Se Pinocchio fosse Cappuccetto Rosso. Il Teatro di Figura tra innovazione e sperimentazione

Lug 5, 2022

All’interno del Festival La Macchina dei sogni di Palermo, venerdì 8 luglio andrà in scena lo spettacolo Se Pinocchio fosse Cappuccetto Rosso, ideato e prodotto dalla compagnia NATA, Nuova Accademia del Teatro d’Arte, che dal 1988, anno della sua fondazione, ha sviluppato un lavoro di ricerca sul teatro di figura e in generale su tutte le forme di contaminazione teatrale. Gli spettacoli prodotti e distribuiti dalla compagnia, si caratterizzano per il loro collocarsi nel solco della tradizione con lo sguardo sempre rivolto al futuro, gettando un ponte tra teatro d’attore e teatro di burattini, tra atmosfere da favola e realtà storica. Lorenzo Bianchini ci introdurrà in questo mondo di sogni e speranze raccontandoci di due tra i più amati personaggi della narrativa per l’infanzia. 

Se Pinocchio fosse Cappuccetto Rosso è uno spettacolo che unisce due classici della narrativa in un gioco di rispecchiamenti e combinazioni di parti e di ruoli. Come nasce l’idea di creare una miscela di storie e personaggi?

Lo spettacolo Se Pinocchio fosse Cappuccetto Rosso è un valido esempio della principale caratteristica della compagnia Nata: la fusione di vari linguaggi. La composizione stessa della compagnia si avvale di artisti di diversa formazione, musicisti, attori e burattinai, che lavorano insieme costruendo burattini, creando narrazioni e componendo musiche. Tutto questo rifluisce nel linguaggio composito dello spettacolo, nel mescolare fiabe e personaggi nella prospettiva del gioco e del lavoro pedagogico con i bambini. L’idea di base dello spettacolo nasce a partire dal concetto di “insalata di favole” introdotto da Gianni Rodari  nel suo libro Grammatica della fantasia che permette di fondere storie diverse. Nel gioco di due personaggi che decidono di scambiarsi i ruoli, Cappuccetto Rosso e Pinocchio possono incontrarsi e vivere un’avventura che accomuna entrambi. Ci siamo chiesti: cosa succederebbe se Pinocchio entrasse dentro la storia di Cappuccetto Rosso? Ne viene fuori uno spettacolo leggero, comico, dedicato al pubblico di tutte le età, con dei momenti tipici delle trovate e dei lazzi del teatro di burattini e dei momenti più sognanti e poetici, vicini alla nostra tradizione e alla nostra poetica.

La vostra è una poetica dell’incontro, di tradizioni e sperimentazioni teatrali, in cui il repertorio classico di narrazione è animato da moderne tecniche di rappresentazione che coinvolgono il lavoro del burattinaio con il burattino e dell’attore con il personaggio. 

Uno dei fondatori della compagnia era un burattinaio, l’altro attore e regista. Ci portiamo dietro la tradizione del teatro di burattini e del teatro d’attore. Storicamente la compagnia NATA, fin dalla sua fondazione nel 1988, ha creato spettacoli in cui i burattini di legno interagivano con esseri umani in carne ed ossa. Ad oggi i nostri spettacoli si caratterizzano per questo rapporto un po’ magico tra pupazzi e umani, come se davvero gli oggetti potessero muoversi e parlare, prendere vita in una dimensione di sospensione della realtà. Nel nostro percorso artistico abbiamo prodotto spettacoli di narrazione, teatro danza, teatro di figura. Nel caso di Se Pinocchio fosse Cappuccetto Rosso è palese a più livelli il confronto/scontro tra due diverse storie, due immaginari. Pinocchio come burattino è una testa di legno classica, il resto dei personaggi è formato da pupazzi in gommapiuma che prevedono un’altra tecnica di costruzione e di animazione.

