TESI DI LAUREA: Parola nuda e parola rituale. Analisi de La Merda di Cristian Ceresoli

Apr 12, 2018

TITOLO TESI: “Parola nuda e parola rituale. Analisi de La Merda di Cristian Ceresoli”
ISTITUTO:  LETTERE MODERNE – ALMA MATER STUDIORUM – UNIVERSITA’ DI BOLOGNA
AUTORE: ELEONORA FUOCHI
Silvia Gallerano _ La Merda

Ph. Guido Harari

iNTRODUZIONE DELL’AUTRICE

Sul palco, illuminata da fari potentissimi, c’è una ragazza, nuda, seduta su uno sgabello da domatori di circo, due codini di capelli neri e rossetto rosso sulle labbra. Getta sguardi ammiccanti al pubblico, «l’umanità» in sala, ha «il microfono tra le mani, mugugna l’inno nazionale e poi dà sfogo al proprio flusso interiore. […] La protagonista, una femmina, insegue il suo obiettivo con seriosa ferocia da belva e lucida determinazione assassina. […] Si deve ridere. È una tragedia in tre tempi: Le Cosce, Il Cazzo, La Fama e un controtempo: L’Italia.» É La Merda, scrittura d’esordio di Cristian Ceresoli. Non perdere il treno della vita, “oltrepassare la linea gialla”, realizzare il proprio Io. É un’opera intima, calata nell’imperante epoca totalitaria consumistico-capitalista che governa corpi e esistenze, integra il deviato nella vita del diritto e nel buon/senso comune.

Tre tempi, tre ondate di scrittura s’infrangono e si rigenerano nell’urlo straziante e viscerale di questa creatura,  vittima della violenza e della Storia, che si manifesta nell’affabulazione cattolica e risorgimentale, passata attraverso la tuttora pregnante retorica fascista, che informa il pensiero e l’azione. Se Cristian compone una partitura, Silvia Gallerano risuonandola ne opera la riscrittura vocale, il testo l’attraversa come artista-strumento. Da qui la necessità ad essere e a non rappresentare dell’attore sinfonico. Non c’è personaggio o interpretazione di un ruolo. Il testo abbandona la logica referenziale nella duplice tensione, centripeta e centrifuga di immagini e parole che ritornano, ma in contesti ogni volta diversi. Così il corpo nudo, che emana potenza e movimento contro l’idea pubblicitaria di un copro femmineo statico, ieratico, deprivato dell’azione.

L’approdo vittorioso al Fringe Festival di Edimburgo (2012), l’essere opera-luogo di riflessione e generazione di esperienze che meriterebbero cura e ascolto, il rifiuto di sottostare a indicazioni e condizioni lavorative “di Stato” risuonano nelle scelte formali di quest’opera, che sfugge alle categorie e scomoda atti di censura da parte dei social e di addetti ai lavori. Il testo è una pelle percossa da impulsi interni e esterni: intensità che va oltre il detto. Non ci s’immedesima, non c’è consolazione. Dallo sgabello si rivolge a un tu, l’altro, l’altrove, è carne viva, ferita, l’osso, è la mancanza, una dolorosa assenza. Ne La Merda una femmina famelica accetta l’umiliazione, vittima e carnefice anche di sé stessa.

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BIOGRAFIA

Eleonora Fuochi (nata a Bologna nel 1989), laureanda in Italianistica all’Università di Bologna, sta ricercando sul rapporto fra Carmelo Bene e Emilio Villa, entrambi scrittori che ponevano attenzione alla vocalità del testo. Laureata in Lettere moderne con la tesi Parola nuda e parola rituale. Analisi de La Merda di Cristian Ceresoli, discussa con i professori Stefano Colangelo e Marco Antonio Bazzocchi. Ha pubblicato l’articolo Parola nuda e parola rituale per un monologo rock su la webzine ateatro.it di Oliviero Ponte di Pino. Promotrice e organizzatrice, insieme ad altri colleghi di magistrale, del laboratorio curricolare sulle riviste letterarie del Novecento e contemporanee, sul quale è in corso di pubblicazione per la Pendragon il volume Sistema periodico. Il secolo interminabile delle riviste.