Perfomance e poesia comica: intervista a Emanuele Ingrosso vincitore di MArteLive Teatro

Gen 22, 2020

Vincitore della sezione Teatro per le Finali Nazionali 2019 di MArteLive, intervistiamo Emanuele Ingrosso, autore di “Da piccolo odiavo i bambini“, primo spettacolo di teatro-poesia comico in solitaria debuttato a Torino nel novembre 2018.

Emanuele Ingrosso dal 2015 opera nelle scuole superiori di Milano e dintorni in qualità di operatore per laboratori di teatro e scrittura creativa, curando anche la regia degli spettacoli prodotti dai laboratori stessi. Nel maggio 2016 ha partecipato al primo poetry slam. Da allora girerà l’Italia con i propri testi, sia all’interno dei poetry slam LIPS che con i suoi spettacoli: “Young Hot Guys Make Huge Show For The First Time HD”, spettacolo comico a tema pornografico scritto e interpretato con Davide Magnaghi (2017) e “Da piccolo odiavo i bambini”. Nel frattempo fonda Sagome di Sabbia, associazione culturale che si pone l’obiettivo di accompagnare giovanissimi adulti verso l’universo delle arti performative: per questa cura il laboratorio di recitazione comica, improvvisazione teatrale, scrittura creativa e poesia performativa. All’interno del campionato LIPS è campione ligure nel 2018 e 2019, vicecampione nazionale 2018 e attuale campione nazionale.

Come nasce il tuo percorso artistico? Perché hai deciso di dedicarti all’arte comica?

Non l’ho propriamente deciso, diciamo che è capitato. Ho incontrato teatro e poesia più o meno nello stesso momento, a metà del liceo. Quando ho iniziato a scrivere poesie preferivo chiudermi nei canoni classici, forse anche per insicurezza. La comicità è intervenuta a salvarmi quando pensavo di non riuscire più a dar voce ai miei periodi più bui. Anche adesso, quando scrivo, non sento il bisogno di rimpolpare i miei testi di battute: a volte semplicemente capita.

Quali sono i tuoi riferimenti artistici nazionali e internazionali?

Se si parla di comicità ti darò una risposta che forse suonerà bizzarra: il mio punto di riferimento è Rowan Atkinson e soprattutto il suo magistrale Mr. Bean. Il suo personaggio incarna perfettamente la comicità che vorrei portare sul palco, quella che alla fine c’è poco da ridere, insomma. Guardavo le puntate di Mr Bean a 5 anni e ridevo per la sua goffaggine, poi crescendo ho iniziato a confrontarmi con lo strazio che si porta dietro quell’ometto. I film o spettacoli comici che amo di più sono quelli che non riesco a vedere prima di andare a dormire perché mi tolgono il sonno (succede così anche con Dario Fo, Troisi, Woody Allen). Così spero che la mia comicità non sia solo “spiritosa”, ma ogni tanto tolga il sonno. Se penso alla scrittura più in generale, la prima volta che ho pensato “forse voglio scrivere anche io” è stato dopo aver letto John Fante per la prima volta.

> SCOPRI I SERVIZI PER LO SPETTACOLO DAL VIVO DI THEATRON 2.0

In che modo si sostanzia il rapporto fra comicità, poesia e performance nel tuo spettacolo Da piccolo odiavo i bambini?

Come dicevo prima, la comicità interviene per definirmi senza che m’inceppi, così raccontare la storia di un essere umano perennemente inadeguato era impossibile senza usare la comicità: avessi provato a scrivere uno spettacolo drammatico sarebbe risultato squallido. La chiave comica aiuta il pubblico a immedesimarsi con me e la mia storia gradualmente, senza che l’impatto sia brusco. Così anche le poesie cercano di presentarsi al pubblico in maniera delicata e la comicità in questo aiuta, non forza i toni. Affrontare sul palco la depressione di un adolescente è estremamente rischioso, ci ho pensato parecchio prima di mettere in scena questo spettacolo: per questo motivo parlo molto anche col pubblico, voglio che si annulli la distanza tra palco e platea. Mi piacerebbe che alla fine di questa oretta passata insieme ci si senta un po’ meno soli.

Se e in cosa si differenzia questo spettacolo dall’intrattenimento della stand-up comedy?

Questa è una domanda spinosa, perché soprattutto nella scena poetica i miei testi vengono definiti “cabaret” o addirittura “avanspettacolo”. La premessa è che amo alla follia la stand-up comedy, e ci sono alcuni momenti dello spettacolo che potrebbero rientrare in questa categoria: lo sono più che altro le interazioni col pubblico, le presentazioni delle poesie. Quello che cerco poi di ottenere è una transizione morbida tra le chiacchierate (che comunque hanno sempre un canovaccio di partenza) e le poesie, che hanno un decoro formale totalmente diverso da quello della stand-up: la stand-up dev’essere credibile, le poesie sono (o meglio, spero siano) momenti di sospensione dell’incredulità.

In questo lavoro proponi delle riflessioni sulla condizione psicologica che generalmente affiora nel corso dell’adolescenza. In che modo riesci a coinvolgere i diversi pubblici, pur trattando un tema particolarmente vicino ai giovani? Quali sono state le risposte più originali e sorprendenti del pubblico durante o dopo le tue performance?

Le prime volte che ho portato in giro questo spettacolo speravo sempre di trovare un pubblico di coetanei perché credevo potessero immedesimarsi di più. Invece ora è diventato affascinante confrontarsi con un pubblico variegato, in questo lo spettacolo (avendo una buona parte improvvisata) può cercare di essere camaleontico. La sfida ogni volta è non finire per essere fuori posto, solitamente riconosco un buon pubblico dopo i primi 3 minuti. Il rovescio della medaglia è che se non è il mio ho davanti a me 50 strazianti minuti.

Con Da piccolo odiavo i bambini hai vinto il premio del festival Marte Live per la sezione teatro. Cosa ti aspetti per il futuro di questo spettacolo e per la tua carriera artistica, in generale?

È stato clamoroso, lo so che si dice sempre ma mai me lo sarei aspettato. Per la prima volta mettevo in gioco i miei testi nel panorama teatrale (solitamente li leggo durante i poetry slam) e gli altri spettacoli erano completamente diversi dal mio, una volta salito sul palco ho pensato che avrei svuotato la sala dopo 30 secondi. Non ho idea di cosa succederà, mi auguro solo di lasciarmi travolgere come è successo negli ultimi tre anni.

Desideri ringraziare o parlare di artisti, spazi o Festival che ti hanno sostenuto durante questo primo ma intenso segmento di percorso artistico?

Innanzitutto MarteLive per la grande occasione datami; non posso dimenticare la LIPS (Lega Italiana Poetry Slam), che per prima ha dato voce e fiducia ai miei testi, anche solo per 3 minuti. Infine “Sagome di Sabbia” e la “Compagnia delle Indie”, due collettivi (ma chiamiamoli anche “famiglie”) che quotidianamente mi permettono di salire sul palco e starnazzare poesie.

Articoli correlati