Sciarroni e Sidi Larbi, a Torinodanza due creatori di mondi fluttuanti

Ott 3, 2023

Il 29 settembre 2023 alle Fonderie Limone (Moncalieri) si è svolta la terza serata della 23esima edizione di Torinodanza Festival, diretta da Anna Cremonini, composta da due performance: Dialogo terzo: In a Landscape, con coreografia di Alessandro Sciarroni, e Ukiyo-e di Sidi Larbi Cherkaoui.
Poco prima delle 19.30 la Sala Piccola delle Fonderie apre le sue porte per accogliere il pubblico e dare il via all’esercizio meditativo che nel 2020 Sciarroni ha composto per il CollettivO CineticO (Simone Arganini, Margherita Elliot, Carmine Parise, Angelo Pedroni, Francesca Pennini e Stefano Sardi). 

Sceso il buio in sala, cinque performer si dispongono sul palco (con tappeto e fondale bianco), mentre uno, Stefano Sardi, si accomoda alla tastiera e così il brano coreografico può avere inizio. Come in altri lavori dell’artista marchigiano, In a Landscape, che prende ispirazione dall’omonimo brano di John Cage, individua un’atmosfera leggera e misteriosa sottesa in un’ostinata ripetizione di un dato movimento. 
Gli interpreti, infatti, interagiscono con un hula hoop di colore azzurro che viene fatto roteare per l’intera durata di 35 minuti, modificando varie volte l’asse di rotazione: su di un braccio; sul collo; su una mano posta verticale rispetto al suolo con la gamba opposta piegata. Il centro di rotazione viene di volta in volta spostato più in alto o più in basso, verso destra o sinistra in un gioco per cui uno per uno i performer in camicia, gonna e mocassino mostrano le proprie abilità con l’attrezzo e, in risposta, gli altri tentano di imitarlo/a. Le alterazioni a questo moto perpetuo sono individuabili nella relazione tra i danzatori e dal numero di questi che agiscono, rispetto a quelli che si mostrano in una stasi. Un solo interprete fa roteare l’oggetto e gli altri lo guardano seduti; tutti fanno uso del hula hoop, ma con assi differenti; due interpreti, uno di fronte all’altro, muovono a rallentatore l’oggetto senza alcun perno, ma solo spostandolo nello spazio ancora seguendo una traiettoria circolare. 

Torinodanza
Ph Alessandro Sciarroni

In un esercizio meditativo che coinvolge non solo chi lo esegue ma anche chi lo guarda, con In a Landscape Sciarroni ha trasformato il concetto di ripetizione in leggerezza, rendendolo capace di evocare sentimenti e avviare alla serenità, trasportando anche lo spettatore in mondo altro fluttuante. Usciti dalla sala, molto altro pubblico è già nel foyer in attesa dello spettacolo di Sidi Larbi Cherkaoui, presente in questa edizione di Torinodanza in qualità di coreografo del Ballet du Grand Théâtre de Genève, di cui ha assunto la direzione l’anno scorso. 

La sala eccitata trova il silenzio. Il sipario si alza e l’immagine di un coro dagli ampi vestiti neri su di una scalinata ci accoglie. Il palco si presenta delimitato da tende la cui composizione ricorda quella della carta velina e, proprio per questo, risuonano ad ogni passaggio dei danzatori e lasciano intravedere cosa si trova dietro la struttura, ovvero i due musicisti Szymon Brzóska per il trio d’archi e pianoforte e Alexandre Dai Castaing per le creazioni ritmiche percussive ed elettroniche. 

Subito si leva il canto profondo e dai toni orientali di Shogo Yoshii poi, come per magia, la scalinata su cui si trovano i diciotto danzatori viene mossa per definire un’inedita e del tutto inaspettata architettura dello spazio, individuando una certa somiglianza con le scale più famose del cinema fantasy, quelle di Hogwarts, che cambiano a loro piacere. La possente struttura, ideata dallo scenografo Alexander Dodge, è una rete di scale impossibili e viene utilizzata per l’intera durata (75 minuti) per creare paesaggi ed immaginari sempre mutevoli e labirintici. 

Il dispositivo coreografico di Ukiyo-e presenta più linguaggi sovrapposti. Al canto, alla musica dal vivo e alla mutevole scenografia, si sovrappone una danza fluida, ben eseguita anche se a tratti esageratamente estetizzante. Anche quando gli spazi sono stretti perché gran parte del palco è occupato dalle scalinate, i corpi si muovono in modo sempre fluido, respirato e dalle movenze ondulate, senza però dimenticare un attento e peculiare utilizzo delle mani, nel segno della tradizionale danza indiana. I performer salgono e scendono le scale, si lanciano da esse, attraversano il palco, eseguono sequenze corali o individuali o in piccoli gruppi. Nella convinzione che la danza sappia portare con sé un senso di comunità e di interconnessione, ma anche di individuazione e di ricerca di sé, il coreografo ha dichiarato di aver cercato una risposta danzata alla sensazione di solitudine, da tutti esperita durante il periodo pandemico. 

In questo complesso disegno coreografico è stata altrettanto rilevante l’evoluzione dei costumi di scena: agli ampi vestiti neri è stato aggiunto un kimono, poi tolto; qualche interprete è rientrato in scena senza il pezzo di sopra del vestito originale. Successivamente, questo abito si è rilevato double face, colorando la scena con tinte floreali e orientaleggianti. Verso il termine della performance il cambiamento è netto: tutti i danzatori nudi (o meglio con culotte e top color carne) ed un macchia rossa sul cuore. Questa metamorfosi estetica conclusiva è forse portatrice di una definitiva presa di coscienza e-o un cambiamento ormai avvenuto?

Ph: Gregory Batardon

L’immaginario portato in scena da Sidi Larbi è dichiarato già nel titolo. Ukiyo-e è un termine giapponese che significa letteralmente “immagini di mondi fluttuanti” ed è stato un movimento pittorico del periodo Edo, tra l’inizio del XVII e la fine del XIX secolo che ha influenzato la storia dell’arte e della società giapponese, privilegiando soggetti ed immagini riferiti al carattere evanescente della vita. Avendo privilegiato un’espressione di uno stile di vita fugace e leggero, ma non per questo non melanconico, il coreografo lascia ancora viva la possibilità di una speranza che giunge da un ulteriore linguaggio concepito, ovvero la parola, per mezzo dei versi della poesia di Kae Tempest Hold you own

But, when time pulls lives apart/ Hold your own/ When everything is fluid, nothing can be known with any certainty/ Hold your own Hold it till you feel it there/ As dark and dense and wet as earth/ As vast and bright and sweet as air/ When all there is is knowing that you feel what you are feeling/ Hold your own/ Ask your hands to know the things they hold I know, the days are reeling past in such squealing blasts/ But stop for breath and you will know it’s yours […]

Con due proposte che non potevano essere più diverse, la direttrice di Torinodanza è stata in grado di erigere per la serata del 29 settembre 2023 un mondo ultraterreno, in cui la forza di gravità si è fatta da parte, accettando la sfida del corpo umano. Sciarroni e Sidi Larbi: due creatori di mondi distanti, forse paralleli, ma entrambi certamente fluttuanti

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