Un’altra originale caratteristica dello spettacolo è l’esecuzione di musica dal vivo, con la colonna sonora in presa diretta e le canzoni ideate come parti integranti della drammaturgia. Io sono un musicista ed ho nello spettacolo parti inerenti al mio ruolo, eppure ho imparato nel tempo a manovrare pupazzi e burattini perché è nel lavoro di bottega che avviene il passaggio, la trasmissione di saperi e di tradizioni. La consapevolezza del lavoro degli altri rende tutto più naturale.

I vari elementi dello spettacolo interagiscono per dar vita a un’opera composita e gioiosa. L’interesse del pubblico è sempre riattivato dal susseguirsi di gag dei personaggi che agiscono in uno spazio a loro non convenzionale: quello del Museo Archeologico di Palermo

Per tradizione gli spettacoli di burattini non sono pensati per essere messi in scena all’interno dei teatri: nascono per le strade e per le piazze. Questo spettacolo è andato in scena nei teatri, nelle scuole, in spazi non convenzionali. Ѐ sempre una bella sfida potersi adattare alle situazioni che di volta in volta si presentano. Gli elementi della scenografia sono essenziali: una porta, una finestra, un baule. Siamo partiti dall’immagine di una soffitta, in cui un grande telo nasconde degli oggetti riposti, svelati parallelamente al procedere della storia e alla fine viene rivelato tutto il gioco. Tolto il telo rimane una scena nuda perché ci interessa far vedere cosa c’è dietro la macchina scenica. I pupazzi appaiono in mano agli animatori nell’atto di mostrarsi al pubblico. Lo spettacolo è finito ma continua nell’incontro con il pubblico. Ai bambini spieghiamo come utilizzare i pupazzi perché è importante che avvenga questo contatto diretto con la materia dell’arte.

Noi lavoriamo tantissimo con le scuole per far incontrare ai bambini i pupazzi del teatro, farli innamorare del teatro. Creare spazi di libertà e di ascolto fa parte del nostro lavoro, portare nelle loro vite qualcosa che appartiene a una condizione artigianale e che viene da secoli di lavoro è, in questo periodo storico, da noi sentita come una grande responsabilità.

Si delinea così un profilo dichiaratamente pedagogico, attento e responsabile, in cui l’arte riveste un ruolo essenziale. Uno sguardo in linea con la poetica del Festival La Macchina dei sogni: creare nuovi mondi immaginari, vissuti dai più piccoli come reali e possibili.  

Ti racconto un’esperienza che ci ha segnato particolarmente negli ultimi due anni. Come tutte le compagnie teatrali italiane ci siamo ritrovati ad interrompere la nostra attività in seguito alla chiusura dei teatri e ci siamo posti delle domande, su come avremmo fatto a ricostruire un rapporto con il territorio e con il pubblico. Ѐ nato così il progetto Teatro alla finestra. Abbiamo realizzato delle produzioni di spettacoli per i bambini nelle scuole, utilizzando la finestra come cornice della scena teatrale. La finestra diventa il centro della baracca del teatrino dove appaiono i personaggi, e diventa con un lavoro basato sull’immagine e sul movimento. Dovendo fare i conti con un vetro divisorio, abbiamo lavorato sul mimo, sul teatro di figura e sulla danza. In simultanea allo svolgersi dell’azione e della storia, è stato previsto che le insegnanti facessero ascoltare agli alunni un cd con le musiche dello spettacolo, e successivamente che chiedessero ai bambini di produrre degli elaborati grafici di ciò che avevano appena visto. Ѐ stato l’inizio di un dialogo, una commovente ventata di allegria in un momento in cui le relazioni erano ridotte all’osso. Ti racconto questo perché è nella difficoltà che si è affermata l’esigenza di tenere vivo l’interesse della comunità sul nostro lavoro, sul teatro, che può restituire un tipo di esperienza diretta con la realtà. Una realtà mediata, immaginaria, finta ma pur sempre vera. 

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