AS-SAGGI DI DANZA #12 – Granhøj Dans

Cosa potrebbe succedere se ci venissero bloccate le emozioni? Se fossero raggelate nell’io più profondo e, dunque, il nostro corpo potesse esprimerle solo limitatamente? Quali dinamismi prenderebbero forma e quali “storie” la nostra anima riuscirebbe a raccontare?

Un coreografo danese di nome Palle Granhøj si è posto e continua a porsi costantemente questi interrogativi, sperimentando in sala prove e palcoscenico la sua obstruction technique, votata a convertire movimenti “ostruiti” – per l’appunto – in arcane e recondite emozioni. È col suo cognome che nel 1989 viene sigillata la nascita della sua compagnia di danza contemporanea, la Granhøj Dans, attraverso cui i frutti delle lunghe e complesse sessioni della suddetta tecnica performativa vengono magistralmente espletati e offerti al pubblico di estimatori.

Granhøj Dans indaga sulla profondità dell’essere umano, tralasciando le apparenze e scrutando l’interiorità al microscopio, quasi frugandovi all’interno alla ricerca di un segreto, di una verità adombrata, di un retaggio culturale e psicologico che desidereremmo non ci appartenesse più. La danza che ne consegue è crudamente sincera, palesemente provocatoria, impudentemente lasciva, manifesto di una realtà quotidiana che percorriamo parallelamente a quella che preferiamo mostrare agli altri, una realtà comunque esistente, assolutamente non ignorabile. Esempio lampante è il doppio spettacolo Double rite, composto da Rose: Rite of Spring e Rite of Spring: un duplice appuntamento performativo con la sfacciata manifestazione di quel “rito di passaggio” che caratterizza la vita di ognuno di noi, quando cioè dalla pubertà si raggiunge l’età adulta. Un passaggio tanto destabilizzante quanto sconvolgente, dove l’accumulo delle certezze ammassate dalla tenera fanciullezza si sgretola impetuosamente per fare posto alla schietta verità, quella degli Uomini ostentatori del proprio testosterone e quella delle Donne guerriere armate di dolore e di coraggio.

E come rendere scenicamente plausibile questo arzigogolato labirinto concettuale? Naturalmente con la nudità, nient’affatto erotica o seducente, bensì larvatica e vergognosa. Perché per quanti abiti il nostro corpo possa indossare, il nostro animo si sentirà sempre denudato, scoperto, prevedibile. Tradirà sempre la ragione con l’istinto, percepirà sempre il mondo con lo spavento di comprenderlo davvero. Quella della compagnia danese è una performatività che lascia il segno, marchiando a fuoco in noi il timore di vivere una vita che non ci appartiene al cento per cento. Sono le emozioni più oscure a significare le nostre vicissitudini: tentare di mascherarle è un passo in avanti verso l’oblio più sicuro.

Foto: Granhøj Dans _Rite of Spring – Extended © Fabián Andrés Cambero

DIETRO LE QUINTE #5 – Cosa prevede la nuova Legge sul Cinema

Il primo gennaio 2017 è entrata in vigore in Italia la nuova “Disciplina del cinema e dell’audiovisivo”, approvata lo scorso novembre con una certa soddisfazione da parte dei diretti interessati. Un testo unitario, infatti, mancava dal 1949 e il cinema italiano è da tempo in stato di crisi, pur avendo visto crescere gli incassi del 9% fra il 2015 e il 2016.

La legge è intervenuta su diversi aspetti. Innanzitutto ha istituito un fondo per lo sviluppo, gli investimenti e gli incentivi dal valore non inferire a 400 milioni di euro annui, ricavati dagli introiti fiscali (IRES e IVA) relativi alle attività produttive della filiera cinematografica, televisiva e digitale. Tale meccanismo di autofinanziamento accrescerà le risorse destinate al cinema del 60%, il che dovrebbe restituire ossigeno a una situazione ritenuta stagnante.

Rispetto all’organizzazione del settore, la legge verrà seguita dall’istituzione di un Consiglio superiore per il cinema e l’audiovisivo (in sostituzione della Sezione Cinema della Consulta per lo Spettacolo), composto da undici membri altamente qualificati con il compito di selezionare le richieste dei produttori e assegnare i relativi finanziamenti, con la compresenza di un sistema di incentivi automatici per le opere italiane.

