Rinnovo dei CCNL dello spettacolo dal vivo: dignità del lavoro e sostenibilità del sistema

Mar 24, 2026

Riceviamo e condividiamo il comunicato di CReSCo – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea relativo al rinnovo dei CCNL per lo spettacolo dal vivo

Il confronto in corso per il rinnovo del CCNL per gli impiegati e i tecnici dipendenti dai teatri e del CCNL per il personale artistico, tecnico e amministrativo scritturato dai teatri attraversa una fase di evidente difficoltà.
Le distanze emerse sui tavoli di negoziazione tra parte datoriale e sindacati non riguardano soltanto percentuali o architetture contrattuali: toccano il modo in cui immaginiamo il futuro del settore, il valore che attribuiamo al lavoro culturale, la qualità del lavoro e delle opere e la sostenibilità complessiva del sistema.

CReSCo – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea interviene in questo delicato momento con senso di responsabilità.
La nostra rete rappresenta una pluralità di soggetti – lavoratrici e lavoratori, imprese di produzione, organismi di programmazione, festival, residenze artistiche, libere e liberi professionisti – che compongono l’ossatura viva della scena contemporanea italiana. La rappresentanza trasversale che ci contraddistingue, dunque, ci impone uno sguardo che tenga insieme interessi diversi.

La prima questione, che riteniamo non più rinviabile, riguarda il lavoro.
È sotto gli occhi di tutti come una parte significativa del comparto operi con retribuzioni spesso non adeguate al costo della vita e alla professionalità richiesta.
L’assenza di un rinnovo contrattuale da molti anni ha prodotto un progressivo scollamento tra salari e realtà economica. Non si tratta soltanto di un tema rivendicativo ma una questione di dignità professionale e di riconoscimento di competenze che costituiscono un patrimonio collettivo: un sistema culturale che non tutela il proprio lavoro si indebolisce strutturalmente.

Allo stesso tempo, non possiamo ignorare la questione altrettanto concreta della sostenibilità delle imprese e degli enti di produzione.
Il settore dello spettacolo dal vivo è composto da soggetti estremamente diversi tra loro. Esistono enti strutturati, con dotazioni organiche stabili, finanziamenti pubblici significativi e una capacità di programmazione pluriennale; ma esistono anche piccole e medie imprese, organismi territoriali, che sono parte irrinunciabile e garanzia di sopravvivenza del sistema dello spettacolo dal vivo italiano e operano con margini economici minimi, forte stagionalità e una dipendenza marcata dall’andamento dei contributi pubblici e degli incassi.

Il rinnovo contrattuale incide in modo profondamente diverso su queste due tipologie di struttura. Un aumento lineare e immediato del costo del lavoro può essere assorbito, con fatica ma con strumenti di compensazione, da strutture più grandi; per una piccola o media impresa può invece tradursi in una riduzione delle produzioni, nella contrazione delle scritture, nell’inasprirsi di quell’auto sfruttamento già denunciato dai lavoratori del settore, o, nei casi peggiori, nell’uscita dal mercato. Ignorare questa differenza significherebbe “far parti uguali tra disuguali”, ovvero, produrre effetti regressivi, concentrando ulteriormente risorse e opportunità nei soggetti già più forti e indebolendo il tessuto diffuso che garantisce pluralità artistica e presidio territoriale.

In merito all’architettura contrattuale, il dibattito tra contratto unico e contratti distinti non può essere affrontato in termini ideologici.
La priorità, per CReSCo, è un’altra: garantire che tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori dello spettacolo dal vivo dispongano di un nucleo effettivo e universalmente esigibile di diritti e tutele, indipendentemente dalla forma contrattuale applicata o dalla tipologia di impresa.

Il primo obiettivo del rinnovo contrattuale dovrebbe essere dunque l’estensione e l’uniformità delle tutele fondamentali: sicurezza del lavoro, ferie e malattia, maternità e paternità, accesso alla formazione e strumenti di protezione nelle fasi di discontinuità lavorativa.
Senza questo livello minimo di garanzie, anche l’aumento dei minimi salariali – pur necessario e condivisibile – rischia di rappresentare una risposta parziale a una condizione lavorativa che rimane fragile sotto molti altri profili.

