Si è aperto il sipario sul POLIS Teatro Festival , dedicato alla drammaturgia contemporanea, ideato e diretto dall’attrice, dramaturg e regista Agata Tomšič e dal regista e musicista Davide Sacco di ErosAntEros. Come ogni anno, un ampio e articolato programma di spettacoli, conferenze, performance e sperimentazioni sonore provenienti da un’area specifica dell’Europa, che quest’anno riguarda i Paesi Baltici e Scandinavi e si intitola Nordic Focus. L’immagine scelta per la locandina, disegnata da Gianluca Costantini, ritrae l’attivista svedese Greta Thunberg davanti all’orso polare denutrito che cerca di proteggere.
Sette le nazioni coinvolte: Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania, mentre sono una trentina gli spettacoli in calendario dal 5 al 10 maggio a Ravenna in vari punti della città: Teatro Rasi, MAR – Museo d’Arte della Città, Artificerie Almagià.
Nell’occasione abbiamo rivolto qualche domanda ad Agata Tomšič.
Il focus di quest’anno è sui Paesi Baltici e Scandinavi. Cosa puoi dirci sui protagonisti e sui criteri della scelta?
Agata Tomšič: Anche quest’anno io e Davide abbiamo operato come negli anni precedenti, mettendo a frutto quei rapporti internazionali che negli anni abbiamo costruito sia come artisti che come direttori artistici. Si tratta di un’indagine che non nasce soltanto visitando questi Paesi, i festival, le fondazioni, le istituzioni che promuovono la circuitazione degli artisti del proprio Paese, una peculiarità che nel Nord Europa è molto forte e garantisce a questi artisti visibilità a livello internazionale.
Voglio dire che ci sono delle istituzioni pubbliche o private che invitano i direttori dei festival come siamo noi due, ad andare nei loro Paesi a conoscere i loro artisti. In questo modo si ha la possibilità di entrare in contatto con molti artisti anche nel giro di pochi giorni. Viene offerto inoltre un rimborso delle spese, se non totale, almeno parziale, così come quando i loro artisti vengono nel nostro Paese. Si tratta di opportunità concrete che nel nostro Paese non ci sono, o ci sono solo in piccolissima parte. Il sostegno economico permette così, oltre alla visibilità dell’artista al di fuori dei confini nazionali, anche l’opportunità di ‘osare’ sul piano estetico e della sperimentazione.
Detto questo, riguardo i criteri della scelta, abbiamo indagato in prima persona, viaggiando, io e Davide, in Estonia, Lituania, Lettonia. Siamo stati anche in Finlandia, mentre per gli altri Paesi ci siamo avvalsi di alcune consulenze con operatori che abbiamo conosciuto in contesti internazionali. Non è stato possibile portare sul palco tutte le realtà che abbiamo incontrato, a volte per motivi economici, altre per motivi di calendario, ma quello che abbiamo conosciuto è una scena estremamente ricca, coraggiosa, giovane e molto centrata sulla creazione femminile, non solo autoriale ma anche di curatela. Le direttrici artistiche, le consulenti drammaturgiche dei festival che abbiamo visitato, sono soprattutto donne di età compresa tra i 35 e i 45 anni, con un’energia notevole e una radicalità che mi hanno colpito molto e con le quali mi sono trovata molto in sintonia.
In questo modo è stato facile il delinearsi del Festival che ha iniziato a comporsi da solo con nomi come Stina Fors, svedese, che porta il suo lavoro sulla voce, unisce ventriloquismo, musica, sperimentazione sul corpo e nonostante la sua giovane età si sta facendo conoscere in tutta Europa.
La One Woman Punk Band Stina Fors, performer, coreografa e vocalist sperimentale, inoltre, non ripete mai lo stesso spettacolo due volte. Nessuna registrazione, nessun programma. Tutto è lasciato all’improvvisazione dell’artista in quel momento.
Altro nome presente è quello di Laura Kutkaité/MMLAB theatre, tra i nomi più promettenti delle nuove generazioni in Lituania, dell’atteso spettacolo/conferenza performativa tremolo, in cui il tema del piacere femminile viene trattato dalla giovanissima autrice in modo ironico e provocatorio mettendosi in gioco in prima persona e in tutti i sensi, con il proprio corpo. All’interno della conference-lecture è previsto anche un intervento della scrittrice italiana Giulia Blasi.
A.T.: Un altro lavoro che abbiamo voluto ospitare per la sua radicalità e precisione nella ricerca formale è quello del regista lituano Karolis Kaupinius, Radvilla Darius, figlio di Vytautas, sulla censura in Lituania alla fine degli anni ’80 in una forma che lui stesso definisce un’opera contemporanea, quindi un esperimento tra musica e video dal vivo.
Avete trovato delle peculiarità nella drammaturgia, regia o linguaggio scenico di quest’area geografica che la contraddistingue rispetto alle altre?