Come ha spiegato il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, almeno il 18% del nuovo fondo sarà destinato a finanziare giovani autori, start-up e piccole sale, oltre che festival e rassegne di qualità e attività collegate alla Biennale di Venezia, all’Istituto Luce Cinecittà e al Centro sperimentale di cinematografia. Il 3% del fondo sarà invece destinato alla promozione del cinema nelle scuole. Un ulteriore investimento di 120 milioni di euro in 5 anni sarà invece utilizzato per incentivare la riapertura o la costruzione di sale cinematografiche e teatrali. Parallelamente, è reso è più semplice il riconoscimento della dichiarazione di interesse culturale per le sale cinematografiche, e dunque l’apposizione del vincolo di destinazione d’uso.

A cambiare, poi, è anche il sistema di classificazione dei film. Finora tale funzione è stata espletata da apposite commissioni ministeriali (la famosa “censura di Stato”), composte da magistrati, professori di diritto, di pedagogia e di psicologia e dai rappresentanti delle categorie dei registi, dei giornalisti cinematografici e dell’industria. Tali commissioni erano chiamate a visionare preventivamente i prodotti, ad assegnare l’eventuale nulla osta alla proiezione e a stabilire i limiti di età per i minori di 14 o di 18 anni (legge 21 aprile 1962 n. 161). D’ora in poi, invece, saranno gli stessi produttori a classificare i loro lavori, in un sistema di self-regulation che vedrà l’intervento statale solo in casi limite (la censura per le opere teatrali era stata già definitivamente abolita dal D.Lgs n. 3 del 1998).

Per chi attende, invece, una regolazione finalmente completa dello spettacolo dal vivo, la legge rimanda al progetto, attualmente in lavorazione, di un autonomo Codice dello Spettacolo. A detta del Senato, il testo dovrebbe essere completato e votato entro marzo, mentre l’Agis (Associazione generale italiana dello spettacolo), ha già presentato da mesi le sue proposte sul punto.

Di seguito riportiamo i link al testo completo della Legge sul Cinema (Legge 14 novembre 2016, n. 220) e alle proposte dell’Agis per il futuro Codice dello Spettacolo.

http://www.cinema.beniculturali.it/Notizie/4206/66/legge-14-novembre-2016-n-220-recante-%E2%80%9Cdisciplina-del-cinema-e-dell-audiovisivo%E2%80%9D/

http://www.agisweb.it/images/stories/download/CODICESPETTACOLOAMPIA.pdf

#5CuriositàSu: Rainer Werner Fassbinder

Rainer Werner Fassbinder (Bad Wörishofen, 31 maggio 1945 – Monaco di Baviera, 10 giugno 1982) è stato un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, attore, montatore, drammaturgo, regista teatrale e scrittore tedesco, uno dei maggiori esponenti del Nuovo cinema tedesco degli anni settanta-ottanta.  

1 – Leggendario per la capacità lavorativa e di valorizzare il gruppo dei suoi collaboratori artistici, ha lasciato un’opera che non ha quasi eguali. In soli diciassette anni ha scritto, realizzato e diretto più di cinquanta film, serie televisive e spettacoli teatrali con una poliedricità straordinaria. Hanno detto di lui: “Fassbinder aveva in cinque minuti più idee di quante tutta Hollywood ne avesse in due anni.”

2 – Fassbinder è stato spesso attore e/o protagonista dei suoi film ed è comparso in una ventina di film diretti da colleghi (tra cui Jean-Marie Straub, Volker Schlöndorff, Ulli Lommel, Douglas Sirk, Wolf Gremm ecc.). Per testimonianza unanime di tutti coloro che l’hanno conosciuto o vi hanno collaborato, Fassbinder era molto volubile, capace di estrema dolcezza e di estrema aggressività, e finiva con l’esasperare chi gli stava intorno, compagni per primi: scelti tra proletari di cultura inferiore alla sua, Fassbinder si compiaceva di comandarli e umiliarli pubblicamente.

3 – Nel 1971 il regista sposa l’attrice Ingrid Caven, ma la notte delle nozze si chiude nella camera matrimoniale con il compagno Gunther Kaufmann. Il divorzio, due anni dopo, non sorprende nessuno (anche se Fassbinder aveva già avuto un’altra relazione con una donna, Irm Hermann, e ne avrebbe avuta un’altra in seguito, con la montatrice Juliane Lorenz, con cui avrebbe meditato anche di avere un figlio).
Le relazioni omosessuali di Fassbinder, mai tenute segrete, non si sciolgono in modo altrettanto pacifico. Quella con Hedi ben Salem, assistente di produzione e poi protagonista di La paura mangia l’anima (1973), finisce ad esempio in tragedia quanto Salem, esasperato per le continue infedeltà di Fassbinder, dopo averlo minacciato più volte irrompe in un bar e accoltella tre persone, per poi fuggire in Marocco. Fassbinder lo andrà a visitare l’anno dopo con il pretesto di fargli interpretare una piccola parte in Il diritto del più forte (1974).
Quando rompe con Kurt Raab, scenografo, attore e suo collaboratore, questi assolda un piccolo criminale perché picchi a sangue il regista. Per fortuna di Fassbinder, il criminale preferisce poi avvisarlo anziché aggredirlo.