Per questo riteniamo che la discussione sull’architettura dei contratti – unico o plurimo – debba essere subordinata a un principio più generale: l’eguaglianza sostanziale delle tutele fondamentali del lavoro all’interno dell’intero comparto.

Parallelamente, il tema dell’aumento dei minimi salariali non può essere affrontato come una variabile esclusivamente negoziale tra parti sociali.
Il recupero del potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori è una necessità evidente, come pure è evidente che la sua sostenibilità economica è imprescindibile dalle condizioni strutturali del settore. 

Riteniamo che le parti sociali in campo si trovino confinate  a giocare ruoli opposti rispetto a questioni che necessiterebbero invece di soluzioni sinergiche e complesse.

Per questa ragione CReSCo considera necessario aprire con urgenza una riflessione su misure fiscali e contributive che accompagnino il rinnovo contrattuale.
Un adeguamento significativo dei minimi salariali, se non supportato da strumenti compensativi, rischia di produrre effetti distorsivi sulle realtà più fragili della filiera.

Tra gli strumenti su cui chiediamo un confronto:

  • forme di decontribuzione parziale sul costo del lavoro per le imprese dello spettacolo dal vivo, almeno nelle fasi iniziali di applicazione del nuovo contratto;
  • crediti d’imposta o incentivi fiscali legati alla crescita dell’occupazione e alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro;
  • meccanismi di deducibilità rafforzata del costo del lavoro artistico e tecnico;

Si tratta di strumenti già utilizzati in altri settori produttivi e che potrebbero contribuire a distribuire in modo più equo il peso del rinnovo contrattuale, evitando che l’intero costo dell’adeguamento ricada esclusivamente sulle imprese o, al contrario, che la mancanza di sostenibilità economica finisca per comprimere l’occupazione. Un approccio che tutelerebbe anche la qualità delle opere e dei progetti artistici e culturali, che rischierebbe di essere compromessa sia dalla contrazione delle giornate lavorative a cui sarebbero obbligate le imprese costrette a produrre o programmare con budget invariati e costi aumentati e sia dall’impossibilità di lavoratrici e lavoratori di contare su una retribuzione adeguata all’ aumento del costo della vita.

È per questo che riteniamo insufficiente una trattativa che si limiti a contrapporre percentuali. Lo stallo attuale è anche il risultato inevitabile di un confronto impostato come braccio di ferro numerico, senza una cornice condivisa.

Il rinnovo del CCNL non può essere trattato come una questione confinata tra parti sociali in un settore altamente interconnesso all’intervento pubblico, in virtù della funzione pubblica che gli viene riconosciuta.
È necessario un coinvolgimento attivo delle istituzioni – Ministero della Cultura, Ministero del Lavoro, Ministero delle Finanze – che dovrebbero concorrere a costruire una cornice di politiche pubbliche capace di accompagnare il rinnovo contrattuale attraverso un incremento strutturale delle risorse destinate allo spettacolo dal vivo, una revisione coerente dei criteri quantitativi che ne determinano l’assegnazione, un reale concorso al raggiungimento di obiettivi comuni in materia di cultura  tra Stato, Enti Territoriali e Enti Locali,   strumenti fiscali e contributivi dedicati al settore. È necessario un percorso che affronti la conflittualità emersa nelle trattative in un’ottica di sistema e di pluralità di strumenti, per lo studio e l’attuazione dei quali CReSCo si mette a disposizione con l’obiettivo di uno sviluppo più sano e sostenibile del sistema in tutte le sue componenti.

Negli ultimi anni il sistema ha visto crescere il numero dei soggetti attivi e sostenuti dalle politiche pubbliche – quindi un maggior numero di soggetti a funzione pubblica –  senza un incremento proporzionale delle risorse disponibili.
In questo quadro, ogni aumento dei costi rischia di tradursi automaticamente in una riduzione delle attività, delle produzioni e delle opportunità lavorative.

affrontare seriamente il tema della dignità del lavoro nello spettacolo dal vivo oggi vuol dire  affermare un principio chiaro: il rafforzamento delle tutele e dei salari deve procedere insieme al rafforzamento delle politiche pubbliche per il settore.

Solo in questo modo sarà possibile evitare che il necessario miglioramento delle condizioni di lavoro produca effetti regressivi sul tessuto diffuso delle imprese culturali che garantiscono pluralità artistica, presidio territoriale e accesso alla cultura.

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