L’utopia ingiusta di Omelas. In scena Davide Sacco ed Eva Robin’s

Ott 8, 2025

Uno spettacolo dedicato alla tragedia palestinese e al tema del capro espiatorio che l’Occidente vede, esprimendo sconcerto e indignazione, ma poi si gira dall’altra parte. Davide Sacco, regista e musicista di ErosAntEros, in occasione del 15° di fondazione della compagnia teatrale fondata insieme ad Agata Tomsiç, porta in scena al Teatro Rasi di Ravenna il racconto breve  Quelli che si allontanano da Omelas di  Ursula K. Le Guin del 1973.

Una manciata di pagine in cui si condensa l’utopia ambigua realizzata in questa città dai tratti indefiniti, dove tutti sono felici e in pace.  A raccontarla, in scena, una figura altrettanto ambigua, a metà tra messaggero spaziale e sacerdotessa funebre a cui dà voce, con ironia graffiante, l’attrice e performer Eva Robin’s.

Accanto a lei la band dark wave di Davide Sacco alla voce, Giuseppe Lo Bue alla chitarra ed elettronica, Gianluca Lo Presti al basso ed elettronica, con brani musicali che rimandano alle sonorità cupe dei Joy Division di Ian Curtis.

Il nome della band, La mano sinistra, fondata nel 2025, è a sua volta un omaggio a Le Guin e al suo romanzo La mano sinistra del buio del 1969, dove l’autrice affronta, attraverso il genere della fantascienza, il tema del dialogo tra popoli e culture diverse e l’annullamento delle categorie di genere.

Finché la pace dei tanti si fonda sul sacrificio anche di un solo essere, ci dice Le Guin, la società non è mai né giusta né felice. Eva Robin’s avverte fin dall’inizio il pubblico quando presenta Omelas: i suoi abitanti non sono stupidi né meno complessi di noi e quando alla fine scopriamo che in un seminterrato, è nascosto un bambino abbandonato, deformato dalla denutrizione e coperto di escrementi, sacrificato con tacito assenso in nome della felicità collettiva, allora, ci dice Robin’s “riconosciamo gli abitanti di Omelas un po’ più simili a noi”.

Nel finale dello spettacolo, in cui scopriamo che alcuni abitanti decidono di lasciare Omelas, il rimando ad un’altra opera di fantascienza di Le Guin del 1974, I reietti dell’altro pianeta, un altro mondo utopico, ma questa volta senza compromessi, fondato su principi di solidarietà e collaborazione da una comunità anarchica ispiratasi proprio ad “una di coloro che si era allontanata da Omelas”, come ha poi raccontato la stessa autrice nell’introduzione ad un altro suo racconto dal titolo La vigilia della rivoluzione.

In occasione dello spettacolo abbiamo incontrato e intervistato Davide Sacco.

Come si è sviluppato il progetto di portare in scena l’opera di Ursula K. Le Guin e quali sono state le fasi principali della sua realizzazione?

D.S.: “Ho deciso di portare in scena il racconto breve Quelli che si allontanano da Omelas di Ursula K. Le Guin circa un anno e mezzo fa e volevo fortemente, in quel momento, parlare della situazione in Palestina, stavo leggendo autrici palestinesi, ad esempio Suad Amirì. Poi una persona a me cara mi ha fatto conoscere questo testo di Le Guin e sono rimasto folgorato. Ho riletto I reietti dell’altro pianeta e La mano sinistra delle tenebre poi modificato in La mano sinistra del buio, opere sulle quali in futuro mi piacerebbe lavorare con altre produzioni.

Amo molto questa autrice, peraltro vincitrice di numerosi premi e morta nel 2018, il suo pensiero anarchico e femminista, che ha affrontato tematiche sociali fondamentali attraverso l’espediente della fantascienza ed ha costruito mondi utopici e al tempo stesso distopici o, come avrebbe detto lei, delle utopie ambigue, che credo possano risultare potenti strumenti di allenamento per le nostre immaginazioni.

Il racconto Quelli che si allontanano da Omelas mette al centro il tema del capro espiatorio. In questa città, tutti gli abitanti sono felicissimi, ma la loro gioia è fondata su una singola ingiustizia terrificante. Tutti lo sanno ma nessuno fa nulla per cambiare la situazione perché la loro condizione crollerebbe. Le Guin tuttavia dà una piccola luce dicendo che di tanto in tanto, qualcuno decide di abbandonare la città.

Questo racconto mi ha fatto pensare alla condizione palestinese a cui volevo dedicare il mio spettacolo. Da lì ho sviluppato il progetto e ho pensato di chiedere ad Eva Robin’s di raccontare questa città. Ed è stato un bellissimo incontro, sia dal punto di vista professionale che umano. Ho voluto fortemente lei come protagonista sia perché mi piace molto come performer sia per il suo portato biografico rispetto al mondo creato e narrato da Ursula K. Le Guin: non a caso la band ha preso il nome del romanzo La mano sinistra.

Come hai lavorato per adattare il testo della Le Guin in scena e come  sul piano musicale e scenico per un’opera breve ma complessa?

D.S: Ho adattato il testo di Le Guin per il teatro con la consulenza letteraria di Sara Tamisari, facendo in realtà un’operazione semplicissima: non ho cambiato quasi nulla, a parte piccoli tagli, e ho diviso il testo in sette parti, sette capitoli. Contemporaneamente ho deciso di dar vita a una band, in cui io canto, dal nome La mano sinistra, insieme a Gianluca Lo Presti e Giuseppe Lo Bue, con i quali abbiamo scritto sette brani ispirati al racconto. Durante la narrazione dei capitoli si alternano parti in cui c’è una sonorizzazione live mentre Eva racconta e parti che sono vere e proprie canzoni. Tant’è vero che abbiamo registrato un disco che prossimamente uscirà, in modo che anche la band possa avere una vita propria.
Nello spettacolo c’è anche un elemento video in cui ho voluto inserire immagini di realtà di ciò che sta accadendo oggi, riguardo il genocidio terrificante che è in atto in Palestina.

Questo lavoro, vorrei aggiungere, è una coproduzione con Teatri di Vita di Bologna. Nella prima fase abbiamo lavorato nello studio di Gianluca Lo Presti e poi, nella parte finale, nella sede di Teatri di Vita. Dopo un’anteprima il 6 di settembre al Civita Festival nel  Chiostro di San Francesco a Civita Castellana in provincia di Viterbo e il 20 settembre ad Armonie d’Arte Festival a Soverato, vicino Catanzaro, abbiamo portato lo spettacolo a Ravenna  il 27 settembre nella due giorni di ErosAnteros. Saremo in scena  a Teatri di Vita dal 16 al 19 ottobre per poi proseguire in tournée.

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