4 – A Rainer Werner Fassbinder si deve il salvataggio dell’Ultimo tango a Parigi di Bertolucci. Prima che venisse ritirato e distrutto dalla censura, il regista italiano fece dono al collega e amico tedesco di una delle copie originali in pellicola del film. Questo sottrasse la copia, oramai in Germania e in mani private, dalla distruzione, e rese possibile la successiva duplicazione e distribuzione di un film che, quasi certamente, sarebbe altrimenti andato perduto.


5 – Nel maggio 1982 partecipa come “intervistato” al documentario Chambre 666 diretto da Wim Wenders, una serie di illuminanti dichiarazioni di prestigiosi registi sul tema “Dove andrà a finire il cinema?”. Con Fassbinder, tra gli altri, anche Antonioni, Herzog, Godard e Spielberg. Sarà l’ultima testimonianza artistica di R.W. Fassbinder. Un mese dopo, il 10 giugno muore per overdose da cocaina esacerbata da sonniferi, nella sua casa di Monaco, a soli 37 anni.

Per un teatro clandestino – intervista a Salvatore Cantalupo

Dal 10 al 15 settembre presso il Camping Village Europa Unita (Vibonati – SA) si svolgerà il laboratorio teatrale Memini, dedicato agli scritti e alla metodologia di Antonio Neiwiller.

Antonio Neiwiller moriva a Roma il 9 novembre 1993, a soli quarantacinque anni. Del suo magistero creativo, sempre più scoperto e apprezzato durante gli ultimi venti anni, restano i suoi preziosi scritti, la memoria viva di quanti lo conobbero e lavorarono con lui. Neiwiller è stato un artista geniale, un poeta costruttore di visioni fuori dai canoni tradizionali. Ha realizzato una straordinaria e innovativa riflessione sul teatro e sull’arte in generale. Le sue idee, le sue denunce, i suoi racconti sulla fine di mondi colpiscono ancora per l’eccezionale attualità. Il laboratorio, organizzato in collaborazione con Logogramma, sarà condotto da SalvatoreCantalupo con l’assistenza di Amelia longobardi (attrice e regista), Ambra Marcozzi (danzatrice e coreografa) e Cristina Messere (attrice e responsabile organizzazione).

Abbiamo intervistato Salvatore Cantalupo:

Maestro lei ha iniziato il suo percorso artistico formandosi come attore alla scuola di Antonio Neiwiller. Quali sono i ricordi più intensi che ha di quel periodo e quali gli insegnamenti che hanno contraddistinto il suo futuro percorso in ambito teatrale?

Sempre allievo, mai maestro. Per me il maestro rimane sempre Antonio. Neiwiller per me ha rappresentato una sorta di finestra su un nuovo mondo.

Quando l’ho conosciuto suonavo la batteria in un gruppo punk e urlavo a squarciagola canzoni in una lingua sconosciuta. Lui una sera ha assistito ad una di queste esibizioni demenziali e il giorno dopo mi ha convocato nel suo studio a Palazzo Marigliano in via San Biagio dei librai.

Ricordo il mio stupore stando in quella stanza. C’era una scrivania in un angolo piena di carte, di disegni, di quaderni e la sua libreria arrivava al soffitto, i libri erano in ogni dove, mischiati a dischi per me sconosciuti. Mi sentivo come un bambino nella casa di uno scienziato o di un vecchio saggio, proprio come in una scena di film fantasy.

Fu allora che mi parlò del percorso di laboratorio che voleva intraprendere per l’allestimento del Titanic the end tratto da E. M. Enzensberger e della metodologia di lavoro che avrebbe utilizzato. E il risultato fu un percorso intensissimo che durò nove mesi.

Un’espressione che spesso usava Antonio è “ tutto ciò che teatro non è però lo alimenta” dà il senso del nostro stare insieme. Passavamo gran parte della giornata insieme anche al di fuori del luogo delle prove. Antonio ci leggeva delle poesie, ci mostrava dei quadri, delle foto, ci faceva ascoltare musica.  Cose che per me, giovane sprovveduto, erano delle vere scoperte. Ma non solo questo, insieme si mangiava e beveva ed insieme si guardava la partita del Napoli, di cui Antonio è sempre stato tifoso.  E, immancabilmente, tutto ciò tornava utile nel nostro lavoro quotidiano, nelle nostre improvvisazioni.

