Mine-Haha: una moneta vivente

Mar 12, 2026

Articolo a cura di Nicolas Toselli

Fino a domenica 1 marzo al Teatro Astra di Torino è andato in scena Mine-Haha ovvero dell’educazione fisica delle fanciulle – un progetto di Marco Corsucci e Matilde Bernardi a partire dall’omonimo romanzo di Frank Wedekind.

Il pubblico fa il suo ingresso nella Sala Prove del Teatro Astra e si accomoda lungo la fila di sedie disposta di fronte alla sottile pedana bianca dove troviamo l’attrice in attesa. Indossa un vestitino bianco, calze bianche fino al ginocchio, scarpe di cuoio nero. Sopra di lei, un plafone rettangolare, speculare alla pedana, illumina al neon perpendicolarmente la scena. Poi, una voce artificiale, come una forza esterna solo apparentemente discreta, elenca i comportamenti che l’attrice esibirà con piccoli gesti o ampi movimenti, sempre muta. L’esposizione luminosa, e la candida superficie che mai verrà oltrepassata, ci fanno pensare a un prezioso oggetto in vetrina; escluso dalla comunità che sono gli spettatori, ma che, siccome esibito, determina la loro unione.

In tre quadri scenici, e nello scorrere di porzioni testuali del romanzo sugli schermi posti al margine destro e sinistro del dispositivo teatrale, si dipana la storia inventata di Helene Engel: «ottantaquattrenne precipitata dal quarto piano giù nel cortile», che, dopo avere messo per iscritto le proprie memorie, le ha offerte in lettura all’autore Wedekind, il quale decide a sua volta di darle alle stampe. Ma potrebbe essere anche la storia recente di Virginia Giuffre, quarantunenne morta suicida dopo avere trascritto in Nobody’s girl la propria esperienza di vittima di tratta ad opera di Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell. La rete di potere costruita alacremente dall’imprenditore statunitense – fitto intreccio di denaro e corpi, ricatti e accordi – è forse il più eclatante caso di cronaca riguardante il fenomeno di fronte al quale ci mette lo spettacolo Mine-Haha, con la regia di Corsucci e la presenza scenica di Bernardi.

Il fenomeno in questione ci appare in tutta la sua evidenza quando nel secondo quadro, intitolato Teatro, circonfuso da sonore vibrazioni, ci appare un anonimo corpo nudo, illuminato orizzontalmente da fasci luminosi, che, imprimendo sulla pelle nuda riflessi dorati, fanno apparire quel corpo alla stregua di una moneta – La moneta vivente di Pierre Klossowski. Uno dei temi centrali dello spettacolo è l’attribuzione di valore di scambio ai corpi, inscritta alla radice di ogni esperienza societaria. Se nella fase propedeutica della coniazione, ossia durante l’educazione fisica delle fanciulle nel recinto del Parco, l’identificazione tra corpo e valore di scambio appare come una condizione di felicità, la violenza si presenta una volta uscite dall’istituto, quando, come denaro contante, di scambio in scambio, questo corpo immacolato si macchia delle violenze quotidiane.

È a questo punto che Matilde Bernardi si fa carico personalmente dell’esperienza con un gesto di autodeterminazione fino a prima solo sussurrato, quando, ormai in abiti “civili”, riconosce in sé stessa il destino della protagonista Helene Engel alias Hidalla. È stata, infatti, Matilde ad avere rinvenuto in un banchetto di libri usati il volume di Wedekind, e per le prossime sere lo presenterà in scena, conscia al fondo che quella storia appartenga a ogni fanciulla.

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