
è il nome con cui in mare si chiama un filo.
in generale è il nome della fune, il nome della rete, il nome della corda; in particolare, è il nome di una storia collettiva che è anche solitaria e che inevitabilmente è discontinua perché chi la racconta la inventa tutte le volte. e tutte le volte, si pone, espone, prende posizione, sorprende, imposizione. e il filo, le fila, ad ogni nodo, cambiano, tirano, portano, rubano, sequestrano, inventano.
ancora e di nuovo e diversamente.
tra fili e fila, tra pezzi di corda e reti e funi, e tra i nodi tutti che sono tanti, prende forma questa rubrica. una messa in appunti di note, lettere, domande che, per geografie e variazioni, fanno dello sguardo drammaturgico una postura pirata. un metodo di osservazione che spia… tiene, sostiene, intrattiene il tentativo di osservare quel lavorare sulle azioni che si sperimenta al di là di stati e di nazioni, intanto che accade il mondo.
cosa è lavoro? di chi l’azione? per cosa, per chi e poi chi? (ergon e drama cosa?)
muovendosi tra acque salate, ecco che spinning pirate yarns (letteralmente raccontare storie pirata) fa i conti con, ovvero dà conto di, un posizionamento che guarda fuori dalla terra italiana e si mette coi piedi a mollo e con la testa pure. un modo per pensare-fare la drammaturgia al di là dei confini terrestri, e nazionali – e imparare a ostinarsi in mezzo al mare.
*questa messa in appunti è curata da bruna bonanno il cui nome minuscolo e tagliato è manifesto dell’impossibilità di una singola autorialità nella e tra le scritture: a lasciar intendere che una drammaturgia pirata si materializza in un lavoro collettivo su azioni posizionate – di quelle che non hanno capitani, che non hanno eroi, che non hanno dei e che sono incarnazioni di un fare senza gerarchia né capital letters. non come forma di sottrazione né come retorica decorativa di vecchie avanguardie, ma come esperimento, esaltazione di una pirateria singolare che la faccia, il corpo, la voce del singolo le espone tutte in risposta e in appello ad altre facce, altri corpi, altre voci – ovvero per attentare con forza e gentilezza a ogni forma di personalismo autoritarismo.
APPUNTI
YARN #1 (melbourne\naarm) | tanti elefanti per tutte le stanze che siamo

bruna bonanno (Catania, 1997) drammaturga e studiosa di filosofia, conduce un dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano Statale con una tesi su scritture e pratiche performative che interrogano la relazione tra democrazia radicale e acqua salata. Diplomata come autrice alla Scuola Civica Paolo Grassi e laureata in filosofia tra Nord e Sud Italia, al momento vive tra Venezia, Bruxelles, Melbourne, a volte anche Napoli – in un gioioso andirivieni che sempre poi diventa anche Sicilia. Il suo ultimo testo è vincitore del Biennale College Teatro di Venezia (edizione 2025).
Alfonso Lanza. Reti, alginato, alghe della laguna, ricami con filo da pesca. Fotografia di Laura
Anastasia Pellecchia, Festival Bogiaisso.
