di formazione. In occasione dell’avvio di stagione, il direttore di ATCL Alessandro Berdiniracconta la storia, il presente e il futuro dello Spazio Rossellini.
L’attenzione della Regione Lazio per la creazione di questo spazio multidisciplinare è una prova importante della volontà di restituire alla città dei luoghi culturali. Come si è avviato e come sta evolvendo questo processo?
Il processo si è avviato in questo modo: la Regione Lazio ha tantissime proprietà sia nella città di Roma sia fuori la Capitale. Tanti anni fa ho iniziato a cercare uno spazio che potesse essere una vetrina per ciò che avviene nel Lazio. Dopo aver fatto una ricerca paziente sul territorio di Roma, nei primi anni del 2000 sono riuscito a trovare questo luogo: lo spazio Rossellini, un posto straordinario che si inserisce nel comprensorio dell’unica scuola nazionale di formazione per tecnici del cinema e della televisione. Questo teatro di posa della città del cinema di Roberto Rossellini, in cui sono stati girati 77 film, era completamente abbandonato. Questi studi sono stati frequentati da produzioni cinematografiche importantissime: Totò vi girò il suo primo film a colori; Alberto Sordi lavorò in questo luogo per le riprese di Un borghese piccolo piccolo; Sofia Loren fu protagonista di molti film della produzione Ponti-De Laurentiis nati proprio tra le mura dello Spazio Rossellini. Abbiamo coinvolto la Regione affinchè questo teatro di posa potesse diventare un luogo importante in un quartiere di Roma molto particolare: ci troviamo su Viale Marconi, una zona molto abitata che ospita il più grande campo Rom della città.
Abbiamo quindi immaginato fin da subito come potesse avvenire la bonifica di tutta l’area e abbiamo chiesto alla Regione questo luogo per poterlo ristrutturare e farlo diventare un centro per lo spettacolo dal vivo. Questo spazio è stato affidato ad ATCL prima in comodato d’uso poi, nelle stanze adiacenti al teatro di posa, abbiamo aperto i nostri uffici e abbiamo avviato una serie di lavori molto complicati per via di grosse problematiche dal punto di vista strutturale, arrivando però a dare vita a un teatro non solo ristrutturato ma anche agibile per il pubblico spettacolo. Cosa fare di questo teatro è un problema che stiamo analizzando con passione: da un lato sarà una vetrina per le eccellenze della Regione dall’altro, inserito com’è in un’area che comprende scuole e università, permetterà alla formazione di far passi da gigante.
Lo Spazio Rossellini nasce non solo come luogo dedicato all’audiovisivo e alle arti performative ma anche come punto di riferimento per la formazione culturale dei giovani e l’avvicinamento di nuovo pubblico. Quanto è importante per ATCL avviare, attraverso i giovani, un rinnovamento e un rafforzamento dell’arte del teatro?
In un teatro totalmente aperto di 1000 mq, in cui è possibile fare qualsiasi tipo di operazione artistica, verranno portati personaggi in grado di trasmettere i valori dell’innovazione ma soprattutto si cercherà di capire come mettere in piedi un meccanismo capace di portare delle risorse forti su quel che rappresenta la modernità. Non bisogna però dimenticare la questione delle origini del teatro, della tradizione di un’arte che dopo 3000 anni è ancora viva e continua a dare grandi risultati per la crescita dei popoli. Per questo sarà possibile incontrare in questo luogo coloro che ancora oggi sono dei punti di riferimento per il teatro, la danza, la musica, senza assecondare esclusivamente il nuovo. Dunque proporremo tradizione e innovazione in egual misura.
Se adottassimo la storia dello Spazio Rossellini – posto glorioso che ha ospitato il lavoro di grandi artisti, poi decaduto e infine risorto per il bene della comunità tutta – come metafora dello stato del teatro e delle crisi che ha attraversato e poi superato, come immagina il futuro di questo luogo?
Questo è un luogo che deve dar vita a un palinsesto multidisciplinare, con una copiosa attività laboratoriale, dando modo alle nuove generazioni di poter compiere la propria ricerca. Nel Lazio abbiamo delle residenze importantissime come quella di Twain per la danza, quella del Potlach dedicata al teatro di strada o i Quartieri dell’arte diGian Maria Cervo che in maniera coraggiosa porta a Viterbo la nuova drammaturgia; lo Spazio Rossellini diventerà un altro centro ospitante per le residenze artistiche. Per motivi anche di vicinanza, collaboreremo con il Teatro India e con il teatro Palladium dell’università Roma Tre, creando un’osmosi tra teatri nella contemporaneità. Credo che quest’area diventerà la città creativa per eccellenza. Si tratta di un tesoro, posto in una zona quasi periferica, che sta diventando un progetto fondante sia per l’incontro sia per la formazione dei giovani.
Ornella Rosato è giornalista, autrice e progettista. Direttrice editoriale della testata giornalistica Theatron 2.0. È co-fondatrice del progetto Omissis – Osservatorio drammaturgico. Ha pubblicato per Bulzoni Editore il volume «Altrimenti il carcere resta carcere. Teatro Oltre i limiti, Compagnia Teatrale Petra». Conduce laboratori di giornalismo presso università, accademie, istituti scolastici e festival. Si occupa dell’ideazione e realizzazione di progetti volti alla promozione della cultura teatrale.
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