Sostanzialmente lui ci ha insegnato a trasportare il nostro vissuto, le nostre esperienze nelle costruzioni sceniche.

Cosa significa, cosa ha significato per lei fare teatro?

Conoscere, in primis me stesso, le mie difficoltà e lavorare su quelle. Ho imparato che c’è un forte legame tra la vita reale e la scena e viceversa . Antonio ci teneva che noi osservassimo ciò che ci accadeva attorno, nella nostra città. Ci spingeva ad essere uomini perché solo così saremmo diventati  attori .

Il laboratorio teatrale Memini è dedicato agli scritti e al genio artistico di Antonio Neiwiller. Quale sarà il percorso seguito durante il laboratorio e quale la metodologia adottata?

Il primo scopo del laboratorio è quello di creare un gruppo omogeneo e affiatato. Una vera e propria comunità all’interno della quale ciascun performer si possa sentire libero di esprimersi. Il fine è quello di sviluppare un lavoro sinergico attraverso il quale tutti i partecipanti siano artefici della costruzione e della messa in scena. In questa dimensione il performer impara a riconoscere le proprie potenzialità sopite così come le proprie debolezze e a capire come valorizzare le une e a superare le altre.

A chi è rivolto il laboratorio? Sono richieste specifiche attitudini o esperienze?

Il laboratorio è rivolto a quanti siano disponibili a mettersi in gioco, senza limiti d’età, e a comprendere che teatro è soprattutto arte del dono.

Come lettura preparatoria al laboratorio viene consigliato agli iscritti il libro “L’altro sguardo” di Antonio Grieco. Rappresenterà materiale di sperimentazione nell’arco del laboratorio?

La lettura del testo di Antonio Grieco, che è stato grande amico di Antonio e grande conoscitore della sua poetica, è consigliata perché egli ricostruisce il clima storico entro il quale operava Neiwiller, chiarisce i punti chiave della sua metodologia e riporta alcuni testi che ci consentono di seguire agevolmente le diverse fasi della ricerca teatrale e poetica di Neiwiller.

C’è un consiglio che sente di dedicare ai giovani attori all’inizio del loro percorso teatrale?

Non vi illudete, siate sempre voi stessi perché il cammino è lungo, irto e periglioso come la vita. Siate umili ma credete sempre in voi stessi. La pratica teatrale è un mezzo e serve a crescere in spiritualità.

Io sarò sempre un allievo, perché come diceva il maestro Eduardo de Filippo , “ gli esami non finiscono mai”.

Per tutte le informazioni relative al laboratorio e alle modalità di iscrizione >http://www.logogramma.com/memini-laboratorio-teatrale/

Evento Facebook > https://www.facebook.com/events/994927650606113/

In scena al Teatro La Comunità l’opera musicale “Torno alla Vita”

Una storia contemporanea, un mondo che si srotola tra le storie di una famiglia che fornisce spunto per una serie di riflessioni, ora più drammatiche, ora più ironiche, sul tema della vita,della morte, delle cure sperimentali, della volontà di rinascere, sulle scelte da fare e su quelle che invece non è stato possibile affrontare.
Sarà in scena al Teatro della Comunità dal 19 al 22 gennaio lo spettacolo  TORNO ALLA VITA, opera musicale di Toni Fornari e Dino Scuderi, la regia è di Francesco Sala. Protagonisti: Mariano Riccio, Francesco Sgro, Paolo Gatti, Massimo Cimaglia, Gabriella Borri, Valeria Girelli.
Note di Regia
Quando una esperienza come questa accade in famiglia, si è letteralmente sbalzati. Ci si può risvegliare ogni giorno e avere la sensazione di vivere una vita apparentemente non vissuta. Questo testo vuole comunicare un’esperienza. Con le disabilità è così. Nessuno pensa possa capitare proprio a noi, ma se capita, la vita cambia per sempre. Il malato vive in un suo tempo, in suo spazio. E chi gli sta intorno? La situazione è del tutto unica, la patologia sconosciuta, i rapporti famigliari sono intrecciati a filo doppio; un cedimento può svelare aspetti segreti del sé, nascosti, imprevedibili, inconfessabili. C’è un medico coraggioso, un farmaco che può dare speranza. La malattia allora è sormontabile, quasi più degli affetti. Il nostropaziente si risveglierà? Lui è una persona che come in teatro è specchio che riflette le altre figure. Le reazioni del malato, quelle dei familiari, il martirio scientifico di un medico di talento che prova a salvarlo. La famiglia generalmente intesa, in questo lavoro non suscita compassione. È in atto un processo di apprendimento sulla diversità e sull’essere genitori-figli-fratelli-compagni: ” lui comunica in un altro modo” dirà la madre del figlio che non si risveglia dal suo stato catatonico. Si può comunicare aldilà delle parole. Questo fa il teatro: accede in un mondo diverso, forse sconosciuto, impresentabile, impenetrabile; un non-mondo, come quello di certe disabilità gravi. E proprio per questo, forse più vero. Noi cerchiamo di entrarci con rispetto con gli strumenti dell’invenzione e della fantasia, anche con qualche alleggerimento e con la delicatezza che occorre in questi casi.
Francesco Sala
Abbiamo intervistato il regista Francesco Sala.
– Ciao Francesco, parlaci in breve del tuo percorso artistico. 
Mi sono diplomato presso l’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa) nel 1996 e poi ho cominciato subito a lavorare prima come attore, poi come assistente- aiuto regista e poi eccoci qua.
– L’opera musicale Torno alla Vita è la tua ultima regia. Puoi delineare i tratti della tua regia?