A.T.: Sicuramente la sperimentazione sul suono e sul corpo sono estremamente forti. Un fil rouge che ho notato riguarda inoltre la questione della corporeità e del desiderio, soprattutto nei testi che ho letto di area estone-finlandese, che poi sono anche i testi che abbiamo scelto per le due mis en espace realizzate dagli artisti del territorio Eugenio Sideri e Studio Doiz. Si tratta di opere che affrontano temi molto attuali, che riflettono sulla nostra condizione umana e sulle relazioni virtuali, dove il corpo si fa sentire proprio perché nel quotidiano viene meno. C’è quindi una riflessione inevitabile sull’erotismo.
Le due mis en espace riflettono entrambe sulla mancanza di contatto fisico, ma con modalità completamente diverse: in modo introspettivo nella prima, Due parole su Ulla, su testo di Eeva Turunen e in forma simile al thriller poliziesco nella seconda, Qualcosa di reale, su testo di Martin Algus.
A.T.: Rispetto al femminile si tratta di un tema a me molto caro, che io ho già sperimentato in Materiale per Medea, portato in scena a settembre e che è diventata per me una questione centrale, un po’ anche guidata da quanto affermava Heiner Müller, sul fatto che ‘il corpo della donna è il luogo in cui si svolgono le battaglie del nostro tempo’. Lo ha detto alla fine del secolo scorso, ma credo sia un’intuizione ancora estremamente valida, forse ora ancora di più. Mentre infatti le battaglie della seconda parte del Novecento portavano alla conquista dei diritti della donna, ora sembra esserci un moto devolutivo. Questa riflessione sui corpi, sulla violenza di genere, sull’emancipazione femminile, sulla liberazione da modelli culturali di matrice patriarcale di cui siamo tutti in realtà sia vittime che carnefici, anche noi donne (emblematico il caso di Medea), sono per noi temi importanti. Quest’anno, peraltro, lo stesso gruppo del progetto Visionari, gli appassionati di teatro che selezionano, tra 400 spettacoli di compagnie emergenti, i due di apertura di POLIS Teatro Festival, hanno scelto proprio due opere centrate sulla questione femminile.
La prima, di Adexo Arti Creative, è Ismene per sempre, dove Antigone e la sorella sono rinchiuse, nude, all’interno di una gabbia, metafora della cultura patriarcale. La seconda, sulla violenza di genere, è Capelli – M. si desta un mattino da sogni inquieti della compagnia Collettivo Sante di Lana. Lo stesso fumettista Gianluca Costantini, precisa la direttrice artistica, realizzando la locandina che ritrae Greta con l’orso polare denutrito a causa dell’esaurimento delle risorse naturali causato da un capitalismo sfrenato e predatorio, di fatto si collega alla vicenda di Medea e della sua gente della Colchide che vengono colonizzati e sfruttati. Medea stessa infine viene sacrificata da Giasone per opportunismo politico. Sempre Costantini inoltre, ha realizzato come prologo all’apertura di POLIS, una mostra a cielo aperto, intitolata Shieldmaiden – Versi che combattono il silenzio, inaugurata il 30 aprile in via Zirardini, dove campeggiano i 14 ritratti dedicati a 14 poetesse-guerriere provenienti dai 7 Paesi menzionati prima (visibile fino al 19 maggio).
Sono le Shieldmaiden, le donne scudo. «Nel disegnare queste donne» ha raccontato il fumettista all’inaugurazione «ho dovuto constatare quanto malgrado il loro talento, siano rimaste sconosciute anche nei loro Paesi di origine. Avevo riscontrato la stessa cosa quando, appassionato di cultura vichinga, ho scoperto che la loro è una tradizione orale tramandata nei secoli dai cristiani con censure che riguardano i personaggi femminili. Per cui si parla di Odino, ad esempio, ma non di Freia, la dea guerriera che guida il carro trainato da enormi gatti. La presenza delle donne nella storia è stata riscritta per essere messa da parte».
Concludiamo chiedendo ad Agata Tomšič i progetti futuri
A.T.: Ho in cantiere due nuovi lavori, che spero si realizzeranno entrambi nel 2027. Sono due riscritture di miti antichi in chiave contemporanea. Due figure femminili forti: Lisistrata ed Elena. Ovviamente, vista la mia anima, non si tratterà di commedie, ma di una riflessione sul nostro tempo che utilizza la poesia, la musica, il suono e quelle note tragiche che mi sono proprie e che si ispirano al lavoro di Heiner Müller.

Insegnante di italiano come seconda lingua, formatasi all’Università per Stranieri di Siena, giornalista pubblicista iscritta all’Ordine laureata in Filosofia e Beni culturali all’Università degli Studi di Bologna, una grande passione per il teatro. Pirandello, De Filippo, Pasolini e le avanguardie del Novecento i preferiti di sempre.















