Le compagnie selezionate raccontano Powered by ref

Ott 16, 2023

Nel caleidoscopico universo del Romaeuropa Festival, l’attenzione all’innovazione e al futuro continua a essere una coordinata fondamentale. Su questa traiettoria si muovono i progetti selezionati da Powered by Ref nell’ambito di Anni Luce, rassegna a cura di Maura Teofili, che prevede l’accompagnamento e l’avvio per tre spettacoli di artiste e artisti emergenti, nati tra il 1994 e il 2003, in collaborazione con Carrozzerie | n.o.t, 369gradi srl e con le residenze curate da Periferie Artistiche, ATCL, Teatro Biblioteca Quarticciolo e Cranpi.

Un reticolo di sostegno per far germogliare al meglio dei lavori che verranno presentati al pubblico tra il 28 e il 29 ottobre a La Pelanda – Mattatoio. Un’occasione arricchente e preziosa, di cui abbiamo chiacchierato con i tre gruppi finalisti: Cromo Collettivo Artistico (Andrea Perotti, Valerio Sprecacé, Tommaso Burbuglini), Pietro Giannini, Alice Sinigaglia-Davide Sinigaglia.

Dei tre gruppi, nessuno ha origini propriamente romane: Cromo è formato da artisti provenienti da tutta Italia e ha sede a Poggio Mirteto, Alice e Davide Sinigaglia arrivano da La Spezia e Pietro Giannini da Genova.
Ognuno con una formazione diversa, fra accademie, scuole, corsi di alta formazione, o il conservatorio, come nel caso di Davide Sinigaglia, che partecipa assieme alla sorella al progetto con Concerto fetido su quattro zampe, un concerto-spettacolo che parla di animalità e che si interroga sul senso della ferocia e “su questa nostra maledetta evoluzione”. 

«Partendo dalla musica, io e mio fratello Davide siamo arrivati entrambi, in tempi e modalità molto diverse, all’arte scenica», ci dice Alice Sinigaglia a proposito della formazione del duo, «è da quando abbiamo 8 anni che io scrivo o dirigo spettacoli che poi lui recita. Negli ultimi quattro anni abbiamo fatto tre spettacoli insieme, partecipato a bandi, premi, fatto anche qualche tournée. Questa è la prima volta che siamo in scena solo io e lui. Come sempre le competenze si intrecciano parecchio, lui mi porta verso il tempo, io lo porto verso lo spazio. Durante il “concerto” che porteremo in scena, la parola recitata si ibrida con il verso e con la musica vera e propria costruendo un discorso sonoro sfaccettato e tagliente. Il punto di partenza è semplice: due cani vengono abbandonati in casa e cominciano per noia ad abbaiare agli uomini il loro proclama; ci prendono gusto, si travestono da esseri umani e si ritrovano a cantare come si sente il mondo da quando è stato addomesticato, compresso tra gabbie di plastica e schiavitù di provincia. Siamo a cavallo fra un rap dimenticato e un manifesto politico, siamo bestie che si chiedono chi dunque siamo quando siamo di fronte alle bestie che siamo».

Alice e Davide Sinigaglia © Leonardo Bertucci

Per tutti e tre i gruppi è la prima esperienza in cartellone al Ref e l’entusiasmo e la voglia di mettersi in gioco è palpabile. lo racconta Pietro Giannini, fresco della menzione speciale al Premio Scenario 2023 e ora impegnato con anima e corpo nell’esperienza di ricerca sul campo con il monologo La traiettoria calante: «Ho portato come progetto uno spettacolo sulla tragedia del ponte Morandi del 14 agosto 2018 uno spettacolo che al tempo del bando era a livello embrionale, grossolano, con alcuni problemi interni.

Il tema era chiaro, ma grazie all’operazione artistica curata Maura Teofili e Francesco Montagna abbiamo ricostruito il lavoro partendo da un nucleo centrale, abbiamo diviso lo spettacolo in tre atti e, assieme al mio tutor Lorenzo Maragoni, abbiamo rilavorato la materia poetica. Lorenzo mi ha spinto poi a usare anche il dialetto genovese e di questo io sono felicissimo. Inserire il dialetto in uno spettacolo che porterò a Roma è un’occasione per elevare la mia lingua a un livello artistico nuovo. Rispetto all’idea originale, inoltre, Maura mi ha sfidato a utilizzare anche l’elemento video, permettendomi di lavorare sul qui e ora in un modo nuovo eppure coerente rispetto alla visione dell’idea iniziale. Ho avuto occasione anche di studiare sul territorio, nella mia città, a Genova, sia con un importante lavoro d’archivio sia avendo l’onore e l’opportunità di intervistare i parenti delle vittime e il legale che li rappresenta – conclude Pietro Giannini – il teatro per me è testimonianza. È la possibilità di onorare la memoria di qualcuno che non c’è più. Spero di esserci riuscito».

