Per un teatro democratico: IN_totheborder di Compagnia Teatrale Petra

Nov 3, 2021

Il superamento dei propri limiti è un tema che permea le riflessioni delle nuove generazioni, impegnate nell’abbattimento dei pregiudizi e nella salvaguardia del benessere proprio e altrui. La Compagnia Teatrale Petra rivolge parte dei propri sforzi artistici ai più giovani, con progetti di Teatro Ragazzi che coinvolgono in maniera diretta piccoli spettatori, invitati a ricoprire un ruolo di co-regia, mediante la partecipazione attiva nei processi di creazione.

È il caso di IN_totheborder, ultima produzione di Petra, che prende le mosse dal volume illustrato Ombra e che, attraverso teatro danza e videomapping, porta in scena un mondo altro, generato dalla fantasia dei bambini. La performance, interpretata e coreografata da Mariagrazia Nacci, è il frutto dell’operare di diverse professionalità che hanno messo al servizio del team creativo le proprie competenze.
Lo spettacolo ha debuttato a Potenza nell’ambito del Festival Città delle 100 scale, confrontandosi con un pubblico di bambini e bambine, finalmente tornati ad abitare lo spazio del teatro,  luogo che nell’accoglienza democratica trova il principio della propria esistenza.

Lo racconta Antonella Iallorenzi, direttrice artistica di Compagnia Teatrale Petra e regista di  IN_totheborder.

𝙄𝙉_𝙩𝙤𝙩𝙝𝙚𝙗𝙤𝙧𝙙𝙚𝙧 indaga il tema del limite che ritorna come un leitmotiv in molte delle vostre produzioni, ponendosi come principio generatore di varie progettualità di compagnia. Cosa significa per Compagnia Teatrale Petra andare oltre i limiti?

Il superamento dei limiti assume tanti significati a seconda della progettualità che mettiamo in campo. Innanzitutto, andare oltre i limiti significa per noi fare un passo fuori dalla comfort zone, fuori da ciò che conosciamo, da ciò che è a noi caro. Varcare questa soglia per mettersi in discussione e scardinare convinzioni e pregiudizi. 

𝙄𝙉_𝙩𝙤𝙩𝙝𝙚𝙗𝙤𝙧𝙙𝙚𝙧 è uno spettacolo pensato per bambini e ragazzi che ha usufruito proprio del contributo dei più piccoli che, in team, hanno lavorato con voi nel ruolo di assistenti alla regia, esplorando le possibilità offerte dalla fantasia. Come è nata la volontà di coinvolgere i bambini nel processo creativo e cosa vi ha fatto scoprire?

L’esplorazione fatta nel percorso La poetica della vergogna di Matera 2019 – che ci ha visto protagonisti – ha posto l’attenzione sul fatto che i processi creativi possono avere una valenza moltiplicatoria se c’è un coinvolgimento diretto del target di interesse, per cui gli spettatori diventano creatori dell’opera.  Già dal 2018, abbiamo sperimentato l’alto valore di questo processo di co-creazione in grado di aprire lo sguardo e di far emergere  innumerevoli sfaccettature del tema specifico che si sta indagando.
Per IN_totheborder, una volta partiti dal testo, il coinvolgimento è stato un prosieguo automatico: sviluppata una pratica, l’approccio diventa davvero immediato. 

Per tale motivo, agli inizi del 2020, quando stavamo progettando la fase di produzione, avevamo immaginato di fare dei laboratori con i ragazzi che di solito seguono la nostra offerta formativa, sia nel nostro paese sia in quelli limitrofi, ma a marzo purtroppo siamo stati bloccati per via della diffusione pandemica e ci è sembrato di non avere più soluzioni.
Al contrario, il progetto a cui ci stavamo dedicando era perfetto per un’esplorazione casalinga, proprio perché il luogo della ricerca poteva essere una cantina, una soffitta, un garage e questo. Abbiamo contattato i genitori dei bambini che ci seguono con frequenza, lanciando una call online che ha riscosso successo proprio perché era il momento in cui si cercava di occupare il tempo nelle nostre case.

Durante il laboratorio abbiamo interrogato i bambini su alcune tematiche, lavorando nello specifico su degli oggetti che ci avevano segnalato e chiedendo loro di fare delle improvvisazioni su un canovaccio che è diventato poi IN_totheborder. Eravamo diventati spettatori nelle loro case.

IN_totheborder

Compagnia Teatrale Petra

Qual è il metodo compositivo che sottende il lavoro e come avete trovato una sintesi tra i vari linguaggi compresenti in scena?

Non ho mai temuto un’incoerenza nella costruzione dell’incastro dei diversi piani perché mi sono fidata dei professionisti che abbiamo coinvolto, che avevano la voglia sana di dare il proprio contributo con il proprio talento. La pandemia ci ha fornito un tempo maggiore di ricerca e di indagine. Quando ci siamo ritrovati in sala nella fase produttiva c’è stata una grande serenità nell’ascolto degli altri e questo è fondamentale. 
In qualità di regista mi sono riferita a delle mie visioni ma ho scolpito insieme al team quel pezzetto del puzzle mancante, dandogli la forma perfetta e aprendomi senza paura all’aiuto dello sguardo esterno. Il confronto è necessario perché a un certo punto sei talmente dentro al processo che credi di non avere ulteriori capacità di lettura. 

Quali saranno gli sviluppi ulteriori di IN_totheborder, su quali aspetti intendete far evolvere maggiormente il lavoro?

L’incontro con il pubblico è necessario alla costruzione dello spettacolo che non può dirsi concluso fino a quel momento. Abbiamo avuto la fortuna di fare 4 matinée con le scuole per target di età diversi e ci siamo accorti di come lo spettacolo debba respirare allo stesso ritmo dei ragazzi.
Faremo una piccola residenza a novembre che ci sarà utile proprio per registrare le nostre impressioni e i feedback ricevuti, anche se siamo ormai arrivati alla forma visibile per il pubblico.

Il teatro ragazzi è stato tra le forme di spettacolo che hanno patito maggiormente durante la pandemia, anche a causa della grande presenza di lavoratori e lavoratrici intermittenti esclusi nel primo periodo di lockdown dagli indennizzi. Quale credi sia lo stato del Teatro Ragazzi, ad alcuni mesi dalla ripresa? Discostandoci dal discorso pandemico, quali azioni politiche e di sistema ritieni necessarie e urgenti per il Teatro Ragazzi?

In questo momento c’è una grandissima confusione sul ritorno della scuola nei teatri ed è necessario che tutti facciano il possibile affinché ci sia questo ritorno.
Attualmente alcuni dirigenti non si sentono sicuri nel portare i ragazzi a teatro dove, rispetto alle scuole in cui si continua a mantenere il distanziamento, c’è una maggiore vicinanza tra gli spettatori essendo tornati alla capienza piena. Nel momento in cui la scuola entra a teatro, possiamo dire di essere di fronte a un teatro democratico, in grado di coinvolgere tutti i bambini, non solo quelli maggiormente fortunati.
È importante dare a tutti la possibilità di emozionarsi, di ascoltare, di interrogarsi, di fare delle domande e di ricevere delle risposte, di condividere questa esperienza mediata con la compagnia e con i propri compagni. Trovo che questo sia fondamentale. 

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