L’arte che rigenera la collettività: ZUT! lancia Umbria Factory Festival

Ott 20, 2021

Con la fondazione di Spazio ZUT!, Emiliano Pergolari e Michele Bandini hanno dato vita a un importante hub culturale, stimolando la creatività e l’avvio dei percorsi artistici di alcune tra le più interessanti promesse teatrali umbre. Sul solco del sentiero tracciato viene inaugurato Umbria Factory Festival, affiancando alla cura per l’emersione artistica, la contaminazione dei linguaggi e una particolare attenzione per i processi artistici.

Per tre week-end, a partire dal 21 ottobre, Umbria Factory Festival ospiterà spettacoli a vari stadi di lavorazione portando a Foligno i grandi nomi del teatro nazionale e internazionale, accanto a quello di giovani talenti, cresciuti proprio presso lo spazio di Palazzo delle Logge.
Al pubblico e all’intera collettività, Umbria Factory Festival rivolge i propri sforzi, con l’augurio che attraverso l’arte, la comunità possa rinsaldarsi e rigenerarsi.

Ne parliamo con Michele Bandini ed Emiliano Pergolari, direttori artistici di ZUT! e Umbria Factory Festival

Umbria Factory Festival rispecchia la caratteristica principale del progetto ZUT!, quella di porsi come amplificatore di possibilità di confronto e di ricerca. Come nasce il festival e con quale intento?

Michele Bandini: Il Festival nasce con l’intento di dare seguito alla programmazione di Spazio ZUT!, creando però un contenitore apposito e cercando una continuità con i linguaggi praticati in questi anni. Umbria Factory Festival è un tassello ulteriore, l’apice di un percorso che speriamo possa continuare a dare i suoi frutti anche in futuro.

Emiliano Pergolari: Umbria Factory Festival ha a che fare, sul piano interno, con la volontà di fare un avanzamento rispetto a dei percorsi che abbiamo avviato nel tempo,  ma anche con la necessità di offrire una proposta ulteriore al territorio umbro, alla comunità e ai diversi pubblici che ci hanno seguito nel tempo e che sentivano l’esigenza di qualcosa di diverso. 

Processi, creazione, linguaggi”. Attraverso queste tre parole chiave avete strutturato la programmazione di Umbria Factory Festival. Perché i progetti e le compagnie ospiti sono rappresentative di questa triade?

M.B: Queste tre parole sono il filo conduttore delle proposte in cartellone, lavori che si trovano a diversi stadi di lavorazione. Volevamo proporre sia spettacoli che avessero già debuttato e circuitato in rassegne nazionali e internazionali, sia spettacoli con un processo creativo ancora in corso, proprio per restituire la natura fattiva e fragile della creazione nel suo farsi. Crediamo nell’importanza di dare visibilità anche ai processi che conducono alla creazione vera e propria, soprattutto nel caso di progetti che consentono un’apertura anche prima della loro conclusione. Inoltre, abbiamo fatto in modo di mettere a sistema i linguaggi che, in vari momenti, abbiamo parlato con ZUT! – danza, musica, teatro – creando un festival multidisciplinare costituito da spettacoli e performance che prevedessero una compresenza di linguaggi.

E.P: Ci sono alcuni spettacoli, tra quelli che ospiteremo, che si costruiscono anche in relazione al contesto specifico degli  spazi a disposizione. Paradiso, che andrà in scena il 22 e 23 ottobre,  pur seguendo il primo bozzetto realizzato al Ravenna Festival e pur prevedendo la partecipazione di un musicista e di un artista visivo, ha una propria unicità, compiendosi proprio in relazione al luogo, l’Auditorium Santa Caterina, per il quale è stato appositamente riallestito.
Anche altri lavori ospitati si declinano rispetto allo spazio, nel senso di luogo fisico e di comunità.

La scena teatrale umbra continua a mostrare un grande fervore, anche nel lavoro delle giovani generazioni che, attraverso il vostro intervento, ponete in dialogo con le grandi realtà artistiche del panorama nazionale e internazionale. Come germogliano a Foligno, sul territorio, tali contaminazioni?

M.B: Il rapporto con la comunità per noi è prioritario sin dai tempi della fondazione della nostra compagnia ed è un elemento al quale con ZUT! facciamo grande attenzione. Nel Festival ci sono diverse modalità di coinvolgimento della comunità. Un esempio risiede nel favorire l’emersione di giovani artisti umbri, che si sono formati anche allo Spazio ZUT!, e che ospitiamo nel festival proprio per rilanciarli sul territorio regionale e nazionale. Un altro modo di dialogare con la collettività è rappresentato dai nostri percorsi formativi che, ogni anno, ospitano fino a 150 persone di diverse età, che divengono veri e propri attori delle modalità di coinvolgimento. Abbiamo attivato un percorso di visione con un’accezione e un’idea sperimentale, i partecipanti ai laboratori e gli spettatori della comunità, sono i nostri destinatari principali. 

E.P: Questo lavoro sulle realtà emergenti più significative, lo facciamo in Umbria ma anche attraverso dei percorsi che abbiamo attivato da qualche tempo: C.U.R.A. Centro Umbro di Residenze artistiche, di cui facciamo parte, lavora proprio in questa direzione, ovvero l’emersione di compagnie anche non strutturate che possano crescere negli anni. In questo senso, altri due network con i quali siamo in rete e che sono molto significativi sono per noi Risonanze Network e InBox che perseguono proprio queste finalità, tutela e circuitazione del teatro emergente.

ZUT! e Umbria Factory Festival, riferimenti concreti per la costruzione di percorsi possibili. Obiettivi per il futuro?

M.B: Sicuramente rafforzare il nostro lavoro sul territorio locale, nazionale e, rientrate le difficoltà relative alla diffusione pandemica, ci auguriamo anche a livello internazionale. Vorremmo dare continuità a questo festival, ponendolo in continuità con le altre azioni di ZUT!, ovvero le residenze artistiche e l’attività di formazione, con tutte le ricadute che questa ha sulla comunità.

E.P: Vorremmo inoltre immaginare nuove strade, nuove alleanze con la società civile, delle possibilità nuove per uscire dai teatri e far sì che il nostro operato incida ancor di più sulla comunità, possibilmente rigenerandola. 

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