La Merda di Cristian Ceresoli. Miseria e censura di una Umanità antropofaga

Mar 23, 2018

Un grido di miseria e alienazione, in cui piombano trame, voci e lacrime di una Umanità cannibale di sé stessa che si manifesta nel canto anarchico de La Merda di Cristian Ceresoli. Nel testo, consegnato all’attrice Silvia Gallerano in forma di stream of consciousness si scatena la bulimica e rivoltante confidenza pubblica di una “giovane” donna “brutta” la quale tenta con ostinazione, resistenza e coraggio, di aprirsi un varco nella società delle Cosce e delle Libertà.

Una scrittura letteraria caustica, quella de La Merda,  che penetra nelle profondità delle viscere del Bel Paese – non a caso l’opera è dedicata ai 150 anni dell’Unità di Italia – riportando in una partitura allucinata sebbene fortemente ancorata alla realtà, i mali della civiltà occidentale, smarrita e disperata, per cui la propagazione dei germi del consumismo capitalista de facto coincide con un processo di ridefinizione della natura umana all’interno di un sistema antropofago.

«È una tragedia in tre tempi: Le Cosce, Il Cazzo, La Fama e un controtempo: L’Italia»

Queste le parole scritte nella prima pagina del libro stampato in edizione bilingue Oberon Books dell’autore Cristian Ceresoli che alle domande  sulla genesi dell’opera così risponde: «Con questo oggetto artistico volevamo esprimere qualcosa che potesse essere colto da una pluralità di persone più vasta possibile, non ci interessava fare un prodotto che venisse presentato all’interno di un settore – di tecnici e addetti ai lavori – come quello circoscritto del teatro, oggi in Italia. Abbiamo cercato di prendere un oggetto artistico e metterlo nel mondo e renderlo a disposizione della quotidianità, quello che ci è tornato dalla quotidianità dopo tanto tempo è una sorta di presa di posizione rispetto all’umiliazione che l’essere umano può subire.

Quindi il termine spesso ritrovato come uno stato umano è stato quello dell’umiliazione, cioè il fatto che per poter far parte di una comunità del mondo, della città o di una famiglia, per affermarsi identitariamente come persona, bisogna accettare tutta una serie di umiliazioni imposte che poi nel racconto poetico si manifestano per esempio nella dinamica di questa giovane donna – che può avere tredici anni come trenta o quaranta anni – la quale deve passare un’audizione non tanto per far parte del mondo dello spettacolo ma proprio per diventare adulta e per essere riconosciuta come un essere umano.

Per passare questo provino, questa persona è disposta a tutto fino al sacrificio supremo subendo ciò che è stato fatto nei campi di concentramento, cioè l’annientamento dell’umanità. Quello che lei si trova a perpetrare è ancora peggio della morte, umiliata da quella forma contemporanea di dittatura di cui, tantissimi anni fa parlava Pier Paolo Pasolini, cioè viene aggredita da una forma di totalitarismo contemporaneo ancora più potente perché riesce ad annientarti con dolcezza».

Silvia Gallerano _ La Merda
Ph. Guido Harari

Rispetto alla censura e alla risposta dell’opinione pubblica ai temi “scandalosi” trattati ne La Merda 

Per me e per Silvia il riferimento non sono mai stati gli addetti ai lavori perché un artista deve aprirsi e rendersi un sensibile strumento dell’umanità, non solo del momento storico in cui vive. Il termine del titolo è sì irriverente ma è una scelta poetica nata da uno di quei tanti moti ingenui che ha un artista quando scrive o costruisce con altre forme, ed è stato una sorta di condanna perché l’opinione pubblica è stata molto rapida, soprattutto per quanto riguarda il nostro paese, ma in realtà non ci sono state grandi differenze in tutto il mondo.

L’Italia, come nel caso del Fascismo, rappresenta una sorta d’avanguardia: è stata la prima ad esprimere una sorta di neo-oscurantismo cioè ha mantenuto alta l’incapacità di andare a scoprire le cose oltre il loro aspetto superficiale. In realtà questo fenomeno riguarda anche il Canada, l’Australia e i paesi del Nord Europa, cioè civiltà di orientamento anglosassone che hanno avuto sempre un grande laicismo, un certo grado di apertura e di curiosità diversa dalla nostra. Questa sorta di repressione a priori ci ha accompagnato per tutti questi anni, le differenze fra il pubblico italiano e il resto del mondo ci sono ma vanno diminuendo a partire dal momento in cui abbiamo debuttato.

E invece ci stiamo accorgendo come sulle tematiche della nudità e del titolo il nostro oggetto fa ancora più discutere e veniamo accompagnati da questa dinamica di censura di alcuni mezzi stampa e di addetti ai lavori. C’è sempre una grandissima spontaneità e accoglienza da parte di tutte le persone. Io politicamente osservo che c’è una frattura che ritrovo nel nostro paese da chi rappresenta una comunità e l’insieme delle persone che fanno parte della comunità. Quindi, in qualche modo, siamo dentro questo tipo di esperienza, alla fine quello che disperatamente cerchiamo di ricordare è di ascoltare e dopo di commentare. Noi abbiamo il dovere di contrastare questa ondata di superficialità che ci accoglie.
Mangia sì, fino allo stremo, Prima un pezzo. Poi un altro. Poi ancora. Ancora. Ancora, sì, ma non ce la faccio. Non ce la faccio più. Ho i crampi alla pancia. Dolore. Corro in bagno. Abbasso le mutande. Alzati. No. Trattieni. In piedi. Esci. Coraggio. Resisti. No. Alzati. No. Resisti. Esci dal bagno. Resisti. No. Non ce la faccio. Resisti. Non ce la faccio. Resisti. Viene. Alzati. Tienila. Viene. No. Viene. No. Vedo. Io Vedo. Dal. Mio. Culo.

