Nuove generazioni, nuovi linguaggi: il racconto del FORI Festival a San Vito dei Normanni

Ago 26, 2025

Dal 14 settembre al 19 ottobre 2025, al Tex – il teatro dell’ExFadda di San Vito dei Normanni (BR), avrà luogo la prima edizione del FORI FESTIVAL, Creatività Giovanile e Rigenerazione Territoriale, evento multidisciplinare a cura di Teatro Menzatì. Il progetto è realizzato con il sostegno della Regione Puglia, Puglia Culture, Galattica – Nodo di San Vito dei Normanni e il patrocinio del Comune di San Vito dei Normanni.

In programma numerosi spettacoli (teatro, danza, musica e poesia), residenze artistiche ed eventi speciali dedicati all’intera comunità.Uno spazio da attraversare, una soglia da varcare, un foro da cui possa fluire il nuovo: FORI Festival – Creatività Giovanile e Rigenerazione Territoriale nasce dall’urgenza di aprire spiragli e possibilità e di dare spazio alla creazione. Il progetto affonda le radici nelle attività che da anni Teatro Menzatì porta avanti nell’entroterra brindisino: un territorio ricco e vivo, ma troppo spesso ignorato. Secondo le classifiche ufficiali, è tra gli ultimi in Italia per qualità della vita giovanile e offerta culturale ed è da qui che la direzione artistica intende partire perché è dal basso che inizia il cambiamento.

A tal proposito abbiamo intervistato Valentino Ligorio, direttore artistico di FORI Festival.

Il nome stesso del festival – FORI – evoca passaggi, aperture, possibilità. Da dove nasce l’idea del Festival e perché proprio a San Vito dei Normanni?

L’idea del festival è sempre stata presente, credo, da quando facciamo questo lavoro. Quella di costruire un presidio a sostegno della creatività emergente nel territorio brindisino è sempre stata un nostro obiettivo (un cruccio, direi).

A partire dal progetto Da grande sarò un teatro, vincitore del bando Culturability 2019, con il quale abbiamo creato il Tex – il teatro dell’ExFadda – una delle nostre principali traiettorie è stata offrire alla creatività emergente, pugliese e non solo, un luogo e uno spazio in cui sviluppare la propria visione artistica e il proprio lavoro, in un contesto il più possibile aperto, condiviso, partecipativo… oggi diremmo: accessibile.

Il contesto del laboratorio urbano ExFadda a San Vito dei Normanni ha sempre rappresentato, in questo senso, il migliore tra i luoghi possibili. Nato nel 2008 grazie a Bollenti Spiriti promosso dall’assessorato alle politiche giovanili della Regione Puglia, il laboratorio è stato uno dei luoghi più significativi (in Puglia ma anche in Italia) per il sostegno e lo sviluppo del protagonismo giovanile, locale e non. Con l’apertura del Teatro nel 2020 potevamo cominciare a pensare a un’evoluzione in chiave performativa di questo progetto e, dopo una serie di tentativi, esperimenti e dopo il Covid, credo che FORI sia la naturale conseguenza del lavoro fatto in questi anni: il frutto di un processo.

Uno sguardo attento si accorgerà che all’interno dell’ExFadda, sebbene più silenziosamente rispetto al passato, si continua da anni a lavorare in questa direzione (citerei: il progetto La Chimera – scuola di arti contemporanee per bambine e bambini; il progetto Nuova Generazione Trad e Folkotrinca della World Music Academy; il nodo Galattica di San Vito dei Normanni gestito dalla cooperativa Un Futuro a Sud; l’associazione RifacimentiCircolare – Xfood, il ristorante sociale…). Ognuno, a suo modo, continua a credere e investire sulle nuove generazioni: di artisti, di pubblico, di comunità, di clienti… continua a credere nel proprio territorio.

Il teatro dell’ExFadda e FORI Festival possono essere considerati esperimenti specifici che appartengono comunque alla vicenda di ExFadda nel suo complesso e che, in questa storia, stanno scrivendo nuovi capitoli: un libro scritto a più mani, insomma.

FORI Festival per noi rappresenta la possibilità di aprire spiragli in un territorio che si occupa poco dei suoi giovani e, insieme a loro, contribuire a far uscire l’entroterra brindisino dalla sua marginalità culturale.