Si parte da un testo e dagli attori. Si comincia con delle prove a tavolino: letture, analisi del testo, rapporti, ritmo, approfondimento dei caratteri dei personaggi. Poi, si va in piedi, ed è la parte più divertente e misteriosa:le prove, il luogo del tentativo, dell’errore, dell’errare in senso di percorso, del ripensamento e dell’idea, con gli attori partiamo da una verità, da analogie tra il loro vissuto e quello fantastico dei personaggi. Spesso utilizzo delle musiche, li stano, non li faccio sentire troppo comodi. Ci divertiamo.
– In che maniera le partiture musicali di Dino Scuderi vengono introdotte all’interno del lavoro?
Le musiche sono un personaggio. Una tessitura che non è di commento.
– Parlaci dello stile del testo. Volendo, a quale autore passato possiamo avvicinarlo?
Se ci vogliamo per forza riferire a un classico della drammaturgia: Ibsen. Se fosse un film: una commedia di Age-Scarpelli diretta da Monicelli.
– Elementi scenografici essenziali, porte movibili, un pavimento a scacchi bianco e nero. I personaggi che ruolo hanno in questa dinamica teatrale? 
I personaggi credono di agire ma sono agiti. Immersi nel loro individualismo, non si ascoltano e si percepiscono veramente tra loro. Sono pedine del loro egoismo.
– Una giovane produzione, Alterego Teatro, ha dato il via a questo loro primo lavoro. Che consiglio vuoi dare a questo gruppo così intraprendente? 
Ad Alterego Teatro vorrei citare il poeta Francesco De Gregori:” un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia…” Fanno parte di una generazione che non c’è l’ha fatta a vedere i grandi maestri, ma loro hanno voglia di imparare, mettersi in proprio. Si fanno imprenditori. Allora, ci vogliono anni. Se sapranno inseguire sempre la qualità e non il facile consenso faranno centro.
INFO
Teatro La Comunità
Via Zanazzo, 1 P.zza Sonnino 00153 Roma
Orario spettacoli: ore 21.00 – Domenica ore 18.00
Prezzo biglietti: intero €15,00 – ridotto €12,00
Tessera associativa € 3,00
Info e prenotazioni:
tel 06/5817413 – +39 329/1677203

#AnticipAzione: Un gran be’ “L’imbroglietto” al Teatro Studio Uno

Torna in scena, al Teatro Studio Uno di Roma, dal 12 fino al 15 Gennaio, “L’imbroglietto”, corto teatrale che può annoverare già numerosi riconoscimenti e premi al livello nazionale. Vincitore della Biennale del Festival Potenza 2016 del Teatro Stabile di Potenza, di MArte Live Festival per la sezione teatro e del premio “Corto 5” assegnato dall’Associazione culturale Sblocco 5 di Bologna.

Dallo “spudorato omaggio” a Karl Valentin e Liesl Karlstadt, coppia di cabarettisti bavaresi e dal celebre spettacolo “La lettera” di Paolo Nani, prende le mosse “L’imbroglietto”, divertissement o delirio a due firmato e diretto da Niccolò Matcovich della Compagnia Habitas. In scena, nelle vesti sgargianti di due mimi parlanti, Livia Antonelli e Valerio Puppo sono intenti a escogitare un piano per entrare in teatro, disposti a mangiarlo pur di diventarne parte finché si trovano costretti a recitare in un simpatico gioco al massacro condotto da una sadica bigliettaia sotto mentite spoglie di un MacBook Pro.