[…] Riprendi gli spaghetti, con le mani. Riprendi in bocca tutto. Riprendi la mozzarella, in pezzi. Riprendi il mio paese. La mia patria. E la nazione. Riprendi in bocca tutto con le mie mani. Riprendi la merda, tutta la merda, « nella mia bocca. Sì. Ecco. Così. Pezzo per pezzo, tutta la merda e il mio paese nella mia bocca. Mangia. Mangia. Mangia. Sì, mangio. Mangia. Sì, mangio, mamma, mangio. Coraggio. Rimangio tutta la mia merda e sono gonfia, sul divano. E so cantare. E sono pronta, gorda, grassa, adiposa, fetida. Così, come vogliono loro. E non mi fa più schifo. No. Non mi fa più schifo niente.

Il sesso maschile la nostra bandiera, il sesso maschile la nostra bandiera.

Estratto de “La Merda” di Cristian Ceresoli, Oberon Books

Sul rifiuto de La Merda da parte delle Istituzioni e di larga parte dell’intelligencija

L’opinione pubblica costruita dagli addetti ai lavori e di tecnici che pensano di rappresentare quella che è realmente l’opinione di tutte le persone, perché le molte persone – facendo un conto oltre 70.000 mila secondo le stime del nostro ufficio stampa – che hanno visto questo spettacolo non hanno mai avuto grandi problemi sul titolo. Solo gli addetti ai lavori della stampa, delle Istituzioni o dei privati, hanno pensato che si trattasse di qualcosa di scandaloso da divulgare. Politicamente io non credo che nel 2018 sia volgare usare la parola “merda” in poesia, anzi c’è un certo tipo di repressione della parola e abbiamo ricevuto molte censure per il titolo e per il testo – ancor di più per la nudità al punto che Silvia non risponde più alle domande sulla questione del nudo integrale in scena.

Perché il Tg1 non fa un servizio su un’opera che ha numeri così rilevanti, uno spettacolo di cui i più importanti critici al mondo hanno riconosciuto il valore – ciò non vuole essere un’auto-celebrazione ma un riscontro oggettivo – e non svolge la sua funzione pubblica mentre al contrario La Dos – la Rai 2 spagnola – lo fa in patria? C’è un’area che fino all’altro giorno ha “governicchiato” questo paese che, trovando lo spettacolo politicamente scorretto, l’ha bloccato in tutti i modi. Dal 2011 fino al 2013 questo paese ha rifiutato quest’opera, ha rifiutato Silvia, la sua arte e la mia struttura: un rifiuto totale che non ci ha permesso di sfruttare i canali aperti, essendo degli artisti che lavoravano già in tutta Italia, attraverso una preclusione totale.

Ci sono ampie zone di chiusura per tutto ciò che rappresenta l’originalità e lo stile: ci muoviamo fra macro-istituzioni come Teatri Stabili e Nazionali e una radio-televisione di Stato come questa e quindi la fatica è enorme. Un modo per eludere questi vincoli è lavorare su un piano internazionale stando vicini alle persone che nonostante tutto ci danno grande fiducia. Noi quando siamo scappati dall’Italia ci sentivamo di aver costruito un oggetto  messo a dura prova dalle tante preclusioni e dai tanti rifiuti al punto che abbiamo pensato di abortire questa cosa che esisteva. Ma mai, nella casa dove abbiamo provato la prima volta con tre persone, negli scantinati, nelle varie sale prova, abbiamo avuto un rifiuto a priori dalle persone che ci hanno visto in tutti quegli anni.

Ciò non significa che dicessero che piaceva tantissimo ma c’è sempre stata una grande accoglienza, un riconoscimento e un riconoscersi attraverso questo oggetto. Noi eravamo spaccati a metà all’interno dell’industria culturale perché sia gli ambienti Off sia quelli istituzionali ci ricusavano. Quando siamo tornati in Italia siamo ripartiti scegliendo le persone e gli spazi con cui collaborare in autonomia però è chiaro che rimane un problema. Non dovremmo essere lasciati soli così come gli artisti che creano prodotti ancora più fragili del nostro.

Oggi siamo molto meno fragili grazie a tutto quello che ci è successo in tutto il mondo, però pensiamo a tutte le espressioni artistiche che continuano a nascere oggi e a che cosa devono affrontare per potere esistere. In qualche modo chi ci dovrebbe rappresentare dovrebbe prendere più spunto da testimonianze artistiche di grandi vitalità come La Merda. Di conseguenza l’esigenza è di lottare politicamente e artisticamente attraverso la poesia, che è poi la nostra arma, per far sì che qualcosa continuamente cambi. Questa può essere la battaglia di qualsiasi rivoluzionario.

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