Il festival si muove in un territorio spesso percepito come periferico rispetto alle grandi città culturali. Quale ruolo immaginate possa avere FORI nella rigenerazione di questo contesto e nella costruzione di nuove comunità attive?

Per rispondere, parto da due dati che ritengo essenziali per capire il possibile impatto del progetto sul territorio: la provincia di Brindisi e lo spettacolo dal vivo U35 in Puglia.

La provincia brindisina, seppur dotata di un patrimonio culturale materiale e immateriale significativo, è oggi al 106° posto su 107 province italiane per cultura e tempo libero, e ultima per qualità della vita dei giovani, secondo i dati del Sole 24 Ore.

La Regione Puglia esprime progetti culturali importanti nel settore dello spettacolo dal vivo professionistico, anche riconosciuti dal FNSV. Tuttavia non sono presenti sul territorio presìdi stabili e riconoscibili di sostegno alla creatività emergente, come invece accade in altre regioni del Centro e del Nord Italia. Certo, esistono progetti, organizzazioni e teatri che si occupano di creatività emergente, ma come traiettorie parallele, secondarie, accessorie rispetto alla loro attività centrale.

FORI Festival, in questo quadro, rappresenta un tentativo di rispondere concretamente a questo doppio deficit: da una parte contribuire a rivitalizzare la provincia di Brindisi attraverso percorsi artistici che coinvolgono le giovani generazioni a vari livelli; dall’altra costruire un presidio, una forma di “ri-esistenza” che stia dalla parte dei giovani creativi pugliesi, in dialogo costante sia con il territorio, sia con progettualità provenienti da altre aree italiane e, in prospettiva, internazionali.

Parlando con un amico qualche giorno fa, gli dicevamo che il Festival è la nostra prossima avventura a cavallo tra cultura e politiche giovanili. Crediamo infatti che sia proprio nell’incrocio di questi due ambiti che FORI si innesti correttamente.

Per questo riteniamo fondamentale il supporto e la presenza di organismi regionali come Puglia Culture, che negli ultimi anni ha avviato progetti simili al nostro, a sostegno della creatività giovanile; o il progetto Galattica, con cui la Regione Puglia stimola e sostiene l’emersione dei talenti giovanili attraverso una rete di nodi diffusi su tutto il territorio.

Una delle linee forti del progetto è il sostegno agli artisti under 35 e il ricambio generazionale. Come si traduce concretamente questo impegno nella programmazione e nelle residenze artistiche?

Il Festival, benché diviso in tre sezioni (Residenze, Spettacoli e Progetti speciali), è in realtà un intreccio di azioni e progetti volti non solo a generare uno spazio di espressione – una vetrina – ma soprattutto uno spazio di sperimentazione artistica abitato da under 35 di talento.

Per alcune compagnie, ad esempio, l’attenzione è stata quella di fornire uno spazio e una serie di professionalità a sostegno dei progetti specifici di spettacolo (penso a Lucia Raffaella Mariani, Claudia Ligorio, Giulia Cavallo, Barbara Carulli e Sara Capanna). In altri casi, invece, il focus dell’ospitalità è stato attivare processi sperimentali di natura produttiva o pre-produttiva. È il caso di Gabriele Cavallo con il suo ensemble e di uno dei finalisti del premio Omissis, Mattia Favaro, che produrranno un podcast; oppure di Sara Montanaro e Mattia Carlucci, che si confronteranno coreograficamente con Giulio De Leo (Compagnia Menhir – direttore artistico delle “Danzatrici en plein air”); o ancora di Daniele Ninarello e Omar Makloufi, che lavoreranno con adolescenti del territorio. Ci saranno anche le audizioni della Scuola di perfezionamento di Arearea con Marta Bevilacqua, che presenterà Homing, un assolo di una coreografa di assoluto rilievo in Italia.

Lì dove abbiamo “solo” ospitato una compagnia in residenza, stiamo comunque cercando di creare esperienze piene di incroci e intersezioni artistiche e umane. È quanto accaduto, ad esempio, con Lucia Mariani e Giulia Cavallo, che hanno mostrato reciprocamente il proprio lavoro: un esempio concreto dello “stile” di residenze e di esperienze che auspichiamo di produrre.

