Le residenze artistiche di Re.Te. Ospitale: la Basilicata che accoglie

Set 2, 2021

Le iniziative culturali fiorite dal basso, per una volontà di aggregazione, riqualificazione, circuitazione artistica e intensificazione relazionale, hanno la caratteristica di creare un legame profondo tra le persone, i luoghi e l’arte.
L’intervento di Compagnia Teatrale Petra a Satriano di Lucania, e rivolto all’intero panorama culturale nazionale, è esempio di un riuscito progetto di bonifica, nato per rispondere all’esigenza di un territorio avente lo scopo di proporsi quale avamposto di accoglienza e sperimentazione.
Una possibilità concreta di invertire la rotta dello spopolamento in Basilicata, regione soggetta al fenomeno della migrazione giovanile. 

Nei suoi 10 anni anni di attività, diverse sono state le azioni artistiche condotte da Compagnia Teatrale Petra sul piano produttivo, laboratoriale e residenziale. Potendo contare sulla capacità di Satriano di Lucania di offrire le condizioni ideali per l’avanzamento processuale dei progetti artistici e sull’ospitalità di chi lo abita, Petra ha riaperto le porte del Teatro Anzani, divenuto la casa di Re.Te. Ospitale.

Giunta alla sua quarta edizione, la residenza artistica Re.Te. Ospitale intende sostenere una creatività innovativa, ad alto valore territoriale, che sia in grado di coinvolgere attivamente la comunità locale. La selezione delle compagnie ospitate in residenza è attuata mediante il sostegno della Giuria di comunità, composta da spettatori e spettatrici di Satriano di Lucania che condividono la curiosità e l’interesse per la pratica teatrale.

Ne parliamo con Antonella Iallorenzi, fondatrice e direttrice artistica di Compagnia Teatrale Petra insieme ad Angelo Francesco Piccinni, e con Marco Intraia di Teatro Popolare Poetico a proposito di R.I.P. IT o della Nera Signora, spettacolo selezionato per la IV edizione di Re. Te. Ospitale.

Con un’attività decennale alle spalle, Compagnia Petra porta avanti diverse azioni artistiche, coinvolgendo persone di varie fasce d’età e attivando delle importanti relazioni a livello territoriale. Da cosa si origina la necessità di stabilire un dialogo con i luoghi e le comunità che li abitano?

Antonella Iallorenzi: Da quando abbiamo fondato la compagnia e siamo ritornati a Satriano di Lucania, per noi è stato naturale relazionarci con le persone con le quali avremmo voluto condividere pezzi del nostro percorso. Portare avanti delle produzioni, ospitare compagnie, organizzare rassegne, crea inevitabilmente un rapporto con il territorio. Quando abbiamo deciso di vivere in questo paese di 2400 abitanti, il nostro sguardo non si è limitato ai soli confini di Satriano ma ha inglobato i paesi limitrofi che vivono in maniera naturale gli eventi dei comuni circostanti.

Nel momento in cui abbiamo scelto di vivere questo luogo, è stato consequenziale pensare che le nostre attività potessero essere utili alla crescita culturale della realtà che ci circonda. Abbiamo dunque attuato una serie di azioni che potessero coinvolgere la comunità, distinguendole in base alle fasce d’età. 

In questo contesto di valorizzazione del territorio si inserisce Re.Te.Ospitale, il progetto di residenze artistiche che si svolge nel comune di Satriano di Lucania. Come nasce questo progetto e con quali obiettivi?

A.I: La compagnia è stata fondata nel 2011 ma allora vivevamo tra il Salento e la Basilicata. Nel nostro periodo fuori dalla Basilicata, abbiamo stretto relazioni e collaborazioni con molti colleghi in tutta Italia che sostenevano il nostro progetto. Quando raccontavamo di voler far rivivere il Teatro Anzani di Satriano di Lucania, che è stato uno spazio molto importante anche per il circondario, molti colleghi ci chiedevano di usufruirne per alcune delle loro attività. Man mano le richieste sono aumentate, quindi abbiamo pensato di strutturare un progetto che avesse una cornice ben definita, cercando di capire come coinvolgere le persone che vivono in questo territorio. Ciò significava mettere a disposizione di artisti di rilievo nazionale un tempo dilatato, riservato, di ricerca che Satriano è in grado di offrire essendo un paese piccolo, una sorta di culla. 

Una caratteristica del popolo lucano è di essere molto ospitale, aggettivo che ha dato il nome a Re.te. Ospitale, facendo di questi due elementi di origine – il Teatro Anzani messo a disposizione dall’amministrazione comunale e l’ospitalità – i due pilastri su cui costruire il progetto.

