Libia, debutta il nuovo spettacolo di ErosAntEros

Ott 13, 2022

Un reportage sulla rotta delle migrazioni che passa per la Libia, curato dalla giornalista Francesca Mannocchi e trasformato in una graphic novel dal fumettista Gianluca Costantini pubblicata da Mondadori e ora tradotta in un’opera teatrale multidisciplinare dalla compagnia ErosAntEros

Il debutto venerdì 14 ottobre al Teatro Goldoni di Bagnacavallo in provincia di Ravenna, nell’ambito del Festival Strati della Cultura/Arci che è anche sostenitore dello spettacolo.

In scena, quindi, i disegni animati di Costantini, mentre ai testi della Mannocchi, adattati drammaturgicamente da Agata Tomšič, daranno voce la Tomšič stessa insieme a Younes El Bouzari, artista marocchino vincitore del premio scenario per Ustica nel 2017. Le musiche, invece, sono firmate Bruno Dorella, poliedrico autore musicale per il teatro, la danza e il cinema oltre che produttore discografico.

In occasione della presentazione, abbiamo incontrato Davide Sacco e Agata Tomšič, fondatori della compagnia, che hanno rilasciato questa breve intervista.

Libia è uno spettacolo multidisciplinare che unisce inchiesta giornalistica, graphic novel, teatro e musica. Quali sono state le difficoltà maggiori e quali invece gli aspetti più stimolanti?

Il teatro di ErosAntEros si confronta da sempre con la realtà e i temi urgenti del presente, per cui avvicinarci a un argomento come la Libia degli ultimi dieci anni, la rotta del Mediterraneo e le loro relazioni con l’Europa è stato per noi naturale. 

Di diverso rispetto ai nostri precedenti lavori, c’è il fatto di essere partiti da un’opera preesistente, un libro, o meglio, in questo caso, un fumetto d’inchiesta di Francesca Mannocchi e Gianluca Costantini, per il quale i due autori hanno svolto prima che noi venissimo a contatto con la loro opera quel lavoro di indagine e ricerca che solitamente  ci compete e precede la creazione dei nostri spettacoli. Il nostro lavoro di artisti della scena si è quindi limitato a trasporre nel nostro linguaggio performativo il libro che avevamo di fronte, lavorando quasi per sottrazione cercando di dare spazio alle parole e immagini che così fortemente ci avevano colpito sulla carta. 

Un terzo elemento fondamentale che si è aggiunto sulla scena di questo nostro lavoro è stato il lavoro di composizione  ed esecuzione dal vivo delle musiche che abbiamo affidato a Bruno Dorella, autore per questo nostro Libia di una partitura musicale originale potentissima, che trascina lo spettatore all’interno del racconto, in un continuo dialogo con le voci dei due performer.

Che cosa vi ha colpito di più del reportage-graphic novel?

Abbiamo letto il libro di Mannocchi-Costantini non appena è uscito e subito siamo rimasti colpiti dalla capacità che aveva di far luce su argomenti molto complessi, in maniera estremamente semplice e vicina ai vissuti personali, spesso tragici, che raccontava, smascherando luoghi comuni e strumentalizzazioni mediatiche. E subito abbiamo sentito il desiderio di condividere a nostra volta questi contenuti con le persone, attraverso il nostro linguaggio teatrale. E abbiamo quindi chiamato Gianluca Costantini, con cui da anni collaboriamo su vari progetti (Polis, Sconcerto per i diritti, Allarmi!), per proporgli la nostra idea.

Il vostro teatro ha trattato il tema delle migrazioni e dei diritti negati anche in altri spettacoli (Confini, Sconcerto per i diritti). Rispetto ai lavori precedenti, Libia che cosa rappresenta per voi in questo momento storico e quale messaggio vuole lanciare?

Quando abbiamo letto Libia, verso la fine del 2019, stavamo lavorando a Confini e il tema che in quel momento più sentivamo urgente era quello dei confini dell’Europa, delle rotte migratorie che le persone intraprendevano rischiando la vita per cercare di garantirsi un futuro migliore e della terribile risposta che noi europei davamo loro.

Una questione assolutamente attuale anche oggi, tanto più con l’aggravarsi della crisi ambientale e la recente crisi energetica. Ma a distanza di un anno dalle ultime prove, il messaggio più importante che vi leggiamo oggi è che le guerre, a guardarle da vicino, portano tutte lo stesso stemma: il denaro – in Nord-Africa, come in Medio-Oriente o in Ucraina. Avere questo bene in mente ogni volta che siamo di fronte a un conflitto, può certamente aiutarci a leggere in maniera critica e più consapevole anche il nostro presente.

Dopo Bagnacavallo, Libia proseguirà in tournée martedì 18 ottobre alle 20.30 al Teatro Stabile di Potenza, al Città delle 100 Scale Festival e al Teatro Miela Bonaventura di Trieste, giovedì 20 ottobre alle 19.30, all’interno del Festival Spaesati.
In questa terza tappa, dopo lo spettacolo sarà possibile partecipare al dibattito che si terrà in occasione del IV incontro nazionale – Unità di contatto e di strada italiane a cura di Progetto Anti-Tratta Trieste (CDCP), Numero Verde Antitratta, in collaborazione con Ics Ufficio Rifugiati Onlus.
Libia, nel 2021, è risultato progetto vincitore del bando di residenze del Progetto Cura, promosso dal Centro di Residenza della Toscana (Armunia-CapoTrave/Kilowatt), nel Comune di Castiglion Fiorentino (Arezzo).

 Di seguito la clip dello spettacolo

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