Nel cuore del Municipio 6 di Milano, tra le vie animate di Lorenteggio, Barona e Giambellino, si è svolto Scene da una democrazia non è soltanto una rassegna, ma una proposta concreta per recuperare la democrazia come pratica vissuta. Ideato da Teatro dei Lupi insieme ad ANPI Milano Giambellino e Cantiere Obraz, questo progetto — sostenuto dal Municipio 6 — ha l’obiettivo ambizioso di coinvolgere giovani e comunità in un’esperienza che trasforma il concetto astratto di cittadinanza in qualcosa di tangibile, quotidiano.
Due giorni intensi, incontri, dialoghi, performance e memoria storica: Scene da una democrazia ambisce a farci riscoprire ciò che spesso diamo per scontato — l’importanza di partecipare, di ascoltare, di porsi domande. È il teatro al servizio del presente, un laboratorio in cui generazioni diverse si confrontano, non solo per ricordare ma per costruire insieme, in un tempo in cui la distanza tra i cittadini e la democrazia appare sempre più ampia.
In questa intervista ad Alberto Corba raccontiamo le suggestioni, le sfide, gli incontri alla base del progetto — dalle domande inaspettate, alle testimonianze che tornano da un passato vicino ma spesso dimenticato, fino alla consapevolezza che resistere non è solo ricordare, ma agire.
Si è da poco concluso Scene da una democrazia: qual è il tuo riscontro a caldo sull’esperienza? C’è stato un episodio, un incontro o una reazione del pubblico che ti ha fatto percepire in modo concreto che l’intuizione da cui eri partito si è trasformata in realtà?
Sono stati due giorni intensissimi e faticosi: siamo una piccola realtà in un mare magnum di iniziative, non è stato facile portare alla luce un evento così articolato, ma le emozioni che ci ha regalato sono state incredibili! L’idea del progetto era offrire un’esperienza di democrazia partecipata a tutte le fasce di età: è stato bellissimo vedere bambini, ragazzi e adolescenti giocare alla democrazia con gli amici di Cantiere Obraz!
E non posso nemmeno cominciare a descrivere l’incontro con Sandra Girardelli e ANPI Giambellino, la serenità con cui ci hanno raccontato la dolorosa nascita della democrazia in Italia…
Ci sono stati tanti momenti altissimi, un po’ come decidere a quale figlio vuoi più bene! Però un episodio vale la pena raccontarlo, quello della conferenza di sabato sera: un ragazzo di 23 anni ha chiesto ai partigiani “come fai a ribellarti all’oppressione se non conosci la libertà? Come fai a voler uscire dalla gabbia se la gabbia è tutto quello che conosci?”.
È stato toccante sentire la domanda, ma ancora di più vedere la reazione sul volto del ragazzo quando la Girardelli, staffetta partigiana con 100 anni appena compiuti, gli ha spiegato che la libertà è un pezzo dell’essere umano e che, se ti manca, senti che qualcosa non funziona.
Avete scelto di lavorare nel Municipio 6 di Milano, tra Lorenteggio, Barona e Giambellino: com’è stato accolto il progetto dal quartiere e quali sono le ragioni di questa scelta?
Il Municipio 6 è la nostra casa: qui abbiamo aperto la scuola di teatro e il nostro hub culturale nel 2022 e, da allora, raccogliamo grande adesione al progetto Teatro dei Lupi nel suo complesso.
L’amministrazione municipale ha patrocinato la nostra iniziativa, sostenendoci con la promozione e con i contatti per l’organizzazione degli eventi, e il quartiere ha risposto molto bene: il territorio è sensibile al tema.
Tengo soprattutto a menzionare la conferenza aperta e partecipata di sabato sera, un successo la cui organizzazione va riconosciuta al nostro Davide Benaglia. Un pubblico numeroso e appassionato: giovani, meno giovani, diversamente giovani e tutto ciò che si trova in mezzo!
Il progetto include momenti che collegano memoria storica (come la testimonianza di ANPI e la Resistenza) e voci contemporanee. Come pensate che questo dialogo passato-presente possa parlare alle nuove generazioni, che spesso percepiscono la democrazia come qualcosa di lontano o astratto?
Il progetto era inteso proprio a creare un ponte, una stele di Rosetta per parlare a chi sta costruendo oggi il futuro, anche attraverso le testimonianze di chi ha costruito il nostro presente.
Crediamo che questo dialogo sia indispensabile: la perdita della memoria, o meglio la sua banalizzazione, ridotta a immagine o aneddoto senza contenuto, è per noi tra le concause di una percezione della democrazia così sbiadita.
“Democrazia” vuol dire persone che hanno avuto paura, che hanno rischiato e spesso perso tanto… e che alla fine hanno vinto! Anche solo ricordare questa vittoria mette in una prospettiva diversa la democrazia, per chi oggi ha paura, si sente a disagio o escluso. Inoltre, Scene da una democrazia è inteso come un viaggio a tappe e non a caso nella tappa centrale abbiamo inserito Coriolano, uno spettacolo interattivo e partecipato basato sulla tragedia di Shakespeare, destinato al pubblico dei votanti e di chi si prepara al voto. Insieme abbiamo riso a denti stretti e puntato un faro su ciò che, purtroppo ancora oggi, rende bidimensionale la percezione della democrazia.
Che tipo di eredità pensi possa lasciare Scene da una democrazia nel territorio e nelle persone coinvolte, e in che modo immagini di coltivare o rilanciare questo percorso in futuro?
Siamo partiti con il cuore oltre l’ostacolo, con il sostegno del Municipio e tanta voglia di fare, e siamo riusciti a ricordare al nostro territorio cosa sia la democrazia e perché vada difesa ogni giorno.
Siamo certi di aver toccato corde che risuoneranno nel prossimo futuro.
Avete previsto strumenti e pratiche per misurare l’impatto del progetto su partecipazione civica, senso di comunità o coinvolgimento politico/elettorale?
Quest’anno abbiamo semplicemente raccolto i feedback dopo ogni evento: tanti “grazie”, tanti complimenti per gli spettacoli e un particolare apprezzamento per l’approccio informale, competente e informativo delle attività. Abbiamo in programma, per le prossime edizioni, momenti di feedback collettivo e individuale integrati nelle attività stesse. Quest’anno abbiamo fatto un primo passo, ma non ci fermiamo qui. Vogliamo riproporre l’iniziativa nel 2026, facendo meglio e facendo di più: abbiamo appena cominciato!

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