Volendo aprire questa progettualità e non finire per realizzarla solo in seno alla nostra compagnia, l’idea, ispirata e condivisa anche con Kilowatt Festival, Luca Ricci e Lucia Franchi, è stata quella di affidare la scelta delle compagnie da ospitare in residenza con un gruppo che abbiamo chiamato “Giuria di comunità”. Vi è quindi una call destinata a compagnie teatrali nazionali che abbiano un’idea progettuale in itinere e una call rivolta a coloro che intendono entrare a far parte della Giuria di comunità. 

Negli anni, l’interesse, la partecipazione e la preparazione di questo gruppo sono andati crescendo. La Giuria di comunità non ha competenze di origine teatrale, essendo costituita non da addetti ai lavori ma da persone che si uniscono per condividere momenti di ascolto e riflessione intorno ai progetti spettacolari che ci vengono presentati. In tal modo, la Giuria approfondisce il processo di creazione di uno spettacolo e si predispone all’accoglienza della compagnia ospitata in residenza a Satriano. Noi creiamo le condizioni perché si generi l’interazione, come nel caso dell’aperitivo di comunità “A chi appartien’?”, ma gli incontri più interessanti sono quelli che si creano spontaneamente tra i cittadini del paese e gli artisti che lo vivono. 

In merito alla presenza della Giuria di comunità, cosa può aggiungere lo sguardo di non addetti ai lavori al vostro progetto e a quello degli artisti?

A.I: Sicuramente lo sguardo di un esperto è stratificato poiché deve passare attraverso una serie di filtri accumulatisi negli anni. Non esiste uno spettatore competente: nel nostro pubblico la sensazione di non comprendere è stata superata attraverso la partecipazione ai processi di produzione. In questo modo abbiamo sdoganato l’idea che qualsiasi sguardo è utile perché puro, empatico. Ogni elemento e feedback apportato alla compagnia può servire alla creazione, soprattutto nel delicato momento del work in progress. 

Quest’anno, così come negli anni precedenti, laddove la compagnia ci ha chiesto una partecipazione anche laboratoriale durante la creazione, ci siamo accorti che l’interazione dei partecipanti ha determinato in maniera decisiva l’evoluzione del lavoro. Ad esempio, in The Global City di Instabili Vaganti, la prima compagnia di Re.Te. Ospitale, dopo New Dehli o Città del Messico, viene nominato anche Satriano di Lucania con la tradizione dell’uomo albero, tipica del nostro paese.

Cura e comunità sono le due parole chiave di Re.Te.Ospitale. La cura è quella dedicata alla crescita dei progetti spettacolari delle realtà ospitate, le comunità sono quelle in cui gli artisti e le artiste ospiti si insediano, rendendole parte dei processi produttivi. Che valore assume tale processo di accompagnamento in una regione come la Basilicata, che offre ancora poche possibilità di crescita artistica e culturale?

A.I: Sono anni che abbiamo attuato questo progetto a Satriano di Lucania e ci siamo resi conto della bontà dell’impatto su tutto il territorio. Durante la prima edizione di Re.Te. Ospitale, un ragazzo del posto chiese a Instabili Vaganti perché avessero scelto di venire proprio a Satriano considerando che Bologna è la città d’origine della compagnia. Il fatto che questo ragazzo abbia capito che il suo paese non è solo il luogo da cui scappare non appena si palesa l’opportunità, ma è anche un posto dall’enorme valore per chi viene da città verso cui le persone del suo territorio emigrano, crea una rottura nella percezione delle nuove generazioni e una diversità di prospettive. 

Che ciò accada in una regione ad altissimo spopolamento come la Basilicata è segno della validità di un progetto di visione che stiamo cercando di diffondere il più possibile. Abbiamo già dei partenariati firmati per la fondazione di una Re.Te. Ospitale diffusa in collaborazione con altri comuni. Vi è dunque dal basso la volontà da parte delle amministrazioni e delle comunità locali di abbracciare questo processo virtuoso. 

Esiste l’art. 43 – “Residenze” del D.M. 27 luglio 2017 del FUS che finanzia in ogni regione i progetti di residenze artistiche, la Regione Basilicata firmò nel 2018 l’accordo di programma ma poi non l’ha mai reso attuativo.