La presenza di un sostegno costante ha caratterizzato ogni fase del lavoro anche per lo spettacolo di Cromo, Ahmen, che, dichiara il collettivo, è «nato da una serie di riflessioni sulla storia di un nostro amico extracomunitario residente nel nostro paese, Poggio Mirteto, il quale ha dovuto affrontare una serie di sfide a livello sociale, culturale e burocratico per potersi riunire con la moglie attraverso l’iter del ricongiungimento familiare».

Cromo collettivo © Tommaso Burbuglini

Il gruppo ha potuto avvalersi della supervisione di Eva Maria Bertschy, drammaturga e attivista politica svizzera. 
«Il dialogo con lei ci ha dato la possibilità di tornare a riflettere in profondità sulle questioni più urgenti alla base del progetto», dichiara il Collettivo, «rendendo più solide e consapevoli le motivazioni che ci hanno spinto ad affrontare una tematica di questo genere».

Importanti anche le residenze artistiche messe a disposizione dai diversi partner, a Tuscania e ad Arsoli. Proprio sull’esperienza ad Arsoli, Pietro Giannini commenta: «Avevo tutto il teatro per me, da mattina fino a notte fonda, in una cittadina lontana da tutto. Questo mi ha permesso un’esperienza ascetica che ha fatto benissimo allo spettacolo».

Pietro Giannini © Niccolò Alessandro Gossi

I fratelli Sinigaglia ricordano invece che: «A Tuscania, in residenza, abbiamo trascorso due settimane fantastiche, noi due e nostra cugina, Febe Bonini che ha curato la parte tecnica, nel privilegio che quel tempo e quel luogo magico ci concedevano. È stata una sensazione nuova quella di svegliarsi e andare a lavorare davvero e per di più di farlo con parte della famiglia. Siamo cresciuti insieme artisticamente. Grazie a Ref, tutto il nostro lavoro è diventato più concreto e strutturato ed è sembrato davvero di intravedere un pezzetto di una futura impresa familiare».

Powered by Ref è uno spazio di incubazione, attraverso cui si possono mettere a fuoco i punti di forza dei lavori selezionati, ragionando sugli aspetti ancora in maturazione dei progetti. 
Lo spiegano gli artisti di Collettivo Cromo: «Il lavoro si è evoluto cercando di far collimare le nostre tendenze artistiche con le esigenze dettate dalla storia e dal tema. La questione più delicata che è emersa sin da subito, e che ha poi guidato le scelte registiche del progetto, è quella relativa al modo di comunicare del protagonista. Se all’inizio sembrava un limite che ci impediva di proseguire liberamente nel lavoro, più avanti si è rivelata essere un’occasione nella costruzione di un linguaggio scenico essenziale e dal tono grottesco a tratti fiabesco.

La necessità è stata quella di fare uno zoom su pochi elementi della storia, liberando lo spazio per far luce sul protagonista e sugli ostacoli che è costretto ad affrontare per raggiungere il suo obiettivo. Per noi, artisti emergenti, essere calati in un ambiente così vibrante e fertile, che ci consente di interagire attivamente con esperti del settore, rappresenta un’opportunità straordinaria per esplorare le nostre potenzialità e perseguire la ricerca della nostra identità creativa».

Entrare nel tracciato di un dialogo rigenerante, avere la possibilità di scoprire o rivelare un linguaggio, arrivando a creare un prodotto artistico compiuto che si impegni a essere in linea con le istanze dei gruppi coinvolti, rappresenta una pratica virtuosa, a uso e consumo di realtà affamate di acquisire consapevolezza espressiva.
Un progetto per incanalare suggestioni e idee, per farle fiorire, in modo che la resa sia rigogliosa e così che chiunque possa godere dei suoi frutti in teatro e non solo.

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