L’artista, in qualche modo, è chiamato a confrontarsi con lo spazio, con le comunità che lo abitano, con i progetti già presenti e con quelli a venire. Una esperienza viva, in cui – c’è da dirlo – i primi ad arricchirsi culturalmente e umanamente siamo noi stessi.

Inclusione, parità di genere, accessibilità: parole spesso usate come slogan, ma che qui sembrano diventare pratiche reali. Può raccontarci in che modo FORI intende trasformarle in azioni quotidiane e strutturali?

La prima cosa che posso dire è che basta guardare il calendario degli eventi: è evidente la preponderanza di figure artistiche femminili rispetto a quelle maschili. E qui vale la pena chiarire: non ci siamo imposti di cercare donne o uomini in fase di programmazione, ciò che cercavamo erano i talenti pugliesi e possibili interlocutori fuori regione, per creare un circolo virtuoso di scambio e conoscenza artistica. Capita che, in questo momento storico, dalla Puglia emergano soprattutto figure femminili, che noi abbiamo accolto con entusiasmo.

Permettimi una considerazione personale. Ho 42 anni e da 15 sono tornato in Puglia per provare a radicare un’esperienza artistica nella quale riconoscermi e anche perdermi. Qualche anno fa – vado a memoria, ma anche a sentimento – la Puglia era abitata in modo più capillare e numeroso da giovani artisti e artiste che volevano scommettere sul proprio territorio. Una serie di politiche più coraggiose nei confronti dei giovani stimolò allora una sorta di “ri-migrazione”. Oggi questo fenomeno è molto più raro. A parte AMA – l’Accademia Mediterranea dell’Attore diretta da Franco Ungaro, partner decisivo del FORI Festival – credo che non ci siano progetti che stimolino davvero l’idea di poter tornare. Anzi, assistiamo sempre più spesso al contrario.

Con FORI Festival ci piacerebbe contribuire, se non proprio a invertire questo trend, almeno ad aprire un dibattito pubblico su come sia possibile farlo. Per questo riteniamo importante la presenza di A.R.TI. (l’Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione – Puglia), l’ente regionale che mette a terra politiche importanti, comprese quelle giovanili. In Puglia ci siamo impegnati tanto, ma è come se ci fossimo dimenticati dei giovani artisti.

Sul piano dell’accessibilità – un tema che ci sta a cuore da anni – basti pensare che Teatro Menzatì, l’associazione con cui portiamo avanti tutte le nostre progettualità, è socio fondatore di Europe Beyond Access Italia, la rete nazionale che sostiene la circuitazione di opere realizzate da artisti con diversa abilità. Negli anni, grazie a questa rete e ai tanti partner incontrati, abbiamo ospitato artisti come Stop the Gap, Aristide Rontini, Marta Bellu e Laura Lucioli.

Anche qui, come tutte le organizzazioni dell’ExFadda, ci sono temi a cui non potremo mai rinunciare e che ci caratterizzano in modo identitario. Per questo, in questa prima edizione del Festival, ospitiamo Pornodrama Trio di Camilla Guarino e Giuseppe Comuniello (prodotto da Versilia Danza e vincitore del bando ministeriale di sostegno alla produzione di artisti con diversa abilità, di cui siamo partner) e Shadows’ Ability di Silvio Gioia, con i partecipanti con diversa abilità dei suoi laboratori di teatro d’ombre.

In contesti come i nostri, dove cultura, innovazione sociale e protagonismo giovanile spesso si intrecciano, si parla molto di inclusione. Devo dire che non sono affezionato a questa parola, perché porta con sé un retaggio da cui vorrei allontanarmi. Preferisco parlare di Festival, cioè di una festa fatta da persone: poche o tante che siano, l’importante è che siano diverse. Sono legato all’idea dell’incrocio dei pubblici, del meticciato delle esperienze, delle comunità, dei gusti, delle provenienze culturali.

Quando, nel 2018, si pensava che potessi diventare direttore artistico, dissi: “No, non sarò il direttore artistico. Non voglio portare in una direzione progetti e persone. Voglio fare il ‘dispersore’ artistico”, cioè permettere, in qualche modo (forse un po’ punk), che ognuno percorra la propria strada. Ecco: FORI Festival è l’incrocio di più strade… dove si rischia di fare il botto!

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