Re.Te. Ospitale è stato finanziato prima da risorse interne, poi nel 2018 (progetto attuato nel 2020) abbiamo vinto un bando partecipatissimo, Per Chi Crea della SIAE, e siamo stati felici di dimostrare che l’idea progettuale fosse valida. Quest’anno per la prima volta il Comune di Satriano ha finanziato il progetto 2021. L’obiettivo per il 2022 è di concretizzare il progetto diffuso e attuarlo nel diversi comuni che si sono dimostrati disponibili. Speriamo di farlo con un finanziamento dedicato alle residenze che confermi la validità di un progetto che abbiamo dimostrato più volte perfetto per i piccoli borghi della Regione Basilicata.

R.I.P. IT o della Nera Signora è lo spettacolo selezionato e ospitato da Re.Te. Ospitale, che riflette sul tema della morte e dell’elaborazione del lutto attraverso la commistione di diverse tecniche e diversi generi teatrali. Ti andrebbe di raccontarmi come è nato questo lavoro?

Marco Intraia – Teatro Popolare Poetico: R.I.P. IT o della Nera Signora è nato dopo il primo confinamento, da un’idea di Alessia Candido ed Esther Grigoli che avevano avviato questa idea progettuale all’interno del corso di formazione per operatori di Teatro di Figura Animateria. Dopo esserci incontrati, ho proposto loro di occuparmi della drammaturgia e abbiamo iniziato la collaborazione. Ci siamo successivamente formalizzati nel collettivo Teatro Popolare Poetico, presentando i primi venti minuti di R.I.P IT. Alessia ed Esther hanno iniziato a lavorare sulla tematica della morte e dell’elaborazione del lutto a partire dalla fiaba popolare britannica Jack and the death, in cui vi è un bambino che incontra la Signora Nera, la morte, e la rinchiude in una bottiglia per salvare sua madre. Succedono anche delle cose buffe in conseguenza di questa assenza di morte. 

Questa fiaba è rimasta come terreno drammaturgico di partenza, dopodiché abbiamo lavorato sulla storia di due sorelle pre-adolescenti. Nel corso di quest’anno abbiamo portato avanti il lavoro fino a quando siamo giunti a Satriano di Lucania, dove abbiamo avuto modo di rivisitare la nostra ricerca. Permane la tematica della morte anche se abbiamo condotto queste sorelle in una situazione emergenziale, vicina a quella pandemica, per cui le adolescenti vengono confinate in uno spazio chiuso che non consente loro di progredire nella scolarizzazione. Molti di questi stimoli sono arrivati proprio dai workshop che abbiamo tenuto con i ragazzi e le ragazze di Satriano.

Teatro Popolare Poetico attraverso il suo intervento artistico, conduce un’indagine su comunità e individuo, calandosi perfettamente nel solco della progettualità sviluppata dalla Compagnia Teatrale Petra sul territorio di Satriano di Lucania. Qual è stata la vostra esperienza di residenza presso Re.Te. Ospitale, da un punto di vista produttivo, quindi di sviluppo del progetto, e di interazione con la comunità locale?

M.I: Re.Te. Ospitale è stata un’esperienza fantastica, ci siamo sentiti accolti e abbiamo trovato grande disponibilità da parte di tutte le persone che abbiamo incontrato. Una situazione del genere è davvero rara. I ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al laboratorio hanno lavorato con noi ad alcune pratiche teatrali su cui basiamo il nostro lavoro: l’aspetto sensoriale, il teatro d’attore, le ombre. Teatro Popolare Poetico si posiziona proprio a metà tra queste tecniche, a cui cerchiamo di dare una coerenza, di creare un fil rouge sensato. Siamo poi passati a una condivisione più intima, ci siamo parlati cuore a cuore. Gli adolescenti, dopo questo anno e mezzo, necessitano di particolare ascolto. 

Questi incontri ci hanno stimolato molto sotto l’aspetto drammaturgico. Come dramaturg sono solito costruire molto nell’attività stessa più che a tavolino. C’è stata una vera e propria stimolazione creativa: attraverso i partecipanti abbiamo potuto piantare dei grossi semi drammaturgici. 

Inoltre, incontrare anche le altre realtà del territorio, durante le rassegne incasellate in Re.Te. Ospitale, ci ha fatto respirare il valore di un’iniziativa dal basso che dimostra come l’unione e la condivisione portino al raggiungimento di grandi obiettivi. Un’altra occasione interessante è stata il workshop formativo volto a favorire i processi di internazionalizzazione tenuto dalla manager culturale Cristina Cazzola. Ha dato grandi input a una realtà come la nostra che è appena nata e che necessita di puntare in alto. Organizzare un workshop sull’impresa internazionale, in un paese di 2400 abitanti, significa mettere delle radici identitarie ma anche proiettarsi lontano. Re.Te. Ospitale è un’esperienza che rifaremmo subito.

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