La forte innovazione scenica sia sul piano linguistico, con l’utilizzo di un linguaggio coniato ad hoc di grande portata caricaturale, sia sul piano strettamente visivo, nello studio meticoloso della partitura fisica, lascia intravedere poco sotto l’epidermide comica della rappresentazione quelle venature satiriche di denuncia verso la situazione critica in cui molti addetti ai lavori versano. L’epilogo della parabola drammatica costituisce in sé quel grande paradosso che è l’emblema della condizione stessa di sfruttamento molto spesso imposta alle nuove generazioni teatrali. Un monito giocoso e al contempo un impulso viscerale a farsi resistenza.

di Niccolò Matcovich

con Livia Antonelli, Valerio Puppo, un MacBook Pro

produzione Compagnia Habitas

aiuto regia Chiara Aquaro

#AnticipAzione: “Gli Opinionisti” al Teatro Sala Uno dal 25 al 29 gennaio

Dal 25 al 29 gennaio Nogu Teatro presenta la nuova produzione “Gli Opinionisti” al TeatroSala Uno. Uno spettacolo né ovvio né scontato, un gioco apparentemente assurdo che in realtà viviseziona il nostro odierno modo di esistere, in perenne aanno d’immagine. Schiere di opinionisti compaiono continuamente nei piccoli schermi delle nostre case. Ecco. Nell’appartamento della Signora delle Pulizie, opinionista abilitata, ci viene presentato tutto il bestiario umano che aolla la nostra percezione mediatica.
 
Abbiamo intervistato il regista dello spettacolo Cristiano Vaccaro:
 
 Ciao Cristiano, qual è il tuo percorso formativo e artistico?
 
Inizio nel lontanissimo ’89 (e parliamo di un millennio fa), folgorato durante un laboratorio di clown. Decido all’istante che il teatro è la mia vita. Frequento una scuola professionale e inizio a insegnare. Divento autore, attore, regista. Sono passati più di trent’anni e, purtroppo, mi diverto ancora come il primo giorno. Un dramma. Sono un bambino entusiasta mai cresciuto.
 
 Quando nasce Nogu Teatro? Quali sono i connotati della vostra attività come orientate la ricerca artistica?
 
Nogu nasce nella stagione 2012-13. In quel periodo stavo uscendo da un’esperienza lavorativa non proprio soddisfacente. Volevo formare un gruppo di lavoro che proponesse un lavoro di qualità nel campo della ricerca. Il perno del nostro lavoro è l’allenamento del corpo d’attore in rapporto al testo scritto. Curiamo in particolar modo il passaggio dalla pagina alle partiture vocali e fisiche. Molto training, molta improvvisazione, molta tecnica vocale. Un lavoro massacrante che ci sta facendo crescere. Siamo circa in dieci, tutti appassionati e devoti alla nostra “missione” artistica.
 
 Dal 25 al 29 gennaio presenterete la nuova produzione “Gli Opinionisti” al Teatro Sala Uno. Iltesto focalizza l’attenzione sul contesto odierno dove le opinioni e i pareri che i mass-mediapropinano al popolo hanno lentamente corroso le coscienze e la capacità di valutazione dellarealtà. Come ti sei approcciato allo scritto e su cosa hai incentrato la struttura registica?
Il testo di Borghi è una follia. Mai letto niente di simile. Riesce a lavorare in un unico ambiente scenico (la casa in cui lavora la divulgatrice di opinioni) facendolo diventare contemporaneamente sia uno studio televisivo e sia il luogo in cui si radunano tutte le follie del mondo. I personaggi sono elastici, veloci, divertenti. Il testo si è trasformato in uno spartito musicale interpretato dai corpi ritmici degli attori. Settanta minuti di ritmo e gioco. Ci siamo divertiti anche se, dati i nostri tempi di produzione, le prove sono faticosissime.
 Dopo il debutto degli “Opinionisti” quali sono i prossimi appuntamenti e progetti in cantiere di Nogu Teatro?
 
Lavoriamo tanto. Un progetto speciale al teatro Argot, un altro progetto speciale al Teatro Trastevere, diverse matinée per le scuole, organizziamo a maggio il NOpS festival (Nuove Opportunità per la Scena) al Teatro di Documenti, io la settimana prossima ho tre repliche di un mio spettacolo, i ragazzi volano tra monologhi, fiction e film, stiamo mettendo in cantiere le produzioni per il prossimo anno, Insomma, come tutto quel che ci riguarda, un delirio. 

Contest: 6 biglietti per MA di A. Latella al Teatro India di Roma

Per iscriverti gratuitamente al Contest di Theatron 2.0 invia una mail entro il 15 Marzo 2017
info@theatronduepuntozero.it  indicando nome, cognome e residenza.
Il Teatro di Roma concede 6 biglietti ridotti a 2 euro per lo spettacolo MA di A. Latella al Teatro India di Roma.
I biglietti sono validi per il giorno: MARTEDÌ 21 MARZO 2017 ore 21.00
MA

drammaturgia Linda Dalisi
regia Antonio Latella

con Candida Nieri
scene Giuseppe Stellato
costumi Graziella Pepe
musiche Franco Visioli
luci Simone De Angelis
Produzione stabilemobile compagnia Antonio Latella
Coproduzione Festival delle Colline Torinesi
in collaborazione con Centrale Fies, NEST

 

Antonio Latella torna a occuparsi di Pier Paolo Pasolini e lo fa indirettamente, inscenando una sorta di processo-interrogatorio all’immaginata madre dell’artista che appare al pubblico seduta lateralmente, con i piedi incagliati in due gigantesche scarpe nere che ne fiaccano i movimenti e la rendono goffa e ingombrante. Il viso è rivolto a una grata di lampade sottratte a interni piccolo-borghesi che per l’occasione si fanno fari minacciosi da commissariato di polizia. Sola in scena, griderà tutto il suo dolore e le inadeguatezze di famiglia in un microfono, mettendo a nudo l’intimità di una morte violenta e “mica male insabbiata”. Lei, che donò l’uso della parola al figlio e che ora, a quarant’anni dalla sua morte per l’uso libero della parola stessa, vorrebbe disperatamente sottrarglielo. Lei, “madre sorda di un figlio lottatore”, diviene paradigma universale di tutte le madri costrette a seppellire i figli vittime della violenza del mondo (da Plaza de Mayo, alle vittime di mafia, a Federico Aldrovandi), metaforica Madonna come nel “Vangelo secondo Matteo” e Madre-Scrittura, “dove il pozzo inesauribile è il pensiero e l’arma nella battaglia della vita è la parola”.

La drammaturgia di Linda Dalisi è un intenso e duplice studio sulla Parola e sugli intrecci psicologici e affettivi tra la figura materna e il suo prodotto, un figlio che della parola ha fatto arma di difesa e di scandagliamento di verità in un mondo di ipocrisie. “Con Pasolini – spiega la Dalisi –  parto alla ricerca di una lingua, perciò dopo il suono labiale del “ma” la ricerca prosegue nella parola…che diventa Parola con la P maiuscola, quella in cui anche il segno grafico significa e dichiara che siamo in presenza di qualcosa di superiore, una forza generatrice, ovvero la Poesia. Madre Poesia. E da quella Parola arrivo all’immagine e poi al senso. Osservo a lungo e accuratamente le immagini che ritraggono la madre del Poeta e ne resto incantata. Quella Parola è scritta lì da qualche parte: in quegli occhi che hanno pianto o in quel sorriso che non ha mai smesso di accompagnare il figlio. Quella Madre che le parole le conservava in un cassetto, mentre il Figlio ne faceva arma di battaglia. Che madre può essere la madre di un Profeta?”

#SaveTheDate: Lunedì 6 marzo 2017, ore 19.00 Teatro India – Assenza, presenza, trasparenza

L’Associazione Tuttoteatro.com, in collaborazione con il Teatro di Roma, lunedì 6 marzo alle 19.00 al Teatro India, presenta Assenza, presenza, trasparenza, evento unico con elaborazioni sonore di Antonia Gozzi e Martux_M, e con Marcello Sambati autore dello spazio scenico, un’opera nata dalla chiamata di artisti per denunciare l’impossibilità di dare vita all’edizione 2016 del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti”.

Sono 30 i contributi vocali che gli artisti hanno deciso di donare a questo progetto: Athopos, Bartolini/Baronio, Fiora Blasi, Gigi Borruso, Carrozzerie Orfeo, Francesca Cola, Roberto Corradino, Antonello Cossia, Romina De Novellis, Alessandra Di Lernia, Daria Deflorian, Pietro Faiella, Mirko Feliziani, Frosini/Timpano, Salvo Lombardo, Lucilla Lupaioli, Adriano Mainolfi, Mario Mantilli, Rosario Mastrota, Pierpaolo Palladino, Marilù Prati, Gianluca Riggi, Maurizio Rippa, Roberto Rustioni, Federica Santoro, Giulio Stasi, Sabine Uitz, Teatro Dallarmadio, Elena Vanni e Teatro Forsennato, a cui si aggiungono registrazioni delle voci di Renato Nicolini e Dante Cappelletti.

L’opera, che prende il titolo dal convegno che concluse nel 2004 la prima edizione del Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti, nasce dalla convinzione di non poter accettare di sospendere l’attività e cancellare un prezioso osservatorio sulle arti sceniche (della giuria hanno fatto parte Aggeo Savioli, Renato Nicolini, Roberto Canziani, Gianfranco Capitta, Massimo Marino, Laura Novelli, Attilio Scarpellini, Mariateresa Surianello) che tanta visibilità ha dato a progetti di spettacolo di artisti e compagnie sparsi in tutta Italia. Negli ultimi due anni, il disinteresse, le alternanze politiche e i vuoti istituzionali, in particolare, romani ci hanno costretti a rimescolare i tempi di svolgimento e la consueta cadenza del Premio. «Vogliamo sganciarci da questa deriva – dichiara Surianello, ideatrice e direttrice del Concorso – e, insieme alle donne e agli uomini che dell’arte scenica hanno fatto una pratica quotidiana, incidere nel presente col segno del nostro operare». Abbiamo chiesto in questo atto di resistenza e non pentimento (“Non ho mai voglia di pentirmi” si è chiamata la campagna di crowdfunding lanciata sul sito Tuttoteatro.com) due differenti elaborazioni sonore di musicisti raffinati come Antonia Gozzi, compositrice, pianista, performer che ha composto ed eseguito pezzi per il teatro approfondendo il rapporto parola-suono (D. Dimitriadis, L. Gozzi, O. Py, J. Pommerat, A. Demattè, ecc.), lavorando con compagnie teatrali e produzioni in Italia e all’estero (T.N.E., Arena del Sole, Théâtre de l’Odéon, Scène National D’Orleans, Compagnie des Orties, ecc.), e Martux_M (Maurizio Martusciello) compositore, produttore, sound designer e percussionista italiano che lavora con i più grandi musicisti in tutto il mondo. Sua la composizione delle musiche della performance XXYY & Martha@20 che viene presentata in questi giorni al New York Live Arts da Richard Move, in omaggio a Martha Graham. Ha collaborato con Giorgio Battistelli, Arto Lindsay, Danilo Rea, Markus Stockhausen e moltissimi altri. E’ stato direttore artistico per tre anni di Sensoralia, rassegna di arte elettronica audiovisiva del Romaeuropa Festival, e ha partecipato alla Biennale Musica di Venezia con il progetto X-Scape.

Firma lo spazio scenico di questo Assenza, presenza, trasparenza, offrendo al pubblico una rara occasione di partecipazione e responsabilità, il maestro della scena da oltre 40 anni Marcello Sambati, artista eclettico e sensibilissimo poeta, regista, coreografo, animatore di laboratori e fondatore di teatri. A Roma, dagli anni 70, ha presentato più di 30 spettacoli con una coerenza artistica e poetica invariata dalle prime installazioni fino alla Trilogia delle Tenebre e al Natura Requiem, da Dark Camera al Campo Barbarico, dal Teatro Furio Camillo a Tuscania, fino agli odierni laboratori e alla Scuola Oscena di Catania.

Qui propone un’installazione che celebra il teatro e la sua caducità. Tutti sono invitati a coltivare il fiore del teatro, in un giardino aperto e senza recinzioni.

Non c’è spazio per il pentimento in questo incontro che vuole solo far brillare e celebrare il teatro e l’ostinata presenza dell’agire artistico.

#AccaddeOggi: Oliver Hardy – 18 Gennaio 1892

125 anni fa nasceva Oliver Hardy, l’Ollio di uno dei più famosi duo comici della storia del cinema, composto da Stan Laurel, Stanlio e Oliver Hardy. Ollio, è stato l’elemento principale della coppia. Con il suo carattere apparentemente burbero cerca di affermare la sua supremazia sul compagno Stanlio che alla fine risulta essere il più furbo.
Nel 1921, Stan Laurel e Oliver Hardy si incontrarono per la prima volta sul set di Cane fortunato. All’epoca i due attori si conoscevano appena, tuttavia questo corto è considerato l’inizio del sodalizio della coppia. La coppia di comici ha interpretato 106 film.